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Ad Agrigento è stato firmato al Museo archeologico “Griffo” il Decreto autorizzativo per l’intitolazione del PalaCongressi del Villaggio Mosè al filosofo akragantino Empedocle. A firmare l’atto, innanzi ad una platea di giornalisti della stampa estera in visita ad Agrigento, è stato il vice presidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, in presenza del sindaco Lillo Firetto e del direttore del Parco Archeologico, Giuseppe Parello. Dopo quattro anni di chiusura, la struttura congressuale del Villaggio Mosè, oggi gestita dall’Ente Parco dei Templi, è stata restituita al pubblico nel marzo scorso ed è pronta ad accogliere meeting ed eventi.

Si presenta questa sera ad Agrigento, con il patrocinio del Comune, alle ore 17 e 30 presso l’ex Collegio dei Padri Filippini il libro “Classe 1899, La guerra del nonno” il diario di guerra di Salvatore Barbera.Dopo i saluti dell’Amministrazione interverranno Salvatore Carreca, curatore dell’opera e lo storico, giornalista e saggista Lorenzo Del Boca. Interventi musicali a cura di Leandra Venuti e Silvana Palillo del liceo musicale Majorana di Agrigento. Ingresso libero.

Il servizio centrale operativo, insieme ai colleghi della squadra mobile di Agrigento e Palermo, hanno eseguito il  fermo a Sambuca di Sicilia.

Così “U prufissuri”,Leo Sutera, considerato il vertice di Cosa Nostra agrigentina dopo gli arresti avvenuti nell’ambito dell’operazione “Montagna”, torna in carcere dopo circa un anno di libertà con l’applicazione della sorveglianza speciale e obbligo di dimora, perché considerato, “socialmente pericoloso”.

Sutera, dalle indagini, risulta essere il capo assoluto della mafia agrigentina e non ha mai smesso di essere il capomafia agrigentino, nonostante i lunghi periodi di detenzione.

Nel 2002 fu coinvolto nell’operazione “Cupola” quando i poliziotti fecero irruzione in un casolare di Santa Margherita Belice arrestando tutti i capi mandamento della Provincia che erano lì per eleggere Maurizio Di Gati quale capo provincia; in quell’occasione Sutera, a causa di un problema fisico, fu sostituito da Pietro Campo ma rimase comunque coinvolto. 

L’11 giugno 2012, nelle campagne di Sambuca, alle 13:49, Sutera viene filmato mentre entrava in un casolare abbandonato dove prese qualcosa e si spostò sedendosi su una pietra, tirando fuori un dalla tasca un pizzino che era stato scritto da Matteo Messina Denaro.

Fu arrestato nell’operazione “Nuova Cupola” del 2012 dov’è anche sorto un contrasto tra Procure con l’aggiunta Teresa Principato che criticò duramente il provvedimento che avrebbero potuto “bruciare” le indagini che portavano a Matteo Messina Denaro. 

Nel 2013 venne fuori il ruolo del boss di Sambuca fra le province di Palermo, Agrigento e Trapani dove, per mesi, gli investigatori seguirono le trasferte dei personaggi che si spostavano da Palermo.

Con Giuseppe Falsone a capo provincia il ruolo di Sutera venne messo in discussione anche se il suo spessore è stato sempre riconosciuto da tutti.

Matteo Messina Denaro, super latitante della mafia chiese proprio l’intervento a  Sutera per risolvere una questione sorta con Falsone e Capizzi.

 

E’ facile denigrare un’intera comunità, ma è molto più difficile cancellare queste menzogne. 

Il fatto è accaduto nella nostra popolosa comunità Favarese, che oggi si trova alla ribalta di tutti i mass-media nazionali per il caso della scomparsa della giovane mamma 27enne Gessica Lattuca di cui non si hanno più notizie dal 12 Agosto.
Durante le dirette, taluni emittenti nazionali, hanno etichettato tutta la popolazione Favara come “OMERTOSA, ” fatto certamente denigratorio, atto a distorcere la reale situazione.
È facile, creare uno scoop, rincorrendo gli ultimi anziani che riempiono la loro giornata ritrovandosi nella piazza cittadina. Parliamo di persone che non sono abituate alle telecamere e a questo clamore nazionale, e poi un assalto giornalistico può avere solo un risultato il fuggi fuggi collettivo.

 Ma no! per le reti nazionali questa è omertà! Ma il fuggi fuggi che succede in altre zone d’Italia allora come viene chiamato? E poi ancora, cosa si volevano aspettare, che tutti conoscessero il soggetto a cui corrisponde il nome scritto sul muro di Contrada Crocca?
È pacifica la risposta, solo l’autore può sapere a chi appartiene il nome.

