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Prosegue l’attività di indagine della Procura della Repubblica di Agrigento – con il “pool” formato dai sostituti procuratori Salvatore Vella, Paola Vetro e Alessandra Russo coordinati direttamente dal procuratore capo, Luigi Patronaggio – su Girgenti Acque.

La Procura di Agrigento aveva iscritto nel registro degli indagati anche il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, per le ipotesi di reato di associazione a delinquere, abuso d’ufficio e falso in bilancio.

Si e’ costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Michele Calantropo, nel processo al ginecologo racalmutese Biagio Adile accusato di violenza sessuale, la giovane tunisina che ebbe il coraggio di denunciare gli abusi subiti dal medico. Il processo si svolge davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo. La donna e’ arrivata in Italia per trovare lavoro e curarsi da una malattia di cui soffriva da anni. Adile, primario di Uroginecologia al Cervello di Palermo, era stato il suo medico e l’aveva curata. Gli episodi di violenza subiti sarebbero due. Uno avvenuto nello studio privato del dottore, l’altro in ospedale. La vittima ha registrato un file video durante la violenza e lo ha consegnato agli inquirenti. La registrazione confermerebbe le accuse della ragazza, che ha denunciato il medico a febbraio dell’anno scorso. Dal telefonino della paziente sono stati estratti due filmati.

grandangolo

Una donna di 65 anni, Maria Pizzo, trasportata da un’ambulanza, è morta ieri sera in un incidente stradale avvenuto tra la strada provinciale 30 e via Pertini, alla periferia di Melilli (Sr). Secondo quanto ricostruito dalla Polizia municipale la vittima era sull’ambulanza che la stava trasportando d’urgenza al Pronto soccorso dopo avere accusato un malore, forse un attacco cardiaco.

La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta. Il sostituto Vincenzo Nitti la prossima settimana affiderà l’incarico per l’autopsia.


Proseguono le indagini sull’omicidio di Emauele Ferraro, il muratore di 42 anni, ucciso due giorni fa in via Diaz a Favara. Ieri avevamo scritto di come siano state acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e del fatto che alcune persone siano state sottoposte allo Stub, l’esame che rivela la polvere da sparo sulle mani di chi avesse sparato da poco. E proprio le immagini, al vaglio degli investigatori, rivelerebbero la presenza di due figure di due persone all’interno della misteriosa Y10 che sarebbe vista sfrecciare a tutta velocità del luogo del delitto. Il dettagli comunque non ha conferme ufficiali.Il killer che ha ucciso Ferraro avrebbe agito da solo, e avrebbe agito col volto coperto sparando una serie di colpi, quattro o cinque, alcuni dei quali avrebbero attinto Ferraro alla testa, al torace e alla gamba, ma le conferme ufficiali, anche in questo caso, le daranno gli esami a cui certamente sarà sottoposto il corpo del favarese. Ha esploso i colpi da distanza ravvicinata, circa tre metri, dopo aver atteso l’uomo in via Diaz dove la vittima si era recata per dei lavori di ristrutturazione di un edificio, a quanto sembra di proprietà di un familiare.Intanto la Squadra Mobile di Agrigento, agli ordini del comandante Giovanni Minardi, scava sulla vita dell’uomo, sposato e padre di tre figli, che ufficialmente faceva il muratore per conto di una ditta, intestata alla sorella, che ultimamente aveva vinto un appalto per le tumulazioni nel cimitero di Favara.

A Favara si spara, e si uccide. E gli investigatori stanno cercando di ricostruire quella sottile linea rossa che collegherebbe i vari omicidi nel paese agrigentino e che lascerebbe pensare a una faida che da Favara raggiunge anche il Belgio. Insomma qualcosa si è rotto. Qualcosa a cui gli investigatori stanno cercando di dare risposta.Molto importanti, anche in questo senso, sono le dichiarazioni fatte dal pentito Giuseppe Quaranta, arrestato nelle settimane scorse a seguito del blitz antimafia denominato Montagna. Il favarese ha parlato subito di armi e traffico di stupefacenti dal Belgio a Favara. Ma c’è una dichiarazione che ha destano preoccupazione, una frase riportata nei verbali delle sue dichiarazioni ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. In queste ventidue pagine omissate c’è la verità dell’ex quasi boss Quaranta sull’attuale guerra che si sta combattendo sull’asse Favara – Belgio che ha già fatto registrare morti ammazzati e feriti e che sembra essere alimentata proprio da importanti traffici di droga che dall’estero vengono diretti verso Favara.

