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Era stato revocato in autotutela dal precedente Governo Regionale a ridosso delle consultazioni regionale del novembre scorso, sostituendolo con l’ennesimo commissario straordinario, adesso l’assessore ai Beni Culturali, Vittorio Sgarbi, con proprio decreto del 15 marzo, ha ridato legittimità ed esecutività all’organo presieduto da Bernardo Campo, che così, a distanza di pochi mesi, torna ad occupare la poltrona più importante dell’Ente. Una vicenda dai contorni giuridici turbolenti questa del Consiglio del Parco: il Comune di Agrigento, come si ricorderà, aveva proposto ricorso al Tar contro il decreto di nomina dell’organo datato marzo 2017 ed avverso il decreto assessoriale che aveva ridotto a tre il numero dei componenti il Consiglio, attribuendo al Sindaco  ed al direttore dell’Ente solo un potere consultivo e non vincolante e decisionale.

L’assessorato, invece, giudicando inammissibile il ricorso,  forte  del parere favorevole dell’Avvocatura di Stato e della normativa regionale recente, su istanza presentata da Campo nel gennaio scorso, ha ritenuto opportuno ripristinare la funzionalità del Consiglio, revocando la nomina del commissario straordinario Carmelina Volpe, ed attribuendo poteri di rappresentanza legale al presidente Bernardo Campo. Dunque, viene ricostituito l’organo amministrativo collegiale del Parco che dovrebbe attenuare quell’eccessivo potere discrezionale-burocratico-unilaterale che ha caratterizzato la gestione dell’Ente negli ultimi mesi.

Nel frattempo sono state rese note le spese per gli impianti audio e luci  per le manifestazioni della Festa del mandorlo: il costo per il servizio è stato di 68.000 euro di cui 34.000 alla ditta Pro Studios di Christian Vassallo ed altrettanta somma  alla Italservice di Riccardo Liotta.

Vittorio Sgarbi, assessore regionale dei beni culturali, commenta la presentazione all’Ars della mozione di censura a firma dei deputati 5 Stelle:

«Ai 5 stelle le attività culturali e la tutela del patrimonio artistico non interessano; ed è anche comprensibile considerato il loro retroterra. Hanno un solo obiettivo: creare difficoltà a Musumeci, crogiolandosi nella loro ignoranza che li porterà, dopo tante false promesse sulla pelle della povera gente, a sparire dallo scenario politico.

Essere cacciato su loro pressione non può che farmi solo onore»

 

Ad Agrigento non è più possibile neppure MORIRE, anche i morti vengono abbandonati al loro destino e le loro famiglie devono subire un ulteriore danno morale, l’ASP intervenga immediatamente, il problema delle mancate sepolture è più grave di quanto sia rappresentato dagli organi di stampa ed il silenzio dell’amministrazione è assordante.
La Procura si occupi subito di aprire un fascicolo sui CIMITERI COMUNALI di Agrigento, da anni c’è qualcosa che non va ad iniziare dalla compravendita di concessioni ad arrivare alla gestione delle tumulazioni passando dai servizi all’interno degli stessi ed alla mancata osservanza di leggi chiare e ben definite relative alla sepoltura.
Agrigento, la città dove anche i morti pagano le conseguenze del voto dei vivi.

Il gup del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha disposto il rinvio a giudizio nei confronti di un uomo di 40 anni, di Sant’Angelo Muxaro, accusato di stalking nei confronti della moglie con la quale è in fase di separazione.

 
Da qui la denuncia della donna, residente ad Aragona, e il rinvio a giudizio.

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i tre commercialisti – Salvatore Rizzo, Costantino Verbari e Cirso Sansone – chiamati a deporre da Giuseppe Burgio, imprenditore empedoclino ex “re della grande distribuzione”, finito in carcere circa un anno e mezzo fa per una bancarotta di oltre cinquanta milioni di euro nell’ambito dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza “Discount”. Attualmente Burgio si trova in regime di arresti domiciliari considerate affievolite le esigenze cautelari.

