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Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile, coordinata da Giovanni Minardi, e i Vigili del fuoco, si sono resi protagonisti di un’azione valorosa che gli rende merito e gratitudine. Ieri sera, verso le ore 23, un poliziotto legge su facebook l’annuncio di una ragazza che segnala la presenza di un cucciolo di cane chiuso fuori sul balcone di un’abitazione da oltre 5 giorni, al terzo piano di una palazzina in via Tortorelle. Polizia e Vigili del fuoco sono subito intervenuti sul posto, hanno riscontrato la fondatezza della segnalazione, si sono arrampicati con l’autoscala, e hanno recuperato l’animale, ormai senza né cibo né acqua, che giaceva nel piccolo spazio su un tappeto di escrementi. Sono intervenuti anche i veterinari dell’Azienda sanitaria. Il cane è stato recuperato e rifocillato. La Polizia ha accertato che l’abitazione è stata in uso ad alcuni extracomunitari che si sono allontanati dall’abitazione diversi giorni prima, lasciando il cane chiuso fuori sul balcone. Saranno denunciati per maltrattamenti di animali. Un plauso e un grazie alla ragazza che ha segnalato, alla Polizia, ai Vigili del fuoco ed ai veterinari.

Per l’adozione del cucciolo rivolgetevi alla veterinaria Leila Li Causi di Agrigento.

Ho appreso questa mattina, dagli organi di stampa, che sarei indagato per “abuso d’ufficio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”, nell’ambito di una inchiesta relativa ad un contenzioso tra il Comune di Licata e la “Dedalo Ambiente” poi assorbita dalla SRR “Agrigento EST”. Il mio coinvolgimento nell’inchiesta sarebbe originato dall’aver ricoperto il ruolo di Presidente della SRR.
É scontata, da parte mia, la massima fiducia nella magistratura e la totale collaborazione per accertare ogni singolo aspetto. Mi sento in dovere, comunque, di rendere noto che, sugli avvenimenti oggetto di indagine, ero già stato ascoltato, diversi mesi fa, dalla Guardia di Finanza di Licata, e, in quella sede, era stato chiarito che gli atti sotto indagine erano tutti successivi alle mie dimissioni da presidente della SRR avvenute nel mese di luglio 2017, e pertanto in nessuno di essi poteva esservi ravvisata una mia responsabilità di alcun tipo.
É facile comprendere il mio stupore, pertanto, questa mattina quando ho letto di essere iscritto nel registro degli indagati.
Ripeto che resto assolutamente fiducioso che il lavoro della Magistratura chiarirà la mia totale estraneità ai fatti oggetto di indagine, nella serenità di non aver mai commesso alcunché di illecito.

Queste le parole trasmesse dal sindaco Giovanni Picone.

 

Il Sindaco di Naro Maria Grazia Brandara ha chiesto le dimissioni del Consigliere di maggioranza Giovanni Terranova dopo che ieri, lo stesso, su facebook aveva postato una frase del boss mafioso Bernardo Provenzano.
Il post dopo qualche ora è stato eliminato dallo stesso Consigliere Terranova che ha scritto pubblicamente, sempre sul social network, delle scuse indirizzate alla città ed al Sindaco Brandara.

Nonostante le pubbliche scuse, il Sindaco è rimasto sulle sue posizioni stigmatizzando il comportamento del consigliere comunale che ha chiesto un confronto all’interno del suo stesso gruppo di maggioranza consiliare, al fine di rappresentare l’assoluta buonafede nel condividere imprudentemente e con superficialità quel post.

