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Agrigento,ieri è stata approvata all’unanimità la mozione primo firmatario il consigliere di opposizione Marco Vullo, per lo slittamento della 1° rata Imu e la riduzione/annullamento della stessa per le Imprese commerciali ed artigiane e delle Piccole e Medie Imprese dovute al lockdown a causa del Covid 19 che ha messo in ginocchio il popolo agrigentino.

Il consigliere Vullo spiega che è una giusta opportunità per i cittadini e le imprese che si sono trovati a causa della forzata chiusura (chi parziale,chi totale),in difficoltà nel pagamento del tributo a causa delle perdite economiche.

Le risposte che hanno dato gli uffici finanziari e l’Assessore al bilancio Cuzzola,ancora non ci soddisfano,in pratica stanno predisponendo una delibera che sarà poi portata in consiglio e votata come prevede la legge.

Vista la scadenza del primo acconto del tributo Imu ravvicinatissima,il 16 giugno,l’amministrazione Firetto è già in netto ritardo nel portare a termine l’iter di differimento,sospensione o annullamento dell’Imposta Comunale che comunque deve essere calendarizzata in consiglio per l’approvazione finale del provvedimento.

Anche perché alcune attività commerciali sul tema della tassazione non hanno trovato fino ad ora nessuna agevolazione sull’Imu né da Roma,né da Palermo.

Per questo è giusto che l’Amministrazione attiva si faccia carico di questa situazione dando concretamente una mano d’aiuto sull’imposta comunale a chi ha subìto dei danni economici ingentissimi dal coronavirus.Voglio ricordare a questa amministrazione che già altri comuni della provincia hanno previsto delle forme di agevolazione a cittadini e imprese con interventi tempestivi e senza rincorrere scadenze così ravvicinate”

 

L’emergenza sanitaria di questi mesi ed il conseguente lockdown  ha causato un generale aumento dei prezzi  di generi alimentari, frutta, verdura, carni, prodotti per la pulizia della persona e della casa, abbigliamento. I dati l’Istat  confermano decisamente tale tendenza.

Ad affermarlo sono i responsabili delle  associazioni dei consumatori della provincia di Agrigento Pippo Spataro per  Cittadinanzattiva e Manlio Cardella per l’ Unione Nazionale Consumatori che danno così voce alle proteste di cittadini, utenti e consumatori, giovani e meno giovani, che lamentano diffusamente  un aumento del caro vita proprio ad avvio della fase 3 della pandemia, all’apertura di bar,  rosticcerie, supermercati, rivendite di frutta e verdura,  ristoranti e negozi i cui prezzi di tali esercizi sono aumentati di parecchio, rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione.

A tale fenomeno ha contribuito la irrefrenabile corsa alle scorte  dovuta alla paura di rimanere con la  dispensa vuota che sin dalle prime fasi del lockdown ha messo in crisi soprattutto le famiglie a basso reddito, per non parlare dei cassintegrati e disoccupati del tutto. Da colloqui telefonici con i cittadini  e da indagini sommarie, continuano Spataro e Cardella,   le lamentele si confermano assolutamente  reali e fondate, seppur gli aumenti  non sono estesi a tutte le attività. Abbiamo voluto capire e renderci conto del  perchè di questi aumenti, consultando anche  vari gestori, molti dei quali giustificano tale situazione poiché presi dall’affanno di recuperare il danno arrecato durante la fase del lockdown.  Fortunatamente, non tutti gli esercenti  hanno adottato  tale politica di vendita. L’aumento dei prezzi non fa girare la moneta, non da certezza,  non favorisce il  commercio.  Una cosa certa affermano, Cardella e Spataro,  è l’aumento dei disoccupati, di imprenditori e liberi professionisti senza lavoro,  di famiglie impoveritesi giorno dopo  giorno che cercano davvero  di sopravvivere. Sono a migliaia coloro che  ancora non hanno ricevuto gli aiuti promessi, facendo davvero salti mortali e grandissimi sacrifici per portare  continuare a vivere dignitosamente. Affiorano segnali preoccupanti anche in direzione del ricorso all’usura ed agli usurai.Le associazioni di categoria di commercianti ed esercenti dovrebbe consigliare ai propri associati di adottare politiche di richiamo ai consumi attraversano diffuse campagne di fidelizzazione con sconti e  prezzi sempre più bassi capaci di far superare la persistente titubanza e paura della gente dovuta agli strascichi residui del corona virus.   Esortiamo i sindaci e consigli comunali ad incontrare contestualmente, nei modi e nelle forme consentite,   associazioni degli utenti e dei commercianti  per un confronto di merito e proporre soluzioni in materia di ripresa  economica, lavoro, consumi  ed abbattimento tassazioni locali. Nel contempo auspichiamo che i sindaci predispongano per tramite della polizia annonaria  adeguati e frequenti controlli  in materia di prezzi  su beni de servizi e prodotti di consumo in tutta la provincia.

