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Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, replica a quanto dichiarato ieri al microfono del Videogiornale di Teleacras dall’ex assessore comunale all’Ambiente, Mimmo Fontana, nel merito della gestione del servizio di nettezza urbana in città. Spataro premette che Fontana non ha titolo per intervenire in quanto al momento non riveste un ruolo istituzionale, e poi ritiene improponibile il paragone, posto da Fontana, tra Agrigento e Varese sulla differenziata e il numero del personale utilizzato.

Ci rallegriamo, intanto, per l’iniziativa del Presidente del Parco l’arch. Campo, che sembra voler aprire una nuova fase comunicativa dell’Evento.

Tuttavia, questa conferenza stampa appare più come un fatto mediatico di autocelebrazione, teso a dare l’impressione all’opinione pubblica che si stia promuovendo per tempo quando nella realtà viene sistematicamente smentito dagli atti amministrativi.

Abbiamo visto le immagini della sala dalle quali salta subito all’occhio una presenza modestissima di operatori turistici, culturali e soprattutto di giornalisti; malgrado l’enfasi sulla conferenza nella “Sala della Stampa estera” di Roma. Questo anche a giudicare da alcuni interventi di soggetti che non sembrerebbero proprio dei giornalisti…

Rileviamo, inoltre, una nuova eccezionale definizione del direttore del Parco che, dopo essere stato acclamato quale “illuminato” nel corso dello spettacolo conclusivo al Tempio della Concordia, adesso viene pure definito come “Padre del Mandorlo in Fiore”, alla faccia della Tradizione che tanto si vuole salvaguardare e di figure storiche come il Conte Gaetani o il Prof. Lauretta.

Vengono perfino lodati anche dei collaboratori della recente edizione, dei quali non risulterebbero determine in merito alla loro nomina e fino a ora sconosciuti.

Il direttore del Parco nella descrizione dell’evento si perde tra le varie “tranches” del programma che annuncia in tre fasi e dopo aver descritto la prima, dedicata all’immancabile iniziativa de “I Bambini del mondo”, finisce poi col dimenticarsi delle altre due concludendo il discorso…

Promuovere l’Evento in se è cosa buona e giusta, ma la domanda che bisognerebbe porsi è: che valore può avere una conferenza stampa che si svolge con largo tempo di anticipo quando poi in effetti la promozione, come per l’edizione 2018, probabilmente ancora non del tutto determinata, avviene qualche giorno prima della Manifestazione? (per la cronaca fino ad ora deliberati oltre 30 mila euro).

Giova ricordare, dopo una lettura delle determine relative alla appena trascorso Mandorlo che, fatto salvo per un primo intervento di stampa dei manifesti, a livello circoscritto e datato comunque ottobre 2017, tutti gli altri sono stati presi dal 21 febbraio 2017 al 7 marzo 2018 mentre con la determina n° 134 del 23 marzo 2018 si va ben oltre la data di conclusione dell’Evento. (Ma del resto quella di assumere le determine postume è ormai una praticale abituale del Parco.) All’interno di questi atti deliberativi figurano quelli determinati rispettivamente in data 2 e 6 marzo 2018, e cioè durante la Manifestazione, relativi a “Impegno ed incarico per la realizzazione dei cartelloni di concerti nei pomeriggi tra il 2 e il 10 marzo” e “Impegno ed incarico per il servizio pubblicitario presso l’aeroporto di Palermo in occasione del mandorlo in Fiore 2018”.

Ci saremmo aspettati prima di questa conferenza stampa una comunicazione circa i costi effettivi del Mandorlo 2018, sempre che questi possano essere effettivamente fornirti, augurandoci che non finisca come nell’edizione 2017 per la quale l’ultimo atto deliberativo di impegno (postumo, con contemporanea liquidazione, pratica anche questa ricorrente nelle ultime 2 edizioni) è stato determinato nell’ottobre 2017.

È auspicabile pertanto, che prima di ogni altra conferenza stampa che farà seguito a questa, vengano forniti all’opinione pubblica i costi finali relativi all’ospitalità, i trasporti, la pubblicità, il disbrigo pratiche, eventuale rimborsi ai gruppi, nonché gli incassi dei concerti sia del Festival che di quello dei Bambini e chi ne sia il beneficiario, così come le convenzioni tra il Parco rep.01 del 20/01/2018 e rep. n. 04 dell’1/03/2018 rispettivamente con la ditta“Tourist Service” e l’associazione “AIFA” che ha proposto e realizzato il Festival dei bambini.

