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L’evento, realizzato in collaborazione con il settimanale diocesano L’Amico del Popolo e lo Spazio Temenos, si terrà venerdì 26 gennaio, alle ore 17:00 nella Chiesa San Pietro, in via Pirandello 1 – Agrigento.

Cosa insegna la Shoah ai giovani del nostro tempo? Esistono ancora oggi uomini e donne vittime di razzismo, intolleranza, pregiudizio? Con l’aiuto dei linguaggi espressivi, nel corso della serata si rifletterà sulle radici dell’odio e dell’indifferenza che generarono l’orrore dell’olocausto, provando ad attualizzarle nel nostro tempo.
L’evento vedrà la partecipazione di alcuni artisti locali che, attraverso la musica, la danza e la recitazione proporranno ai partecipanti degli spunti di riflessione sul senso di una Memoria che deve rimanere viva soprattutto tra le nuove generazioni.

 

 

 

Non si ferma il costante impegno per la risoluzione di questioni spinose, che fino ad ora ha contraddistinto l’inzio di legislatura di Carmelo Pullara.
Questa volta il politico agrigentino preme per la riassunzione dei lavoratori della SAS, la società che fornisce i servizi di ausiliariato agli enti pubblici regionali. In un’interrogazione proposta all’Assessore Armao, l’On. Pullara mette in evidenza la necessità di porre fine ai contenziosi e reintegrare il personale di questa società dai trascorsi sofferti.
Carmelo Pullara dice: “La società SAS, oltre le attività ed il personale, ha acquisito anche numerosi contenziosi”. Quest’ultimi, sono scaturiti da ricorsi dei lavoratori ex interinali che avevano svolto attività lavorativa con contratto a tempo determinato presso le strutture ospedaliere delle ASP di Agrigento e Palermo.
I Giudici hanno condannato la SAS al reintegro dei lavoratori e al pagamento di mensilità pregresse.
La SAS, dopo le azioni legali intentante a difesa del proprio operato, ha nuovamente perso innanzi alla Corte d’Appello e alla Corte di Cassazione. “Nella mia interrogazione ho chiesto all’Assessore all’Economia di Arginare il gravoso danno economico arrecato dal perdurare dei contenziosi presenti in SAS” – afferma l’On.Pullara.
“Sollecito gli uffici competenti ad avviare l’iter per eventuali proposte transattive e sospendere i licenziamenti tutt’ora in atto in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione”.
L’interrogazione sull’argomento è stata presentata martedì scorso in Assemblea Regionale Siciliana.

 

 

Il Libero Consorzio eseguirà i lavori per eliminare le condizioni di pericolo per riaprire al transito la strada provinciale n. 24A ponte Giuri

Pubblicato nell’albo pretorio dell’Ente il provvedimento riguardante la gara relativa ai “Lavori di eliminazione delle condizioni di pericolo per la riapertura al transito della S.P. n. 24 A (Ponte Giuri)”. Nei prossimi giorni sarà stabilita la data per la presentazione delle offerte.
L’importo del progetto, redatto interamente dai tecnici del Settore Infrastrutture Stradali del Libero Consorzio, è stato finanziato lo scorso novembre dalla Regione Siciliana per un totale di 1.100.000,00 di euro di cui per € 2.200,00 sull’esercizio finanziario 2017, € 1.066.457,20 sull’esercizio finanziario 2018 e per € 28.542,80 sull’esercizio finanziario 2019.
Si tratta di uno dei progetti esecutivi, rapidamente approvati dal Dirigente del Settore “Ambiente e Territorio, Infrastrutture Stradali del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, inviati alla Regione per il relativo finanziamento.
Come per gli altri stanziamenti autorizzati dalla Regione, il Commissario Straordinario Giuseppe Marino, avuta notizia del finanziamento, aveva chiesto agli uffici competenti di attivare nel più breve tempo possibile l’iter amministrativo per effettuare la relativa gara d’appalto, in modo da ripristinare la transitabilità lungo la Sp. n. 24A che collega alcuni territori della zona ricadenti nel comune di Cammarata. Con la pubblicazione del decreto di finanziamento da parte della Regione gli uffici del Libero Consorzio hanno completato, sollecitamente, la documentazione per indire la gara di appalto.

