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Panificazione
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“Una scelta incomprensibile che penalizza ulteriormente gli operatori del settore, adottata senza avere consultato le principali Organizzazioni di categoria”. Le Associazioni provinciali di Agrigento di Cna, Confesercenti, Confartigianato, Casartigiani e Claai contestano l’ordinanza firmata dal sindaco Firetto con la quale stabilisce che fino al 30 giugno i panifici dovranno osservare la chiusura domenicale. Il Decreto Legge, emanato dalla Regione a firma dell’Assessore Turano, dà al capo dell’amministrazione la facoltà di predisporre un calendario diverso rispetto alle indicazioni contenute nella norma, ma – si evidenzia espressamente – sentite le Organizzazioni che rappresentano i panificatori. Palazzo dei Giganti ha invece agito in violazione di ciò, non coinvolgendo preventivamente le nostre Associazioni. Chiediamo allora un immediato incontro al sindaco Firetto per capire sulla base di quali valutazioni sia scaturito il provvedimento, il cui già principio generale, che prevede la chiusura della prima e terza domenica e la libertà di scelta nelle restanti due settimane, presenta parecchie criticità e si pone in netto contrasto rispetto alla Direttiva Europea “Bolkestein”, recepita dall’Ordinamento giuridico Italiano, in materia di libera circolazione dei servizi. Tant’è che, proprio in riferimento alla contestata compatibilità costituzionale e comunitaria, c’è pendente al Tar Palermo, per l’approfondimento di merito, un contenzioso con la Regione. E l’impugnativa porta la firma anche di Assipan con cui il sindaco Firetto ha condiviso l’ordinanza. Le fughe in avanti non servono e non sono opportune, oltre ad essere dannose, specie quando c’è in gioco il lavoro e il futuro di numerose attività artigianali che rischiano di essere penalizzate a beneficio della Grande Distribuzione Organizzata. Agrigento è poi una città turistica – concludono Cna, Confesercenti, Confartigianato, Casartigiani e Claai – che non può permettersi il lusso di farsi trovare, tanto nel centro storico quanto nei quartieri periferici, con le saracinesche abbassate durante le domeniche, che potenzialmente sono le più frequentate e affollate, rinunciando ad offrire un servizio essenziale come quello della vendita di pane fresco artigianale”.

I giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione hanno rigettato, dichiarandolo inammissibile, il ricorso presentato dall’avv. Giuseppe Arnone avverso la sentenza di condanna a due anni ed un mese di reclusione decisa nel settembre 2017 dalla Corte d’Appello di Caltanissetta.

Diventa, dunque, esecutiva la condanna per l’avvocato agrigentino che dovrà essere espiata così come immediatamente esecutiva è la condanna a versare a titolo di risarcimento la somma di trenta mila euro.

Arnone è stato ritenuto colpevole del reato di calunnia e diffamazione ai danni del magistrato Sara Marino quando prestava servizio ad Agrigento.

In primo grado la condanna era stata pari a due anni e quattro mesi di reclusione e 40 mila euro di risarcimento che nel frattempo si era costituita parte civile.

Arnone attualmente sta scontando una pena pari ad un anno e quattro mesi di reclusione attraverso l’affidamento ai servici sociali presso una cooperativa.

Giovedì 31 maggio 2018la Consulta Provinciale Studentesca di Agrigento (Presidente Davide Amato, Docente Referente Stefania Ierna,) organizza la “XX GIORNATA DELL’ARTE E DELLA CREATIVITÁ STUDENTESCA”.

Saranno presenti: il Dirigente Raffaele Zarbo, la Vicaria Dott.ssa Elvira De Felice Ufficio V A.T.P. di Agrigento, l’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Agrigento Dott. Beniamino Biondi.

L’evento avrà luogo a partire dalle ore 9,30 sino alle ore 15,30, presso Piazza Cavour Agrigento e si configura come l’occasione in cui gli studenti di tutta la Provincia hanno l’opportunità di ritrovarsi insieme, condividere momenti comuni e sperimentare diversi linguaggi.

Nell’ambito dell’iniziativa, gli Studenti saranno protagonisti dimolteplici attività artistico-espressive (performance musicali, sportive e ricreative, iniziative formative e workshop tematici etc.).

Un uomo di 52 anni, Salvatore Mugnos, sarebbe stato dimesso per due volte dall’ospedale prima dell’aggravamento.

L’uomo era stato dimesso per due volte dall’ospedale di Licata e la terza volta sarebbe tornato in gravissime condizioni dopo essere stato prima anche all’ospedale di Gela. I medici avevano disposto il trasferimento al San Giovanni di Dio, struttura ritenuta più attrezzata a gestire l’emergenza ma non c’era stato più tempo necessario per strapparlo alla morte. Mugnos è morto prima che si potesse tentare un intervento.

