Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 69)

Il sig. G.S.F. aveva ottenuto l’autorizzazione paesaggistica da parte della Soprintendenza competente per territorio per la realizzazione di un fabbricato rurale ad uso abitativo.
A distanza di alcuni mesi dal rilascio dell’autorizzazione, la stessa Soprintendenza ne ha disposto il ritiro ritenendo l’intervento in contrasto con il Piano Paesaggistico adottato in precedenza. Avverso il provvedimento di ritiro, il sig. G.S.F. ha proposto ricorso innanzi al TAR Palermo con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino.
In particolare l’Avv. Rubino ha contestato l’operato della Soprintendenza deducendo, tra l’altro, che non potessero trovare immediata applicazione le nuovi previsioni vincolistiche del Piano Paesaggistico allo stato soltanto adottato e non ancora definitivamente approvato.
Il TAR Palermo, richiamando i propri precedenti giurisprudenziali ed in accoglimento delle censure dell’Avv. Rubino ha affermato che l’atto di adozione del Piano non può genericamente ed indistintamente impedire la realizzazione degli interventi, peraltro come nel caso di specie già autorizzati dalla Soprintendenza, che siano in contrasto con le “disposizioni” del Piano stesso, ma non con specifici e formali vincoli preesistenti sul territorio, giacché tale forza preclusiva è propria, a tenore dell’art. 143, comma 9, del codice dei beni culturali e paesaggistici, solo delle specifiche, puntuali e concrete prescrizioni di tutela ricavabili dall’art. 134 del medesimo codice, non pertinenti nel caso di specie.
Il diniego in autotutela opposto dall’Amministrazione, infatti, era fondato sulla ritenuta non compatibilità del (già approvato) progetto con le generali previsioni del sopravvenuto piano paesaggistico (solamente adottato), ma non anche con specifiche prescrizioni di tutela relative a beni o aree vincolate in precedenza.
Il TAR chiarisce che la misura di salvaguardia del Piano Paesaggistico è da correlarsi solamente sui beni già gravati da vincolo specifico, ma non può creare nuovi ed ulteriori vincoli.
Per effetto della pronuncia del Giudice Amministrativo il sig. G.S.F. potrà realizzare il progetto precedentemente autorizzato dalla Soprintendenza

 

Processo con rito ordinario davanti ai giudici della prima sezione del tribunale di Agrigento, risultato dall’inchiesta Halycon-Assedio” che avrebbe svelato intrecci pericolosi tra mafia, politica, imprenditoria e massoneria a Licata. E ieri mattina sono state rese dichiarazioni spontanee da uno degli imputati, Vincenzo Spiteri, 53 anni, accusato di far parte della locale famiglia mafiosa capeggiata dal boss Angelo Occhipinti:  “ La mafia non c’entra niente, i soldi che portavo ad Occhipinti erano per la droga che acquistavo. Non sono mafioso, ho subito diversi furti e ho sempre denunciato. I mafiosi non vanno dai carabinieri e non denunciano“.

In questo filone sono a processo Giovanni “il professore” Lauria, 80 anni, ritenuto elemento apicale del clan licatese; Angelo Bellavia, 66 anni; Antonino Cusumano, 44 anni; Antonino Massaro, 62 anni; Marco Massaro, 36 anni; Alberto Riccobene, 48 anni; Salvatore Patriarca, 42 anni; Gabriele Spiteri, 47 anni, e lo stesso Vincenzo Spiteri, 53 anni.

Per quanto riguarda il filone dell’abbreviato, invece, l’accusa ha chiesto 11 condanne.

L’avvocato della Famiglia Milana, Antonino Catania, si è opposto per la terza volta alla richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore Gloria Andreoli nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Salvatore Milana, disabile deceduto il giorno di capodanno 2014 in seguito ad una caduta all’interno della struttura “Pegaso” di Naro.

Ieri mattina nuova udienza preliminare davanti il Gup del Tribunale di Agrigento a carico di due medici dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì e degli operatori della struttura di Naro. Per la stessa vicenda è stato già condannato a due anni e mezzo di reclusione il 34enne Ali Yusuf per maltrattamenti: avrebbe colpito diverse volte Milana mentre si trovava in cura nella struttura.

