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Con provvedimento del 20/11/2018, Sua Eccellenza Il Prefetto Dr. Caputo, ha disposto un’interdittiva antimafia nei confronti del Presidente, azionista di maggioranza, della Società Girgenti Acque Spa che gestisce il servizio idrico integrato nei 27 comuni dell’agrigentino.

Secondo una giurisprudenza consolidata, l’interdittiva antimafia costituisce infatti una misura per prevenire tentativi di infiltrazione mafiosa nelle imprese, volti a condizionare le scelte e gli indirizzi della Pubblica Amministrazione, a tutela sia dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento, riconosciuti dall’art. 97 Cost., sia dello svolgimento leale e corretto della concorrenza tra le stesse imprese nel mercato, sia, infine, del corretto utilizzo delle risorse pubbliche.

La Federconsumatori di Agrigento impegnata da anni nell’affermazione dei diritti del cittadino utente, spesso violati e vessati dalle regole contenute nel regolamento d’utenza, approvato dai sindaci, auspica che l’azione intrapresa dal Prefetto Dr Caputo, sia funzionale a tutelare  i cittadini, garantendo una maggiore trasparenza nella gestione di un bene essenziale quale l’acqua, che dovrebbe ritornare ad essere pubblica.

Marco Campione, ormai ex Presidente, si è dimesso: quali saranno i nuovi scenari? Chi gestirà il servizio idrico integrato? Quali tutele per i cittadini? Quale futuro? L’ATI, composta dai sindaci dei 43 comuni, che, pur avendo intrapreso, da più di un anno,  le azioni legali volte alla rescissione della convenzione con la Società Girgenti Acque Spa, non ha ancora chiarito quali dovrebbero essere, “il Chi e il Come”, le modalità per la ripubblicizzazione dell’acqua. Ai sindaci dunque, l’arduo compito, di proseguire a favore dei cittadini, per il bene della collettività, relativamente all’uso privato della gestione dell’acqua.

Sabato 24 novembre, alle ore 20.30, e domenica 25, alle ore 17, secondo appuntamento della 25a stagione del Teatro “Luigi Pirandello” di Agrigento.

Sul palcoscenico verrà rappresentata una nuova edizione de “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello con protagonista il “nostro” Gianfranco Jannuzzo, per la prima volta in questo ruolo, insieme a Emanuela Muni, Franco Mirabella, Alessandra Ferrara, Veronica Rega, Caterina Milicchio, Delia Merea e con l’agrigentino Gaetano Aronica nonché con la partecipazione straordinaria di Anna Malvica, per la regia di Francesco Bellomo, che ne ha curato anche l’adattamento insieme a Moreno Burattini. La scena è di Carmelo Giammello, luci di Giuseppe Filipponio, musiche di Mario D’Alessandro, costumi The One, assistente alla regia Maya Melis, voce solista Francesca Gambina, organizzazione di Fabrizio Iorio.

 

“Il berretto a sonagli”, come è noto, prende spunto da due novelle: “Certi obblighi” e “La verità”; in entrambi i casi si narra di un marito che, nonostante sia a conoscenza dell’adulterio della moglie, lo accetta con rassegnazione, ponendo come unica condizione la salvaguardia dell’onorabilità.

“Il personaggio di Ciampa proposto da Gianfranco Jannuzzo –  si legge nella nota di presentazione – (…) si muove con pacatezza e lucidità nell’arco dei sentimenti di dolore, furore, pietà e ironia che permeano il suo essere ora uomo, ora pupo, ora personaggio. Una recitazione sommessa che cova la sua esplosione, un personaggio ragionante eppure tempestato di offese laceranti. (…) Il recupero del copione originale consente di evidenziare la spontaneità della vis comica pirandelliana. (…) L’ambientazione, collocata nell’immediato dopoguerra, permette di recuperare certe situazioni tipiche del mondo siciliano ed particolare agrigentino di quel tempo. Le musiche di Mario D’Alessandro ci riportano a quelle sonorità forti e terragne che hanno caratterizzato la produzione cinematografica dei film di ispirazione siciliana degli anni ’50. La scenografia di Carmelo Giammello è ispirata alle case siciliane dell’epoca, dove si era soliti coprire le pareti con i teli neri e tutti i mobili e le finestre con dei drappi, metafora di un desiderio di non contaminazione e conseguentemente di una mancanza di rapporto tangibile con le cose e le persone.”

