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Il coordinatore ad Agrigento di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, Pompeo Sarcuto, ritiene opportuno che siano intensificati i controlli da parte delle forze dell’ordine in occasione del fine settimana nei luoghi della movida in città. Sarcuto afferma: “Lo scorso fine settimana, in via Atenea diverse risse tra giovani, spesso ubriachi, hanno ingenerato paura tra i passanti e tra coloro che si trovavano nei locali, e nelle vie adiacenti, per divertirsi e passare una serata tranquilla in compagnia. Oltre ad un maggiore senso di responsabilità da parte di tutti i ragazzi, sarebbe necessario un rafforzamento del pattugliamento e dei controlli delle forze dell’ordine, in modo da prevenire fatti violenti e garantire sicurezza nelle vie del centro cittadino, cuore della movida e del divertimento agrigentino, e dove, in particolar modo nelle ore notturne del fine settimana, vi è un grande afflusso di giovani e di famiglie”.

La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha convalidato l’arresto in carcere di VA e VA, sono per entrambi le iniziali del nome, di 53 e 52 anni, i due coniugi arrestati a Naro perché, nella qualità di tutori, avrebbero legato al letto con una catena il nipote di 33 anni disabile psichico. La giudice Turco nel motivare il provvedimento ha scritto: “Hanno agito con insensibilità e crudeltà nei confronti di un giovane disabile, mostrando di essere privi del più elementare senso di pietà nei suoi confronti”. I due indagati, difesi dall’avvocato Alba Raguccia, nel corso dell’interrogatorio di garanzia si sono manifestati dispiaciuti e affranti di quanto accaduto, e hanno spiegato di avere legato il nipote perché spesso si è allontanato da casa, e poi è stato ritrovato, molti giorni dopo, in Calabria e in Campania, con l’interessamento anche della trasmissione Rai “Chi l’ha visto”. Il disabile già nel 2014 e nel 2015 si è recato dai Carabinieri lamentando di subire violenze da parte degli zii, tanto da volere andare ad abitare altrove.

Il Tribunale di Agrigento, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato ha scarcerato Gerlando Massimino, 26 anni, di Agrigento, e gli ha concesso gli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico. E ciò in ragione dell’affievolimento delle esigenze cautelari, del corretto comportamento, della giovane età, dell’esistenza di un unico precedente a carico dell’inquisito e dell’inizio del processo. Gerlando Massimino è stato arrestato insieme allo zio Antonio Massimino il 5 febbraio scorso, per detenzione illegale di armi e munizioni. La pubblico ministero Gloria Andreoli si è espressa contro la concessione dei domiciliari ritenendo che il solo decorso del tempo non è sufficiente per ritenere cessate le esigenze cautelari.

Le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione hanno definitivamente rimosso dall’ordine giudiziario Silvana Saguto, l’ex presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, travolta dallo scandalo sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia esploso nel 2015 perché avrebbe usato la sua posizione di magistrato per conseguire vantaggi ingiusti. La Cassazione ha ritenuto legittima la rimozione dall’ordine giudiziario inflitta nel 2018 dal Consiglio superiore della magistratura contro cui la Saguto ha proposto ricorso. La Cassazione ha ritenuto in parte “inammissibile” e in parte “infondato” il ricorso di Silvana Saguto.

Non è certo un bel momento per il Movimento 5Stelle. Dopo il disastro politico, il cui consenso elettorale è in continuo decadimento, una nuova bufera giudiziaria si abbatte sui discepoli del comico Beppe Grillo.

La Procura della Repubblica di Palermo, infatti, nella persona del pm Claudia Ferrari, nell’ambito del processo “Firme False” ha chiesto la condanna di 14 imputati.

I 14 soggetti sono tutti, ex, appartenenti al Movimento Cinque Stelle che nelle elezioni comunali del 2012, per un errore, a loro dire invalidante, avevano ricopiato nella notte del 03 aprile migliaia di firme. Le stesse firme, apocrife, furono successivamente autenticate da un pubblico ufficiale compiacente.

La richiesta di condanna è stata avanzata per (ex) esponenti ed (ex) attivisti. Le pene richieste sono ricomprese tra un anno e sei mesi e due anni e tre mesi di reclusione. Il reato di cui devono rispondere è falso ideologico commesso da privato in atto pubblico e violazione della Legge regionale in materia di elezioni negli enti locali.

