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E’ stata una notte ininterrotta di accertamenti ed interrogatori quella trascorsa dai carabinieri del Reparto operativo di Catania che indagano sulla sparatoria avvenuta ieri nel popoloso rione Librino in cui sono morte due persone e altre quattro sono rimaste decedute. Le vittime si chiamavano Luciano D’Alessandro, di 48 anni, e Vincenzo Scalia, di 29. I feriti sono C. M. S, di 26 anni, A. C. B., di 31, L.
G., di 56, e R. P., di 40. Le indagini, che puntano sulla criminalità organizzata e in particolare sul ricco mercato della droga, sono seguite dal sostituto procuratore della Dda Alessandro Sorrentino e coordinate dall’aggiunto Ignazio Fonzo, che dirige il pool di magistrato che si occupa di diversi clan eteni, compresi i gruppi Cappello e Bonaccorsi che gestiscono diverse ‘piazze di spaccio’ a Catania. E questo segmento di mercato criminale potrebbe essere la pista per fare chiarezza su movente e dinamica dell’accaduto. Tra gli elementi al vaglio dei carabinieri del comando provinciale di Catania e la Dda etnea anche il ferimento a un polpaccio con un colpo di arma mattina di un giovane che ieri mattina è stato medicato in un pronto soccorso del capoluogo: gli investigatori stanno cercando di capire se esista un collegamento tra il ‘gambizzato’ e la sparatoria di Librino.

(ANSA)

Si è svolta questa mattina, nella sede dell’Ordine degli architetti di Agrigento, la conferenza stampa sul Decreto Semplificazioni presenziata da Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento; Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio nazionale degli Architetti; Giuseppe Falzea, presidente della Consulta regionale degli Architetti e Carmelo Salamone, presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) di Agrigento.

Il Decreto, che sarà convertito in legge entro metà settembre, raccoglie, quasi in modo casuale, una serie di dispositivi finalizzati a snellire le procedure, ma senza una visione globale. Un Decreto che, per la parte sui lavori pubblici, interviene solo negli affidamenti, ignorando i tempi lunghi determinati dalla programmazione, dalla redazione e approvazione dei progetti, dall’esecuzione dei lavori e dal collaudo, che spesso arriva dopo tanti anni dalla fine dei lavori. Dunque, un decreto deludente e insufficiente a rilanciare in modo concreto l’edilizia e i lavori pubblici, soprattutto su quella parte del Paese che soffre la crisi in modo particolare, come quella dell’Agrigentino: un territorio particolarmente colpito da una crisi economica che dura da troppo tempo e che, a causa della pandemia, ha assunto dimensioni allarmanti, specialmente tra i professionisti dell’area tecnica. Dai dati dell’Osservatorio lavori pubblici del Consiglio nazionale degli architetti si evince chiaramente che in Sicilia, in particolare in provincia di Agrigento, nel corso dei primi sei mesi del 2020, si è registrato un abbattimento del fatturato dei liberi professionisti che lavorano nel settore dei lavori pubblici pari al 41 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Numeri che impongono provvedimenti ben più strutturati del Decreto Semplificazioni che, si auspica, possa essere modificato durante il percorso parlamentare per la conversione in legge.

In tal senso, il Consiglio Nazionale degli Architetti, unitamente alla Rete delle Professioni Tecniche, ha presentato alle competenti commissioni parlamentari, un pacchetto di emendamenti finalizzati a semplificare tutte le varie fasi del processo di esecuzione di un’opera pubblica: dalla programmazione al collaudo dei lavori.

“Abbiamo voluto indire questa conferenza stampa per parlare di una occasione persa con il Decreto Semplificazioni perché non muove alcun passo verso il rilancio del comparto edilizio e sulla riqualificazione dei nostri centri storici e degli immobili esistenti – dichiara Alfonso Cimino – Mentre noi ci affacciamo alla politica del consumo di suolo zero, ci ritroviamo una misura, con l’articolo 10 dello stesso Decreto, che non ci consente di parlare di architettura contemporanea. Altro passaggio fondamentale riguarda le piccole irregolarità che negli anni hanno subito gli edifici esistenti e non ci riferiamo alla sanatoria che, con la doppia conformità, non ci consente di regolarizzare gli edifici esistenti anche a discapito di altre misure quali, ad esempio, Ecobonus e Sismabonus. Nulla, infine, sugli sportelli informatici che poco funzionano sul nostro territorio, dove il comparto delle imprese subisce notevoli disagi”.

Abbiamo proposto – afferma Rino La Mendola – anche l’inserimento di un emendamento con il quale stabilire che le amministrazioni pubbliche, almeno sino al 31/12/2021, affidino tutti i servizi di progettazione e di direzione dei lavori all’esterno, quindi ai liberi professionisti in modo da ridurre gli effetti della crisi economica che colpisce soprattutto le partite IVA, le imprese e i liberi professionisti. Per alimentare questi incarichi esterni, abbiamo proposto la costituzione di un fondo di rotazione al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro. Speriamo che il Parlamento, lungo il percorso per la conversione in legge, tenga conto dei contributi degli addetti ai lavori e modifichi un provvedimento che, nella stesura attuale, non costituisce quello strumento che tutti noi aspettavamo per rilanciare l’economia del Paese”.

“La posizione di Ance è netta – sottolinea Carmelo Salamone – Il Decreto mette le imprese sane nelle condizioni di uscire dal mercato, di non partecipare alle gare quindi di delinquere. Sono certo di quello che dico e me ne assumo ogni responsabilità”.

“Una iniziativa importante che ci consente di fare il punto sul decreto Semplificazioni rispetto al quale manifestiamo grande perplessità sial nel settore dei Lavori pubblici sia nel comparto dei lavori privati – spiega Giuseppe Falzea – Ad esempio, non viene considerato lo Sportello unico per l’edilizia che dovrebbe essere il centro per il rilascio dei pareri amministrativi nell’ambito dei lavori privati. Credo che la politica debba imparare a dialogare più con noi prima di emettere i provvedimenti”.

 

Un urgente intervento di pulizia delle caditoie, che sono i più importanti elementi di raccolta delle acque piovane!

È quanto chiede il consigliere Simone Gramaglia, rivolgendosi all’assessore ai Lavori pubblici e al sindaco, in quanto è di loro competenza garantire la sicurezza cittadina e la pubblica incolumità.

A seguito di quanto avvenuto giorni fa prima a Palermo,successivamente a Ragusa ed oggi a Messina, considerando il susseguirsi di fenomeni meteorologici di particolare intensità prodotti dall’imperversare dei cambiamenti climatici e che quindi nessuno sa quando le prime grosse precipitazioni si verificheranno, invito l’Amministrazione ad avviare tempestivamente la pulizia di caditoie e tombini per evitate danni e disagi alla popolazione.

Ancora un incendio in contrada Petrusa dove nei giorni scorsi altre fiamme avevano invaso la stessa zona. Oggi, ancora è in atto, le fiamme hanno avvolto lo stesso tratto boschivo lungo la strada che costeggia contrada Petrusa ed ancora una volta le fiamme hanno raggiunto gli accesso del carcere Di Lorenzo.

Il forte vento di oggi ha anche aumentato il propagarsi delle fiamme tanto che ad essere colpita è stata tutta la zona che porta fino a Favara Ovest. Le fiamme si presentano difficili da combattere ed in azione, oltre ai Canadair, ci sono anche gli elicotteri della Guardia Forestale.

Sembra che le fiamme che hanno lambito il carcere abbiamo scatenato una protesta dei detenuti.

 

L’emergenza ha insegnato ad eliminare il superfluo e a comprendere il valore del necessario. Ad evitare che il tempo antico continuasse a fornire un comodo paravento dietro cui nascondere le responsabilità, ma avviando nello stesso tempo, un discorso consapevole e ininterrotto con la Storia. La Valle dei Templi si prepara alle Albe, il format di CoopCulture che l’anno scorso ha avuto un enorme successo. Tornano infatti – dalla vigilia di Ferragosto, per sei appuntamenti da segnare tutti in calendario: le Albe alla Valle dei Templi, due “capitoli” diversi, ambedue imperdibili. Si inizia il 14 agosto appunto, alle 4,30, poi il 16 e il 23 agosto, con “Il risveglio dell’umanità” un’esperienza straordinaria che al percorso guidato da archeologi esperti, coniuga i “quadri teatrali” curati da Gaetano Aronica e Giovanni Volpe che tra musica e danza muoveranno una compagine di circa 15 attori e musicisti. Il 18, il 19 e il 30 agosto, alle 5, toccherà invece a Sebastiano Lo Monaco, sotto il Tempio della Concordia, controbattere con frammenti dall’Iliade di Omero: rivivranno il prode Ettore e il saggio Priamo, la tenace Andromaca e la bella Elena, e Paride, principe irruente che provoca una guerra per un’infatuazione. Tutta l’“Iliade” condensata in poco più di un’ora, senza perdere alcun quadro, alcuna scena, alcun personaggio, ma offrendo una visione di insieme attenta ai caratteri.

Un percorso del tutto particolare, srotolato in sei appuntamenti, ad un orario inedito, che permetterà di assorbire sensazioni, colori, profumi straordinari: la storia della grecità legata al Mediterraneo e l’archeologia che ne trasmette i valori che hanno costruito l’umanità, si legano alla vita di oggi.
Durante le visite-spettacolo “Il risveglio dell’Umanità” tra il Tempio di Giunone, le mura naturali dell’antica Akragas, raggiungendo il Tempio della Concordia, l’archeologia diventerà testimonianza viva. Una tribù di donne e uomini liberi che scende dal Tempio ad accogliere gli ospiti al sorgere del sole, attraverso le voci degli scrittori “eretici” del ‘900, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Marguerite Yourcenar, Albert Camus, ma anche Vitaliano Brancati, per raccontare una storia disperatamente attuale. L’Arte ha il dovere del coraggio, il compito di indicare strade che l’uomo, ottenebrato dal potere, non riesce più a scorgere: è questo il senso del nuovo percorso di visita de “Il Risveglio dell’Umanità”, un nuovo modello di visite che parte proprio dall’antico per leggere il moderno e il contemporaneo. Percorso che Sebastiano Lo Monaco avvierà invece al contrario, da attore moderno che trae linfa vitale dall’antico, e lo fa al sorgere imperterrito del sole, che avviene ogni giorno, qualunque siano i fatti in corso in un qualsiasi angolo del mondo.

Se le albe – molto attese, sollecitate dagli agrigentini e dai turisti – dimostrano la voglia di ripresa della Valle dei Templi, i numeri in continua crescita fanno ben sperare sul suo stato di buona salute. La Valle dei Templi è stato tra i primissimi siti archeologici italiani a riprendere la sua attività, mettendo in campo ogni misura di sicurezza possibile per riaprire in completa sicurezza, degli operatori che vi lavorano come dei visitatori che arrivano. Tanto che la Valle dei Templi è stato il primo Parco archeologico italiano ad ottenere la certificazione Covid Free E tutto questo è stato notato: dagli agrigentini che hanno “abbracciato” il loro sito; dai siciliani che si presentano numerosi; dai turisti italiani e stranieri che sono ritornati in fila ai cancelli, tanto che il Parco ha riattivato anche le altre due biglietterie presenti. I numeri parlano chiaro: una media di 2500 visitatori al giorno, con punte di 3500/4000 nei fine settimana, e un exploit di quasi 7000 visitatori la scorsa domenica, prima del mese ad ingresso gratuito. Funzionano i percorsi, le visite guidate (contingentate), le food experience di Casa Barbadoro con i prodotti a km0 della Valle; ma soprattutto “Luci in Valle”, le (ormai) famose visite al tramonto che permettono ogni giorni di raggiungere i templi appena il sole cala e le ore diventano meno calde.

“Lo spettacolo dell’alba” si ripeterà (dopo il debutto del 14) anche il 16 e il 23 agosto per “Il risveglio dell’umanità” a cura di Gaetano Aronica e Giovanni Volpe. I biglietti costeranno 20 euro (18 euro ridotto) sul web e sul posto (biglietterie Porta V e di Giunone). Prevista una capienza di 600 visitatori (che osserveranno le norme anticovid) divisi in gruppi e forniti di whisper: si parte alle 4,30 del mattino dalla Via Sacra dentro la Valle dei Templi.
Invece il 18, 19 e 30 agosto toccherà a “Iliade di Omero” con Sebastiano Lo Monaco. I biglietti costeranno 13 euro (11 ridotto) più 2 euro di prevendita.
E i due attori saranno anche protagonisti di spettacoli serali: Gaetano Aronica il 16 agosto alle 21, sotto il Tempio di Giunone, proporrà il suo “Villa Malgiocondo” popolato da personaggi pirandelliani; Sebastiano Lo Monaco la sera del 29 e il 30 agosto proporrà il recital “Io e Pirandello”, spettacolo importante già proposto con successo in molti teatri, ma mai in Sicilia.

Mareamico documenta e denuncia la presenza di fogne che arrivano nel mare del Caos. Girgenti acque ha accertato la presenza d’inquinamento nel canalone del Caos, confermato successivamente da un sopralluogo congiunto tra la Capitaneria di porto e l’ARPA. “Dalle analisi – scrive l’associazione guidata da Claudio Lombardo – è venuto fuori che si tratta “di acque contaminate per un’elevata componente di origine fognaria, con 44,5 di ammoniaca, 10,5 di tensioattivi e un notevole quantitativo di Escherichia coli”. Successivamente Girgenti acque, mediante l’utilizzo di un furgone attrezzato per la video ispezione, ha individuato nella via Isola d’Elba a Monserrato, un tubo in PVC che immette acque miste nel canalone di acque bianche. Di tutto ciò è stato informato il comune di Agrigento, per le necessarie misure di contenimento del fenomeno, non ricevendo ad oggi alcuna risposta”.

“Il lavoro portato avanti dal 25 gennaio scorso ad oggi dal Cartello Sociale della provincia di Agrigento assieme ai sindaci del territorio, sotto la guida attenta dei prefetti, prima Caputo e poi Cocciufa, in costante contatto con il vice ministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri e ai responsabili di Anas, ha sempre avuto come bussola quella di ridare al territorio quanto finora gli era stato negato rendendolo sempre più emarginato dal punto i vista dei collegamenti viari e non solo.

Un lavoro teso a risarcire la provincia di Agrigento dalle conseguenze di un lungo periodo di disattenzione che fa registrare la mancanza di un solo km di autostrada, collegamenti ferroviari obsoleti, porti non adeguati a consentire di sfruttare le potenzialità del territorio per non parlare di un aeroporto che con grande pervicacia si è voluto impedire di realizzare, nonostante tante promesse.

Il percorso individuato dal cartello Sociale e dai sindaci si è subito rivelato molto produttivo grazie all’impegno del vice ministro Cancelleri che tante volte è stato presente non solo negli incontri che si sono svolti nel palazzo del Governo ma anche sui cantieri per imprimere una svolta ai lavori in corso e per velocizzarne le procedure.

Nonostante i suoi impegni a livello nazionale, l’on. Cancelleri ha sempre trovato il tempo per rispondere alle sollecitazioni che gli vengono rivolte mostrandosi sempre disponibile al confronto e anche ad accettare quelle rimostranze che si riferiscono a mancanze non attribuibili alla sua persona, lo stesso tempo, anche se in misura ridotta non è stato trovato dall’assessore regionale alle Infrastrutture.

In questo senso rammarica non poco leggere che i tavoli di lavoro, supportati sempre dalla qualificata presenza non solo dei rappresentanti delle istituzioni ma anche dei tecnici responsabili, vengono considerati inutili o solo un palcoscenico per delle semplici passerelle.

il rammarico si fa ancora più pesante se proviene da una istituzione altamente rappresentativa dell’intera Isola, come è la Regione Siciliana, che in questo modo ha continuato a privare la nostra provincia non solo della sua attenzione ma anche della presenza dei suoi rappresentanti ad un vertice al quale avrebbe potuto dare un contributo importante.. Pur isolata dalla marginalità infrastrutturale, fino a prova contraria il territorio agrigentino fa ancora parte della Regione e non merita di essere ulteriormente mortificato per cui si ritiene che le dichiarazioni rilasciate dall’assessore Falcone siano da attribuire ad una distratta valutazione. Non vogliamo pensare che da parte del Governo regionale non ci sia la reale volontà di fare la propria parte affinché la provincia di Agrigento possa uscire al più presto dal suo isolamento per recuperare quel gap infrastrutturale che la divide anche dalle altre aree della stessa Isola”

Il Dottore A.T., di anni 71,  ha prestato servizio quale dirigente medico dell’ASP di Agrigento – U.O. di ortopedia del presidio ospedaliero S. Giacomo d’Altopasso.

Con atto di citazione notificato, la Procura Regionale della Corte dei Conti ha citato il Dottore T. per sentirlo condannare al pagamento della somma complessiva di euro 361.601,21, somma in precedenza erogata a titolo di risarcimento del danno dall’ASP di Agrigento, in esecuzione della sentenza n. 1191/2016 del tribunale di Agrigento, in favore degli eredi della Sig.ra F.G.

In particolar modo, la Procura Regionale ha contestato al Dottore T. una ipotesi di danno erariale indiretto collegato al risarcimento del danno derivante dal decesso della Sig. F.G., avvenuto in data 15 luglio 2005 presso il reparto di rianimazione del P.O. S. Giacomo d’ Altopasso di Licata a seguito delle asserite erronee cure praticate dal Dottore A.T.

La Procura Regionale ha infatti asserito che il Dott. T. avrebbe determinato, con condotta gravemente colposa, il decesso della Sig. F.G., disponendo nei confronti di quest’ultima la somministrazione di un test allergologico a “base di rocefin”.

Il suddetto test allergologico è stato ritenuto dalla Procura altamente rischioso e poco efficace sul piano diagnostico alla luce delle C.T.U. disposte nell’ambito del giudizio civile e del giudizio penale, che avevano visto coinvolto il medesimo dottore A.T.

Il Dottore A.T. si è dunque costituito in giudizio con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Rosario De Marco Capizzi che hanno evidenziato, sotto più aspetti, il mancato perfezionamento dell’elemento soggettivo dell’illecito erariale.

Gli Avvocati Rubino e De Marco Capizzi hanno contestato la sussistenza dell’elemento della colpa grave evidenziando, in particolar modo, che il c.d. pomfo di prova rappresentasse, all’epoca dei fatti, uno strumento consigliato dalla formazione continua dei medici ai fini della effettuazione di “diagnosi di ipersensibilità a farmaci”.

I difensori del Dott. A.T. hanno quindi sottolineato come le consulenze tecniche d’ufficio disposte nei due giudizi avessero valorizzato le ultime conoscenze scientifiche acquisite dalla comunità medica, senza tener conto delle tecniche mediche impiegate all’epoca dei fatti.

E’ stato dunque richiesto alla Corte dei Conti di procedere ad una autonoma valutazione dell’elemento soggettivo disponendo una nuova C.T.U.

Con ordinanza n. 152/2019, la Corte dei Conti ha accolto la richiesta istruttoria formulata dalla difesa del Dott. A.T. e ha dunque disposto l’espletamento di una nuova consulenza tecnica

d’ufficio.

In osservanza dell’ordinanza n. 152/2019, il Collegio Medico Legale dello Stato Maggiore della Difesa presso la Corte dei Conti ha depositato una nuova C.T.U.

All’udienza pubblica del 8.07.2020, gli Avvocati Rubino e De Marco Capizzi hanno contestato le risultanze contenute in seno alla predetta C.T.U. evidenziando, in particolar modo, attraverso il richiamo di molteplici pubblicazioni scientifiche, che il pomfo di prova costituisse, all’epoca dei fatti, una metodica unanimemente consigliata dalla Comunità Scientifica.

Allo stesso modo, gli Avvocati Rubino e Capizzi hanno chiarito come, nel caso di specie, non fosse possibile svolgere nessun altro test.

