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Una forte scarica elettrica si è abbattuta sul cimitero Fontana degli Angeli bruciando impianti elettrici ed elettrodomestici ad alcune vicine abitazioni. A darci la notizia è l’assessore Bennica che ha anche la delega alla protezione civile.

Giuseppe Bennica ha di buon mattino controllato il territorio comunale per accertarsi sulla situazione l’indomani della devastante azione delle piogge e dei forti venti di ieri.

Si lavora per non farsi trovare impreparati in futuro.

Sul fronte dei rifiuti, anche per lasciarci alle spalle le brutte notizie sull’inclemenza del tempo, Bennica, approfitta dell’intervista, per dirci che “grazie all’introduzione dell’organico abbiamo risparmiato 4200 euro con una produzione di 60 tonnellate di puro organico. Ottimo il conferimento dei cittadini favaresi”.

I tempi d’attesa per le prestazioni diagnostiche in Radiologia e per i trattamenti di Radioterapia all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento sono stati ufficialmente definiti “critici”. Le liste, composte dai nominativi dei pazienti, sono spesso interminabili e lagnanze e proteste sono, talvolta, praticamente all’ordine del giorno. L’azienda sanitaria provinciale ha deciso, almeno fino alla fine dell’anno, di correre ai ripari. E di farlo ampliando i tempi dell’offerta delle prestazioni.

Il progetto di riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni diagnostiche in Radiologia consiste nell’autorizzazione al personale medico ad effettuare prestazioni orarie aggiuntive per un massimo di 9 ore giornaliere dal lunedì al venerdì. E’ stato disposto, di fatto, un aumento delle prestazioni diagnostiche per immagine il lunedì dalle ore 15 alle 18, le prestazioni di risonanza magnetica nucleare con mezzo di contrasto e il sabato – dalle 8 alle 14 – le prestazioni di risonanza magnetica nucleare con mezzo di contrasto. Per quanto riguarda invece i trattamenti di Radioterapia, l’incremento è di 15 ore settimanali. Dovrà dunque essere assicurata dal lunedì al venerdì dalle ore 14,30 alle ore 17.

 

Botta e risposta tra l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, e i lavoratori sulla strada statale 640 della Cmc di Ravenna. I dettagli.In estrema sintesi è accaduto che l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Marco Falcone, è piombato a sorpresa sulla statale 640 Agrigento – Caltanissetta, ha trovato il cantiere di lavoro vuoto, si è arrabbiato, e ha tirato le orecchie all’Anas: “Fuori l’impresa, la Cmc di Ravenna”. E i lavoratori della Cmc di Ravenna si sono arrabbiati ancora di più: “Ma guarda un po’, l’assessore non si è accertato sul come e sul perché del cantiere vuoto. Ma vada a fare la campagna elettorale altrove”. Adesso, più nel dettaglio, ecco il racconto. Gli ispettori dell’assessorato regionale alle Infrastrutture si sono recati in visita ai cantieri della strada statale 640 Caltanissetta-Agrigento, nell’ambito del monitoraggio delle opere pubbliche dell’Isola avviato dall’assessore Marco Falcone. Dalla ispezione è emerso che il cantiere è in stallo e non si riscontra alcun progresso per l’opera rispetto a tre mesi addietro. Lo stesso assessore Falcone ha commentato: “La situazione sulla Caltanissetta-Agrigento è preoccupante. Malgrado le rassicurazioni avute a Roma, abbiamo accertato una ingiustificata battuta d’arresto nei lavori che si ripete in maniera inspiegabile. A questo punto l’Anas deve stare al fianco della Regione e dei siciliani: faccia rispettare un contratto più volte mortificato, mandando via un’impresa che sta offendendo non solo il proprio prestigio ma anche la dignità dell’intera Isola”. Punto.A fronte di ciò i circa 200 lavoratori del cantiere della strada statale 640, dipendenti della Cmc di Ravenna, si sono alquanto agitati, mobilitandosi spontaneamente e riunendosi nel campo base di “Empedocle 2”. E insieme hanno spedito una lettera di replica all’assessore Falcone e, per conoscenza, al presidente della Regione, Nello Musumeci, e a tutto il governo regionale. E hanno scritto: “Gli operai siciliani e non, sono delusi e seriamente preoccupati a seguito delle dichiarazioni dell’assessore Marco Falcone, che chiede ad Anas di mandare via l’impresa esecutrice Cmc di Ravenna, con conseguenze per il nostro futuro e per il sostentamento delle nostre famiglie. Considerate le problematiche finanziarie che affliggono il settore delle costruzioni e che hanno portato al fallimento e al concordato le più grosse imprese italiane con cantieri totalmente deserti, opere incompiute e disoccupazione alle stelle, in modo particolare in Sicilia, l’assessore Marco Falcone dovrebbe apprezzare gli sforzi della Cmc di Ravenna che, nonostante sia costretta ad operare in sottoproduzione, continua a mantenere, per quanto possibile, i posti di lavoro, pagando con regolarità gli stipendi a noi tutti che con le nostre mani, orgogliosamente, stiamo costruendo una delle opere più importanti d’Italia, portando avanti le nostre famiglie con dignità. Per dovere di cronaca, si precisa che in occasione dell’ispezione dei funzionari dell’Assessore noi operai eravamo in cassa integrazione per la pioggia che nella giornata di martedì 28 ottobre ha interessato il territorio di Caltanissetta e non solo. Gli altri giorni, a differenza di altri che vanno in giro a raccogliere voti, siamo stati e siamo regolarmente a lavoro a spaccarci dignitosamente ed orgogliosamente la schiena. Rimaniamo speranzosi che quanto successo non sia l’ennesima propaganda elettorale politica finalizzata a favorire le imprese degli amici portatori di preferenze, a scapito di tutti noi e delle nostre famiglie. Chiediamo al Presidente della Regione Musumeci e all’assessore alle Infrastrutture Falcone di venire in cantiere a stringerci la mano in modo da poter constatare direttamente quanti siamo e cosa facciamo. La Sicilia non ha più bisogno di slogan, ma di impegni precisi. E qui a Caltanissetta l’unico impegno è quello di terminare i lavori della statale 640, non solo per completare un’opera assai essenziale per questo territorio, ma per continuare a credere che con il lavoro resta salda la dignità di tutti noi e delle nostre famiglie”. Punto.

