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“Come da copione, il governo giallorosso trova l’accordo e sforna una maxi sanatoria per gli immigrati irregolari, spalancando le porte a centinaia di migliaia di clandestini entrati illegalmente nel nostro Paese”. È quanto afferma l’europarlamentare della Lega, Francesca Donato.

“È inaccettabile: da una parte si impedisce agli italiani di lavorare, si lasciano a casa i percettori del reddito di cittadinanza – aggiunge la Donato – dall’altra si garantisce il lavoro a basso costo ai clandestini, incentivando sempre più partenze dalle coste libiche, a vantaggio delle mafie che gestiscono il traffico di migranti e ingrassano le file dei lavoratori sottopagati”.

“A fronte di un crollo disastroso di interi settori come commercio, turismo, ristorazione e libere professioni, il Governo considera prioritario alimentare il business di barchini, scafisti e sbarchi di clandestini”.

“Un provvedimento vergognoso e ingiustificabile – conclude l’europarlamentare leghista – le cui conseguenze graveranno come sempre su regioni e comuni del meridione, già allo stremo e dimenticati da Roma oltre che dall’ormai latitante Unione Europea. Gli italiani non meritano questo: la Lega non starà a guardare mentre Pd e M5s fanno a pezzi il Paese”.

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento ha appreso, con vivo stupore, del contenuto della conferenza stampa straordinaria indetta dal sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro, secondo il quale l’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento rappresentaun focolaio di infezione da Covid-19.

A tal riguardo la Direzione Sanitaria di Presidio, di concerto con la Direzione Aziendale, intende rassicurare la collettività circa la piena sicurezza dei percorsi assistenziali all’interno del nosocomio.

Alla data attuale, l’ASP di Agrigento ha monitorato costantemente lo stato di salute del personale in servizio nel predetto Presidio; orbene, su 929 tamponi rino-faringei eseguiti, solo quattro risultano essere positivi, per i quali, peraltro, è in corso la validazione diagnostica.

E’ ancora opportuno sottolineare che i quattro soggetti risultati positivi, pur prestando servizio all’interno dell’ospedale, non svolgono attività in unità operative con degenza e quindi non hanno contatti con i pazienti ricoverati.

E’ appena il caso di tornare a ribadire che l’ospedale di Agrigento dispone, al suo interno, di percorsi Covid e non-Covid differenziati, finalizzati ad evitare qualsivoglia promiscuità o contatto tra pazienti NO COVID e pazienti potenzialmente positivi; inoltre tutto il personale sanitario opera sistematicamente munito di dispositivi di protezione individuale tesi a garantire la sicurezza propria e quella altrui.

In conclusione l’Azienda, nel rammaricarsi per l’asserzione del sindaco, istituzione dotata di intrinseca attendibilità, conferma l’assoluta sicurezza dell’ospedale “San Giovanni di Dio”, anche grazie alla professionalità di tutti coloro che vi operano per assicurare una efficace ed efficiente assistenza sanitaria.

Carissimi,

come tutti sapete, il 7 maggio u.s. il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e il Ministro dell’Interno hanno sottoscritto il “Protocollo” concernente le «necessarie misure di sicurezza cui ottemperare, nel rispetto della normativa e delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID 19, per la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo», che entreranno in vigore a partire dal 18 maggio p.v.

Nel raccomandare di osservare diligentemente e mettere in pratica, da parte di tutti, le norme contenute in questo “Protocollo”,

DISPONGO

che nella nostra Arcidiocesi si osservino tutte le norme appresso indicate, soprattutto da parte dei presbiteri che, messi a capo delle comunità, ne hanno la responsabilità morale e legale.