Il sindaco di Aragona, Giuseppe Pendolino, ha espresso vivo apprezzamento per l’operazione condotta dai Carabinieri di Aragona, coordinati dal Maresciallo Paolino Scibetta, che ha portato alla immediata individuazione degli autori del danneggiamento al minibus per il trasporto dei disabili, in uso al Settore Politiche Sociali del Comune, avvenuto nei giorni scorsi.

Il mezzo di trasporto, ricordiamo, era stato preso di mira da ignoti, successivamente identificati in due minori, sotto i 14 anni, di nazionalità rumena (non imputabili per la loro minore età, ndr), che ne avevano divelto alcune parti elettriche e meccaniche, rendendo il mezzo fuori uso per diversi giorni.

“Ringrazio i Carabinieri di Aragona –ha detto il sindaco Giuseppe Pendolino – per l’efficacia e l’efficienza con cui hanno condotto le indagini che hanno portato all’immediata individuazione dei responsabili del danneggiamento del mezzo per il trasporto dei disabili. Desidero, inoltre, congratularmi con il Maresciallo Sara Scirocco, che ha materialmente coordinato le ricerche, per il brillante risultato che ha riportato, così, serenità nella comunità aragonese scossa ed indignata per quanto accaduto. L’azione tempestiva ed incisiva dei Carabinieri – ha continuato il Sindaco – attesta la presenza dello Stato ad Aragona e contribuisce, altresì, ad accrescere il senso di sicurezza e la fiducia nelle Istituzioni nei cittadini. Le autorità mi hanno assicurato che si è trattato di una bravata commessa da ragazzini che non ha nulla a che vedere con atti di microcriminalità. Questa Amministrazione – ha concluso Pendolino- si riserva adesso di decidere quali azioni risarcitorie adottare avverso le famiglie dei due minori”.

“Il presidente della Regione Nello Musumeci valuti le condizioni di ineleggibilità che coinvolgono il sindaco di Casteltermini Gioacchino Nicastro e adotti le dovute determinazioni. Il signor Nicastro infatti alla data della sua candidatura e successiva proclamazione a sindaco era amministratore delegato di una cooperativa sociale che gestisce una residenza sanitaria assistita a Casteltermini (Ag), autorizzata e convenzionata con l’ASP di Agrigento, in palese violazione quindi con le norme sull’ineleggibilità”.

A rilanciare la questione è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Matteo Mangiacavallo che facendo seguito all’atto di contestazione al voto da parte delle opposizioni in consiglio comunale a Casteltermini, ha depositato in queste ore una interpellanza che impegna il governo Musumeci a valutare con attenzione il “caso Nicastro”.

“I cittadini di Casteltermini – spiega Mangiacavallo – si trovano ad essere amministrati da un sindaco sulla cui elezione pendono condizioni di ineleggibilità perché all’atto della presentazione della sua candidatura, era amministratore delegato della cooperativa sociale Giomatrix e percepiva un compenso netto annuo di 160 mila euro. Il tribunale di Agrigento però ha respinto il ricorso ma nel frattempo il comitato trasversale di elettori castelterminesi, ha portato il caso in appello, la cui seduta sarà tra pochi giorni. Mentre la giustizia segue la sua strada – conclude Mangiacavallo – sarebbe auspicabile che il presidente Musumeci valuti seriamente la vicenda da un punto di vista politico e amministrativo”.

La società Tas dell’avvocato Enzo Sinatra intervenne già nel merito della compravendita del terreno a ridosso di Villa Genuardi. “Nessun beneficio ricavato, solo l’onere della manutenzione”.

L’imprenditore Enzo Sinatra è stato interrogato innanzi al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano. L’interrogatorio di garanzia si è protratto oltre due ore. E alle contestazioni di abuso d’ufficio e di falso ideologico, l’avvocato albergatore, in estrema sintesi, ha risposto: “Non c’è stata nessuna collusione con i funzionari della Regione, ho chiesto 16 anni addietro di acquistare quel terreno e di tutta la pratica si è occupato un avvocato amministrativista da me incaricato”.