 

Il compostaggio domestico e le nuove opportunità offerte dal compostaggio di comunità

Aula magna dell’I.I.S.S. “S. Mottura”, Caltanissetta
Giovedì 25 gennaio, a partire dalle ore 15.30

 

Si terrà a Caltanissetta domani, giovedì 25 gennaio, presso l’aula magna dell’I.I.S.S. “S. Mottura”, a partire dalle ore 15.30, un incontro regionale, organizzato da Legambiente Sicilia, sul tema: Il compostaggio domestico e le nuove opportunità offerte dal compostaggio di comunità.
Il Forum è diviso in tre sessioni. Nella prima si terranno delle relazioni introduttive che avranno il compito di fotografare il contesto europeo, nazionale e siciliano in materia di raccolta differenziata, in particolarmente della frazione organica. Nella seconda saranno raccontate alcune buone pratiche siciliane, dove si realizza il compostaggio domestico e di comunità, la tariffazione puntuale e l’economia circolare. Nella terza si parlerà di modelli di organizzazione e di regolamentazione comunale.
Al centro del dibattito vi sarà comunque la recente normativa nazionale, D.M. n.266/2016, che detta le linee guida per la realizzazione di compostiere di comunità.
Queste ultime possono rappresentare, nel nostro territorio, dove mancano i grossi impianti di compostaggio, una rapida soluzione per il trattamento dell’umido, con notevoli riduzione dei costi di raccolta e smaltimento di tale frazione.
Attraverso questa norma i cittadini possono infatti conferire presso centri di compostaggio di comunità, fino a un massimo di 130 tonn/annue, con una procedura molto snella.
Per la durata del Forum, nel cortile esterno dell’Istituto “S. Mottura”, saranno esposti alcuni modelli di compostiere statiche ed elettromeccaniche.

Una ragazza di 19 anni, ristretta presso una comunità terapeutica assistita di Agrigento agli arresti domiciliari e indagata per maltrattamenti nei confronti della madre è stata arrestata dagli agenti del Commissariato di Sciacca per evasione.

 

La donna  dopo le manette è stata riportata presso la struttura agrigentina dopo essere stata fermata a Sciacca nei pressi di una piazza cittadina.

 

Polizia di Stato e Guardia di Finanza di Enna hanno sequestrato beni e altre utilita’ per diverse centinaia di migliaia di euro a esponenti aziendali di una societa’. Il provvedimento e’ stato emesso dal gip presso il Tribunale di Enna, su richiesta della locale Procura.

Le indagini sono state avviate alla fine del 2016, in seguito a segnalazioni e denunce giunte alla Procura di Enna, per l’ipotesi di peculato ai danni dell’Asp, emersa dall’illecita distrazione della somma di diverse centinaia di migliaia di euro, relative al pagamento dei ticket sulle prestazioni sanitarie, da parte della societa’ affidataria del servizio integrato di gestione Cup – Call Center – Riscossione ticket dell’Asp 4 di Enna.

 

La misura cautelare e’ stata eseguita con l’impiego di numerosi poliziotti e finanzieri, che hanno operato sia nella citta’ di Catania e nei comuni limitrofi, dove risiedono gli indagati, che ad Enna

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ripreso oggi nell’aula bunker del carcere Petrusa di Agrigento – davanti il collegio di giudici presieduto da Luisa Turco (a latere i magistrati Ricotta e Croce) – il processo scaturito dall’operazione antimafia “Vultur” che vede imputati Rosario Meli, 69 anni, considerato dagli inquirenti il capo della famiglia mafiosa di Camastra, il figlio Vincenzo, 46 anni, Calogero Piombo, 65 anni, proprietario di una tabaccheria a Camastra e Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì.

Il processo riprendeva per l’escussione di alcuni testi presenti nella lista del Pubblico Ministero della Direzione distrettuale antimafia (presente in udienza la pm Maligno).

Si è rivelata particolarmente interessante, con un serrato confronto Pm e teste, l’escussione di Helmut Herro, comandante della stazione carabinieri di Camastra,  il paese dei Meli, che rispondendo alle domande del Pm ha messo in evidenza come le indagini svolte a Camastra sul gruppo Meli non ha mai coinvolto o interessato i militari dell’arma locali che, ad esempio, in occasione degli atti dolosi  incendiari ai danni delle auto di una delle parti offese, Bruno Forti, hanno avanzato e seguito ipotesi investigative alternative circa la matrice degli attentati.

