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“L’apertura della scuola non è a rischio. Abbiamo il dovere morale di riaprire tutte le nostre scuole. E’ una priorità del Paese ed è una priorità assoluta del Governo. L’operazione è molto complessa, ma siamo più pronti rispetto a quando la pandemia è scoppiata”. Lo ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, ai microfoni del Tg1.
A una domanda sulle preoccupazioni dei presidi per le responsabilità in caso di contagi da Covid-19 negli istituti, la Azzolina ha risposto: “Non devono avere timore. Abbiamo lavorato a norme di sicurezza che permettano loro di evitare di incorrere in rischi di responsabilità sia penale che civile”.
“La mascherina è uno strumento di protezione importante, e noi ne distribuiremo 11 milioni al giorno in tutte le scuole – ha detto ancora la ministra -. Però abbiamo fatto dei lavori: abbiamo allargato le aule e cercato ulteriori spazi, affinchè laddove ci sia il metro di distanziamento e sia garantito, gli studenti, da seduti possano abbassare la mascherina”.

La Capitaneria di Porto di Porto Empedocle per i giorni del 14-15-16 del mese di agosto ha svolto un’intensa attività di vigilanza e monitoraggio di tutto il litorale di sua competenza al fine di garantire la sicurezza dei bagnanti. Gli uomini della Capitaneria di Porto, retta dal Capitano di Fregata Gennaro FUSCO, sono stati impegnati per tutto il weekend di Ferragosto lungo l’intera la costa Agrigentina, dove sono scattati una serie di controlli volti a far rispettare le ordinanze dei sindaci della provincia che vietavano, il montaggio di tende, gazebo, l’accensione di fuochi ed anche a far rispettare l’ordinanza balneare vigente al fine di evitare la presenza d’imbarcazioni da diporto che navigando a distanza ravvicinata dalla costa potevano creare rischio per l’incolumità dei bagnanti.

L’attività è stata molto intensa e si è svolta senza soluzione di continuità nei giorni 14 e 15 Agosto quando il personale della Guardia Costiera, ha fatto sgomberare i pochi accampamenti che i bagnanti stavano allestendo in spiaggia ed impedito l’accumulo di legna in vista del tradizionale falò. Decine sono stati i controlli e le infrazioni, ben sei verbali amministrativi, rilevate per imbarcazioni sotto costa che hanno comportato sanzioni per un ammontare complessivo di € 1.377.

La Capitaneria di Porto è sempre in prima linea per la tutela dell’ambiente marino. Infatti, gli uomini della Guardia Costiera, dopo un’intensa ed accurata attività d’intelligence durata fino alle prime luci dell’alba, sono riusciti ad intercettare un’imbarcazione da pesca con a bordo degli esemplari di tonno rosso sotto misura. I militari prontamente hanno proceduto al sequestro del pescato illegale che era destinato al tradizionale pranzo di Ferragosto. Ciò ha comportato anche il sequestro degli attrezzi da pesca, ed una sanzione complessiva di € 2.600.

L’attività degli uomini della Capitanerie di Porto è, continuata anche nella giornata del 17 Agosto, quando in seguito ad una segnalazione telefonica che riferiva la presenza in località Zingarello di un’imbarcazione in difficoltà di navigazione, i mezzi della Guardia Costiera sono prontamente intervenuti prestando soccorso ad un natante da diporto con 6 persone a bordo che, in seguito al peggioramento delle condizioni meteomarine aveva difficoltà a rientrare in porto. Da un controllo documentale svolto al termine dell’attività è emerso che il natante navigava privo del proprio documento assicurativo, ragion per cui è stato oggetto di sanzione amministrativa di €
130,00.

Il Comandante Fusco ha manifestato il proprio apprezzamento per il lavoro dei militari dimostrando come la Guardia Costiera sia sempre pronta e vigile per garantire la sicurezza della navigazione, soprattutto nei periodi in cui normalmente la gente si reca in vacanza. Tutte le attività sopra elencate rientrano nel più ampio quadro degli obiettivi fissati dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie e di Porto e sotto il coordinamento della Direzione Marittima di Palermo.

