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Il Sindaco Ettore Di Ventura e l’Assessore all’Ambiente, Roberto Vella, comunicano alla Città che nel tardo pomeriggio di martedì 10 aprile, è pervenuto il Decreto della Regione Siciliana col quale si autorizza il Comune di Canicattì al conferimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati nell’impianto di C.da Grotte S.Giorgio, nel Comune di Lentini.

La discarica è gestita della Società Sicula Trasporti s.r.l.
“Dopo giorni di dure trattative – commenta il Sindaco Di Ventura – e con il prezioso interessamento di S.E. il Prefetto di Agrigento, siamo riusciti a trovare una soluzione alla pesante emergenza rifiuti che ha attanagliato la città negli ultimi giorni. L’approvazione di questo Decreto ci permetterà di riportare la situazione alla normalità in tempi piuttosto brevi. Già dalle prime ore di oggi, con un pregevole lavoro svolto dagli operatori ecologici, è iniziata l’operazione di raccolta degli ingenti quantitativi di rifiuti accatastati nei pressi dei cassonetti. Facciamo leva sul senso civico dei cittadini affinché collaborino a restituire un aspetto decoroso alla nostra Città. Ringraziamo tutti coloro che, a diverso titolo, comprendendo quanto grave fosse l’emergenza, hanno collaborato per cercare di risolvere al più presto il grave problema. Abbiamo sentito la vicinanza delle Istituzioni, delle Forze dell’Ordine, degli operatori del settore, dei tecnici, e di tutti quei cittadini che si sono realmente messi a servizio della Città evitando di abbandonare i rifiuti per strada e trasformarle in discariche a cielo aperto”

Sabato scorso nella sua Ravanusa in cui è nato, in provincia di Agrigento, si è celebrata la cerimonia di inaugurazione del busto in bronzo, opera di Rocco Carlisi, in sua memoria. Tributo allo storico Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, l’Onorevole socialista Salvatore Lauricella o meglio Totò, il Presidente. Anche i ragazzini adesso lo chiamano così osservando incuriositi l’opera bronzea che fedelmente lo riproduce, come Leonardo Sciascia nella vicina Racalmuto, mentre sembra passeggiare tra sua gente, all’angolo di Corso della Repubblica che introduce i passanti a Piazza XXV Aprile nel centro storico della città. Riconoscimento ad un uomo che fu politico siciliano autorevole e soprattutto importante artefice della storia del Socialismo in Sicilia. 
Del politico, soprattutto dopo la sua morte, si è già scritto e detto abbastanza. Ma a raccontare la sua vita anche familiare, privata e umana sono i suoi due figli: Giuseppe, avvocato e professore di diritto pubblico all’Università di Palermo e Lucia, psicoterapeuta. 

Si commuovono entrambi ma senza fatica riprendono fiato e raccontano, ciascuno a suo modo, la quotidianità, la vita familiare, il loro rapporto. Come tutti quei i figli che amano i genitori legati da riconoscenza e affetto senza tempo. 