Semplificazione delle procedure di autorizzazione e nulla osta; fondi ai siti culturali per garantire maggiori investimenti; una più agevole corrispondenza di obiettivi con i Comuni ospitanti dei siti Unesco. Sono alcuni dei temi che il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, ha affrontato oggi con l’assessore regionale dei Beni Culturali, Alberto Samonà. “Ho rappresentato l’esigenza di un maggiore ascolto delle istanze del territorio. Prima fra tutte la semplificazione burocratica. Le attuali procedure sono complesse in modo eccessivo o necessitano di tempi lunghissimi anche per pareri su questioni minimali da parte delle Soprintendenze. In un mondo che ormai si muove veloce e che da anni pratica la semplificazione amministrativa, invero non c’è organo più elefantiaco. Accanto alle esigenze di sempre maggior tutela dei beni culturali e ambientali, lo snellimento di alcune procedure sarebbe auspicabile almeno in determinati contesti, anche nei rapporti con i Comuni, e non soltanto con cittadini e imprese”. Oggetto del confronto è stata anche l’evoluzione della legge sui Parchi, che negli ultimi anni ha subito modifiche che ne hanno snaturato l’intendimento originario, in particolare sulla capacità di incidere e sul rapporto con i Comuni. “Ogni rimedio – sottolinea il sindaco Lillo Firetto – ha invero prodotto come esito uno scollamento ancora maggiore col territorio. Oggi i Parchi, peraltro, vivono una grande difficoltà finanziaria, con il blocco anche di attività di scavo e di manutenzione. Stanno infatti subendo il carico enorme di altri siti culturali. Una condizione finanziaria che non è più quella di un tempo che consentiva di fare investimenti. Occorre invece rimetterli nelle condizioni di avere una maggiore agibilità finanziaria, anche per consentire di farli tornare a investire di più sul territorio in cui si trovano”

Una delegazione del 3* Reparto – Piani e Operazioni – del Comando Generale delle Capitanerie di Porto ha fatto visita alla Capitaneria di Porto di Porto Empedocle, dove è stata accolta dal Comandante del porto e Capo del Compartimento Marittimo, Capitano di Fregata(CP) Gennaro Fusco. La delegazione costituita dal Contrammiraglio(CP) Sergio LIARDO, Capo del 3° Reparto, dal Capitano di Vascello (CP) Andrea Tassara e dal Capitano di Vascello Sergio Lo Presti, ha pianificato la visita presso il Compartimento Marittimo di Porto Empedocle, in relazione all’incessante e diuturno impegno dei reparti operativi del Compartimento impiegati in numerose operazioni di soccorso in mare svolte nel canale di Sicilia ed in particolare nelle acque antistanti l’isola di Lampedusa nel corso degli ultimi, volendo in tal modo rendere merito per l’eccellente lavoro svolto con dedizione e spirito di sacrificio. In merito a tale importante aspetto la delegazione degli alti Ufficiali del Corpo ha incontrato gli equipaggi delle unità navali avendo modo di apprezzare il quotidiano lavoro svolto dagli equipaggi delle motovedette dislocate presso la capitaneria marinese (Le motovedette CP860, CP287, CP2093 e GC111B) nonché del personale militare della Capitaneria di Porto.

