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E’stato nominato dal Prefetto di Agrigento, Dario Caputo, il nuovo commissario di Girgenti Acque. E’l’ex commissario dell’Asp di Agrigento, l’ingegnere Gervasio Venuti, 63enne.

Girgenti Acque è la societa’ che gestisce le reti idriche in 27 dei 43 comuni della provincia e la scorsa settimana ha avuto un’interdittiva antimafia, che ha costretto Marco Campione a dare le dimissioni da presidente.

Venuti dovrà garantire la regolarita’ del funzionamento degli impianti in attesa che, dopo la risoluzione del contratto di servizio decisa nei giorni scorsi dall’Assemblea dei sindaci, venga individuata una nuova forma di gestione, fermo restando che Girgenti Acque S.p.A. ha impugnato l’interdittiva davanti ai giudici del Tar.

Gervasio Venuti, funzionario della Regione siciliana, e’ commissario uscente dell’Asp di Agrigento, un ruolo da lui ricoperto negli ultimi 18 mesi.

Oggi sono stati dissequestrati i beni di Filippo Russotto, ex compagno della 27enne Gessica Lattuca, scomparsa da Favara dallo scorso 12 agosto.

Il Pm, Paola Vetro, ha accolto le richieste dell’Avv. Salvatore Cusumano, procedendo con il dissequestro dei terreni e delle due case rurali di c.da Burraitotto, dell’abitazione di via Fratelli Gracchi, delle due auto e della moto.

L’uomo era stato iscritto fin da subito dalla Procura nel registro degli indagati per sequestro di persona e sfruttamento della prostituzione.

A seguito di ispezioni effettuate dai Ris dei Carabinieri di Messina nell’abitazione di Russotto si era trovato del sangue nel bagno di casa dell’uomo. L’esito dei rilievi è arrivato a fine Ottobre con la conferma di quanto Russotto aveva da tempo ribadito,ovvero che quelle tracce di sangue non appartenevano a Gessica.

Il dissequestro verrà ufficialmente notificato domani mattina, contestualmente verranno consegnate anche le chiavi di casa. Nonostante il dissequestro, Russotto risulta ancora indagato dalla Procura.

Una telefonata di una moglie gelosa al 117, il numero della Guardia di Finanza, fatta nel novembre del 2016, avrebbe fatto partire l’indagine che ha portato, oggi, ad 11 arresti, 11 obblighi di firma e 20 denunce a piede libero per, nel complesso, 42 dipendenti regionali dell’assessorato alla salute.

La donna avrebbe fatto la chiamata convinta che il marito lasciasse l’ufficio per tradirla. L’uomo, invece, non risulta fra gli indagati per assenteismo mentre nella rete sono finiti 42 suoi colleghi. L’indagine è iniziata, dunque, dopo una segnalazione molto circostanziata fatta al 117 sull’assenza costante di alcuni dipendenti. Poi le indagini sono riuscite a ricostruire il fenomeno e le modalità con le quali i dipendenti riuscivano, grazie ad una rete di complicità, a garantire la presenza mentre si trovavano fuori per sbrigare faccende private.

Le assenze documentate per complessive 400 ore fanno, ora, rischiare il posto di lavoro a tutti oltre ad una condanna penale e ad un processo per danno erariale

Più di un dipendente su cinque truffava sulla presenza al lavoro negli uffici dell’assessorato regionale alla Salute, in piazza Ottavio Ziino, a Palermo. Grazie a tre computer, alcuni impiegati riuscivano a segnare le presenze anche senza badge. Una opportunità utilizzata dai lavoratori infedeli per lasciare il luogo di lavoro senza perdere un euro di stipendio.

Tra gli indagati c’è una coppia: lui accompagnava la figlia a scuola e l’andava a prendere all’uscita, lei timbrava il cartellino del marito. Le telecamere piazzate dai finanzieri hanno immortalato la convivente di un impiegato che si intrufolava in assessorato per timbrare la fine del turno di lavoro, mentre il suo compagno si trovava altrove.

“Quello che impressiona in questa indagine iniziata nel 2016 – spiega il comandante del Gruppo di Palermo della Gdf, Alessandro Coscarelli – è il numero di impiegati finiti nell’inchiesta: 42 su 200 che con disinvoltura hanno segnato 400 ore mai rese.

L’indagine è iniziata dopo una segnalazione molto circostanziata fatta al 117 sull’assenza costante di alcuni dipendenti. Poi le indagini sono riuscite a ricostruire il fenomeno e le modalità con le quali i dipendenti riuscivano, grazie ad una rete di complicità, a garantire la presenza mentre si trovavano fuori per sbrigare faccende private.

Le persone arrestate e poste ai domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta sull’assenteismo all’assessorato regionale alla Salute sono: Nicola Bonello, 54 anni; Giovanni Bronzo, 55 anni; Gabriella Gugliotta, 47 anni; Salvatore Migliorisi, 47 anni; Angelo Lentini, 56 anni; Fulvio Monterosso, 61 anni; Luciano Romeo, 50 anni; Vito Saputo, 48 anni; Benedetto Sciortino, 56 anni; Letterio Taormina, 66 anni e Ivan Trevis, 44 anni.

Avranno l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria Giovanni Allegra, 59 anni; Francesco Bongiorno, 43 anni; Marco Camarda, 43 anni; Anna Maria Chiavetta, 53 anni; Antonino Costumati, 58 anni; Salvatore Gervasi, 63 anni; Giuseppe Magno, 53 anni; Giuseppe Maranzano, 45 anni; Angela Maria Misseri, 50 anni; Giuseppina Palazzolo, 48 anni, e Giovanna Tagliavia, 43 anni.

