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Nella mattinata di oggi alle ore 10:41 è stata registrata una scossa di terremoto di magnitudo 2.8 e profondità 9.5 km a Sciacca.

La scossa è stata avvertita lievemente dalla popolazione ma non si sono registrati danni a persone o cose.

Nell’ultima settimana sono avvenuti eventi sismici di “poca rilevanza” anche a Menfi e Santa Margherita del Belice.

Lo sciame sismico registrato dall’INGV in questi giorni non desta particolari preoccupazioni in quanto le scosse registrate sono state di lieve entità.

Un 30enne marocchino, residente da tempo ad Agrigento, è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica per l’ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia.

L’uomo avrebbe picchiato la sorella per futili motivi in una casa di via Garibaldi e si sarebbe anche ferito ad una mano in seguito ad un pugno scagliato contro una vetrata. Sul posto sono intervenuti gli agenti della sezione Volante della Questura di Agrigento guidati dal dirigente Francesco Sammartino.

Dieci Ispettori Capo del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Agrigento hanno proposto un ricorso , con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Mario La Loggia, davanti al Giudice del lavoro di Agrigento per il riconoscimento del diritto all’inquadramento nella categoria D del contratto collettivo di settore, nonchè per la condanna al pagamento delle differenze retributive, oltre interessi legali, ed al pagamento delle spese giudiziali. In particolare gli Avvocati Rubino e La Loggia hanno sostenuto che i ricorrenti, in possesso della qualifica di ispettore capo del Corpo di Polizia Municipale, 

hanno svolto le mansioni di coordinamento e controllo, percependo l’indennità correlata alle mansioni citate; ma il Comune di Agrigento, inopinatamente, ha mantenuto l’inquadramento nella categoria C, in luogo della categoria D. Si è costituito in giudizio il Comune di Agrigento, in persona del Sindaco pro tempore dr. Calogero Firetto, per chiedere il rigetto del ricorso. Il Giudice del lavoro di Agrigento, Dr.ssa Alessandra Di Cataldo, condividendo le tesi degli avvocati Rubino e La Loggia, secondo cui lo svolgimento delle mansioni di coordinamento e controllo rientra non già nella categoria C, in cui i ricorrenti erano inquadrati, bensì nella categoria D, ai sensi del contratto collettivo vigente per il comparto Autonomie Locali, ha accolto il ricorso, riconoscendo il diritto all’inquadramento superiore, oltre al diritto alle differenze retributive, maggiorate degli interessi, e condannando anche il Comune di Agrigento al pagamento delle spese giudiziali. Pertanto, per effetto della sentenza resa tra le parti, i dieci ispettori capo del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Agrigento hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all’inquadramento superiore, oltre che al pagamento delle differenze retributive, maggiorate degli interessi,  mentre il Comune di Agrigento dovrà pagare anche le spese giudiziali.

Ad Agrigento, in occasione del 53esimo anniversario della frana nel centro storico di Agrigento, il 19 luglio 1966, nell’atrio del Seminario, in piazza Don Minzoni, l’Ufficio Beni culturali della Diocesi, la sezione di Agrigento di Italia Nostra, l’Ordine degli Architetti e il settimanale L’amico del popolo, hanno organizzato una tavola rotonda intitolata “La città sospesa”.

Le interviste

Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato dal prefetto di Agrigento Dario Caputo, ha deciso l’incremento dei dispositivi di sicurezza, con riserva di successiva valutazione a seconda dell’evolversi degli eventi, per il procuratore capo Luigi Patronaggio e per il gip Alessandra Vella.

Il comitato ha valutato l’esposizione mediatica dei due magistrati e – in attesa che arrivi la decisione della Cassazione sul ricorso fatto dalla Procura di Agrigento contro la mancata convalida dell’arresto del comandante della “Sea Watch3”: Carola Rackete e di eventuali nuovi eventi legati all’immigrazione clandestina – ha optato per un potenziamento dei livelli di protezione. “Ci siamo riservati di rivalutare e modificare a seconda di come evolveranno i fatti” ha spiegato il prefetto Caputo.

