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595 i nuovi positivi al Covid19 su 22.842 tamponi processati, con una incidenza di positivi del 2,6%, lo stesso tasso di ieri

La  Sicilia è decima nel contagio giornaliero di oggi.

Le vittime sono state 18 nelle ultime 24 ore e portano il totale a 4.272.

Il numero degli attuali positivi è 14.202, con decremento di 1.197 casi rispetto a ieri.

I guariti sono 1.774.

Negli ospedali i ricoverati sono 777, 12 in meno rispetto a ieri, quelli in terapia intensiva 112, otto in meno.

I nuovi contagi per province:

Palermo 295

Catania 106

Messina 44

Siracusa 44

Trapani 14

Ragusa 30

Caltanissetta 25

Agrigento 36

Enna 1

 

Due catanesi, di 26 e 20 anni, hanno tentato di introdurre quattro telefoni cellulari all’interno del carcere di Siracusa utilizzando i droni ma sono stati scoperti dalla polizia a Siracusa. Gli agenti della Squadra Mobile nei pressi della Casa Circondariale di Siracusa hanno notato un’automobile Smart introdursi in una strada sterrata, parallela alle mura carcerarie e, insospettiti, hanno deciso di seguirla. I due sono stati osservati armeggianti attorno ad un drone di grosse dimensioni sulla pancia del quale sono stati collocati, confezionati, ben quattro telefoni cellulari, ciascuno munito di scheda telefonica prepagata. Il dispositivo avrebbe consentito di sganciare i cellulari con un impulso radiocomandato dai due soggetti. I due, pertanto, sono stati denunciati per il tentativo di introdurre all’interno del carcere il drone e i telefoni cellulari che sono stati sequestrati per gli accertamenti e gli approfondimenti di rito.

I poliziotti della Squadra mobile di Siracusa, insieme ai colleghi della Calabria, su delega della Procura di Catania, hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di Sabir Abdalla Ahmed, sudanese di 26 anni, ritenuto responsabile di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla tratta degli esseri umani. L’immigrato dal Sudan è stato arrestato nel Cara di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. Lo straniero è giunto in Italia lo scorso febbraio, dopo essere stato soccorso in mare insieme a numerosi altri migranti a bordo di una nave appartenente ad una Ong attraccata poi al porto commerciale di Augusta. Le indagini avviate al momento dello sbarco, ma anche la testimonianza di alcuni migranti che hanno raccontato le gravi violenze subite in Libia nei campi in cui sono mantenuti in attesa di partire per l’Europa, hanno consentito agli investigatori di svelare il ruolo ricoperto dall’indagato in seno all’organizzazione criminale capeggiata da trafficanti libici.

L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, ha annunciato che “le vaccinazioni dei servizi essenziali sono appena iniziate, e quindi tutte le categorie maggiormente esposte dovranno essere comprese, ed è compresa anche quella dei giornalisti”. Soddisfatta l’Unci (l’Unione cronisti) Sicilia, che ha sollecitato tale decisione e che commenta: “Apprendiamo con piacere dall’assessore alla Salute della Regione siciliana, Ruggero Razza, che anche la categoria dei giornalisti sarà inserita tra quelle essenziali da vaccinare contro il covid”. Ed Assostampa Catania, tramite il segretario Orazio Aleppo, aggiunge: “I giornalisti hanno svolto e continuano a svolgere un servizio pubblico essenziale nella gestione dell’emergenza sanitaria in atto. E’ una categoria esposta quotidianamente al rischio contagio, con innumerevoli casi registrati e purtroppo anche decessi, per garantire ai cittadini il diritto ad essere informati correttamente, e che per questo è giusto salvaguardare”.

Un’accesa lite è avvenuta nel pieno centro di Favara. Non sono ancora chiari i motivi di tale discussione finita a calci e pugni.

Il tutto è accaduto in Via Ugo Foscolo.

I residenti della zona e molti passanti hanno allertato le forze dell’ordine segnalando quanto avveniva.

Sul posto sono accorsi i militari della Tenenza di Favara, capitanati dal Tenente Fabio Armetta e i loro colleghi del Cio (Compagnia Intervento Operativo), che hanno riportato la calma per poi mettere le manette ai polsi ai responsabili della lite.

I coinvolti sono due fratelli M.R., e F.R., rispettivamente di 35 e 30 anni, G.C. di 48 anni, e G. P. di 60 anni che adesso devono rispondere, in concorso, dell’ipotesi di reato di rissa aggravata, e resistenza a Pubblico ufficiale, poiché si sono scagliati anche contro i carabinieri.

di Mimma Cucinotta

In netta crescita il nuovo contratto sottoscritto il 15 ottobre 2020 da USPI-CISAL diretto alla regolamentazione dei rapporti di lavoro di natura redazionale nei settori della comunicazione e dell’informazione periodica locale e on line, nazionale no profit, nel rispetto dell’art. 21 della Costituzione, dell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Legge 3 febbraio 1963, n. 69 (“Ordinamento della professione di giornalista”).

