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Con un pretesto era riuscito ad entrare nell’abitazione di un suo parente, 87 enne, pensionato, pretendendo di ottenere alcune centinaia di euro. L’anziano si era opposto alla richiesta, scatenando così una violenta reazione ed infatti era stato scaraventato a terra, preso a calci e pugni e poi derubato dai pantaloni della somma di 100 euro.

Non contento di ciò, l’aggressore si era anche impossessato di un televisore marca “Telefunken”  da 32 pollici e prima di dileguarsi, aveva intimato alla vittima che se avesse voluto riaverlo, avrebbe dovuto consegnargli 200 euro in contanti, entro poche ore. L’anziano, a quel punto, ha deciso di telefonare ai Carabinieri, chiedendo aiuto. Prontamente sono giunti sul posto i Carabinieri della Compagnia di Licata, i quali, dopo aver dato sostegno e rasserenato l’anziano, hanno immediatamente ricevuto la denuncia di quanto era accaduto.

Subito dopo, è scattata l’attività investigativa. Alcuni militari dell’Arma, in borghese, si sono appostati nelle immediate adiacenze dell’abitazione e dopo alcune ore è effettivamente giunto sul posto l’individuo in questione, il quale ha bussato alla porta del suo parente. Ma non ha fatto nemmeno in tempo di contare il danaro che gli era stato consegnato dalla vittima che si è trovato circondato dai Carabinieri che lo hanno bloccato. Subito dopo, nel corso di alcune perquisizioni, i militari dell’Arma hanno anche recuperato il televisore, poi restituito assieme al danaro contante alla vittima, che fortunatamente ha riportato solo delle lievi contusioni.

Per il malvivente, L.G.B, 60 enne, licatese, sono scattate le manette per estorsione e rapina, ed è stato sottoposto agli arresti domiciliari. dell’Autorità Giudiziaria.


Ad Agrigento, un uomo è stato investito da un’auto mentre camminava a piedi in via Unità d’Italia. Quest’ultimo è ruzzolato per terra ed ha riportato alcune ferite tanto da richiedere l’intervento dell’ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale San Giovanni di Dio.

L’investitore, invece di fermarsi e prestare soccorso, si è allontanato velocemente dal luogo del sinistro facendo perdere le proprie tracce.

Tre favaresi sono finti in manette, questa mattina, dopo che i carabinieri della Tenenza di Favara li hanno sorpresi in possesso di 15 grammi di droga, nello specifico eroina, trovata, sembra, all’interno di un’abitazione.

A finire ai domiciliari sono: E. D.D., la moglie G. N., entrambi trentenni, e il padre della donna, D. N., 60 anni.

Il blitz è stato effettuato con l’ausilio di unità cinofile.


Giuseppe Quaranta racconta di essere stato a capo della famiglia di Cosa Nostra di Favara fino al 2014, e che poi è stato “posato”, ossia destituito dalla carica, da Francesco Fragapane di Santa Elisabetta.

Quaranta spiega perché così: “Sono stato ‘posato’ perché ad un certo punto mi ero stufato e non mi facevo trovare da nessuno. Quindi non essendo più ‘produttivo’, fu informato Francesco Fragapane, dicendogli che non ero più disponibile. Fragapane mi fece sapere che non dovevo più ‘camminare’ a nome suo. Io ne fui felice. Nel 2010 sono stato combinato con cerimonia dallo stesso Francesco Fragapane, e la santina che venne bruciata raffigurava Sant’Antonio da Padova. La ‘punciuta’ fu con ago e le nostre dita si unirono”.

Poi, col senno di poi, Giuseppe Quaranta, riflette così: “Ora apprendo, leggendo l’ordinanza dell’inchiesta “Montagna”, che mi volevano uccidere, e penso che sono persone che tengono in conto solo i soldi. E poi pensavano che io potessi collaborare. Quando si è dentro Cosa Nostra c’è sempre qualcuno invidioso e hanno detto che mi ero preso i soldi, non era vero. Queste cose le ho lette nell’ordinanza, ma io avevo solo un po’ di paura, mi sono messo a lavorare onestamente e basta. Cosa Nostra è come un vortice che ti fa bello e poi ti risucchia. Mi sento un rimorso di coscienza perché credo di avere rovinato la mia famiglia”. E il racconto di delusione e di insofferenza di Giuseppe Quaranta sarebbe testimoniato da un’intercettazione emersa dall’indagine “Montagna”.