 

Chi vuol vedere lo spettacolo potrà quindi acquistare il biglietto (euro 23 per la platea o per la prima fila palchi; euro 18 per la seconda fila palchi) al botteghino fino a venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 15 alle 18 o un’ora prima dell’inizio della rappresentazione serale di sabato, mentre sono solo pochi i posti rimasti disponibili per la replica domenicale.

Ormai da alcuni anni, e cioè da quando il Comune di Racalmuto guidato da Salvatore Petrotto è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, lo stesso ex primo cittadino della “Città della Ragione” ha iniziato una violentissima campagna stampa contro tutto e contro tutti.

Giudici, pezzi di Istituzioni, giornalisti, imprenditori e tanti, tanti altri personaggi che sono finiti sotto la ferocia di Salvatore Petrotto. Uno sfogo, una micidiale riluttanza nell’accettare la chiusura per infiltrazioni mafiose del “suo” Comune, rabbia, acredine? Non si conosce il motivo.

Sta di fatto che Salvatore Petrotto da quel momento in poi ne ha avuto proprio per tutti. Non ha risparmiato nessuno.

Per carità, le critiche si possono anche accettare, ben vengano se soprattutto sono costruttive. Né vogliamo entrare nel merito se lo stesso Petrotto abbia o meno ragione sui contenuti dei suoi strali. Ci sono fior di investigatori che stanno indagando a 360 gradi per far luce su molti episodi, molti dei quali fa riferimento lo stesso Petrotto.

A nostro modo di vedere, però, il “pulpito” Salvatore Petrotto non sembra il più adatto ad ergersi come il paladino della legalità per sferrare attacchi di ogni genere soprattutto quando vengono prese di mira le Istituzioni.

Insomma, un sindaco che ha avuto sciolto il proprio Comune per infiltrazioni mafiose che oggi continua a professare (verso gli altri) opere di legalità appare una mossa assai azzardata e quantomeno discutibile.

 A conferma di ciò, abbiamo ritenuto opportuno pubblicare alcuni fondamentali stralci della relazione della Commissione Prefettizia che ha portato allo scioglimento dell’Amministrazione di Racalmuto guidata da Salvatore Petrotto per infiltrazioni mafiose. Un bel giorno giunse a Racalmuto l’allora ministro dell’Interno Rosanna Cancellieri e mise i sigilli nel portone di ingresso del Comune (solo quando entrava Petrotto, però) in attesa di nuove votazioni dopo un periodo di commissariamento.

Noi non commentiamo, anche perché riteniamo opportuno ci sia ben poco da commentare. Anche perché il lettore, oggi attento più che mai, sa fare le dovute e opportune valutazioni.

In conseguenza di ciò siamo anche costretti a chiudere i commenti su questo articolo onde evitare allo stesso Petrotto di inveire contro alcuni pezzi delle Istituzioni, come, purtroppo, è già avvenuto regolarmente negli ultimi anni.

Nella relazione viene trascritta anche la richiesta di archiviazione (e ottenuta) nei confronti di Salvatore Petrotto per il reato 416 bis, chiesta dalla DDA di Palermo.

Non si può non sottolineare, comunque, come alcuni passaggi descritti nella richiesta di archiviazione risultano determinanti ai fini di ottenere la stessa archiviazione. Due i fattori principali: risulta così che gli episodi raccontati dai collaboratori di giustizia sono collocati temporalmente nell’anno 1996 e quindi appaiono datati così da travolgere, per i termini prescrizionali decorsi o incombenti, eventuali formulazioni di ipotesi di reato diverse rispetto a quelle sostenute.

Dunque prescrizioni avvenute o incombenti e fatti accaduti troppo tempo prima  hanno certamente limitato le indagini degli inquirenti, i quali, giustamente, lavorando nel massimo della professionalità e con la massima attenzione, non hanno potuto ricostruire perfettamente i fatti gravemente raccontati dai collaboratori di giustizia.

Fermo restando, comunque, che ciò che leggeremo di seguito, dà uno spaccato scientifico di ciò che avveniva nei periodi sottoscritti durante le amministrazioni guidate da Petrotto.   