Si tratta di un contratto che di giorno in giorno segue un andamento in progress, superando le attese più ottimistiche dei due organismi promotori. Sempre più numerosi gli editori ricorrenti a questo nuovo sistema contrattuale, dalla formulazione ponderatamente allineata alle incertezze attuali economico-sociali del Paese. Un accordo, dal quale inequivocabilmente emergono competenza e serietà nell’approccio ad una materia delicata e complessa, che sta rivelandosi vantaggioso, da una parte per le aziende nel ritrovare le condizioni migliori per la regolarizzazione di posizioni lavorative in empasse e dall’altra perché sostiene sensibilmente le esigenze dei giornalisti, ormai sempre più spesso senza reddito.

Assicurare con la massima urgenza e responsabilità, presente e futuro di un settore piegato da oltre un decennio dalla recessione e nell’ultimo anno dall’emergenza sanitaria da Covid-19 ha caratterizzato con priorità assoluta l’azione di Uspi Unione Stampa Periodica Italiana che, si è posta dunque un obiettivo primario, riservato allo sviluppo sostenibile del comparto editoriale che possa garantire contrattualmente e professionalmente gli operatori della comunicazione e della informazione. Da qui, l’accordo stipulato da USPIUnione Stampa Periodica Italiana, fondata nel 1953 accoglie al suo interno mille editori associati di 3mila testate periodiche  e on line, e  CISALConfederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori, la più importante organizzazione sindacale autonoma d’Italia costituita nel 1957, con 1 milione 700mila iscritti.

Alla sigla del contratto il 17 ottobre 2020, a rappresentare l’USPIUnione Stampa Periodica Italiana: il Segretario Generale Francesco Saverio Vetere, il vice Segretario Sara Cipriani e il vice Presidente Luca Lani.

Sottoscrittori per la CISALConfederazione Italiana Sindacati Autonomi LavoratoriSegretario Generale Francesco Cavallaro, il Segretario Confederale Fulvio De Gregorio e il Segretario Generale di CISAL Terziario Vincenzo Caratelli.

Le vicende che hanno preceduto il protocollo d’intesa USPI-CISAL

L’accordo arriva, dopo l’inspiegabile blocco alla proroga di un precedente contratto siglato dall’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI) nel maggio del 2018 con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana Fnsi.

Un’iniziativa mirata a disciplinare il lavoro giornalistico con l’introduzione di interessanti elementi di novità in favore delle testate on-line, energicamente voluta dal Segretario generale dell’USPI, avvocato Francesco Saverio Vetere, da oltre vent’anni strategicamente impegnato nell’attuazione delle politiche fondanti l’organismo nazionale in favore e a garanzia dell’Editoria, un settore dal 2007 al centro della profonda crisi finanziaria che ha colpito l’Italia. Il contratto giornalistico firmato il 24 maggio 2018 nella sede romana di Fnsi era stato frutto di ‘’indicazioni e suggerimenti maturati nel corso di un articolato e partecipato dibattito che ha impegnato segreteria, giunta esecutiva e Associazione regionali di Stampa’’ scriveva al tempo in una nota a margine dell’incontro, la Federazione Nazionale della Stampa firmataria della sottoscrizione – aggiungendo quanto la stessa ‘’introduceva  regole, diritti e tutele per i giornalisti che fino a quel momento non avevano potuto godere di alcuna forma di garanzia’’.  Il contratto di disciplina del lavoro giornalistico si sarebbe contrapposto nei limiti contrattuali a quello Fieg, unico in vigore dal lontano 1911, storicamente noto come Contratto Nazionale di Lavoro, posto in essere per la prima volta dalla Federazione della Stampa con L’Unione degli Editori.

E’ dunque di semplice comprensione quanto necessario ed urgente fosse affrancarsi da un contratto obsoleto, schematicamente ottocentesco e soprattutto economicamente insostenibile in questo periodo così spinoso, per il mercato dell’editoria e di mantenimento dei livelli occupazionali giornalistici, concetti certo condivisi dal Sindacato Nazionale della Stampa in sede di stipula nel 2018.

Ad eccezione delle fasce particolarmente privilegiate legate a sistemi che definiremmo ‘fortemente protetti’, buona parte dei giornalisti rappresentano oggi una categoria cha a fronte di una professione indiscutibilmente intellettuale, non riceve garanzie di stabilità lavorativa ed ancor peggio si trova largamente  sottoposta a condizioni retributive al di sotto della soglia del minimo salariale, quando la vicenda non esonda nel becero sfruttamento.

