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Il Soroptimist Club Agrigento, propone una campagna d’ informazione sulla medicina di genere e, soprattutto, sui rischi legati alle patologie cardio vascolari nelle giovani e giovanissime donne per raggiungere l’obiettivo di una salute più equa per tutti. Il seminario “ SI parla di cuore”, vuole informare le studentesse sui rischi legati alle patologie cardiovascolari mettendo l’accento sull’importanza della prevenzione e dei corretti stili di vita. Il 19 marzo presso l’Aula Magna del Liceo Classico “Empedocle”, a partire dalle ore 11:00 si susseguiranno gli interventi di personale altamente qualificato. Alla presenza della Presidente del Soroptimist Club di Agrigento Dott.ssa Jaana Helena Simpanen, la Dirigente scolastica del Liceo Classico Dott.ssa Anna Maria Sermenghi, il Primario dell’UOC di Cardiologia Dott. Giuseppe Caramanno insieme alle socie del Club, con competenze mediche, illustreranno i rischi legati alle patologie cardiovascolari e spiegheranno quali strategie è possibile mettere in atto per una corretta prevenzione.

“Ci risiamo, San Leone è in preda al commercio abusivo con grave danno di immagine sia dal punto di vista turistico sia per i commercianti onesti”.

Ad affermarlo è Francesco Picarella, il presidente di Confcommercio Sicilia pone l’accento sulla questione vendita di merce contraffatta a San Leone.

“Una volta al lungomare – dice –  l’impressione è di trovarsi in un suk. Una succursale di Fendi e Gucci. Peccato che tutto ciò che viene esposto è falso. C’è di tutto, dalle scarpe alle borse, perfino orologi e capi di abbigliamento. Pensare – aggiunge Picarella -, che pochi mesi fa l’amministrazione comunale aveva fatto rimuovere i venditori di panini senza però mai trovare un’area alternativa promessa. Ad oggi – dice il presidente di Confcommercio – non è stata proposta nessuna soluzione e nel frattempo si continua ad assistere ad uno scenario di illegalità in barba alle regole del sano vivere civile”.

Proprio Confcommercio Agrigento, appena un anno fa,  aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Agrigento contro il commercio abusivo di merce contraffatta. “Tale vendita è reato, acquistare merce taroccata è anch’esso un reato, voltarsi dall’altra parte è favoreggiamento”. Queste le parole del presidente di Confcommercio, Francesco Picarella circa quanto accade a San Leone dove, anche oggi si assiste alla vendita di merce di ogni genere da parte di extracomunitari, per lo più contraffatta”.

 

Parte domani 18 marzo la tre giorni di attività dedicate alla raccolta differenziata a Sciacca. Le ditte Sea e Bono Slp hanno infatti aderito alla seconda edizione del Mese del riciclo di carta e cartone ed insieme a Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi cellulosici, hanno organizzato una serie di iniziative all’istitto comprensivo “Mariano Rossi”.
Si tratta di un Laboratorio didattico per la realizzazione di carta riciclata” che contribuirà a fare chiarezza su questi temi.
L’evento è rivolo agli alunni delle classi di 2 media della scuola secondaria primo grado “Mariano Rossi”.
Giorno 18 si terrà una lezione sulla raccolta differenziata con spiegazione didattica sul ciclo della carta con il coinvolgimento degli studenti nella creazione di fogli di carta utilizzando carta riciclata con la spezzettatura della carta e macerazione della stessa in acqua.
Giorno 19 si procederà con la realizzazione di fogli di carta riciclata utilizzando i fogli di carta macerata del giorno prima. Sarà allestito un laboratorio utilizzando le vecchie tecniche di costruzione della carta a mano con l’ausilio di telai professionali come quelli in uso nei laboratori Fabriano.
Giorno 20 si effettuerà la visita presso la piattaforma SAM S.r.l. di contrada Santa Maria a Sciacca. Con la carta realizzata si darà la possibilità, ad ogni classe, di esprimere la propria creatività nell’ambito del tema “Raccolta differenziata”.
L’idea più originale sarà successivamente premiata.
Il Mese del riciclo di Carta e Cartone è organizzato da Comieco (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi Cellulosici) in collaborazione con la Federazione della carta e della grafica, Assocarta e Assografici e Unirima e il patrocinio di Anci, Confindustria e Ministero dell’Ambiente. Un’occasione per scoprire talenti, professionalità, tecnologie, novità e curiosità dal mondo del riciclo di carta e cartone e riscoprire quanto sia utile e importante l’impegno quotidiano nel fare una corretta raccolta differenziata.

