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“La condanna di Mori, Subranni, De Donno e Dell’Utri senza prove è un insulto allo stato di diritto. Il collegio giudicante ha accolto come prove i teoremi dell’accusa. Il processo ha celebrato il tentativo di ricostruire una storia che non c’è stata, in perfetta contraddizione con gli atti degli imputati. Sono certo che la corte d’appello rovescerà questa assurda sentenza che umilia chi ha combattuto la mafia e catturato Riina. I fatti non sono opinioni”.

A dichiararlo è l’ex assessore regionale ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi e deputato alla Camera con Forza Itali

I carabinieri del comando di Agrigento hanno arrestato un elettrauto del luogo di 39 anni il quale aveva realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica presso la sua officina.

Al Villaggio Mosè, stessa sorte è toccata ad una donna di 44 anni che aveva realizzato un allaccio abusivo presso la sua civile abitazione.

Il tutto mentre i carabinieri stanno mettendo in atto un ampio programma di contrasto ai furti di energia elettrica nella provincia di Agrigento.

Oltre cinquanta, dall’inizio dell’anno, i controlli effettuati dai carabinieri in varie abitazioni e in altrettanti esercizi commerciali al fine di verificare irregolarità, nella maggior parte dei casi attuate attraverso allacci abusivi o attraverso l’utilizzo dei magneti. Il tutto con la fattiva collaborazione dei tecnici dell’Enel.

Allo stato sono state denunciate 20 persone mentre dodici sono state poste in stato di arresto.

Ci confermiamo primi in 16 comuni della provincia, con picchi dell’80% a Caltabellotta, il 76% a Lampedusa e Linosa, il 73% a Bivona e il 75% a Racalmuto consentono di acquisire 3 seggi sui 4 disponibili, il 61% nel paese della “ragione” Racalmuto con 5 seggi assegnati su 9, il 59% a Santo Stefano di Quisquina e il 58% a Cianciana, siamo primi nei Ministeri con picchi assoluti in INPS con il 34% delle preferenze nonostante la presenza di un voto frammentato dalla presenza di moltissimi sindacati autonomi.
Siamo anche il primo sindacato confederale alla Questura e i Tribunali di Agrigento.
Abbiamo confermato, come da decenni ormai il primato assoluto nella Sanità nella quale distacchiamo di parecchio le altre organizzazioni confederali e gli autonomi di categoria.
Rispetto alle ultime RSU abbiamo ridotto al minimo il gap con l’organizzazione che ci precede per pochissimi voti.
I seggi assegnati, e manca ancora il comune di Montevago sono: 79 per la Cisl, 81 per la Cgil e 48 per la Uil.
Abbiamo registrato un’affluenza che supera il 90% dato che e’ certamente motivato da una partecipazione veramente “democratica” al voto che offre la possibilità di scegliere liberamente il proprio rappresentante. 
L’ottimo risultato è il frutto del lavoro coordinato, tra candidati, nuovo gruppo dirigente, iscritti ed il gruppo storico della federazione di categoria che lavora in piena sinergia per il raggiungimento delle richieste dei lavoratori. 
Siamo molto soddisfatti di non avere utilizzato nessun altro canale che quello fatto da lavoratori impegnati in prima linea e desiderosi ancora di spendersi nell’organizzazione sindacale. 
Partiremo da subito, con la sponsorizzazione della campagna di equiparazione per il TFR da acquisire entro due mesi dalla fine del rapporto di lavoro e dalla stabilizzazione dei tanti RSU precari. 
Ci preme sottolineare che si confermano comunque molto più affidabili i sindacati confederali che registrano l’82% delle preferenze nonostante l’ampia opera denigratoria che si è tentato di portare avanti in questi ultimi mesi proprio in occasione della firma dei nuovi Contratti nazionali, respingendo il vento populista e qualunquista che ha rivoluzionato la politica.

La Corte d’Assise di Palermo condanna tutti gli imputati per la presunta trattativa Stato-mafia tranne Nicola Mancino. Prescrizione per Brusca e Ciancimino.

Il processo di primo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi tra il 1992 e il 94 si è concluso a Palermo, nell’aula bunker dell’Ucciardone, innanzi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Alfredo Montalto, che ha impiegato quasi 7 minuti per leggere la sentenza. Si sono svolte 201 udienze.