 

Più di nove mila le sanzioni elevate dalla Polizia Municipale di Agrigento tra le strade agrigentine nel 2015 che non sono state ancora pagate.

Il comandante della polizia municipale Gaetano Di Giovanni ha firmato il mandato per la riscossione coatta ed il tutto è passato all’Agenzia delle Entrate. Come riportato dal quotidiano Giornale di Sicilia, i sanzionati che non hanno pagato e il cui nominativo non risultava iscritto al ruolo dovranno, sempre per il 2015, sborsare 15.934,81 di multa ai quali si vanno ad aggiungere 6.850 di maggiorazione e 1.122 euro di spese per le raccomandate, arrivando dunque a complessivi 23.908,41 euro.

Nubifragi violenti hanno colpito, in queste ore, la parte occidentale della Sicilia. Una vera tragedia quella che si è consumata, a causa della violenza della pioggia, aCasteldaccia, un paesino ad est di Palermo, dove la furia dell’acqua e del fango ha fatto dieci vittime ed una a Vicari.
L’esondazione di un piccolo fiume, il Milicia, con una portata molto limitata d’acqua, ha letteralmente travolto una villetta uccidendo nove dei membri della famiglia tra cui due bambini di 1 e 3 anni ed un ragazzino di 15 anni.
Nell’abitazione erano riuniti due nuclei famigliari, per un totale di 12 persone. Il padrone di casa, Giuseppe Giordana, e la nipote si erano allontanati dalla casa per una commissione poco prima della tragedia e si sono salvati. Dei dieci rimasti nell’abitazione c’è stato un unico sopravvissuto che si è salvato arrampicandosi su un albero.
Questi i nomi delle vittime: Rachele Giordano, 1 anno; Federico Giordano, 15; la madre Stefania Catanzaro, 32; il nonno Antonino Giordano,65, e la moglie Matilde Comito di 57; il figlio Marco
Giordano, 32, e la sorella Monia Giordano, 40; Francesco Rugò 3 anni, Nunzia Flamia 65 anni. A causare la tragedia le forti piogge e l’esondazione del fiume Milicia: la casa è stata travolta da
acqua e fango che non hanno lasciato scampo alle due famiglie. Per i soccorsi creata un’unità di crisi all’interno della prefettura di Palermo, coordinata dalla prefetta Antonella De Miro. Sul posto
per le operazioni di recupero delle salme i sommozzatori dei vigili del fuoco.
“Era bellissimo. Era il mio cuore. Non c’è più”. Grida di dolore dandosi pugni in testa Giordano, che nella tragedia del maltempo ha perso il figlioletto e la moglie.
Così il racconto di Maria Concetta Alfano, proprietaria della villetta accanto a quella della tragedia:
“Ho sentito i cani abbaiare. Erano circa le 22:30. Ho detto a mio marito di andare a vedere cosa accadeva. Ha aperto la porta e l’acqua ha invaso la casa. Abbiamo preso subito mia figlia di 39 anni
che è invalida, siamo saliti in auto e siamo scappati”. Il marito Andrea Cardinale, ancora in pigiama: “L’acqua arrivava fino al cofano dell’auto, dice, sono riuscito a imboccare la statale per un pelo.
Anche quella strada era invasa dall’acqua. Non conoscevo le vittime. Sono tornato per vedere cosa è accaduto ai miei cani. Veniamo qui a villeggiare da quattro anni e non era mai accaduto nulla.