– “Salvatore Lauricella, mio padre, è stato e rimane un mio punto di riferimento”. Così inizia il ricordo che il figlio del noto politico, Giuseppe, docente universitario. “Da piccolo non era sempre presente ma, grazie a mia madre, era sempre con noi – prosegue – quando tornava a casa da Roma o dai suoi giri nel territorio, aveva il tempo di stare con me, giocare insieme”. Ci regala piccoli particolari di vita quotidiana, che descrivono un padre come tanti. “Sul letto dei miei genitori facevamo la lotta. Era un padre di poche parole ma che ti faceva sentire il suo amore, le sue attenzioni. Mi insegnò a dare i primi calci al pallone e fu poi orgoglioso che fossi diventato un bravo attaccante. Mi insegnò ad andare in bicicletta. Poi anche a guidare. Andavamo a caccia insieme. Mi insegnò ad usare il fucile, a sparare, ad avere rispetto per la caccia, mai intesa come carneficina ma come sport. Non era importante prendere molta selvaggina ma passare una giornata insieme con gli amici cacciatori”. I ricordi proseguono con le piccole e grandi soddisfazioni. “Fu orgoglioso il giorno della mia laurea in giurisprudenza, come lui e come prima suo padre (mio nonno) Giuseppe Lauricella. Fu felice quando mi abilitai all’esercizio della professione e pianse di gioia quando diventai professore universitario”. Poi la malattia.“Quando si ammalò passai molte notti in ospedale a controllarlo, alternandomi con mia madre. L’ho accudito come un figlio. Nella sua ultima campagna elettorale gli organizzai tutto. Lui si fidava di me, mi stimava, mi voleva bene. E andò bene”. Infine l’esperienza da nonno, un regalo vissuto con grande intensità emotiva dal politico ormai anziano. “La sua massima felicità fu quando nacque mia figlia Nicoletta, chiamata come mia madre. Era fiero che avesse il suo stesso gruppo sanguigno. Era orgoglioso che il suo nome continuasse. Abitavamo accanto. Spesso, la sera, bussava alla nostra porta e chiedeva a mia moglie Aglaia di addormentare la bambina. E così la metteva su una spalla tra le braccia e passeggiava su e giù per il salone fino a farla addormentare. Una scena mai vista: mio padre – ricorda commosso – non aveva addormentato mai nessuno, non ne aveva mai avuto il tempo. Ora poteva fare il nonno. E prima di andarsene per sempre, ancora in ospedale, volle la foto di mia figlia. Se la guardava e se la baciava. Se ne andò quando mia figlia aveva appena un anno e mezzo”. Il ritratto fatto dal figlio fa emergere la sua determinazione ma anche la sua semplicità, la sua signorilità frutto dell’educazione e dei principi che gli furono trasmessi da sua madre e da suo padre, ma anche dalle sue esperienze dure di vita. La guerra, che visse da soldato al fronte, il suo ritorno a casa a piedi da Pisa a Ravanusa. I successi e le delusioni nella sua carriera, a volte anche da parte di chi reputava amico. Ma anche questo lo rendeva più forte. Il suo rapporto straordinario con sua madre, l’esempio di suo padre che seguì nella battaglia politica a fianco dei contadini e nell’attività professionale fino a prendere le redini dello studio legale. “Ebbe in mia madre, Lina – chiosa ancora – un sostegno e una compagna insostituibile, determinante nelle sue scelte, moglie ma anche amica, compagna, punto di riferimento. Mi insegnò che bisogna perseguire i propri obiettivi di vita con impegno e dedizione e mantenerli con rettitudine”. Come politico è stato un esempio, una fonte di esperienza, di vita, di comportamento. È stato un uomo potente – chiarisce – ma aveva l’umiltà dei grandi uomini. La sua vita politica è stata segnata dalla passione, dall’attenzione verso i più bisognosi. Ha sempre guardato più avanti di altri. Per questo è diventato più grande di altri, come riconosciuto da tutti. Aveva una visione alta della politica, sapeva anticipare gli eventi, anzi, spesso li determinava. Alla sua morte l’aggettivo prevalente per descriverlo è stato: “era un politico leale”. Questo la dice tutta sul suo modo di concepire i rapporti, la politica, la serietà delle scelte”. 

– “Mio padre ha avuto una vita di grande impegno e responsabilità – dice la figlia Lucia, la maggiore, psicoterapeuta dipendente dell’Azienda Sanitaria del capoluogo siciliano – . “Spesso ci si rivedeva nei fine settimana, l’attesa del suo ritorno era una festa per mia madre, per me e mio fratello Giuseppe. Seppur gli impegni politici lo conducevano lontano, ci seguiva attraverso le indicazioni e le notizie con mia madre. Nella nostra crescita e nei percorsi di studio. Ad ogni suo rientro da Roma a Palermo a casa si respirava un’aria di festa. Un padre attento e sempre pronto ad ascoltarci. Aperto al dialogo, accettava anche le mie contestazioni tipiche dell’adolescenza mentre mi induceva a riflettere, quindi a confrontarci. 
A Ravanusa ho abitato fino a sei anni. Da bambina la sera prima di andare a dormire giocavamo sul letto, mi divertivano le capriole. Un padre di che si concedeva assoluta normalità nei rapporti con i figli. Come ogni genitore ci dedicò amore, ascolto, sicurezza, coraggio. Sapeva farmi sognare ad occhi aperti. La relazione affettiva è stata punto importante anche quando non era presente fisicamente. Ogni suo giudizio per me era fondamentale, gli sarò sempre grata per i preziosi insegnamenti. Da giovane giocò a calcio in una squadra locale di Ravanusa poi da adulto seguì lo sport dalla tv. Apprezzava l’impegno degli atleti, di ogni sportivo ma preferiva il calcio. Amava anche il cinema e ne valorizzava sempre qualcosa: la regia, la colonna sonora, la sceneggiatura o la fotografia. Tra i suoi interessi la lettura. Amava i romanzi, leggere testi di storia, saggi che portava spesso con lui nei viaggi”. 
La sua testimonianza scorre, e Lucia ricorda orgogliosamente l’uomo politico: “I pensieri, i sentimenti, il confronto, la responsabilità di mio padre, la sua storia, la sua esperienza caratterizzano insieme quello che fu il suo modo di essere, di pensare, la sua onestà intellettuale. Nella vita privata era così come appariva in pubblico: sempre e comunque uguale a se stesso! Il suo impegno, la sua attività politica facevano inevitabilmente parte della nostra vita anche i vari trasferimenti dalla Sicilia a Roma e viceversa. A Palermo ci siamo trasferiti quando ricevette da Pietro Nenni il compito di formare in Sicilia il PSI che ancora non esisteva come partito. 
Fu quindi segretario regionale e nel ’61 diede vita, con l’Onorevole D’Angelo, al primo Governo di centro-sinistra dell’isola. A Roma ci siamo trasferiti – conclude Lucia –  a seguito della sua terza nomina di Ministro, erano i primi anni ’70”. 