Stamattina, a Licata, è stata deposta una corona di alloro in ricordo di Vincenzo Di Salvo, operaio e sindacalista assassinato il 17 marzo 1958. L’iniziativa, dal titolo “Ricordando Vincenzo Di Salvo”, è stata promossa da A testa alta, Cgil, Libera e Fillea, sigla sindacale che raccoglie i lavoratori edili e affini e a cui lo stesso Di Salvo era iscritto con la carica di segretario responsabile della locale sezione.

Vincenzo Di Salvo era nato a Licata il 5 novembre 1922. Quando fu ucciso aveva trentacinque anni ed era sposato e padre di due figli, Francesco e Antonietta, rispettivamente di sei e tre anni; la moglie, Angela Carusotto, in grembo portava il loro terzo figlio, Vincenzo.

Quella di Di Salvo è una storia di grande impegno sociale e sindacale, di coraggio, solidarietà e altruismo; una storia sepolta nell’oblio per sessant’anni, riscoperta, documentata e consegnata da A testa alta alla società civile. Ed è stata proprio questa associazione, due anni fa, a tirar fuori dai polverosi archivi documenti su documenti, raccogliendo tutto il voluminoso incartamento processuale che ricostruisce la sequenza dei fatti a partire dal sopralluogo effettuato nei primissimi istanti dai Carabinieri di Licata fino alla condanna definitiva a quattordici anni di carcere per Salvatore Puzzo, giudicato responsabile dell’omicidio del sindacalista licatese.

Con alle spalle diversi precedenti penali, indiziato di mafia e ritenuto affiliato al clan facente capo all’anziano massaro Angelo Lauria, Salvatore Puzzo, dopo il delitto, si diede alla latitanza. Venne arrestato l’8 settembre 1959 a Frosinone, dove viveva sotto falso nome.

Gli interrogatori dei testimoni oculari e i racconti dei compagni di lavoro di Vincenzo Di Salvo disegnano con precisione il quadro in cui quell’omicidio è maturato.

La ditta Jacona di Agrigento stava eseguendo dei lavori a Licata per la costruzione di una strada in contrada “Stretto” e altre opere per la realizzazione delle fognature e per l’arginatura del Salso. Circa ottanta i lavoratori impiegati nei tre cantieri. L’impresa, però, non era puntuale nei pagamenti dei salari, degli assegni familiari e delle differenze paga; inoltre, non corrispondeva ai suoi dipendenti gli emolumenti previsti per i lavori disagiati, costringendoli a lavorare oltre le otto ore previste, con una pausa pranzo di appena mezz’ora. Per questo, in più occasioni, gli operai avevano proclamato lo stato di agitazione e da tre a cinque giorni di sciopero. Di fronte alla compattezza della lotta, all’unità dei lavoratori di tutti i tre cantieri allestiti a Licata, la ditta alla fine era costretta a sedersi a un tavolo di trattative e a corrispondere, se non tutte, gran parte delle spettanze agli operai.

Alla testa di quelle lotte c’era Vincenzo Di Salvo, che dirigeva la Lega Edili, aderente all’organizzazione unitaria, e contemporaneamente lavorava alle dipendenze della ditta Jacona, nel cantiere per le fognature cittadine.

Ad un certo punto, in quel cantiere, si presentò Salvatore Puzzo: «Più volte ci chiedevamo cosa venisse a fare. Dava un’occhiata in giro e se ne andava. Con lui c’erano altri elementi maffiosi di fuori i quali diffidavano noi operai a non insistere nelle richieste dei nostri diritti. Il Puzzo non aveva alcuna incombenza di lavoro. Veniva a controllarci e basta. S’intrometteva subito pure se qualcuno degli operai lamentava degli errori nella busta paga, cercando di convincerlo a desistere. Ne parlammo con il brigadiere Cirota e il segretario della Camera del lavoro Moscato. La sola sua presenza contribuiva a tenere gli operai in stato di soggezione. Nel marzo di quest’anno, siccome la paga ritardava da un mese e mezzo, gli operai di tutti e tre i cantieri decidemmo di scendere di nuovo in sciopero. Il Puzzo si intromise in tutti i modi per fare cessare lo sciopero e ad alcuni operai, per indurli a tornare al lavoro, disse che se la ditta non avesse pagato, avrebbe anticipato lui i soldi».

A parlare è Vincenzo Burgio, compagno di lavoro di Vincenzo Di Salvo, sentito all’indomani dell’omicidio e successivamente durante processo. Questa volta c’è qualcuno parla e che ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto: una svolta insolita e imprevista nel panorama omertoso che fa da sfondo a uno dei periodi più turbolenti e sanguinosi della storia di Licata che, dopo l’uccisione del vecchio massaro Angelo Lauria, vede entrare la discordia nelle varie famiglie mafiose licatesi per assumere la direzione delle attività criminali.

