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Vasta operazione antimafia della polizia a Caltanissetta. Agenti della Squadra Mobile della Questura stanno eseguendo perquisizioni e arresti di indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso dedita alla commissione di estorsioni e al traffico di sostanze stupefacenti.

Le indagini dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Caltanissetta, denominata ‘Bella vita’, hanno permesso di accertare che la ‘cassa’ di un clan mafioso legato a Cosa nostra era foraggiata dallo spaccio di droga e dalla tradizionale attività estorsiva cui sono stati sottoposti diversi commercianti del capoluogo e della provincia. Particolari sull’operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 nella Procura di Caltanissetta.

Si sfiora la tragedia a Campobello di Licata dove un uomo, la scorsa domenica, perde il controllo dell’auto e si schianta prima contro due macchine parcheggiate e poi finisce contro i tavolini di un bar, posto all’esterno.
Per fortuna in quel momento nessun cliente vi era seduto, altrimenti si sarebbe consumato un drammatico incidente.

Probabilmente la causa dell’incidente è da riscontrarsi in un malore che aveva colpito il conducente dell’auto.
Sul posto sono intervenuti poi i carabinieri della stazione locale e il personale del 118

 

Tragedia sfiorata a Campobello di Licata nella giornata di domenica. Un uomo a bordo di un’auto, per motivi ancora in fase di accertamento, ha perso il controllo del mezzo andando a schiantarsi prima contro due auto in sosta e poi contro i tavolini posti all’esterno di un bar sulla pubblica via.

Il caso ha voluto che in quel momento non ci fossero clienti seduti evitando così quella che sarebbe potuta essere una vera tragedia. Alla base dell’incidente forse un malore che ha colpito il conducente del mezzo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione e il personale sanitario.

La scorsa settimana è stato formalmente costituito il Circolo territoriale di Fratelli d’Italia di Menfi.
Ad ufficializzarlo, con una nota congiunta, il commissario provinciale, Calogero Pisano, e Giuseppe Marinello, Responsabile regionale del Dipartimento agricoltura e pesca del partito di Giorgia Meloni.
Portavoce del neonato Circolo è stato nominato il dott. Giuseppe Mauceri, nei prossimi giorni l’individuazione, da parte dell’assemblea, dei componenti degli organi direttivi.
Il Circolo territoriale nasce in un area della provincia, quella di Menfi appunto, che si caratterizzata per la forte propensione agricola – afferma Giuseppe Marinello – sono sicuro che l’azione di Fratelli d’Italia darà un importante spinta propulsiva per lo sviluppo di quest’importante settore dell’economia del nostro territorio e che saprà, al contempo, dare le giuste risposte alle istanze della gente”.
Esprime soddisfazione il commissario provinciale, Calogero Pisano, che commenta: “Continua la capillare crescita di Fratelli d’Italia nella provincia agrigentina a testimonianza della credibilità e dell’affetto che la gente ha verso Giorgia Meloni ed il nostro partito. Faccio ai membri del nuovo Circolo un sincero augurio di buon lavoro”.

Ad Agrigento, a Fontanelle, una donna, spacciandosi come la nipote di una vicina di casa, e col pretesto di dover recuperare delle chiavi cadute sul balcone, è stata accolta in casa da un’anziana di 90 anni. Lei è entrata, e nel frattempo è entrata anche un’altra donna che ha rubato un portafogli e alcuni gioielli in camera da letto. Indagano i poliziotti della Squadra Volanti. Un episodio dello stesso genere, con le stesse modalità, è accaduto giorni addietro a Canicattì.

Il Tribunale di Agrigento ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, L N, sono le iniziali del nome, 47 anni, di Porto Empedocle, imputato di violenza sessuale a danno della cognata, 19 anni all’epoca dell’ipotesi di reato, ovvero il 30 giugno del 2017, che sarebbe stata trascinata con la forza da lui sul letto, e poi, dopo essere stata picchiata, sarebbe stata vittima di palpeggiamenti al fine di consumare un rapporto sessuale, ma lei sarebbe riuscita a divincolarsi. All’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Troia, è stato contestato anche il reato di lesioni, nel frattempo però caduto in prescrizione.

Il Tribunale di Agrigento, nell’ambito dell’inchiesta antidroga tra Realmonte e Porto Empedocle cosiddetta “Creme Caramel”, ha assolto, anche per prescrizione, 28 imputati, e ne ha condannati due. In particolare sono stati inflitti 7 anni di reclusione a Giovanni Zambuto, 48 anni, di Realmonte, e 6 anni e 6 mesi ad Alessandro Iacono, 27 anni, di Realmonte. Il pubblico ministero, Sara Varazi, nel corso della requisitoria ha proposto al Tribunale la condanna di 11 imputati.

Com’è ormai noto alle cronache, a seguito dell’inchiesta Vultur – che aveva visto imputati diversi presunti esponenti della cosca mafiosa operante nel territorio di Camastra (AG) – il Ministero dell’Interno aveva proposto l’adozione di un decreto di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, e con separato provvedimento, aveva chiesto, dinanzi al Tribunale civile di Agrigento, l’irrogazione della sanzione della incandidabilità nei confronti del Sindaco, rag. Angelo Cascià, e del Vice Sindaco, rag. Vincenzo Urso, allora in carica presso il Comune colpito dal decreto di scioglimento.