La continuità del contratto USPI – FNSI, sarebbe stata una soluzione lungimirante e di largo respiro per editori e giornalisti se non fosse scientemente fatta naufragare . Una mossa dissennata, cui l’Unione Stampa Periodica Italiana ha tentato fortemente di evitare, malgrado i numerosi appelli del Segretario generale Vetere, affinchè l’accordo venisse prorogato. Dal Sindacato Nazionale della Stampa, fatti salvi alcuni colloqui informali con il segretario Raffaele Lorusso, intercorsi all’inizio del 2020 nei mesi precedenti la crisi emergenziale pandemica devastante per la salute pubblica e l’economia italiana e collassante per il comparto già fortemente compromesso, nessuna risposta coerente e concreta è mai giunta.

Dialogo interrotto proprio nell’anno del Covid-19, sullo sfondo una impietosa dinamica  inopportuna e bieca, alle spalle di editori in pieno fallimento e giornalisti affamati. Quello Uspi- Fnsi, sarebbe stato un contratto stabile giuridicamente rilevante,  all’interno degli argini stabiliti. Dunque per nulla insidioso nei confronti del contratto Fieg-Fnsi, perché non allargato e non applicabile ai grandi editori, come è stato invece insinuato.

Un contratto lasciato morire, secondo i più attenti osservatori, nell’ipotesi di poter così destabilizzare l’Uspi che, invece da quel passaggio confuso ne esce estremamente rafforzata e soprattutto in 68 anni di autorevole professionalità a servizio delle istanze della piccola e media editoria in sede politica e sindacale, ha dimostrato di non barattare mai impegno e serietà con posizioni enigmatiche e avventuristiche.

Lasciandosi alle spalle questa vicenda dai grigi contorni, l’Unione Stampa Periodica Italiana nel rimboccarsi le maniche, in continuità con la l’impegno di sempre è speditamente andata avanti riprendendo le fila del discorso con idee lucide. Al centro unica costante, le sorti del comparto dove strettamente collegati a filo doppio sono editori, giornalisti e operatori della comunicazioni  categorie infragilite che invocano aiuto e solidarietà.  Nasce così  USPI-CISAL, ”un contratto di lavoro moderno – spiegano i Segretari generali dei due organismi Francesco Saverio Vetere e Francesco Cavallaro – applicabile sia  ai giornalisti che a tutte le figure professionali che, non iscritte all’Ordine dei giornalisti, svolgono attività nei settori della comunicazione e dell’informazione”.

In un fil-rouge di impegno e responsabilità, il modello contrattuale USPI-CISAL incarna una forte sensibilità sul piano dell’approccio valoriale alle sofferenze sociali diffusamente vissute dal mondo editoriale. ‘’Un fondamentale passo in avanti a sostegno di un settore che merita di essere non solo salvaguardato, ma incoraggiato e valorizzato da norme e tutele finalizzate a garantire sostenibilità alle aziende e dignità ai lavoratori’’.

‘Diverrà un punto di riferimento importante in difesa e per la creazione di posti di lavoro, proponiamo uno strumento stabile che fornisce soluzioni secondo le esigenze ”– sostiene l’avvocato Francesco Saverio Vetere – secondo cui il contratto estende diritti e tutele con l’introduzione di importanti elementi inediti  finora mai individuati da alcun contratto nazionale di lavoro giornalistico’’.

Contesto

Il testo del contratto aggiornato eleva, a 1310 euro al mese il minimo retributivo del collaboratore redazionale e introduce la figura del collaboratore fisso che assorbe, così, i minimali precedentemente previsti per i dipendenti chiamati a garantire un minimo di 2, 4 e 8 prestazioni mensili.

«Una scelta rafforzativa – spiegano CISAL e USPI – che, comunque, non deve far dimenticare l’assunto che i contratti fissano retribuzioni “minime” e non “fisse”, per cui i minimali possono essere ovviamente migliorati attraverso la contrattazione aziendale o individuale».

Nel ricordare che ai giornalisti contrattualizzati USPI-CISAL i contributi previdenziali vengono versati alla Gestione Principale dell’Inpgi e che agli stessi è, inoltre, garantito un ulteriore contributo dell’1% della retribuzione mensile da destinare alla previdenza complementare, Cavallaro e Vetere rendono noto che «è in corso di definizione la convenzione per garantire a tutti i dipendenti la migliore copertura sanitaria integrativa delle prestazioni sanitarie integrative del Servizio Sanitario Nazionale. Una copertura – e questo è un ulteriore elemento di novità – che, contrariamente a tutti gli altri contratti di lavoro giornalistico, sarà garantita a tutti i dipendenti senza eccezione alcuna».