E Vincenzo Burgio non è il solo a parlare; lo fanno anche Salvatore Burgio e Nicolò Gueli, altri due colleghi di Di Salvo testimoni oculari dell’omicidio, e molti altri lavoratori della ditta sentiti dai Carabinieri la stessa notte e all’indomani del delitto: «Venerdì 14 marzo presso il Comune vi fu una riunione, presieduta dal sindaco Santamaria e da aderenti alla C.G.I.L. Comunque ci fu rassicurato, poi, che avremmo avuto il pagamento sabato 15 marzo, ma non si fece vedere nessuno, né il sabato 15 marzo né la domenica giorno 16. Ci fu comunicato che il pagamento sarebbe certamente avvenuto la sera del lunedì 17. Tutti gli operai ci riunimmo in Piazza Progresso per attendere il ragioniere della ditta. Ad un certo momento, venne il rag. Buzzetti, il quale ci disse che aveva soltanto un milione e che voleva darci un acconto. Siccome gli operai eravamo circa ottanta ed eravamo in credito di circa un mese e mezzo di lavoro, data l’esiguità dell’acconto che ci sarebbe toccato, rifiutammo di accertarlo. Quella sera, ad un certo momento, proprio davanti al centralino telefonico, vidi il Puzzo con il Di Vincenzo e mi cugino Burgio Salvatore; quest’ultimo, padre di otto figlie da sfamare e che doveva avere dalla ditta circa 70.000 lire, rivoltosi al Puzzo gli disse: “perché non ci paghi tu dato che ti sei messo in mezzo?” Il Puzzo gli rispose: “tu sei ignorante, un cretino”. La discussione fini lì».

Agghiacciante il racconto di quei momenti: «Quindi, io, Di Salvo Vincenzo, Burgio Salvatore e Gueli Nicolò ci avviammo insieme verso la via Bucceri per andare in una bettola a bere un po’ di vino. Fatto un tratto di strada, fummo raggiunti subito dopo dal Puzzo Salvatore e dal Di Vincenzo Giuseppe. Il Puzzo ci disse “dove andate?”. Rispondemmo che eravamo diretti alla bettola. Il Puzzo, invece, ci disse di proseguire con lui che doveva parlarci. Aggiunse: “vi porto io in un posto dove si beve del vino buono”. Quando eravamo nei pressi della scala che porta alla via Santa Maria, la seconda dove c’è la cabina dell’Enel, il Puzzo ci disse che era molto offeso per il fatto che in pubblica piazza Burgio Salvatore gli aveva detto che si era intromesso e che quindi i salari doveva pagarli lui. Subito dopo disse “Questa offesa non me la dovevi fare. Voi non sapete chi sono io”. A quel punto, Vincenzo Di Salvo rispose: “un cristiano come noi”. A questa risposta, il Puzzo cominciò ad offendere tutti dicendo che eravamo dei “pupi”, all’improvviso tirò fuori dal petto una pistola, la mise a fuoco ed esplose un colpo dalla distanza di circa due metri; attinse il povero Di Salvo, che era più vicino e che cadde a terra. Appena vidi il Di Salvo a terra, rimasi di pietra. Vidi che il Puzzo continuava a maneggiare l’arma tirando fuori l’otturatore all’indietro. Gridai “mamma mia, morto sono” e tutti noi ci demmo alla fuga. Io mi diressi in caserma».

Altre numerose dichiarazioni raccolte all’epoca dai Carabinieri sono valida testimonianza di civiche virtù e di altruismo spinto fino al sacrificio («Vincenzo Di Salvo si era messo in mezzo, alla vista dell’arma, per non farlo sparare») nonché della violenza e prepotenza mafiosa contro la quale il giovane sindacalista licatese mai ebbe momenti di esitazione.