I sig.ri Cascià ed Urso, costituitisi in giudizio con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino, Massimiliano Valenza e Mario La Loggia, avevano respinto tutte le contestazioni formulate dalla Prefettura di Agrigento, e sostenuto la piena regolarità della gestione amministrativa posta in essere dall’Amministrazione guidata dai sig.ri Cascià ed Urso.

Il Tribunale di Agrigento, accertata la totale infondatezza degli addebiti mossi dal Ministero, in piena adesione alle tesi difensive degli Avv.ti Rubino, Valenza e La Loggia, aveva respinto la proposta del Ministero, condannando l’Amministrazione al pagamento delle spese di lite.

La superiore statuizione veniva poi confermata dalla Corte d’Appello di Palermo che rigettava il reclamo proposto dal Ministero dell’Interno, volto alla riforma del precedente decreto reso dal Tribunale di Agrigento, e condannava la medesima Amministrazione alla refusione di oltre cinquemila euro di spese processuali, in favore dei signori Cascià ed Urso.

La Prefettura di Agrigento, tuttavia, non provvedeva a liquidare le suddette somme così costringendo i sig.ri Cascià ed Urso a ricorrere nuovamente in giudizio, sempre assistiti dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, al fine di ottenere l’esecuzione del suddetto decreto nella parte in cui, appunto, la Corte di Appello di Palermo, confermando il precedente reso dal Tribunale di Agrigento, aveva condannato il Ministero al pagamento, in favore del rag. Angelo Cascià e del rag. Vincenzo Urso, delle spese di lite.

Nelle more del giudizio di ottemperanza, la Prefettura di Agrigento provvedeva alla refusione delle spese processuali dovute in esecuzione del predetto giudicato reso dalla Corte di Appello di Palermo.

Pertanto, i legali Rubino e Valenza dichiaravano in giudizio l’intervenuta cessazione della materia del contendere, insistendo, tuttavia, in applicazione del principio della soccombenza virtuale, nella richiesta di condanna dell’Amministrazione resistente al pagamento delle spese del giudizio di ottemperanza ed alla refusione del contributo unificato, avendo l’amministrazione adempiuto successivamente alla proposizione del ricorso.

Il T.A.R. Sicilia – Palermo, preso atto dell’intervenuto pagamento, da parte della Prefettura di Agrigento, delle spese di lite liquidate con il decreto della Corte di Appello di Palermo, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, condannando l’amministrazione resistente al refusione, in favore del rag. Angelo Cascià e del rag. Vincenzo Urso, delle spese del giudizio di ottemperanza e del contributo unificato, in applicazione dell’invocato principio della cd. soccombenza virtuale, come richiesto dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza con l’istanza formula nell’interesse dei propri assistiti.

Ad Agrigento, i Carabinieri della Sezione operativa della locale Compagnia, ieri sera intorno alle ore 22, nel corso di un controllo nel centro storico, hanno arrestato un immigrato dal Gambia di 22 anni, ospite di un Centro d’accoglienza in via Venezuela. L’africano è stato colto in atteggiamento sospetto in via Pirandello, e i militari lo hanno riconosciuto come colui che nel maggio scorso si è scagliato contro una pattuglia del Nucleo Radiomobile provocando ferite con 10 giorni di prognosi e poi fuggendo. Ebbene, anche ieri sera il gambiano si è sottratto al controllo per fuggire tentando di aggredire i Carabinieri che lo hanno subito bloccato. Addosso a lui sono stati rinvenuti 3 grammi di hashish, divisi in 4 dosi pronte per essere spacciate, oltre a 70 euro in contanti. Al giovane il Tribunale di Agrigento ha già imposto il divieto di dimora nella provincia di Agrigento. Adesso risponderà all’Autorità giudiziaria di resistenza a Pubblico Ufficiale e detenzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente.

I Carabinieri della stazione di Aragona hanno denunciato a piede libero alla Procura un giovane di 25 anni residente a Naro e ospite dello zio paterno, di 65 anni, ad Aragona. Lui, tra il 3 e il 7 aprile scorsi, si è impossessato della carta di credito prepagata intestata alla madre dello zio, una donna pensionata di 84 anni convivente con il figlio. Lo zio si è accorto delle transazioni non eseguite e ha sporto denunciato ai Carabinieri che, dopo solo due mesi di indagini, hanno accertato che è stato il nipote ad impossessarsi della carta di credito effettuando 4 prelievi e 2 acquisti on line per un importo complessivo di circa 1100 euro. Il giovane risponderà del reato di frode informatica e utilizzo fraudolento di carte di credito.

Ad Agrigento proseguono le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta sulla morte dell’insegnante e giornalista di Agrigento, Loredana Guida, 44 anni, morta vittima della malaria, presumibilmente non diagnosticata, il 28 gennaio del 2020. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Luisa Turco, ha disposto l’acquisizione dell’intera cartella clinica in originale. Finora a disposizione dei magistrati vi è stata una copia dei documenti del diario clinico. Il difensore della famiglia Guida, l’avvocato Daniela Posante, che si è opposta alla richiesta di archiviazione proposta dalla Procura per due medici e due paramedici, ipotizza che ricorrano delle differenze tra l’originale e la copia.