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Una vasta piantagione di canapa indiana è stata scoperta e sequestrata dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela ed in particolare da quelli della Stazione di Riesi. I militari ieri pomeriggio, 04 ottobre 2019, hanno arrestato M.G. di 26 anni, ritenuto responsabile dei reati di coltivazione di sostanze stupefacenti, ricettazione di un furgone e detenzione illegale di una pistola e del relativo munizionamento cal. 7,65.

Secondo le indagini svolte dai militari dell’Arma di Riesi l’uomo, residente a Campobello di Licata, in contrada Contessa di Riesi (CL), aveva realizzato una piantagione di canapa indiana composta da circa 3.600 piante che aveva messo a dimora all’interno di un rigoglioso vigneto, convinto che i tralci ed i grappoli avrebbero nascosto le “preziose” piante. I Carabinieri, però, impegnati in una ricognizione aerea della zona a bordo di un elicottero del 9° Elinucleo Carabinieri di Palermo, sono stati insospettiti dalle differenze cromatiche delle due coltivazioni e ne hanno comunicato le coordinate geografiche alle pattuglie delle Stazioni Carabinieri di Riesi e di Mazzarino che, giunte sul posto hanno scoperto la vastissima piantagione irrigata attraverso un sofisticato impianto automatico “a goccia”. Nel corso della perquisizione del fondo agricolo, i militari hanno anche rinvenuto una pistola cal. 7.65 completa di 17 colpi dello stesso calibro e un furgone Piaggio Porter, risultato rubato a Palermo la notte del 13 settembre 2019.

Si tratta di uno dei più ingenti sequestri di piante di canapa indiana operati dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela. Lo stupefacente, se immesso sul mercato dello spaccio al dettaglio, avrebbe fruttato ai malviventi svariate centinaia di migliaia di euro.

Alcune delle piante di canapa indiana rinvenute sono state sequestrate per essere sottoposte agli accertamenti chimico-fisici, le restanti sono state, invece, distrutte col fuoco. L’arrestato, su disposizione della Procura di Caltanissetta, è stato condotto presso il carcere nisseno e verrà interrogato nelle prossime ore.

 

L’Operazione della Dda di Caltanissetta avrebbe decapitato il mandamento mafioso di Mussomeli scoprendo un vasto giro di droga a cavallo tra le province di Caltanissetta e Agrigento. Fatta luce su un omicidio di 21 anni fa maturato in ambienti mafiosi. Sono ben 9 gli agrigentini coinvolti nell’inchiesta.

Il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta Maurizio Bonaccorso ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di 24 persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta eseguita nel gennaio scorso dai carabinieri del Ros a cavallo tra le province di Agrigento e Caltanissetta. Le accuse mosse dagli inquirenti sono associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, estorsioni, reati concernenti le armi, rapina e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Tra le 24 persone che rischiano il processo ci sono ben nove agrigentini: si tratta di Domenico Avarello, 39 anni di Canicattì (difeso dall’avv. Diego Giarratana); Filippo Cacciatore, 56 anni di Cammarata; Carmelo Conti, 46 anni di Casteltermini; Vito De Maria, 59 anni di Cammarata; Antonino Lattuca, 38 anni di Agrigento; Domenico Mangiapane, 40 anni di Cammarata; Maurizio Matraxia, 53 anni di San Giovanni Gemini; Salvatore Puma, 42 anni di Racalmuto e Giovanni Valenti, 45 anni di Favara (difeso dall’avv. Giuseppe Barba).

 

E’ stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Trapani un provvedimento di sequestro, emesso dal tribunale di Trapani su richiesta della DDA di Palermo, nei confronti dei fratelli Giovanni e Rosario Firenze con l’accusa di essere stati vicini al boss latitante Matteo Messina Denaro.

Sono stati posti sotto sequestro un terreno agricolo, due auto e un fabbricato rurale nel comune di Castelvetrano, il tutto per un valore stimato di circa 800mila euro.

Le indagini erano iniziate nel 2017 quando nell’operazione “Ebano” vennero indicati i rapporti della famiglia Firenze con quella di Messina Denaro.

E’ emerso che tra il boss e Vincenzo Firenze, padre dei due fratelli, ormai scomparso esisteva un’amicizia.

Inoltre, l’impresa “Vincenzo Firenze srl” si era aggiudicata in maniera illecita molti lavori di manutenzione della rete viaria e fognaria del comune di Castelvetrano.

L’impresa sottoposta a un’interdittiva antimafia nel 2013, il patrimonio della società era stato trasferito irregolarmente a una nuova società, la F.g. srl, di cui l’amministratore e proprietario è il figlio Giovanni Firenze.

I Carabinieri di Gela, Mazzarino e Riesi hanno arrestato M G, sono le iniziali del nome, 26 anni, residente in provincia di Agrigento, sorpreso nel possesso e nella cura, in contrada Contessa in territorio di Riesi, di una piantagione di canapa indiana composta da circa 3.600 piante mimetizzate in un vigneto ed irrigate attraverso un sofisticato impianto automatico “a goccia”. I Carabinieri, che si sono avvalsi anche delle perlustrazioni di un elicottero, hanno sequestrato nel fondo agricolo, inoltre, una pistola calibro 7.65 con 17 colpi dello stesso calibro, e un furgone Piaggio Porter, risultato rubato a Palermo la notte del 13 settembre 2019. Si tratta di uno dei più ingenti sequestri di piante di canapa indiana operati dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela. Lo stupefacente, se immesso sul mercato dello spaccio al dettaglio, avrebbe fruttato svariate centinaia di migliaia di euro.

A Palermo, al palazzo di giustizia, il Sostituto Procuratore Generale, Emanuele Ravaglioli, a conclusione della requisitoria nell’ambito dell’inchiesta antimafia nell’agrigentino cosiddetta “Icaro”, ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado il 19 ottobre scorso. Dunque:
Antonino Abate, 32 anni, di Montevago, 16 anni di reclusione.
Carmelo Bruno, 50 anni, di Motta Santa Anastasia, 4 anni.
Vito Campisi, 48 anni, di Cattolica Eraclea, 10 mesi. Roberto Carobene, 41 anni, di Motta Santa Anastasia, 4 anni.
Antonino Grimaldi, 58 anni, di Cattolica Eraclea, 16 anni.
Stefano Marrella, 62 anni, di Montallegro, 20 anni. Vincenzo Marrella, 44 anni, di Montallegro, 16 anni. Vincenzo Marrella, 63 anni, di Montallegro, 20 anni. Gaspare Nilo Secolonovo, 50 anni, di Santa Margherita Belice, 5 anni e 6 mesi.
Francesco Tortorici, 39 anni, di Montallegro, 16 anni.
Arringhe difensive dal 12 novembre in poi, e il 3 dicembre la sentenza.

Il presidente di ConfCommercio, Francesco Picarella, interviene nel merito della viabilità e del transito pedonale nel cuore della Valle dei Templi, tra Porta Aurea e ingresso della Via Sacra. Picarella si sofferma, in particolare, sullo stazionamento degli autobus turistici a seguito del recente investimento di una donna innanzi al posto di ristoro, e sull’utilizzo della passerella e dell’accesso tramite Porta Quinta…

Ad Agrigento, sulla spiaggia di Cannatello, dopo 57 giorni dalla ovo-deposizione, sono nate tante decine di piccole tartarughe, almeno una sessantina, prossime al mare. L’avvenimento è stato seguito e, soprattutto, protetto dalla ovo-deposizione in poi dall’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, che ha pubblicato un video…

FINALMENTE SONO NATE…

Questa mattina, dopo 57 giorni dalla ovodeposizione, sono nate tante tartarughine, che stanno già prendendo il mare (dopo due ore dalla prima siamo a quota 41, ma ancora ne arrivano in superficie).MERAVIGLIA DELLA NATURA!!!

