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Fiamme all’interno di una vasta vasta area compresa all’interno del bosco del Magaggiaro, tra Menfi e Santa Margherita Beìce. Da oggi pomeriggio sono incessanti le operazioni dei Vigili del fuoco e del Corpo Forestale per tentare di domare e spegnere  le fiamme che si sono propagate all’interno di uno dei polmoni verdi più vasti della Sicilia.

Almeno un paio di ettari di macchia mediterranea sono già andati in fumo. L’intervento di spegnimento è in corso, ma è piuttosto complicato. Sicuramente gli operatori dovranno lavorare ancora a lungo.

Un giovane agrigentino di 28 anni è ricoverato nell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta con prognosi sulla vita riservata perché ha subito un grave shock anafilattico dopo essere stato punto da un’ape, in automobile, in compagnia della sua fidanzata, a Cammarata. E’ stata lei a condurlo alla Guardia Medica. Il medico di guardia ha contattato il 118 che ha inviato sul posto un elicottero da Caltanissetta con personale medico. Il ventottenne, in arresto cardiorespiratorio, è stato ventilato, massaggiato, intubato e trasportato all’ospedale Sant’Elia.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto sul registro degli indagati 43 persone tra medici e infermieri per l’ipotesi di reato di “omicidio colposo in ambito sanitario” per la morte di una donna 81 anni di Porto Empedocle. Si tratta di personale medico in servizio all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e alla clinica Sant’Anna della città dei Templi. Il magistrato, che ha aperto un’inchiesta dopo la presentazione di una querela da parte dei familiari della donna, assistiti dall’avvocato Giuseppe Zucchetto, ha disposto l’autopsia per martedì pomeriggio. I medici e gli infermieri potranno nominare consulenti di loro fiducia per prendere parte all’esame autoptico. La donna è morta il 30 maggio scorso.

Oggi, 12 giugno 2020, l’Arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro, ha comunicato che il 1° ottobre,  ordinerà presbiteri i diaconi  Carmelo Davide Burgio, della Comunità ecclesiale di Porto Empedocle, Alessio  Caruana  e Dario Fasone, della Comunità ecclesiale di Agrigento, Salvatore  Piazza di Menfi , Calogero Putrone e Matteo  Mantisi della Comunità ecclesiale di Realmonte“Con gli altri Animatori – dice il rettore del Seminario don Baldo Reina – abbiamo accolto con gioia la data dell’ordinazione sacerdotale di 6 giovani diaconi. Nel cuore di questa pandemia questa bella notizia ci sembra una carezza di Dio, un motivo in più per alimentare la speranza e per riprendere il cammino con la forza necessaria. È in festa il Seminario, le famiglie dei candidati e le comunità di appartenenza. È in festa – conclude –  la chiesa agrigentina che può contare su 6 nuovi servi pronti a far arrivare a tutti la misericordia di Dio.”

Consegnato alla commissione regionale antimafia presieduta dall’on. Claudio Fava, il dossier, sull’azienda confiscata alla mafia “Calcestruzzi Belice srl”. Il dossier, ripercorre gli anni che vanno dal sequestro alla confisca fino ad oggi.

L’azienda sottoposta a sequestro ed amministrazione giudiziaria dal Tribunale di Agrigento, opera attualmente sotto la direzione e il controllo dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati(ANBSC), esercitando l’attività estrattiva nelle cave di calcare: “Carbonaro Cicchitello” e “Piano Barone” site in Montevago.

La Calcestruzzi Belice srl, fu al centro della cronaca anche per il fallimento decretato dal Tribunale di Sciacca nell’ottobre del 2016 su istanza dell’Eni, e poi annullato dalla Corte di Appello di Palermo nel mese di maggio 2017, diventando un caso nazionale.