Sembra che con l’avvento del Presidente del Parco Bernardo Campo le cose dovrebbero andare decisamente in modo migliore rispetto all’accoppiata Parello-Presti che si sono distinti più che altro per azioni discutibili, come anche riportato sopra, relativamente alla questione promo-pubblicitaria dell’evento.

Nino Lauretta

Elezioni rappresentanti sindacali personale dipendente. Ecco i numeri dei voti e i nomi dei 9 rappresentanti eletti .
Si sono concluse le votazioni per elezioni dei rappresentanti sindacali del personale del Comune di Ravanusa. I risultati dello spoglio dopo tre giorni (18,19 e 20) di votazioni: 
–  CISL  61  –  CGIL 48    –  UIL    28  –  Schede nulle 2 
1) CISL: G.Auria 14, A.Siragusa 11, S.Tricoli 30, S.Calafato 6 
2) CGIL: C.Scuzzarella 6, F.Pirrera 16, S.Pitruzzella 5, M.Seggio 0, F.Cavallaro 8, A.Di Natali 1, L.Sciandrone 3, D. Ninotta 8, A.Cimino1 
3) UIL: C.Sazio 20, G.Galatioto 8 

I 9 ELETTI DELLE TRE SIGLE SINDACALI: 
– CISL: AURIA, SIRAGUSA E TRICOLI 
– CGIL: PIRRERA, CAVALLARO E NINOTTA 
– UIL: SAZIO E GALATIOTO 


“La condanna di Mori, Subranni, De Donno e Dell’Utri senza prove è un insulto allo stato di diritto. Il collegio giudicante ha accolto come prove i teoremi dell’accusa. Il processo ha celebrato il tentativo di ricostruire una storia che non c’è stata, in perfetta contraddizione con gli atti degli imputati. Sono certo che la corte d’appello rovescerà questa assurda sentenza che umilia chi ha combattuto la mafia e catturato Riina. I fatti non sono opinioni”.

A dichiararlo è l’ex assessore regionale ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi e deputato alla Camera con Forza Itali

I carabinieri del comando di Agrigento hanno arrestato un elettrauto del luogo di 39 anni il quale aveva realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica presso la sua officina.

Al Villaggio Mosè, stessa sorte è toccata ad una donna di 44 anni che aveva realizzato un allaccio abusivo presso la sua civile abitazione.

Il tutto mentre i carabinieri stanno mettendo in atto un ampio programma di contrasto ai furti di energia elettrica nella provincia di Agrigento.

Oltre cinquanta, dall’inizio dell’anno, i controlli effettuati dai carabinieri in varie abitazioni e in altrettanti esercizi commerciali al fine di verificare irregolarità, nella maggior parte dei casi attuate attraverso allacci abusivi o attraverso l’utilizzo dei magneti. Il tutto con la fattiva collaborazione dei tecnici dell’Enel.

Allo stato sono state denunciate 20 persone mentre dodici sono state poste in stato di arresto.

Ci confermiamo primi in 16 comuni della provincia, con picchi dell’80% a Caltabellotta, il 76% a Lampedusa e Linosa, il 73% a Bivona e il 75% a Racalmuto consentono di acquisire 3 seggi sui 4 disponibili, il 61% nel paese della “ragione” Racalmuto con 5 seggi assegnati su 9, il 59% a Santo Stefano di Quisquina e il 58% a Cianciana, siamo primi nei Ministeri con picchi assoluti in INPS con il 34% delle preferenze nonostante la presenza di un voto frammentato dalla presenza di moltissimi sindacati autonomi.
Siamo anche il primo sindacato confederale alla Questura e i Tribunali di Agrigento.
Abbiamo confermato, come da decenni ormai il primato assoluto nella Sanità nella quale distacchiamo di parecchio le altre organizzazioni confederali e gli autonomi di categoria.
Rispetto alle ultime RSU abbiamo ridotto al minimo il gap con l’organizzazione che ci precede per pochissimi voti.
I seggi assegnati, e manca ancora il comune di Montevago sono: 79 per la Cisl, 81 per la Cgil e 48 per la Uil.
Abbiamo registrato un’affluenza che supera il 90% dato che e’ certamente motivato da una partecipazione veramente “democratica” al voto che offre la possibilità di scegliere liberamente il proprio rappresentante. 
L’ottimo risultato è il frutto del lavoro coordinato, tra candidati, nuovo gruppo dirigente, iscritti ed il gruppo storico della federazione di categoria che lavora in piena sinergia per il raggiungimento delle richieste dei lavoratori. 
Siamo molto soddisfatti di non avere utilizzato nessun altro canale che quello fatto da lavoratori impegnati in prima linea e desiderosi ancora di spendersi nell’organizzazione sindacale. 
Partiremo da subito, con la sponsorizzazione della campagna di equiparazione per il TFR da acquisire entro due mesi dalla fine del rapporto di lavoro e dalla stabilizzazione dei tanti RSU precari. 
Ci preme sottolineare che si confermano comunque molto più affidabili i sindacati confederali che registrano l’82% delle preferenze nonostante l’ampia opera denigratoria che si è tentato di portare avanti in questi ultimi mesi proprio in occasione della firma dei nuovi Contratti nazionali, respingendo il vento populista e qualunquista che ha rivoluzionato la politica.