I carabinieri della stazione di Alessandria della Rocca hanno identificato, bloccato e arrestato una pensionata di 79 anni che questa mattina, nella centralissima piazza generale Dalla Chiesa, avrebbe gettato dell’acido in faccia ad un 49enne.

La donna sarebbe entrata all’interno del supermercato in cui lavora la vittima e, per motivi che ancora sono sconosciuti, avrebbe compiuto il folle gesto per poi allontanarsi.

Immediata la chiamata ai carabinieri della locale stazione e ai soccorsi: la vittima è stata trasportata con elisoccorso all’ospedale Civico di Palermo dove attualmente si trova in prognosi riservata. La donna, invece, è stata rintracciata grazie ad alcune testimonianze e alle immagini delle telecamere poste all’interno del supermercato.

I giudici del Tribunale del Riesame, rigettato il secondo ricorso dell’avvocato Carmelita Danile, difensore di Giuseppe Burgio, 53 anni, di Agrigento, l’imprenditore finito in passato in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta per la quale ha avuto una condanna a 8 anni.

L’ex “re dei supermercati” dovrà rimanere agli arresti domiciliari.

La decisione è stata presa dopo il rinvio ad altra sezione del Riesame, rinvio che era stato deciso, per la seconda volta, dai giudici della Suprema Corte che avevano invitato a rivalutare l’ordinanza di custodia che grava sull’imprenditore agrigentino.

A questo punto, non è escluso che l’avvocato Danile si rivolga alla Corte di Cassazione per la terza volta.

“Porgo a nome mio e del Consiglio dell’Ordine degli architetti, i migliori auguri al neoeletto presidente Silvio Santangelo e al nuovo Consiglio del Collegio dei geometri laureati della provincia di Agrigento, con il quale, ne siamo certi, continueremo a collaborare così come è stato in occasione della risoluzione delle problematiche inerenti alla professione tecnica e per il rilancio del nostro territorio”.

Così Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento, in riferimento al rinnovo del Consiglio del Collegio dei geometri, durante il quale Silvio Santangelo è stato nominato presidente.

“Ringraziamo – prosegue Alfonso Cimino – il presidente uscente Vincenzo Bellavia che con la sua professionalità ha reso le collaborazioni tra gli Ordini sempre interessanti e qualificanti

Il Responsabile del servizio, geom. Salvatore Bugiada, nell’assicurare la continuità del servizio disposta dall’Amministrazione comunale, rende noto il programma di derattizzazione da oggi 28 novembre fino al 3 dicembre 2018.

Nell’ordine gli interventi saranno effettuati in Piazza Progresso, Corso Umberto, Corso Roma e traverse, Corso Vittotio Emanuele e traverse, Piazza Sant’Angelo e zone limitrofe, via Nazario Sauro e traverse, via Principe di Napoli e traverse, via Marianello, porto peschereccio di Marianello, Banchina Marinai d’Italia, via Barrile e traverse, via Marconi.

Il medesimo itinerario verrà ripetuto con cadenza mensile.

Nessun consigliere e in generale nessun amministratore può rimanere insensibile alla vicenda delle numerose salme di nostri concittadini ad oggi privati di una degna sepoltura.

Non è ancora, ci dicono, emergenza sanità ma è senza dubbio, emergenza dignità. 

Forse non tutti sanno che c’è un concessionario e chi sa, a volte, finge di non sapere, perché urlare contro il “Palazzo” è la cosa più semplice.

Ma poco conta. Non si fa politica sul dolore, scriva ognuno ciò che crede.

La Presidenza, intanto, unitamente alla conferenza dei capigruppo, ha invitato venerdì 30 novembre, tecnici, assessori competenti e Sindaco a fare il punto sulla situazione tecnico-giuridica della vicenda al fine di individuare, tutti insieme, la soluzione o di chiederla con forza, ove non dovesse essere più nei poteri dell’Ente”.

Controllo del territorio da parte dei Carabinieri del nucleo Radiomobile Operativo di Agrigento, e di quelli della Tenenza di Favara, nelle ultime ore, mirate soprattutto alla repressione del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.

 

Undici giovani, fra cui 5 minorenni, sono stati segnalati alla Prettura quali consumatori abituali.

Un ragazzo di 23 anni è stato denunciato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in quanto sorpreso in possesso di circa 6 grami di hashish.

Fu fermato ad un posto di blocco nel 2016 e, per evitare forse problemi, nascose la propria identità ai carabinieri dichiarando di essere invece il fratello.

 

Nuovi guai per il “dichiarante” e aspirante collaboratore di giustizia Mario Rizzo, 32 anni di Agrigento, che è sotto processo con l’accusa di aver dato false attestazioni. Ieri mattina, davanti al giudice monocratico Manfredi Coffari, si è svolta l’udienza a cui però Rizzo, rappresentato dall’avvocato Calogero Lo Giudice, non ha preso parte.

Una vicenda complicata quella di Rizzo: trasferitosi in Belgio per fuggire alla messa in prova si specializza in traffico di droga, truffe telematiche e armi. Poi, minacciato di morte, decide di collaborare prima con le autorità belghe e, successivamente, con la Squadra Mobile di Agrigento e la Procura.

Le sue dichiarazioni fecero scattare l’arresto del cognato, Gerlando Russotto, per il tentato omicidio di un ristoratore empedoclino in Belgio. Quest’ultima accusa è caduta ma Rizzo, con altre dichiarazioni, fece ritrovare una pistola nella disponibilità del cognato che tutt’oggi si trova in carcere proprio per questo motivo.

Rizzo sta aspettando un iter che, qualora venissero confermati i riscontri ad ogni livello, lo porterebbero a guadagnarsi lo status di “collaboratore di giustizia”.