“Occidente / Oriente LA FRATTURA”

Nuovo libro di Agostino Spataro

Dedicato ad Aldo Moro e a Enrico Berlinguer

(In copertina: soldati Usa all’assalto della Ziqqurat di Ur durante l’aggressione all’Iraq. Il monumento, innalzato dai Sumeri intorno al 2000 a.C., era consacrato al Dio Luna e simboleggiava l’unione cosmica tra Terra e Cielo, tra uomini e dei. Foto da Google)

Introduzione

La frattura, le fratture

1… Questo lavoro ha uno scopo prevalentemente archivistico, ma vuole essere anche una testimonianza del travaglio che stiamo vivendo in questa lunga e confusa fase di transizione dal vecchio al nuovo ordine internazionale.
Ovviamente, muovendo dal punto di vista di una sinistra dispersa ma diffusa la quale, nonostante il crollo del 1989, cerca la via per continuare la sua missione storica e politica, a difesa della pace, dei diritti delle classi lavoratrici e, in generale, dei popoli che più subiscono le conseguenze delle strategie del neo-liberismo dominante. Un compito arduo che implica una diversa lettura della crisi del mondo e, in primo luogo, l’uscita dall’equivoco di scambiare l’attuale globalizzazione neo liberista per quella, di la da venire, propugnata dalle teorie socialiste d’ispirazione marxista.
Oggi, l’umanità è in preda a una contraddizione insanabile. Si assiste alla crescita tumultuosa della popolazione mondiale (più che triplicata nell’arco di 70 anni) e allo scandaloso accentramento della risorse e della ricchezza nelle mani di ristretti gruppi di potere economico e finanziario.
C’è grande incertezza per il futuro dello stesso Pianeta. Si rendono obbligatorie politiche di salva-guardia del “capitale” naturale per salvare la Terra e di equa dis¬tribuzione delle risorse per far fronte alla crescita incontrollata della popolazione mondiale passata dai 2,3 mi¬liardi (mdl) di perso-ne del 1950 agli attuali 7,2 mld, che saranno 10.5 mld nel 2050.
Purtroppo, sta accadendo l’esatto contrario: aumentano l’inquinamento dei mari, del cielo e della Terra, la produzione di armi di distruzione di massa e l’accentramento della ricchezza e l‘approp-riazione delle risorse strategiche.
Invece d’includere si escludono masse crescenti d’inoccupati, di neo-poveri, d’indigenti, destinati a all’emigrazione. E’ in corso un attacco durissimo allo stato sociale, ai bilanci della sanità, della scuola pubblica, delle pensioni e alle politiche di assistenza in genere.