Una frase dicevamo, in particolare, ha attirato l’attenzione degli investigatori: “Ci sono persone, che si stanno muovendo per andare in Belgio a comprare le armi per fare un po’ di guerra sempre per discussioni di droga e soldi. In Belgio si trovano picchi ddà costano picca”.

Qui forse è la chiave di tutto, gli investigatori lo sanno e su questo stanno puntando le indagini.

 

Con riferimento alle dichiarazioni del Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, relative al funzionamento del Polo Universitario di  Agrigento, l’assessore Roberto Lagalla precisa:

 “La Regione Siciliana destina regolarmente al Polo didattico di Agrigento le risorse previste dal bilancio regionale, così come avviene per gli altri consorzi universitari della Regione, presso i quali non risulta contratta l’attività didattica. La programmazione di quest’ultima resta, a tutt’oggi, nella competenza delle Università convenzionate. Pertanto, nessuna responsabilità, relativa al ridimensionamento del Polo di Agrigento, può essere addebitata agli assessorati regionali all’Economia e alla Pubblica Istruzione, per l’intuibile ragione, normativamente fissata, che le scelte in materia di pianificazione didattica ricadono tutte nella piena discrezionalità dello stesso Rettore e degli organi di governo universitari”.

 

L’ordinanza del Presidente della Regione Musumeci del 28/02/2018, con la quale si disponeva di contenere, diminuendone l’afflusso, il conferimento presso la discarica di contrada Matarana di Siculiana, è stato un atto dovuto. La capacità produttiva dell’impianto di biostabilizzazione dell’immondizia di Siculiana, infatti, non è sufficiente, non riesce cioè a contenere il quantitativo di rifiuti di tutti i Comuni dell’agrigentino Campobello, Ravanusa, Palma, Licata, Canicattì) a causa soprattutto della mancata attuazione della differenziata.
Ecco perché siamo stati e siamo nuovamente sommersi dai rifiuti. Spiacevoli le strumentalizzazioni del problema da parte di chi, nostro malgrado, ha in qualche Comune perorato la causa della gestione “in house” dei rifiuti solidi urbani, scelta scellerata che ha aggravato ulteriormente una situazione già di difficile risoluzione, anche a livello regionale.
Oggi bisogna correre ai ripari e lavorare per il lungo termine: il Presidente ieri sera ha inviato un’ordinanza, in deroga alla prima, con la quale potrà riconferirsi in discarica nelle more di attuare una programmazione alla quale tutti i Comuni dovranno adeguarsi: il fine sarò quello di lanciare la differenziata, ormai vitale per il rispristino della normalità, a garanzia della nostra stessa salute.
Non si accettano pertanto lezioni di moralità e di buon costume da chi, accarezzando la giacchetta del precedente Governo regionale e del Presidente Crocetta in particolare e in qualche caso locale, oggi punta il dito contro chi, al contrario, ha cercato di cambiare una gestione “malata” da anni e sta continuando a lavorare per garantire un servizio basilare per la comunità della provincia, al di là degli “election day” e al di sopra dell’ormai vetusto concetto di “lavorare per l’ottenimento dei voti”. Chi mi conosce sa che il mio impegno è sempre stato costante, a maggior ragione oggi che ho un interlocutore che ascolta e che dovrà risolvere i problemi irrisolti da anni ma che non ha paura di metterci la faccia.

 

A firma del Commissario straordinario Maria Grazia Brandara, sono partite stamani due manifestazioni di interesse del Comune di Licata, per l’adesione ai cantieri regionali di servizi ed ai cantieri regionali di lavoro, istituiti dall’Assessorato Regionale del Lavoro, dell’Impiego, dell’Orientamento dei Servizi e delle Attività Formative, ai sensi della legge regionale n° 3 del 17 marzo 2016.

Per quanto concerne i cantieri regionali di servizio, la somma messa a disposizione dalla Regione, è pari venti milioni di euro, mentre, per quel che concerne i cantieri di lavoro, ammonta a 50 milioni di euro, per un investimento complessivo di 70 milioni di euro, da ripartire tra tutti i comuni siciliani che ne faranno richiesta secondo le regolari modalità prescritte dalla norma.

Da segnalare che, contemporaneamente all’invio della manifestazione di interesse alla Regione, il Commissario Straordinario, ha impartito le opportune disposizioni, ai competenti uffici comunali, per predisporre gli atti necessari per il completamento della richiesta che, va perfezionata con l’invio dell’ulteriore carteggio, ed inviata entro le ore 12,00 del giorno 15 marzo 2018.

<<In un momento di crisi generale e di preoccupante malessere sociale – sottolinea il Commissario – non possiamo non cercare di sfruttare tutte le occasioni che ci vengono poste dalla legge, per cui, una volta avuta la possibilità, ho ritenuto doveroso, mettermi immediatamente all’opera, sperando di poter regalare ai miei concittadini licatesi, qualche momento di respiro e di sollievo, anche dal punto di vista occupazionale>>.

In questi giorni continua a tenere banco la spaccatura creatasi all’interno di Forza Italia all’Ars, il gruppo parlamentare di cui faccio parte. Il problema c’è, ed è innegabile. Ma chi ritiene che esista una connessione sostanziale con l’esito del voto emerso dalle Politiche rischia di prendere un abbaglio, perché la radice di queste frizioni va rintracciata nelle prime settimane di gennaio, quando è emerso in tutta evidenza uno scollamento tra una parte del gruppo e i vertici regionali del partito. Visioni distanti e distinte, esacerbate dall’incapacità di fare sintesi quando i primi focolai erano già esplosi. Ho atteso, osservato, ascoltato senza cadere nella tentazione di impugnare la bandiera di una delle due fazioni. Questa scelta nasce dalla ferma convinzione che in politica, quando emerge una crisi di identificazione attorno ad un progetto, sia necessario azionare, senza indugi, la leva del dialogo.

Il dialogo, però, è stato il grande assente di questo inizio legislatura all’interno di Forza Italia, perché un auspicabile processo di dialettica “interna” è stato ucciso sul nascere dai personalismi e dall’ostinazione di chi, evidentemente, non aveva orecchie per ascoltare e occhi per vedere ciò che stava accadendo. Quanto al giudizio in chiave regionale sulla performance di Forza Italia alle ultime Politiche, ritengo assai discutibile ogni commento costruito attorno ai concetti di vittoria e di sconfitta: il partito, andando alla sostanza, è riuscito semplicemente a rimanere in piedi nonostante il ciclone di cambiamento esploso nelle urne. Non è una vittoria, non è una sconfitta: chi ha utilizzato toni trionfalistici, pecca di presunzione, o forse di eccesso di difesa della propria posizione dinnanzi all’opinione pubblica e all’elettorato “azzurro”.

 Una posizione fuorviante, scollegata dalla realtà, di cui, tendenzialmente, è complice anche chi si è premurato di celebrare i funerali del partito, che è tutto fuorché morto. La verità, invece, è un’altra, e può emergere solo a partire dalla convinzione che ogni crisi possa rivelarsi un’opportunità: il voto e le percentuali di consenso rappresentano solo la certificazione della necessità di aprire un dialogo all’interno del centrodestra, soprattutto nella sua zona moderata. Vanno ridiscusse le logiche stesse del partito, senza assecondare gli istinti, mettendo al centro del discorso il sistema, o meglio il progetto, e non le aspirazioni del singolo. Accogliendo la domanda di cambiamento, innovazione e concretezza che arriva, a chiare lettere, dagli elettori. Per quanto detto, ritengo necessario il tentativo, probabilmente l’ultimo, di ricucire ogni strappo, assecondando, in termini di ascolto attivo e poi di “azione”, le legittime rimostranze dei colleghi di partito che hanno espresso a più riprese un malcontento che, se dovesse rimanere inascoltato, rischierebbe di far naufragare l’azione politica e l’essenza stessa del più grande partito di maggioranza all’Ars. 

Se dovesse esserci una netta e immediata inversione di tendenza delle dinamiche e degli equilibri interni al partito, è probabile che vi siano ancora le condizioni per ricomporre la frattura. In caso contrario, è giusto – anzi, doveroso – che ognuno faccia le proprie valutazioni. Senza alcuna preclusione o vincolo di sorta. Del resto, un partito è un insieme di persone che si riconoscono attorno ad una serie di elementi base: idee condivise, identità chiara ed equilibri oggettivi. Quando tutto ciò viene a mancare, bisogna avere la capacità di fermarsi e riavvolgere il nastro. Quel momento, adesso, è arrivato.

Un uomo di Agrigento, parcheggiatore abusivo, è stato denunciato, dagli agenti della sezione Volanti della Questura della Città dei Templi, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento. L’uomo era stato colpito in passato da Daspo urbano e non poteva avvicinarsi nello slargo di via Gioeni dove, invece, è stato “pizzicato” a chiedere soldi agli automobilisti che cercavano parcheggio.