Per tutti l’ipotesi di reato è omicidio colposo. Per l’accusa, che ha svolto ulteriori indagini disposte dal gip, non ci sarebbero elementi che provano responsabilità degli indagati ma la morte del Milana sarebbe avvenuta per patologie genetiche pregresse.

Il Tribunale di Torino ha rinviato a giudizio l’ex patron della Blutec di Termini Imerese, Roberto Ginatta, l’imprenditore Matteo Orlando, e la segretaria aziendale Giovanna Desiderato. Bancarotta, riciclaggio, autoriciclaggio e malversazione sono reati ipotizzati. Secondo la Procura, Ginatta avrebbe utilizzato 16 milioni di euro di contribuiti statati per la trasformazione dell’ex impianto Fiat di Termini Imerese, in “investimenti di stretto interesse della famiglia Ginatta”. Inoltre avrebbe investito del denaro, parte dei proventi illeciti, in altre divisioni del gruppo. Il riciclaggio sarebbe avvenuto tramite la Due G Holding Srl del figlio. Ginatta, 73 anni, è stato arrestato il 18 giugno. L’ex amministratore delegato Cosimo Di Cursi ha già patteggiato una condanna a 3 anni e 6 mesi. Durante l’udienza preliminare si sono costituite parte civile le società Invitalia e la Blutec. Una settimana addietro è stata sequestrata la villa di Sestriere dell’imprenditore. Prima udienza il 24 febbraio.

Un medico di Gela di 66 anni è stato denunciato dalla Guardia di Finanza per “essersi impossessato illecitamente di beni culturali appartenenti allo Stato e per ricettazione”. All’interno della sua abitazione, esposti in teche di cristallo, i militari hanno scoperto 64 reperti archeologici datati dal settimo al primo secolo avanti Cristo, ad eccezione di un boccaletto risalente all’età del bronzo. Sono stati sequestrati vasi, brocche e piccole anfore, una statuetta, un timbro tondo con funzioni decorative, un piccolo vaso con corpo globulare, una coppa profonda per bevande, una piccola scultura con raffigurazione divina, un poppatoio, una lucerna con invetriatura di età islamica ed un’altra di età romana, diverse anfore di derivazione sia orientali che greche, alcune ampolle di stampo ellenistico e ancora delle coppe da vino a vernice nera risalenti a differenti periodi storici, nonché moltissime monete di età greca, romana e medievale. A confermarne l’autenticità è stato un archeologo, specialista di beni ed utensili antichi, che ha sottolineato il valore e l’interesse storico dei beni sottoposti a sequestro. I reperti sono stati affidati, in attesa dell’assegnazione definitiva, alla Soprintendenza di Caltanissetta.

Il capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale di Agrigento, Simone Gramaglia, il presidente del Consiglio comunale, Giovanni Civiltà, ed il consigliere Carmelo Cantone, ritengono opportuno che l’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Miccichè, provveda al cambio dirigenziale, motivando così gli stessi dirigenti e garantendo  maggiore dinamicità alla macchina amministrativa. Gli stessi consiglieri aggiungono: “Si tratta di mantenere le promesse durante la campagna elettorale e all’atto di insediamento da parte di Miccichè, ovvero l’impegno a riorganizzare dall’interno l’assetto comunale tramite il cambio dirigenziale. Peraltro – concludono i consiglieri – l’opportunità della rotazione dei dirigenti è ravvisata anche dalla normativa anti-corruzione, a tutela della legalità e della trasparenza”.

Dopo la giunta regionale ed il Comitato tecnico scientifico, anche la Commissione regionale all’Ambiente ha approvato il Piano regionale dei rifiuti redatto dall’assessore Alberto Pierobon. In proposito interviene la presidente della Commissione Ambiente, Giusi Savarino, che afferma: “L’approvazione del Piano Regionale dei Rifiuti dà uno strumento attraverso il quale conoscere e monitorare i flussi dei rifiuti, così da poter progettare e realizzare l’impiantistica necessaria a chiudere la filiera con lo smaltimento, in modo trasparente ed efficace, privilegiando il riutilizzo dei materiali recuperati. Abbiamo, inoltre, approvato una riscrittura del Governo sul disegno di legge Rifiuti, che adesso tornerà in Aula, sciogliendo giuridicamente tutte le perplessità segnalate. Sono molto soddisfatta del nostro lavoro in Commissione, abbiamo lavorato in maniera certosina, con pazienza e coinvolgendo ed ascoltando veramente tutti, dentro e fuori il Palazzo. Sono orgogliosa di dire che già a metà mandato abbiamo toccato temi importanti e fondamentali per i siciliani tra cui rifiuti, urbanistica, edilizia, plastic – free, e depurazione delle acque.”