Sotto inchiesta sono finiti: Claudia Mannino (ex deputato nazionale – pena richiesta 2 anni), Giulia Di Vita (ex deputato nazionale – pena richiesta 2 anni), Riccardo Nuti (ex deputato nazionale ed ex candidato sindaco del comune di Palermo – pena richiesta 2 anni), Claudia La Rocca (ex deputato all’ARS – pena richiesta 1 anni e 6 mesi), Giorgio Ciaccio (ex deputato all’ARS – pena richiesta 2 anni), Samanta Busalacchi (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Pietro Salvino (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Riccardo Ricciardi (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Giuseppe Ippolito (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Stefano Paradiso (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Toni Ferrara (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni),  Alice Pantaleone (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Francesco Menallo (ex esponente del M5S – pena richiesta 2 anni e 3 mesi), Giovanni Scarpello (cancelliere del tribunale di Palermo che autentico le firme – pena richiesta 2 anni e 3 mesi).

Secondo una prima ricostruzione Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, confermarono spontaneamente agli inquirenti, che stavano eseguendo le indagini, di aver falsificato delle firme per la presentazione delle candidature.

Giulia Di Vita, Claudia Mannino e Riccardo Nuti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, rifiutandosi anche di lasciare un saggio grafico per effettuare una comparazione calligrafica.

Riccardo Savona,Presidente della commissione parlamentare bilancio e programmazione al termine delle audizioni di questa mattina continua il percorso di chiarezza e di ricostruzione della difficile situazione economico-finanziaria a seguito tra l’altro della nuova finanza regionale rappresentata dalla cosiddetta armonizzazione contabile prevista dal Decreto Legislativo 118/2011.

“Anche oggi dopo le audizioni di Assessori regionali e Dirigenti generali continua il percorso di trasparenza e di confronto tra il governo regionale e la commissione che mi onoro di rappresentare.

Voglio sottolineare un dato incontrovertibile che l’Assemblea regionale è stata chiamata a riconoscere debiti emersi dal 118 che nel complesso ammontano a 380 milioni di euro per XVI° legislatura e 250 milioni per la XVII° comprese partite pregresse in esame a suddetta commissione.

Fermo restando che gli eventuali profili di responsabilità contabile secondo la norma vigente  sono in capo ai soggetti che hanno determinato la formazione del debito fuori bilancio.

Oggi ad esempio è stata trattata alla presenza dell’Assessore all’economia e il Rup del servizio di manutenzione dei bacini di carenaggio dei porti di Trapani e Palermo dopo la recente sentenza del Cga che ha condannato la Regione Siciliana sulla illegittimità della revoca delle aggiudicazioni dei lavori di ristrutturazione dei bacini galleggianti di carenaggio del porto palermitano.

Abbiamo richiesto una nuova audizione dell’Assessore regionale alle attività produttive alla luce di come si è arrivati a questa sentenza di condanna.E’ chiaro che se emergeranno eventuali responsabilità soggettive sulla vicenda, gli stessi ne risponderanno ai sensi di legge.

Per quanto riguarda il caso stadio di Trabia e il relativo progetto di messa a norma dello stesso e del rifacimento del manto erboso attraverso le risorse del Patto per il Sud,si è addivenuti di trovare una eventuale soluzione con le economie dello stesso bando,visto che da un punto di vista normativo e delle procedure concorsuali il finanziamento è andato al comune subito dopo in graduatoria secondo le norme vigenti.

Infine,voglio concludere,che il percorso intrapreso dalla commissione bilancio e programmazione continua con la massima celerità investendo i vari rami dell’amministrazione regionale per avere un confronto e trovare attraverso il dialogo e le soluzioni praticabili una reale emersione e fotografia della situazione finanziaria che metta in chiaro a tutto il parlamento siciliano le criticità in essere per evitare incomprensioni e facili populismi che sono antitetici al ruolo e ai compiti dei rappresentanti di Sala D’Ercole.”