È la Corte di Assise di Appello di Palermo a mettere nero su bianco che «L’azione del Puzzo ben si addice alla sua personalità violenta e prepotente. Egli infatti ha dei precedenti penali ed è ritenuto dagli inquirenti un mafioso. Il suo ruolo indefinito in seno all’impresa Jacona (guardiaspalle dell’impresa, persona di fiducia, sorvegliante, fornitore di materiale) ed il suo atteggiamento spavaldo e intimidatorio lo rendevano inviso a tutti gli operai, tanto che ne avevano fatto oggetto di specifica lamentela sia con il Brigadiere dei Carabinieri Cirota, sia con il Segretario della Camera del Lavoro. Tale individuo che già aveva mal sopportata la frase pronunziata dal Burgio appena sentì vieppiù diminuita ed offesa la sua personalità dallo stesso Burgio il quale gli intimò di non immischiarsi più nelle loro questioni di lavoro, vide cadere tutto il castello di argilla della sua personalità di uomo di rispetto che aveva sempre imposto la sua volontà, non uso a sopportare diminuzioni del suo prestigio ed accecato dall’ira tirò fuori l’arma e fatto qualche passo indietro fece fuoco attingendo il povero Di Salvo, che si era posto in mezzo per scongiurarlo di usare l’arma. Tale è senza dubbio il motivo che indusse il Puzzo al delitto».

Durante la cerimonia di scopertura della lapide, avvenuta due anni fa, A testa alta consegnò l’intero carteggio raccolto, circa 600 pagine, alla famiglia Di Salvo e all’allora assessore del Comune di Licata Annalisa Cianchetti affinché tutti potessero approfondire la conoscenza di Vincenzo Di Salvo, figura significativa di coraggiosa ribellione alla logica mafiosa, come quella dell’altro concittadino Salvatore Bennici, ucciso il 25 giugno 1994 per essersi opposto al racket di Cosa Nostra.

L’anno successivo, la Fillea Sicilia istituì una borsa di studio del valore di mille euro, vinta poi dagli studenti della quarta B del liceo classico “Vincenzo Linares” di Licata con un bellissimo cortometraggio dal titolo “In ricordo di un eroe”.

All’iniziativa di oggi hanno partecipato la Polizia Municipale, l’assessora Laura Termini con delega ai servizi sociali/solidarietà e l’assessore ai lavori pubblici/territorio e ambiente Antonio Pira, rappresentanti di varie associazioni, come la Federconsumatori e il Comitato Civico Cantavenera, e molti cittadini. Diversi gli interventi, tra cui quelli del segretario della Fillea agrigentina Vito Baglio, di Irene Santamaria dell’associazione A testa alta e dello stesso assessore Pira che, a nome dell’amministrazione comunale, si è impegnato a intitolare una strada al sindacalista Di Salvo.

I carabinieri della Compagnia di Canicattì stanno indagando su un furto compiuto la scorsa notte ai danni di un bar posizionato all’interno della stazione di servizio DB in via Giudice Saetta, a Canicattì.
 
Ignoti sono riusciti ad entrare all’interno del bar utilizzando una mazza per scardinare il lucchetto: una volta dentro i malviventi hanno portato via diverse slot machines e il registratore di cassa.

Il bottino si aggira intorno a mille euro.

Tra le proposte esitate ieri dalla Giunta Regionale di Governo in merito alle ultime volontà politiche manca la dichiarazione ufficiale resa dall’assessore Regionale dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa, nella seduta dello scorso 6 Marzo all’ ARS a meno di 36 ore dalla sua tragica scomparsa in risposta ad un’interrogazione dei 5 stelle che riguarda l’azzeramento di tutti i vertici del Consiglio del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento.

Ecco il video

“Mala tempora currunt” per l’amministrazione comunale di Porto Empedocle presieduta dalla sindaca Ida Carmina, del Movimento 5 Stelle. Lo scorso 13 marzo hanno presentato una seconda mozione di sfiducia al sindaco i consiglieri Dario Puccio e Salvatore Bartolotta, depositando l’atto nella presidenza del Consiglio comunale affinchè anche altri consiglieri lo firmino. Servono, in particolare, 7 firme per trattare l’argomento all’ordine del giorno del Consiglio comunale. E gli stessi consiglieri Puccio e Bartolotta hanno affermato: “La mozione è frutto di una sofferta ed articolata riflessione politica e amministrativa. E’ stato doveroso da parte nostra dire basta ad una gestione amministrativa fallimentare dell’attuale giunta di governo. La mozione di sfiducia è stata presentata nell’interesse generale della collettività empedoclina e quindi vuole, da un lato, porre fine a questa disastrosa esperienza amministrativa, dall’altro essere da stimolo verso le forze locali che per troppo tempo sono state in silenzio”. Nel frattempo, adesso è in itinere un’altra mozione di sfiducia, la terza. Infatti, i gruppi consiliari che si riconoscono nelle posizioni politiche di Riccardo Gallo, Filippo Caci e Roberto Di Mauro hanno in cantiere una mozione con almeno 7 firme, così da rendere la mozione discutibile in Consiglio comunale concretizzando l’obiettivo di consolidare e rendere compatto il fronte dell’opposizione e porre poi l’intero Consiglio comunale empedoclino nella facoltà di votare assumendosi ciascun consigliere le proprie responsabilità.

