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L’emergenza coronavirus e la crisi del settore turismo. Il presidente dell’associazione agrigentina “Tante case tante idee”, Domenico Vecchio, denuncia una condizione di isolamento e afferma: “L’emergenza coronavirus colpisce anche il settore dell’accoglienza turistica della città di Agrigento, e non solo per un preventivabile calo negli arrivi, ma anche per la mancanza di preparazione dei gestori di strutture di accoglienza. Per questo l’associazione ‘Tante case tante idee’, che riunisce i proprietari di B&B e case vacanza, lancia un appello alla Prefettura e ai responsabili della sanità pubblica a fornire informazioni adeguate e magari materiale esplicativo per gestire l’arrivo di turisti in questo periodo di allarme sanitario. Le naturali esigenze di accoglienza, infatti, devono bilanciarsi con la sicurezza sia degli ospiti stessi che dei gestori. In tal senso i soci si dichiarano sin da subito disponibili a un incontro anche con i rappresentanti di istituzioni, della sanità e di altre categorie ricettive”.

Il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia di Agrigento, Fabio La Felice, replica a quanto dichiarato dall’ex sindaco di Aragona, Biagio Bellanca, nel merito della scelta del candidato sindaco di Agrigento. La Felice afferma: “Nel bel mezzo della cruciale fase di interlocuzione tra esponenti politici di centrodestra, nel comune sforzo di individuare un candido sindaco unitario per le imminenti elezioni amministrative di Agrigento, appare strumentale il perpetuarsi della fuoriuscita di lettere ed articoli pubblici che hanno nella sostanza lo stesso comune denominatore, ossia quello di delegittimare l’operato della classe dirigente di Fratelli d’Italia della provincia di Agrigento. La lettera aperta del signor Biagio Bellanca di Aragona, che non rappresenta in alcun modo Fratelli d’Italia – stante che lo stesso risulta non avere alcuna carica all’interno del partito, non fare parte del Circolo territoriale di Aragona e non essere nemmeno un tesserato, e che anzi risulta aderente al gruppo politico, costituitosi ad Aragona nel marzo 2019, vicino all’onorevole Roberto Di Mauro (come si evince chiaramente dagli articoli del tempo) – e dunque non si comprende a che titolo parli, è uno sterile mero attacco speculativo, che cerca di destabilizzare e di minare la credibilità di un gruppo di giovani, dirigenti e militanti, fedeli al progetto di Giorgia Meloni, che hanno propri i valori di Fratelli d’Italia e che con tanta passione e serietà lavorano sul territorio tra la gente. Nel ricordare che l’unico autorizzato a portare all’esterno la linea del partito è il portavoce provinciale, e che chiunque abbia qualcosa da dire lo può fare nell’unica sede opportuna, ovvero le assemblee di partito, si rappresenta che il Coordinamento, fin da subito, vaglierà con attenzione qualsiasi dichiarazione o articolo pubblico e si riserva di adire le vie legali qualora ritenga che il contenuto degli stessi leda l’immagine di Fratelli d’Italia o la reputazione e la dignità dei componenti del partito. Per quanto attiene il candidato sindaco che Fratelli d’Italia appoggerà alle prossime elezioni amministrative, si ribadisce ancora una volta, (non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire) che sia esso sintesi del tavolo politico di centrodestra di cui Fratelli d’Italia fa autorevolmente parte, che è la soluzione da sempre fortemente auspicata e ritenuta prioritaria, sia esso individuato all’interno del partito stesso, sarà comunque una scelta ponderata e fatta nell’esclusivo interesse della città di Agrigento, nella massima trasparenza ed in maniera pienamente condivisa con i vertici nazionali, regionali e cittadini”.

Biagio Bellanca, già sindaco di Aragona e da sempre militante nella Destra italiana. Ieri ha inviato una lunga lettera a tutti i vertici di Fratelli d’Italia, dalla Meloni al segretario provinciale di Agrigento. Pacati ma decisi i toni del contenuto che riguardano l’eventuale candidatura a sindaco di Marco Zambuto nelle fila di Fratelli d’Italia. Ecco il testo della lettera:

Carissimi,

a nessuno di voi sfugge l’importanza delle imminenti elezioni comunali, che vedono interessati in Sicilia decine di comuni, e come alcuni di questi, per popolazione, rivestono una importanza ancora più marcata perché riguardano città capoluogo di provincia e centri di medie-grosse dimensioni che vedono l’elezione diretta dei rispettivi sindaci  e l’elezione dei consigli con il sistema proporzionale.