PREMESSA

1a Decreto n. 17102/128/1(9) del 12.8.2011 del Ministro dell’Interno Con nota n. 794/R/OES del 6.7.2011, il Prefetto di Agrigento ha richiesto al Ministero dell’Interno la delega ad esercitare i poteri accesso e di accertamento di cui all’1, comma 4, del D.L. n. 629/1982, convertito dalla L. n. 726/1982 e s.m.i. presso il Comune di Racalmuto. Con decreto n. 17102/128/1(9) del 12.8.2011 il Ministro dell’Interno ha delegato il Prefetto di Agrigento ad esercitare i poteri di accesso e di accertamento con le modalità e la tempistica indicata nell’art. 143 del D.Lgs n. 267/2000, come sostituito dall’art. 2, comma 30, della legge n. 94/2009, nei confronti del Comune di Racalmuto. Con provvedimento n. 2011-1013/R/OES del 29.8.2011 , il Prefetto di Agrigento ha disposto, ai sensi dell’art. 143 del Decreto Legislativo n. 267/2000 e s.m.i., l’accesso presso il Comune di Racalmuto al fine di verificare l’eventuale sussistenza di forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata o di collegamenti diretti o indiretti con la stessa. Delle attività di cui al menzionato provvedimento n. 1013 è stata incaricata una Commissione di indagine costituita da: Dr. Nicola DIOMEDE, Vice Prefetto Vicario della Prefettura/UTG di Agrigento;

Cap. N. P., in servizio presso il Comando Provinciale CC. di Agrigento;  

Cap. C. D., in servizio presso il P.T./G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo.

La Commissione di indagine ha iniziato la propria attività il 2.9.2011 redigendo verbale di insediamento presso la Casa Comunale, sottoscritto – oltre che dai componenti della Commissione stessa – dal Commissario straordinario Dr. Giuseppe PETRALIA, dal Presidente del Consiglio comunale  S. M.e dal Segretario Generale del Comune  L. S. Con nota del 26.11.2011, la Commissione di indagine ha motivatamente richiesto una proroga di ulteriori 90 giorni per l’espletamento dell’incarico, rendendosi necessario effettuare ulteriori verifiche sulle attività degli uffici comunali. Con provvedimento n. 1492/R/OES del 29.11.2011 il Prefetto di Agrigento ha disposto una proroga delle attività della Commissione d’indagine di ulteriori 90 giorni, a decorrere dal 2.12.2011. In data 2.12.2011, è stato redatto, presso la Casa comunale, verbale di presa d’atto del citato provvedimento di proroga, sottoscritto – oltre che dai componenti della Commissione stessa – dal Commissario straordinario Dr. Giuseppe PETRALIA, dal Presidente dell’organo consiliare S. M. e dal Segretario Generale L. S.

1b Procedimento penale n. 4055/2009 – Invito ex art. 375 c.p.p. al Sindaco di Racalmuto L’avvio della procedura di accesso, si riconnette al procedimento penale n. 4055/2009 RGNR della Procura della Repubblica di Palermo Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito del quale quella Autorità Giudiziaria ha emesso, il 6.6.2011, invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini (art. 375 c.p.p.) nei confronti di PETROTTO Salvatore Gioacchino, nato a Racalmuto il 14.6.1962, per il delitto previsto e punito dagli artt. 61 n.9, 110 e 416 bis, commi 1,3,4,5 e 6 c.p., poiché: “ nella qualità di Sindaco del Comune di Racalmuto (dal giugno 1993 al dicembre 1997; dal dicembre 1997 al maggio 2002; dal maggio 2007 ad oggi), ponendo in essere condotte finalizzate ed univocamente dirette ad avvantaggiare appartenenti all’associazione mafiosa cosa nostra (quali fra gli altri DI GATI Beniamino, DI GATI Maurizio, SFERRAZZA Giuseppe) ha fornito un contributo specifico consapevole effettivo e causalmente idoneo al rafforzamento della predetta associazione ed alla realizzazione del suo programma criminoso. In particolare, per avere, tra l’altro:

richiesto ed ottenuto ad esponenti mafiosi di cosa nostra della famiglia di Racalmuto (DI GATI Maurizio) – in occasione delle consultazioni comunali del dicembre 1997 – appoggio elettorale per l’elezione, poi avvenuta, a Sindaco del Comune in cambio della manifestata disponibilità ad offrire vantaggi inerenti il suo ruolo istituzionale, quali tra gli altri, il non aver immediatamente attivato – se non dopo sollecitazione del Prefetto di Agrigento – il procedimento disciplinare a carico di DI GATI Beniamino, dipendente comunale, già sottoposto a misura di prevenzione personale con obbligo di soggiorno sin dal luglio 1993;