Dopo mesi di digiuno forzato, è una grazia poter riprendere a celebrare comunitariamente l’Eucaristia, pur nelle limitazioni che ancora questo periodo richiede e con le precauzioni da osservare con cura per rispettare le necessarie misure di sicurezza

1. SPAZI PER LE CELEBRAZIONI

  1. a)  Ogni parroco, amministratore parrocchiale, rettore o superiore religioso provveda a stabilire la capienza massima e la disposizione dei posti nella propria chiesa, contrassegnandoli con un segno identificativo, tenendo conto della distanza minima di sicurezza (almeno un metro laterale e frontale).
  2. b)  Sono permesse le celebrazioni anche in spazi aperti, mantenendo le distanze previste dall’autorità sanitaria, per garantire la sicurezza e consentire una maggiore capienza.
  3. c)  Si prevedano appositi spazi per favorire la partecipazione alle celebrazioni di persone diversamente abili. Esclusivamente in questo caso, si potranno riservare apposite aree ai componenti di nuclei familiari che vivono nella stessa casa.
  4. d)  Raggiunta la capienza massima, i volontari dovranno chiudere le porte della chiesa o del cancello.
  5. e)  Le celebrazioni potranno avere luogo: nelle chiese parrocchiali; nelle rettorie affidate a Ordini

religiosi maschili; nelle chiese non parrocchiali affidate a rettori nominati dall’Arcivescovo, d’intesa col parroco del territorio; negli Istituti religiosi che ospitano anziani, ammalati o diversamente abili; nei luoghi all’aperto di pertinenza della chiesa. Per i luoghi pubblici va chiesta l’autorizzazione alle autorità pubbliche.

2. ACCESSO AI LUOGHI DI CELEBRAZIONE

  1. a)  All’ingresso della chiesa o dell’area all’aperto in cui ha luogo la celebrazione sia affisso un cartello informativo con le indicazioni essenziali, tra le quali non devono mancare:
    • il numero massimo di partecipanti consentito in relazione alla capienza della chiesa odell’area all’aperto;

    • l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza di un metro e mezzo durante l’entrata el’uscita, di igienizzare le mani mediante appositi prodotti forniti all’interno e di indossare la

      mascherina che copra naso e bocca;

    • il divieto di accedere per chi abbia una temperatura superiore a 37.5°C, per chi presentisintomi influenzali o problemi respiratori e per chi sia stato in contatto con persone positive a SARS-CoV-2 nei giorni precedenti.
  2. b)  All’ingresso siano disponibili liquidi igienizzanti.
  3. c)  Si continui a mantenere vuote le acquasantiere delle chiese.
  4. d)  Per la gestione si preveda un gruppo di volontari alla porta (ai quali bisogna garantire guanti monouso e mascherine), che siano facilmente identificabili mediante appositi distintivi.
  5. e)  Dove è possibile, si utilizzino porte differenti per l’entrata e per l’uscita, così da evitare l’incrociarsi dei fedeli; dove esiste una sola porta, sia garantito il flusso alternato in entrata e in uscita.
  6. f)  Durante l’entrata e l’uscita dei fedeli le porte rimangano aperte per favorire il flusso ed evitare che porte e maniglie siano toccate.
  7. g)  Si invitino coloro che entrano a occupare i posti liberi distanti dall’ingresso.
  8. h)  Il gruppo dei volontari guidi la procedura di uscita, facendo defluire prima chi si trova più vicino alla porta e garantendo il deflusso ordinato e distanziato.

3. NORME PER I FEDELI

  1. a)  Tutti i fedeli indossino le mascherine prima di entrare e la rimuovano solo dopo essere usciti.
  2. b)  I lettori utilizzino anche i guanti; il microfono dell’ambone sia posizionato a debita distanza dalla bocca e in modo tale da non dover essere tenuto in mano o spostato.
  3. c)  È vietato l’uso di qualsiasi sussidio cartaceo.
  4. d)  È ammessa la presenza di un animatore del canto e di un animatore della musica, ma non è possibile quella del coro.
  5. e)  Si omettano la processione offertoriale e lo scambio della pace.
  6. f)  Le offerte non si possono raccogliere durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori collocati in luoghi idonei.