A tal proposito un partito come Fratelli d’Italia , in costante ascesa nei sondaggi, grazie alla quotidiana opera di Giorgia Meloni e dell’intera classe dirigente, e grazie alla linea politica fatta di Valori non negoziabili, di Coerenza di posizioni politiche, di Chiarezza nelle scelte, non può non schierare in prima fila i suoi uomini, o donne, migliori, per appiattirsi su candidati che nulla hanno a che spartire con la nostra Storia, i nostri Valori, la nostra Coerenza, le nostre Radici e per essere ancora più chiaro la nostra Fede Politica, che da sempre, ci vede a Destra dello scenario politico.

Il fatto che il nostro partito veda la costante ascesa in termini di consenso, deve servire da stimolo per scelte coraggiose che ci pongono il dovere morale di gettare il cuore oltre l’ostacolo e rivendicare,  per uno della Nostra classe dirigente, il ruolo di condottiero in una battaglia unitaria da combattere tutta all’interno del Centro-Destra Unito.

In questo contesto non si può che plaudire alle sagge parole espresse dal Dirigente Nazionale Mimmo Incardona che, con la lucidità che gli è propria,  ha bollato come “frettolose, poco rispondenti alla base dei partiti,  autoreferenziali e senza identità politica” le voci che vorrebbero già definita la candidatura a Sindaco per la Città di Agrigento.

In questo contesto non si può non domandarsi cosa ha a che spartire Fratelli d’Italia, con la candidatura , che i rumors danno per certa, a Sindaco di Agrigento di Marco Zambuto, persona rispettabilissima, ma che, per militanza, risulta essere lontano mille miglia dalle nostre posizioni.

E quando parlo di militanza dello stesso, non faccio riferimento ai trascorsi nelle file del Partito Popolare, o nel CCD. o ancora nel CDU nel UDC , che possono essere intese come passaggi in sigle tutte riferibili alla matrice post Democristiana, quanto alla più recente militanza nelle file del PD, partito per il quale è stato candidato alle elezioni Europee del 2014, quelle, per intenderci, vinte dallo stesso partito, capeggiato da Matteo Renzi , con un mirabolante  40,81%.

Militanza che ha consentito allo  stesso Zambuto di scalare i vertici regionali di quel partito assumendo la prestigiosa carica di Presidente Regionale.

Alla luce di questi trascorsi,  sarebbe più che opportuna una netta presa di posizione in ordine alla assoluta improponibilità di una candidatura completamente avulsa dal Nostro Mondo, che alimenterebbe ulteriormente quella disaffezione dalla politica cha faticosamente stiamo cercando di recuperare.

Il Nostro Partito non può essere scambiato come il comodo autobus sul quale salire, peraltro senza nemmeno pagare il biglietto, per soddisfare le esigenze personali di chi, disinvoltamente, cambia partito ad ogni alito di vento.

Così come non possiamo dare alla pubblica opinione la sensazione di non avere nelle Nostre File una persona in grado di concorrere, con buone possibilità di successo, alla carica amministrativa più importante che è la carica di Sindaco, per delegare la stessa a chi si autopropone come Messia di turno.

Compito espresso di un buon Cristiano è quello di ammonire i peccatori e ricondurli sulla retta via.

Compito espresso di un buon militante è quello di segnalare i possibili errori della classe Dirigente, che ha l’onore e l’onere delle scelte che devono avere, come fine ultimo, la crescita del Partito nel quale si milita, la conquista di posizioni di rilievo nelle istituzioni comunali finalizzate alle realizzazione del programma presentato ai cittadini elettori.

Una scelta sbagliata, come quella che si profila con la candidatura Zambuto, comprometterebbe in maniera irreversibile, la credibilità faticosamente conquistata da Fratelli d’Italia attraverso il duro lavoro svolto da tutti voi in indirizzo segnati e mortificherebbe le legittime aspettative del Nostro Mondo, che si aspetta rinnovamento degli uomini e nei metodi di selezione dei nuovi amministratori comunali.

Sicuro che saprete cogliere lo spirito della presente nota, rimango a disposizione per il prosieguo.

