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È don Giuseppe Cumbo il nuovo Vicario Generale  dell’Arcidiocesi di Agrigento. A dare l’annuncio è stato l’Arcivescovo di AGRIGENTO, mons Alessandro Damiano,  al termine dell’incontro con il clero diocesano nella Basilica Cattedrale di Agrigento oggi, venerdì 11 maggio.

Don Giuseppe Cumbo è nato il  22 aprile del 1982 ed è stato ordinato presbitero, da mons. Carmelo Ferraro,  l’8 marzo del 2008.

Don Giuseppe Cumbo è nato il  22 aprile del 1982 ed è stato ordinato presbitero, da mons. Carmelo Ferraro,  l’8 marzo del 2008.

Negli anni del suo ministero presbiterale è stato chiamato a servire la Chiesa agrigentina come  Vicario parrocchiale della Parrocchia S. Nicola – Agrigento (Fontanelle), Vice Rettore del Seminario Arcivescovile,

Componente del CdA dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, Assistente Spirituale dell’Istituto Secolare Missionarie del Vangelo, Responsabile della comunità propedeutica del Seminario Arcivescovile,

Direttore del Centro Diocesano Vocazioni, Promotore di Giustizia nel processo di canonizzazione del  Servo di Dio Rosario Angelo Livatino,  Difensore del vincolo del Tribunale Ecclesiastico Diocesano,  Componente del Consiglio Presbiterale, Componente del Collegio dei Consultori,  Direttore del Centro per l’Evangelizzazione e la Catechesi della Curia Arcivescovile di Agrigento, Collaboratore parrocchiale della Parrocchia S. Nicola – Agrigento (Fontanelle), Collaboratore parrocchiale della Parrocchia B.M.V. dell’Itria – Favara e  Vicario Episcopale per la Pastorale e la Ministerialità per il settore Ovest dell’Arcidiocesi.

Il Partito Democratico agrigentino, tramite il segretario provinciale, Simone Di Paola, e la presidente provinciale Giovanna Iacono, ha scritto una lettera alla presidente dell’Ati, l’Assemblea territoriale idrica di Agrigento, Francesca Valenti, affinchè, dopo il dichiarato fallimento di Girgenti Acque, si proceda con la massima speditezza alla costituzione della Società consortile speciale per l’acqua pubblica.

Iacono e Di Paola auspicano inoltre che la presidente Valenti si rivolga al più presto al Prefetto di Agrigento affinchè si garantisca il diritto inalienabile di ogni cittadino agrigentino a continuare ad avere l’acqua nelle proprie abitazioni, senza interruzioni o pregiudizi.

Ancora un cambiamento nella via Atenea, il salotto cittadino, per quanto riguarda la Zona a Traffico Limitato.

La Giunta deliberato delle modifiche con due sistemi temporali: la prima inizierà il 12 giugno e avrà validità fino al 30 giugno: dal lunedì al giovedì effetto festivi e prefestivi la Ztl sarà in vigore dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 20.30. Il venerdì, il sabato e nei prefestivi, invece, la strada sarà chiusa dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 24. Nei festivi, invece, la Ztl sarà in vigore dalle 17.30 alle 24.

Da giovedì 1 luglio e fino a domenica 12 settembre, invece, la Ztl sarà vigente dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 20.30 nei giorni feriali dal lunedì al giovedì. Il venerdì, il sabato e nei prefestivi la zona a traffico limitato sarà invece in vigore dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 2. Nei festivi, invece, la Ztl sarà solo nel pomeriggio dalle 17.30 alle 2.

Il deputato del Movimento per le Autonomie, e vicepresidente vicario dell’Assemblea Regionale, Roberto Di Mauro, interviene a seguito del caso del manifesto elettorale di Fratelli d’Italia di Favara pubblicato sui social capovolto. Di Mauro afferma: “Provo sdegno e profonda disapprovazione per il gesto meschino e pericoloso perpetrato da qualcuno che vuole inquinare e creare un clima politico teso all’odio e alla caccia dell’avversario politico. In un clima difficile del Paese, già provato da emergenze sociali, sanitarie e di ordine pubblico, l’utilizzo di questi strumenti squallidi per condizionare la competizione elettorale del prossimo autunno a Favara, è inaccettabile. Sono vicino a Giorgia Meloni e ai Fratelli d’Italia di Agrigento nel continuare le loro battaglie politiche e amministrative perché hanno piena titolarità partitica e democratica e hanno il mio pieno rispetto ad andare avanti con i loro progetti politici.

Chi non vuole rispettare le regole democratiche si metta da parte perché non degno di essere presente a qualsiasi titolo nell’agone politico.”

A Licata, in via Puccini, nottetempo, intorno all’una, il conducente di un’automobile Fiat 600, un uomo di 39 anni, per cause in corso di accertamento da parte dei Carabinieri, si è schiantato contro due automobili parcheggiate, e l’auto si è ribaltata. Lui e una ragazza di 22 anni seduta sul sedile passeggero sono stati trasportati entrambi all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Lei, ferita più gravemente, è stata trasferita all’ospedale “Villa Sofia” a Palermo, dove versa in prognosi riservata.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Gigi Omar Modica, accogliendo quanto richiesto dal pubblico ministero, Maurizio Bonaccorso, ha archiviato l’inchiesta per calunnia, manipolazione di atti giudiziari, diffamazione, falsa testimonianza e accesso abusivo al sistema informatico a favore dell’ex presidente dell’Irsap Sicilia, Alfonso Cicero, assistito dall’avvocato Annalisa Petitto. L’indagine è scaturita da una denuncia presentata nel 2018 da Salvatore Iacuzzo, ex direttore del Consorzio Asi di Caltanissetta, a seguito delle dichiarazioni rese da Cicero, il 10 luglio 2014, in Commissione Nazionale Antimafia.