Un contratto, ricordiamo, nato dall’esigenza di garantire sostenibilità e sviluppo ad un settore messo a dura prova dalla crisi economica e sanitaria, che disciplina i rapporti di lavoro subordinato instaurati nei settori dell’informazione e della comunicazione nel rispetto dell’art. 21 della Costituzione, dell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Legge 3 febbraio 1963, n. 69 (“Ordinamento della professione di giornalista”).
Un contratto di lavoro che si applica sia ai giornalisti che a tutte quelle figure professionali che, non ammesse all’Albo professionale, svolgono attività nei settori della comunicazione e dell’informazione.

Mimma Cucinotta

Paeseitaliapress.it

Le dimissioni del sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi, accusato di essere uno dei “furbetti” del vaccino, stanno provocando parecchie polemiche in tutta Italia. Sull’argomento è intervenuto il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro che ha voluto manifestare pubblicamente la sua solidarietà al primo cittadino di Corleone e suo omologo.

“Ho chiamato personalmente l’onorevole Nicolosi – ha spiegato Silvio Cuffaro – per manifestare tutta la mia solidarietà e la mia stima nei suoi confronti e l’ho invitato a ritornare sulla sua decisione. Trovo assurdo che a pagare sia uno dei sindaci più corretti e anche più anziani d’Italia. Al di là se il sindaco di Corleone avesse più o meno diritto degli altri, visto che compirà a breve 79 anni, condivido però la sua scelta di porre provocatoriamente l’accento su un problema, quello della vaccinazione dei sindaci, che è sotto gli occhi di tutti. Per mesi – continua Cuffaro – siamo stati in prima linea su tutti i fronti e abbiamo affrontato la crisi sanitaria, quella economica e quella sociale, senza armi e senza alcun sostegno. Un sindaco, tengo a precisare, è il capo della Polizia Locale, autorità comunale di Protezione Civile e autorità sanitaria locale, oltre a tutti gli altri compiti di responsabilità che ogni giorno è chiamato ad assolvere. Ebbene, i componenti della Polizia Locale, della Protezione Civile e tutti gli operatori sanitari hanno il diritto di vaccinarsi e molti lo hanno già fatto, il sindaco, invece, che sovrintende a tutti questi servizi, non ne ha invece diritto: mi sembra un’incongruenza più che palese.

Di fronte a tutto ciò, nessuno di quelli che doveva decidere ha avuto l’intelligenza e la sensibilità di capire che i circa ottomila sindaci d’Italia rappresentano l’ultimo baluardo a presidio dei territori decentrati e per questo motivo devono essere salvaguardati, non per un trattamento di favore, ma perché la loro presenza, specie in questo ultimo anno, ha rappresentato per tutti i cittadini una figura che ha dato loro conforto, aiuto, solidarietà e molto spesso anche sollievo e incoraggiamento a resistere. Credo – ha concluso Cuffaro – che continuare a tenere in prima linea i sindaci d’Italia sia una necessità per tutti e non un privilegio. Bene dunque ha fatto Nicolosi a sollevare il problema, seppur in maniera trasgressiva, e richiamare l’attenzione di chi deve prendere le decisioni e, forse troppo alla leggera, ha condannato, a priori, l’azione del sindaco di Corleone”.

La Procura di Palermo e la Procura di Termini Imerese indagano, dopo la segnalazione dei carabinieri del Nas, su decine di presunti ‘furbetti’ del vaccino anti Covid. Sotto la lente di ingrandimento dei militari vi sono i centri di vaccinazione di Corleone, Petralia Sottana, il Giglio di Cefalù, Villa delle Ginestre, Policlinico, Fiera del Mediterraneo e Civico di Palermo. Tra i casi sospetti segnalati, oltre a quello del sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi (che si è dimesso) e della giunta, vi sono diversi amministratori locali, un ex magistrato, un alto prelato ed esponenti delle forze dell’ordine a cui il vaccino sarebbe stato somministrato prima che rientrassero tra le categorie autorizzate. I carabinieri, che hanno presentato già informative alle due Procure, proseguono i controlli e le analisi degli elenchi dei vaccinati.

Le segnalazioni dei cittadini. Ad Agrigento sarebbe opportuno che la Polizia Municipale intensificasse i controlli nei pressi del PalaCongressi del Villaggio Mosè, dove è stato trasferito il mercato rionale. Infatti, i residenti in Via dei venti, al Villaggio Mosè, si lamentano perché coloro che sono diretti al mercato parcheggiano selvaggiamente tanto che il transito non è possibile nemmeno alle autoambulanze in emergenza.

A Canicattì, nel centro storico, un’ignota mano, al momento, si è accanita contro l’automobile di un assicuratore, una Maserati. Sono state danneggiate entrambe le fiancate, la parte posteriore e anteriore, spaccato un vetro anteriore e danneggiato anche il navigatore interno all’abitacolo. Il proprietario ha sporto denuncia ai Carabinieri. Indagini sono in corso. L’ammontare del danno, coperto da assicurazione, è da quantificare.