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Grande successo, sabato 19 Settembre, per l’evento organizzato dal Lions e dal Leo Club Agrigento Host in ricordo del XXX anniversario dall’omicidio del Giudice Rosario Angelo Livatino.

Il cineforum sul docufilm “Il Giudice di Canicattì” di Davide Lorenzano, che si è svolto ad Agrigento allo “Spazio Temenos”, si è aperto con i saluti della Prof.ssa Barbara Capucci (Presidente del Lions Club AgrigentoHost), la quale nel ringraziare tutti, ha sottolineato l’importanza di un Uomo, di un Magistrato che ha onorato le istituzioni e il suo lavoro con uno straordinario coraggio, coraggio che deve essere di esempio
per tutti e per la società; ha rivolto i suoi saluti e ringraziamenti anche il Dott. Giuseppe Castelli (Presidente del Leo Club Agrigento Host), quest’ultimo ha evidenziato di come il Giudice Rosario Livatino abbia saputo coniugare il ruolo laico di Magistrato con i principi e i valori che stanno alla base della fede Cristiana, connubio che lo ha reso ineguagliabile nel suo lavoro.

Presente anche Emanuele Farruggia (Presidente di zona 26 del Distretto Lions 108 Yb Sicilia), il quale si è detto soddisfatto ed onorato per come il Lions Club insieme al Leo Club Agrigento Host abbiano incarnato appieno le finalità del mondo Lions/Leo “investendo” in eventi di grande caratura culturale come il cineforum sul Dott. Rosario Livatino. Subito dopo la proiezione del film è seguito il dibattito: Davide Lorenzano (regista del docufilm) ha ricostruito i momenti, emozionanti, che hanno portato alla nascita del docufilm “Il Giudice di Canicattì”, nato da una voglia di studiare e approfondire la figura del Magistrato e lo straordinario Uomo che è stato ed è: un vero “patrimonio culturale”.

Il Giudice Luigi D’Angelo (Presidente Emerito del Tribunale di Agrigento) ha ripercorso tutti i momenti emozionanti della vita professionale vissuti, sino a due giorni prima da quel maledetto 21 Settembre del 90’, insieme al Dott. Livatino, amico e collega, dando una testimonianza viva. A seguire l’intervento del Prof. Giuseppe Palilla (Presidente dell’Associazione “Amici del Giudice Rosario Livatino”). Come compagno di classe del Magistrato, il Prof. Palilla ha esternato ciò che ha costituto per la classe Rosario e la serietà e la compostezza che lo contraddistinsero: “Un punto fermo per tutti gli amici e compagni di classe”, ha dichiarato. La Dott.ssa Marilisa Della Monica (Coordinatrice di redazione de “L’amico del Pololo”) ha posto una riflessione sul lato umano del Giudice con i suoi sentimenti, la sua voglia di vivere la vita, il suo essere un ragazzo giovane ed intraprendente, punti – questi – che sono stati “l’incipit” per la stesura del libro, già in edicola, adatto alla lettura dei bambini sulla figura di Livatino.

Su invito del Presidente del Leo Club Agrigento Host, il Dott. Giuseppe Castelli, altresì, è stato chiamato ad intervenire Salvatore Malluzzo (Vice Presidente del Leo Club Agrigento Host e Consigliere Comunale di Palma di Montechiaro) che significativamente (Palma di Montechiaro ha dato i natali a chi ha ammazzato il Giudice Livatino), ha rimarcato la sua amarezza, il suo disprezzo più totale e la sua condanna netta al gesto compiuto; «un debito che non può essere “perdonato” né dimenticato, ma riscattato con l’adesione ai principi
di legalità!».

E’ record. In sole 24 ore a Lampedusa sono sbarcati 26 tra barche e barchini con più di trecento migranti a bordo.

Un numero davvero eccezionale che non fa altro che complicare ancora di più le cose soprattutto all’interno dell’hotspot di contrada Imbriacola dove adesso la presenza dei migranti ha superato quota mille a fronte di una capienza massima di meno di 200 persone.

