Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 607)

Usato, strausato, giocattolato, pedina, soldato, umiliato, viruperato, offeso. Lo hanno fatto pure piangere.

Questo è stato Nino Costanza Scinta nella diatriba tra Forza (le tragedie) Italia e l’amministrazione comunale guidata da Franco Miccichè all’interno della quale, lo stesso Scinta, ne ha fatto parte prima di essere stato trattato come un rasoio da barba usa e getta. Quelli da due euro, per intenderci.

E lui, Scinta, oggi, in una intervista rilasciata ad un altro giornale, invece di sputacchiare a chi lo ha usato come un misero soldatino pronto ad immolarsi a destra e a manca, quasi, anzi senza quasi, si scaglia con il sindaco Miccichè. Ecco cosa ha dichiarato: ” Ho consapevolezza e condivisione dell’atteggiamento legittimamente critico da parte di Forza Italia verso l’operato del sindaco, soprattutto in riferimento alla insufficienza di rapporti e di raccordi con il gruppo consiliare di Forza Italia. Ritengo che il sindaco Miccichè avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente le forze politiche che hanno contribuito alla sua elezione, e che rientrano nell’ambito della maggioranza. Ciò non è avvenuto, e anche per tale ragione ho rassegnato le dimissioni”.

Dinnanzi a dichiarazioni del genere si rimane soltanto basiti. Una dignità politica che oggi viene messa davvero a repentaglio, anche se dichiarazioni del genere lasciano intendere come all’interno di questo pseudo partito (delle tragedie) ad Agrigento vi sia una sorta di macumba che ammalia, umilia e mortifica, tranne quelli che scappano via a gambe levate, chi ne fa parte.

Un partito, quello delle tragedie, dove dalla inchiesta su Girgenti Acque emerge uno spaccato davvero incredibile e vomitevole. Tra di loro, dal capetto ai ruffiani soldatini, si sparlano come pettegoli di altri tempi. Nei prossimi giorni pubblicheremo le intercettazioni da parte delle Forze dell’Ordine che hanno indagato sulla inchiesta “Waterloo” dalle quali si evince inequivocabilmente come tra di loro, prima si baciano e abbracciano nei soliti bar o nel solito hotel (con di mezzo anche scazzottature che il leader non disdegna) e poi subito dopo, quando tutti i soldati scappano via e finiscono di fare gli scendiletto, al telefono inveiscono contro quelli che qualche minuto prima si erano abbracciati e baciati. E sparano a zero contro il leader che, comunque, è a conoscenza di tutto ma che si tiene i soldati, soprattutto se hanno la misera “caratura” di Scinta. Non a caso un politicante piattinante amico di Scinta in Forza Italia, aveva dichiarato nell’ultimo Consiglio comunale che “Scinta non doveva essere santificato perchè santo non era”. Lui solo, Scinta, non si è accorto di quale mantello impervio è stato avvolto. Ma se lui è contento, tutti siamo contenti.

Uno spaccato desolante e avvilente che ha coinvolto anche una persona che noi pensavamo essere seria politicamente. Ce ne eravamo accorti anche dal suo pianto dirotto quando ha presentato le dimissioni a Miccichè. Ed invece, oggi, lui, un tutt’uno con il cognato,  esce fuori con dichiarazioni del genere che fanno davvero accaponare la pelle.

Scinta Antonino ha perso una serissima occasione per stare zitto. Le dichiarazioni rilasciate hanno certamente messo una pietra tombale a quello che, ipoteticamente, poteva essere un suo percorso politico, già annichilito dopo pochi mesi, dai suoi stessi leader.

E lui dorme, beato, e continua ad ossequiare.

Troppo scendiletto, troppo.

N.B. Si spera che le dichiarazioni rese siano sue…

Sono 58 i nuovi casi di coronavirus registrati in Sicilia nelle ultime ventiquattro ore su 7.803 tamponi processati. L’indice di positività è di poco inferiore all’1%. Non si registrano nuove vittime e i guariti/dimessi sono 43. Attualmente ci sono 3.578 persone positive sull’isola (+15).

La distribuzione dei nuovi casi per provincia

Caltanissetta 22,

Catania 13,

Ragusa 11,

Trapani 4,

Palermo 3,

Messina 3,

Siracusa 2,

Enna 0,

Agrigento 0.

