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Pena ridotta per un agrigentino, Gianluca Infantino, arrestato il 31 ottobre del 2018 in quanto sorpreso dai Carabinieri a rubare all’interno di alcune auto parcheggiate nei pressi di un cinema della città. Lo stesso Infantino si era reso anche protagonista di aver minacciato un dipendente del cinema che si era accorto di tutto.

Condannato in primo grado a tre anni di reclusione, ieri la Corte di Appello di Palermo, accogliendo le richieste dell’avvocato difensore, ha ridotto la pena a 1 anno e 7 mesi di reclusione.

 

 

 

Da fonti giornalistiche scopriamo che, nella giornata di ieri, tre esponenti regionali di Forza Italia “hanno compiuto una visita istituzionale a Casteltermini“.

L’incontro definito “istituzionale”, ma tenutosi “a banna di casa” ed all’oscuro dei rappresentanti istituzionali dei cittadini, ha visto la partecipazione, come riporta l’articolo, del Commissario Straordinario del Comune di Casteltermini.

Nulla di strano se non fosse per i ringraziamenti e complimenti espressi dal Dott. Antonio Garofalo ai riguardi dei tre esponenti politici. “Il commissario Garofalo  ha usato parole di ringraziamento verso gli esponenti politici regionali dichiarandosi fiducioso nellesito delle azioni che si porranno in essere. Lo stesso Garofalo ha sottolineato il merito di Savona, Mancuso e Gallo di avere testimoniato un concreto riavvicinamento della politica al territorio, manifestando vicinanza e attenzione verso le comunità locali e periferiche che da decenni sono state avvolte dallindifferenza delle Istituzioni.”

Vogliamo pensare che il Dott. Garofalo sia caduto involontariamente in fallo perché, in caso contrario, sarebbe certamente grave che un Commissario Straordinario, al quale compete la sola ordinaria amministrazione del Comune in attesa della sentenza della Cassazione sulla sindacatura Pellitteri, si mettesse a pubblicizzare direttamente e o indirettamente una specifica compagine politica a ridosso di potenziali elezioni amministrative (stando alle opinabili convinzioni della Regione Sicilia).

Compagine politica, quella di Forza Italia, che per altro ha mal governato per anni le istituzioni locali, regionali e nazionali.

Spiace constatare che il territorio di Casteltermini sia passato da un Commissario, il Dott. Lo Presti, che, per evitare di assumere decisioni con connotazioni indubbiamente politiche (come nella vicenda sulla nuova forma di gestione idrica), ha preferito non partecipare alle apposite adunanze presso l’Ati idrico, ad uno che presenzia (ringrazia e si complimenta) in un incontro evidentemente tutt’altro che istituzionale.

Il Commissario si occupi di garantire la legalità degli atti e la giusta e tempestiva risposta alle legittime istanze di chi la politica l’ha fatta, negli ultimi 3 anni, nell’esclusivo interesse dei cittadini invece di intervenire a gamba tesa nella politica locale sponsorizzando in maniera plateale i soliti politicanti.

Tornare a scuola in presenza, ma anche e soprattutto in piena sicurezza. E’ questo l’obiettivo del Governo e del ministero dell’Istruzione, che ha ricevuto oggi dal Comitato tecnico-scientifico istituito per l’emergenza coronavirus il documento con le misure per il rientro a settembre. Il distanziamento fisico, le misure di igiene e prevenzione sono i cardini del documento.

Previsto il distanziamento interpersonale di almeno un metro, considerando anche lo spazio di movimento. Questa distanza andrà garantita nelle aule, con una conseguente riorganizzazione della disposizione interna, ad esempio, dei banchi, ma anche nei laboratori, in aula magna, nei teatri scolastici.