ritardato coscientemente la sospensione dal servizio del dipendente comunale DI GATI Beniamino, sottoposto a misura di prevenzione con obbligo di soggiorno dal luglio 1993;

ricevuto somme di denaro dagli esponenti mafiosi di Racalmuto e Grotte (il predetto DI GATI Maurizio e LICATA Vincenzo) finalizzate sia a sostenere la sua campagna elettorale del dicembre 1997, sia a rendere più spedito l’iter amministrativo e contabile di competenza del Comune (ente appaltante) nei lavori di rifacimento della rete idrica di Racalmuto, aggiudicati, con gara indetta il 29 novembre 1996, in favore dell’A.T.I………, di fatto controllate dai predetti DI GATI Maurizio e LICATA Vincenzo;

favorito imprese riconducibili agli esponenti mafiosi della famiglia di Racalmuto o da questi segnalate, nell’attribuzione di appalti di opere pubbliche e private e nell’affidamento a trattativa privata e/o cottimo fiduciario di lavori alla ditta di DI GATI Giuseppe (fratello di DI GATI Maurizio e DI GATI Beniamino, nei cui confronti erano già stati emessi decreti di applicazione di misure di prevenzione personale ex L. 576/65), ed alla ditta “AR……….. s.n.c. di Grotte o riconducibili a SFERRAZZA Giuseppe, appartenente alla famiglia mafiosa di Racalmuto (nei cui confronti erano già stati emessi decreti di applicazione di misure di prevenzione personale ex L. 576/65);

richiesto a B. G. al momento dell’apertura del supermercato “DI MEGLIO” in Racalmuto, mentre il predetto era contestualmente sottoposto a richieste estorsive provenienti dagli esponenti mafiosi locali (in particolare DI GATI  Maurizio e DI GATI Beniamino), somme di denaro a titolo di tangente per ottenere il rilascio della relativa licenza commerciale;

stabilito accordi direttamente con DI GATI Maurizio allo scopo di evitare che il PETROTTO continuasse a denunziare falsamente di subire atti intimidatori ad opera di soggetti non identificati, riconducibili ad ambienti mafiosi;

con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso dei poteri derivanti dalla qualità di Sindaco; con le aggravanti dell’essere l’associazione armata e dell’avere ottenuto il controllo di attività economiche finanziarie con il presso il prodotto ed il profitto dei delitti. In Racalmuto, dal gennaio 1995 in poi”.

1c Dimissioni del Sindaco di Racalmuto Quindici giorni dopo aver ricevuto il predetto avviso ex art. 375 c.p.p. (notificatogli l’8.6.2011), il PETROTTO Salvatore Gioacchino ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di Sindaco di Racalmuto con lettera indirizzata al Segretario comunale (prot. n. 6875 del 23.6.2011). Il Presidente della Regione Siciliana, con decreto n. 262 del 4.7.2011, nel prendere atto della cessazione dalla carico di Sindaco e della Giunta Municipale del Comune di Racalmuto, ha nominato un Commissario straordinario – individuato nel funzionario regionale Dr. Giuseppe PETRALIA – per la gestione del predetto Comune in sostituzione degli organi cessati, fino alla prima tornata utile. Nel citato decreto, risulta specificato che ai sensi dell’art. 11, comma 1, della legge regionale n. 35/1997 e s.m.i., la cessazione dalla carica del Sindaco per dimissioni o altra causa comporta la cessazione dalla carica dei componenti della rispettiva Giunta ma non del Consiglio Comunale che rimane in carica fino alla data di effettuazione del previsto rinnovo con le elezioni congiunte del Sindaco e del Consiglio comunale da tenersi nel primo turno elettorale utile.