“Dopo una lunga battaglia, dice Vito Baglio, segretario generale della Fillea CGIL di Agrigento e grazie all’accordo sottoscritto presso il Ministero degli Interni dal vice Ministro, dall’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, Cgil e Fillea, l’attività aziendale è ripartita. Dopo tre anni dalla riapertura l’azienda ha recuperato gradualmente la clientela ed aumentato il fatturato, sono stati regolarmente pagati tutti gli stipendi dei lavoratori ed i compensi degli amministratori, è stato estinto qualche debito pregresso nei confronti di fornitori e sono stati effettuati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su impianti e macchinari obsoleti. Grazie a quest’ultimo periodo di attività lavorativa svolta, tre lavoratori hanno raggiunto i requisiti per la pensione e ciò ha permesso di riassumere due lavoratori che erano stati licenziati negli anni precedenti. In aggiunta a ciò, continua Baglio, in seguito al graduale aumento delle commesse, è stato possibile aumentare l’organico. L’obiettivo, insiste Baglio, è quello di affidare l’attività aziendale alla cooperativa dei lavoratori, impegnando l’Anbsc a risolvere alcune problematiche come: il rinnovo delle autorizzazioni delle due cave, i debiti pregressi in particolare verso amministratori e professionisti del periodo dell’amministrazione giudiziaria, grossi investimenti per rinnovare il parco macchine ed impianti ormai obsoleti utilizzando i fondi del Mise. Ad oggi le due cave hanno un potenziale estrattivo residuo complessivo di circa 7.500.000 metri cubi, che con una oculata gestione potrebbero garantire lavoro almeno per altri 40 anni.

Le aziende confiscate, conclude Baglio, vanno tolte alla mafia, salvate, riportate alla legalità, restituite sane alla società civile e rilanciate, facendole gestire dagli stessi lavoratori liberi dall’oppressione mafiosa: la Calcestruzzi Belice srl rappresenta questa grande occasione di riscatto e sviluppo”.

 

Il Giardino Botanico ritornerà ad essere luogo di grandi eventi culturali mediante l’impiego di fondi europei, grazie ad un progetto di recupero realizzato dal gruppo di progettazione del Settore Tecnico del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.

I lavori di riqualificazione e messa in sicurezza della parte nord del Giardino Botanico e l’acquisto di attrezzature per la sua fruizione e realizzazione di eventi sono stati inseriti dalla Regione nella graduatoria definitiva degli investimenti degli enti locali sui beni culturali.

La graduatoria riguarda il POC 2014/2020, il Programma Operativo Complementare, articolato in undici Assi. Il finanziamento richiesto ed inserito in graduatoria ammonta a 500mila euro.

L’idea progettuale è quella di rendere l’area denominata “Cava Belvedere”, attualmente interdetta al pubblico, fruibile e quindi in piena sicurezza per l’organizzazione di eventi. Purtroppo dalle ispezioni fatte dai tecnici dell’Ente negli ultimi anni le murature, le pareti in calcarenite e le grotte presentano un degrado costituito principalmente da fratturazioni; sconnessioni e mancanze della malta fra i conci.

Gli interventi di recupero previsti sono rivolti pertanto ad arrestare e/o rallentare il processo di degrado, per salvaguardare e risanare i fronti in calcarenite. Nel progetto si prevedono opere di messa in sicurezza e recupero ambientale, regimentazione e smaltimento delle acque meteoriche e messa a dimora di piante arbustive ed essenze vegetali varie.

Il Giardino Botanico del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, notevole esempio di valenza paesaggistica, geologica ed ambientale di elevato pregio, oltre alle sue peculiarità arboree, per la sua conformazione morfologica, presenta un’area simile ad una sorta di teatro all’aperto con un’annessa cavea naturale.

Quest’area ha una spiccata vocazione ad un suo utilizzo per l’organizzazione di spettacoli teatrali, concerti ed altri eventi culturali. Già in passato era stata utilizzata per manifestazioni organizzate dal Libero Consorzio.