Herro ha dichiarato che, senza entrare nel merito delle investigazioni della squadra mobile di Agrigento che ha seguito un percorso proprio che ha portato all’odierno processo, i carabinieri hanno anche ipotizzati altri scenari, come ad esempio la ritorsione nei confronti di Forti che a Camastra ha anche svolto il mestiere di mediatore di vendita di uva.

 

Sempre Herro ha ricordato in aula che conosceva la parte offesa per averla controllata ripetutamente negli anni passati essendo Forti detenuto ai domiciliari in seguito ad un arresto patito su provvedimento dell’autorità giudiziaria di Palermo che fece luce su un’agguerrita “banda del buco” che razziava di ogni bene banche ed esercizi commerciali di pregio.

Per la cronaca va detto che Bruno Forti è stato assolto.

Il processo riprenderà il prossimo sei febbraio

Un giovane di 20 anni, originario della Guinea, è stato arrestato dai carabinieri di Agrigento per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il ragazzo è stato notato dagli abitanti del centro storico che hanno avvisato i militari che, in borghese, hanno effettuato un servizio di appostamento nei luoghi del presunto spaccio.

Una volta documentata la cessione della droga, i carabinieri hanno fermato il ragazzo e provveduto ad una perquisizione personale prima, e domiciliare poi.

 

Al termine delle operazioni sono stati sequestrati quattro grammi di marijuana e quattro stecchette di hashish per un totale di circa otto grammi.

Inoltre i militari dell’Arma hanno rinvenuto, e sequestrato, circa 1.500 euro

Gli agenti del Commissariato di Polizia di Canicattì hanno arrestato un operaio di 30 anni, del luogo, dopo che lo stesso, già sottoposto al regime dell’obbligo di dimora, è stato trovato in possesso di 2 cartucce, calibro 9, nascoste in un barattolo di dolci,  5 bustine di cocaina e un panetto di droga del peso complessivo di 200 grammi.

L’arresto dell’operaio è stato compiuto dopo una serie di perquisizioni domiciliari effettuate prima in casa dell’uomo e poi in una casa rurale nella disponibilità dello stesso.

Ancora le intercettazioni nell’ambito della maxi inchiesta antimafia “Montagna” confermano che le estorsioni, oltre la droga, sono una delle prime fonti di approvvigionamento finanziario. E tra gli indagati vi sono coloro che sono più di esperienza, e consigliano gli altri, suggerendo modi e raccomandando soprattutto prudenza, mai mosse azzardate, come il presunto capomafia di Bivona, l’anziano Giuseppe Spoto, che invita prima ad acquisire informazioni sulla vittima e poi ad agire, e le sue parole intercettate sono state: “… per esempio a Favara… noi dobbiamo andarlo a cercare e dirgli che persone sono… lui ti dice sono avvicinabili… è questo il passo da fare… sono persone avvicinabili che ci si può andare… allora uno ci va… se lui dice ‘non è avvicinato’… ci togliamo le mani e chiuso… perché io non posso consumare a te… io non posso mettere in difficoltà l’amico… se lui… la persona è affidabile… ma non è che ti vengo a cercare… io faccio… direttamente… vado là… faccio quello che devo fare”. E poi, vi sono coloro che sarebbero meno diplomatici e più determinati, come Vincenzo Mangiapane, a Cammarata, e le sue parole intercettate sono: “… rompere le pa… ad uno due persone… quanto camminano un po’ con la testa bassa… poi si vede e si discute… mi si gonfia la mi… che ancora al mio paese… al mio paese… devono venire… di lì con i camion che sono alla stazione che ci lavorano… senza dire nemmeno buongiorno…”. E poi, ancora, vi sono coloro che sono più bellicosi e belligeranti, come Giuseppe Quaranta, a Favara, e le sue parole intercettate sono: “… noi siamo quelli che siamo… noi non cerchiamo a nessuno… nel momento in cui arrivano… tre… quattro… cinque giorni al massimo il segnale… devono essere loro a cercarci… o vengono per noi o se ne vanno dagli sbirri… le strade sono due punto…”. E Quaranta avrebbe privilegiato alcune modalità intimidatorie, indicando “corone di fiori nei cantieri o l’acido delle batterie nei serbatoi degli escavatori”. E poi vi sono coloro del tutto radicali e immediati, come sarebbe Antonio Giovanni Maranto, capo del mandamento di San Mauro Castelverde, nel Palermitano, e le sue parole intercettate, poche parole, sono state: “…colpiamo e vaffa…, così corre…”.

 

Fonte Teleacras