2… Tutto ciò è assurdo. Non si sa che cosa pensare. Come se al vertice del potere mon-diale si fosse insediata una perfida genìa, una sorta di “governo profondo” detentore di un potere immenso (finanziario, commerciale, tecnologico, mediatico, politico), ai più incogni-to ed esercitato al di fuori di ogni controllo democratico, che agisce in nome del neoliberis-mo trionfante.
In realtà, é una degenerazione evidente del capitalismo produttore, di un’oligarchia che vuole irreggimentare l’umanità dopo averla deprivata dei suoi beni e diritti.
Per realizzare tali obiettivi ricorre alla guerra, al terrorismo, alla divisione fra i popoli, delle società nazionali; ripudia la pace e la solidarietà fra gli uomini e l’armonia fra essi e la Natura.
Vivere, sopravvivere sono divenuti fattori negativi.
Le grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fmi, Banca mondiale), le agenzie di rating, ispiratrici di tali politiche, hanno indicato, a chiare lettere, l’innalzamento della vita media delle persone fra le cause della crisi attuale.
Per lor signori oggi si vive troppo a lungo. An¬che il diritto alla vita umana si assottiglia. L’aumento delle speranze di vita non è salutato come un progresso sociale, ma visto come una grave remora per lo sviluppo.
Ma quale sviluppo?
Forse quello volumetrico e senza qualità imposto dalle multinazionali che stanno impoverendo le masse popolari e avvelenando la Terra, gli oceani, la biosfera?
Questo non è sviluppo, ma solo disumano cinismo di vecchi asserragliati al comando che genera odio e nuove fratture. Che altro dire?
Quando si auspica la morte delle persone (domani, chissà, si potrà anche procurare) per “recupe-rare” quote di spesa sociale da destinare all’accumulazione e alla speculazione private, vuol dire porsi fuori di qualsiasi concezione economica razionale, anche moderata, classista, per en¬trare in una visione “liberal – nazista” del governo delle società.

3… Tali politiche hanno creato la più grande frattura sociale e morale, una disarticolazione degli equilibri sociali e rafforzato i nuovi assetti dei poteri globali che dominano il mondo. Accumulare per che cosa?
Per produrre, e consumare, beni di lusso e nuovi, terrifi¬canti sistemi d’arma, per alimentare vecchi conflitti e scatenarne di nuovi, per impinguare il lucroso mercato delle loro armi?
L’’unico che non cono¬sce crisi. Insieme a quello delle droghe. Armi e droghe: il binomio “vincente”.
I sedicenti “potenti della Terra” hanno bisogno della guerra come dell’aria per respi¬rare!
Altre fratture, di varia natura e portata, sono in atto in altre parti del pianeta (anche all’interno dei paesi più ricchi) fra l’Occidente, oggi unificato sotto le insegne di un neo-liberismo aggressivo e impenitente, e talune grandi aree geo-politiche povere e/o in via di sviluppo del Sud e dell’Oriente.
Particolarmente preoccupante appare quella provocata nell’area mediorientale e del Mediterraneo, dove convergono le propaggini di tre continenti (Africa, Asia ed Europa) che hanno dato vita a culture diverse e feconde, a storie e a civiltà grandiose.
Vale la pena concentrare l’attenzione su tale frattura perché è la più grave e, a noi, più vicina.
Le guerre non hanno risolto i problemi preesistenti, anzi, li hanno aggravati.
Con esiti disastrosi per la stabilità degli Stati e per le condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni civili, vittime di eccidi e di malattie, e pertanto indotte alla fuga, all’esodo di centinaia di milioni tra profughi e migranti.
Di questo passo, l’umanità sarà trascinata in un vicolo cieco. Bisogna cambiare l’approccio ai problemi di quest’area fondamentale del mondo, dove, per altro, sono “immerse” l’Italia e gran parte dell’Europa; lavorare per una nuova prospettiva politica. Si può fare.
A condizione di liberare il campo da ogni ingerenza esterna e di riavviare il dialogo fra i popoli e gli Stati della regione. Arabi, europei, africani insieme per risolvere la “questione”, all’insegna dell’interdipendenza economica, non autarchica ma aperta al mondo, mediante un fecondo dialogo di pace mirato a favorire il progresso laico e democratico.
Nel Mediterraneo e nel Medio Oriente si dovrà passare dal conflitto alla cooperazione, reciproca-mente vantaggiosa, per creare un nuovo polo dello sviluppo mondiale.
Questa è la sfida del secolo, il punto politico dirimente, purtroppo osteggiato dalle vecchie e dalle nuove superpotenze!

L’Europa senza progetto.

