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Due riberesi che sono risultati positivi al tampone sono stati posti in quarantena. Ancora non chiare le cause del contagio; forse è avvenuto fuori dal territorio di Ribera.

Il sindaco Pace, che ieri ha diffuso un videoappello ai riberesi sull’osservanza scrupolosa delle norme contenute nei decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Presidenza della Regione, invita la popolazione a vigilare in modo ancora più serrato.

La precauzione è il modo principale per prevenire il contagio e la sua diffusione. Rimanere a casa, uscendo solo per necessità, è certamente la difesa migliore.

“La politica, anche quella siciliana, sia all’altezza della sfida. Con le dovute cautele e precauzioni non si deve fermare l’attività legislativa del
parlamento regionale. Occorre dare un segnale di maturità: in un momento in cui si chiede, giustamente, di mantenere operativi i servizi amministrativi essenziali, non possono essere i deputati regionali a disertare dai loro compiti. L’Ars si assuma le proprie responsabilità, anche per non lasciare solo il governo regionale nell’affrontare i giorni difficili che abbiamo davanti”.
Lo dichiara il presidentre della commissione antimafia all’Ars Claudio Fava.

La provincia di Agrigento si colloca al secondo posto in Sicilia dopo Catania. Quasi certamente ad alzare il numero dei casi in provincia di Agrigento  è Sciacca con il caso sorto all’interno dell’ospedale Giovanni Paolo II.
Questi i casi di coronavirus riscontrati nelle varie province dell’Isola, aggiornati alle ore 17 di oggi (lunedì 9 marzo), così come segnalati dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.
In totale sono 54 i pazienti, di cui 19 ricoverati (uno in terapia intensiva per precauzione), 34 in isolamento domiciliare e uno guarito, come già comunicato ieri:
Agrigento, 11; Catania, 27; Enna, 1; Messina, 2; Palermo, 10; Ragusa, 1; Siracusa, 2.
Il prossimo aggiornamento avverrà domani. Lo comunica la presidenza della Regione Siciliana.
Si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitare il sito dedicato www.siciliacoronavirus.it o chiamare il numero verde 800.

In seguito al decreto del Governo per contenere la diffusione del Coronavirus Covid-19, si rende necessario predisporre responsabilmente alcune misure di sicurezza. L’ingresso agli uffici dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia sarà limitato, si potrà accedere uno alla volta, mantenendo una distanza di sicurezza di almeno un metro dal personale.

Invitiamo tuttavia i colleghi a presentarsi personalmente presso i nostri uffici solo in caso di pratiche urgenti, non risolvibili telefonicamente o via web.
Sempre in base alle disposizioni governative si informa che i corsi di formazione promossi dall’Ordine regionale sono sospesi fino al 3 aprile.

Restano comunque validi i corsi online.

Tornavano dal nord, ognuno di loro per svariati motivi, forse non riflettendo bene sui contenuti del nuovo decreto legge o molto più probabilmente perché non avranno fatto in tempo a rientrare prima della emanazione dello stesso decreto.

Sta di fatto che un primario dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e tre due medici anestesisti sono attualmente in quarantena (obbligata) in attesa dei dovuti accertamenti.

Tale circostanza non esclude il fatto che possono non essere effettuati alcuni interventi operatori già programmati e che abbiano precedenza solo i casi urgenti.

Sui social circola un video di due ragazze nei pressi di un locale pubblico ad Agrigento che affermano una di provenire da Milano, dalla zona rossa, e una da Roma, e di essere ad Agrigento. Ebbene, ovviamente il proprietario del locale si dissocia da quanto accaduto. Nel frattempo la Polizia ha individuato le due ragazze, le ha condotte in Questura, e le ha denunciate per procurato allarme. Una è di Favara, e l’altra è di Agrigento. E il proprietario del locale, il Dacanto, afferma: “In queste ore sta girando un video che ritrae due ragazze, una delle quali afferma di provenire dalla zona rossa. Il video è stato girato all’esterno del nostro locale e non appena ne siamo venuti a conoscenza abbiamo provveduto a segnalare alle competenti autorità il fatto affinché venissero individuate le ragazze riprese nel video e adottati gli opportuni provvedimenti. Tutto ciò per garantire anzitutto la salute dei nostri clienti. Teniamo a precisare che il video risale certamente ad una data antecedente all’8 marzo poiché ieri sera lo staff di Dacanto ha chiuso precauzionalmente il locale dandone oggi, prima ancora di venire a conoscenza del video, opportuna comunicazione tramite i social network”.

Il decreto Conte dell’8 marzo impone severe restrizioni agli assembramenti pubblici, al fine del rispetto dell’importante misura di prevenzione al contagio del coronavirus quale è il distanziamento sociale. Ebbene, a fronte di ciò, il Soprintendente ai Beni culturali di Agrigento, Michele Benfari (nella foto), annuncia che fino al 15 marzo negli uffici della Soprintendenza di Agrigento prosegue l’attività d’ufficio ma non si riceve il pubblico, a meno che non si tratti di dimostrati casi di necessità e urgenza.