Quaranta conversa con Giuseppe Nugara, 52 anni, di San Biagio Platani, anche lui poi arrestato. E’ il 28 maggio del 2014, e le parole di Quaranta sono: “Sai quale è il discorso Pinù? … mi sono sdegnato la macchina dello stomaco … andare ad inseguire sempre soldi per qua e per là … mi sono stancato. Se io faccio tutto questo non lo faccio per arricchirmi … lo faccio perché ho amici in carcere … amici qua in giro che sono appena usciti dal carcere e non si sono nemmeno potuti muovere … e non possono nemmeno fare la spesa … perché noi altri siamo messi sempre sotto”.

Poi, ancora sulle estorsioni, Giuseppe Quaranta racconta: “A Raffadali è stata fatta una variante sulla circonvallazione nel 2007-2008, e per tale lavoro furono pagati 70mila euro ad Antonino Vizzì, uomo d’onore della famiglia di Raffadali, e a Salvatore Manno. Altrimenti, mi fu raccontato, i due avrebbero ucciso il titolare della ditta”. Poi Quaranta si sofferma su amministratori pubblici, politici, e il tutto è coperto da omissis. E sull’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, arrestato per concorso esterno alla mafia, Quaranta dichiara: “Santo Sabella me lo ha presentato Nugara. In quelle elezioni Nugara candidava una donna che era in un’altra lista, ma dopo le elezioni si sono messi d’accordo e Sabella si sarà certamente messo a disposizione. Santo Sabella era a disposizione di Nugara ma non penso fosse inserito in Cosa Nostra”.

A.R. (teleacras)

 Il segretario provinciale di Confartigianato Imprese Agrigento Alfonso Vassallo è intervenuto presso il Parlamentino del CNEL  (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), in occasione dell’Audizione pubblica su – Migliorare l’efficacia delle politiche dell’Unione Europe a favore delle PMI – . “Un momento emozionante e di grande importanza, sedere nella storica sala del Parlamentino del CNEL, organo previsto dalla Nostra Costituzione, insieme al Presidente Tiziano Treu e in presenza dei Componenti della Commissione Europea CESE (Commissione Europea dello Sviluppo Economico)” afferma Vassallo e continua “abbiamo affrontato temi di grande rilevanza come l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione delle imprese, l’impresa 4.0 e per ultimo ma non per importanza la questione legata a queste opportunità in relazione al territorio ed in particolare al divario tra Nord e Sud. Infatti ho espresso ai Componenti del CESE, che le nostre imprese, con particolare riferimento alle imprese Agrigentine, hanno l’opportunità di cogliere l’esperienza maturata dalle imprese operanti al nord o all’estero su tali processi, quindi di rilevare un percorso  già tracciato, di migliorarlo e di implementarlo nel Nostro Territorio, ciò deve passare attraverso un processo di cambiamento culturale sul modo di fare impresa, ed è per questo che ci vogliono misure specifiche che agevolino questo processo”.

Le nostre realtà – continua Vassallo – stanno attraversando un momento congiunturale estremamente negativo, tante imprese non hanno potuto rispettare il pagamento dei mutui attivati con le Banche provocando un peggioramento del Loro rating creditizio, che tradotto vuol dire chiusura nell’acceso al credito. Si rendono quindi indispensabili strumenti che permettono di sostenere queste problematiche in modo da permettere all’impresa di avviare processi di formazione e innovazione tecnologica, che oggi vogliono dire impresa 4.0. Adesso sul territorio,  Confartigianato, sensibilizzerà le imprese a sfruttare alcune misure già in atto, quali il voucher sulla digitalizzazione e le misure del PO FESR, in attesa che il CESE elabori piani specifici sulle problematiche discusse. Infine invito tutti i candidati dei collegi di Agrigento alle prossime elezioni Politiche di recarsi presso la sede di Confartigianato ad Agrigento per sottoscrivere il documento di impegno, qualora eletti, a sostenere il programma di Confartigianato che mira a proporre norme atte a sostenere concretamente le Nostre Imprese, senza sorprese.”

