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Dalla riunione di ieri sera, tra vertici del partito e militanti, protrattasi fino a tarda notte, il Segretario Federale Matteo Salvini ha effettuato un vero e proprio terremoto all’interno della Lega in Sicilia: azzerate le cariche dei vertici del partito e ha nominato un nuovo commissario.
Sarà il senatore Stefano Candiani, suo fedelissimo, da oggi a guidare la Lega in Sicilia. Candiani ha già svolto un ruolo analogo per cinque anni in Umbria, portando la Lega, in questa Regione da sempre rossa politicamente, al 20%.
Nella serata dell’orgoglio legista, la decisione di Salvini arriva in seguito alle inchieste giudiziarie che, nei giorni scorsi hanno portato all’arresto dell’ex deputato regionale Salvino Caputo e di suo fratello Mario, e al coinvolgimento del segretario regionale Angelo Attaguile e del deputato Alessandro Pagano.
“Servono energie nuove, dice Salvini, per accompagnare il processo di crescita, serve gente che è estranea alle logiche del territorio e che è così più libera di scegliere. Alla Lega deve aderire gente al di sopra di ogni sospetto”.
Una rivoluzione che era nell’aria ma anche tanto auspicata e chiesta dalla base fedelissima a Salvini. Il neo commissario sarà affiancato da Fabio Cantarella per la comunicazione. Il primo compito di Candiani sarà quello di occuparsi delle amministrative e in particolar modo su Catania, Siracusa e Ragusa per liste e alleanze. Per il leader nazionale Matteo Salvini l’idea è quella di costruire il partito su un modello federale e di inquadrare circoli e territori secondo uno statuto.
A Candiani toccherà il compito di occuparsi delle elezioni amministrative del prossimo 10 giugno in Sicilia: ci sono programmi, candidati e accordi da chiudere nelle città più importanti in cui si voterà: Catania, Messina, e Siracusa.

“Scoprii tutto quanto fu avviata l’azione disciplinare nei confronti del direttore da parte dell’azienda. I rapporti fra il direttore e i colleghi erano normali”. Sembra che il direttore avesse un suo modo di scherzare e che una volta diede del “finocchio” ad un addetto alle vendite.”

 

I fatti risalgono al 2014 quando, secondo l’atto di accusa della Procura di Agrigento, l’uomo avrebbe tentato di palpeggiare una dipendente.La cassiera che ha testimoniato ieri, chiamata in aula dalla difesa, ha riferito di non aver mai notato che la collega fosse stata vittima di approcci molesti dell’allora direttore (l’uomo è stato licenziato dall’azienda dopo procedimento disciplinare).

“I rapporti che avevamo tra noi? Normali rapporti fra colleghe, le non mi confidò nulla”, ha dichiarato la teste riferendosi alla presunta vittima.


In occasione dell’esecuzione dei lavori di rifacimento della SS. 640 Agrigento – Caltanissetta, l’Anas ha eseguito la demolizione del Viadotto Petrusa, ponte che collegava Favara ad Agrigento senza mai ricostruirlo. Sono trascorsi 16 mesi e la mancata ricostruzione del ponte causa tuttora enormi disagi per studenti e pendolari, costretti a percorsi alternativi che oltre ad essere inadeguati per il grande flusso circolatorio, costringono ad allungare le percorrenze.

Pertanto, gli abitanti di contrada Petrusa hanno deciso di citare in giudizio l’Anas, per il risarcimento patrimoniale del danno, delegando l’Adiconsum e Cisl, attraverso il legale dell’associazione dei consumatori, a sostenerli e rappresentarli il 25 settembre 2018 dinanzi il Tribunale di Agrigento. 

 

“Riteniamo dagli atti in nostro possesso – affermano in una nota i segretari della Cisl Maurizio Saia ed il responsabile dell’Adiconsum Giuseppe Bosciglio – che l’Anas S.p.a. è l’unica responsabile della demolizione e della mancata ricostruzione del ponte Petrusa, che ad oggi continua ad arrecare danni patrimoniali, in particolare agli abitanti della zona.

Non è pensabile che l’Anas si possa sostituire nel governo del territorio nella programmazione della viabilità, tanto da stabilire sull’opportunità e l’utilità della ricostruzione dell’importante arteria, dimostrando la limitata conoscenza del territorio e la scarsa sensibilità sociale, legata secondo noi a scelte errate, errori di progettazione e risorse finanziarie utilizzate per altre infrastrutture.”