Più nel dettaglio, l’avvocato Sinatra ha ribadito le ragioni a propria difesa espresse nell’aprile del 2016, quando si paventò la revoca delle vendita del terreno da parte della Regione. E dunque, Enzo Sinatra, della società Tas, che gestisce l’ Hotel della Valle ad Agrigento, già a quell’epoca ha dichiarato: “Nel merito della compravendita preciso che dal 1998 l’Hotel della Valle ha subito notevoli infiltrazioni d’acqua negli scantinati causate dal terreno, di cui si discute, per effetto di lavori di ristrutturazione che all’epoca hanno interessato Villa Genuardi, sede della Soprintendenza ai Beni culturali. Non mi dilungo su tutto ciò che in sede giudiziaria si è trascinato dal 1998 fino al 17 gennaio 2013 quando, innanzi ad un notaio, le parti in causa, quindi società Tas e Regione, hanno concluso la compravendita del terreno al fine di evitare un inutile ulteriore contenzioso. Acquistando il terreno, la società Tas ha provveduto a ciò cui la Regione, dal 1998 al 2013, non è stata capace: ossia la manutenzione degli impianti delle vasche di raccolta acque che la Regione, in forza di sentenze esecutive promosse dalla Tas, ha costruito nel terreno. E la mancanza di manutenzione ha provocato il ripetersi delle gravi infiltrazioni d’acqua a pericolo anche delle fondamenta dell’ Hotel della Valle. E’ utile precisare, inoltre, che il prezzo della vendita del terreno è stato stabilito dall’ Ufficio del Genio Civile di Agrigento, utilizzando come parametro la vendita da parte di terzi di alcuni terreni in zona A e, soprattutto, adeguandosi al prezzo pagato dalla Regione per la espropriazione di alcuni terreni di proprietà privata confinanti con il terreno acquistato dalla Tas. Sintetizzando e concludendo: la società Tas ha acquistato il terreno, accollandosene l’onere della manutenzione, per renderlo innocuo e non più causa di gravi danni alle proprie strutture turistico – ricettive. Ed è l’unico beneficio ricavato”.

A.R. (teleacras)

Riguardo la nota stampa del Comune di Agrigento sulla pubblica illuminazione del 16/3/2018 http://www.comune.agrigento.it/nota-stampa-su-interventi-pubblica-illuminazione
Si precisa che la sostituzione dei corpi illuminanti permetterà si un risparmio energetico superiore al 70% ma che ciò costituirà un eventuale guadagno solo per il gestore dell’impianto e non un risparmio per il Comune.
Infatti il Comune di Agrigento non paga il consumo dell’energia ma un corrispettivo a canone che, come si legge nella delibera di Giunta 180/2013, per circa 9000 punti di illuminazione costa annualmente, per gli anni fino al 31/12/2022 € 1.295.207,58 oltre IVA al 22% e, pertanto, complessivamente € 1.580.153,25. Ci sono inoltre altri 3000 punti luce inseriti in un altro contratto più recente e poco meno oneroso.
Dunque, quando intere vie sono al buio, i cittadini a disagio non hanno nemmeno la “consolazione” di non pagare per quelle notti l’energia elettrica. Per non parlare degli oltre 350 pali eliminati: non tutti saranno sostituiti ma solo 200.
Al momento alcune zone sono al buio e le proteste di tanti cittadini restano inascoltate. Sembra inopportuna la nota dell’amministrazione che ci chiede di gioire per il 70% di energia consumata in meno. Sicuramente fa bene all’ambiente ma ciò non basta a soddisfare i molti cittadini che vivono le notti in un’ oscurità da cui ancora non riescono ad uscire, con pericolo per la loro incolumità.
La prossima settimana in Consiglio si dovrà votare il mantenimento della maggiorazione TASI che contiene anche la spesa dell’illuminazione stradale che, dunque, non registrerà una diminuzione per i minori consumi energetici.
Per segnalare i disservizi nell’illuminazione stradale il numero verde è 800.33.99.29. ma chiediamo all’amministrazione di controllare l’efficienza dell’illuminazione nelle vie cittadine e sorvegliare circa la risoluzione degli eventuali disservizi .
Tra buche e mastelli da scansare al buio diventa pericoloso il rientro notturno nelle proprie abitazioni: l’amministrazione vigili e intervenga prontamente per evitare incidenti e conseguenti debiti fuori bilancio.