1d Richiesta di archiviazione della D.D.A. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo Direzione Distrettuale Antimafia ha richiesto, in data 6.9.2011, al G.I.P. di quel Tribunale richiesta di archiviazione del procedimento penale n. 4055/09 RGNR iscritto nei confronti di PETROTTO Salvatore Gioacchino sottoposto ad indagini per il reato di cui agli artt. 100, 416 bis del codice penale. Nella richiesta di archiviazione – nella quale risultano riportati passi dell’interrogatorio del PETROTTO svoltosi il 1°.7.2011 – la D.D.A. evidenzia che: “ Il presente procedimento trae origine dalle dichiarazioni di DI GATI Maurizio, DI GATI Beniamino e GAGLIARDO Ignazio, già appartenenti alla famiglia mafiosa di cosa nostra di Racalmuto e dall’anno 2006 divenuti collaboratori di giustizia; le loro dichiarazioni hanno qui riguardato i rapporti intrattenuti nel corso degli anni da PETROTTO Salvatore Gioacchino – il quale ha ricoperto la carica di Sindaco di Racalmuto dal giugno 1993 al maggio 2002 e dal maggio 2007 al giugno 2011 – con esponenti della criminalità organizzata cosa nostra operante a Racalmuto. Gli elementi sopra riportati portano a ritenere che PETROTTO ha svolto il ruolo di Sindaco di Racalmuto consentendo, di fatto, all’organizzazione mafiosa capeggiata da DI GATI Maurizio di potersi infiltrare all’interno del Comune di Racalmuto, atteso che i mancati e decisivi interventi, che nella qualità di Sindaco, avrebbe potuto realizzare in occasione della vicenda disciplinare che ha riguardato DI GATI Beniamino o in occasione dell’assegnazione di lavori fiduciari, hanno rafforzato i propositi criminosi della famiglia mafiosa di Racalmuto. PETROTTO, quando ha avuto l’opportunità, nella qualità di Sindaco, di prendere le distanze dall’organizzazione mafiosa, non ha proceduto ad isolare o allontanare gli esponenti mafiosi presenti e conosciuti in paese. Tale condotta così ricostruita ed accertata non è inquadrabile in alcuna fattispecie penalmente rilevante, non essendo prevista nel nostro ordinamento una norma che sanzioni la condotta consapevole di colui che rafforza, con i propri comportamenti anche omissivi, nella mente dei mafiosi l’idea di poter avere “ a disposizione” il Sindaco; tale è infatti il convincimento che si è formato all’interno della famiglia mafiosa di Racalmuto nei riguardi del Sindaco PETROTTO per come riferisce lo stesso DI GATI Maurizio. Nel caso che ci occupa, non emergono gli impegni – che devono essere caratterizzati da serietà e concretezza e quindi non avere carattere generale – assunti da PETROTTO a favore dell’associazione mafiosa agrigentina ed in particolare della famiglia mafiosa di Racalmuto e la mancata prova di tali impegni….osta alla configurabilità del reato, attesa l’impossibilità della verifica probatoria… Non risulta, allo stato, integrato il reato di cui all’art. 416 bis c.p…..Mancano, allo stato, elementi indiziari significativi e tali da sostenere proficuamente l’accusa in giudizio così da ritenere l’indagato in rapporto di stabile e organica compenetrazione con il tessuto organizzativo del sodalizio mafioso. Gli episodi riferiti dai collaboratori di giustizia – con particolare riguardo alla vicenda del dipendente comunale DI GATI Beniamino, alla tangente per i lavori di rifacimento dell’acquedotto di Racalmuto e al tentativo di corrompere B. G. – sono collocati temporalmente nell’anno 1996 e quindi appaiono datati così da travolgere, per i termini prescrizionali decorsi o incombenti, eventuali formulazioni di ipotesi di reato diverse rispetto a quelle sostenute. Infine, i predetti GAGLIARDO e DI GATI hanno iniziato a collaborare, rispettivamente nel marzo e dicembre dell’anno 2006, quando PETROTTO non era più Sindaco da più di quattro anni e non era ancora stato rieletto. La richiesta di archiviazione è stata accolta dal GIP del Tribunale di Palermo in data 26.10.2011. 1e Nella sopra trascritta richiesta della D.D.A. di archiviazione si ritiene assuma rilievo la considerazione che “… Gli episodi riferiti dai collaboratori di giustizia…..sono collocati temporalmente nell’anno 1996 e quindi appaiono datati, così da travolgere, per i termini prescrizionali decorsi o incombenti, eventuali formulazioni di ipotesi di reato diverse rispetto a quelle sostenute…” Alla suddetta considerazione, che attiene strettamente agli aspetti giudiziari della relativa vicenda penale, si riallacciano elementi valutativi sul piano strettamente amministrativo in rapporto all’art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i. recante disposizioni in tema di scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. E ciò in ragione del concetto di “attualità” quale presupposto caratterizzante – anche per consolidata giurisprudenza – l’adozione dei provvedimenti di rigore di cui al richiamato art. 143.  Per tale motivazione la Commissione di indagine ha precipuamente rivolto attenzione agli aspetti gestionali del Comune di Racalmuto a decorrere dall’ultima tornata elettorale svoltasi nella primavera del 2007 che ha visto l’affermazione di PETROTTO Salvatore Gioacchino quale Sindaco e il rinnovo dei componenti dell’organo consiliare.