 La popolazione intera non può conoscerla e la richiesta del giornalista di dire se conosce o meno il soggetto ed infangare uno qualunque è un vero è proprio colpo basso!
È facile far vedere solo quello che “era” Favara nel suo centro storico ormai abbandonato.

È facile parlare solo di prostituzione (visto che non è un esclusiva del luogo, quindi il problema lo avete anche voi!?! ).

 È facile parlare e mettere in evidenza solo delle famiglie più povere con il loro disagio sociale (voi non ne avete?!?).
Puntate i  riflettori anche sulle altre parti della comunità e non solo su quelle due viuzze, ormai,abbandonate. Parlate del buon cuore della comunità, delle sue tradizioni, e del suo cuore accogliente.

Ma questo non fa audience, i vostri inviati non possono dire come vengono accolti a Favara, la passione e l’amore delle persone per gli ospiti che la scelgono.
Non si può dire che la comunità Favarese è tra le più laborioso della provincia di Agrigento. Silenzio! L’etichetta migliore è quella di omertosa e zona “unica” di prostituzione in Italia, anzi nel mondo!
Invitiamo, a chi ha osato denigrare la comunità dell’Agnello Pasquale a redimersi, cominciando a scusarsi pubblicamente per l’infamia inflitta, con l’auspicio di concentrarsi più alla ricerca della povera Gessica anziché ad una attività diffamatoria del territorio.

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Bollettino del Dipartimento della Protezione Civile della Regione Siciliana. 

Dalla mezzanotte di oggi e fino alla mezzanotte di domani, domenica  28 ottobre 2018, sono previste nel nostro territorio condizioni meteorologiche con criticità “ARANCIONE” per “RISCHIO METEO-IDROGEOLOGICO E IDRAULICO”.

 

 

 

I codici di criticità meteo, si ricorda, sono 4: verde (vigilanza), gialla (attenzione), arancione (preallarme) e rosso (allarme).     

ALLERTA METEO, criticità “arancione”

Il Dipartimento Regionale della Protezione Civile (Centro Funzionale Decentrato Multirischio integrato – Settore Idro) ha diramato questo pomeriggio l’avviso n. 18300 per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico valido sino alla mezzanotte di domani 28 ottobre. Tutta la regione sarà interessata da una forte perturbazione, con venti di burrasca provenienti dai quadranti meridionali, precipitazioni diffuse sin dalle prime ore del mattino di domani anche a carattere temporalesco (localmente anche con rischio di grandinate) ed intensa attività elettrica. Il livello di allerta per il rischio meteo idrogeologico e idraulico è arancione, e interesserà nello specifico tutta la nostra provincia.
Il Gruppo di Protezione Civile del Libero Consorzio di Agrigento, tra i destinatari dell’avviso, ha attivato le procedure di intervento per eventuali situazioni di criticità, in accordo con gli uffici di Protezione Civile dei singoli Comuni, coinvolgendo tutti gli operatori del Gruppo stesso.
Le precipitazioni potrebbero dar luogo a fenomeni di piena di fiumi e torrenti e loro valloni tributari, con rischi di esondazione che potrebbero interessare anche i tracciati di alcune strade interne. Possibile anche il rilascio in alveo di consistenti volumi d’acqua da alcune dighe che interessano il nostro territorio, aumentando così il rischio di esondazione, con riferimento in particolare alle dighe Gammauta e Prizzi sull’asta del fiume Sosio-Verdura, e della diga Villarosa sull’Imera meridionale. Si raccomanda pertanto la massima prudenza nel percorrere le strade adiacenti queste aste fluviali, e in generale di spostarsi in auto solo se strettamente necessario, prestando comunque attenzione alle condizioni dei tracciati per la possibile presenza di fango e detriti.

 

Ritorna per il secondo anno la festa del Gran Magal Touba, festa religiosa nazionale del Senegal, in OpenSpace Theater..