Poi lo scorso dicembre 2017 la Procura, tramite Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, ha iniziato la requisitoria, proseguita fino alla fine di gennaio. Adesso gli esiti. I magistrati inquirenti hanno invocato 16 anni di carcere a carico del boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, e unico corleonese storico in vita dopo la morte di Provenzano e Riina. E Bagarella è stato condannato a 28 anni di carcere. Poi sono stati proposti 15 anni per l’ex comandante del Ros dei Carabinieri, il generale Mario Mori, già a capo del servizio segreto civile.

E Mori è stato condannato a 12 anni. E, così come preteso dalla Procura, 12 anni sono stati inflitti anche ad un altro ex Carabiniere in servizio al Ros a cavallo del periodo di tempo incriminato, il generale Antonio Subranni, al medico mafioso Antonino Cinà, e poi all’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che attualmente sconta in carcere la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ne sono stati chiesti 12 ed è stato condannato a 8 anni il colonnello, all’epoca capitano del Ros, Giuseppe De Donno. E poi, a fronte di una richiesta di condanna a 6 anni, è stato assolto, “perché il fatto non sussiste”, l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza. E poi nulla per Giovanni Brusca, perché, con gli sconti di pena a favore dei collaboratori, il reato contestato, ossia minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato, è prescritto.

E prescrizione è intervenuta anche per il reato contestato a Massimo Ciancimino, il concorso esterno alla mafia, perché risalente a non oltre il gennaio 1993. Però, contro Ciancimino la Procura ha chiesto 5 anni di reclusione per calunnia a danno dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. E per tale imputazione Ciancimino è stato condannato a 8 anni. Secondo la tesi accusatoria, tra il 1992 e il 1994, alle stragi di Capaci, via D’Amelio, e agli attentati di Roma, Firenze e Milano, sarebbe seguito il tentativo di interrompere tale escalation tramite il dialogo con la mafia. E così la strategia stragista di Cosa nostra avrebbe ricattato lo Stato con la complicità di uomini dello Stato.

A.R. (teleacras)


“Ascoltavo le interviste dell’ex assessore Fontana – dichiara Guido Vasile, rappresentante degli operatori ecologici – che ancora una volta si permette di offendere le modalità di lavoro che espletano gli operatori ecologici di questa martoriata città, per coprire il suo evidente fallimento nel campo della  nettezza urbana, il dire che gli operai (da quello che ha fatto capire) lavorano poco e male intanto non si capisce a quale titolo parla, dato che il signor fontana non investe più alcuna carica in questo comune poi è giunta l’ora di smetterla di paragonare Agrigento a Varese e gli faccio osservare che gli stipendi percepiti sono di differenza abissale come di differenza abissale e’ il sistema lavorativo dato che a Varese si usano mastelli di 100 litri e qui si; usano 5 mastellini per ogni famiglia mentre Varese ha strade larghe e piane qui si devono fare i salti mortali per raggiungere vicoli vicoletti a volte inaccessibili ai mezzi. Detto questo noi siamo a 4 ore da 10 anni abbiamo dato il meglio di noi stessi e il nostro lavoro e’sempre stato documentato con foto che inviterei il signor fontana a visionarle prima di sparare notizie false e prive di fondamento, oggi se la città è sporca è solo colpa sua,  abbia il coraggio di assumersi la piena responsabilità pertanto la invitiamo a non attaccare gratuitamente noi operai che svolgiamo il nostro lavoro dignitosamente e con seria professionalità, lasci parlare chi ha il dovere di vigilare sul nostro operato in questo caso l’assessore al ramo”. 
Guido Vasile rappresentante dei lavoratori.  

La Procura di Agrigento invoca quattro condanne e otto rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul “Borgo Scala dei Turchi”.

Gli imputati sono dodici: otto sono da rinviare a giudizio, e per gli altri quattro la pubblico ministero, Antonella Pandolfi, ha proposto al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Francesco Provenzano, la condanna a 2 anni di reclusione ciascuno.