Si passa a due metri per le attività svolte in palestra. Il consumo del pasto a scuola va assolutamente preservato, spiega il documento, ma sempre garantendo il distanziamento attraverso la gestione degli spazi, dei tempi (turni) di fruizione e, in forma residuale, anche attraverso l’eventuale fornitura del pasto in “lunch box” per il consumo in classe. Andranno limitati gli assembramenti nelle aree comuni. Saranno valorizzati gli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche. La presenza dei genitori nei locali della scuola dovrà essere ridotta al minimo.

Sempre per evitare il rischio assembramento, saranno privilegiati tutti i possibili accorgimenti organizzativi per differenziare l’ingresso e l’uscita delle studentesse e degli studenti, attraverso lo scaglionamento orario o rendendo disponibili tutte le vie di accesso dell’edificio scolastico. All’ingresso della scuola non sarà necessaria la rilevazione della temperatura corporea. Ma chiunque avrà una sintomatologia respiratoria o temperatura superiore a 37,5° dovrà restare a casa.

Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi. Le pulizie, poi, dovranno essere effettuate quotidianamente. Sarà necessario indossare la mascherina. Gli alunni sopra i 6 anni dovranno portarla per tutto il periodo di permanenza nei locali scolastici, fatte salve le dovute eccezioni, ad esempio quando si fa attività fisica, durante il pasto o le interrogazioni, come già accadrà per gli esami di Stato del II ciclo. Gli alunni della scuola dell’infanzia non dovranno indossare la mascherina, come previsto per i minori di 6 anni di età. Non sono necessari ulteriori dispositivi di protezione. Potranno essere organizzate apposite esercitazioni per tutto il personale della scuola, per prendere dimestichezza con le misure previste.

Lampedusa, molo Favaloro, ore 15. Una barca con a bordo una settantina di migranti approda scortata dalle motovedette della Capitaneria di Porto. Si tratta dell’ennesimo sbarco (e, purtroppo non sarà l’ultimo) avvenuto a Lampedusa assolutamente incontrastato. Non è ancor a dato sapere quante donne e quanti bimbi erano presenti a bordo.

A Lampedusa la polemica si riscalda sempre di più. Oltre all’emergenza coronavirus il turismo nell’Isola è in ginocchio.

Ovviamente, l’ennesimo sbarco, non facilita la durissima ripresa che attende i lampedusani.

Un grazie particolare a Libera Espressione, la voce live di Lampedusa, per il prezioso contributo.

ULTIM’ORA –  ore 23:00

Sbarcati altri 130 migranti sull’isola

 

Prevedere un sostegno economico straordinario, con contributi e finanziamenti agevolati, per i venditori ambulanti siciliani danneggiati dall’emergenza coronavirus: lo prevede un ordine del giorno presentato all’Ars anche dai deputati regionali del Movimento 5 Stelle, il capogruppo Giorgio Pasqua insieme ai colleghi Francesco Cappello e Giovanni Di Caro. I portavoce M5S hanno incontrato ieri i rappresentanti degli ambulanti, intenti a manifestare le loro difficoltà davanti a palazzo dei Normanni. “Molti sindaci dei Comuni siciliani – spiegano Pasqua, Cappello e Di Caro – hanno in qualche modo colto l’occasione dell’emergenza per delocalizzare i mercatini storici delle città spingendoli verso le periferie, mandando così in frantumi gli assetti creati negli anni tra le amministrazioni e gli operatori, sconvolgendo le abitudini degli acquirenti e innescando di conseguenza un rischio economico per gli ambulanti. Molti di loro ci riferiscono, tra l’altro, che i controlli sulle misure di sicurezza, come il rispetto delle distanze, sono diventati molto stringenti soprattutto nei loro confronti. Concordiamo con la richiesta di convocare le rappresentanze sindacali degli ambulanti in commissione Attività produttive e intanto, attraverso l’ordine del giorno che sarà discusso in aula la prossima settimana, contiamo di tenere accesi i riflettori sulle legittime istanze della categoria. Gli ambulanti hanno bisogno di ascolto, sostegno concreto e regole sensate, per non ritrovarsi stritolati dai provvedimenti delle amministrazioni locali che, per quanto legittimi, potrebbero rivelarsi inopportuni e dannosi”.

