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” Venerdì 13 Aprile alle 10.30 è stato convocato il Consiglio Comunale aperto e dedicato esclusivamente al Consorzio Universitario di Agrigento.
Grazie all’azione della Presidente Daniela Catalano, il Rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari, insieme al presidente del CUA Prof. Busetta, hanno dato conferma della loro partecipazione a questo importante appuntamento. 
Hanno dato piena disponibilità anche molte associazioni universitarie mostrandosi disponibili ad un confronto. Invito tutti gli interessati a partecipare poichè sarà un’occasione importante per affrontare con chiarezza e concretezza ogni singolo aspetto.
Sul Consiglio straordinario interviene il consigliere Comunale Pietro Vitellaro che dichiara: “Non possiamo permetterci di perdere una struttura così importante ed abbiamo il dovere morale e la responsabilità politica di fare tutto ciò che è in nostro potere per uscire da questa fase critica. 
Sono fiducioso”.

L’ex parlamentare regionale ed ex sindaco di Monreale di An Salvatore Caputo detto Salvino, avvocato penalista e commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo del movimento “Noi con Salvini” durante le elezioni amministrative della scorsa primavera, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di voto di scambio insieme al fratello Mario, anche lui avvocato, e candidato alle ultime elezioni all’Ars sempre con la Lega. L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata emessa dal Gip di Termini Imerese su richiesta della Procura. I carabinieri hanno arrestato anche Benito Vercio, 62 anni, indicato dagli investigatori come “procacciatore di voti nel termitano”. Nel corso delle indagini, la Procura della Repubblica avrebbe accertato dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità posti in essere da due degli arrestati.

Nell’inchiesta sono indagati anche il segretario di Noi con Salvini in Sicilia, Angelo Attaguile, e il neo deputato eletto nell’Isola, Alessandro Pagano, che è anche coordinatore del Carroccio per la Sicilia occidentale: tramite il suo legale, l’avvocato Nino Caleca, Pagano fa sapere che “darà il consenso all’utilizzo delle intercettazioni” e che da coordinatore della Sicilia occidentale della Lega “ha sempre operato in difesa dei principi di legalità e correttezza”.  

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, punta il dito contro forme di parassitismo, di pacchia e di cuccagna tra i dipendenti della Regione. Musumeci ha affermato: “In Sicilia ci sono dipendenti della Regione che si sono fatti adottare da anziani malati per potere beneficiare della legge 104 per l’assistenza. E’ possibile che su 13mila dipendenti, 2.350 usufruiscano della legge 104? Il governo sta lavorando sul fronte del personale dipendente della Regione, anche contro un altro fenomeno: 2.600 dipendenti sono dirigenti sindacali e non possono essere distaccati. E così noi abbiamo difficoltà a trovare tecnici e altre professionalità all’interno dei 13 mila dipendenti della Regione. Si pensi che non possiamo trasferire personale da un ufficio all’altro oltre i 50 chilometri, e che tra due anni andranno in pensione altri 3 mila dipendenti. Siamo in difficoltà, e sono convinto che troveremo le organizzazioni sindacali dalla nostra parte. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Basta, il tempo dei giochetti e dei ricatti reciproci è scaduto”.

E’ rientrato nel proprio posto di lavoro ad 80 anni un funzionario della Motorizzazione civile di Messina, Eduardo Saija, riassunto con sentenza della Corte d’Appello di Messina, Sezione lavoro. Saija, dirigente presso la Motorizzazione civile di Messina, il 2 giugno 1993 è stato sospeso dal servizio per un procedimento penale a cui è stato sottoposto per presunti reati connessi allo svolgimento della sua attività lavorativa. Il procedimento si è concluso con sentenza della Corte d’Appello penale di Messina del 20 febbraio 2009, che lo ha assolto per insussistenza del reato contestato.

Oggi mercoledì 4 aprile, ricorre il 26° anniversario dell’omicidio del maresciallo maggiore Giuliano Guazzelli, originario di Menfi, memoria storica antimafia nell’Agrigentino, conosciuto tra gli investigatori come “Il mastino”, medaglia d’oro al valor civile alla memoria. La cerimonia di commemorazione è iniziata ad Agrigento al Santuario di San Calogero con una Santa Messa a cui hanno partecipato i familiari, le autorità locali civili e militari. Poi è stata deposta una corona d’alloro sul viadotto Morandi, luogo dell’agguato, dove sorge la targa commemorativa.

A Licata ucciso l’imprenditore agricolo Angelo Carità, già condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio di Giovanni Brunetto ma libero per decorrenza dei termini.

