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Una ditta individuale, negli anni d’imposta 2015 e 2016, avrebbe compiuto una frode Iva per oltre 2,6 milioni di euro, scoperta dai funzionari dell’Agenzia dogane e monopoli (Adm) di Porto Empedocle (Agrigento).

 

Le attivita’ di controllo hanno evidenziato che i prodotti trattati erano di origine e provenienza cinese, immessi in diversi paesi dell’Ue e poi destinati a centri di smistamento del centro Italia dai quali se ne perdevano le tracce. La titolare della ditta risulta attualmente irreperibile.


Si è tenuta ieri innanzi al Tribunale Penale di Caltanissetta, l’udienza del procedimento che vede l’avv. Giuseppe Arnone, imputato per il reato di diffamazione ai danni del Procuratore Aggiunto di Catania, dott. Fonzo, già Procuratore Aggiunto di Agrigento e del direttore del quotidiano online sicilia24h.it Lelio Castaldo.

All’udienza di ieri avrebbero dovuto deporre, in qualità di testimoni sia il dott. Fonzo che il Direttore Castaldo ma quest’ultimo, a causa di un malore che lo ha visto costretto a ricorrere alle cure ospedaliere, non ha potuto presenziare alla detta udienza.

Il procedimento prende le mosse da un precedente procedimento instauratosi a seguito di una querela sporta dallo stesso Giuseppe Arnone ai danni dell’allora sostituto procuratore di Agrigento Fonzo e del Direttore Castaldo, secondo il quale il primo avrebbe fatto pressione sul secondo affinchè questo non mandasse in onda, sulla emittente Teleacras, una intervista dell’Arnone. E tali fatti sono stati poi esposti dall’Arnone in un suo libro.

Il procedimento in questione che vedeva il dott. Fonzo e il Direttore Castaldo imputati è stato archiviato dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Caltanissetta mentre, a seguito di una querela per diffamazione sporta dal Castaldo, l’Arnone è oggi imputato del reato di diffamazione ai danni dello stesso Castaldo e del dott. Fonzo.

All’udienza di ieri, dopo delle dichiarazioni spontanee dell’Arnone, ha deposto il dott. Fonzo il quale ha esordito la propria deposizione dichiarando di non conoscere e di non aver mai incontrato il Direttore Castaldo, di sapere che lo stesso è direttore di una testata giornalistica online ma di non conoscerlo fisicamente. Anzi, alla domanda del difensore del Castaldo, costituitosi parte civile, l’avv. Giuseppe Aiello, il dott. Fonzo precisava di non averlo mai sentito nemmeno telefonicamente.

Nella sua deposizione il dott. Fonzo ha ricostruito la situazione giudiziaria dello stesso Arnone, affermando che quest’ultimo si trova a scontare una pena definitiva alternativa e che lo stesso Fonzo, durante gli anni di permanenza presso la Procura di Agrigento, è stato oggetto di attacchi da parte dell’Arnone con lettere, post, interviste, manifesti di discutibilissimo gusto.

In merito al procedimento che riguardava l’on. Riccardo Gallo motivo della denuncia dello stesso Arnone ai danni del dott. Fonzo e del Castaldo, e che doveva essere oggetto della fatidica intervista dell’Arnone il dott. Fonzo ha dichiarato di non aver seguito il procedimento poiché dello stesso era delegato il sostituto Dott. Sciarretta e che lui si era limitato ad apporre il proprio visto sulla richiesta di archiviazione formulata dallo stesso dott. Sciarretta.

L’udienza è stata rinviata al prossimo 16 luglio per sentire il direttore Castaldo e l’avv. Giovanni Castronovo.

 

Il deputato regionale siciliano Giuseppe Gennuso, 65 anni eletto lo scorso Novembre all’Ars nella lista di centrodestra Idea Sicilia “Popolari e Autonomisti Musumeci Presidente”, è stato trasferito ieri sera, nella caserma del comando provinciale di Siracusa, dopo la notifica del provvedimento restrittivo emesso dal gip del tribunale di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania, con l’accusa di voto di scambi  aggravata dal metodo mafioso.

Sull’inchiesta, che vede coinvolte altre persone, vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti della Dda di Catania. Domiciliari anche per Massimo Rubino, ritenuto un procacciatore di voti. Il carcere è invece scattato per Francesco Giamblanco, genero del boss di Avola.

Giuseppe Pippo Gennuso, imprenditore, deputato regionale al suo quarto mandato, alle ultime elezioni aveva ottenuto nel collegio di Siracusa 6567 preferenze.

