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Traffico in tilt sullo scorrimento veloce Palermo-Agrigento per l’incendio di un’autovettura. L’auto si trovava nei pressi di Bolognetta. Sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme. L’automobilista è riuscito ad uscire dall’abitacolo prime che il rogo avvolgesse il veicolo. Nessuno è rimasto ferito. La viabilità è tornata nella normalità nel pomeriggio. 

Ad Agrigento nella frazione agricola di Montaperto imperversano ancora gli attentati e le intimidazioni a sfondo agricolo. Infatti, alcuni giorni addietro sono stati tranciati circa 50 vitigni a danno di un imprenditore agricolo di 39 anni. E nel frattempo sono state tagliate decine di alberi di ulivo in un altro appezzamento di terreno. Indagano i Carabinieri della locale stazione, a cui è stata presentata formale denuncia, e che ultimamente hanno ricevute numerose denuncie anche per furti di attrezzi agricoli.

Ad Agrigento, a Monserrato, in via Levanto, un’anziana di 78 anni, pensionata, è stata sorpresa durante il sonno dai rumori di un ladro, o di ladri, entrato o entrati dentro forzando un infisso e probabilmente ignorando che all’interno vi fosse la donna le cui urla hanno indotto alla fuga i malintenzionati. La sventurata ha telefonato al 113, e poi, a causa dello stress provocato da quanto accadutole, è stata soccorsa in ospedale. Indaga la Squadra Volanti della Polizia di Stato.

UnionCamere, ovvero l’associazione che riunisce e rappresenta tutte le Camere di Commercio della Sicilia, rinnova i vertici, e inizia il dopo Montante, anche se il nuovo presidente eletto al posto di Montante, Giuseppe Pace, non è troppo distante dallo stesso Antonello Montante, attualmente detenuto in carcere perché indagato di associazione a delinquere finalizzata a diversi reati. Giuseppe Pace, già presidente della Camera di Commercio di Trapani, partecipò, il 19 aprile del 2016, al voto unanime che confermò Montante, allora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, alla presidenza di UnionCamere, assegnata adesso a Pace, proposto da Alessandro Albanese, presidente della Camera di Commercio di Palermo e vicepresidente di Sicindustria. UnionCamere è anch’essa nell’occhio del ciclone dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta “Double face”, perché, durante la presidenza Montante e con Linda Vancheri assessore alle Attività produttive alla Regione, avrebbe ottenuto un maxi-finanziamento da 9 milioni di euro per la partecipazione della Sicilia all’Expo di Milano. Il consiglio di UnionCamere ha eletto anche il vicepresidente vicario e, su proposta di Pace, è stato indicato all’unanimità e a scrutinio segreto Ivo Blandina, presidente della Camera di Commercio di Messina, che Montante a fine 2014 volle commissario dell’associazione degli industriali di Siracusa. Ancora nel segno della continuità.

Alla luce della pubblicazione del Decreto n. 3294 del 24/07/2018, a firma dell’ Assessore Lagalla, che modifica il “Protocollo d’Intesa” firmato con le Università siciliane approvato dall’allora Assessore Baccei, bisogna ridefinire i rapporti tra Cua e Unipa, per rilanciare definitivamente l’offerta formativa per l’Anno accademico 2019/2020.

Il tempo non è una variabile indipendente! Ora basta siamo stanchi di questo teatrino. A questo punto la Cgil provinciale agrigentina chiede con forza

 LA NOMINA del Presidente del Consorzio universitario da parte della Regione: LA NOMINA degli altri due componenti uno in rappresentanza l’Università di Palermo  e l’altro componente in rappresentanza dei Soci; IL RIENTRO dell’Ex Provincia nella compagine associativa.

Sappiamo (dal Presidente Busetta) che è stata raggiunta un’intesa di massima tra l’Università di Palermo e gli Assessori Lagalla-Armao per la riapertura dei corsi di laurea ad Agrigento.

Il riavvicinamento serve se si risolvono definitivamente le annose e storiche questioni del contenzioso e se si riesce a restituire una “offerta formativa” degna di questo nome agli Studenti della nostra provincia e che serve all’apparato produttivo di questa terra con cui occorre rinforzare il legame.

L’Università ad Agrigento deve servire certamente a rendere esigibile il “diritto allo studio” ma anche dev’essere utile allo sviluppo economico e sociale della nostra terra.