Non mancando tuttavia di tener in debito conto e di rapportare alla attualità il quadro informativo offerto dai collaboratori di giustizia DI GATI Maurizio, DI GATI Beniamino e GAGLIARDO Ignazio i quali – proprio perché già componenti della famiglia mafiosa di Racalmuto – hanno fornito, con le loro dichiarazioni, elementi conoscitivi su figure di rilievo criminale e loro rapporti/contatti con la Pubblica Amministrazione di quel centro.

 Si è sopra fatto richiamo all’elemento della “attualità” quale presupposto per l’adozione di un provvedimento ai sensi dell’art. 143 del D.Lgs. n. 267/2000. Avuto sempre riguardo all’avvio della procedura finalizzata all’applicazione del provvedimento di rigore dello scioglimento di un consiglio comunale, può darsi per non contestato un altro presupposto applicativo dell’art. 143 d.lgs. nr. 267 del 2000, e segnatamente la forte presenza della criminalità organizzata su un dato territorio comunale. L’amministrazione comunale di Racalmuto opera in un contesto socio-territoriale che risulta essere notoriamente inquinato dalla presenza di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata nonché da indiziati mafiosi. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia DI GATI Maurizio, DI GATI Beniamino e GAGLIARDO, richiamate nel procedimento penale n. 4055/2009 della D.D.A. di Palermo, si incentrano proprio sulla esistenza della famiglia mafiosa di Racalmuto e descrivono un contesto criminale che non esaurisce la propria attività nella commissione di reati “comuni”, ma bensì tende ad estendere il proprio controllo – come è consuetudine delle più pericolose e pervasive associazioni mafiose – sull’economia locale e sulla amministrazione comunale.

 

N.B. Nutriamo ragionevoli certezze che adesso il Petrotto non lesinerà di scrivere o apparire sui social per attaccare questo giornale ed il suo Direttore.

Quando ciò accadrà, l’unico consiglio che possiamo dare ai nostri gentili lettori è quello di rileggere ancora una volta la relazione di cui sopra.

Buona lettura!

L’energia spesa per la candidatura di Agrigento a Capitale della Cultura 2020 non è andata dispersa. Buone notizie per Agrigento 2020 dal Lubec,  il forum internazionale dedicato allo sviluppo della filiera beni culturali – tecnologie – turismo, che si svolge ogni anno a Lucca. La scorsa settimana la proposta di emendamento per le città finaliste del bando per la Capitale Italiana della Cultura, avanzata il 25 ottobre al MiBAC al Sottosegretario, Gianluca Vacca, ha riscontrato parere favorevole ed è stata introdotta nel pacchetto che verrà posto al vaglio parlamentare nei prossimi giorni. La proposta è stata discussa con il Sottosegretario dalla Rete delle Città della Cultura, di cui anche Agrigento fa parte. La proposta tiene conto del grande lavoro di progettualità e di condivisione con le rispettive comunità  compiuto dai Comuni nella realizzazione del dossier di Capitale Italiana della Cultura. A tal fine alcuni dei progetti, se ritenuti di particolare interesse, potrebbero essere ammessi con un emendamento ad hoc ad accedere al fondo già previsto dall’art 16 per gli enti territoriali dal DDL della Finanziaria, attualmente in discussione, conseguendo tre obiettivi:  da un lato non disperdere il prezioso lavoro di progettazione svolto dalle città, che ha un valore in sé, in quanto ha consentito il passaggio dalla logica “dell’eventificio”, a quella della programmazione, in materia di valorizzazione del patrimonio culturale; dall’altro consente di velocizzare la spesa, potendo finanziare quei progetti dei rispettivi dossier già in fase cantierabile;  infine attiva – come successo con le città vincitrici – un effetto leva aggregando ulteriori investimenti di soggetti terzi sulla cultura.

