Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 648)

Ad Agrigento, domani, mercoledì 11 aprile, a Casa Sanfilippo, nella Valle dei Templi, dalle ore 14:30 in poi, su iniziativa di Legambiente, si svolgerà una conferenza sul tema: “Gli illeciti ambientali e le tutele possibili: gli strumenti del diritto, dalla denuncia al giudizio di legittimità”. Sarà presentato il “Manuale di autodifesa ambientale del cittadino”, scritto da Luca Ramacci, consigliere di Cassazione e già consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Interverranno il direttore del Parco dei Templi Giuseppe Parello, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Agrigento, Vincenzo Avanzato, lo stesso Luca Ramacci, il procuratore Luigi Patronaggio, la Commissario del Comune di Licata, Maria Grazia Brandara, il Questore di Agrigento, Maurizio Auriemma, l’avvocato Adele Falcetta per il Tribunale del Consumatore, e Claudia Casa, direttore di Legambiente Sicilia. Coordina il dibattito l’avvocato Daniela Ciancimino, del Centro di Azione di Giuridica di Legambiente.

L’Ordine provinciale degli Ingegneri di Agrigento intende partecipare all’annunciata riunione della Commissione Territorio e Ambiente all’Assemblea Regionale che discuterà nel merito delle prospettive future del viadotto Morandi ad Agrigento. Lo stesso Ordine degli Ingegneri, che si è rivolto alla presidente della Commissione, Giusi Savarino, afferma: “Crediamo sia essenziale, in una vicenda tanto complessa e delicata, che accanto alla voce della politica ci sia anche quella dell’Ordine degli Ingegneri, perché possa fornire il proprio contributo tecnico ad un dibattito che, purtroppo, nel tempo è divenuto merce da polemica social”.

Il deputato nazionale della Lega Salvini, e coordinatore regionale per la Sicilia Occidentale, Alessandro Pagano, interviene a seguito degli arresti odierni da parte della Procura di Palermo nell’ambito di un’inchiesta su immigrazione clandestina e contiguità criminali. Alessandro Pagano afferma: “Viaggi in ‘prima classe’ dalla Tunisia per terroristi, radicali jihadisti, galeotti e clandestini. Dallo scorso agosto che denunciamo questo rischio. Se ne sono accorti tutti, tranne il Pd di Gentiloni, Martina, Minniti e Delrio. Il loro finto buonismo ha fatto dell’Italia un network del terrorismo islamico. A causa loro centinaia e centinaia di criminali e delinquenti sono sbarcati sulle nostre coste in questi anni, si sono radicati e li manteniamo pure: vitto, alloggio, cellulare, wi fi, e ora pure la formazione. Li paghiamo per farci annientare. Mentre gli italiani poveri aumentano. Serve un Governo forte con Salvini per farsi sentire non solo in Europa ma anche con la Tunisia. Dobbiamo difendere i nostri confini, la nostra identità e civiltà. La nostra sicurezza nazionale rappresenta la massima priorità”.

A Licata, nottetempo, ignoti malviventi hanno imperversato tra corso Umberto, via Vittorio Emanuele e piazza Duomo, e, probabilmente utilizzando un’automobile come testa d’ariete, hanno spaccato le vetrine di due farmacie, un bar ed una oreficeria. Dalla vetrina della gioielleria sarebbero stati rubati alcuni oggetti preziosi. Indagano i Carabinieri che, sui posti, hanno scoperto e sequestrato parti di carrozzeria.