1… Dopo l’implosione del sistema statalista sovietico, i vincitori neo-liberisti promisero al mondo più benessere, più libertà, più giusti¬zia, più democrazia, una più equa ripartizione delle risorse e dei beni, della ricchezza prodotta sul Pianeta.
Furono promessi un nuovo ordine internazionale, la pace e la prosperità, il lavoro e i di¬ritti a tutti gli abitanti della Terra.
La “globa¬lizzazione” dell’economia e dei mercati avrebbe garantito il supera¬mento delle vecchie “fratture” derivate dalla “guerra fredda”, degli squilibri sociali e territoriali.
Davvero un bel programma che, però, non ha retto alla prova dei fatti. Anzi, si è dimostrato ingan-nevole. Nell’ultimo trentennio, infatti, si sono acuite le contraddizioni e alle fratture preesistenti se ne sono aggiunte di nuove, più pericolose e laceranti.
E’ tornata la “guerra fredda” fra le potenze della Nato e la Russia, mentre il pianeta sembra essere entrato in un vortice di guerre e violenze, d’inquinamenti, di fame e malattie, di diritti negati e/o conculcati e di … arricchimenti scandalosi.
Come rivela un rapporto Oxfam: “ 8 uomini possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) di 3,6 miliardi di persone. Dal 2015, l’1 per cento della popolazione possiede la maggior parte della ricchezza mondiale. Al momento otto uomini possiedono il corrispettivo della ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale…”
Una disuguaglianza smisurata, offensiva della dignità umana e della convivenza pacifica. Una frattura incolmabile da… non far sapere in giro.
Sarà un caso, ma un mese dopo la pubblicazione del rapporto del gennaio 2018, la Oxfam è “caduta” su uno scandalo sessuale e rischia di scom-parire per sempre.
Con i suoi dissacranti rap¬porti annuali.

2… Fra Occidente e Oriente la frattura più profonda e destabilizzante, anche perché presenta risvolti d’ordi¬ne culturale e morale, è quella in atto nella cosiddetta “regione Mena” che include l’area del Mediterraneo e del Medio Oriente.
Alle antiche incomprensioni, agli odi razziali si sono aggiunte le false rappresentazioni dell’altro, le guerre “umanitarie” e religiose, i terrori¬smi, le “primavere” etero dirette, i flussi migratori incontrol-lati. Una situazione esplosiva che rende insanabile la rottura.
“Mena” è la nuova strategia Usa per il Mediterraneo e il Medio Oriente che, con l’ausilio di alcuni paesi europei, in primo luogo della Francia di Sarkozy, ha bloccato sul nascere un processo ben strutturato, avviato con gli accordi intergovernativi di Barcellona (1995), sul partenariato euro-arabo-mediterraneo finalizzato al consolidamento della pace nella regione e nelle zone contigue, alla cooperazione economica, tecnica e politica fra gli Stati e le diverse entità sovranazionali.
Il massiccio, diretto intervento Usa nella regione ha degradato il ruolo dell’Unione Europea nell’area: da prima potenza economica e commerciale a comprimario subalterno. Il Dialogo euro-arabo è stato cancellato dall’agenda internazionale.
Al suo posto c’è “Mena” che tende ad affermarsi in un contesto di guerra, di terrorismi e di spolia-zioni delle risorse naturali e fi¬nanziarie, ecc.
Tutti fattori che hanno trasformato il Mediterraneo e il Medio Oriente in aree ad alta densità di conflitti.
La differenza fra i due progetti sta nelle divaricanti finalità e nei mezzi per conseguirla. “Mena” è un progetto neo-colonialista, espansionista perfino, mentre il partenariato euro-mediterraneo puntava sulla pace e sullo scambio reciprocamente vantaggioso, sul progresso condiviso e sul rispetto dei diritti umani. Vedi (https://www.agoravox.it/Siria-perche-Il-cerchio-mena.html)
Dopo l’11 settembre gli Usa, con il sostegno di varie coali¬zioni di paesi Nato, hanno iniziato a destabilizzare il Medio Oriente, estromettendo, sul piano geo-strategico, l’Unione Euro¬pea che poteva giocare un ruolo primario di pace e di mutua comprensione.
In meno di un ventennio (2001-18), sono stati azzerati trent’anni di politiche comunitarie e, fatto ancor più grave, la prospet¬tiva di Barcellona che puntava a coinvolgere i Paesi rivieraschi attorno a una piattaforma condivisa.
L’Unione Europea, così malridotta anche per responsabilità della sua eurocrazia, non ha più un progetto credibile per quest’area vitale del mondo. La sua unione (incompiuta) é sottoposta a un poderoso attacco politico, economico, istituzionale e territoriale (Brexit, movimenti secessionisti, populisti, ecc,) che mira a debilitarla, a restringerla, per indurla ad allinearsi e a rinunciare alla sua aspirazione di terzo polo del nuovo ordine in¬ternazionale.