Il dott. Salvatore Alaimo è il nuovo presidente del club service di Agrigento. Ieri sera 4 luglio presso la suggestiva ed incantevole cornice del Madison di Realmonte la cerimonia del “Passaggio della Campana” del Rotary Club di Agrigento per l’anno 2021 / 2022. Al Past President Dott. Pier Luigi Maratta è subentrato il dott. Salvatore Alaimo che guiderà il club service per l’anno sociale 21021/2022.

Il nuovo direttivo sarà così composto: Presidente, Dott. Salvatore Alaimo; Segretario, Prof.ssa Jaana Helena Simpanen; Tesoriere, Dott. Maurizio Vittorio Rizzo; Prefetto, Prof. Giacomo Minio.

Faranno parte del Consiglio Direttivo il Past President Pier Luigi Maratta, Vice Presidente Ottavio Sodano ed i Consiglieri Antonio Arnone, Salvatore Attanasio, Giuseppe Avanzato, Cinzia Gambino, Maria Luisa Gurgone, Filippo Napoli , Lino Sgarito, Giuseppe Virgilio.

Ha aperto e condotto la cerimonia, in un clima di amicizia e ritrovata convivialità dopo le restrizioni dovute alla pandemia, il Prefetto del Club il Prof. Giacomo Minio. Il Past President Pier Luigi Maratta, dopo aver illustrato le proficue attività svolte durante l’anno sociale 2020/2021, ha passato il collare al Dott. Salvatore Alaimo che ha illustrato i temi del programma del suo anno rotariano che hanno nel motto del Presidente del Rotary International Shekhar Mehta “SERVIRE PER CAMBIARE VITE” la sintesi di tutte le attività che vedranno impegnati tutti i soci del club: progetti ambientali, progetti di prevenzione sanitaria e progetti educativi.

Oggi, dopo 10 giorni di sciopero degli operatori ecologici che non ricevono lo stipendio e le discariche abusive che si sono create e prendono fuoco come se fossero i falò del ferragosto, ci rivolgiamo a voi in cerca d’aiuto per una Favara sommersa dai rifiuti. 
Vi starete chiedendo il perché? 
Giusto, meritate la dovuta motivazione e di seguito la rappresentiamo. 
Or bene, del Comune di Favara avete sempre scritto nel bene e nel male, perché è il Vostro nobile fine quello di racconta la verità dei fatti. 
Oggi, dopo il mancato accordo tra Comune, Ditte è queste ultime e i propri dipendenti, vi chiediamo di aiutarci non a capire perché Favara è sommersa dai rifiuti, ma perché lo è da più di un anno con ricorrenza ciclica quasi a non fare più notizia. 
Eppure la notizia c’è, qual’è? Il costo del servizio di raccolta che aumenta sempre più mentre in tutti gli altri comuni diminuisce. 
Nonostante questo costante aumento del costo della raccolta dei rifiuti i Cittadini non ricevono un servizio degno di tale nome e gli operatori ecologici non ricevono lo stipendio e scioperano. 
Bene, anzi male, dallo Stato e dalla Regione Sicilia sentiamo che inviano migliaia di euro per garantire i servizi essenziali degli Enti Locali, considerate le mancate entrate dovute alla crisi economica in atto dovuta alla pandemia in corso. Eppure il Comune di Favara riesce a pagare a stento gli stipendi dei dipendenti e le indennità ai politici locali (Amministratori e Consiglieri).
Dove finiscono questi soldi?
Non lo sappiamo.
Ecco l’indagine giornalistica che vi chiediamo.
Di sicuro il Prefetto e la Procura della Repubblica si saranno fatti un’idea ma mancano i provvedimenti conseguenziali, probabilmente perché non ci sono atti e fatti a supporto delle responsabilità individuate. 
Starete pensando perché la domanda non la porgiamo direttamente al Comune di Favara, non lo facciamo perché dalle dichiarazioni acquisite abbiamo capito che nemmeno gli addetti ai lavori si raccapezzano più. 
Già, in questi giorni abbiamo assistito che per il comune si è arricchita la platea degli evasori, penserete che siano quei cittadini che stanchi di non ricevere il servizio non pagano più l’imposta sui rifiuti. 
No! 
I nuovi evasori, a dire dell’assessore al bilancio, sono gli operatori ecologici che non ricevono lo stipendio da mesi e non riescono neache a provvedere al sostentamento loro e delle loro famiglie e si vorrebbe che paghino regolarmente le tasse. Mah! 
Ecco a Favara tutto è a posto e niente in ordine. 
Considerata la rassegnazione dei Cittadini Favaresi, che hanno perso financo l’orgoglio di essere tali, vi chiediamo, per quanto nelle Vostre possibilità di aprire un’inchiesta che faccia luce sugli accadimenti della raccolta dei rifiuti a Favara, che oggi ancora aspettano una concreta risposta da parte delle Istituzioni che discutono da più di un anno senza concedere la risposta definitiva ad una comunità martoriata dall’immondizia e non solo”.
Documento firmato Konsumer, Favara.