Il Tribunale di Agrigento ha condannato Salvatore Avarello, 43 anni, e Gioacchino Ripellino, 50 anni, entrambi di Favara, a 8 mesi di reclusione ciascuno. I due sono stati arrestati lo scorso 10 gennaio perchè sorpresi a rubare infissi all’istituto scolastico “Enrico Fermi” in contrada Calcarelle. Il processo si è svolto per direttissima e la condanna è stata ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato

Ancora sanzioni in città nei confronti di quanti si ostinano ad abbandonare i sacchetti di rifiuti per strada anzichè “differenziare” come fanno la maggior parte degli agrigentini. Ieri sera alle 21 e 30 una squadra di Polizia Locale ha “beccato” due individui poi identificati, lasciare sacchi di immondizia in strada in due diversi punti della città. Il primo è stato fotografato in via Metello; l’altro in via Petrarca . Ad entrambi è stata elevata una sanzione pari a 600 euro. A Maddalusa invece, nei pressi di un B&B sotto il cavalcavia, è stato rinvenuto uno scatolone di rifiuti al cui interno vi erano contenuti documenti cartacei che hanno anche in questo caso, permesso di risalire al trasgressore. 

 

E’ una pillola amara, che le famiglie non riescono a mandare giù, quella confezionata dalle amministrazioni comunali in merito alla gabella dei rifiuti solidi urbani, aumentata di oltre il 60%, nonostante il servizio sia alquanto carente e per lunghi periodi assente.

Una famiglia media che lo scorso anno ha pagato 265 euro ora ne dovrà sborsare oltre 400 euro per lo stesso servizio.

E’ un vero salasso per numerosi nuclei familiari, già in grave difficoltà economiche, con a carico i figli che non riescono a trovare un lavoro, che hanno rinunciato a curarsi, che non riescono a pagare le bollette di luce e gas o che sono nell’impossibilità a far fronte al pagamento delle rate di prestito, sottoscritto per le spese quotidiane.

Come si possono aumentare le tasse se molte famiglie non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena?

I Comuni non possono rivalersi sui cittadini per la cattiva gestione amministrativa degli anni passati: non possiamo sostenere ulteriori costi.

Le inefficienze, le inadeguatezze, le scelte infelici delle presunte professionalità che popolano le amministrazioni e le aziende partecipate continuano ad essere a carico del contribuente. Ma adesso è arrivato il momento di andare a fondo: occorre controllare e accedere agli atti inviandoli alla Corte dei conti per l’intervento di competenza. Intendo capire e far ispezionare in merito a questi costi aggiuntivi.

Incontrerò – per cominciare -il Commissario Brandara alla quale chiederò con forza adeguate spiegazioni sull’aumento di un milione di euro del costo della raccolta dei rifiuti rispetto al 2017 e chiederò altresì la necessaria rielaborazione delle tariffe Tari 2018 che non possono essere sostenute dai cittadini per un servizio totalmente inefficiente e inadeguato. Qual è inoltre lo stato di avanzamento del progetto differenziata?

Locandina incontro

“La scuola in Sicilia vive una situazione drammatica: è, infatti, la prima in Italia per dispersione scolastica e allo stesso tempo l’ultima per tempo pieno”. È questo lo spaccato che emerge dall’analisi condotta dalla Flc Cgil Sicilia, su dati Istat e Miur, presentata oggi nell’ambito di un seminario di studi sulla figura di don Milani, organizzato dal Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina.

“A cinquant’anni dalla denuncia fatta da don Milani e dall’esperienza di Barbiana – spiega Graziamaria Pistorino – possiamo dire che lo Stato italiano continua a negare a molti suoi cittadini il diritto all’emancipazione dall’ignoranza e dalla fragilità culturale. In Sicilia e nel Mezzogiorno i giovani vivono una vera e propria discriminazione da questo punto di vista”.

Nell’Isola il tasso di dispersione scolastica raggiunge la percentuale più alta dell’1.3%. Seguono Calabria, Campania e Lazio con l’1%, mentre la percentuale più bassa si evidenzia in Emilia Romagna e Marche con lo 0,5%.

Un dato quello siciliano nettamente superiore rispetto alla media nazionale dello 0.8% e a quella del Mezzogiorno dell’1%. È evidente come una maggiore propensione all’abbandono scolastico si verifichi nelle aree più disagiate del Paese, mentre è decisamente più contenuta in quelle più ricche come il Nord Est, con una media pari allo 0,6%.