Infine, i difensori del Dottore T. hanno evidenziato come il pomfo di prova fosse stato in realtà eseguito del tutto arbitrariamente dal personale infermieristico, quando risultava ormai cessato il turno ospedaliero della parte convenuta. I difensori del dottore T. hanno infatti prodotto un documento, rilasciato dalla stessa ASP di Agrigento, che proverebbe che parte convenuta aveva terminato il proprio turno ospedaliero diverse ore prima della esecuzione del test medico

Con ordinanza n. 204/2020, il Giudice Contabile ha disposto l’acquisizione di ulteriori informazioni da parte del Collegio peritale e dell’ASP di Agrigento.

In particolar modo, la Corte dei Conti ha chiesto all’ASP di Agrigento se, come documentalmente  rilevato dagli Avv.ti Rubino e De Marco Capizzi, il Dott. Tabone avesse già terminato il proprio turno ospedaliero quando il personale infermieristico ha proceduto alla materiale esecuzione del test.

Il Giudice Contabile ha inoltre  fissato una nuova udienza pubblica per la data del 20.1.2021

“Ieri abbiamo assistito alla Conferenza stampa indetta dal Direttivo dell’Ati Ag9 nella speranza che questa potesse fornire dei chiarimenti su quanto è stato fatto dai Sindaci per il miglioramento ed il ritorno ad una gestione pubblica del servizio idrico nel nostro territorio.

Bene, anzi male, abbiamo avuto la conferma, per come rappresentato dallo stesso Sindaco Gueli di Santa Elisabetta, che la politica ancora una volta ha fallito i propri obiettivi.
Abbiamo appreso che ad oggi il piano d’ambito sulla gestione del servizio (strumento necessario per capire il reale costo della gestione del servizio), ad oggi non è ancora aggiornato e non è prevedibile prevedere quando lo sarà.
Abbiamo appreso che, nonostante il riconoscimento da parte del Direttivo dell’Ati, in pieno lockdown, agli 8 Comuni di poter gestire in house il servizio, questi ultimi ancora non hanno fatto pervenire nessuna soluzione alle prescrizioni intimate.
Abbiamo appreso che i comuni che non hanno avuto riconosciuto la facoltà di poter gestire in house ma che nemmeno hanno da sempre ceduto le proprie reti, non potranno farlo, a dire dello stesso Direttivo, fino all’individuazione del nuovo gestore in considerazione del commissariamento odierno della gestione del servizio stesso.
Abbiamo appreso che solo 19 comuni su 35, hanno votato lo schema per la costituzione dell’Azienda Pubblica Speciale -Consortile – quale nuovo gestore pubblico in capo agli stessi Sindaci, del servizio idrico.
Abbiamo appreso che tra i Comuni che per volontà politica, per come dichiarato dal Sindaco di Grotte, di non voler ritornare alla gestione pubblica dell’acqua
– Agrigento, Camastra, Comitini, Casteltermini, Favara, Lampedusa e Linosa, Montallegro, Naro, Porto Empedocle, Sant’Angelo Muxaro,  Santa Elisabetta, San Giovanni Gemini,  San Biagio Platani, Ravanusa e Sciacca – ci sono i Comuni amministrati dal Presidente dello stesso Ati, il comune di Sciacca, e quello di Santa Elisabetta del vicepresidente dell’Ati.
Abbiamo appreso delle dimissioni dal Direttivo per l’impossibilità ad operare del Sindaco di Montevago, on. Margherita La Rocca Ruvolo (al quale va il nostro riconoscimento per la consapevolezza e la determinazione del proprio operare che ha visto il Comune di Montevago ad essere il primo, dei 19, ad approvare lo statuto della consortile) mentre gli altri componenti, nonostante abbiamo chiesto il commissariamento dell’Ati al Presidente della Regione, devono ancora riflettere sul da farsi.
Abbiamo appreso che la provincia di Agrigento potrebbe essere autosufficiente sull’approvvigionamento idrico, senza più dipendere da Sicilia acque, con una notevole riduzione tariffaria del costo del servizio, ma mancano le reti di collegamento tra le sorgenti e le reti di distribuzione.
Insomma un fallimento colossale dell’operare amministrativo della “cosa” pubblica dei Sindaci Agrigentini che vede nella nostra provincia una “pioggia” di commissariamenti in tutti i settori, per come rappresentato dallo stesso Sindaco Gueli di Santa Elisabetta, espressione che facciamo nostra senza nessun indugio, ma ci chiediamo: il cambiamento promesso in ogni elezione di ogni singolo comune dov’è?”