Conoscere il territorio e comprenderne i bisogni avviando, al contempo, un dialogo costruttivo con le autorità civili, militari e religiose della provincia per realizzare una gestione partecipata e condivisa della sanità agrigentina. Questo, in sintesi, il senso di un fitto ciclo di incontri intrapreso dal neo-commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento, Mario Zappia,
già all’indomani del suo insediamento. Dopo aver completato una ricognizione con visite ripetute presso i cinque presidi ospedalieri ASP ed aver avviato un calendario di appuntamenti anche presso le sedi distrettuali, il commissario Zappia ha inaugurato questa mattina il dialogo con massime autorità locali partendo da un incontro, svoltosi presso la sede vescovile, con l’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro.

In un clima di dialogo cordiale e stimolante, il commissario ASP ha avuto occasione di ricevere da monsignor Montenegro diversi spunti per concretizzare uno dei cardini fondamentali della sua governance ossia la realizzazione di un’assistenza socio-sanitaria che sia autenticamente al servizio del cittadino e calibrata sui bisogni della persona. L’agenda degli incontri prevede un’intensa serie di incontri nei prossimi giorni con la visita al prefetto, ai procuratori della Repubblica di Agrigento e Sciacca, al questore, ai presidenti dei tribunali, alle autorità militari e al sindaco del capoluogo. Avviate le relazioni anche con gli ordini professionali (si è già svolto un colloquio il presidente dell’ordine dei farmacisti mentre è in programma quello con il presidente dell’ordine dei medici) ed il calendario degli incontri con le sigle sindacali.

Interessante la decisione del commissario Zappia di “delocalizzare” ciclicamente la Direzione generale ASP prevedendo appuntamenti settimanali presso le sedi dei Distretti ospedalieri AG1 (Agrigento, Licata e Canicattì) e AG2 (Sciacca-Ribera) e ciò al fine di essere
maggiormente presente “sul campo” e vicino alle istanze del personale sanitario.

La Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza avanzata dai legali del boss di cosa nostra Giuseppe Falsone, condannato all’ergastolo e detenuto in regime di 41bis nel carcere di Novara, con cui chiedeva la possibilità di incontrare il fratello malato e che attualmente sta scontando una condanna a oltre 13 anni per tentato omicidio.  Di fatto viene confermata la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Novara che già in passato aveva negato questa possibilità al boss originario di Campobello di Licata: “E’ ancora il capo di Cosa Nostra e il suo ruolo apicale non è mutato”

“In ordine alla notizia rimbalzata insistentemente sui social sull’ipotetica realizzazione di un centro Covid 19 per la quarantena di migranti presso  una struttura del Villaggio Mosè, un tempo sede di un noto albergo di Agrigento si precisa che il Comune non ha alcuna evidenza rispetto a tale situazione. Peraltro si è  provveduto proprio in ragione della notizia diffusa ieri sulle piattaforme social a contattare la Prefettura che non ha confermato tale ipotesi. Si è anticipato al prefetto che dinanzi a tale ipotesi l’Amministrazione comunale di Agrigento farebbe una ferma e convinta opposizione a tale evenienza trattandosi di un’ area residenziale e commerciale ove insistono tra l’altro insediamenti alberghieri . Area assolutamente incompatibile”.

“Una rinnovata terapia intensiva con ampliamento da 8 a 12 posti letto in spazi più ampi e riqualificati può rappresentare-accanto alla realizzazione della struttura di Nefrologia e Dialisi con la contestuale attivazione degli 8 posti letto previsti nella rete ospedaliera- il salto di qualità della assistenza ospedaliera del San Giovanni di Dio di Agrigento. Serve dare impulso ad entrambi i progetti esecutivi e finanziati per complessivi 4,5 milioni di euro, potenziando in tal modo due reparti nevralgici per l’intera provincia. Una risposta assistenziale che creerebbe, altresì, opportunità di lavoro per la quale confidiamo sull’esperienza e professionalità del manager dell’Azienda sanitaria di Agrigento Mario Zappia-conclude Giorgia Iacolino- e sull’apporto del prossimo sindaco di Agrigento per migliorare l’offerta assistenziale del San Giovanni di Dio a beneficio della comunità agrigentina “

“Non so se essere più arrabbiato per le reiterate fughe di migranti dalla caserma Gasparro, che espongono a pericoli se stessi e la mia comunità, oppure dal muro di gomma che il Ministro Lamorgese ha innalzato nei miei confronti. Mi sono beccato una denuncia per difendere il mio territorio e sono pronto a rifarlo. È per questo che invito il Ministro Lamorgese a fare un salto a Messina per un caffè, per rendersi conto in prima persona della paura sugli occhi dei cittadini di Bisconte, che non escono di casa per il timore di subire la penetrazione abusiva di qualche migrante in fuga. Ne ho le stasche piene. Ribadisco che terminata la quarantena di quel che resta dei tunisini all’interno del Cas – perché adesso si mistifica anche sul numero reale dei migranti ospiti della struttura – il 28 Agosto disporrò la chiusura immediata e definitiva della struttura colabrodo, senza se e senza ma. Non tollererò ulteriori angherie da Roma, le quali ledono la dignità dei miei concittadini”. Lo afferma il sindaco di Messina, Cateno De Luca.