E’ stata la Guardia Costiera, unitamente ai colleghi della Finanza, ad effettuare i trasbordi al largo dell’Isola per raggiungere il molo Favarolo.

 

 

 

“Ragazzi, sono felice che il centro della nostra città sia tornato a vivere e a essere frequentato in questo modo e che voi siate tornati a socializzare. Ma siamo ancora alle prese con un virus infido e il livello dei contagi sembra in una fase di recrudescenza. Lo volete capire che non possiamo stare tranquilli? Voi, noi, i vostri nonni? Fatelo almeno per loro. Se lo sottovalutiamo perdiamo tutti. A Madrid nuovo lockdown, quando toccherà a noi di nuovo? Speriamo mai. Vi invito a tenere conto delle norme di sicurezza necessarie: prima di tutto con l’igiene delle mani, con il distanziamento e l’uso della mascherina. Sia festa ogni sera ma con prudenza”.

Lo dichiara il sindaco di Agrigento Lillo Firetto.

 

Nelle ultime ore, in particolare, sono stati gli imprenditori lampedusani a mettere nero su bianco la loro insofferenza ed a scrivere un’articolata lettera al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci: “Siamo un gruppo di imprenditori lampedusani che le stanno scrivendo – si legge nella missiva indirizzata al numero uno della giunta regionale – Ma prima di essere imprenditori siamo genitori; gente che da un trentennio ha subito passivamente i flussi di migranti che sono sbarcati sulla nostra piccola isola. Li abbiamo accolti, rifocillati, accuditi sempre”.

“Oggi – prosegue la lettera – stiamo vedendo una nave di una ong che vorrebbe attraccare a Lampedusa. A bordo ha più di 100 migranti e da quello che sappiamo, ci sarebbe qualcuno di loro che sta male”. Il riferimento è alla Alan Kurdi, il mezzo dell’Ong tedesca Sea Eye il quale da alcuni giorni è in navigazione nel Mediterraneo centrale ed ha recuperato in due distinte missioni di salvataggio complessivamente 150 persone.

La paura degli imprenditori lampedusani, è che adesso la nave tedesca possa approdare sull’isola: “Ora, signor presidente – prosegue infatti la lettera – premesso che nessuno di noi non vorrebbe aiutare questi esseri umani, ma stiamo vivendo una situazione al limite. Il coronavirus è il pericolo incombente. Non possiamo a Lampedusa, accogliere nessuno e meno che mai, persone che arrivano da paesi extracomunitari dove la pandemia è arrivata”.

Il timore principale consiste nella consapevolezza che, da queste parti, in caso di epidemia sarebbe molto difficile prevenire un’emergenza: mancano strutture adeguate, l’isolamento geografico si traduce in distanze molto grandi da coprire per trasportare possibili gravi malati. Ed infatti, nella lettera indirizzata a Musumeci, gli imprenditori hanno rimarcato proprio questo aspetto: “Non ci sono le condizioni e potrebbe essere una ecatombe per tutti noi se anche solo uno di loro fosse positivo al coronavirus – si legge nel testo della missiva diffuso nelle scorse ore – Nel centro di accoglienza ci sono già migranti in quarantena. La preghiamo signor presidente Musumeci, di aiutarci. Di fare sbarcare altrove queste persone in luoghi dove sarà possibile dargli assistenza sanitaria e umanitaria. Lampedusa in questa fase non è nelle condizioni di poterli servire per come ha sempre fatto”.

Preoccupazioni molto forti dunque, che testimoniano l’insofferenza per una situazione potenzialmente esplosiva: il mare adesso è calmo, le condizioni meteo ideali per le traversate e Lampedusa potrebbe assistere ad una grave impennata degli sbarchi, con tutte le conseguenze del caso in tempi di coronavirus.

“Cogliamo l’occasione – chiudono gli imprenditori – egregio Presidente, anche per esternarle la nostra preoccupazione per quanto riguarda il nostro lavoro. Lampedusa è un’isola che vive di turismo e quest’anno è sempre più forte il rischio che la stagione estiva possa essere fortemente compromessa o addirittura saltare. Speriamo che anche di questo la Regione possa tenerne conto e venga incontro alle nostre esigenze. Grazie presidente Musumeci per quello che certamente farà anche per noi, siciliani di Lampedusa”.