 

Avrebbe simulato la dissociazione di una donna dal compagno pentito, il favarese trentaduenne Mario Rizzo.
Risulta così indagato per favoreggiamento l’Avv. Salvatore Cusumano.
Ieri è stata effettuata una perquisizione all’interno del suo studio legale dagli agenti della Squadra Mobile e dalla Procura della Repubblica di Agrigento.
“Non avendo nulla da temere –dichiara l’avv. Salvatore Cusumano- mi sono attivato tramite i legali per essere ascoltato mettendo a disposizione computer, telefonino e versione dei fatti. Nel rinnovare fiducia alle istituzioni –ha concluso la nota- comunico senza imbarazzo la notizia”.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sciacca, Rosario Di Gioia, accogliendo quanto richiesto dalla Procura tramite la sostituto Roberta Griffo, ha convalidato l’arresto ad opera dei Carabinieri di Pietro Leto, 19 anni, di Alessandria della Rocca, indagato dell’omicidio di Vincenzo Busciglio, 23 anni, anche lui di Alessandria, morto la sera di martedì scorso 12 marzo poco prima di giungere al pronto soccorso dell’ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera e vittima di un accoltellamento in via Sant’Antonio, nel centro storico di Alessandria della Rocca. Pietro Leto, difeso dall’avvocato Antonino Gaziano, si è dichiarato innocente: “Mai avuta alcuna discussione o litigio con Busciglio”.

La Scuola di Musica “Gaspare Lo Nigro” di Bivona presenta il II Concorso Nazionale di Musica “Armonie Sicane” 2019 in convenzione con il Comune di Bivona, con il Conservatorio di Musica “A. Scarlatti” e con l’Istituto Superiore “Luigi Pirandello”. Evento attesissimo al quale potranno partecipare Solisti, Formazioni strumentali e/o vocali di qualsiasi organico dal duo all’orchestra e/o coro, Associazioni musicali, Scuole di Musica, Accademie Musicali e Scuole Primarie e Secondarie di 1° e 2° grado. L’appuntamento è previsto in calendario dal 23 al 26 maggio 2019. 

Le varie iniziative si terranno presso l’Auditorium “Gaspare Lo Nigro” e l’Auditorium Santa Chiara di Bivona, nel cuore dei Monti Sicani. Il Concorso Nazionale “Armonie Sicane” è patrocinato, inoltre, dal Consorzio Provincia di Agrigento, dall’Ente Parco dei Monti Sicani, dall’Assessorato alla Promozione Culturale e dall’Assessorato Regionale al Turismo, alla Sport e allo Spettacolo. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di incentivare l’amore per la musica nei giovani, scopo principale del concorso musicale.

Le prove – si legge all’interno del regolamento – sono pubbliche e i concorrenti sono suddivisi in sezioni e categorie in base naturalmente all’età. Il concorso si svolgerà per tutte le sezioni in un’unica prova con un programma a scelta libera da parte del concorrente. All’interno del regolamento, inoltre, è possibile visionare la sezione, la categoria e la durata massima di ogni prova in base all’età nell’ambito dei Solisti, Pianoforte a Quattro Mani, Musica da Camera, Canto Moderno, Musica Corale, Musica Contemporanea e Jazz. Un concorso nazionale sarà riservato alle scuole.

Da evidenziare che il calendario dettagliato delle singole prove sarà pubblicato sul sito internet della Scuola di Musica “Gaspare Lo Nigro” entro e non oltre il 20 maggio prossimo. Sarà presente una commissione giudicatrice e nel regolamento è possibile visionare tutti i criteri di giudizio, le graduatorie e i premi in palio, che verranno consegnati durante la manifestazione conclusiva alla presenza della Giuria e delle Autorità. A tutti gli altri, concorrenti, invece, verrà rilasciato un attestato di partecipazione. I vincitori assoluti, i primi classificati e i vincitori dei primi speciali saranno tenuti ad esibirsi nel concerto finale del 26 maggio 2019 presso l’Auditorium “Gaspare Lo Nigro” di Bivona.

Le domande per l’iscrizione dovranno essere redatte in carta semplice ed inviate alla Scuola di Musica “Gaspare Lo Nigro” entro e non oltre il 30 aprile 2019. Sul sito internet www.acmbivona.it è possibile scaricare il modello e visionare i contatti, gli indirizzi, l’occorrente e tutte le modalità per l’adesione al II  Concorso Nazionale di Musica “Armonie Sicane” 2019.