“Non può e non deve più succedere che un incendio di tali portate e molto probabilmente di natura dolosa, metta a repentaglio l’esistenza della biodiversità e dell’annessa area protetta. Stiamo parlando di uno dei più importanti siti naturalistici del comprensorio. A questo punto, è di fondamentale importanza che sia concessa al comune di Serradifalco la gestione dei servizi relativi circa la fruizione della RNO Lago Soprano. È per tale motivo che mi farò portavoce di realtà quali Legambiente, WWF e LIPU locali, unitamente al Sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, presso l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente”.

Lo afferma il deputato di Forza Italia all’Ars, on. Michele Mancuso.

“La richiesta – conclude il Parlamentare – visto il delicato periodo anche dal punto di vista degli incendi, verte sulla convocazione urgente di un tavolo tecnico alla presenza dell’Assessore Cordaro e del Dirigente generale del Dipartimento Regionale dell’Ambiente. È altresì importante che tutti i portatori di interesse siano presenti per affrontare in successione tali criticità: zonizzazione della Riserva ed acquisizione al demanio regionale dei fondi rustici occupati dal bacino lacustre e dalle emergenze ambientali più a rischio; affidamento della gestione della Riserva. Il comune è pronto a manifestare la propria disponibilità per gestire la riserva naturale e scongiurare ulteriori pericoli, specie se di natura dolosa. Occorre maggiore vigilanza, che può essere garantita solo da chi vive quotidianamente il territorio”.

E’ stato notificato a 12 persone l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Si tratta degli indagati nell’inchiesta denominata “Kaos calmo” che, lo scorso anno, permise di portare alla luce empedoclini ed agrigentini che scaricavano – in contrada San Calogero Napolitano – rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Stando a quanto è stato accertato dalle indagini c’era, infatti, chi depositava resti di lavorazione in plastica, tubature e guarnizioni, chi invece abbandonava macerie da demolizione e chi lasciava le cassette di polistirolo utilizzate per la conservazione e il trasporto di prodotti ittici. Fra gli indagati, però, anche alcuni che avrebbero appiccato il fuoco a guaine e cavi elettrici abbandonati o ad altri cumuli di rifiuti. A fare notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sono stati i pubblici ministeri Alessandra Russo e Paola Vetro che hanno coordinato l’inchiesta portata avanti dalla Capitaneria di porto di Porto Empedocle.

Il cadavere del licatese di 72 anni Grazio Smorta è stato rinvenuto in contrada Desusino a Butera, nel Nisseno. L’uomo era scomparso da un paio di giorni. A ritrovare il corpo sono stati i carabinieri di Gela. Per l’anziano era stato già attivato, dalla Prefettura di Agrigento, – dopo la denuncia di scomparsa fatta l’altro ieri dai familiari – il piano di ricerche provinciali persone scomparse. Proprio oggi avrebbe dovuto aver inizio il maxi rastrellamento territoriale da parte di forze dell’ordine e soccorritori. L’anziano era originario di Gela, ma da diversi anni risiedeva, con la sua famiglia, a Licata. I familiari – quando, l’altro ieri, non lo hanno visto rientrare a casa – hanno formalizzato la denuncia di scomparsa. Dell’attività investigativa e delle primissime ricerche si stavano occupando i poliziotti del commissariato di Licata. Proprio la polizia di Stato aveva chiesto l’attivazione del piano provinciale ricerca persone scomparse. Ieri sera, l’anziano è stato ritrovato nelle campagne di Butera dai carabinieri di Gela. Era sulla sua motoape, mezzo con il quale si era appunto allontanato. I militari dell’Arma, come prima cosa, hanno verificato – e l’esito è stato negativo – se l’anziano avesse segni di violenza. Verosimilmente, il settantaduenne, d’adozione licatese, dovrebbe essere morto a causa di un malore. Al momento, s’attende l’arrivo – in contrada Desusino – del medico legale che procederà ad esame del cadavere.