IlGiornale.it

Una rappresentanza di Fratelli d’Italia, guidata dall’on Carolina Varchi, si è recata questa mattina presso la stele commemorativa di Rosario Livatino, per depositare un mazzo di fiori in ricordo del Giudice ucciso dalla mafia, in occasione del trentesimo anniversario della sua morte.
Oltre alla deputata nazionale, presenti, fra gli altri, anche il Commissario di FdI per Agrigento, Calogero Pisano, il Presidente del Circolo territoriale di Canicattì “Paolo Borsellino”, Gero Drago, ed una delegazione di Gioventù Nazionale.

La Confcooperative provinciale di Agrigento manterrà sempre vivo il ricordo di Diego Planeta, piangendone oggi la sua dipartita. Grazie alla Sua visione illuminata, alle indiscusse competenze e capacità imprenditoriali, il vino siciliano e tutto l’indotto hanno potuto affacciarsi con successo ai mercati nazionali ed internazionali. Ne vogliamo, però, ricordare anche l’importante ruolo di ‘promotore della cooperazione’, esempio e guida per molti ‘giovani’ che, alla fine degli anni ’70, si avvicinavano a questo mondo. Fu proprio la nostra Associazione ad indicarlo quale Presidente dell’Istituto Vite e Vino, ruolo che poi ricoprì con il prestigio e la lungimiranza che tutti, oggi, riconoscono e ammirano.

Vogliamo quindi ricordare l’uomo, l’imprenditore ma, soprattutto, per noi, il ‘cooperatore’ Diego Planeta, che ha certamente reso tangibile, con la sua esperienza di aggregazione che genera sviluppo, la definizione di Cooperazione data da Papa Francesco: “La cooperazione è un miracolo, una strategia di squadra che apre un varco nel muro della folla indifferente che esclude chi è più debole.”

Una mansarda trasformata in serra per la droga. Poco meno di un centinaio di piante di marijuana – 96 per la precisione – che venivano coltivate grazie ad un sofisticato impianto artigianale. E’ quanto si sono ritrovati davanti agli occhi, durante una perquisizione domiciliare, i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Agrigento. Gli agenti, coordinati dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi, per l’ipotesi di reato di coltivazione di sostanze stupefacenti hanno arrestato un trentenne favarese.
A quell’abitazione, i poliziotti della Squadra Mobile pare che siano arrivati grazie ad una intensa, e per niente semplice, attività investigativa. Ad un certo punto, durante le indagini, ipotizzando che proprio in quella casa potesse esserci droga, è scattata una perquisizione. Verifiche che non hanno appunto lasciato alcun dubbio perché nella mansarda era stata creata – stando all’accusa – una vera e propria serra artigianale. Le piante di marijuana potevano crescere rigogliose grazie ad un impianto di luci. Tutto è stato, naturalmente, subito sottoposto a sequestro e per il proprietario – il trentenne favarese – è scattato l’arresto in flagranza di reato. Fitto il riserbo di investigatori e inquirenti che, ieri, non lasciavano trapelare nessun’altra indiscrezione. Sequestri e arresti del genere non è affatto la prima volta che vengono messi a segno dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento. Solitamente, almeno fino all’altro ieri, hanno riguardato il territorio di Licata e circondario, ma l’attenzione – contro la coltivazione, lo spaccio e il consumo di stupefacenti – resta alta, anzi altissima, da parte dei poliziotti della Squadra Mobile sull’intera provincia di Agrigento. In silenzio, i poliziotti continuano a sviluppare indagini e a tenere d’occhio eventuali, possibili, movimenti sospetti, intervenendo quando l’ipotesi sembra farsi concreta se, non addirittura, scontata. E così è stato, nelle ultime ore, anche a Favara.

Un folto numero di  famiglie saccensi,oltre 100 e destinato a moltiplicarsi, domani protocollerà al Comune una richiesta inviata al sindaco e all’assessore alla pubblica istruzione per posticipare l’apertura dell’anno scolastico.

