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Operazione antimafia della polizia per l’attentato ad un avvocato avvenuto a Pachino (Siracusa) a fine dicembre 2017. Le indagini del commissariato di Pachino sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania.

I reati contestati agli arrestati sono minaccia e violenza ad un pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, detenzione e porto illegale di un ordigno esplosivo, tutti aggravati dalle modalita’ mafiose e dalla finalita’ di agevolare l’associazione mafiosa denominata Clan Giuliano attiva nel territorio di Pachino e Portopalo di Capo Passero.

 

La vicenda risale al dicembre 2017 quando fu piazzato, all’interno dell’abitacolo dell’auto dell’avvocato Adriana Quattropani, un ordigno rudimentale. L’avvocato, insieme ad altri testimoni, aveva riconosciuto una persona. Il legale, che si occupa di curatele fallimentari, si stava occupando della chiusura di una pompa di benzina a Pachino di proprietà di un pregiudicato del posto.

Ulteriori dettagli nel corso della conferenza stampa in Questura a Siracusa alle ore 9:30.

 

Incidente, nella giornata di ieri, lungo la strada statale 115. Un camion, in contrada Garebici, in territorio di Suculiana, ha perso parte del suo carico, composto da balle di fieno, rendendo così percoloso il transito dell’arteria
Sul posto sono giunti, dopo l’allarme, gli uomini della polizia stradale che hanno provveduto a dirigere il traffico, evitando che l’incidente potesse provocare conseguenze.

Girgenti Acque S.p.A. in riferimento al post condiviso nel gruppo Facebook “Riportiamo l’acqua pubblica ad Agrigento”,  in cui si mostra un video di un contatore interessato dal fenomeno di passaggio d’aria, precisa quanto segue.

Il contatore oggetto del video, è noto al gestore in quanto su tale utenza (utenza commerciale sita in via TIVOLI, nel Comune di Raffadali), Girgenti Acque dal 5 aprile scorso (due giorni prima della pubblicazione del video su Facebook) ha avviato un’attività di verifica  d’ufficio (senza alcuna richiesta da parte dell’utente).

Dalla verifica si è riscontrato che il fenomeno è isolato e non interessa altre utenze della zona.

 L’Utente titolare dell’utenza idrica è stato debitamente informato dal Gestore ed ha presenziato a tutte le attività di verifica.  

 

La Procura della Repubblica di Agrigento invoca 12 anni e 6 mesi di carcere a carico dell’imprenditore Giuseppe Burgio. Requisitoria severa e senza attenuanti.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, in via Mazzini, la requisitoria delle pubblico ministero, Alessandra Russo e Simona Faga, è stata implacabile. Loro hanno proposto al Tribunale la condanna a 12 anni e 6 mesi di carcere a carico dell’imprenditore agrigentino, Giuseppe Burgio, 54 anni, imputato di bancarotta fraudolenta.

E, tra le altre, le parole della Russo e della Faga sono state: “L’imprenditore Burgio ha costruito un impero ma non certo con il lavoro onesto. Lo ha fatto grazie a brogli e distrazioni. Unicredit, per anni, è stata sua complice. La stampa lo ha definito correttamente il ‘re dei supermercati’ e in effetti tale era, ma l’impero lo ha costruito razziando fornitori, soci, dipendenti e l’erario, ai quali ha sottratto milioni di euro. Ha fatto sparire fondi da un’impresa all’altra, ed è stato spalleggiato dalla prima banca d’Italia, che ha avallato le sue operazioni”. Peraltro, parecchi dirigenti di Unicredit sono indagati nell’ambito dell’inchiesta “Discount bis”, perché presunti complici del presunto bancarottiere Burgio.

Dopo la Procura sono intervenuti alcuni difensori delle tante parti civili, tra ex soci e dipendenti, costituiti in giudizio per essere risarciti del danno che avrebbero subito dalle condotte finanziarie dell’imputato. Giuseppe Burgio è stato arrestato il 28 ottobre del 2016 dalla Guardia di Finanza. Dallo scorso 2 marzo è ristretto ai domiciliari. Le indagini ruotano intorno ai fallimenti di quattro società che si ritengono legate a Giuseppe Burgio, e che sono la Gestal srl, la Ingross srl, la Cda spa, e la GsB srl. Le stesse 4 società sono fallite tra il dicembre 2011 e l’ ottobre 2012.

Ebbene, le Fiamme Gialle avrebbero rilevato la distrazione di ingenti beni patrimoniali, per decine di milioni di euro, tramite vari artifizi materiali e contabili : la sottrazione di denaro dalle casse della società, poi operazioni finanziarie e compravendite tra società collegate per drenare liquidità, e poi la falsificazione delle scritture contabili se non, in alcuni casi, la loro distruzione o sottrazione. In ragione di ciò, a Burgio è contestata la bancarotta fraudolenta a danno delle quattro società Gestal, Ingross, Cda e GsB. I fallimenti avrebbero procurato danni ai creditori sociali per quasi 50 milioni di euro, e le distrazioni ipotizzate ammontano a oltre 13 milioni di euro.

A.R. (teleacras)


Continua l’azione degli agenti della polizia municipale di Agrigento, con l’ausilio dello “Street control”, alla ricerca di auto sprovviste di assicurazione o circolanti senza revisione.Nelle ultime ore altre tre autovetture sono state “pizzicate” senza la necessaria copertura assicurativa e per questo sono state sequestrati dagli agenti che hanno provveduto anche a sanzionare, con una multa da 848 euro, i proprietari.

Udienza, ieri in Tribunale, relativa al processo nel quale un empedoclino, di 34 anni, deve rispondere dell’accusa di aver picchiato e violentato l’ex compagna in presenza della loro figlia.

A deporre in aula il padre dell’imputato. L’uomo ha dichiarato che “qualche giorno prima che mio figlio venisse arrestato, sono andato a trovare la sua ex compagna a casa e li ho trovati a letto insieme”, asserendo che a suo avviso fra loro c’era ancora una relazione.

Il 34enne si difende dicendo di essere andato a trovare la figlia e che l’ex compagna l’avrebbe aggredito colpendolo con un cellulare: “Per questo mi sono dovuto difendere“. L’empedoclino è sottoposto da 10 mesi agli arresti domiciliari.

Prossima udienza il 21 maggio prossimo.

 

 

Udienza, presso un’aula del Tribuanle di Agrigento, del  processo riguardante la vicenda Ecap e le presunte irregolarità legate alla gestione dell’istituto di formazione.

 “Ho capito che il padre dell’avvocato Laura Grado voleva f…. e per farlo si sarebbe servito di un finanziere suo parente”,  ha dichiarato Valenza davanti ai giudici.

Secondo la Procura Valenza avrebbe corrotto il sottufficiale dei carabinieri Antonio Arnese,offrendo un posto di lavoro alla moglie dello stesso. Arnese, a sua volta è accusato di aver archiviato un esposto presentato dall’avvocato Laura Grado nell’interesse di alcuni dipendenti.

Salvatore Avarello, 43 anni, e Gioacchino Ripellino, 50 anni, entrambi di Favara, sono stati condannati  a 8 mesi di reclusione dal giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Agata Anna Genna.

I due finirono in manette lo scorso 10 gennaio perchè sorpresi a rubare infissi all’istituto Enrico Fermi di Contrada Calcarelle.

Il processo si è svolto per direttissima e la condanna è stata ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato.