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Ad Agrigento in un Centro d’accoglienza per migranti è accaduto che un operatore della struttura, immigrato dalla Nigeria, ha litigato con un ospite, un immigrato dalla Somalia, che, ad un tratto, ha ritenuto “cosa buona e giusta” afferrare una grossa pietra e scagliarla sulla testa del nigeriano. Il dipendente del centro è stato soccorso in ospedale, al “San Giovanni di Dio”. La Polizia, intervenuta sul posto, ha verbalizzato l’episodio, adesso all’attenzione dell’autorità giudiziaria.

A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato hanno arrestato un uomo di 30 anni, del luogo, per detenzione di droga a fine di spaccio. E’ stato sottoposto a perquisizione domiciliare, e durante le attività la fidanzata di lui ha gettato dalla finestra un sacchetto. I poliziotti lo hanno recuperato e dentro hanno trovato 100 grammi di hashish, un cutter e un bilancino di precisione. Lui è stato ristretto ai domiciliari. Lei è stata denunciata a piede libero alla Procura di Agrigento. Denunciato anche un altro empedoclino sorpreso in possesso di 5 grammi di cocaina divisi in 8 dosi.

A Ribera, nella frazione marina di Seccagrande, ignoti malviventi sono entrati furtivamente dentro una casa nei pressi del mare, abitata solo durante i mesi estivi, verosimilmente per rubare. Hanno rovistato dappertutto, e poi, forse perché indispettiti dal non avere trovato nulla da rubare, hanno appiccato il fuoco in tre parti della residenza. Un passante si è accorto dell’incendio e ha lanciato l’allarme. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco e i Carabinieri. Indagini in corso.

Il Tribunale di Agrigento ha condannato 3 imputati di Palma di Montechiaro perché ritenuti responsabili di avere minacciato, picchiato e rapinato di 50.000 euro tre anziani fratelli di Racalmuto. Inflitti 11 anni e 6 mesi di reclusione ad Antonino Manganello, 10 anni e 4 mesi ad Alfonso Manganello, e 8 anni e 5 mesi a Carmelo Marino. I tre fratelli di 73, 79 e 83 anni, fra cui una donna, sono stati sorpresi dai malviventi nel giardino di casa, in contrada “Zaccanello” a Racalmuto. Sono stati strattonati con violenza e minacciati dai rapinatori, che poi li depredarono.

Prosegue l’allerta gialla sulla Sicilia. La Protezione Civile Regionale ha pubblicato un avviso per il rischio meteo-idrogeologico ed idraulico valido fino alle 24 di domani. “Persistono – si legge – venti da burrasca a burrasca forte dai quadranti occidentali, con raffiche di tempesta. Forti mareggiate su tutte le coste esposte”. Si invita a prestare la massima cautela.

Nelle ultime settimane si sarebbero resi protagonisti di una allarmante escalation di episodi violenti che hanno destato non poca preoccupazione nella comunità agrigentina. Furti, aggressioni, rapine anche a minorenni in pieno giorno. I carabinieri della stazione di Villaseta hanno chiuso il cerchio investigativo individuano gli autori delle scorribande. I militari dell’Arma hanno arrestato Carmelo Di Maria, 20 anni di Agrigento, già noto alle forze dell’ordine. Contestualmente è stato notificato un avviso di garanzia nei confronti di altri due giovani, tutti residenti a Villaseta, ritenuti i complici. Il gip ha convalidato l’arresto e ha disposto nei confronti del ventenne i domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico. Uno degli indagati, a cui è stato notificato l’avviso, era stato arrestato in flagranza già negli scorsi giorni e si trova attualmente nel carcere Malaspina di Palermo.

In conferenza stampa i dettagli sono stati resi noti dal maggiore Marco La Rovere, comandante compagnia Carabinieri Agrigento e dal maresciallo Salvatore Tarantino, comandante della stazione di Villaseta. “Chiediamo la collaborazione della popolazione che, non appena subisce qualsivoglia tipo di reato, ancue un furto di piccola entità, di denunciare l’accaduto”, hanno sottolineato i due ufficiali.

Quattro condanne, due confermate e due ridotte, e una assoluzione. Si chiude così il secondo grado di giudizio del processo scaturito dall’inchiesta sul rinvenimento di sostanza stupefacente e cellulari all’interno del carcere di Augusta.

Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali sono stati in oltre acquisiti ulteriori elementi di prova relativi ad un commercio illecito di sostanze stupefacenti. E’ stato, infatti, possibile documentare alcuni episodi in cui telefonini illecitamente introdotti in carcere sono stati utilizzati dai detenuti per la vendita di droga.

Il Consiglio dei ministri ha deliberato il rientro dalla posizione di disponibilità del dirigente generale di pubblica sicurezza Renato Cortese, per il conferimento delle funzioni di Direttore dell’Ufficio centrale ispettivo del Ministero dell’Interno. L’ex questore di Palermo, noto per avere arrestato il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, ed anche i mafiosi Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza, era stato rimosso dall’incarico dopo la condanna subita in primo grado per il caso Shalabayeva. La condanna poi è stata ribaltata nel processo d’Appello: Cortese è stato assolto con formula piena.

Il Consiglio dei ministri ha nominato Maria Teresa Cucinotta prefetto di Palermo. Subentra al prefetto Giuseppe Forlani, in pensione, insediatosi il 22 maggio del 2020 in piena pandemia, e che ha coordinato tutti gli interventi per limitare la diffusione del covid. Maria Teresa Cucinotta, 63 anni, di Palermo, come ultimo incarico è stata prefetto di Catanzaro. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e l’abilitazione alla professione forense nel 1985, è risultata vincitrice del concorso per cancelliere presso la Corte d’Appello di Milano. Dal 1985 ha prestato servizio per 3 anni presso la prefettura di Messina dove si è occupata del Contenzioso Invalidi Civili. Dal 1988 e sino al 2007 ha prestato servizio presso la prefettura di Palermo.Dal 12 novembre 2007 al 2 settembre 2010 ha svolto l’incarico di viceprefetto vicario della prefettura di Siracusa e poi di Palermo. Nel 2015 è stata nominata prefetto di Caltanissetta. Dal 15 ottobre 2018 è stata destinata a svolgere le funzioni di prefetto nella provincia di Lecce, poi Catanzaro e adesso rientra a Palermo.