Si tratta di Gaetano Caristia, 72 anni, presidente della società siracusana Co.Ma.Er, Sebastiano Comparato, 83 anni, legale rappresentante e socio maggioritario della stessa società, Antonino Terrana, 60 anni, dirigente alla Soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento, e Giovanni Francesco Barraco, 57 anni, direttore dei lavori. I candidati al rinvio a giudizio ordinario sono, tra amministratori e tecnici comunali di Realmonte, Giuseppe Farruggia, 64 anni, ex sindaco, Giuseppe Vella, 58 anni, a capo del settore Urbanistica ed edilizia, Cristoforo Giuseppe Sorrentino, 54 anni, funzionario dell’ Ufficio tecnico comunale e responsabile del procedimento della lottizzazione Comaer, e poi Giovanni Farruggia, 61 anni, e Daniele Manfredi, 57 anni, direttori dei lavori della lottizzazione Comaer.

E poi, tra i dirigenti alla Soprintendenza di Agrigento, Vincenzo Caruso, 62 anni, Agostino Friscia, 65 anni, e Vincenzo Carbone, 64 anni. A Realmonte la Comaer ha acquistato dei terreni per 60mila metri quadri in contrada Canalotto da un Istituto religioso di suore. E le suore li hanno ricevuti in dono dalle sorelle di un ricco medico defunto. E la società Comaer ha stipulato con il Comune di Realmonte una convenzione, nel 2008, con l’allora sindaco, l’ingegnere Giuseppe Farruggia.

Secondo la Procura agrigentina, il progetto di costruzione del Borgo Scala dei Turchi è stato adottato non legittimamente, e sono quindi illegittime le concessioni edilizie successive. E la trasformazione del terreno, gravato da vincoli paesaggistici e archeologici, sarebbe stata eseguita in mancanza di titolo abilitativo. Tra agosto e settembre 2013 MareAmico di Claudio Lombardo scopre che a Scala dei Turchi sono state progettate 25 villette di lusso per proprietari vip. Il Comune di Realmonte, e il sindaco dell’ epoca Piero Puccio, revocano in fretta e furia la delibera del 23 ottobre 2008 che ha approvato il piano di lottizzazione. Poi, l’assessore regionale a Territorio e Ambiente dell’epoca, Mariella Lo Bello, sguinzaglia i Commissari, che rilevano delle irregolarità, e la Regione ordina la sospensione dei lavori. E poi è stata la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Agrigento a sospendere le autorizzazioni di sua competenza concesse alla società di Siracusa, la Comaer.

A.R. (teleacras)

Il presidente dell’Abba, l’Associazione Bed and Breakfast di Agrigento, Carmelo Cantone, esprime rammarico e disappunto a seguito della chiusura annunciata, i prossimi 25 aprile e primo maggio, del Museo archeologico regionale “Griffo” di Agrigento. Cantone afferma: “Quanto deciso ci appare di difficilissima comprensione, e già ci sentiamo in grande imbarazzo a dover spiegare a chi è venuto fin qui dall’Australia o dal Canada, o anche a chi, pur vivendo nell’ambito della Regione, ha ritenuto di poter profittare delle due giornate di vacanza per venire ad Agrigento e arricchire il suo bagaglio culturale con una visita che noi sappiamo essere unica e ineguagliabile. Chiediamo formalmente al Direttore del Museo Griffo di rivedere con urgenza tale scelta, in virtù del fatto che, come sappiamo, il Direttore è perfettamente consapevole di avere l’onore e l’onere della responsabilità di una istituzione culturale unica al mondo, che racconta le vestigia del nostro passato e non una collezione di poco conto o, peggio, vecchie pietre e vasi sbeccati. Facciamo voti affinché le Autorità cittadine, Sindaco in testa, e tutte le Organizzazioni culturali agrigentine, che certamente condividono il nostro disagio e il nostro disappunto, interpongano i loro buoni uffici affinché la Direzione del Museo, o chi per loro, ritornino sui loro passi”.

Questa mattina, nella sede di via Gaglio dell’Ordine degli Architetti, è stato firmato un protocollo d’intesa tra l’Ordine degli Architetti di Agrigento, presieduto da Alfonso Cimino, e l’ente di formazione e sicurezza per l’industria edilizia e affini,Esiea, presieduto da Tommaso Sciara.

Il protocollo sigla una collaborazione tra i due Enti a livello territoriale:

  • creazione di un archivio delle buone pratiche in edilizia, uno degli obiettivi stabiliti dal Piano nazionale di prevenzione in edilizia. Le “buone pratiche” di sicurezza assumono sempre più un ruolo strategico per la promozione della salute e della sicurezza dei cantieri e, se adeguatamente applicate, contribuiscono all’abbattimento degli infortuni e delle malattie professionali;
  • attivazione di percorso formativi rivolti ai professionisti sulla base delle richieste di mercato e sull’acquisizione di specifiche competenze;
  • creazione di un database contenente le specializzazioni dei professionisti, da mettere a disposizione delle imprese e degli operatori del settore;
  • condivisione degli spazi (aule, laboratori, auditorium) da utilizzare per scopi formativi e attività concordate.