3… Attualmente, la linea della “frattura” si attesta lungo il tragico per¬corso che dalla marto-riata terra di Palestina si snoda, attraverso il Libano, la Siria, l’Iraq, fino all’Afghanistan.
Tale linea obbedisce, anche fisicamente, a uno schema ben definito di carattere politico, economi-co, militare e perfino religioso (antisciita).
Dopo l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, lo Yemen, il Libano, i Territori palestinesi e la Siria, potrebbe essere la volta dell’Iran che, forse, gli strateghi di Washington si riservano per ultimo, pur avendolo collocato in cima della loro “lista nera”, giacché senza il controllo politico e militare del paese degli ayatollah non si potrà far “quadrare” il “cerchio Mena”.
Per imporre tale strategia sono stati provocati disastrosi eventi bellici che hanno fatto saltare i preesistenti, precari equilibri nel M.O. e nel Mediterraneo, generando il caos e/o favorendo terrorismi di varia matrice politica e religiosa. Così operando si acuiranno i conflitti vecchi e nuovi. In primo luogo quello, infinito, fra palestinesi e israeliani occupanti.
Per realizzare questi piani è stata creata una sorprendente triangolazione fra Usa, Israele e Arabia Saudita che l’elezione di Donald Trump ha pericolosamente rafforzato e rilanciato.
Stranamente associati, questi tre governi impiegano ingenti risorse militari e finanziarie per “normalizzare” i Paesi recalcitranti e, al contempo, innalzare una sorta di “grande muraglia” per impedire alla Russia lo sbocco verso Sud e alla Cina quello verso ovest.
Un cruccio antico che si ripropone… 

 

La Cisl di Porto Empedocle a nome di Eduardo Sessa ha scritto una lettera al sindaco di Porto Empedocle Ida Carmina relativa alla situazione degli abbonamenti per trasporto studenti. Scrive:

“Gent.ma Sindaca, premesso che questa Organizzazione già da tempi  non sospetti, si era espressa in merito al grave rischio che si stava correndo quando si sperperava denaro pubblico, dobbiamo però intervenire oggi, in merito alle notizie riportate anche da note stampa, su possibili azioni che porterebbero ancora a strappare lacrime e sangue ai già provati cittadini di Porto Empedocle.

In particolar modo, vogliamo intervenire su un capitolo a noi molto caro, l’istruzione dei nostri figli, dei figli di questa terra.

L’anno scolastico ormai alla fine, ha visto l’abbandono degli studi da parte di molti ragazzi per difficoltà anche solo a raggiungere il capoluogo con i mezzi pubblici per carenze economiche.

Possiamo giustificare ogni cosa, ma non possiamo tollerare che i ragazzi non possano più studiare perché non possono pagare l’abbonamento per raggiungere le scuole della vicina Agrigento.

Lei sa molto meglio di noi, che un popolo senza cultura è un popolo morto.

Possiamo fare a meno di qualsiasi cosa, ma non del diritto allo studio dei nostri figli.

Auspichiamo che questa Amministrazione da Lei presieduta, si sia, o stia già adoperandosi per far fronte a tale dilagante fenomeno, facendo il possibile e l’ impossibile per garantire il diritto allo studio dei ragazzi di questa nostra terra.

Gradiremmo ricevere un puntuale riscontro a tale richiesta, che ripetiamo, non riguarda un capriccio, ma il futuro dei nostri giovani”.  