Lunedì 2 aprile 2018, giorno della Pasquetta, nella tarda mattinata, a Licata, nei pressi di via Palma, colpi di pistola forse calibro 7,65, almeno tre o quattro, alla testa e alle spalle, sono stati sparati contro un uomo pronto alla guida della sua Fiat Uno Verde, colto di sorpresa intento ad entrare dentro l’abitacolo, in prossimità di un suo appezzamento di terreno. La moglie, preoccupata del mancato ritorno a casa del marito, si è recata al podere e lo ha scoperto cadavere. I Carabinieri della Compagnia di Licata e del Reparto Operativo di Agrigento indagano. La vittima dell’agguato è Angelo Carità, 62 anni, già condannato al carcere a vita in primo grado ma libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Angelo Carità è stato imputato di sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere, ed è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Agrigento. E poi, isolamento diurno per un anno, il tutto invocato in requisitoria dal pubblico ministero, Salvatore Vella. Il 28 ottobre 2013 a Canicattì in un terreno è stato scoperto il cadavere dell’imprenditore agricolo di Licata, Giovanni Brunetto, 60 anni. Il giorno seguente è stato arrestato una seconda volta Angelo Carità, anche lui imprenditore agricolo, già in manette il 20 maggio precedente. Di Giovanni Brunetto, infatti, non vi è stata più nessuna traccia dal 7 maggio 2013. Brunetto sarebbe stato creditore, di una somma tra i 40 e i 100mila euro, verso Angelo Carità. Il primo prestito risale al 2006, quando Carità avrebbe chiesto a Brunetto alcune migliaia di euro per sbloccare un’eredità, promettendogli anche una percentuale in compenso. Il 10 maggio 2013, lungo la strada statale 123, tra Canicattì e Campobello di Licata, è stata scoperta parcheggiata in una piazzola di sosta l’automobile, una Fiat Punto, di Brunetto. La vittima avrebbe più volte litigato, anche animatamente, con il suo debitore, Angelo Carità. E l’ultima volta lo scontro si è scatenato la mattina del 7 maggio 2013, innanzi ad un bar a Licata. L’analisi delle celle telefoniche del cellulare di Carità ha svelato che, contrariamente a quanto dichiarato, il pomeriggio del 7 maggio Angelo Carità è stato nei pressi di Naro, laddove è stata poi scoperta l’automobile di Brunetto. E poi, il 28 ottobre, il corpo senza vita di Giovanni Brunetto è stato recuperato in un terreno agricolo a disposizione di Angelo Carità, a Canicattì, in contrada Casalotti. Il terreno è di proprietà di un avvocato di Canicattì, e Angelo Carità si è occupato di lavori agricoli nello stesso terreno dove durante lo stesso periodo incriminato sono stati compiuti lavori di movimentazione terra. L’11 ottobre il terreno è stato sequestrato, al fine di scavare e scoprire se vi fosse stato seppellito Giovanni Brunetto. Il cadavere è emerso, ed è stato riconosciuto dai familiari.

AR Teleacras

Il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Miccichè, interviene a commento delle contestazioni che la Sezione di controllo della Corte dei Conti ha rivolto a tutti i gruppi parlamentari dell’Assemblea Regionale per il modo in cui, soprattutto i più numerosi, hanno utilizzato i fondi destinati ai contratti dei collaboratori esterni e dei cosiddetti dipendenti stabilizzati. Miccichè afferma: “Dal prossimo anno cambierà tutto. Non sarà più consentito lo spreco di risorse pubbliche per assunzioni di portaborse e collaboratori clientelari. Taglieremo la somma destinata a ogni singolo parlamentare. Già nel gennaio scorso, avendo presagito che la pioggia di assunzioni avrebbe avuto come conseguenza che il numero dei precari superasse quello del personale a tempo indeterminato dell’Assemblea, avevo invitato i capigruppo a selezionare il personale e a scegliere collaboratori qualificati da retribuire in base alla loro effettiva professionalità, sottolineando la necessità di dare priorità ai cosiddetti stabilizzati”.

Con sentenza della Corte di Cassazione, sono diventate definitive le condanne per due cugini di Palma di Montechiaro, Domenico Pace, a cui sono stati inflitti 11 anni e 1 mese di reclusione, e Totuccio Pace, 11 anni di carcere, imputati nel processo denominato “Palma Import” su una presunta organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti dalla Germania verso il paese del Gattopardo
Per Domenico Pace i giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio la sentenza per alcuni reati, perché estinti, rideterminando la pena inflitta.
L’inchiesta antidroga “Palma Import” si concluse con numerosi arresti nel 2007. Fu sgominato un traffico di cocaina ed eroina dalla Germania verso la Sicilia. Sulle automobili o sui pullman di linea. Nel processo di primo grado le persone condannate furono 16. a Corte di Appello ha poi ridotto alcune pene,

Il Tribunale Europeo ha condannato l’Italia, che si rivarrà sulla Sicilia, per l’utilizzo illegittimo di 380 milioni di euro del Fondo sociale europeo. Si tratta del pacchetto di contributi che Bruxelles stanzia per aiutare i disagiati e diminuire il tasso di disoccupazione. Tra il 2005 e il 2006 la Regione Sicilia avrebbe utilizzato parte di tali contributi, 380 milioni di euro, per coprire le spese dei precedenti corsi di formazione professionale. Più in particolare, per evitare il disimpegno dei fondi europei non utilizzati, e per risparmiare somme del bilancio regionale, i dipartimenti Formazione e Programmazione dell’epoca caricarono la spesa dei corsi di formazione professionale nel Fondo sociale europeo. La Regione Sicilia ha presentato appello, attraverso l’ambasciata italiana, ma il Tribunale Europeo lo ha respinto. Adesso la giunta Musumeci ha chiesto all’ambasciata italiana a Bruxelles di valutare un ulteriore appello avverso tale sentenza, nella speranza di poter ancora avere almeno una parte di quelle somme.