 

A ucciderlo, secondo quanto denunciato dai familiari, sarebbero stati due calcoli renali. L’uomo, secondo la versione riferita dai parenti che hanno presentato un esposto, sarebbe andato per due volte in ospedale a Licata, restando in attesa e non venendo in nessun modo curato. Dopo le dimissioni, sarebbe tornato al pronto soccorso ma le sue condizioni si erano aggravate in maniera decisiva. Il cinquantenne è morto all’ospedale di Agrigento, dove era stato trasportato di urgenza. I carabinieri hanno acquisito la documentazione e la Procura ha disposto l’autopsia iscrivendo sul registro degli indagati i medici dei vari reparti che hanno trattato il caso.

31 maggio 2018

Salgono a diciannove gli indagati per la morte di Salvatore Mugnos, avvenuta l’8 maggio dopo una serie di ricoveri. Il pubblico ministero Paola Vetro ha messo sotto inchiesta anche due sanitari in servizio all’ospedale di Gela che si aggiungono ai colleghi del San Giacomo di Altopasso di Licata e del San Giovanni di Dio di Agrigento. L’autopsia sul corpo del cinquantunenne verrà eseguita lunedì. Nel pomeriggio è stato conferito l’incarico al medico legale Angelo Montana.

Dal prossimo primo giugno in poi è esecutiva la sentenza dell’Europa per la mancata depurazione dei reflui urbani. Stangata in Sicilia. I dettagli.

Nel dicembre del 2016 la Commissione europea, che è il governo europeo, denunciò l’ Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea. L’imputazione è stata non avere eseguito la sentenza emessa nel 2012 dalla stessa Corte per la raccolta e lo scarico delle acque reflue urbane, che in Italia, paese del sole e del mare, sono in ampia parte scaricate a mare. Solo in Sicilia i due terzi delle acque reflue urbane viaggiano e sfociano a mare. E nel capo di imputazione si legge che le autorità italiane, pertanto il ministero dell’ Ambiente e i presidenti delle Regioni, non garantirono, al 2012, che le acque reflue urbane fossero adeguatamente raccolte e trattate in numerose località in tutto il territorio nazionale, al fine di scongiurare gravi rischi per la salute umana e l’ambiente. E nella denuncia, la Commissione europea ha invocato alla Corte di multare, a forfait, l’Italia per 63 milioni di euro. E poi una sanzione quotidiana come il pane, 343 mila euro, per ogni giorno di non adempimento. Già nel 2012 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato la condanna per il mancato trattamento delle acque reflue urbane in 109 agglomerati. Poi, 4 anni dopo, nel 2016, il numero si è ridotto a 80, e ne sono stati interessati oltre 6 milioni di abitanti. Le Regioni con più agglomerati inadempienti sono al sud, e sono Calabria con 13 agglomerati, Campania 7, Puglia 3, e Sicilia addirittura 51, tanto che lo Stato ha già avvertito che per pagare la multa all’Europa si rivarrà sulla Regione siciliana. Adesso il nodo è al pettine. Dal prossimo primo giugno la Sicilia paga per non aver rispettato le direttive europee nella depurazione delle acque reflue. Così alla Commissione Regionale Sanità, presieduta dall’agrigentina Margherita La Rocca Ruvolo, ha annunciato Marcello Loria, che è il capo di gabinetto dell’assessore ai servizi primari, Alberto Pierobon. Dunque, la sanzione all’Italia è di 63 milioni di euro, e un terzo è addebitabile alla Sicilia, quindi per 21 milioni di euro. Lo Stato Italiano si rivale sulla Sicilia, e la Regione Sicilia sui contribuenti siciliani. E non solo: ogni giorno che trascorre non adempiendo costa 343mila euro, e ciò con effetto retroattivo a decorrere dal 2016, anno della sentenza. È un salasso, una stangata che nessun Comune siciliano sarà in grado di sopportare e fronteggiare, tanto che la Commissione Europea ha già deciso come procedere oltre qualora non siano pagate multa e interessi: decurtando i fondi comunitari a favore della Regione e, di conseguenza, agli enti locali, aggravandone ulteriormente l’attuale condizione di pre o di dissesto finanziario.

 

AR Teleacras 

Amministrative 

Stimolante occasione di confronto, quella offerta oggi dal Sicily Happy Talk del Sicilia Convention Bureau – commenta Maurizio De Luca, candidato sindaco del centrodestra –  Evidentemente, quando le visioni sono pragmatiche ed orientate al futuro, ci si ritrova su posizioni omogenee, come la mia idea in controtendenza sul futuro di un’area importante del nostro territorio, quella della distilleria Bertolino.

Da più parti già si immaginano cantieri che dovrebbero produrre nuove abitazioni, ma io ritengo che i partinicesi meritino ben più di nuovo cemento: quell’area per me dovrà ospitare buona parte dell’attività convegnistica dell’area metropolitana di Palermo, offrendo strutture ricettive complete.

L’ex-Bertolino godrà di una nuova vita, sarà teatro di eventi di richiamo internazionale,  offrendo ogni sorta di struttura necessaria, in funzionale sistema con l’aeroporto Falcone e Borsellino.

È così che si guarda al futuro di un territorio che ha grandi potenzialità .