La musica purtroppo non cambia se si prende in considerazione il tempo pieno a 40 ore, che in Sicilia riguarda solo il 7% della scuola primaria. Dati non certamente paragonabili al 49% dell’Emilia Romagna o, addirittura, al 53% della Lombardia, dove a Milano si registrano punte massime del 91% e a Monza dell’85%. Numeri che danno il senso dell’arretratezza nella quale si trovano tutte le città siciliane. Su tutte Palermo con il 5%, Trapani con il 4% e Ragusa con il 2%.

Al netto di quel misero 7% di minori che in Sicilia può fruire del tempo pieno a 40 ore, l’altro 93% frequenta 2,5 anni in meno nei cinque anni di scuola primaria, ovvero 2.145 ore di tempo scuola negato solo perché lo Stato non eroga il servizio in questa parte del Paese. Una responsabilità che ricade in buona parte sugli enti locali che spesso non si adoperano per creare le condizioni infrastrutturali e di compartecipazione economica necessarie per ottenere il finanziamento e l’attivazione da parte del ministero. Senza i locali adatti, un accessibile servizio mensa e adeguati trasporti per gli studenti, non è possibile attivare classi a tempo pieno e i ragazzi siciliani rimangono vittime di un diritto negato.

“Bisogna colmare questo divario tra Nord e Sud – conclude – per dare a tutti le stesse opportunità, recuperare l’insegnamento di don Milani e dare piena attuazione alla Costituzione. L’istruzione è il principale fattore di crescita e di sviluppo non solo delle persone, ma anche del Paese”.

 

Giovedì 12 aprile 2018 ore 9,30 presso l’ AUDITORIUM DEL CPIA SEDE ASSOCIATA VILLASETA AGRIGENTO avrà luogo il Convegno Provinciale “Bullismo, cyberbullismo, utilizzo consapevole e sicuro del web, Convivenza civile ed Educazione alla Legalità”, organizzato dall’Ufficio V A.T.P. di Agrigento Gruppo Provinciale sul Bullismo.
Nel corso della mattinata verranno illustrate alcune attività particolarmente significative realizzate presso le Istituzione Scolastiche della Provincia.
L’evento è rivolto ai Dirigenti Scolastici, ai Docenti Referenti, e ad una rappresentanza, di alunni di ciascuna Istituzione Scolastica e della Consulta Provinciale Studentesca.

Oggi, martedì 10 aprile alle ore 10,00 nei locali del Museo archeologico regionale di Gela, sono stati presentati i reperti subacquei recuperati dalla Soprintendenza del Mare nel corso delle campagne di indagine. Interventi effettuati negli ultimi anni in collaborazione con la Guardia di Finanza ROAN di Palermo, la Capitaneria di Porto di Gela e il subacqueo gelese Francesco Cassarino. Esposti i lingotti che facevano parte di un prezioso carico trasportato da un’antica nave naufragata a qualche centinaio di metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri. I lingotti sono di un metallo particolare, chiamato “oricalco”, definito l’Oro di Atlantide. Una lega di rame e zinco simile al nostro ottone e considerato nell’antichità un metallo prezioso e al terzo posto per valore commerciale dopo l’oro e l’argento.  La scoperta dei lingotti di oricalco è tra le più importanti di questi ultimi anni sia perché costituisce un unicum come ritrovamento, sia perché i reperti  finora conosciuti forgiati con questa lega sono molto rari. Inoltre esposti due elmi corinzi provenienti dai fondali di contrada Bulala: si tratta di due oggetti molto simili tra di loro, inquadrabili nella tipologia dell’elmo diffuso in Grecia tra il 650 e il 450 a.C. Sono costituiti da un’ampia calotta con paranaso rettangolare allungato e da due ampie paragnatidi. Una fila di piccoli fori presenti lungo tutto il bordo serviva per il fissaggio di fodere in cuoio all’interno. Gli elmi possono essere datati nell’arco del VI sec. a.C.