Nei giorni scorsi, la Dda di Catania aveva chiesto l’archiviazione nei confronti di quattro indagati in un’altra inchiesta per tentata estorsione in cui Gennuso figurava come parte lesa. A Palermo, il deputato ha invece denunciato di essere rimasto vittima di un’estorsione nell’ambito della gestione di una sala Bingo da parte della sua famiglia, un processo è in corso contro alcuni esponenti della cosca Vernengo di Santa Maria di Gesù, che hanno però sempre sostenuto di aver gestito negli anni passati il bar della sala giochi.

Adesso, invece, il parlamentare regionale è accusato di aver stretto un patto con esponenti della cosca mafiosa siracusana.

L’arresto del deputato Gennuso pone anche un problema politico, vista la fragilità della maggioranza di Musumeci all’Ars.

Vincenzo Lo Giudice, ex parlamentare regionale, 78 anni, di Canicattì condannato in passato con sentenza definitiva a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa , è stato assolto dall’accusa di violazione della sorveglianza speciale a cui è sottoposto per cinque anni, per la quale il pubblico ministero Emiliana Busto aveva chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione.
La denuncia per l’ex deputato scattò tre anni fa, quando ad un controllo di una pattuglia l’uomo non rispose diverse volte agli stessi che avevano  prima citofonato e poi telefonato.Secondo il giudice che ha sentenziato l’assoluzione il quadro accusatorio non è assolutamente certo.

Sono tre i medici del San Giovanni di Dio di Agrigento rinviati a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, per la morte del piccolo Salvatore Aron Barragato, di Licata, deceduto nel giugno 2011: si tratta della ginecologa Maria Concetta Rotolo, 57 anni; Antonino Cutaia, 58 anni, pediatra in servizio al reparto di neonatologia, e l’infermiere Giovanni Moscato, 47 anni.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Manola Cellura, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a 2 anni e 8 mesi per la ginecologa; 3 anni per Cutaia, mentre un anno è stato chiesto per Giovanni Moscato.

Il 

bimbo nacque all’ospedale di Agrigento ma morì poche ore dopo, nella notte, per complicazioni dovute a una malformazione cardiaca, durante un trasporto in ambulanza dalla Città dei Templi a Taormina.

La scorsa udienza è stato ascoltato un cardiologo che ha dichiarato che il piccolo Salvatore “si poteva salvare se non ci fossero stati inconvenienti in ambulanza”.

In sostanza nella sua arringa il pm ha detto: “Sarebbe stato sufficiente essere più attenti per salvare la vita del piccolo Salvatore. Se la patologia fosse stata diagnosticata in tempo e il personale avesse controllato il funzionamento della culletta termica il piccolo non sarebbe morto”.

La culletta termica nella quale il neonato doveva essere trasportato dall’ospedale San Giovanni di Dio al San Vincenzo di Taormina non funzionava e il tragitto si protrasse per ben sette ore. Troppo per tentare un intervento chirurgico: il cuoricino malato del piccolo Salvatore Aron smise di battere tre giorni dopo.

Prossima udienza il 7 maggio

Continuano i furti ad Agrigento. Come spesso accaduto nelle ultime settimane ad essere presa di mira è stata,ancora una volta, un’abitazione nel quartiere balneare di San Leone. 

I malviventi, sapendo che il proprietario di casa fosse uscito per seguire la messa, hanno fatto irruzione all’interno dell’abitazione, situata in viale Viareggio, svuotandola di ogni cosa di valore. A fare la scoperta lo stesso proprietario che ha avvisato le forze dell’pordine. Sul posto i carabinieri che hanno avviato le indagini dopo alcuni rilievi.

Avrebbe venduto un trattore non a norma e, per tale motivo, la Procura della Repubblica ha chiesto la condanna nei confronti di una donna, originaria di Naro, per “violazione delle normative in materia di sicurezza 
sul lavoro “. 

trattore in questione è quello utilizzato da Liviu Parnica, 42enne bracciante agricolo romeno, morto a seguito di un incidente proprio mentre era alla guida del mezzo. Il romeno morì schiacciato dopo che il trattore si era ribaltato in un appezzamento di terreno nel quale egli stesso stava lavorando. 

 

I Consiglieri Comunali Di Emanuele Valentina, Sacco Concetta e Todaro Giuseppe del gruppo consiliare PD – Sicilia Futura, intervengono in merito alla nota stampa della CISL riguardante “l’emergenza stipendi” dei dipendenti comunali del Comune di Porto Empedocle.