Un incendio, sulla cui natura stanno indagando i Carabinieri della Stazione di Montaperto, si è sviluppato all’interno di un deposito agricolo di proprietà di un agrigentino, pensionato, di 60 anni, nella frazione di Giardina Gallotti.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del comando di Villaseta. Non sono state trovate tracce di effrazione, né liquido infiammabile ma le piste seguite dagli investigatori sono svariate e non esclude nemmeno quella dolosa.

 

Il fuoco ha danneggiato alcuni macchinari all’interno del deposito ma i danni sono stati contenuti grazie al tempestivo intervento dei pompieri.

In un momento di crisi profonda dove con estrema facilità si rischia di togliere il diritto allo studio ai giovani che vogliono frequentare le sedi decentrate per la cultura, come i Consorzi Universitari, l’assessore regionale ai Beni Culturali porta a 50 mila euro il fondo destinato ai proprio viaggi istituzionali per il 2018. 

Sulla vicenda interviene la deputazione del Movimento 5stelle che dichiara: 

“Mentre le casse per la cultura siciliana piangono miseria, l’assessore regionale ai beni culturali pensa bene di triplicarsi il fondo per i viaggi, anzi di più. Tra gli emendamenti votati stamattina in commissione, infatti, salta fuori un emendamento che incrementa di 50 mila euro il fondo destinato ai viaggi dell’assessore per il 2018. Capitolo che fino ad oggi ne prevedeva 20 mila annui e che adesso, secondo le intenzioni dell’esecutivo dovrebbe salire fino a 70 mila euro annui. Non si tratta certamente di cifre esorbitanti, ma risultano essere un pugno allo stomaco in una regione nella quale, spesso mancano anche mille euro per effettuare la scerbatura in un parco archeologico”.  

I deputati del Movimento 5 Stelle all’Ars contestano l’opportunità politica dell’emendamento a firma del presidente della Commissione Bilancio Riccardo Savona, che prevede l’incremento di 50 mila euro sotto la dicitura ‘spese per i viaggi dell’assessore’.

“Siamo di fronte a un governo che chiede sacrifici agli operatori della cultura – sottolinea Gianina Ciancio – ma mendica 50.000 euro (ulteriori) alla commissione per i propri capitoli. Non è una questione di cifre, ma di segnali. È qui il segnale -chiosa Ciancio – è uno schiaffo in faccia ai siciliani”. “Stiamo ancora aspettando la soluzione agli 80 milioni di tagli – aggiunge Nuccio Di Paola. Non è aumentando il budget a disposizione dell’assessore per i suoi viaggi, che si rilancia il turismo dell’Isola”.

Il partito socialista agrigentino, tramite Sabrina Turano, Salvatore Valenti, Irene La Mattina e Giovanni Palillo, ha avviato una petizione popolare contro l’eventuale chiusura del Consorzio universitario di Agrigento. Un tavolo di raccolta firme sarà allestito ad Agrigento, venerdì prossimo, 20 aprile, e poi sabato 21 aprile, a Porta di Ponte, dalle ore 16 in poi. Gli stessi esponenti Psi affermano: “La presenza del Consorzio universitario nel territorio è indice di crescita e potenziale risorsa. I corsi andrebbero rivalutati diversificandone i contenuti”.

L’Ufficio Vertenze della Uil Provinciale di Agrigento interviene con Gero Acquisto e Roberto Migliara sulle anomalie e gli abusi che si registrano nei contratti di lavoro e sulla regolarità e il rispetto dei diritti per chi lavora nel nostro territorio, anche alla luce di altre morti sul lavoro, come il giovane precipitato dal traliccio ieri.