L’area del Giardino Botanico è caratterizzata dalla componente calcarenitica-sabbiosa che, lungo le pareti che delimitano il settore settentrionale della struttura, è ampiamente rappresentata dai fronti risparmiati dalla notevole attività di cava che in questa zona era fortemente presente in periodi precedenti a quello attuale.

Questa nuova iniziativa del Comune di Favara, adottata in data 08/06/2020, giusta deliberazione di Giunta n° 60 vuole essere un modo per agevolare l’organizzazione di eventi ricreativi e culturali in una fase di ripresa per tutti, la vitalità di un paese dipende per gran parte da questo e non deve passare in secondo in piano, sempre nel rispetto delle norme relative alla distanza e alla sicurezza.
Dobbiamo puntare sul nostro paese generando attrattive, invogliando anche i cittadini dei paesi limitrofi a venire a Favara, anche grazie ad eventi che si possono realizzare in sinergia nella nostra città al fine di innescare un impulso positivo al circuito produttivo, a beneficio delle tante attività commerciali.

Pertanto, si invitano gli Enti interessati a presentare proposte e/o progetti all’Amministrazione Comunale.

Nell’ambito delle misure di prevenzione e di contrasto della diffusione del Covid-19, l’Amministrazione Comunale di Bivona lancia un appello a tutti coloro che rientreranno a Bivona durante il periodo estivo, affinché diano comunicazione del proprio ingresso e la disponibilità a sottoporsi al test sierologico.
Una misura attraverso cui l’amministrazione intende concorrere, nel proprio ambito istituzionale, alla tutela della sicurezza della comunità attivandosi per realizzare una realtà sociale sicura.
Le parole del sindaco Cinà: “ Anche se la diffusione del virus nel nostro Comune fino ad ora è stata tenuta sotto controllo, non per questo dobbiamo abbassare la guardia. La comunicazione è naturalmente facoltativa; confido, comunque, nel senso di responsabilità e nella collaborazione dei nostri concittadini”.

La Procura di Agrigento, tramite la sostituto procuratore, Elenia Manno, titolare dell’inchiesta anti-sfruttamento della prostituzione cosiddetta “Bed and babies”, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a tre componenti di un nucleo familiare indagati di avere gestito alcune case di appuntamento nel centro storico di Agrigento, in particolare in via Saponara. Si tratta di Emanuele Pace, 66 anni, la moglie Pierina Miccichè, 52 anni, e il figlio, Vasilij Pace, 30 anni. I tre hanno adesso venti giorni di tempo per presentare contro-deduzioni a difesa.

Assolto perché il fatto non sussiste”. Con questa formula il giudice monocratico della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, Alfonso Pinto, ha pronunciato la sentenza che vedeva imputato un gommista di Agrigento.

All’artigiano, difeso dagli Avvocati Vincenzo Caponnetto ed Ornella Russello era stato contestato il reato di cui agli artt. 633 e 639-bis c.p., poiché “al fine di occuparlo o comunque di trarne profitto, arbitrariamente occupava suolo demaniale del Comune di Agrigento mediante l’installazione di un box metallico” adibito per l’esercizio della sua attività lavorativa.

Nel corso del processo, i difensori hanno dimostrato come il commerciante aveva installato il suo piccolo box, su suolo comunale, sin dal 1988 con tutte le autorizzazioni previste dalla legge, ivi compresa la concessione dell’utilizzazione del detto spazio, da parte del Comune di Agrigento.

Pur continuando a corrispondere negli anni, e puntualmente, la TOSAP per la detenzione dell’area in questione non si era proceduto per una mera dimenticanza al formale rinnovo degli atti autorizzativi. Una circostanza che ha reso possibile dimostrare l’atteggiamento psicologico dell’imputato in relazione agli elementi costitutivi dell’ipotesi di reato addebitatogli che hanno escluso ogni ipotesi di responsabilità penale a suo carico.

Il giudice ha così accolto le tesi difensive degli Avvocati Caponnetto e Russello, assolvendo il gommista dall’ipotesi di reato contestato perché il fatto non sussiste.