4. NORME PER I CELEBRANTI

  1. a)  È necessario ridurre al minimo la presenza di concelebranti e ministri, che — in presbiterio — sono tenuti al rispetto della distanza prevista.
  2. b)  In caso di concelebrazione, la comunione al calice sia fatta solamente per intinzione, lasciando all’ultimo sacerdote il compito di bere direttamente al calice e provvedere alla purificazione.
  3. c)  Il diacono si comunichi sotto la sola specie del pane.
  4. d)  Durante tutta la celebrazione le particole per la comunione siano sempre coperte da una copertura idonea.

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5. NORME PER LA DISTRIBUZIONE DELLA COMUNIONE

  1. a)  La distribuzione della comunione avvenga dopo che il celebrante ed eventualmente il diacono o l’accolito abbiano igienizzato le mani e indossato guanti monouso e mascherina.
  2. b)  Riguardo ai dispositivi di sicurezza, si utilizzino soltanto mascherine chirurgiche e guanti latex free, per tutelare coloro che, anche inconsapevolmente, sono allergici al lattice.
  3. c)  Per la distribuzione delle particole senza glutine, dopo aver comunicato tutti gli altri fedeli, il ministro abbia cura di ripetere le procedure di sicurezza, igienizzando nuovamente le mani e indossando un nuovo paio di guanti.
  4. d)  Chi distribuisce la comunione ponga le particole nelle mani dei fedeli, evitando il contatto.
  5. e)  I fedeli si mettano in fila per ricevere la comunione, mantenendo sempre un’adeguata distanza di sicurezza; ricevuta la particola, si spostino lateralmente, abbassino la mascherina e si comunichino.
  6. f)  Non è consentito ai ministri straordinari della comunione di aiutare il celebrante per la distribuzione dell’Eucaristia.

6. NORME DA OSSERVARE AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE

  1. a)  Un gruppo di volontari aiuti il parroco a igienizzare la chiesa, la sacrestia e gli altri ambienti, mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti ad azione antisettica.
  2. b)  Si abbia cura di favorire il ricambio dell’aria.
  3. c)  Siano accuratamente disinfettati i vasi sacri, le ampolline e altri oggetti utilizzati, compresi i microfoni.
  4. d)  Il purificatoio sia cambiato a ogni celebrazione.
  5. e)  Il “Protocollo” non richiede l’obbligo di sanificazione da parte di società specializzate, ma stabilisce la necessità di una frequente igienizzazione degli ambienti e delle suppellettili (cfr 2.1 e 2.2); tuttavia è opportuno, almeno alla riapertura e una volta al mese, procedere anche alla sanificazione della chiesa e dei locali annessi.

7. CELEBRAZIONE DI SACRAMENTI E SACRAMENTALI

  1. Battesimo
    • ‣  sia celebrato al di fuori della messa;
    • ‣  si eviti il rito per immersione, preferendo l’infusione;
    • ‣  si usino guanti monouso per le unzioni.
  2. Cresima, Prima Comunione e Prima Confessione

‣ rinviate a data da stabilirsi, in base all’evolversi dell’emergenza epidemiologica.

  1. Matrimonio
    ‣ il numero massimo dei fedeli che possono partecipare al rito dipende dalla capienza dellachiesa, al fine di garantire la giusta distanza interpersonale;

    • ‣  al termine della celebrazione sono vietati gli assembramenti per il tradizionale lancio delriso o di altro;
    • ‣  i nubendi che avessero programmato la cresima in prossimità del matrimonio, lariceveranno non appena possibile, dopo la celebrazione delle nozze.
  2. Penitenza
    ‣ sia amministrata in luoghi ampi e areati, nel rispetto delle misure di distanziamento eavendo cura di garantire la riservatezza richiesta dal sacramento;

‣ sacerdote e fedeli indossino la mascherina.

5. Unzione degli infermi
‣ il presbitero usi mascherina e guanti monouso.

6. Viatico
‣ sia portato esclusivamente dal ministro ordinato;

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‣ il ministro usi mascherina e guanti e faccia attenzione a non toccare le labbra del malato.

