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Viviana Parisi si è suicidata e la morte del figlio Gioele potrebbe essere legato a un gesto drammatico della donna, anche se non c’è certezza assoluta su quest’ultima ipotesi. E’ la ricostruzione della morte della Dj e del bambino nelle campagne di Caronia, nel Messinese, del procuratore di Patti, Angelo Cavallo, che ha chiesto al Gip l’archiviazione dell’inchiesta.

Il fascicolo era aperto contro ignoti. “E’ possibile affermare, con assoluta certezza – spiega il procuratore di Patti in una nota – come nella vicenda in esame non sia configurabile alcuna responsabilità dolosa o colposa, diretta o indiretta, a carico di soggetti terzi. Nessun soggetto estraneo ha avuto un ruolo, neanche marginale, mediato o indiretto, nella causazione degli eventi”.

Secondo la ricostruzione del magistrato, dopo analisi e accertamenti a 360 gradi, “l’intera vicenda, in realtà, è ascrivibile in modo esclusivo alle circostanze di tempo e di luogo, al comportamento ed alle condotte poste in essere da Viviana Parisi e al suo precario stato di salute, purtroppo non compreso sino in fondo, in primo luogo da parte dei suoi familiari più stretti”.

Le indagini hanno dimostrato, secondo la Procura, che la donna, “subito dopo l’incidente in galleria, una volta uscita dall’autovettura e recuperato Gioele, si sia volontariamente allontanata insieme al suo bambino dalla sede autostradale, nascondendosi tra la fitta vegetazione esistente sul bordo autostrada, non rispondendo ai richiami delle persone che pure la stavano cercando”. “Tutte le indagini tecniche svolte (indagini cinematiche, medico – legali, genetiche, veterinarie, etc.) – aggiunge il procuratore – hanno permesso di accertare come Viviana, senza ombra di alcun dubbio, si sia volontariamente lanciata dal traliccio dell’alta tensione, con chiaro ed innegabile intento suicidario”.

di Filippo Cardinale

Situazione sempre più difficile e complessa che appare più come una corda tirata alle due estremità con l’imminente rischio di spezzarsi. E’ in corso la riunione tra il vertice dell’Ati e dell’Aica. Le due parti, quella della curatela fallimentare e il Cda dell’Aica sono distanti. Le condizioni poste dal Tribunale di Palermo, sezione fallimentare, sono rigide. Da parte dell’Aica c’è la consapevolezza che è difficile accogliere le proposte della curatela fallimentare.

Di mezzo c’è il personale che da stamattina sta manifestando. Alcuni servizi essenziali del servizio idrico sono stati assicurati, ma il personale è fortemente preoccupato anche in vista di probabili licenziamenti. I lavoratori sono presenti massicciamente e il loro umore si coglie da un cartello: “I nostri licenziamenti sono il vostro fallimento”.

La situazione è incandescente anche per l’ultimatum posto dalla curatela fallimentare, entro stasera o accettare la proposta o passare ai licenziamenti e ai sigilli. Le parole profuse dal presidente del Cda, Provenzano, prima di entrare in riunione sono eloquenti: “Stando così le cose, non si parte”.

 

Nelle ultime 24 ore sono 719 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Sicilia su un totale di 14.046 tamponi processati.

La Sicilia si pone al quarto tra le regioni italiane per nuovi contagi giornalieri, dietro Lazio, Veneto e Toscana.

Gli attuali positivi sono 9.475 con un aumento di altri 532 casi. I guariti sono invece 184, mentre nelle ultime 24 ore si registrano 3 nuove vittime con il totale dei decessi che sale a 6.039.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo:  Ragusa 235 casi, Palermo 115, Catania 105, Agrigento 75, Siracusa 67, Caltanissetta 58, Trapani 49, Enna 14, Messina 1.

 

La Procura di Agrigento, coordinata da Luigi Patronaggio, aveva chiesto l’applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti dell’imprenditore Salvatore Moncada, 58 anni, e di Calogero Volpe, procuratore speciale della società ‘Moncada Solar Equipment s.r.l., dichiarata fallita dal tribunale di Agrigento il 14 gennaio del 2016”. Entrambe le richieste sono state rigettate dal Gip del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, che ha altresì negato misure interdittive nei confronti di altre persone per le quali gli inquirenti agrigentini avevano chiesto il divieto temporaneo di esercitare la professione.