Il gruppo delle famiglie invoca “un lockdown che abbia una durata momentanea”.  “Aspettiamo che si concluda la quarantena di tutte le famiglie poste in isolamento. Attendiamo l’esito dei tamponi. E, solo successivamente, avendo contezza dei dati, procedere ad un ingresso scaglionato e responsabile”, suggeriscono.

Sulla scorta dell’elevato numero dei contagi, oggi 21, Sciacca ritorna ai numeri di marzo. E’ la città agrigentina con un così elevato numero di contagi. “La città si interroga- scrive ancora il gruppo delle famiglie nellalettera- e le scuole stanno riaprendo i battenti., pronte ad accogliere bambini e studenti che da mesi non varcano la soglia di un edificio scolastico. Ci si prepara alla didattica in presenza, fra i banchi. In un momento in cui la città sembra piombare indietro nel tempo. Un nuovo focolaio interessa la città di Sciacca”.

Preoccupa “il numero di positiv” ma anche il numero dei soggetti che necessità di cure ospedaliere. Il covid-19 è un virus attivo e presente nella nostra comunità. Da genitori consapevoli, che nutrono aspettative positive nei confronti della scuola e che hanno fiducia nelle misure di contenimento messe in atto all’interno delle istituzioni scolastiche, siamo consapevoli che il rischio sia elevato e che la ripresa scolastica, in questo momento storico, potrebbe avere conseguenze importanti”.

Per il gruppo delle famiglie, “esiste uno strumento a disposizione delle scuole, c’è un dialogo educativo avviato tra i docenti e gli alunni, già impegnati nella didattica a distanza. Certi che le scuole stiano procedendo in questa direzione, predisponendo percorsi di studio da attivare in modalità remota qualora si rendesse necessario in situazione di emergenza Dunque, non aspettiamo quest’ultima , non esponiamoci ad un rischio più grande di noi, che potrebbe compromettere la salute di quanti operano o transitano all’interno della scuola, coinvolgendo una moltitudine di famiglie”.

Accorato appello delle famiglie: “Agiamo prevenendo, con scrupolo. Osserviamo la curva dei contagi. Aspettiamo che si concluda la quarantena di tutte le famiglie poste in isolamento. Attendiamo l’esito dei tamponi. E, solo successivamente, avendo contezza dei dati, procedere ad un ingresso scaglionato e responsabile. Sarebbe garantire una maggiore serenità a tutti, nel rispetto della salute di ognuno di noi. È un diritto inalienabile quello all’istruzione, subordinato ad un diritto più importante che è quello alla salute, in questo momento messa in discussione da un virus dalle proporzioni mondiali”.

Il tutto per evitare ” una riapertura forzata e anticipata”, come quella che ha generato “fallimento in altre realtà scolastiche”.

Infine, il gruppo delle famiglie si dichiarano “aperti e disponibili a qualsiasi forma di dialogo e collaborazione con le istituzioni” nella consapevolezza che “la salute dei nostri figli abbia un carattere prioritario. Auspichiamo che la nostra richiesta venga presa in considerazione. Si tratta di un sacrificio oggi, per una serenità domani”. 

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A San Giuseppe Jato e a Belmonte Mezzagno, due comuni del Palermitamo non confinanti, i sindaci hanno deciso di chiudere le scuole a causa dei contagi che si sono verificati nei loro territori. Una decisione analoga era stata presa due giorni fa dal sindaco di Corleone. A San Giuseppe Jato sono venti i positivi al Covid 19: Il contagio sarebbe partito da una festa di compleanno. Sedici i casi accertati a Belmonte Mezzagno.
I sindaco di San Giuseppe Jato, Rosario Agostaro, ha disposto la chiusura fino al 14 ottobre; il suo collega Salvatore Pizzo non ne ha determinato ancora la durata. Le lezioni si svolgeranno a distanza.
I primi cittadini hanno deciso anche la chiusura alle 22 di bar, pub, pizzerie, (che dopo l’orario stabilito possono effettuare servizio a domicilio), sale giochi, sale scommesse, spazi verdi.