7. Esequie

  • ‣  viene meno il limite delle 15 persone, imposto dalle disposizioni precedenti;
  • ‣  per la celebrazione ci si attenga alle norme sopra indicate;
  • ‣  riguardo ai fiori, è consentito soltanto il copricassa; eventuali altri omaggi floreali sianolasciati fuori dalla chiesa;
  • ‣  il rito si concluda con la benedizione all’altare, evitando l’accompagnamento alla porta;
  • ‣  per le offerte del “fiore che non marcisce” si usino appositi contenitori;
  • ‣  sono vietati i saluti sia prima sia dopo la celebrazione;
  • ‣  si concordi con l’agenzia funebre l’eventuale apposizione di firme in un apposito registro,come forma alternativa alle consuete condoglianze.
  1. Messe per i defunti
    • ‣  eventuali messe per i defunti deceduti tra l’inizio della pandemia e il 3 maggio, per i qualinon è stato possibile celebrare la messa funebre, eccezionalmente si potranno celebrare al

      di fuori delle messe comunitarie;

    • ‣  rimane invariata la norma circa la celebrazione di messe per i defunti esclusivamentedurante la messa comunitaria.
  2. Corpus Domini

‣ saranno date ulteriori indicazioni, in base all’evolversi degli eventi.

10. Feste della Madonna e dei Santi
‣ sono consentite soltanto le celebrazioni liturgiche in chiesa, nel rispetto delle norme sopra

indicate;
‣ sono sospese tutte le processioni e le manifestazioni esterne.

11. Altre celebrazioni
‣ non sono ammesse celebrazioni di messe riservate a gruppi, associazioni, movimenti e

nuove comunità; si invitino i membri a partecipare alla messa comunitaria;

  • ‣  altri momenti comunitari di preghiera e di catechesi sono concessi, a condizione che sirispettino le norme previste per la messa;
  • ‣  le processioni con il Santissimo Sacramento, anche all’interno della chiesa o sul sagrato,non sono permesse.

    12. Binazione e trinazione

  • ‣  qualora se ne presentasse la necessità, è concessa ai presbiteri la facoltà di binare nei giorniferiali e trinare in quelli festivi;
  • ‣  eventuali eccezioni potranno essere autorizzate solo ed esclusivamente dall’Arcivescovo.Chiedo a tutti i presbiteri di diffondere ampiamente queste nuove disposizioni ai fedeli. Raccomando a chiunque, per diverse ragioni, non potesse partecipare alla messa domenicale e festiva, di non rinunciare alla celebrazione, partecipando almeno a quella feriale. Ricordo che laddove non fosse possibile o raccomandabile, per motivi di età o di salute, partecipare alla santa messa domenicale, ci si può unire spiritualmente alla celebrazione comunitaria, seguendone la diretta trasmessa dai mezzi della comunicazione.

    Ringrazio tutti per l’attenzione che presterete a queste norme e per l’impegno che manifesterete nell’attuarle. Vi saluto di cuore, assicurandovi la mia preghiera e la mia benedizione.

Primo caso di coronavirus nel piccolo Comune dell’agrigentino ed è stato, ormai prassi consolidata, il sindaco a darne notizia. Lo ha fatto con un video messaggio postato su Facebook.

Si tratta di un contagio asintomatico ha detto il primo cittadino che ha invitato a non iniziare la caccia alle streghe per individuare la persona, mentre è importante in questa fase due non abbassare la guardia.