Dall’esperienza dell’anno scorso sembra di essere catapultati direttamente in Africa. Ma in realtà siamo soltanto dentro l’associazione socio-artistico-culturale OpenSpace Theater, di cui il presidente è Ilaria Bordenca, che ha deciso di accogliere la comunità senegalese con l’associazione Safinatoul Amane Touba, ormai radicata da quasi 30 anni ad Agrigento, e di cui è presidente Ndiaye Chikh. L’atmosfera è davvero particolare, si entra in OpenSpace Theater trasformato in un luogo di preghiera. Al centro di essa numerose persone a piedi nudi coricati su dei bellissimi tappeti pregano e leggono il Corano. All’interno della sala si alternano momenti di preghiera a momenti di canto e riti sacri. Le donne della comunità cucinano dei buonissimi piatti della tradizione Senegalese. L’aria che si respira è di grande festa, unione e amore per il prossimo. Il Grand Magal de Touba è una festa sacra Senegalese in cui avviene la commemorazione di Cheikh Ahmadou Bamba fondatore del mouridismo e della città di Touba. Fu una persona cosi amata dai suoi discepoli che suscitò la gelosia di capi religiosi tradizionali, egli fu arrestato e esiliato in Gabon. La dottrina portata da Ahmadou Bamba ha avuto un notevole influsso sull’economia senegalese in quanto ha insegnato che la salvezza è dovuta al lavoro svolto durante la vita. La sua visione moderata e illuminata dall’amore per il resto della propria comunità ha inoltre fatto da barriera per l’avanzamento di un islamismo più radicale e intollerante.

Omaggio, giubilo e culto sono i tre elementi che riassumono il senso del Magal. Quello di Touba (prende il nome da una città del Senegal) rappresenta uno dei momenti più importanti per mettere in pratica l’insegnamento dello Cheick attraverso la devozione, il lavoro e la solidarietà. Il significato della parola, appunto, equivale al rendere omaggio, celebrare, commemorare, traducendo i termini in atti di gratitudine resi al Signore.

Notizia di questi giorni è la profondissima, e forse irreparabile, crisi della Sicilia. Il Presidente Musumeci scopre che la Sicilia è ultima in tutte le classifiche socio/economiche nazionali ed europee. In questi casi vale il detto “Meglio Tardi che Mai”. Il Sinalp Sicilia da tempo ha denunciato il profondo degrado che da circa 15 anni ha colpito la nostra terra. Abbiamo dato vita ad interessanti convegni e battaglie in merito, e la Regione Siciliana con i suoi rappresentanti si è sempre distinta per il suo assordante silenzio ed assenza.

Più volte abbiamo invitato Crocetta prima e Musumeci dopo a partecipare e condividere le nostre battaglie in difesa del futuro di questa terra e dei nostri figli, ma, probabilmente, non facendo parte e non essendo parte integrante del sistema politico dominante la nostre battaglie sono state condivise ed appoggiate dal popolo ma non dall’Establishment politico che, almeno nei risultati ottenuti, ha distrutto tutto quel che c’era da distruggere.

Senza voler elencare tutte le nostre battaglie vogliamo ricordare al Presidente che da tempo il Sinalp denuncia la fuga dei nostri giovani verso altri lidi ritenuti più appetibili in termini di garanzie occupazionali. A tal proposito solo il Sinalp Sicilia ha denunciato l’uso distorto e fraudolento delle famose graduatorie delle università italiane del più famoso quotidiano economico italiano.

Graduatorie costruite in maniera tale e con criteri tali da convincere i nostri giovani a trasferirsi verso le università del nord perchè migliori, boicottando i nostri pur validissimi atenei.

Cosa ha fatto il Governo Regionale per bloccare in tempo questa emorragia di giovani siciliani che con il loro trasferimento si arreca un danno enorme alla Sicilia? Quanti soldi le famiglie di questi giovani drenano verso le regioni del nord arricchendole sempre più e togliendo denaro e quindi investimenti alla Sicilia? Perchè nessun Governo dell’isola ha mai denunciato i criteri valutativi delle università che favoriscono sfacciatamente, con arroganza e senza alcun limite alla decenza, gli atenei del nord?

Il Presidente Musumeci la sa che i due più importanti parametri utilizzati per valutare la qualità di un ateneo sono il numero di studenti iscritti provenienti da un’altra regione e quanti finanziamenti privati quell’ateneo riceve.

Pur volendo considerare tali parametri positivamente, il Sinalp Sicilia si è sempre chiesto che valenza hanno nel valutare la qualità dell’insegnamento dei docenti e la qualità della preparazione degli allievi.

Caro Presidente Musumeci hai mai chiesto alle Università Siciliane quanti ragazzi lombardi, toscani o piemontesi possono annoverare tra i loro iscritti?

Se non si parte dalla scuola, dalla formazione, dalla cultura, un popolo non ha speranza di un futuro.