“Ci riteniamo favorevoli alla richiesta fatta dal responsabile comunale  della CISL Eduardo Sessa, di affrontare il problema degli stipendi dei dipendenti comunali in un tavolo tecnico con l’amministrazione comunale, al fine di capire se ci sono trasferimenti regionali e nazionali in procinto di accredito nelle casse del’ente, in modo da risolvere il problema di liquidità e pagare la mensilità arretrata ed evitare in futuro ulteriori ritardi, riteniamo sia anche a tutele e salvaguardia degli stessi dipendenti e che ciò serve a fare chiarezza nei confronti dei lavoratori del comune di Porto Empedocle che attendono ormai con forte agitazione lo stipendio, che vedono slittare ogni fine del mese.

Ci uniamo anche al grido di allarme che riguarda il trasporto extraurbano degli alunni che frequentano le scuole del capoluogo, ormai da 2 anni a carico delle famiglie, già sofferenti per l’emergenza lavoro, ci auspichiamo che l’amministrazione comunale trovi una volta per tutte una soluzione per far si che dall’inizio del prossimo anno scolastico il servizio possa essere a carico dell’ente e non più gravoso nel bilancio delle famiglie empedocline.”

Lo dichiarano i Consiglieri Comunali Di Emanuele, Sacco e Todaro.  

Ieri pomeriggio si è riunito il Coordinamento provinciale della Lega Salvini Premier per discutere del quadro politico nazionale, regionale ed organizzativo interno, ma soprattutto per discutere collegialmente e tracciare le linee guida in vistadelle elezioni amministrative di primavera.

Nei vari comuni l’obiettivo sarà riconfermare lì dove ci sono degli uscenti o cercare di portare una propria rappresentanza per la prima volta nei vari consessi comunali; naturalmente per poter dare voce ai cittadini con una propria classe dirigente in linea con l’impostazione della Lega sempre vicina ai problemi della gente e che ne rappresenti non solo gli stessi ma si faccia anche portavoce di adeguate soluzioni.

Nei piccoli comuni si cercherà il dialogo con le varie espressioni civiche locali cercando sempre delle affinità in termini di linee programmatiche,rappresentanza e capacità amministrative.

Per quanto riguarda invece la città di Licata, il coordinatore provinciale Anna Sciangula annuncia l’intenzione di presentare una propria lista col simbolo della Lega; naturalmente l’auspicio è quello che si possa trovare una sintesi di un centrodestra unito sotto la figura di un candidato Sindaco condiviso che sia autorevole, capace, ma soprattutto ben visto tra i cittadini licatesi. Naturalmente nel momento in cui non dovessero esserci le condizioni di dialogo – sottolinea la Sciangula – ‘siamo pronti a perseguire una nostra strada di rappresentanza. Pronti quindi anche a correre da soli, qualora il quadro politico dovesse complicarsi o non ci dovesse essere la giusta interlocuzione con gli altri attori protagonisti della politica licatese.’

‘Licata ha dato un forte segnale alla Lega con più di 1000 voti pari quasi all’8%. Siamo sicuri che questa fiducia crescerà sempre più e che saremo sempre piùdeterminanti nel quadro della politica licatese per poter dare ai cittadini una voce autorevole che si faccia portavoce delle problematiche profonde che vive la città e di un disagio politico che, viste le varie vicissitudini che ha dovuto affrontare la città, trova la gente sempre più amareggiata e titubante a dare la propria fiducia. Cercheremo di dare voce alla Licata che produce, che ha voglia di riscatto e che ha pieno diritto a rimettersi in piedi per mostrare tutte le sue potenzialità sia produttive che turistiche.’

Così il Coordinatore provinciale Anna Sciangula.

Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonio Genna, ha assolto dall’accusa di detenzione ai fini di spaccio l’agrigentino Francesco Catania, 35 anni, arrestato nel novembre scorso all’interno di un’abitazione di Siculiana. 

Il blitz scattò in una operazione congiunta delle Squadre Mobile di Caltanissetta e Agrigento. L’agrigentino fu trovato in possesso di 67,6 di hashish e 1,5 di marijuana nascosti all’interno di un barattolo per i biscotti. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna ad un anno di reclusione.

 

Per il giudice, invece, il fatto non costituisce reato poichè il quantitativo dell’hashish rientra nella categoria “uso personale”. Catania è stato difeso dall’avvocato Daniele Re.