Attraverso un paziente lavoro di rivisitazione di precedenti attività investigative, collegando eventi delittuosi che erano stati affrontati in un’ottica parcellizzata, e grazie al contributo fornito da vari collaboratori di giustizia, la Dda di Roma ha delineato l’esistenza di due distinti sodalizi, qualificati come mafiosi, dediti all’usura, alle estorsioni, al traffico di armi e di stupefacenti ed alla gestione e al controllo delle attività balneari di Ostia (operazione “Nuova Alba”). La prima associazione, facente capo alla famiglia Fasciani, è nata e si è costituita nel territorio del litorale, dove opera in alleanza con il gruppo degli Spada. L’altra, facente capo ai fratelli Triassi, costituisce una proiezione, in territorio laziale, della famiglia mafiosa agrigentina Cuntrera-Caruana”. 

Questo quanto relazionato dalla Commissione Antimafia in una seduta che ha avuto come tema centrale la criminalità organizzata agrigentina.

 
 

nella medesima audizione, si è anche sottolineato che la mafia agrigentina gode da tempo di pari dignità rispetto alle mafie delle vicine province di Palermo e Trapani: “il quadro è anche quello di una non subordinazione a cosa nostra palermitana. Potrei fare l’esempio – ha affermato l’allora procuratore aggiunto di Palermo, Scalia ndr – di una diatriba, che è stata scoperta attraverso i pizzini che vennero trovati a Provenzano, tra il vecchio capo provincia Falsone e Matteo Messina Denaro. Il rapporto tra Falsone e Matteo Messina Denaro di fronte a Provenzano, che doveva dirimere una questione relativa a una messa a posto, era un rapporto fra pari”