Attendiamo atti ufficiali conseguenti ed una ripresa di una normale ed ordinaria interlocuzione con la Presidenza con cui non abbiamo avuto rapporti ufficiali dal suo insediamento.

 

    Massimo RASO                 Matteo LO RASO

Segr. Gen. CGIL AG                       RSU CGIL CUPA


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“Ci siamo riuniti con alcuni sindaci di centrodestra e siamo convinti che le provincie debbano avere maggiori poteri. Niente poltrone, ci sono solo trincee. Quando non si manda più il popolo a votare, quando i vertici delle province sono affidati agli apparati dei partiti e non al voto popolare è chiaro che c’è una forte e pericolosa e preoccupante delegittimazione del principio democratico”.

Ad affermarlo è il presidente della Regione Siciliana e leader di #DiventeràBellissima Nello Musumeci, che martedì 11 settembre ha riunito un manipolo di primi cittadini a Palermo, per lanciare la battaglia del voto provinciale.

Fra i presenti, Gino Ioppolo, Maria Rita Schembari, Giuseppe Mistretta, Nino Musca, Giuseppe Bica, Filippo Drago. All’incontro, anche alcuni assessori del governo regionale: c’erano, fra gli altri, Bernardette Grasso, Roberto LagallaAndremo a votare a novembre o poco dopo per le province – ha detto Musumeci – ma voteranno soltanto i rappresentanti dei partiti. Che tristezza”. 

Per #DiventeràBellissima, intanto, anche il nodo europee, visto che il movimento deve decidere se e dove piazzare alcuni propri candidati per le consultazioni di primavera. La strada potrebbe essere quella dell’accordo con la Lega, per inserire in lista qualche esponente vicino al governatore siciliano.

Anche il progetto “Girgenti”, per la riqualificazione del centro storico di Agrigento e di altre aree periferiche degradate, è salvo. Si è dissolto lo spettro del decreto “Milleproroghe”, già approvato al Senato, e che avrebbe congelato 1 miliardo e 600 milioni di euro finanziati dal governo Gentiloni per i progetti, adesso già esecutivi, del cosiddetto “Bando Periferie”. Ha sortito effetti positivi l’incontro a Roma tra i sindaci riuniti nell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha invocato la retromarcia del Governo sul congelamento dei fondi fino al 2020. E l’intesa è stata raggiunta. E la spiega lo stesso Decaro: “Abbiamo trovato una soluzione. Il principio è salvo nel senso che i fondi per il bando periferie sono tutti salvi. Ora dovremo recuperare gli 800 milioni di euro oggetto di una sentenza della Corte Costituzionale per sanare l’incostituzionalità dell’articolo che finanziava per la metà il bando periferie. Poi con un prossimo decreto, previsto tra una settimana – dieci giorni, recuperiamo la norma originaria dando la possibilità a tutti i Comuni di procedere con la spesa, dalla progettazione all’esecuzione dei lavori, ma distribuiremo i fondi nell’arco di tre anni sulla base delle necessità dei Comuni in modo da non tenere risorse bloccate. È ovviamente una mediazione. Siamo partiti da una trattativa in cui saltavano 1 miliardo e 600 milioni di euro, li abbiamo recuperati tutti e li spalmiamo in tre anni” – conclude Decaro. E il premier Conte rilancia: “Abbiamo ascoltato con grande disponibilità le istanze dei sindaci presenti. Ho condiviso l’obiettivo di avviare un percorso per giungere alla migliore soluzione possibile e nei tempi più rapidi. La soluzione che intendiamo adottare è quella di inserire nel primo decreto utile, quindi successivo alla conversione del ‘Milleproroghe’, una norma che di fatto dia la possibilità di recuperare la realizzabilità dei progetti già in fase avanzata. In sostanza, questo garantirà un’agevole prosecuzione dei progetti già esecutivi, fondamentali per mettere le amministrazioni comunali nelle condizioni di garantire ai cittadini servizi e investimenti, offrendo le risorse necessarie sulla base del reale stato di avanzamento dei progetti”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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Se dovessimo stilare un’ipotetica classifica delle Regioni in cui gli animali vengono maltrattati, torturati ed uccisi, saremmo certi che la Sicilia si posizionerebbe al primo posto, con tanto di medaglia d’oro in cui ci sarebbero incisi, a caratteri cubitali, il disprezzo e la vergogna del resto d’Italia ed oltre.