La sciarra nu varberi di Giuseppe Maurizio Piscopo

Sono arrivato in piazza Cavour alle 10 del mattino ed ho trovato il salone pieno di gente che discuteva animatamente sulla grande musica italiana. C’era una forte questione intellettuale sulle opere di  Giuseppe Verdi e di Vincenzo Bellini. Si erano create  due fazioni contrapposte fra i clienti del sabato: per alcuni le opere di Verdi Il Rigoletto, il Trovatore, La Traviata erano inferiori alle composizioni di Vincenzo Bellini autore di 10 opere liriche tra le quali: la Sonnambula, la Norma, I Puritani. Una questione difficilissima da dirimere anche per il barbiere. “Bellini ha studiato a Napoli quando Napoli era come Parigi, e i musicisti napoletani erano al primo posto nel mondo, che ci avete in testa gridava Don Fofò agli avversari, voi siete come il vino senza “tramazzo” e ogni botte dà il vino che ha  e in questo caso la vostra botte  sa dare solo “acitu tintu, che ne sapete di musica e teatri!”  Di che stiamo parlando gridava con un tono sopra Don Taninu,  Giuseppe Verdi ha simpatizzato con il movimento del Risorgimento ha composto Il Va pensiero, ( il coro degli schiavi del Nabucco), opera famosa eseguita in tutti i più grandi Teatri del mondo, finemula di babbiari ! Il barbiere non era molto ferrato sugli argomenti dell’opera lirica e non riusciva a stabilire la calma, tant’è che nella concitazione, nel momento in cui Don Fofò e don Taninu stavano arrivando alle mani, in un attimo di distrazione al cliente comodamente seduto gli stava tagliando un orecchio col rasoio. Fortunatamente in quel momento entrò l’ avvocato Giglia un melomane,  sempre con il cappello e l’ombrello che portava sempre e con qualsiasi tempo memore di una breve esperienza  a Londra. Per questo lo chiamavano scherzosamente “U nglisi”.  La sua presenza fu come un toccasana. “E cu lu mannà l’Angilu Gabrieli dissi u varberi” che era in grande difficoltà, con il rischio che se la cosa continuava a prendere quella brutta piega gli distruggevano il salone con le sedie nuove appena arrivate da Napoli. L’avvocato Giglia era un grande appassionato dell’Opera, era uno che quando c’era la prima al teatro Massimo di Palermo si faceva accompagnare da uno dei dodici apostoli favaresi, così li chiamavano gli autisti di piazza. Gli autisti volevano evitare questa noiosa giornata perché non amavano l’Opera, ma all’avvocato nessuno diceva di no e fingevano di essere felici nel trascorrere una giornata con lui e la sua signora. L’avvocato Giglia trasformò quel salone in un’aula di tribunale, prima  volle sentire le ragioni delle due parti, poi chiese il silenzio assoluto per esprimere il suo verdetto finale. Sia chiaro, disse deciso: la ragione non sta mai da una sola parte  ricordatevelo sempre. Noi non stiamo parlando di due ciclisti qualsiasi, come Gimondi e Bartali, di due campioni del mondo, ma di due grandissimi musicisti molto diversi l’uno dall’altro, di due grandissimi uomini che hanno fatto grande l’Italia nel mondo. Comprendo tutte le vostre ragioni, capisco perché alcuni propendono per Bellini che in fondo è quasi un nostro compaesano, ma  lasciatemelo dire con chiarezza,  se Vincenzo Bellini è un grande Giuseppe Verdi un cugliunia! Con queste parole piene di colore e adatte a qualsiasi pubblico, nel salone ritornò finalmente la calma e si sentì un applauso corale. Il barbiere riprese il suo lavoro, e con voce decisa disse:- “Sono le stesse cose che avrei voluto dire io, ma per la maleducazione che in questo paese regna sovrana, non riesco mai a finire un discorso ”.  Che sia chiaro a tutti, questa è l’ultima volta che succede una cosa simile, la prossima volta chiudo il salone e vado a caccia. Avvocato si accomodi disse il barbiere.  No, non tocca a me ringraziò l’avvocato, ma in fondo gli faceva un grande piacere! Il giovane che stava facendo la barba con la faccia mezza insaponata si alzò di scatto e lasciò il posto vacante all’avvocato.  Nel salone arrivarono cannoli e caffè per tutti.

Giuseppe Maurizio Piscopo

 

 

Con la presente il sottoscritto Marco Vullo Consigliere Comunale di Agrigento, chiede al Sindaco e agli Assessori al ramo, interventi urgenti in ordine allo stato di DEGRADO igienico sanitario, in cui versa  la frazione di Monserrato.