“Un comportamento del genere da parte di un consigliere comunale è assolutamente inqualificabile.
La mia amministrazione respinge e condanna apertamente atti del genere, ha dichiarato il sindaco Brandara.
La mia richiesta delle dimissioni rimane ferma. Pur nella consapevolezza che il consigliere Terranova abbia agito in assoluta buonafede non posso che ribadire la richiesta di dimissioni, cosciente, comunque, che tale decisione attiene esclusivamente alla sua volontà.
Così come rimane ferma la mia condanna nei confronti della mafia e della criminalità organizzata.Conosco bene il consigliere Terranova che so essere persona onesta, ma, per il ruolo che riveste, non poteva permettersi questo scivolone.
Se si fosse trattato di un mio assessore avrei già revocato la nomina”

Effetti positivi della lotta all’evasione della tassa sui rifiuti al Comune di Agrigento. Nel 2016 le utenze domestiche, secondo i dati del Comune, sono state 30.007. Adesso invece sono 6mila in più, 35.954, a cui si aggiungono 5.948 utenze non domestiche. E l’assessore all’Ecologia, Nello Hamel, commenta: “Il dato che abbiamo oggi inizia ad essere vicino all’effettivo numero di utenze esistenti. Questo grazie al fatto che nell’ultimo periodo l’attività della ricerca di evasione ha dato un ottimo risultato. Ho chiesto agli uffici di far in modo che queste ulteriori utenze possano aggiungersi a quelle già esistenti fin dall’anno in corso (anche se i controlli riguardano gli anni 2013 e 2014) in modo che alla fine si possa spalmare su una platea molto più ampia il costo del servizio, riducendolo in parte per tutti. I risultati positivi sono soprattutto frutto del confronto delle banche dati con le informazioni catastali”.
 

Ad Agrigento, i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati da Francesco Sammartino, in via Empedocle hanno sottoposto ad un controllo ordinario due immigrati dal Gambia, di 18 e 21 anni. Alla richiesta dei documenti, i due africani si sono scagliati contro gli agenti, con minacce di morte, “ti ammazzo”, e insulti. I due esagitati, placati anche dal sopraggiungere di un’altra pattuglia allarmata al 113 da un passante, sono stati denunciati a piede libero alla Procura di Agrigento per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 2 anni e 7 mesi di reclusione Giuseppe Virone, 42 anni, di Agrigento, imputato di lesioni personali e violenza sessuale a danno di una donna che nel 2015 sarebbe stata aggredita nell’androne di una palazzina e violentata con palpeggiamenti nelle parti intime. E’ stata la stessa donna, successivamente, a riconoscere in strada l’uomo, e a denunciarlo subito alla Polizia. Secondo il difensore del 42enne, l’avvocato Salvatore Maurizio Buggea, “non vi è mai stata alcuna certezza del riconoscimento di Virone”.

I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Agrigento hanno arrestato un immigrato dalla Tunisia di 28 anni, da tempo residente ad Agrigento, già destinatario di un ordine di non avvicinamento all’ex convivente per maltrattamenti e lesioni personali, picchiata violentemente anche quando la donna è stata incinta, costringendola al ricovero ospedaliero. Adesso, perdurando le presunti vigliacche condotte del tunisino, il Tribunale di Agrigento ha emesso un’ordinanza di arresti domiciliari a suo carico, aggravando la misura preventiva a tutela della donna.

Dopo le disposizioni dell’esame autoptico del pubblico ministero della Repubblica di Agrigento che coordina le indagini insieme ai carabinieri di Licata è stata eseguita ieri all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento l’autopsia sul piccolo di 4 anni deceduto a Palma di Montechiaro qualche giorno addietro.

Il bambino aveva accusato malessere e i genitori hanno così deciso di portarlo al poliambulatorio di Palma di Montechiaro dove il medico ha allertato i soccorsi del 118 che hanno trasportato il piccolo, tramite ambulanza, all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata.

I sanitari del pronto soccorso dopo aver prestato le cure hanno ritenuto opportune le dimissioni del bambino. 

Nella notte, però, un altro malore e nonostante la tempestiva corsa verso l’ospedale i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

In seguito al decesso del piccolo i genitori hanno presentato denuncia all’Arma per avere chiarezza sulle cause della morte del loro figlio.

Tra 60 giorni il medico legale che ha eseguito l’esame, depositerà la relazione.