E’ ripresa, dopo il vertice in Prefettura, la raccolta dei rifiuti a Canicattì, ferma da un paio di giorni per lo sciopero selvaggio degli operatori ecologici che hanno incrociato le braccia per protesta contro i ritardi di alcune mensilità arretrate. “Da un punto di vista prettamente legato agli stipendi e non condividendo l’interruzione del servizio da parte degli operatori ecologici– spiega l’amministratore unico della Sea, impresa capofila dell’Aro Canicattì Camastra, Gianni Mirabile – è stata trovata l’intesa per pagare le mensilità arretrate entro la prossima settimana. Per il resto – aggiunge Mirabile – il prefetto Dario Caputo, che ringraziamo per il grande lavoro di mediazione fatto in questa delicata vertenza, ha invitato le parti ad una maggiore collaborazione per far tornare la città al decoro che merita anche attraverso una serie di controlli e di attività repressive nei confronti degli incivili che rendono nullo il lavoro degli operatori ecologici trasformando in discariche tutte le aree che vengono bonificate continuamente. La lotta agli incivili della differenziata deve continuare ed essere più incisiva se vogliamo ottenere risultati anche per rispetto di chi la differenziata la fa seriamente”. Le aziende del Raggruppamento di imprese Sea, Iseda ed Ecoin hanno da parte loro dato la loro disponibilità per ripulire il territorio ancora una volta letteralmente “massacrato” da chi scarica ai bordi delle strade e lungo i marciapiedi ogni genere di rifiuto.

Davide Faraone non è più il segretario regionale del Partito Democratico. La commissione nazionale di garanzia del Pd, presieduta da Silvia Velo, con 5 voti a favore e 3 contrari, ha accolto i ricorsi dei tre componenti zingarettiani della commissione regionale per il congresso (Agata Teresi, Franco Nuccio e Meni Pirrone) e il ricorso di Antonio Ferrante, per i quali l’elezione di Faraone, lo scorso 13 dicembre, è stata illegittima. Adesso è attesa la nomina di un commissario regionale per traghettare il Partito Democratico siciliano al congresso in autunno. Il capogruppo al Senato del Pd, Andrea Marcucci, commenta: “La decisione di annullare l’elezione del segretario regionale del Pd siciliano Davide Faraone è di una gravità senza precedenti. Il diktat della commissione di garanzia è dettato da sole ragioni di corrente. Il segretario Zingaretti intervenga a difesa delle regole”. E dall’altra parte, Teresa Piccione, Angelo Villari e Renzo Bufalino, dell’area Zingaretti, commentano: “Il congresso del Pd siciliano è stato annullato. La commissione di garanzia nazionale riconosce quanto da noi evidenziato nei vari ricorsi presentati durante la fase congressuale e ripristina il campo democratico. Adesso si apre una nuova fase per la costruzione del nuovo Pd anche in Sicilia, una fase di confronto plurale che permetta a iscritti ed elettori di partecipare alla Costituente delle idee lanciata da Nicola Zingaretti per ritrovare la forza di una proposta alternativa in grado di cambiare la Sicilia e il Paese”.

Il Tribunale di Agrigento ha condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione un romeno residente a Palma di Montechiaro, Robert Moisei, 27 anni, imputato di violenza sessuale, percosse, rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. La notte di Capodanno del 2016, durante il cenone, Moisei, ubriaco, avrebbe molestato sessualmente la moglie di un connazionale, e poi, scatenatasi la colluttazione con il marito di lei, si sarebbe reso responsabile degli altri reati, compresa la rapina delle casse altoparlanti musicali e della resistenza alle forze dell’ordine intervenute sul posto.

La Cassazione, accogliendo il ricorso del difensore, l’avvocato Olindo Di Francesco, ha riqualificato l’imputazione di peculato in truffa, ed ha dichiarato la prescrizione delle condotte incriminate fino al 2012 per Maurizio Guercio, 60 anni, funzionario dell’ufficio personale dello Iacp, l’Istituto autonomo case popolari, di Agrigento, già condannato in primo grado a 3 anni, e in Appello a 2 anni e 10 mesi, perchè si sarebbe aumentato le buste paga assegnandosi due volte lo stipendio mensile, dal 2009 al 2013, percependo illecitamente oltre 125 mila euro. Pertanto adesso si procederà ad un secondo processo in Corte d’Appello per rideterminare la sentenza di condanna per truffa e non più per peculato, ed in ragione anche dell’intervenuta prescrizione.