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Si sono svolti stamane, nella Chiesa Madre di Augusta, i funerali di Stato dello specialista elicotterista Andrea Fazio, Maresciallo della Marina Militare. Il feretro di Fazio è stato accolto all’ingresso della chiesa da un picchetto militare.
Presenti il Ministro della Difesa Pinotti, il Capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Claudio Graziano e il Capo di Stato maggiore della Marina e dell’Aeronautica, l’Ammiraglio Valter Girardelli. Presenti anche l’intero equipaggio della nave Borsini e della base navale di Augusta, alti ufficiali delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, la Croce Rossa Italiana, la Protezione Civile e l’Associazione Nuova Acropoli, di cui Andrea faceva parte.
Una chiesa gremita e commossa ha dato l’ultimo saluto al figlio, amico e collega Andrea. Il fratello Gianluca, nel suo discorso: “sei sempre stato generoso ed altruista, pronto a sacrificarti ed aiutare tutti qualunque situazione fosse, ma eri anche tanto pignolo e precisino da voler avere sempre il controllo su tutto ciò che accadeva intorno a te. Eri il più piccolo, ma oggi sei il più grande di tutti.”
Ricordiamo che il 39enne capo elicotterista, è rimasto coinvolto in un incidente di volo nel Mediterraneo nel corso dell’operazione “Mare sicuro”, deceduto lo scorso 5 aprile in seguito ad incidente che ha coinvolto l’elicottero in fase di addestramento, imbarcato sull’unità Borsini.
La redazione tutta si stringe al dolore dei familiari.

 

La coordinatrice provinciale di Forza Italia Giovani di Agrigento, Lilly Di Nolfo, in rappresentanza dell’intero movimento giovanile, lancia un appello, rivolto soprattutto ai giovani agrigentini, a partecipare domani, venerdì 13 aprile, ad Agrigento, dalle ore 10:30 in poi, alla seduta straordinaria del Consiglio comunale con all’ordine del giorno il futuro del Consorzio universitario di Agrigento, in presenza, tra gli altri, del Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari. 

Di Nolfo afferma: “Si tratta di un’occasione, preziosa e irrinunciabile, di confronto su un argomento che interessa il presente e il futuro di intere generazioni di studenti agrigentini, sballottati tra Agrigento, Palermo o altre sedi universitarie, ed in una condizione di permanente precarietà e di mancanza di valide prospettive. Bisogna partecipare alla seduta straordinaria del Consiglio di Agrigento, e ribadire con forza il diritto allo studio anche degli studenti agrigentini, costi quel che costi”.  

 

Elogio del Commissario Straordinario del Comune, Maria Grazia Brandara, agli uomini della locale Compagnia dei Carabinieri, per avere portato a termine la brillante operazione che ha condotto all’arresto dei due fratelli licatesi, condannati a sei anni di carcere per estorsione ai danni di un imprenditore di Naro.
I due giovani, si erano resi latitanti, trasferendosi in Germania, con la speranza di far perdere le loro tracce.
<<Desidero complimentarmi pubblicamente con i Carabinieri di Licata per la brillante operazione portata a termine, che ancora una volta hanno dimostrato di possedere professionalità e capacità operativa, per avere assicurato alla giustizia, due soggetti che, dopo essere stati condannati si erano resi latitanti. Ai Militari dell’Arma, il il mio appoggio e lusinghiero giudizio per l’operato svolto, ed il grazie di tutta la società civile che, sono certo, non farà mai mancare il proprio appoggio. Grazie –conclude il Commissario – per la costante presenza sul territorio, volta a dare sicurezza e fiducia a tutti quanti vivono con onestà e rispetto della propria e dell’altrui dignità>>.

 

 

Ad Agrigento si è costituito il comitato “Centro Storico = Turismo?”, movimento spontaneo di cittadini residenti nei pressi di Piazza Lena, presieduto da Francesco Foti, nato con l’intento di disvelare le problematiche che affliggono il centro storico di Agrigento. In particolare, la reazione dei residenti è dovuta all’insediamento dai primi giorni del mese di febbraio di una comunità di disabili psichici nell’immobile ottocentesco di Piazza Lena.

“In più occasioni– dichiarano gli avv.ti Barbara Garascia ed Emanuele Dalli Cardillo chiamati in rappresentanza ed a tutela del comitato – l’attuale amministrazione ha affermato che la riqualificazione del centro storico di Agrigento deve rappresentare il volano per il rilancio turistico della città. Con tale finalità, sono stati già investiti centinaia di migliaia di euro dei contribuenti per la realizzazione di interventi di riqualificazione artistica sulla Piazza Lena e sulla Piazza San Giuseppe.

Di tali nobili intenti oggi rimane ben poco.