La visita ha costituito un momento di particolare importanza per la Capitaneria di Porto di Porto Empedocle, nel corso dell’incontro con il personale l’Ammiraglio Liardo ha ringraziato il Comandante Fusco ed il personale tutto anche per l’esemplare impegno in relazione alla presenza della nave destinata alla quarantena dei migranti “Moby Zazà” e per le numerose operazioni di polizia giudiziaria in particolare a difesa dell’Ambiente e della filiera ittica che hanno dato lustro al corpo delle capitanerie di porto, la vicinanza del Comando Generale ha rinnovato l’entusiasmo e l’impegno del personale della Capitaneria di porto alle porte della stagione estiva.

Al termine dell’incontro l’Ammiraglio Liardo ed il Capitano di Vascello Tassara unitamente al Comandante Fusco si sono recati presso la Procura della Repubblica di Agrigento per un cordiale incontro con il Procuratore Aggiunto Salvatore VELLA, nel corso del quale è stato rinnovato l’impegno del corpo in relazione alle numerose attività in cui il corpo è impegnato.

 

Quell’uomo col berretto e giacca grigi era diventato una figura costante in città, la gente si era talmente abituata ad incontrarlo ogni mattina che quando sparì , nel lontano anno 2000, in molti lo notarono, specialmente i suoi clienti.
Don Peppe Cacciatore, originario di Raffadali, durò in piazza San Calogero quasi 50 anni.
Non aveva una postazione fissa, il suo deposito di giornali erano i gradini del santuario del Santo Nero.
Si dice che non avesse alcuna autorizzazione scritta per stare in quel posto ma, nonostante questo, per un cinquantennio fu lo strillone, l’unico, di Agrigento.
La sua figura, il modo di vestire in particolare, erano singolari . Con quel suo berretto con su scritto Giornale di Sicilia e la sua giacca, abbastanza larga, che conteneva all’interno diverse tasche, appositamente realizzate, dentro cui riponeva tutto quello che la gente nell’arco della giornata gli donava, frutta, bottigliette con caffè, bottiglie di vino, lo facevano riconoscere anche da lontano. Qualcuno ricorda che teneva in una di queste tasche tre grosse castagne perché lui sosteneva lo proteggessero dalle intemperie.
Il suo lavoro lo sapeva fare, specialmente quando doveva depositare al volo la copia del giornale ai clienti che transitavano in auto. Lui ricordava, nonostante ne avesse tanti, quelli a cui consegnare il La Sicilia o il Di Sicilia.
Non solo, ricordava per filo e segno le somme che ognuno di questi gli doveva , questo perché non sempre era comodo, per via del traffico, poter pagare e ricevere magari il resto. Spesso l’operazione di consegna avveniva con la macchina in movimento.
Riusciva a vendere tante copie perché aveva clienti tra i diversi uffici ubicati in centro città e lui provvedeva a consegnarglieli sul posto di lavoro.
Si racconta che l’editore Ciancio del La Sicilia invitò alcuni titolari di rivendite di Agrigento a denunciarlo perché privo di contratto con la testata giornalistica catanese e che il proprietario del giornale ricevette un netto rifiuto da parte di tutti per la stima che don Peppe godeva tra i suoi colleghi.

Nino Reginella

La foto è di Silvio Licata

Quale premio agli eroi?

La regione Sicilia per il tramite del dipartimento regionale per la pianificazione strategica ha destinato per tutto il personale dell’ASP di Agrigento, 320€.

Con questa somma, adesso, l’amministrazione dovrà remunerare le tante e tante ore di lavoro, impiegate dal personale per la gestione delle attività contro il virus.
Lo dichiarano il segretario generale della FpCgil Enzo Iacono e Antonio Cutugno, coordinatore Sanita FpCgil.