Non sapevo neanche che qui vicino ci fosse un fiume”.
Giovanni Di Giacinto, sindaco di Casteldaccia.”E’ una tragedia spaventosa, il Milicia è un piccolo fiume con una portata molto limitata d’acqua. Non ha mai rappresentato un pericolo e quella di
ieri a Casteldaccia non è stata una giornata molto piovosa”. Si tratta di un fiume che nasce nella zona di Ciminna, sembra che sia arrivata una improvvisa piena che ha sorpreso le persone all’interno della villetta”, ha aggiunto il Sindaco.
Tragedia anche a Vicari dove dalla scorsa notte erano partite le ricerche di due uomini su una jeep: uno di loro, Alessandro Scavone, 44 anni, è stato trovato morto dai vigili del fuoco. L’altro disperso,
Salvatore D’Amato, 21 anni. è stato trovato vivo. Scavone e D’Amato, di cui uno titolare del distributore di carburante del posto, erano andati a recuperare un terzo giovane che si trovava isolato presso lo stesso distributore e che si è salvato lanciandosi dal veicolo.
Ricerche ancora in corso da parte di Vigili del fuoco, Polizia e Carabinieri a Corleone di un medico, Giuseppe Liotta, 40 anni, che da Palermo, dove risiede, stava raggiungendo Corleone per prendere
servizio nell’ospedale del paese.
La sua macchina è stata ritrovata in un tratto di strada che va da Ficuzza a Corleone.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte , domenica 04 novembre ad Agrigento al Quadrivio Spinasanta davanti la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù dalle ore 8.00 alle ore 12.30 ed a Naro in Piazza Sant’Agostino presso i Contemplattivi dalle ore 8.00 alle ore 12.30.
A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche effettuate in occasione della donazione.

Pochi minuti fa il sindaco di Agrigento Lillo Firetto , tramite la sua pagina Facebook, ha invitato tutti i residenti della zona a ridosso del fiume Akragas a lasciare le proprie abitazioni.

Il fiume Akragas, che a causa del maltempo, è straripato all’altezza del Villaggio Peruzzo, ma il punto più critico si è registrato nella zona adiacente alla Clinica Sant’Anna.

Polizia e Vigili del Fuoco sono presenti anche a Maddalusa e insieme alla Protezione Civile e al Sindaco hanno preso la decisione di far evacuare la zona in via precauzionale.

Il Sindaco, Calogero Firetto, scrive sulla sua pagina Facebook, il seguente messaggio:

“Si avvisano i cittadini che si trovano presso abitazioni in prossimità del fiume Akragas di lasciare immediatamente le proprie abitazioni a causa del rischio straripamento del fiume. Occorre prestare la massima attenzione e cautela negli spostamenti assicurando la celerità degli stessi. Diffondete immediatamente a tutti i vostri contatti e conoscenti il presente avvertimento”.

 

 

 

Stop ai derivati in Sicilia. Dal prossimo anno la Regione non metterà più in bilancio 40 milioni di euro di oneri per il pagamento di questi contratti, costati finora 297 mln alle casse pubbliche.