Il sistema differenziata deve crescere. Non è sicuramente colpa della Regione se la città è sporca: la colpa è di questa amministrazione!

La TARI alta? Anche questa è una colpa della amministrazione comunale; la Regione ci mette solo lo zampino dato che gli impianti di smaltimento e recupero sono pochi e la spazzatura va in tour per la Sicilia prima di arrivare alla destinazione finale dove sarà trattata e/o sepolta.

Naturalmente la soluzione migliore sarebbe quella di produrre meno rifiuti: questo si può ottenere sicuramente con una formazione/informazione (ad Agrigento solo concertini) per i cittadini e poi, ad esempio, con sgravi a chi vende beni sfusi, senza confezione e quindi non produce aggravio di rifiuto: un cambiamento di mentalità per cui occorrerebbe tempo e possibilmente anche leggi europee e nazionali.

In realtà, costi alti sono perlopiù dovuti all’impegno della raccolta porta a porta mentre, per risparmiare, la Città resta molto sporca. Tra l’altro non tutte le zone sono raggiunte dal porta a porta perché, dicono, costerebbe troppo.

Gestire la spazzatura costa tanto perché il sistema non è ben calibrato e non si è mai evoluto. Non si sono fatti passi avanti, neppure piccoli.

Per diminuire la bolletta TARI e avere una Città più pulita, il Comune avrebbe potuto agire diminuendo il numero delle “prese” (ovvero i ritiri dei rifiuti) giornaliere.

Guardando il calendario dei ritiri di alcune città “virtuose” ma anche pulite, possiamo notare che la carta e il vetro sono raccolti a domicilio solo ogni 2 settimane, la plastica una volta alla settimana. Il vetro addirittura anche solo una volta al mese o con le campane su strada.

Quindi, spiegando il sistema ai cittadini e chiedendo loro maggiore organizzazione settimanale, si può passare a queste fasi a prese ridotte del sistema utenze domestiche, organizzando contestualmente punti di conferimento per chi produce più rifiuti o ha delle necessità specifiche.

Alcune città riducono il conferimento dell’umido e incoraggiano le compostiere utilizzando anche quelle di comunità, che si sarebbero potute avere gratis ma a cui il comune ha rinunciato, perché mancherebbe il personale per gestirle.

Il personale non mancherebbe se non fosse quasi tutto giornalmente coinvolto nel porta a porta e oggi, il compostaggio domestico, l”adotta 2 galline” (altro progetto proposto e bocciato dai firettiani) e il compostaggio di comunità, avrebbero diminuito il disagio di non sapere dove conferire l’umido.

Così, riducendo i turni, non mancherebbe il personale per pulire la città, spazzando, togliendo l’erba e gli eventuali sacchi sparsi in giro, dando quella sensazione di pulizia diffusa e di ordine che rende più difficile anche ad un incallito incivile restare tale.

Distribuendo i turni diversamente in città e differenziando le zone, si avrebbero più servizi per tutti. Si potrebbero servire addirittura le cosiddette case sparse.

Si potrebbe mettere del personale con mezzi bivasca in zone predefinite nei quartieri, dove i cittadini porterebbero gli sfalci di potatura o i materiali che quel giorno sono conferiti in altri quartieri.

Il personale non impegnato nella raccolta differenziata potrebbe spazzare o dedicarsi al diserbo, alla raccolta dei sacchi sparsi, variando il lavoro settimanale e non incorrendo in infortuni che sono dati dalla ripetizione dei movimenti.

Tutto ciò senza modificare il numero di netturbini e limitando le spese di raccolte straordinarie o di diserbo assegnato ad altre ditte con aumento ulteriore della TARI.

Quindi non vi fate raccontare fesserie: le colpe delle bollette pesanti e della spazzatura per strada sono di chi ha ingessato il sistema, di chi non si confronta e non studia, di chi “conferma il cambiamento” perché tutto resti com’è.