Il giudice ha però accolto la richiesta di sequestro preventivo di quasi 6,5 milioni di euro riconducibili alle società M Rinnovabili srl” e “Moncada Energy group srl”. Il provvedimento è stato eseguito questa mattina dalla Guardia di Finanza di Agrigento. Le indagini sono state avviate nel 2019 a seguito di una segnalazione originata dalla Banca d’Italia, che nel corso di un’attività ispettiva in un istituto di credito aveva rilevato delle anomale movimentazioni di denaro, che non erano state segnalate come sospette dall’istituto ispezionato, sui conti di società del gruppo ‘Moncada’ attivo da anni nel settore delle energie da fonte rinnovabile. Le verifiche, affidate a un consulente tecnico e ai militari del nucleo di polizia Economico Finanziaria della guardia di finanza di Agrigento, hanno accertato – prosegue la ricostruzione ufficiale delle Fiamme gialle – che la ‘Moncada Solar Equipment s.r.l., le cui vicende societarie e gestionali si inseriscono in un contesto unitario di società riconducibili a Salvatore Moncada, prima dell’avvio della procedura fallimentare, a scopo di favorire alcune societa’ del gruppo, con conseguente danno degli altri creditori, aveva effettuato pagamenti ‘preferenziali’, sotto forma di compensazione di crediti, per l’importo di 6.344.129,32 euro, nei confronti della propria controllante ‘M Rinnovabili s.r.l. (giaàM & A Rinnovabili s.r.l. ) e per ulteriori euro 120.000 euro in favore della capogruppo ‘Moncada Energy Group s.r.l.”.

Il sequestro preventivo delle somme di denaro ritenute profitto del reato di bancarotta preferenziale e’ stato disposto dal gip anche per impedire che gli indagati Salvatore Moncada e Calogero Volpe “che continuano, secondo le indagini, ad assumere decisioni, in modo esclusivo, inerenti la gestione del gruppo, possano operare – conclude la guardia di finanza – altre compensazioni illecite, che potrebbero condurre alla realizzazione di ulteriori condotte di bancarotta, con pericolo di sottrazione del profitto del reato contestato e conseguente dispersione della possibilità di disporne l’ablazione in via definitiva“.

E’ un consigliere comunale di Licata eletto nella lista Noi con Salvini ma poi passato nel Gruppo Misto l’uomo denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Si tratta di Gaetano Aronica, 48 anni, che ha sparato quattro colpi di pistola all’indirizzo del socio in affari, con cui gestisce un’agenzia di onoranze funebri. Aronica si è poi costituito accompagnato dal legale di fiducia.

Gaetano Aronica era stato eletto nel 2018 con la Lega ottenendo 373 preferenze (anche se dalla Lega fanno sapere che non è stato mai tesserato), E’ stato lui stesso a far ritrovare la pistola ai carabinieri durante la perquisizione. Il movente del tentato omicidio sarebbe da ricondurre ad una serie di contrasti di natura economica con il socio. La sparatoria è avvenuta in via Grangela a Licata. Dei quattro colpi solo uno è andato a segno colpendo di striscio ad un braccio l’imprenditore 71enne che è stato soccorso e trasferito all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata con una prognosi di venti giorni.

Appena una settimana fa, all’indirizzo della stessa agenzia di onoranze funebri, erano stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco.

In una nota sezione della Lega di Licata precisa che «il consigliere comunale Gaetano Aronica non è tesserato, né ricopre o ha ricoperto altri ruoli all’interno» del partito» e che alle amministrative del 2018 «era sì candidato nella lista della Lega, ma non si é mai dichiarato Lega all’interno del consiglio comunale, ed è da anni un consigliere civico, addirittura per un periodo a sostegno dell’attuale sindaco». La Lega invita chi lo ha fatto a «voler rettificare quanto erroneamente affermato, attribuendo ad Aronica un’appartenenza politica non corrispondente alla realtà dei fatti».