“Partecipare al Bando per Capitale italiana della Cultura e aderire alla Rete delle Città della Cultura – dichiara il sindaco Lillo Firetto – ha significato non solo accettare una grande sfida con le città italiane più virtuose per capacità di visione e di programmazione dello sviluppo socio-culturale e turistico, ma anche costruire un percorso comune per non disperdere il patrimonio di progettualità e di  condivisione avviato con il lungo processo di partecipazione di associazioni, enti, scuole, fondazioni e imprese nell’elaborazione del dossier di candidatura. L’esperienza è stata gratificante per i risultati e potrebbe ora far scaturire i suoi frutti. Nulla si disperde, è proprio vero. Recuperare una parte delle iniziative significherebbe attribuire ulteriori risorse alle Celebrazioni di Agrigento 2020. La rete delle città della Cultura ci chiede di sostenere politicamente questa iniziativa e credo che, al di là delle posizioni di ciascuno, sia interesse dell’intera deputazione agrigentina e siciliana che Agrigento possa avere quest’opportunità”.
Questo il testo dell’emendamento proposto: “Al comma 2 dell’articolo 16 del ddl di bilancio 2019 é aggiunto dopo la parola “ambientali”, il seguente periodo: “Gli investimenti previsti nei dossier di candidatura delle città finaliste alla selezione di capitale italiana della cultura, ancorché non vincitrici, sono finanziati a valere sul fondo di cui al comma precedente per 3 milioni di euro per ciascuno degli esercizi dal 2019 al 2023. Le modalità di ripartizione delle predette risorse sono definite con decreto del MiBAC, d’intesa col Mef”.

Ci saranno anche una caccia al tesoro, giochi interattivi e la consegna di gadget per tutti i partecipanti, al Festival della Sostenibilità Ambientale che si terrà domani (giovedì 22 novembre) a Campobello di Licata, a partire dalle 9.30.

Lo scenario scelto, è quello della centralissima piazza XX Settembre dove si riuniranno gli alunni delle quarte e quinte classi elementari e della prima media dell’istituto scolastico comprensivo San Giovanni Bosco di Campobello di Licata guidato da Ornella Garraffo, insegnanti, amministratori comunali e semplici cittadini. Una giornata di educazione ambientale che servirà a sottolineare l’importanza della raccolta differenziata organizzata dalle ditte del raggruppamento di Imprese Iseda, Icos ed Ecoin, che gestiscono il servizio di igiene ambientale a Campobello di Licata e che si inserisce all’interno della “Settimana Europea per la Riduzione dei rifiuti”.

All’iniziativa, ha aderito l’amministrazione comunale di Campobello di Licata guidata dal sindaco Giovanni Picone.

“Siamo fortemente convinti dell’importanza della raccolta differenziata perchè tutto quello che riguarda l’ambiente e la salvaguardia dei nostri luoghi – ha spiegato il primo cittadino – deve passare assolutamente attraverso la sensibilizzazione dei più giovani affinchè il loro futuro sia migliore grazie alla tutela dell’ambiente stesso. E tutto questo, si può realizzare anche attraverso la raccolta differenziata e il mantenimento del giusto ciclo dei rifiuti. Per questo è importante coinvolgere gli studenti, cosa che si è resa possibile grazie alla fattiva collaborazione della dirigente scolastico Ornella Garraffo”.

Nell’ambito dell’iniziativa, verrà allestito anche un Punto informativo mobile utilizzando un gazebo con la presenza dei facilitatori ambientali, in modo da fornire consigli utili sulla corretta separazione dei rifiuti, promuovere la pratica del compostaggio domestico, e distribuzione di opuscoletti informativi. “Le azioni realizzate – spiegano gli organizzatori –  sosterranno le “3 R” legate al “porta a porta”, che sono Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. Ridurre vuol dire in primo luogo effettuare una rigorosa prevenzione e riduzione alla fonte. Riutilizzo vuol dire riuso e preparazione per il riutilizzo e riciclare significa utilizzare al meglio il prodotto della raccolta differenziata, attraverso selezione e riciclo”.

 

Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, protagonista sulla Rai. Domani, 22 novembre, una vetrina agrigentina nel corso di una trasmissione dedicata ai siti italiani patrimonio Unesco. Ne dà notizia Giuseppe Parello, direttore del parco.

La puntata, che ripercorre la storia e le peculiarità del Parco, verrà sul Canale tematico Rai Storia (ch 54) alle ore 21.05 e con replica alle ore 24. Altro passaggio televisivo, sullo stesso canale Rai Storia, giorno 23 novembre alle ore 9.30 con replica alle 14.