La reazione dei Giovani di Italia Viva di Agrigento agli insulti e le invettive nei commenti alla notizia sui social di Totò Cuffaro contagiato dal coronavirus.

La notizia dell’infezione da covid 19 che ha colto l’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, e la moglie, pubblicata sui social, ha scatenato una raffica di commenti tra insulti e invettive oggettivamente indecenti. In proposito intervengono i Giovani di Italia Viva di Agrigento, coordinati da Giorgio Bongiorno, che affermano: “I benpensanti di una certa sinistra forcaiola, che adotta sempre due pesi e due misure, diventano la fonte dell’odio contro un uomo in difficoltà che certamente, tra tanti colpevoli, è l’unico che ha pagato per le tante sue superficialità nell’amministrare la cosa pubblica, le sue tante clientele nella ricerca del consenso, l’elevazione a sistema di pratiche distorsive del pubblico interesse. Ma siamo convinti che una superficialità, per quanto deprecabile, non trasforma un uomo delle istituzioni in un mafioso. Badate bene, non vogliamo commentare alcuna sentenza passata in giudicato, né tanto meno tornare a una condanna, per altro già scontata. Da giovani queste cose non le abbiamo vissute, ce le hanno raccontate, ma un’idea ce la siamo fatta. La nostra idea, largamente condivisa dalla gente comune, è che Cuffaro abbia pagato le sue colpe, che certamente ha, ma tutto è tranne un mafioso. La nostra opinione non è assolutoria, tutt’altro, ma qualunque sia stata la sua colpa l’ha scontata interamente. Non dimentichiamoci che contro il cosiddetto “cuffarismo”, ovunque si annidasse, essendo stata una pratica diffusa, hanno agito personaggi che della retorica antimafia ne hanno fatto una bandiera, un punto di forza, un sistema di potere, e infine, un intreccio criminale. Il sistema “Montante”, il sistema “Saguto”, un certo sistema confindustriale Siciliano, ci sembrano molto più affini alla mafia di quanto non lo sia stato Totò Cuffaro con la sua superficialità. Oggi, di fronte ad una sua difficoltà personale, assistiamo a espressioni violente, di profondo odio personale da parte di un giustizialismo a fasi alterne, ma assistiamo anche ad esorbitanti attestati di affetto e solidarietà da parte di un intero popolo, che ci offrono di Cuffaro una rappresentazione plastica della sua popolarità e una fiducia nella persona, ma anche nell’uomo politico, che oggi stava provando a ricostruire la sua piccola area politica. La verità è che in questo paese abbiamo smarrito l’umanità, quella stessa umanità di cui Cuffaro, è un intero popolo a dirlo, è stato un grande campione”.

9526 tamponi effettuati scoprono nuovi 1.059 positivi registrati in Sicilia.I decessi sono 32.

Salgono così a 36.969 gli attuali positivi; di questi 1.539 sono i ricoverati: 1.342 pazienti in regime ordinario (-32) e 197 (-1) in terapia intensiva. In isolamento domiciliare ci sono 35.430 persone. I guariti sono 2.705.

Ed ecco la distribuzione dei casi nelle province siciliane: Palermo 209, Catania 424, Messina 143, Ragusa 62, Trapani 99, Siracusa 35, Agrigento 52, Caltanissetta 25, Enna 35.

Continua il maltempo sulla nostra provincia. Il Dipartimento regionale della Protezione Civile anche oggi ha diramato l’AVVISO DI RISCHIO METEO-IDROGEOLOGICO E IDRAULICO n. 20345 del 10/12/2020, relativo alla zona “E”, valevole dalle 16 di oggi 10/12/2020 e fino alle ore 24 di domani  11/12/2020; attiva un livello di allerta METEO-IDROGEOLOGICO E IDRAULICO  “GIALLO” e fase operativa di “ATTENZIONE” con rovesci o temporali dalle ore 16:00 alle ore 24:00 del 10/12/2020, e per le successive 24 ore il livello è “GIALLO” e fase operativa di “ATTENZIONE” con rovesci o temporali.