Il vice presidente del Codacons di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, segnala e documenta in foto e video che in via Alfiere Volpe, all’interno del Parco dell’Addolorata, ovvero alla circonvallazione tra via 25 Aprile e via Dante, incombe una maxi discarica travestita da Area di trasbordo. Lo stesso Di Rosa commenta: “Siamo stanchi di dire che va cambiato il sistema di raccolta, che ha già di fatto distrutto la città, rendendola certamente fuori da ogni norma igienica e sanitaria. E pensare che l’Amministrazione comunale aveva pubblicizzato un nuovo modello di raccolta differenziata, bocciando categoricamente tale sistema, e promettendo di applicare subito il mio programma delle isole ecologiche con contenitori a campana e video-sorvegliate”.

“In questi mesi ho avuto l’occasione di confrontarmi con partiti e movimenti politici, operatori economici, liberi professionisti, donne e uomini di Favara e assieme abbiamo analizzato la disastrosa situazione amministrativa. Ho esaminato con attenzione e ascoltato gli umori e i sentimenti di preoccupazione, delusione ma anche di riscatto dei Favaresi. Difronte al sostegno di tanti amici e all’invito dei partiti sono giunto a conclusione di mettere al servizio della comunità la mia passione politica, la mia esperienza e la voglia di aiutare la mia città di Favara.

Amministrare una città non è facile e governare la nostra per l’attuale grave situazione finanziaria è un’impresa titanica, nella quale occorre competenza ad iniziare sulla burocrazia comunale che è lo strumento indispensabile per gestire i problemi dei cittadini e trovare le migliori soluzioni.

La mia candidatura nasce dal profondo orgoglio dell’essere favarese. Un orgoglio offeso e tradito dalla superficialità e dall’approssimazione nel modo di amministrare, in un’azione isolata e senza visione politica. Oggi, più che mai, serve invece una forte capacità di collegamenti con la regione, una quotidiana interlocuzione per chiedere uno straordinario sostegno finanziario che possa agevolare il percorso di risanamento economico finanziario.

Abbiamo l’obbligo morale di esigere dai cittadini un patto sociale per innescare il doveroso impegno di contribuire tutti a ristabilire una serenità amministrativa. Bisogna NORMALIZZARE questo paese e per fare questo abbiamo bisogno di tutti, della partecipazione e del contributo di quanti vorranno aiutarci per favorire la crescita socio-economica e culturale del paese

Nei prossimi giorni verrà organizzato un incontro ufficiale per presentare la mia candidatura e la coalizione che sosterrà il progetto”. #orgogliofavarese.

Spazio alle segnalazioni dei cittadini. A sud ovest di Agrigento, in località Maddalusa, il primo tratto della strada di collegamento è stato trasformato in una enorme discarica di rifiuti di ogni genere. I cumuli di spazzatura, giacenti da tempo, non sono rimossi, e sono alimentati ogni giorno dagli incivili. Addirittura sul posto sono intervenuti due bambini, armati di guanti e sacchetti, e hanno provveduto loro a raccogliere quanti più rifiuti possibile, soprattutto plastica. Si invocano immediati interventi a rimedio, a tutela del decoro e della salute pubblica.

Oggi a Castrofilippo è stato celebrato il 38esimo anniversario della tragica morte dell’Appuntato dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Bartolotta, Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, deceduto il 29 luglio 1983 a Palermo, vittima dell’attentato esplosivo, ad opera di Giovanni Brusca, al Giudice Rocco Chinnici. E’ stato deposto un mazzo di fiori sulla tomba, ed è stata officiata una messa nella Chiesa Madre, in presenza, tra gli altri, dei familiari, del prefetto Cocciufa e del colonnello Stingo.

La motivazione della medaglia d’oro a Salvatore Bartolotta è stata la seguente: “Preposto al servizio di tutela a magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione pur consapevole dei rischi personali connessi con la recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell’Ordine Giudiziario e delle Forze di Polizia. Barbaramente trucidato in un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni”.

Grazie alle favorevoli condizioni metereologiche a Lampedusa sono riprese gli sbarchi.

Nelle ultime ore sono arrivati quasi 300 migranti, quasi tutti di nazionalità tunisina. Numerosi sono stati gli interventi da parte della Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza e Guardia Costiera per aiutare i barchini che man mano sono giunti sull’Isola.

Nella notte i Carabinieri della locale stazione, nel corso di un pattugliamento, sono riusciti ad intercettare una quarantina di tunisini che erano appena sbarcati all’Isola dei Conigli assolutamente indisturbati.

I migranti tutti sono stati trasferito all’hotspot di contrada Imbriacola dove adesso la capienza massima è stata nuovamente superata.