Si è svolto questa mattina, in due diverse sale del Dioscuri bay Palace a San Leone, considerato il grande afflusso di partecipanti, il seminario sul tema “SuperBonus 110% le procedure, i requisiti, i controlli ed il ruolo del professionista” con specifici interventi sull’aspetto fiscale e sul patrimonio edilizio esistente in ambito di efficienza energetica e interventi antisismici.

Dopo i saluti del sindaco Francesco Miccichè e l’apertura dei lavori a cura di Rino La Mendola, presidente dell’Ordine degli architetti e di Pietro Fiaccabrino, presidente della Fondazione Architetti nel Mediterraneo, si sono susseguiti gli interventi di Domenico Prisinzano, responsabile del Laboratorio supporto attività programmatiche per l’efficienza energetica ENEA-DUEE-SPS.SAP; di Salvatore Crapanzano, dottore commercialista, e di Giuseppe Grimaldi, architetto libero professionista.

Al termine degli interventi si è svolto il question time attraverso il quale i partecipanti hanno potuto porre le proprie domande agli esperti relatori.

“La pandemia da Covid-19, negli ultimi 500 giorni – ha affermato Rino La Mendola – ha messo in ginocchio l’economia del Paese coinvolgendo in pieno il settore delle costruzioni, già  da tempo in sofferenza sull’intero territorio nazionale e, soprattutto,  in contesti territoriali critici come la provincia di Agrigento dove, secondo i dati recentemente censiti dalla Cassa Edile, negli ultimi dieci anni, abbiamo registrato la perdita di 4.300 posti di lavoro, la chiusura di 707 imprese e la perdita di 23 milioni di euro di salari. Oggi cominciamo finalmente a vedere l’uscita dal tunnel di una delle crisi sanitarie e socio-economiche più pesanti del dopo guerra grazie alla campagna vaccinale che costituisce il miglior presidio sanitario per ridurre i contagi, a strumenti importanti per far ripartire l’economia, come il Recovery Plan e alla politica dei Bonus incentivanti che riteniamo fondamentali per stimolare nuovi investimenti nel settore delle costruzioni, come il SuperBonus al 110%.  Per questo abbiamo voluto offrire agli addetti ai lavori una buona opportunità di aggiornamento professionale con un seminario tenuto da relatori autorevoli ed esperti, che ci illumineranno sulle procedure da seguire dal punto di vista tecnico-amministrativo e fiscale”.

“Oggi ci ritroviamo in presenza, dopo tanto tempo – ha dichiarato Pietro Fraccabrino – per celebrare un evento di grande importanza: la formazione relativa al SuperBonus sui vari aspetti della tematica trattata. Un tema di grande attualità sul quale la società civile e il mondo dei tecnici professionisti sono impegnati”.

A relazionare sugli aspetti legati all’efficientamento energetico e gli interventi antisismici, l’ingegnere Domenico Prisinzano che ha “presentato la logica sulla quale si basa il SuperBonus e gli aspetti critici ai quali i professionisti devono stare attenti – ha spiegato – l’utilizzo di materiali isolanti che siano certificati; la redazione del computo metrico che deve contenere i costi realmente sostenuti; la relazione tecnica che si deposita in Comune prima dell’inizio dei lavori. Mi auguro di avere trasferito questo messaggio in modo che il professionista sia più consapevole del lavoro che deve svolgere”.