Da inizio anno, la “mano assassina” del crudele siciliano, colma d’odio e puro sadismo, ha ucciso e torturato “indisturbato” animali in ogni angolo di territorio dell’isola, rimanendo impunito e libero di poter reiterare, in qualunque momento, la propria opera criminale.

L’elenco di animali uccisi è lungo e tragico, che se fosse paragonato a stragi di uomini, si parlerebbe di veri e propri “serial killer”. Ma sono “solo” animali quindi, la loro morte e connesse torture, rimane nel contenitore dell’assoluta indifferenza ed impunibilità.

Possiamo ricordare le stragi avvenute ad Agrigento (10 avvelenati), Sciacca (30 avvelenati), Siracusa (7 arsi vivi) Catania-Cannizzaro (15 cuccioli avvelenati) ma sono le stragi che hanno destato maggiore scalpore perché in ogni angolo della Sicilia, giornalmente, si consumano “crimini” contro gli animali, e solo alcuni hanno, per così dire, “la fortuna” di essere trovati e salvati da volontari che non sono onnipresenti o da semplici cittadini animati da sensibilità e rispetto per ogni essere vivente.

L’ultimo è stato commesso proprio ieri a Palazzolo Acreide, dove alcune volontarie, hanno trovato un cucciolo legato ad un albero con una corda stretta, limitato nei movimenti ed una vaschetta d’acqua a pochi centimetri, con l’obiettivo ben studiato ed architettato da questa mente perversa, che il cucciolo assetato bevesse e s’impiccasse da solo. Vedi VIDEO

Non ci sono parole di fronte a tanta cattiveria e nemmeno riusciamo a capire che cosa possa spingere, la mente deviata di una persona, ad infliggere macabre torture come questa e tante altre; ma una cosa la sappiamo per certo che in Sicilia questi orrori si commettono sempre ed in ogni parte dell’isola e rimangono impuniti.

Dopo la strage di Sciacca, si attende la tanto enunciata e desiderata nuova legge sul randagismo o, comunque, una riforma della legge 15/2000 che ormai sembra essere quasi pronta.
La nuova legge, prevede, oltre ai microchip previsti dalle vecchie norme, che consentono di avere il controllo di ogni randagio, anche l’obbligo per i proprietari dei cani non sterilizzati, di fornire il Dna dei propri animali oppure, in alternativa, a sterilizzarli.

Il testo della norma prevede multe che vanno da un minimo di 150 euro a un massimo di 60 mila euro per i proprietari dei cani che non comunicheranno il Dna dei propri animali. Il ricavato sarà devoluto ai Comuni, che potranno avviare campagne straordinarie di sterilizzazione con i proventi derivanti dalle stesse. Il campione biologico dovrà essere portato o spedito alla Banca del genoma entro un anno dalla nascita dell’animale o entro 30 giorni dal possesso, nel caso in cui l’animale non fosse registrato.

Altra figura di rilievo prevista è quella del Garante regionale dei diritti degli animali. Nominato dal Presidente della Regione tra esperti del settore, il Garante durerà in carica 5 anni, vigilerà sull’applicazione della normativa regionale, nazionale ed europea e denuncerà all’autorità giudiziaria eventuali reati contro gli animali.

I Comuni provvederanno alla cattura dei randagi ed, entro febbraio di ogni anno, dovranno predisporre, insieme con le Asp, un piano di controllo delle nascite, oltre a programmare campagne straordinarie di sterilizzazione dei cani. Sempre secondo la proposta di legge, i proprietari dei cani appartenenti a razze più aggressive dovranno prendere un patentino.
Auspichiamo che la proposta di legge contenga anche la presenza di Guardie Zoofile Regionali con funzioni di controllo sul territorio ma soprattutto pene severe per chi si macchia di crimini contro gli animali.

 

Il cucciolo è in adozione.