La Corte d’Assise di Palermo condanna tutti gli imputati per la presunta trattativa Stato-mafia tranne Nicola Mancino. Prescrizione per Brusca e Ciancimino.

Il processo di primo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi tra il 1992 e il 94 si è concluso a Palermo, nell’aula bunker dell’Ucciardone, innanzi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Alfredo Montalto, che ha impiegato quasi 7 minuti per leggere la sentenza. Si sono svolte 201 udienze.

Poi lo scorso dicembre 2017 la Procura, tramite Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, ha iniziato la requisitoria, proseguita fino alla fine di gennaio. Adesso gli esiti. I magistrati inquirenti hanno invocato 16 anni di carcere a carico del boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, e unico corleonese storico in vita dopo la morte di Provenzano e Riina. E Bagarella è stato condannato a 28 anni di carcere. Poi sono stati proposti 15 anni per l’ex comandante del Ros dei Carabinieri, il generale Mario Mori, già a capo del servizio segreto civile.

E Mori è stato condannato a 12 anni. E, così come preteso dalla Procura, 12 anni sono stati inflitti anche ad un altro ex Carabiniere in servizio al Ros a cavallo del periodo di tempo incriminato, il generale Antonio Subranni, al medico mafioso Antonino Cinà, e poi all’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che attualmente sconta in carcere la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ne sono stati chiesti 12 ed è stato condannato a 8 anni il colonnello, all’epoca capitano del Ros, Giuseppe De Donno. E poi, a fronte di una richiesta di condanna a 6 anni, è stato assolto, “perché il fatto non sussiste”, l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza. E poi nulla per Giovanni Brusca, perché, con gli sconti di pena a favore dei collaboratori, il reato contestato, ossia minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato, è prescritto.

E prescrizione è intervenuta anche per il reato contestato a Massimo Ciancimino, il concorso esterno alla mafia, perché risalente a non oltre il gennaio 1993. Però, contro Ciancimino la Procura ha chiesto 5 anni di reclusione per calunnia a danno dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. E per tale imputazione Ciancimino è stato condannato a 8 anni. Secondo la tesi accusatoria, tra il 1992 e il 1994, alle stragi di Capaci, via D’Amelio, e agli attentati di Roma, Firenze e Milano, sarebbe seguito il tentativo di interrompere tale escalation tramite il dialogo con la mafia. E così la strategia stragista di Cosa nostra avrebbe ricattato lo Stato con la complicità di uomini dello Stato.

A.R. (teleacras)


“Ascoltavo le interviste dell’ex assessore Fontana – dichiara Guido Vasile, rappresentante degli operatori ecologici – che ancora una volta si permette di offendere le modalità di lavoro che espletano gli operatori ecologici di questa martoriata città, per coprire il suo evidente fallimento nel campo della  nettezza urbana, il dire che gli operai (da quello che ha fatto capire) lavorano poco e male intanto non si capisce a quale titolo parla, dato che il signor fontana non investe più alcuna carica in questo comune poi è giunta l’ora di smetterla di paragonare Agrigento a Varese e gli faccio osservare che gli stipendi percepiti sono di differenza abissale come di differenza abissale e’ il sistema lavorativo dato che a Varese si usano mastelli di 100 litri e qui si; usano 5 mastellini per ogni famiglia mentre Varese ha strade larghe e piane qui si devono fare i salti mortali per raggiungere vicoli vicoletti a volte inaccessibili ai mezzi. Detto questo noi siamo a 4 ore da 10 anni abbiamo dato il meglio di noi stessi e il nostro lavoro e’sempre stato documentato con foto che inviterei il signor fontana a visionarle prima di sparare notizie false e prive di fondamento, oggi se la città è sporca è solo colpa sua,  abbia il coraggio di assumersi la piena responsabilità pertanto la invitiamo a non attaccare gratuitamente noi operai che svolgiamo il nostro lavoro dignitosamente e con seria professionalità, lasci parlare chi ha il dovere di vigilare sul nostro operato in questo caso l’assessore al ramo”. 
Guido Vasile rappresentante dei lavoratori.  