L’aspetto fiscale è stato affrontato da Salvatore Crapanzano che ha sottolineato come “la normativa sul SuperBonus sia un’ottima opportunità di lavoro per i professionisti che devono controllare l’efficacia del processo revisionando e controllando tutti i documenti previsti dalla norma, in termini sia di asseverazioni tecniche, sia di congruità del costo, per quanto riguarda la professione architetto e i dottori commercialisti in relazione al visto di conformità che obbligatoriamente deve essere rilasciato nell’ipotesi di detrazione fiscale – ha detto Salvatore Crapanzano – È un’opportunità professionale che richiede un lavoro in team tra le diverse professionalità che partecipano al progetto di investimento in ambito edilizio e richiede una continua ricerca e formazione in relazione agli interventi da realizzare”.

“Questo è senz’altro un momento di formazione importante per l’Ordine degli architetti e per la Fondazione Architetti nel Mediterraneo – ha affermato Giuseppe Grimaldi – È un argomento all’ordine del giorno da circa un anno e top trend nelle ricerche di Google, anche perché si tratta di una materia è importante che rivoluzionerà i nostri studi professionali. C’è tanta voglia di conoscere, di sapere e l’ingegnere Prisinzano ci aiuta a comprendere meglio alcune sfaccettature della norma”.

Alla luce della vicenda ‘’Girgenti Acque’’ nonché della maxi inchiesta “Waterloo”, avremmo alcune domande da porre visto che non riusciamo a trovare risposta da dare ai tanti cittadini che si rivolgono ai nostri uffici.

  • Ma se Girgenti Acque di fatto non esiste più dal 2018 data da cui l’azienda che gestiva le condotte idriche e i depuratori è stata commissariata dallo stato tramite la prefettura, ad essere denunciati per la MANCATA DEPURAZIONE(Reato penale) saranno anche i commissari ?
  • E se è stato acclarato con tanto di relazioni tecniche, che la depurazione non avviene, il cittadino, deve ancora pagarla così come se la ritrova nella bolletta che viene recapitata dalla gestione commissariale e cioè dagli uomini di governo?
  • Stessa cosa vale per i contatori, ma se sono stati riconosciuti “illegali”, come mai non sono stati sostituiti dai commissari che in ogni caso hanno continuato a inviare le bollette(ricavate da contatori ritenuti fasulli?)
  • Attendiamo, fiduciosi l’esito delle azioni della magistratura, certi che verrà fatta chiarezza su un tema che ha pesato molto sulla salute pubblica e sulle tasche delle famiglie degli Agrigentini, ma intanto, vorremmo sapere se e come mai queste persone che rappresentano lo stato hanno continuato a delinquere.
  • Chi aveva il controllo sui gestori del servizio?
  • È, quanto meno, singolare sentire le voci di alcuni soggetti, supini, per non dire proni, al sistema, alzare gli scudi contro lo stesso, dopo aver ottenuto favori e prebende.
  • La vicenda Girgenti acque va oltre la corruzione, fa emergere maggiormente il degrado sociale di questa terra, ma ad essere eventualmente responsabile, è solo l’imprenditore ?
  • La politica quella che si è strutturata con l’assumificio della ex Girgenti Acque, oggi si trova ai vertici comunali regionali nazionali eppure nessuno di quanti, e sono tanti, risultano a vario titolo coinvolti, ha pensato di farsi da parte di rassegnare le proprie dimissioni, anzi, nel pomeriggio di oggi, sceglieranno un CDA che andrà a gestire una consortile che noi abbiamo chiesto fosse slegata dalla politica.
  • Non è un segreto, risulta dagli atti della procura, che nella vicenda siano coinvolti dal giornalista alle forze dell’ordine, dal dirigente pubblico al politico e quindi, questa volta a pagare non dovrà e  non potrà essere il cittadino, unica vittima di un sistema di corruttele inveterato.