La Portavoce cittadina di Fratelli d’Italia, Paola Antinoro, interviene sulle misure anti assembramento davanti ai locali ed afferma: “E’ corretto che le istituzioni si preoccupino del nostro benessere e che noi stessi dovremmo fare di tutto per tutelare la salute dei nostri figli, dei nostri anziani e la nostra salute e, in merito,  dobbiamo dare atto che gli agrigentini e tutti gli abitanti della nostra provincia hanno dimostrato tanto buon senso e spirito di sacrificio e di rispetto per disposizioni che hanno limitato la loro libertà e messo in ginocchio le loro attività.

Ciò premesso, riteniamo che nell’assumere decisioni che hanno forti refluenze  sulle nostre libertà individuali, necessita trovare dei punti di equilibrio che concilino la tutela della salute pubblica con la necessità di un minimo di ripresa economica e di tutela di chi, in questi ultimi mesi, ha visto andare in fumo un progetto di vita .

E’ sicuramente condivisibile che si diano dei limiti alla possibilità di asporto e consumo in aree pubbliche di alcolici, ma non è condivisibile che gli stessi non possano essere consumati da chi usufruisce di locali che danno la possibilità di sedersi nel rispetto delle norme di distanziamento, come trovo non condivisibile la chiusura di questi ultimi entro le ore 24.

Vogliamo far rilevare che la stessa città di Milano, che sicuramente è stata pesantemente e maggiormente colpita dal contagio del coronavirus, non ha adottato misure cosi stringenti.

Fratelli d’Italia invita il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica a volere rivedere parte della propria decisioni conciliando la tutela della salute pubblica con la tutela del benessere sociale ed economico della citta e della provincia tutta”.

La stretta anti-movida dalla Prefettura di Agrigento con limitazioni su vendita ed orari segnerà la fine di molte attività. Proprio in questa fase di ripartenza, dove in molti stanno provando a riaprire i loro punti vendita, rischia di dare la mazzata finale e portare i commercianti verso il baratro.

Così Francesco Picarella, presidente di Confcommercio della Provincia di Agrigento commenta i provvedimenti adottati nel Comune di Agrigento e aggiunge:

“Chiediamo quindi un intervento da parte del sindaco a favore della categoria tanto più che ancora una volta ci aspettavamo che tali misure si concertassero con le associazioni di categoria che invece non sono state interpellate.  E’ evidente che come Associazione di categoria non ci possiamo permettere di perdere di vista l’obiettivo della sicurezza sanitaria, che rimane una priorità visti i rischi tuttora presenti e, come previsto proprio dalle norme, abbiamo fatto opera di informazione e formazione a tutti gli associati invitando i titolari dei bar e dei ristoranti a rispettare e far rispettare in maniera puntuale le prescrizioni previste dal Protocollo sanitario del settore. Gli esercenti stanno lavorando in una condizione complicatissima di grande difficoltà operativa ed economica, non possiamo permetterci ulteriori restrizioni”.

“Agrigento non è Milano, e, soprattutto, Agrigento non è territorio non soggetto alle iniziative legate alla ripartenza post emergenza covid adottate dai governi nazionale e regionale”.

Così il candidato sindaco, ed ex sindaco, di Agrigento, Marco Zambuto, interviene a seguito del provvedimento di stop alla vendita di alcolici alle 21 e di chiusura dei locali entro le ore 24 che sarà in vigore per tutto il mese di giugno ad Agrigento.