Oltre a versare spesso in condizioni di degrado e di abbandono, il centro storico risente dell’inesistenza di una regolamentazione comunale e soprattutto della mancanza di buon senso nella gestione di autorizzazioni e permessi. Trasformare l’Hotel Bella Napoli, sito in un immobile ottocentesco in Piazza Lena, in una comunità alloggio per malati psichici ha suscitato  la reazione dell’intero quartiere che giudica improvvida tale scelta:solo negative sono le conseguenze per gli stessi soggetti svantaggiati ospiti della comunità che,non potendo vivere confinati all’interno di un appartamento si riversano nella piazza antistante e sulla via Atenea, con le loro problematicità crudamente svelate, il loro tormento, quella diversità che viene marcata e che affligge senza trarne vantaggio. Pieno è il rispetto per la sofferenza ed il disagio degli ospiti della comunità, ma non si possono sottacere le ripercussioni negative sull’affluenza turistica. Si fa rilevare come, infatti, nello stesso stabile e nella zona circostante siano attive strutturericettive,alcune delle quali annoverate tra le eccellenze dell’offerta turistica agrigentinache devono garantire relax e sano divertimento ai propri ospiti. Sono attivitàportate avanti con sacrificio ed impegno, che garantiscono il sostentamento economico di più famiglie, vantaggi occupazionali per tutte quelle piccole e medie imprese facenti parte dell’indotto del settoreed un ritorno di immagine a vantaggio dell’intera cittadinanza,

L’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, già dal 13 marzo ha revocato l’autorizzazione al funzionamento della comunità in Piazza Lena a causa di irregolarità riscontrate, ma la comunità continua ad essere operativa nello stabile, pertanto, a nome del comitato si chiede all’amministrazione comunale di intervenire sollecitamente individuando una zona più idonea ad accogliere gli ospiti della comunità e nel contempo si sollecita la stesura e l’approvazione di un regolamento relativo all’intero territorio comunale, idoneo a tutelare le strutture ricettive e commerciali già esistenti”.

E’ tutto pronto per il convegno “Incognita Libia”, il quale si svolgerà presso la biblioteca comunale “Franco La Rocca” domani, venerdì 13 aprile 2018 alle ore 17:00 e vede il patrocinio del comune di Agrigento.

Il convegno vedrà, in particolare, la partecipazione di Michela Mercuri, docente presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ed autrice del libro “Incognita Libia”, del giornalista de IlGiornale.it Matteo Carnieletto e del redattore de “Gli Occhi della Guerra” Lorenzo Vita.

“Il convegno ha come obiettivo, in primis, quello di mostrare alla città di Agrigento l’importanza di parlare nel nostro territorio di eventi che sembrano lontani da noi – afferma Mauro Indelicato, direttore di InfoAgrigento.it e moderatore del convegno – Ma che in realtà incidono profondamente sulla quotidianità”.

“Sarà anche un’occasione – continua Mauro Indelicato – Per poter svolgere un confronto sulle ultime vicende relative alla Libia, paese che dal 2011 è in guerra e che sembra non trovare la via della pace”.

Durante l’evento, spazio anche a discussioni più generali riguardanti il medio oriente e, in special modo, le ultime vicende relative alla guerra civile siriana.

 

Condanniamo con fermezza ogni modalità di violenza perpetrata sulle persone e ancor di più quelle ai danni di chi svolge la propria attività lavorativa in modo corretto e irreprensibile. 

Il clima pesante, creato in questi anni nei confronti dei dipendenti pubblici, influenza in modo ingiustificato il comportamento dei cittadini nei confronti di chi esercita un servizio pubblico.

Riteniamo necessario ed urgente attivare un presidio di sicurezza presso tutti i i luoghi sensibili così come potrebbero essere alcuni reparti dove spesso l’utenza, credendo di poter essere irrispettosa dell’orario di accesso per le visite in Ospedale, si indispettisce oltremodo, divenendo in alcuni casi anche violenta nei confronti del personale infermieristico.

Dopo avere fatto montare questo clima pretestuoso nei confronti dei dipendenti pubblici ed aver surriscaldato gli animi dei cittadini nei confronti dei lavoratori del pubblico impiego, dagli atti violenti nei confronti degli assistenti sociali negli uffici di solidarietà sociale, a quelli sui colleghi della Polizia locale per strada, a quelli sul personale amministrativo ed infermieristico nelle Asp, la politica cerchi di ritornare sui propri passi, riconducendo ciascuno alle proprie responsabilità, anziché addossare colpe su lavoratori riguardosi di norme e tempistiche che ciascuno utente, oltre il diritto di richiesta del servizio, ha il dovere di rispettare.