La commissione Sanità dell’Assemblea regionale siciliana ha affrontato questa mattina, su richiesta dell’onorevole Carmelo Pullara capogruppo dei popolari ed autonomisti dell’Ars, la questione della riapertura delle terme di Sciacca. “Avevo preso l’impegno con la giunta, con i consiglieri comunali e con il comitato spontaneo per la difesa delle terme di Sciacca- afferma Pullara- che avrei portato la questione all’attenzione del Parlamento regionale. Questa mattina, mantenendo la promessa , abbiamo affrontato l’argomento in commissione Sanità, nella consapevolezza che le terme rappresentino un patrimonio economico e culturale nonché una fonte di ricchezza non solo per la città di Sciacca, ma anche per tutta Agrigento e la Sicilia sud occidentale”.

Nel corso dell’audizione, alla quale non era presente l’assessore al bilancio, si è convenuto di aggiornare la seduta in conseguenza di due motivazioni.

La prima è stata evidenziata dalle associazioni che hanno sottolineato come la non previsione delle stufe non è una soluzione proponibile. Mentre la seconda riguarda strettamente all’assenza dell’assessore Armao al quale, in contraddittorio con il comune di sciacca per quanto di proprio competenza, si provvederà a chiedere termini e tempi certi per arrivare alla definizione dell’ter.

“Vigileremo” – conclude Pullara- “sul rispetto dei tempi affinché, al più presto, si possano restituire le terme alla fruizione dei siciliani”.

Due dipendenti Eni che hanno lavorato in Iraq, per conto della raffineria di Gela sono deceduti entrambi a distanza di due giorni.

Si tratta di Gianfranco Di Natale, 36 anni e di Filippo Russello di anni 45.

Dopo la morte di Di Natale, deceduto dopo un mese di ricovero all’Ismett, i magistrati, su denuncia da parte della moglie, hanno disposto un’autopsia.

In tale denuncia la moglie ha riferito che oltre al marito ci sono stati altri casi di dipendenti che sono deceduti dopo essere stati all’estero, come quella di Filippo Russello, collega del Di Natale.

Di Natale aveva avuto un arresto cardiaco mentre si trovava a Vittoria insieme alla sua famiglia e subito fu trasferito all’Ismett di Palermo nel reparto di terapia intensiva. La diagnosi dei medici fu quella di un infiammazione del cuore.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Giorgia Righi, cerca di risalire all’origine di quell’infezione.

Proprio due giorni prima della morte del Di Natale, venne a mancare anche il suo collega Filippo Russello, anche lui dipendente Eni e anche lui era stato in Iraq. Stroncato da un infarto mentre era sulla sua bicicletta sulla SS115 che collega Gela a Licata.

In un primo momento il caso di Russello fu archiviato ma quando la famiglia ha appreso l’accaduto all’altro collega ha deciso di presentare denuncia per avere luce sulle cause esatte del decesso del loro caro.

La procura di Gela sta ancora decidendo se disporre l’autopsia.

La cartella clinica di Di Natale è stata posta sotto sequestro nell’attesa dell’autopsia. Al momento viene esclusa l’ipotesi di malasanità ma tutte le piste rimangono aperte.

Ricordiamo che proprio a settembre nella raffineria di Gela i dipendenti da 1.200 sono passati a 400, i rimanenti sono stati destinati in altre strutture Eni anche all’estero.

I due dipendenti deceduti, Russello e Di Natale avevano scelto di andare in Iraq.

Ciò porta ad avere dei dubbi sulle cause del decesso in quanto troppe coincidenze portano a pensare che ci sia qualche collegamento e quindi si tratti di strane morti sulle quali si è deciso di indagare più a fondo.

 

 

La Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta, accogliendo quanto richiesto dai legali degli imputati del processo Capaci bis e dalla Procura generale, ha deciso di ascoltare i pentiti Pietro Riggio, Maurizio Avola, Raimondo Di Natale e Marcello D’Agata. Sarà citata a deporre anche la genetista Nicoletta Resta. Per i giudici gli esami testimoniali sono necessari per il completamento dell’istruttoria. Slitta quindi la requisitoria della Procura Generale prevista per oggi. Gli imputati sono Salvo Madonia, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro, Lorenzo Tinnirello e Vittorio Tutino. I primi quattro, in primo grado, sono stati condannati all’ergastolo. Tutino è stato assolto. Riggio e Avola saranno ascoltati il 19 novembre. D’Agata, Di Raimondo e la genetista il 29 novembre