Registriamo tra il personale, rabbia e frustrazione. Siamo increduli di fronte a questa ennesima mortificazione del personale. Ancora oggi, il personale attende le 100 € ed il bonus dei 1000 €. Adesso giunge questa circolare come un fulmine a ciel sereno. Le 320€ destinate all’ASP di Agrigento sono determinate per giornate di degenza di pazienti Covid. Com’è noto, la nostra provincia non ha trattato pazienti Covid per assenza di un reparto di malattie infettive. Ciò non può però, non tener conto dell’impegno e del sacrificio di tanti lavoratori di codesta Asp, che a vario titolo sono stati impegnati nella lotta al Covid-19. Abbiamo attivato la Segreteria Regionale che, già da lunedì, chiederà un incontro urgente in assessorato per trovare una soluzione a questo vergognosa umiliazione. Al manager Mazzara ed al direttore sanitario dott. Mancuso chiederemo un incontro urgente per definire soluzioni alternative che possano premiare i lavoratori interessati.

Lo scorso 25 gennaio la Procura di Agrigento, tramite la pubblica ministero Elenia Manno, ha ha chiesto il rinvio a giudizio di C P, sono le iniziali del nome, 32 anni, di Favara, imputato di avere abusato, in Romania, di una ragazzina, oggi sedicenne, figlia di un amico che ha ospitato lui in Romania. Il 27 giugno del 2019, in occasione dell’incidente probatorio, la ragazzina ha dichiarato: “Ha approfittato dell’assenza di mio padre per violentarmi, gli ho chiesto di fermarsi ma non lo ha fatto”. Ebbene, C P è stato già condannato per tale reato in Romania a 1 anno e 2 mesi di carcere. Ecco perché il difensore del favarese, l’avvocato Angelo Nicotra, si oppone alla richiesta di rinvio a giudizio, allorchè C P, se rinviato a giudizio, sarebbe giudicato una seconda volta per lo stesso reato. Lo stesso Nicotra si oppone di conseguenza anche alla richiesta di costituzione di parte civile della presunta vittima tramite l’avvocato Salvatore Cusumano. Il giudice per le udienze preliminari, Stefano Zammuto, deciderà il prossimo 21 luglio.

“Al più presto anche Lampedusa sarà dotata di una struttura ospedaliera”: così annuncia il presidente della Regione, Nello Musumeci, che aggiunge: “Il governo regionale realizzerà uno studio sulla possibilità di istituire una struttura ospedaliera a Lampedusa. La proposta dell’amministrazione comunale, avanzata il 3 giugno a Palermo nel corso della riunione che abbiamo voluto sulla sanità nelle Isole minori, merita di essere valutata con attenzione ed è perfettamente coincidente con la posizione, da noi sempre espressa, che considera Lampedusa una terra di interesse internazionale. Dobbiamo tutti convincerci che vivere su una piccola isola non è spesso agevole, e noi abbiamo il dovere di imporre un cambio di tendenza, anche nelle attenzioni minime necessarie. Entro la fine dell’estate lo studio su Lampedusa sarà pronto e, a quel punto, valuteremo la effettiva realizzabilità di questa proposta, anche sotto il profilo non marginale del possibile reperimento del personale necessario e la compatibilità con le norme sulla programmazione ospedaliera, avviando una indispensabile interlocuzione con il governo nazionale”.

Ad Agrigento uno stabile al Villaggio Mosè, lungo viale Cannatello, è stato adibito a centro d’accoglienza per la quarantena dei migranti. Si tratta di una struttura già in passato utilizzata come centro di accoglienza per minori extracomunitari. Al momento sono ospiti 70 tunisini, tutti uomini approdati nei giorni scorsi a Lampedusa e poi trasferiti a Porto Empedocle, e le cui condizioni di salute al momento non destano preoccupazione.

A presidiare la zona sono agenti e mezzi della Polizia di Stato. L’attivazione del centro per la quarantena anti-covid 19 ha sollevato parecchie critiche nel popoloso quartiere agrigentino. A poche centinaia di metri è attivo da alcuni mesi un altro centro d’accoglienza ricavato in un palazzo utilizzato anni addietro come sede degli uffici dell’Azienda sanitaria, dove sono accolti un centinaio di migranti di varie nazionalità.

Questo centro si aggiunge ad un altro, già esistente, che si trova nei pressi della miniera Ciavolotta, lungo la ss.115, ex capannoni Camedil. Nella struttura vengono portati i migranti che dovranno effettuare la quarantena.