Dopo non aver difeso e trattenuto i giovani che drenano futuro, soldi e speranza verso il nord iscrivendosi nelle loro università, per completare l’opera di distruzione sistematica del tessuto sociale della nostra isola, gli ultimi Governi Regionali si sono inventati l’esistenza di Enti stipendificio ed Enti produttori di costi in modo da essere moralmente a posto con la coscienza nel momento che decidono di chiuderli, chiaramente la motivazione da dare ai cittadini è sempre quella di razionalizzare i costi e probabilmente pretendono pure l’appaluso.

Questa visione gretta e limitata dell’analisi socioeconomica delle nostre aziende ed enti, di fatto accelera la perdita di posti di lavoro e livelli occupazionali costringendo anche quei giovani, che malgrado tutto avevano deciso di rimanere nella nostra isola ed iscriversi nelle nostre Università, a trasferirsi verso altri lidi, perdendo ulteriori fette di futuro.

Anche nella difesa di questi Enti il Sinalp si è sempre battuto, vedi C.A.S., ISZS, Sicilia Acque, Incremento Ippico, EAS, SEUS ed altri, chiedendo a gran voce che si attui una seria politica di riqualificazione e potenziamento affinchè tornino ad essere motori della crescita economica del territorio e invitando i politici a denunciare alla Magistratura gli eventuali amministratori truffaldini.

Infine, ci poniamo un’ultima domanda che giriamo al nostro caro Presidente Musumeci;

ma durante la sistematica scomparsa delle nostre banche, delle banche siciliane, dove era e dove erano gli altri politici nostrani che a parole si strappano continuamente le vesti per la difesa della nostra identità, ma nei fatti hanno ridotto all’osso tutto, anche il futuro dei nostri giovani.

Un territorio che non ha le proprie banche non ha futuro. Le banche del nord presenti sull’isola, purtroppo, drenano il nostro denaro verso investimenti fuori dai nostri confini.

Attendiamo di conoscere una vera politica di investimenti e crescita sociale del nostro territorio che purtroppo manca ormai da decenni e diamo la nostra piena disponibilità per un confronto positivo e costruttivo per il bene dei Siciliani.

Martedì scorso un uomo con il viso coperto da un collant ha fatto irruzione in una tabaccheria di Canicattì, creando attimi di paura al titolare che è stato costretto a consegnare al rapinatore, armato di un grosso paio di forbici, l’incasso che c’era dentro al registratore di cassa ovvero un migliaio di euro circa per poi fuggire di corsa a piedi.

I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno subito fatto scattare le indagini e dopo aver ascoltato la vittima hanno effettuato un accurato sopralluogo sulla scena del crimine ricostruendo il fatto avvenuto. Attraverso un identikit realizzato grazie a delle testimonianze e alle telecamere del paese, i sospetti si sono incentrati su un 38 enne del posto.

Si tratta di Antonino Ferraro, elettricista canicattinese già conosciuto alle Forze dell’ordine. I militari hanno subito effettuato un irruzione nella casa di Ferraro dove sono stati rinvenuti i collant, usati per coprire il viso, gli indumenti che aveva utilizzato nella rapina e sono state rinvenute anche le forbici che corrispondevano a quelle che la vittima aveva descritto. Sono, poi, state rinvenute anche delle banconote, di un importo superiore ai 700 euro, che sono state sequestrate in quanto parte dell incasso della rapina.

I Carabinieri hanno, quindi, sottoposto il 38 enne al fermo di indiziato di delitto con l’accusa di rapina e su disposizione dell’Autorità giudiziaria, lo hanno associato in carcere.

Nei prossimi giorni avrà luogo l’udienza di convalida del fermo.

 

Rinvenuti a Licata 31 kg marijuana in una serra: un arresto

Giuseppe Cammarata, 33 anni di Licata è stato arrestato, da polizia e Guardia di finanza, per coltivazione e spaccio di sostanza stupefacente.

L’uomo è stato trovato in possesso di oltre 31 chili di marijuana tra piante in fioritura e altre già essiccate.

Nelle serre dove venivano coltivate piante e fiori, le forze dell’ordine sono arrivate dopo aver sentito l’ odore della marijuana mentre prestavano servizio di ordine pubblico per le demolizioni degli immobili abusivi.

Poliziotti e finanzieri hanno, quindi, ispezionato un appezzamento di terreno dove in una serra, di circa 50 metri quadrati, sono state trovate 25 piante in piena fioritura di cannabis da poco recise, dall’altezza variabile compresa tra i 150 e i 180 centimetri.

Il resto della droga è stata trovata, anche in buste sottovuoto, all’interno del fabbricato.

L’indagato, su disposizione della Procura di Agrigento, è stato portato in carcere.