Quanti e dove sono in Sicilia i posti di terapia intensiva a pressione negativa? Ecco la risposta: in Sicilia in tutto sono 58 i posti letto a pressione negativa, e oltre 40 si trovano nel Catanese. Nel dettaglio: 2 al Sant’Elia di Caltanissetta, 12 al Gravina di Caltagirone, 9 al Cannizzaro di Catania, 4 al Garibaldi di Catania, 11 al Vittorio Emanuele di Catania, 5 all’Umberto primo di Enna, 5 al Cervello di Palermo, 2 al Policlinico di Palermo, 4 al Maggiore di Modica, 2 all’Umberto primo di Siracusa, 1 al Sant’Antonio Abate di Trapani, e 1 al Vittorio

L’Ordine dei Medici di Agrigento, presieduto da Giovanni Vento, rivolge un accorato appello a tutti i cittadini, insieme ai familiari, che provengono dalle zona dichiarate a rischio coronavirus, ad osservare un periodo di quarantena al proprio domicilio, anche in assenza di sintomi clinici, e di informare al loro arrivo nei Comuni di residenza il medico curante o il dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria di Agrigento. L’Ordine dei Medici di Agrigento invita inoltre i medici di famiglia, in virtù del loro radicamento nel territorio e della conoscenza dei nuclei familiari, a sorvegliare coloro che, domiciliati per motivi di lavoro o di studio nelle zone a rischio, sono intenti a rientrare nei Comuni di residenza. L’Ordine dei Medici confida nel senso di responsabilità e nell’impegno di ogni cittadino al fine di garantire la salute dell’intera collettività.

“Il Messaggero” pubblica oggi lunedì 9 marzo, sulla prima pagina del quotidiano in edicola, un editoriale del giornalista e scrittore agrigentino Matteo Collura, che si sofferma sull’emergenza coronavirus in Italia legata attualmente ai rientri dal nord Italia verso il Sud, rievocati nel titolo “Gli irresponsabili che invertono il cammino”. Il titolo è allusivo al celebre film “Il cammino della speranza”, quando il “cammino” è stato al contrario, dal sud verso il nord alla ricerca di una speranza di vita migliore. A parte l’inversione del cammino, Matteo Collura sottolinea il grave risvolto di tale “irresponsabile” rientro di massa, ovvero la non adeguatezza delle strutture sanitarie del sud a sorreggere e supportare il potenziale afflusso di persone che purtroppo si profila. Il testo integrale dell’articolo di Matteo Collura:

Il coronavirus (e purtroppo siamo solo all’inizio) è riuscito in quello che nessuno avrebbe mai immaginato: ha invertito il “cammino della speranza”, quello che dalla fine dell’Ottocento ha visto spostarsi, dalle regioni meridionali a quelle del settentrione, folle di disoccupati in cerca di lavoro. È bastata qualche ora, sabato sera, perché in Lombardia (a Milano soprattutto) un gran numero di studenti e di lavoratori fuori sede provenienti dal Sud desse l’assalto alle stazioni ferroviarie e dei pullman, all’aeroporto di Linate e Malpensa, persino agli autonoleggi, per fare rotta in direzione della Puglia, della Campania, della Calabria, della Sicilia. Nello scriteriato fuggi-fuggi nessuno ha pensato che questo esodo alla rovescia avrebbe attizzato chissà quanti focolai nelle zone d’Italia finora rimaste quasi prive di contagio. Per questo è giusto definire a dir poco irresponsabili coloro che hanno fatto trapelare, prima che venisse ufficialmente divulgato, il decreto che limita la mobilità in Lombardia e in altre quattordici aree provinciali del Nord.
Come faranno adesso Sicilia e Calabria a difendersi, con i presidi ospedalieri che si ritrovano? Come faranno campani e pugliesi? Da siciliano che da monti anni vive a Milano, so che non è una semplice battuta quella che dice che il migliore medico, per i siciliani, è il pilota ai comandi dell’aereo che, in caso di malattia, li porta al Nord. In situazioni normali, sappiamo tutti che negli ospedali di Milano, Pavia, Brescia, Bologna, Verona (per indicarne soltanto alcuni) una buona parte dei ricoverati proviene del sud. Per questo, quando il coronavirus si è manifestato in Italia, con evidente concentrazione in Lombardia, in Veneto e in Emilia, ci siamo detti che questo era un vantaggio, perché in quelle regioni le strutture ospedaliere sono di buon livello (in alcuni casi di eccellente livello).
Conosco i pronto-soccorsi di Palermo e di Agrigento, dove in situazioni normali gli ammalati e traumatizzati sono tenuti per ore, alcune volte per notti intere, su brandine, nei corridoi. Come si provvederà – e con tutto il cuore ci auguriamo che non ce ne sia bisogno – a fornire le strumentazioni necessarie, le camere asettiche, tutto ciò che serve per combattere e debellare le polmoniti?
In questo stesso giornale avete già letto, o leggerete, gli appelli dei presidenti delle regioni Puglia, Calabria, Sicilia, Campania. In sintesi, un appello ai lavoratori fuori sede o agli studenti che tornano nelle loro case, tra i propri familiari, di fare marcia indietro, se sono in tempo, o di sottoporsi a una volontaria quarantena (“isolamento fiduciario” lo chiamano), per non mettere a rischio le loro regioni d’origine. Lo stesso, immagino, hanno fatto o faranno i governatori di Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata.
Un paradosso, questo, che ieri è venuto a ribaltare quanto finora si è detto dell’Italia del Nord in relazione al suo Sud. Tutta una letteratura racconta di uomini e donne che, a costo di duri sacrifici, hanno lasciato le loro misere case per cercare una vita migliore per sé e per i propri figli. E ricordate, nel cinema, quanta pena, quanto dolore? Due soli titoli possono bastare a renderne l’idea: “Rocco e i suoi fratelli” e “Il cammino della speranza”. Un cammino ora, pazzescamente e in una notte ripercorso in tutta fretta, al contrario. Chissà quante altre sorprese, governati come siamo, ci riserverà questo Covid-19.
Matteo Collura