La Procura di Agrigento invoca quattro condanne e otto rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul “Borgo Scala dei Turchi”.

Gli imputati sono dodici: otto sono da rinviare a giudizio, e per gli altri quattro la pubblico ministero, Antonella Pandolfi, ha proposto al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, la condanna a 2 anni di reclusione ciascuno.

Si tratta di Gaetano Caristia, 72 anni, presidente della società siracusana Co.Ma.Er, Sebastiano Comparato, 83 anni, legale rappresentante e socio maggioritario della stessa società, Antonino Terrana, 60 anni, dirigente alla Soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento, e Giovanni Francesco Barraco, 57 anni, direttore dei lavori. I candidati al rinvio a giudizio ordinario sono, tra amministratori e tecnici comunali di Realmonte, Giuseppe Farruggia, 64 anni, ex sindaco, Giuseppe Vella, 58 anni, a capo del settore Urbanistica ed edilizia, Cristoforo Giuseppe Sorrentino, 54 anni, funzionario dell’ Ufficio tecnico comunale e responsabile del procedimento della lottizzazione Comaer, e poi Giovanni Farruggia, 61 anni, e Daniele Manfredi, 57 anni, direttori dei lavori della lottizzazione Comaer.

E poi, tra i dirigenti alla Soprintendenza di Agrigento, Vincenzo Caruso, 62 anni, Agostino Friscia, 65 anni, e Vincenzo Carbone, 64 anni. A Realmonte la Comaer ha acquistato dei terreni per 60mila metri quadri in contrada Canalotto da un Istituto religioso di suore. E le suore li hanno ricevuti in dono dalle sorelle di un ricco medico defunto. E la società Comaer ha stipulato con il Comune di Realmonte una convenzione, nel 2008, con l’allora sindaco, l’ingegnere Giuseppe Farruggia.

Secondo la Procura agrigentina, il progetto di costruzione del Borgo Scala dei Turchi è stato adottato non legittimamente, e sono quindi illegittime le concessioni edilizie successive. E la trasformazione del terreno, gravato da vincoli paesaggistici e archeologici, sarebbe stata eseguita in mancanza di titolo abilitativo. Tra agosto e settembre 2013 MareAmico di Claudio Lombardo scopre che a Scala dei Turchi sono state progettate 25 villette di lusso per proprietari vip. Il Comune di Realmonte, e il sindaco dell’ epoca Piero Puccio, revocano in fretta e furia la delibera del 23 ottobre 2008 che ha approvato il piano di lottizzazione. Poi, l’assessore regionale a Territorio e Ambiente dell’epoca, Mariella Lo Bello, sguinzaglia i Commissari, che rilevano delle irregolarità, e la Regione ordina la sospensione dei lavori. E poi è stata la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Agrigento a sospendere le autorizzazioni di sua competenza concesse alla società di Siracusa, la Comaer.

A.R. (teleacras)

Il presidente dell’Abba, l’Associazione Bed and Breakfast di Agrigento, Carmelo Cantone, esprime rammarico e disappunto a seguito della chiusura annunciata, i prossimi 25 aprile e primo maggio, del Museo archeologico regionale “Griffo” di Agrigento. Cantone afferma: “Quanto deciso ci appare di difficilissima comprensione, e già ci sentiamo in grande imbarazzo a dover spiegare a chi è venuto fin qui dall’Australia o dal Canada, o anche a chi, pur vivendo nell’ambito della Regione, ha ritenuto di poter profittare delle due giornate di vacanza per venire ad Agrigento e arricchire il suo bagaglio culturale con una visita che noi sappiamo essere unica e ineguagliabile. Chiediamo formalmente al Direttore del Museo Griffo di rivedere con urgenza tale scelta, in virtù del fatto che, come sappiamo, il Direttore è perfettamente consapevole di avere l’onore e l’onere della responsabilità di una istituzione culturale unica al mondo, che racconta le vestigia del nostro passato e non una collezione di poco conto o, peggio, vecchie pietre e vasi sbeccati. Facciamo voti affinché le Autorità cittadine, Sindaco in testa, e tutte le Organizzazioni culturali agrigentine, che certamente condividono il nostro disagio e il nostro disappunto, interpongano i loro buoni uffici affinché la Direzione del Museo, o chi per loro, ritornino sui loro passi”.