Legalità. Fare leva sul valore della legalità: condizione essenziale, imprescindibile e irrinunciabile per lo sviluppo e la crescita del tessuto sociale ed economico. Il gruppo dirigente della CNA Sicilia, riunitosi a Enna, ha voluto assumere, pur non entrando nel merito dei fatti, una posizione politico-sindacale netta e chiara rispetto alle dinamiche emerse dall’inchiesta “Double Face” che delinea uno scenario inquietante, i cui contenuti, se confermati, rappresenterebbero un forte e traumatico pugno in faccia proprio nei confronti della legalità. Nei confronti di una terra, quella siciliana, ancora una volta, secondo quanto rilevato dagli inquirenti, mortificata, penalizzata e tradita da rappresentanti delle Istituzioni e da pezzi dello Stato che si sarebbero messi al servizio di potenti forze economiche. La corruzione, a qualsiasi livello, è un ostacolo per lo sviluppo, un intralcio per le libere logiche di mercato, una evidente distorsione che determina l’inquinamento delle attività e la concorrenza sleale. La ricostruzione, che viene fuori dalle indagini, è allarmante e disarmante: e lo è di più se letta nell’ottica di chi, come la CNA, si occupa onestamente di rappresentare e fare gli interessi delle piccole e medie imprese e degli artigiani. Sotto la lente di ingrandimento dell’Autorità Giudiziaria, in cui riponiamo massima fiducia, è finita infatti la Regione e in particolare la gestione degli ultimi 10 anni dell’Assessorato alle Attività Produttive che costituisce il nostro principale interlocutore istituzionale, il cui atteggiamento nei fatti è stato, quasi sempre, di chiusura rispetto alle istanze espresse dalla categoria. Risultato? Riforme e politiche economiche e del lavoro mai in linea con il tessuto produttivo che tuteliamo, così come, in ambito della rappresentanza, assistiamo a dinamiche altrettanto incomprensibili e deleterie. Come quelle che, ad esempio, attraversano le Camere di commercio in Sicilia, che sono comunque da riformare, in cui la CNA, pur essendo con numeri e adesioni reali alla mano la più forte Organizzazione di categoria nell’isola, in alcuni enti oggi risulta praticamente tagliata fuori o ridimensionata sulla base di teoremi che abbiamo denunciato agli organi competenti Abbiamo anche chiesto, in riferimento all’accorpamento di Agrigento, Trapani e Caltanissetta, la sospensione del decreto che è stato firmato qualche giorno fa, incautamente, dall’Assessore Turano. La CNA, anche su questo fronte, continua ad improntare la propria gestione nel segno della legalità, della trasparenza, dei valori etici e dell’impegno contro ogni forma di prevaricazione, mostrando il volto sincero, autonomo, autentico e determinato a fianco delle attività Antimafia e contro la corruzione. Ma è necessario che le forze politiche, dal canto loro, abbiano un sussulto di orgoglio, di dignità e si mettano seriamente e concretamente al servizio della cosa pubblica. Servono fatti, gesti di responsabilità, come quello di cui ci facciamo interpreti noi oggi, relativamente alla questione della Camera di commercio di Caltanissetta, guidata proprio dall’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante. La CNA, nel chiedere l’intervento del Governo della Regione a tutela dell’onore e decoro delle Istituzioni, comunica le dimissioni del componente di riferimento all’interno del Consiglio camerale nisseno, con l’auspicio che la scelta venga responsabilmente seguita dalle altre Associazioni categoria, in modo da sgomberare il campo da ogni possibile e facile strumentalizzazione, lasciando all’Autorità Giudiziaria il compito di fare piena luce sull’intera vicenda. Stiamo anche valutando l’ipotesi di chiedere ai delegati CNA, presenti negli altri organismi camerali dell’isola, di fare un passo indietro. Una presa di distanza da un sistema che non ci appartiene e che ci ha visti inevitabilmente soccombenti. Tutto questo perché c’è la consapevolezza che è compito e responsabilità anche delle Associazioni di categoria e delle Imprese contribuire a diffondere, qualificare ed elevare la cultura legalitaria in un territorio, per renderlo sempre più impermeabile, libero da condizionamenti e pressioni. Ecco perché siamo già al lavoro per organizzare in tempi brevi, a Palermo, un importante Focus sulla legalità, coinvolgendo i giovani, gli artigiani, gli imprenditori e le istituzioni: in primo luogo la Prefettura e la Chiesa. Vogliamo che dal capoluogo parta un nuovo messaggio di speranza e di rinnovamento per il rilancio economico del territorio.

In 5 si dimettono da consiglio; Regione nominerà commissario

Antonello Montante non è più presidente della Camera di commercio di Caltanissetta: l’imprenditore è decaduto alla luce delle dimissioni formalizzate da cinque componenti del consiglio camerale, con il conseguente scioglimento dell’organismo. L’ex presidente di Sicindustria era rimasto in carica nonostante l’arresto per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione nell’ambito dell’inchiesta ‘double face’ della Dda di Caltanissetta. Spetterà ora alla Regione siciliana nominare un commissario. Montante, a questo punto, perderà anche la carica di presidente di Unioncamere Sicilia