Vullo denuncia e scrive “ Le Vie Isola delle Femmine, Ponza, Levanzo, Anacapri e Marettimo sono invase dalla presenza di ratti, scarafaggi ed insetti di ogni tipo, una vera e propria EMERGENZA, alto rischio igienico sanitario per i residenti delle zone”

Questa la denuncia del Consigliere esponente del Gruppo Uniti per la Città che continua affermando “ Continuo a Registrare l’inefficienza governativa dell’Amministrazione Firetto, i quartieri abbandonati a se stessi, gli assessori alla sanita e alla nettezza urbana stanno dimostrando di essere incapaci nel governare questi fenomeni, un esempio lampante è il degrado in cui versa la frazione di Monserrato, dove i residenti sono stanchi di denunciare lo stato di grave abbandono e di rischio per la salute pubblica. “

Vullo Continua “ Il Sindaco e l’assessore Hamel la smettano di postare in continuazione  foto sui Social di zone che vengono ripulite solo dopo mesi o addirittura anni cercando di dimostrare chissà che cosa !!!! Gli interventi di pulizia e disinfezione vanno fatti costantemente con una organizzazione certosina e dettagliata delle varie zone della città e di tutte le periferie, non a macchia di leopardo e senza un ordine ben preciso come è stato fatto in questi ultimi 5 anni. chi ha il dovere di intervenire lo faccia, il Sindaco si affacci la testa fuori dalla finestra del municipio è  provveda immediatamente ad eliminare questa indegna situazione che vede Attraverso azioni concrete di sorveglianza a salvaguardia e tutela della salute pubblica.

Oggi, al Comune di Raffadali è stato donato un grosso quantitativo di gel igienizzante prodotto nei laboratori del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Catania. “Mi preme ringraziare – ha dichiarato il Sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro – il Prof. Roberto Purrello, direttore del Dipartimento di Scienze Chimiche e tutti i tecnici dei laboratori. Determinante è stato l’invito manifestato dal prof. Benedetto Torrisi, con l’attività di networking svolta con l’amico Ivan Paci per servire le comunità dell’agrigentino. Ringrazio il Dipartimento di Scienze Chimiche – ha concluso Cuffaro – anche per la solerzia (immaginando le centinaia di richieste ricevute) con la quale è stato raccolta la mia richiesta di fornitura, trasmessa pochi giorni addietro”.

“Il Decreto Rilancio non sembra voler tener conto delle urgenze dei Comuni. In questi mesi dall’inizio dell’epidemia siamo stati baluardo della tenuta sociale rispondendo come potevamo al disagio crescente di famiglie e imprese. Siamo rimasti in trincea fiduciosi. Se le istanze dei sindaci dovessero rimanere inascoltate non saremo più in grado di garantire servizi essenziali. Il Governo rammenti che i sindaci sono dalla parte dei cittadini e non sono disponibili ad accettare di dover ascoltare senza poter dare risposte adeguate all’attuale emergenza”.
Lo dichiara il sindaco di Agrigento Lillo Firetto che rispecchia la difficoltà di tutti i sindaci che vivono in trincea una situazione drammatica. I Comuni tra poco non sono più in grado di garantire l’erogazione dei servizi essenziali e il rischio del malcontento dei cittadini sale sempre più.

Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 67

Caltanissetta, 98

Catania, 679

Enna, 225

Messina, 354

Palermo, 376

Ragusa, 37

Siracusa, 53

Trapani, 22

In Sicilia si registrano sempre meno ricoveri e più guariti. Oggi si sono accertati 4 nuovi casi, ma gli attuali contagiati scendono sotto la quota 2.000. Sono infatti 1.911, meno 154 rispetto a ieri.
Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato ad oggi, 12 maggio, in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Attualmente sono ancora contagiate 1.911 (-151), mentre i guariti sono complessivamente 1.171 (+151 rispetto a ieri). I deceduti sono 261. Degli attuali 1.911 positivi, 249 pazienti (-38) sono ricoverati – di cui 15 in terapia intensiva (-1) – mentre 1.662 (-113) sono in isolamento domiciliare.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 105.017 (+1.883 rispetto a ieri), su 94.034 persone: di queste sono risultate positive 3.343 (+4)