 

Si è svolto ieri mattina un incontro tra il Prefetto da poco insediatosi Dott. Dario Caputo e Aldo Mucci responsabile della Federazione USB, Unione Sindacale di Base. Nel corso dell’incontro sono state illustrate alcune delle criticità che la provincia agrigentina presenta, con le problematiche legate sopratutto al tema del lavoro, in specie alla disoccupazione e precarietà crescenti che riguardano una sempre più larga fetta della popolazione. “Il mio incarico -ha dichiarato il Prefetto- ha un obiettivo molto preciso, che è quello di essere vicino a tutte le Istituzioni locali, dando sostegno a tutti, nell’ambito delle competenze della Prefettura, con piena e proficua cooperazione”.

“Abbiamo incontrato  una  persona molto disponibile, – dichiara il segretario provinciale Aldo Mucci – la sua pacatezza, il suo sorriso, porta di apertura verso gli altri,  mette subito a pieno agio. Purtroppo abbiamo avuto poco tempo, ma speriamo di incontralo presto. Chissà perché, entrando in ascensore, sovviene una frase di Luciano De Crescenzo “Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli”.

 

 “Non passa giorno senza leggere notizie di violenze efferate ad opera di extracomunitari. C’è un chiaro problema delinquenza legato all’immigrazione, oltre il 40 per cento dei detenuti nelle nostre carceri è straniero. E invece dalla sinistra e da una certa stampa compiacente assistiamo a un inaccettabile negazionismo: come stanno tentando di fare per la povera Pamela, la ragazza morta e fatta a pezzi da un nigeriano con permesso di soggiorno scaduto. Stanno facendo di tutto per non parlarne. Personalmente anche qua in Sicilia, in qualità di capolista per la Lega alla Camera dei Deputati nel collegio plurinominale diCaltanissetta, Gela, Agrigento e Mazara, nonché capolista nel collegio di Palermo città, mi batterò per tutelare e garantire piena accoglienza ai profughi che scappano da guerre e agli immigrati regolari. Tutti gli altri, chi non ha diritto a stare in Italia, vanno rispediti a casa. Più sicurezza, stop immigrazione incontrollata”.

Così il deputato Alessandro Pagano della Lega-Salvini premier, segretario regionale Sicilia occidentale.

 

Giuseppe Sodano, candidato al collegio uninominale di Agrigento per il centrosinistra, continua la propria campagna elettorale tra la gente. Sodano in compagnia di un gruppo di amici e sostenitori ha fatto tappa al mercato settimanale del venerdì, in Piazza Ugo La Malfa, dove ha incontrato numerosi cittadini e commercianti.
“Quella di stamane – spiega il candidato del centrosinistra – è stata un’ottima occasione per ascoltare i cittadini di Agrigento e provincia e farsi conoscere. Ho raccolto e appuntato poi tutte le richieste dei commercianti e  ribadito il mio massimo impegno quando dovrò portare queste istanze a Roma. Avrò cura di contribuire alla crescita e al miglioramento di questa provincia che amo in modo smisurato,  rappresentando le istanze quotidiane che continuano a segnalarmi amici ed esperti per rilanciare l’economia”.

 

Una rappresentanza della delegazione agrigentina dell’Anioc (Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche), guidata dal presidente Gaetano Marongiu e formata da Gaetano Allotta, da Paolo Cilona e da Salvatore Fucà, è stata ricevuta stamattina dal prefetto dott. Dario Caputo.

A quest’ultimo sono state rivolte espressioni di apprezzamento e di benvenuto oltre che di buon lavoro per il difficile compito che lo attende nello svolgimento delle proprie funzioni. Marongiu ha parlato delle attività della delegazione da lui presieduta ed ha donato al prefetto la pubblicazione celebrativa del trentennale dell’Anioc agrigentina e l’ultimo numero della rivista associativa Orizzonti dei cavalieri d’Italia. Anche gli altri tre componenti della rappresentanza hanno donato al dott. Caputo pubblicazioni da essi realizzate. Il presidente Marongiu ha anche manifestato la volontà di conferire al prefetto, peraltro anch’egli insignito, la qualifica di socio onorario dell’Anioc agrigentina esprimendo il desiderio di averlo gradito ospite nelle prossime manifestazioni in via di programmazione.