Pubblicato da Mareamico Delegazione Di Agrigento su Sabato 5 ottobre 2019

Con la Delibera N° 9 DEL 18/01/2017 il Consiglio comunale si esprimeva su un atto a mia firma per prevedere un adeguato servizio di polizia municipale per il presidio di piazzale Hardcastle (presso “Posto di Ristoro”, tempio di Ercole).

E’ un punto nevralgico e  la sera non è presidiato. L’illuminazione sulla strada è scarsa anche se il luogo è frequentato da turisti. E così, inevitabilmente, dopo tanti incidenti scansati, si è arrivati al ferimento di una turista nei giorni scorsi.

In questi anni si è più volte discusso, inutilmente, nelle Commissioni o formalmente o informalmente con l’amministrazione, relativamente alle problematiche di quella zona, dove esiste una “uscita di emergenza” da cui però tanti tour operator fanno normalmente uscire i turisti in visita.

Infatti, per la maggior parte dei turisti, il giro dei templi va dal tempio di Giunone a quello di Ercole,  senza arrivare a Porta V utilizzando la passerella.

E’ vero che non tutti, per fatica, per il troppo sole o altro, riescono agevolmente ad arrivare a piedi fino all’uscita di Porta V ma per chi ha problemi di motilità esistono servizi di navetta.

In genere, il giro completo per i tour organizzati, che procedono in discesa lungo la collina dei templi, non è proprio previsto e i turisti, saliti sui bus presso l’uscita del tempio di Ercole, si allontanano velocemente perché, magari, il pranzo o la cena sono già prenotati in qualche altra località lontana da Agrigento..

Altra questione: non essendoci un’entrata non si comprende perché ci sia una fermata presso il posto di Ristoro dei bus della TUA, servita da diverse le linee (2 e 3 e sbarrato)  che non arrivano alle entrate del Parco e utilizzatissima dai turisti. I viaggiatori, una volta sul posto, si accorgono che non è lì l’entrata al Parco archeologico e si avventurano verso la rotonda di Porta Aurea e poi lungo la strada, cercando l’ingresso di Porta V. Così facendo, mettono in pericolo le loro vite e quelle degli automobilisti su una trafficatissima strada, ormai rimasta tra le poche transitabili in città, dove non esistono marciapiedi. Bisognerebbe indicare meglio ai turisti i bus da prendere ed interdire il pericolossissimo passaggio a piedi sotto la passerella.

Quest’estate a causa delle auto in fila per entrare nel parcheggio di Porta V e dell’ attraversamento dei pedoni, il viale Caduti di Marzabotto, utilizzato per arrivare a Vilaseta, è stato spesso bloccato.

Non ci sono state soluzioni da parte dell’amministrazione, che si è limitata ad aspettare che finisse la bella stagione e con questa il flusso di turisti.

Eppure a Marzo 2019, per cercare di affrontare prima dell’estate tutte queste problematiche, avevo presentato un ODG per discutere in Consiglio di un utilizzo pratico, sicuro e intelligente della zona, che tenesse conto delle istanze di cittadini e operatori turistici. E’ necessario fornire all’amministrazione un democratico punto di vista da portare ad un tavolo di confronto con il Parco archeologico.

Purtroppo il Consiglio è praticamente bloccato dalle continue cadute del numero legale e dall’inerzia, spietatamente progettata dall’amministrazione e messa in atto da compiacenti consiglieri, per mantenere l’azione limitata agli atti necessari e utili alla propaganda dell’amministrazione.

Molti consiglieri, stanchi di essere boicottati da una amministrazione che ad ogni seduta sottolinea, anche con la mancata presenza, la mancanza di considerazione per l’organo consiliare, massima espressione dei cittadini di Agrigento, hanno ormai gettato la spugna, aspettando quella che, più che la fine della consiliatura, sembra  la rottamazione per obsolescenza programmata.