 

Cordiali Saluti

Biagio Bellanca, già sindaco di Aragona

 

Non c’è solo la turista di Bergamo in vacanza a Palermo fra le persone trovate positive al coronavirus a Palermo. I laboratori del policlinico hanno individuato altri due casi di contagio nel gruppo di turisti bergamaschi. I tamponi su questi due ultimi casi sono stati inviati allo Spallanzani di Roma, come quello della donna contagiata per prima, per ulteriori analisi. Per ora i due nuovi contagiati sono in buone condizioni di salute e sono rinchiusi nelle loro camere d’albergo in attesa che l’assessorato regionale alla Sanità decida se spostarli in una struttura ospedaliera attrezzata. La donna è intanto ricoverata all’ospedale Cervello. Fra i tre contagiati c’è il marito della donna, risultato negativo a un primo test e positivo al secondo. La turista ha 66 anni ed è arrivata con la comitiva venerdì mattina con un volo Bergamo-Palermo partito dallo scalo di Orio al Serio.

Gli albergatori agrigentini, aderenti a Confcommercio, Confesercenti ed il Consorzio Turistico, hanno scritto una lettera al sindaco di Agrigento, e per conoscenza al Prefetto e ai sindacati di categoria, e hanno chiesto la convocazione urgente di un tavolo di crisi del turismo. E spiegano: “Chiediamo tale tavolo a seguito dell’evoluzione sfavorevole della situazione sanitaria nazionale ed alle misure del Consiglio dei Ministri, volte al contenimento ed alla non diffusione del coronavirus, ma soprattutto alle negative ripercussioni economiche che si sono già registrate dopo la decisione di annullare l’evento Mandorlo in fiore che ha fatto precipitare repentinamente la situazione con annullamenti non solo legati al Mandorlo ma anche per i mesi a venire. E’ una situazione che certamente non lascia presagire nulla di buono per la stagione che tutti aspettavamo per riattivare i contratti con i lavoratori che ora sono seriamente a rischio”.

Non vogliamo né conforto né vogliamo avere a tutti i costi ragione. Cosi come siamo certi che i vertici dell’Asp di Agrigento sono già a lavoro affinché si adoperino per risolvere nel più breve tempo possibile l’emergenza coronavirus che si è abbattuta sia nell’ospedale di Agrigento che negli altri nosocomi siciliani.

Prendendo spunto da un articolo pubblicato stamattina dal quotidiano LiveSicilia sembra che anche a Palermo ci sia lo stesso problema agrigentino.

Ecco il link (clicca qui) che conferma l’assoluta emergenza sanitaria palermitana a cominciare proprio dalle mascherine o del kit completo per affrontare l’emergenza coronavirus.

 

A fronte dell’emergenza coronavirus, incombente anche in Sicilia, il consigliere comunale di Agrigento, Simone Gramaglia, stigmatizza come nel corso del tempo non ci si sia mai preoccupati di garantire ad Agrigento, peraltro “Porta del Mediterraneo”, un adeguato presidio ospedaliero a tutela della salute pubblica e, soprattutto, a scudo dei gravi rischi infettivi che nell’Agrigentino ricorrono in modo particolare in ragione della posizione di frontiera. Simone Gramaglia aggiunge: “E’ profondamente deprecabile che nel corso degli anni l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento sia stata utilizzata come ‘bancomat elettorale’, e che a tutto si sia pensato tranne che a dotare almeno l’ospedale ‘San Giovanni di Dio’ di un reparto Malattie infettive e di un reparto Pneumologia. Adesso tutto ciò purtroppo si ripercuote, in modo più grave rispetto che altrove, sul territorio agrigentino e sui cittadini”.

è città, oltre che provincia, a vocazione turistica. E’ platealmente evidente che la crisi, prima internazionale e adesso anche locale, legata al coronavirus, abbia investito in modo dirompente il settore turistico – ricettivo agrigentino, tra annullamento di prenotazioni, vertiginosa riduzione degli arrivi e cancellazione di eventi di attrazione. Gli imprenditori turistici agrigentini lanciano pertanto un accorato appello alla classe politica siciliana tutta affinchè, ad opera in primis del governo della Regione Siciliana, si levi forte e perentoria una richiesta di soccorso al governo Conte affinchè, come già prospettato per le Regioni del nord, anche in Sicilia sia innanzitutto sospeso il prelievo fiscale a carico delle imprese turistiche, salvaguardandone, con adeguate misure compensative, i livelli occupazionali. Bisogna agire subito al fine di evitare che una condizione di emergenza temporanea, quale si auspica sia l’emergenza coronavirus, non si traduca in Sicilia e nell’Agrigentino nella chiusura di centinaia di imprese turistiche e in licenziamenti di massa. Il governo della Regione prospetti subito al governo Conte che in Sicilia, peraltro già teatro del primo contagio nel Sud Italia, ricorre una calamità, e in ragione di ciò dichiari subito lo stato d’emergenza regionale da proiettare poi in ambito nazionale con i provvedimenti conseguenti.