Ad Aragona i Carabinieri della locale Stazione hanno sorpreso, nel centro storico, un commerciante di 50 anni, con precedenti di polizia, in possesso di una dose di crack e di un coltello a serramanico di circa 15 centimetri. I militari lo hanno perquisito perché colto in atteggiamento sospetto. Nel corso della successiva perquisizione domiciliare, sono stati rinvenuti e sequestrati 25 grammi di marijuana, circa 1 grammo di eroina, un ulteriore grammo di crack e 2 grammi di cocaina, divisi in due dosi, 4 bilancini elettronici di precisione e sostanza da taglio, verosimilmente del tipo mannite, per circa 2 grammi. Il commerciante aragonese è stato denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti e porto abusivo di armi e strumenti atti ad offendere.

A Naro un operaio romeno di 22 anni, con precedenti di polizia, si è recato nella locale Stazione dei Carabinieri per aggredire il suo ex datore di lavoro, intento a denunciarlo per le minacce ricevute. I Carabinieri, accortisi del suo stato di agitazione, hanno tentato di rasserenarlo, ma lui si è scagliato contro di loro, minacciando ancora il suo ex datore di lavoro e anche i militari. Il giovane operaio si sarebbe rifiutato di essere assunto regolarmente dal datore di lavoro perché beneficiario del reddito di cittadinanza. E ha preteso di lavorare in nero per non perdere il reddito di cittadinanza. Il romeno, arrestato ai domiciliari, risponderà all’autorità giudiziaria di minacce, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Non c’è accordo malgrado la gravissima situazione che sta mettendo a forte rischio la salute e l’ordine pubblico della città. Lo sciopero, senza le attese novità da parte dei lavoratori, continua.

All’incontro hanno partecipato la sindaca Anna Alba, gli assessori Giudice, Romeo e Maggiore, presente il dirigente dell’Utc, ing. Alberto Avenia, per le ditte, presenti, Alfredo Consiglio, Gaglio, Calabro’ e l’avv. Stefano Catuara.

Nulla di fatto dopo oltre due ore di trattativa. Il Comune non ha soldi oltre i 100mila euro già versati alle ditte ed è in attesa di 256mila del fondo perequativo. Le ditte sono in sofferenza economica con le anticipazioni di quattro mensilità.

Superiore a tutte le ragioni di questo mondo c’è il diritto alla salute pubblica, bisogna intervenire urgentemente. Paradossalmente, questa è la terra di Pirandello, l’Asp ci dice l’assessore comunale Maria Laura Maggiore “non ha ancora decretato lo stato di emergenza, atteso dall’amministrazione comunale per procedere con Ordinanza urgente per quanto previsto dall’art. 191del D.L.vo 152/2006”.

La norma così dispone: “Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza, con particolare riferimento alle disposizioni sul potere di ordinanza di cui all’art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del servizio nazionale della protezione civile, qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità ovvero di grave e concreto pericolo per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della provincia ovvero il Sindaco possono emettere, nell’ambito delle rispettive competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a forme, anche speciali, di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, nel rispetto, comunque, delle disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione europea garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente. L’ordinanza può disporre la requisizione in uso degli impianti e l’avvalimento temporaneo del personale che vi è addetto senza costituzione di rapporti di lavoro con l’ente pubblico e senza nuovi o maggiori oneri a carico di quest’ultimo. Dette ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, al Ministro della salute, al Ministro delle attività produttive, al Presidente della regione e all’autorità d’ambito di cui all’articolo 201 entro tre giorni dall’emissione ed hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi”.

È anche previsto un tavolo d’incontro con il Prefetto di Agrigento dagli esiti, a questo punto, molto incerti.