Il governo Musumeci ha definito un accordo col Mef per estinguere i derivati (in totale 5 contratti con altrettanti gruppi bancari) anticipatamente rispetto alla scadenza prevista del 2023. Oggi sono cinque i contratti swap che la Regione mantiene con Nomura, Bnl, Merril Lynch, Deutsche bank e Unicredit, “la cui gestione – si legge nel bollettino sul fabbisogno finanziario della Regione – per l’Amministrazione rimane complessa”. Il valore degli swap diminuisce al pagamento delle rate dei mutui. 

“Abbiamo definito l’operazione finanziaria, siamo ai dettagli – dice l’assessore all’Economia Gaetano Armao – Posso dire al momento che la Sicilia è la prima Regione a farlo. Gli oneri dei derivati hanno inciso per 40 milioni di euro all’anno, un terzo dei fondi che destiniamo alle ex Province”.

Come si legge nel rendiconto della regione, i contratti derivati, fanno riferimento a mutui accesi con la Cassa Depositi e Prestiti: si basano su una struttura collare che corrispondono a degli scambi di flussi di tasso variabile contro tasso variabile con corridoio di oscillazione per due mutui (Cdp 2021 per un importo nominale di 438.988.364,23 euro e Cdp 2023 per un importo nominale di 152.507.700 euro) e di tasso variabile contro tasso fisso con opzionalità per l’altro (Cdp 2022 per un importo nominale di 371.849.400 euro)
 
 
Partner della Regione in questa operazione è la Cassa depositi e prestiti.
 
L’estinzione anticipata consentirà alla Regione di liberare 160 milioni in bilancio in cinque anni. 

Armao, su l’accordo con il Mef per estinguere derivati:

L’Assessore, “Saremo i primi in Italia”. Il ricorso ai cosiddetti swap per ristrutturare il debito risale al 2005 ma chi sottoscrisse i contratti non aveva le competenze tecniche necessarie. Così, secondo la Corte dei Conti, la regione ha speso 297,4 milioni di euro in più. Le criticità erano state segnalate proprio da Armao nel 2012. 

Il governo Musumeci, ora, sembra avere trovato la chiave per la svolta.

 

Danni e notevoli disagi per la circolazione dei veicoli su buona parte della rete viaria provinciale, sulla quale ormai da ore lavorano senza sosta uomini e mezzi del Settore Infrastrutture Stradali e della Protezione Civile del Libero Consorzio di Agrigento. Il bilancio provvisorio è di due strade chiuse al traffico, ovvero la SP NC n. 05, nel Riberese, che collega le Strade provinciali n. 32 e 34, letteralmente sommersa da acqua e fango in seguito all’esondazione del fiume Magazzolo, e la SP n. 47 Sant’Anna-Villafranca Sicula in seguito alla caduta di alberi che hanno richiesto l’intervento della Protezione Civile del Libero Consorzio, del Comune di Villafranca e della Forestale, e che rimarrà chiusa almeno sino a domani per consentire la rimozione degli alberi che rischiano di cadere sulla carreggiata.
In mattinata intenso lavoro di cantonieri e tecnici del Libero Consorzio nella zona est per rendere transitabili la SP n.63 tra Palma di Montechiaro e Campobello di Licata, le SPC n. 58 e 59, la SP n. 6 Licata-Ravanusa, la SP n. 9 Ravanusa-Fiume Salso, la n. 10 Campobello-Fiume Salso e la SPC n. 66 nella stessa zona. Al momento è in corso un intervento sulla SP n. 55 che conduce dalla SS 115 a Marina di Palma per uno smottamento di terreno che ostruisce la carreggiata.
Ricordiamo che sino alla mezzanotte di oggi il Dipartimento Regionale della Protezione Civile ha diramato uno stato di allerta meteo con codice Rosso (allarme) in tutta la provincia per forti precipitazioni e rovesci a carattere temporalesco e forti raffiche di vento. Pertanto, in considerazione anche di una situazione generale della viabilità alquanto difficile, si sconsiglia di mettersi in viaggio sulle strade interne.
Numerose le richieste di informazioni alla sala operativa attivata dal Gruppo di Protezione Civile del Libero Consorzio, con funzionari e operatori dello stesso gruppo e i volontari delle Associazioni Serlance CB ed Emergency Life di Porto Empedocle, Croce Rossa e GISE di Agrigento e i Grifoni di Favara impegnati per tutta la notte e tuttora a supporto delle varie squadre di intervento sul territorio.