IL GIORNO DELLA COMMEMORAZIONE DI TUTTE LE VITTIME DELLA MAFIA DIVENTI OCCASIONE PER RISOLVERE I PROBLEMI DELL’ANTIMAFIA.-

Alla vigilia della giornata commemorativa di tutte le vittime della mafia sentiamo forte il bisogno di rompere il silenzio sulle condizioni di vita e di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia di Stato Agrigentina, non distanti dalle condizioni in cui versava la Polizia del Commissario Beppe Montana al quale sarà intitolato lo stabile della Questura di Agrigento. Per rendere l’idea delle condizioni in cui versano le donne e uomini della Polizia di Stato oggi, riprendiamo una dichiarazione dello stesso Commissario Montana subito dopo l’uccisione del Magistrato Rocco Chinnici. “..«… A Palermo siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà… » negli anni a venire ci furono tante altre morti, furono arruolati tanti giovani parecchi dei quali ancora oggi in servizio e che andranno in quiescenza senza il dovuto ricambio, ma che hanno tutti contribuito ad estirpare quasi completamente quella Mafia, ed oggi combattono nuovamente una mafia nuova, diversa più subdola di quella che uccise il Commissario Montana.
Approfittiamo di questa occasione e della presenza del Signor Capo della Polizia ad Agrigento affinché che il signor Questore Dr. AURIEMMA venga messo nelle condizioni di porre rimedi utili efficaci e definitivi ad una situazione di fronte alla quale questa O.S. non intende tacere alla vigilia di una giornata così importante e significativa, nella quale per ribadire con forza l’affermazione dei principi di legalità e rispetto delle regole si deve necessariamente parlare della effettività della sicurezza dei livelli di legalità e del possesso e controllo del territorio da parte delle istituzioni a ciò preposte e tra queste in primis la Polizia di Stato.
Pur apprezzando gli sforzi del Dr. Auriemma nel cercare di risolvere le problematiche che affliggono l’organizzazione degli organici di cui dispone, non si può immaginare che l’attuale Questore di Agrigento, possa risolvere in piena solitudine e solamente con comunicati ad effetto che non trovano riscontro nella realtà.
Abbiamo sentito dire di recente che ad Agrigento diminuiscono i reati, chi lo afferma sbaglia perché diminuiscono solamente le denunce, soprattutto quelle per i cosiddetti reati predatori e di microcriminalità che invece sembrano essere in aumento e la causa è da ricondurre alla mancanza dei servizi al cittadino. In un territorio come il nostro, dove è già difficile rompere il muro del silenzio e dell’omertà, quelle persone che decidono di denunciare incontrano non poche difficoltà nel farlo, perché trovano gli uffici di ricezione denunce chiusi per mancanza di ufficiali di Polizia Giudiziaria.
A nostro sommesso parere questa sfiducia generalizzata nei confronti dell’azione dello Stato è da connettere anche a queste difficoltà oggettive che il cittadino comune incontra quando intende denunciare e spesso trova lunghissime code presso gli uffici preposti a volte chiusi per mancanza di personale ed addirittura quando richiesto al 113 non vede arrivare l’unica volante presente sul territorio già impegnata in altra attività emergenziale.
Questa situazione, che il SILP CGIL, denuncia già da tempo sebbene affievolita dal tentativo dell’attuale Questore di risolvere con l’assegnazione agli uffici preposti al controllo del territorio di uno sparuto quanto insufficiente numero di uomini, non solo è il massimo possibile, ma rischia di lasciare quel “… siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia…” di cui parlava il Commissario Montalbano nell’estate del 1983.