 

L’accusa si regge su un pilastro che è crollato prima ancora che iniziasse il processo, Rosario Meli avrebbe gestito le attività criminali servendosi del figlio Giuseppe che è stato assolto da tutte le accuse di mafia e armi”. Dopo la requisitoria del pubblico ministero Alessia Sinatra, che ha chiesto la condanna a 24 anni di carcere, ieri è stato il turno dell’arringa difensiva dell’avvocato Santo Lucia che ha cercato di smontare la tesi accusatoria dell’accusa che ipotizza un ruolo centrale del settantenne nella gestione della famiglia mafiosa.

Il pubblico ministero della Dda, Alessia Sinatra, non ha chiesto solo la condanna del settantenne, personaggio chiave dell’inchiesta “Vultur”, accusato di essere tornato, dopo avere scontato una precedente condanna, a comandare la famiglia di Cosa Nostra. Diciotto anni di reclusione sono stati proposti per il figlio Vincenzo, 48 anni; 15 anni per il tabaccaio di Camastra, Calogero Piombo, 67 anni, entrambi ritenuti affiliati. Venti anni, infine, per il canicattinese Calogero Di Caro, 72 anni, anziano boss di Canicattì, “tornato pienamente operativo – ha sottolineato il pm – dopo le precedenti condanne”. Il magistrato della Dda ha chiesto, inoltre, la confisca dell’agenzia di onoranze funebri “gestita di fatto dalla famiglia Meli con metodi mafiosi e intimidazioni agli avversari che sono oggi costituiti parte civile nel processo”. “In realtà – ha attaccato Lucia – i due imprenditori costituiti parte civile (Vincenzo Di Marco e Bruno Forti, titolari di agenzie di onoranze funebri) avevano tutto l’interesse a togliersi la concorrenza dei Meli in paese”. Una tesi che è stata ribadita dall’avvocato Giovanni Castronovo, difensore di Vincenzo Meli e Piombo che ha aggiunto: “In quel momento, nel 2011, peraltro, accusano i Meli per distogliere da loro le attenzioni degli inquirenti che indagano sull’omicidio di Giuseppe Condello di cui si pensa possano sapere qualcosa. Anche sugli attentati incendiari che uno di loro dice di avere subito ci sono molti dubbi”.“
 

 

 

È morto in carcere Calogerino Giambrone, 56 anni, presunto boss di Cammarata arrestato nella maxi operazione “Montagna” lo scorso 22 gennaio. Giambrone era detenuto al carcere di Rebibbia in regime di 41 bis e avrebbe avuto un malore, forse un aneurisma, che lo ha stroncato improvvisamente.

Il personale della polizia penitenziaria in servizio alla casa circondariale capitolina ha tentato di soccorrerlo e trasportarlo in ospedale ma le sue condizioni erano troppo gravi ed è morto durante il tragitto.

 

 

 

I pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Claudio Camilleri, Alessia Sinatra e Geri Ferrara hanno chiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale di Palermo, Guglielmo Nicastro di obbligare Francesco Di Benedetto ventottenne favarese a sottoporsi a “prelievi di campioni biologici effettuati in maniera coattiva anche con l’impiego di mezzi di coercizione fisica rispettando la dignità e il pudore dell’interessato”. Il giovane è indagato nell’inchiesta per il tentato omicidio ai danni del favarese Carmelo Nicotra, 36 anni, avvenuto il 23 maggio del 2017, in via Torino, a Favara. Inchiesta che comprende anche l’omicidio di Carmelo Ciffa, 42 anni, di Porto Empedocle, operatore socialmente utile, assassinato il 26 ottobre del 2016 davanti a un supermercato in corso Vittorio Veneto, a Favara.
Il giovane è finito insieme a Michelangelo Bellavia, 30 anni, nella vicenda riguardante il mancato omicidio Nicotra e con loro sono indagati anche Calogero Bellavia, 27 anni, Antonio Bellavia, 47 anni; Carmelo Vardaro, 39 anni e Calogero Ferraro, 39 anni, fratello di un altro indagato fuoriuscito tragicamente dall’inchiesta perché assassinato, ovverosia Emanuele Ferraro, trucidato a colpi di armi da fuco nelle vicinanze di casa nonchè  Gerlando Russotto.
Michelangelo Bellavia e Francesco Di Benedetto sono legati ad un altro favarese, forse il personaggio di maggior peso del sodalizio, ossia Calogero Bellavia, già arrestato e condannato, tra l’altro, per aver favorito la latitanza del boss Gerlandino Messina, perché il primo è il fidanzato della sorella di Calogero Bellavia mentre il secondo è suo dipendente nella ditta di vendita al dettaglio di bibite e bevande in genere.