Via siciliaonpress

Sig. Presidente, mi rivolgo a Lei per l’incarico che ricopre, per manifestarle tutto il disagio e la sofferenza di quanti come me (familiari di vittime innocenti di mafia) si sentono violentati da un’omertà istituzionale che per troppi decenni è stata funzionale ad allontanare la verità sulle stragi del ’92.
Come potrei definire, se non “omertà”, certi silenzi? Come potrei tacere dinanzi la mancata desecretazione – per decenni – degli atti relativi ai Giudici Falcone e Borsellino da parte del Consiglio superiore della magistratura, al solo fine di non mettere in discussione gli equilibri che governavano il mondo interno della magistratura (così come recentemente riferito da Luca Palamara in Commissione parlamentare antimafia)?
Anche quest’anno non ho partecipato e non parteciperò agli eventi commemorativi in ricordo dei Giudici uccisi, perché se la mafia uccide e il silenzio pure, non so più quale chiave di lettura dare ai troppi silenzi istituzionali che fin dall’immediatezza delle stragi di Capaci e via D’Amelio hanno finito con il favorire anni di depistaggi, impedendo che fosse resa giustizia alle vittime di quelle stragi.
Abbiamo dovuto aspettare decenni, prima che a Caltanissetta – grazie all’operato dell’attuale Procura – venissero diradate alcune nebbie, ma nonostante ciò, ci sono ancora molti punti oscuri sui quali far luce.
Mi rivolgo a Lei Sig. Presidente Morra, perché dopo la desecretazione di alcuni atti, di altri non si ha notizia.
Due anni fa, avevo molto apprezzato la decisione di desecretare tutti i documenti della Commissione Antimafia dal 1963 al 2001, e speravo rappresentasse il primo passo perché venissero tolti tutti i segreti di Stato sulle vicende di mafia, a tutti i livelli e in tutte le sedi.
Sig. Presidente, la perdita di fiducia nelle Istituzioni – e in particolare nella Magistratura dopo i più recenti scandali – impongono scelte coraggiose e coerenti con le promesse da Lei fatte a suo tempo.
Il 1990, rientra nell’arco temporale (dal 1963 al 2001) rispetto al quale tutti i documenti della Commissione Antimafia si sarebbero dovuti desecretare.
Per quale ignota ragione, dunque, non si è ritenuto di dover rendere pubblici i contenuti dell’audizione del Giudice Giovanni Falcone in Commissione Antimafia nel giugno del 1990?
Il Giudice Falcone venne sentito in Commissione antimafia più di trenta anni fa, e questo lo sappiamo con certezza, così come sappiamo del suo riferimento a una centrale unica degli appalti con valenza sull’intero territorio nazionale.
Cosa contengono i verbali di quel lontano 1990? Perché non vengono ancora resi pubblici?
Oggi, dopo aver appreso in merito al mantenimento del segreto da parte del Csm degli atti relativi ai Giudici Falcone e Borsellino, e non per ragioni di sicurezza dello Stato, ma a dire del Dott. Palamara, per non mettere in discussione gli equilibri che governavano il mondo interno della magistratura, sono qui a chiedermi se questo Stato sia ancora quello Stato per il quale Magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e semplici cittadini, hanno dato la propria vita, e se abbia un senso prendere parte a commemorazioni che il più delle volte si risolvono in sterili passerelle mediatiche e nella voce di un’antimafia che ha perso di vista le vere ragioni che portarono alla nascita di associazioni e movimenti spontanei  (ma anche, e soprattutto, alla nascita di organismi istituzionali) che sull’onda emotiva dei fatti del ’92 videro la gente scendere nelle piazze in segno di ribellione contro la mafia.
Non posso sopportare l’idea che le Istituzioni possano essersi piegate al giogo di quelle aberrazioni morali che sacrificano la verità e la storia dei nostri Eroi sull’altare del compromesso e degli equilibri politico-istituzionali che hanno governato un mondo che non era quello in cui credevano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Sig. Presidente, a nome mio e dei familiari di vittime di mafia che rappresento nell’associazione della quale mi onoro di far parte, sono qui a chiederLe di mantenere l’impegno che si è assunto nel desecretare tutti gli atti, e ripeto tutti (in particolare quelli relativi all’audizione del Dott. Falcone nel 1990) perché ci sia data la possibilità di presentarci a testa alta nel corso di giornate commemorative ed altri eventi contro la mafia, senza doverci vergognare per avere con il nostro silenzio avallato un percorso di omertà (legge che non appartiene e non può appartenere allo Stato, ma a ben altre organizzazioni) che rischia di vedere messe in discussione la dignità e la fiducia nelle Istituzioni.
Se non vuol farlo per noi, se non vuol farlo per Lei stesso, lo faccia per i tanti Borsellino, Falcone, Costa, Saetta, Ciaccio Montalto, Rocco Chinnici, Livatino e altri che prima e dopo di loro hanno pagato con la propria vita la fedeltà alle Istituzioni.
Lo faccia pure per chi vuole, ma lo faccia!
Nessuno può ancora permettersi di aspettare altri trent’anni…