Con la firma del protocollo d’intesa con l’Esiea di Agrigento, insieme al presidente Sciara diamo vita a una collaborazione che comincia fin da subito con il corso di formazione sul BIM (???),attivato con la Fondazione Architetti del Mediterraneo, in programma nei locali della Scuola Edile – dichiara Alfonso Cimino –Inoltre, con l’attivazione del protocollo, svilupperemo, insieme, le politiche per la nostra professione e per lo sviluppo del territorio. Obiettivo che rientra appieno in un percorso già avviato con Sicindustria e Ance Agrigento, perché riteniamo che la parte imprenditoriale sia fondamentale in un processo di rilancio del nostro territorio”.

Oggi formalizziamo un’intesa e un’amicizia che dura da anni – afferma Tommaso Sciara – tra l’Ordine degli Architetti di Agrigento, oggi rappresentato da Alfonso Cimino, e l’Esiea, con la firma di un protocollo finalizzato a una più ampia collaborazione nell’ambito sia di politiche e materiali di sicurezza che di formazione professionale. E’ un grande giorno perché attiviamo una convenzione molto importante sia per il proseguo della professione degli Architetti,sia nella formazione, in ambito edile, degli operatori delle imprese presenti sul territorio agrigentino”.  

 ” Siamo qui per promuovere”Il mandorlo in fiore” come festa della primavera, come incontro di patrimoni Unesco e come occasione per comunicare che questa “porta sul mediterraneo”, nei suoi 2600 anni di storia, ha rappresentato un incontro di genti in un segno primordiale che tenta di declinare armonia e concordia tra i popoli”. Così il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto nella sala stampa dell’ “Associazione Stampa Estera” a Roma ha aperto la Conferenza di presentazione dell’edizione 2019 del “Mandorlo in fiore –  Festival Internazionale patrimonio immateriale Unesco”. Presente il ministro plenipotenziario Enrico Vicenti, segretario generale della Commissione nazionale per l’Unesco, l’assessore al Turismo della Regione Sicilia, Sandro Pappalardo, il presidente del Parco Archeologico Valle dei Templi, Bernardo Campo e i responabili di CoopCulture.

“La nostra è la città di Empedocle – ha proseguito il sindaco Firetto – che tra concordia e contesa ha rappresentato il motore di ogni attività umana. Quindi con un anno di anticipo abbiamo pensato di promuovere il nostro storico evento a Paesi esteri che guardiamo con grande attenzione in termini di flussi turistici che sono in crescendo a beneficio del comparto turistico che ad Agrigento sta funzionando in una logica di buona coesione”.

ùAlla Conferenza sono intervenuti, oltre ai giornalisti delle varie testate, anche diversi rappresentanti diplomatici tra cui l’ambasciatore inglese in Italia, Jill Morris. 

 

Lo stato di degrado in cui versa il vicolo Vella, una traversa della via Atena, è oggetto di una richiesta di verifica sanitaria da parte della consigliere Palermo che ha depositato, presso l’ufficio di presidenza, una segnalazione indirizzata tra gli altri agli assessori alla polizia municipale, viabilità, manutenzione stradale e all’ambiente. “Nella giornata di ieri, scrive la consigliere Palermo – su invito dei residenti ho effettuato un sopralluogo constatando le condizioni di degrado, poco decoro urbano e potenziale rischio sanitario in cui versa il vicolo Vella a pochi passi dalla via Atenea. L’odore nauseabondo proveniente dal vicolo per l’abbandono di immondizia, il mancato controllo al fine di evitare il verificarsi di tale problematica e la mancata bonifica, potrebbero comportare delle azioni legali da parte dei commerciati e dei residenti nei confronti dell’ente qualora si accertasse un danno di immagine o il rischio per la salute pubblica della quale ha diretta responsabilità il sindaco. Pertanto, chiedo all’amministrazione attiva, con immediata urgenza, di provvedere senza indugio al ripristino di una situazione di decoro e di sicurezza sanitaria nei luoghi indicati”.