“I dati e le vertenze di lavoro purtroppo – continuano i due sindacalisti – in quest’ultimo anno hanno registrato ulteriori picchi che hanno reso la situazione una bomba sociale.
Sul nostro tavolo registriamo sempre più vertenze da parte di lavoratori vessati o che subiscono comportamenti contra legem da parte dei datori di lavoro.
Sul nostro tavolo arrivano sempre più denunce di lavoratori per vuoti contributivi in posizione assicurativa, abusi sui contratti a termine, licenziamenti che non rispettano le norme contrattuali, irregolarità del pagamento degli stipendi, mancate quote di accantonamento del tfr, lavoro nero.
E i settori sono trasversali: dall’edilizia ai servizi e fino all’agricoltura, questi comportamenti inquinano il mercato e vanno perseguiti senza esitazione dagli organi di controllo e la Uil ha dimostrato di essere sempre attenta ad anomalie o illeciti nei confronti dei lavoratori.
Come non si può far finta di nulla sulla sicurezza sui luoghi di lavoro; ormai è un bollettino di guerra. Anche questo ultimo caso di cronaca a Castrofilippo, con la morte del giovane di Bagheria, deve far riflettere le parti in campo, perché è troppo evidente che c’è qualcosa che non funziona e bisogna attivare tutti i controllo del caso nei cantieri, per ripristinare le normali condizioni di sicurezza e tutela sul posto di lavoro.
E’ chiaro che, a questo punto, chiederemo un incontro al Prefetto per sviscerare e trovare delle contromosse a una situazione che va risolta prima che si ripetano, purtroppo, altri casi mortali per eventuali imperizie o negligenze che non possono essere tollerate nel silenzio generale.
La Uil agrigentina esprime solidarietà alla famiglia Todaro per questa giovane vita spezzata a cui bisogna dare una risposta.”

 

Un incendio, sulla cui natura stanno indagando i Carabinieri della Stazione di Montaperto, si è sviluppato all’interno di un deposito agricolo di proprietà di un agrigentino, pensionato, di 60 anni, nella frazione di Giardina Gallotti.

 
Il fuoco ha danneggiato alcuni macchinari all’interno del deposito ma i danni sono stati contenuti grazie al tempestivo intervento dei pompieri.


 

Venerdì pomeriggio a Ribera la CGIL discute delle AREE INTERNE
PER UNA RINASCITA DEI TERRITORI RURALI E MONTANI

Le “aree interne” della provincia di Agrigento riguardano il 90.9 dei comuni; il 24.4 % della popolazione residente ed il 78,2% della superficie.
Il nuovo ciclo di programmazione 2014/2020 assegna un ruolo centrale allo sviluppo locale e alle politiche territoriali.
La Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) è una strategia specificatamente dedicata a quelle aree dell’Isola che si caratterizzano per un più elevato e differenziato grado di marginalità e svantaggio.
In Sicilia sono state definite 5 aree che aggregano Comuni definiti intermedi, periferici e ultra periferici per la loro elevata distanza dai “centri erogatori di servizi”, sulla base della classificazione operata dal Comitato Tecnico Nazionale Aree Interne.
Una di queste Aree è nella nostra provincia.
Il 7 novembre scorso è stato approvato il preliminare Strategia dei “Monti Sicani”: sono 32 i milioni di euro per i comuni della SNAI: Alessandria della Rocca, Bivona, Cianciana, San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina, Burgio, Calamonaci, Cattolica Eraclea, Lucca Sicula, Montallegro, Ribera, Villafranca Sicula.
In queste Aree si dovranno, pertanto, attuare azioni finalizzate all’innalzamento quantitativo e qualitativo dei servizi essenziali rivolti alla popolazione insieme a progetti di sviluppo locale che dovranno essere indirizzati in particolare ai seguenti settori/ambiti tematici: tutela del territorio e comunità locali; valorizzazione risorse naturali culturali e turismo; sistemi agroalimentari e sviluppo locale; risparmio energetico e filiere locali di energia rinnovabile; saper fare e artigianato.
La CGIL Sicilia, insieme a quella Agrigentina ed alla “neonanta” struttura di Zona di Sciacca, ritengono che sia giusto ed utile confrontarsi su queste tematiche: sulle tematiche della SNAI, su quella dei “piccoli comuni” che non sono dentro questa “Strategia” ma che vivono esattemente le stesse problematiche, più complessivamente sulle tematiche dello sviluppo.
Vero è che non è stata previsto alcun obbligo (a differenza di altri strumenti di “programmazione negoziata” del passato, (dai “patti territoriale” ai GAL) ma riteniamo che l’apporto positivo e propositivo delle nostre Organizzazioni sia utile.
Per discutere di tutto questo e dei problemi dei “piccoli comuni” organizziamo per VENERDI 20 APRILE alle ore 16.30 nella Sala Consiliare del Comune di Ribera una iniziativa cui parteciperanno:
• Massimo RASO Segretario CGIL Agrigento;
• Carmelo PACE Sindaco di Ribera
• Franco COLLETTI Segretario CGIL Zona Sciacca
• Ferruccio DONATO Resp. Dipartimento Attività Produttive CGIL Sicilia
• Filippo TANTILLO Ricercatore CNAI
• On. Girolamo TURANO Assessore Regionale Attività Produttive
Concluderà i lavori:
• MONICA GENOVESE Segretario Regionale CGIL Sicilia.