Cicero avrebbe dichiarato che il pentito Angelo Siino aveva detto che al direttore generale dell’Asi Iacuzzo erano stati prestati dei soldi, accostandone in più occasioni il nome a imprese intestate a prestanome di boss mafiosi. Il Giudice, nella sua ordinanza, ha rilevato che Cicero, in Commissione antimafia, non affermò che il noto collaboratore di giustizia Angelo Siino abbia dichiarato di essere a conoscenza del prestito elargito dall’imprenditore Di Vincenzo a Iacuzzo. “Cicero – scrive il giudice – si è in gran parte limitato a ripercorrere i contenuti di denunce già sporte alla Procura della Repubblica, documentando quanto affermato con atti processuali o articoli di giornale”.

“Risulta una forte discrepanza  fra l’organico previsto e quello in forza nelle carceri siciliane, una carenza impressionante, afferma Aldo Mucci, dirigente nazionale SGB. La scarsità d’organico del personale di polizia penitenziaria  è del tutto simile a quella che era stata evidenziata quattro anni fà. La scarsità d’organico del personale di polizia penitenziaria, è  il risultato di due principali fattori: da un lato i numerosi distacchi, dall’altro le nuove assunzioni di personale che a nostro avviso, non è  in grado di controbilanciare i distacchi ed i pensionamenti degli operatori. Per molti di questi operatori l’assegnazione in un istituto del Centro-Nord Italia significa abbandonare il proprio luogo d’origine per vivere in un’altra città.
Per molti di loro il “ritorno a casa” può rappresentare un obiettivo dopo alcuni anni di lavoro “fuori sede”. La carenza di personale negli istituti del Nord Italia può essere interpretata, dunque, da un lato come causata dalla scarsità di personale “autoctono” nelle regioni settentrionali, dall’altro, dal fatto che la maggioranza degli operatori provenienti dalle regioni centro-meridionali che lavora al Nord Italia desidera dopo alcuni anni essere riassegnato o distaccato presso gli istituti ubicati vicino ai propri luoghi d’origine. La carenza di personale è l’inevitabile conseguenza di precise scelte di politica penitenziaria che hanno previsto un elevatissimo numero di poliziotti nelle piante organiche degli istituti il cui peso, rispetto agli altri operatori ed ai detenuti, non trova riscontro in altri paesi europei. SGB è vicina agli agenti penitenziari che hanno protestato a Palermo, davanti il Carcere dell’Ucciardone. SGB nel dire basta a carichi di lavoro insostenibili, chiede più personale ed il riammodernamento delle strutture in alcuni casi obsoleti. SGB Sicilia ha inviato una nota al Ministero della Giustizia per chiedere un’incontro urgente” – conclude Aldo Mucci.

“Riparte – seppur a piccoli “passi” – la movida e ricominciano, quasi ciclicamente, le risse fra gambiani. E’ accaduto, di nuovo, ieri sera (poco dopo le 22,30), fra via Neve e via Atenea. A “scontrarsi” – per motivi non chiari, anche se è ipotizzabile lo spaccio di stupefacenti – sono stati sei o sette gambiani. Una zuffa che ha allarmato gli esercenti commerciali del posto, ma anche i passanti che si sono tenuti ben alla larga da quell’angolo di centro storico”.

Lo dichiara il vice presidente del Codacons Giuseppe Di Rosa che continua: “E mentre c’è chi invece di provvedere a ridare sicurezza agli agrigentini pensa ad altro, NOI ribadiamo il concetto, che, città sicura significa città accogliente anche per i turisti e per il turismo di qualunque genere sia.

Lo scriviamo dal mese di Febbraio, adesso sentiamo di essere ripetitivi, ma visto che serve, lo faremo fino alla nausea, anche certa stampa purtroppo ci risponde che “si è riunita la commissione provinciale ordine e sicurezza che ha preso provvedimenti” ma di quali provvedimenti parliamo ?

La realtà è davanti agli occhi di tutti, ad Agrigento non siamo più al sicuro perchè la sicurezza pubblica non è garantita. Alziamo l’asticella dell’attenzione – conclude Di Rosa – e si iniziano ad effettuare arresti e retate ; diversamente saremo costretti a chiuderci in casa ma non per il Covid ma per la delinquenza che dilaga sempre di più”.

 

A Lampedusa la Guardia di Finanza, coordinata dal Luogotenente Antonino Gianno, ha arrestato due palermitani, B V, sono le iniziali del nome, 31 anni, e D L, 28 anni, sorpresi in possesso di 16 grammi di cocaina, pronti per essere confezionati, un bilancino di precisione, 7mila euro in contanti, e poi tre telefoni cellulari e degli appunti con annotati i quantitativi di droga ceduta e gli importi incassati. Gli arresti sono stati entrambi convalidati dal Tribunale di Agrigento che ha imposto ai due indagati di detenzione di droga a fine di spaccio l’obbligo di dimora. Un andirivieni notato intorno ai due ha insospettito le Fiamme gialle, che li hanno sottoposti a perquisizione personale e domiciliare.