Zambuto aggiunge: “Come può il governo nazionale incentivare le riaperture degli esercizi commerciali e quello locale, invece, tagliare in tronco ogni possibilità di ripresa? Garantire il distanziamento sociale non puo’ e non deve tradursi con l’impedire ai locali la vendita di alcolici dopo le 21 ed una serrata imposta alle 24. Se al loro interno i locali sono in grado di garantire tutte le norme di sicurezza, con le dovute precauzioni (riscontrabili dalle forze di Polizia), devono poter lavorare. Chi tra tanti sacrifici ha deciso di riaprire ha la mia massima solidarietà! L’attuale amministrazione è responsabile di una  nuova e grave, se non mortale, batosta economica che i commercianti non dovrebbero subire. Se questa misura è adeguata per Milano non significa che lo sia per Agrigento. Concludo ribadendo massimo rispetto per le forze dell’ordine che hanno maggiori difficoltà nel far rispettare le giuste distanze nei luoghi pubblici e non in quelli privati”.

Nell’operazione denominata “Waterfront” coordinata dalla DDA di Regio Calabria e dalla Guardia di Finanza che ha interessato 63 persone molte delle quali vicine al clan Piromalli, sono coinvolti anche alcuni imprenditori della provincia di Agrigento.

Agli arresti domiciliari sono finiti anche gli imprenditori di Santo Stefano di Quisquina Vito La Greca, di 39 anni e Alessio La Corte di 36.

Altri due imprenditori coinvolti sono di Cammarata; si tratta dell’ex consigliere comunale Filippo Migliore, 50 anni e Francesco Migliore di 59 anni.

Il personale della locale Squadra Mobile dava esecuzione ad un Ordine di Esecuzione per la Carcerazione per cumulo di pene, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena – Ufficio Esecuzioni Penali a carico di un cittadino tunisino J. A., classe’97, per l’espiazione del cumulo della pena residua di anni 5, mesi 7 e giorni 17 per i reati di spaccio di sostanza stupefacente, resistenza a Pubblico Ufficiale e falsa attestazione ad un Pubblico Ufficiale sulla identità personale. Informata A.G..

Nella stessa giornata, personale della Squadra Mobile, procedeva all’arresto dei seguenti cittadini extracomunitari ai sensi dell’art. 10, comma 2 ter e quinques D.L 286/98, poiché, destinatari di decreto di respingimento, rientravano in Italia entro i previsti tre anni dall’effettivo rimpatrio: R. H., tunisino classe’98 e K. M., Tunisino classe ‘97, entrambi destinatario di decreti di respingimento emessi dal Questore di Agrigento. I predetti, come disposto dal Magistrato di turno, venivano sottoposti agli arresti domiciliari presso il C.A.S. “Villa Sikania” di Siculiana (AG).

Personale della Squadra Mobile, procedeva altresì all’arresto dei seguenti cittadini extracomunitari ai sensi dell’art. 13, comma 13bis D.L 286/98, poiché, destinatari di decreto di espulsione, rientravano in Italia entro i previsti cinque anni dall’effettivo rimpatrio: T. S., tunisino classe ‘91, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Agrigento; T.A., tunisino classe ‘81, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Ragusa; B. A.,  Tunisino classe’95, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Bolzano e J. A. tunisino classe ‘97, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Modena. I predetti, ad eccezione di J., tradotto presso la Casa Circondariale di Agrigento, come disposto dal Magistrato di turno,  sono stati sottoposti agli arresti domiciliari presso il C.A.S. “Villa Sikania” di Siculiana (AG).

In data 27 maggio 2020, in Canicattì (AG), personale del locale Commissariato di P.S. dava esecuzione all’ordinanza di aggravamento di misura cautelare emessa in data 27.05.2020 dal Tribunale di Agrigento – Ufficio del G.I.P. a carico del ventenne, pregiudicato per reati predatori, G.S., nato a Roma, in atto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, in quanto riconosciuto colpevole del reato di evasione. Il predetto, dopo gli adempimenti di rito, veniva condotto presso la Casa Circondariale di Agrigento ove rimane ristretto a disposizione dell’A.G. procedente.