Rivolgersi alla Signora Enza Oddo al seguente numero 333 6895402

 

 

SODDISFAZIONE DELLA FILT CGIL PER LA RISOLUZIONE
DELLA PROBLEMATICA VIARIA OSPEDALE AGRIGENTO

Il Segretario della Filt Cgil Giovanni DONISI unitamente al Segretario della CGIL Massimo RASO esprimono la propria soddisfazione per la soluzione dellla problematica viaria all’interno dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.
Era il gennaio del 2017 quando esprimemmo come FILT tutto il nostro disappunto ed illustrammo la difficile situazione in cui si venivano a trovare quei cittadini che hanno necessità di prendere il mezzo pubblico, e nella fattispecie i mezzi urbani di trasporto pubblico locale della Tua srl, per recarsi all’ospedale di Agrigento.
Denunciammo come i mezzi pubblico da più di due anni non avevano accesso nell’area privata, in particolare nel vialetto che porta dall’ingresso dell’ospedale fino all’ex capolinea, unica via di accesso a senso unico di marcia, per l’insistente sosta di automobili, nonostante il divieto di sosta pena rimozione, impedendo di fatto il passaggio degli autobus con il conseguente blocco. La situazione era particolarmente grave quando ad essere impedito era il transito alle ambulanze.
“Ogni qualvolta i conducenti chiamavano le forze dell’ordine, – prosegue la nota della Cgil – questi rispondevano con esito negativo per la dichiarata incompetenza ad intervenire in area privata.
Da allora i mezzi non transitavano più all’interno del plesso. Ne consegue che i cittadini venivano lasciati dai mezzi pubblici davanti ai cancelli del nosocomio per prevenire situazioni di pericolo.
Allora il Sindaco assicurò un tempestivo intervento, che si realizza solo adesso grazie a questa convenzione tra l’Azienda sanitaria provinciale ed il Comune di Agrigento volta a disciplinare il traffico veicolare e le modalità di sosta delle autovetture nell’area del presidio ospedaliero “San Giovanni di Dio” di Agrigento.
“Meglio tardi che mai, anche se davvero è esasperante vedere che si debba aspettare la realizzazione di cose che sono di assoluto buon senso ed a costo zero”.-

 

“ Viabilità anno zero, se non ci saranno novità, lanciamo la proposta di una marcia per i diritti di sopravvivenza. La pazienza è ampiamente finita.”

 

La Segreteria Provinciale della Uil di Agrigento interviene sul nodo viabilità nella nostra provincia che ha toccato il fondo e livelli di vivibilità e di trasporto da ante-guerra, lanciando la proposta sic rebus stantibus di una marcia per i diritti, che veda coinvolti gli agrigentini e le forze sane del territorio.

 

“Ormai abbiamo chiaro che la situazione della viabilità nella nostra provincia ha bisogno di un cambio di passo, per sollecitare gli enti preposti a smuoversi concretamente, vedi Anas in testa, con le ordinanze di chiusura o semafori o monocorsie. Ci stiamo abituando con troppa velocità a questo stato di cose drammatiche. Soprattutto, purtroppo e ancora, nulla sulle famose strade alternative, vie di fuga o viabilità complementare.

Abbiamo visto in questi ultimi due anni che piega ha preso la situazione generale in provincia sulle strade di collegamento. Infatti, dal Petrusa nel novembre 2016, al Morandi nel marzo 2017 e ora anche la galleria Santa Lucia, i tempi sono troppo lunghi e contestualmente di soluzioni alternative non ve ne sono state.

Questo si è riverberato negativamente sui cittadini residenti di un’area vasta che parte da Agrigento, tocca Favara, adesso Porto Empedocle e i comuni della fascia costiera o adesso Raffadali e i comuni dell’entroterra, esasperando i cittadini e le condizioni generali di trasporto e di comunicazione.

Abbiamo visto che anche i tavoli tecnici non hanno dato risposte certe sui tempi della viabilità supplementare, adesso è chiaro che per sollecitare realmente gli organi preposti a intervenire bisogna scendere in piazza.

La Uil ricorda positivamente la marcia organizzata dell’Arcidiocesi agrigentina sullo sblocco dei lavori della Cattedrale di Agrigento, dopo sette anni dalla chiusura; ebbene, una marcia che senza alcuna bandiera da parte di nessuno ha avuto il merito di accelerare e sbloccare progetto e finanziamenti.

La nostra Organizzazione Sindacale lancia una proposta di marcia dei diritti se le cose, come sembra, non dovessero cambiare, senza rivendicare primogeniture o bandiere ma che sia con tutti gli agrigentini una voce unica per sollecitare le istituzioni a trovare le soluzioni in tempi ragionevoli, perché finora i penalizzati sono solo i cittadini e questa situazione di stallo non può perdurare anni e anni. E’inaccettabile.”

dav