Sono stati invitati i Sindaci ed i Parlamentari Nazionali e Regionali eletti nella nostra provincia.

 

 

Si stringe il cerchio intorno a Matteo Messina Denaro. All’alba di oggi – su richiesta del della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo – gli agenti della Squadra Mobile di Palermo e Trapani, insieme ai militari del Ros di Trapani e ad agenti della Dia – hanno arrestato 21 persone ritenute “vicinissime” al super latitante di Castelvetrano. 

 

RUOLO APICALE. L’operazione “ha confermato il perdurante ruolo apicale di Matteo Messina Denaro della provincia mafiosa trapanese e quello di reggente del mandamento di Castelvetrano assunto da un cognato, in conseguenza dell’arresto di altri membri del circuito familiare”.

I PARENTI AI VERTICI DEI CLAN. Il legame di sangue guida il boss latitante Matteo Messina Denaro nella scelta degli uomini a cui affidare affari e gestione delle attivita’ illecite. Il vincolo mafioso finisce col coincidere con quello familiare. Il particolare emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo che ha portato al fermo di 22 tra boss e favoreggiatori del clan di Messina Denaro tra i quali diversi suoi familiari. Le indagini nel tempo hanno individuato al vertice delle cosche il cognato del capomafia Filippo Guttadauro, poi il fratello Salvatore Messina Denaro, quindi il cognato Vincenzo Panicola e il cugino Giovanni Filardo. E ancora il cugino acquisito Lorenzo Cimarosa, poi pentitosi, la sorella Patrizia Messina Denaro, i nipoti Francesco Guttadauro e Luca Bellomo. Oggi si conferma la scelta “familistica” del boss ed emerge il ruolo di protagonista in tutte le dinamiche mafiose sul territorio di due cognati del latitante che sono tra i fermati.

RISCHIO DI UNA FAIDA. Stava per scoppiare una nuova guerra di mafia tra i clan trapanesi: il rischio di nuovo sangue ha indotto la Dda di Palermo ha disporre il fermo di 22 tra presunti boss e favoreggiatori del clan del latitante Matteo Messina Denaro. In cella anche alcuni familiari del capomafia di Castelvetrano. Il 6 luglio 2017 e’ stato ucciso Giuseppe Marciano’, genero del boss di Mazara del Vallo, Pino Burzotta ed esponente della “famiglia” di Campobello di Mazara. Il contesto in cui e’ maturato il delitto ricostruito dagli inquirenti ha svelato una guerra in corso tra famiglia di Campobello di Mazara e quella di Castelvetrano. “A partire dal 2015, – si legge nel provvedimento della Dda – si registra un lento progetto di espansione territoriale da parte della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che ha riguardato anche il territorio di Castelvetrano, divenuto ‘vulnerabile’ a causa, per un verso, della mancanza su quel territorio di soggetti mafiosi di rango in liberta’, e, per altro, dalla scelta di Messina Denaro che, nonostante gli arresti dei suoi uomini di fiducia e dei suoi piu’ stretti familiari, non ha autorizzato omicidi e azioni violente, come invece auspicato da buona parte del popolo mafioso di quei territori”. Proprio Marciano’ si era molto lamentato del comportamento del latitante. “Da tale pericolosissimo contesto (certamente idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue) – scrivono i pm – in uno col pericolo di fuga manifestato da alcuni indagati, si e’ imposta la necessita’ dell’adozione del fermo”.

L’INTERCETTAZIONE. “Matteo (Messina Denaro ndr) è come Padre Pio”. E’ una delle intercettazioni captate dalle microspie della Dda di Palermo nell’ambito dell’indagine ‘Anno zero’ che all’alba di oggi ha portato al fermo di 21 persone.

Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni. Tutti reati aggravati dalle modalita’ mafiose.

Grandangolo