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Apprendiamo dalla stampa che i vandali che di fatto hanno agito in via Celauro, distruggendo parte dell’arredo urbano, sarebbero dei ragazzi di nazionalità spagnola in ferie ad Agrigento.

Nei giorni scorsi, come sempre, il primo cittadino  ha colto l’occasione per offendere gli Agrigentini.

Così come altre volte, però, gli Agrigentini non c’entravano nulla.

“Noi gridiamo da sempre che gli Agrigentini, quelli veri, amano Agrigento” e la dimostrazione è che hanno da sempre tutelato il loro patrimonio.

Sindaco, non sarebbe opportuno che lei, chieda scusa a chi ha più volte apostrofato in malo modo?

Non sarebbe opportuno che tragga insegnamento dal fatto che, purtroppo per lei e per i denigratori degli Agrigentini, anche questa volta siamo solamente vittime e le cause vanno cercate altrove?

Perché offendere da subito gli agrigentini che l’hanno pure eletta?

“I lavoratori, in provincia di Agrigento, continuano ad essere super penalizzati. La situazione, negli ultimi tempi si è aggravata ulteriormente”.

Lo denunciano il segretario provinciale della Uil, Gero Acquisto e Roberto Migliara dell’ufficio vertenze dello stesso sindacato, che mettono in risalto una situazione drammatica dal punto di vista occupazionale. 

“Malgrado siamo cambiati, anche radicalmente, i contratti a livello legislativo, nell’Agrigentino non ce ne siamo proprio accorti. Continua ad esserci, ed è ormai un fenomeno sempre più dilagante, un utilizzo improprio dei contratti di lavoro, anomali e anche illegittimità, difficile che non ci siano anche degli illeciti veri e propri, tanto che il numero delle denunce è cresciuto in modo esagerato. Non si rispettano gli orari di lavoro, forze lavorative che sono costretti a sopportare minacce e, quindi operano in ambienti molto complicati, altri ancora subiscono mobbing ed in alcune circostanze sono costretti anche a riconsegnare al datore di lavoro parte dello stipendio che figura in busta paga. Per non parlare poi del Tfr che non viene mai concesso al lavoratore dopo il licenziamento. Ecco perché il nostro ufficio vertenze risulta sempre essere oberato di lavoro, dispiace constatare che la donna continua ad essere un soggetto debole, lo dimostrano le vessazioni che subiscono quando sono in gravidanza. Non c’è una categoria in particolare dove si registrano tutti questi soprusi, ormai, nessuna categoria è immune”.

Per Gero Acquisto le armi da mettere in campo per, quantomeno, frenare questo triste fenomeno ci sono.

 “Occorre – continua il segretario – un’azione sinergica di tutti gli organi di controllo e ispettivi, per punire severamente chi opera contro le regole. Ci sono tanti datori di lavoro onesti, ma purtroppo, ce ne sono tanti altri disonesti che non hanno rispetto per chi li fa crescere. La situazione economica che sta vivendo la nostra provincia non è delle migliori, ma questa non deve rappresentare una sorta di attenuante per quei datori di lavoro che calpestano i diritti principali dei loro operai. Noi siamo a disposizione di tutte le istituzioni che con forza devono ristabilire la legalità”.

L’amministratore unico della Sea, impresa capofila dell’Aro Canicattì Camastra, Gianni Mirabile, interviene con una nota in merito alla vertenza degli operatori ecologici di Canicattì e in particolare alle ultime dichiarazioni dell’amministrazione comunale.

“In primo luogo – chiarisce Gianni Mirabile – le imprese non sono state convocate alla riunione di quest’oggi tra l’amministrazione comunale e le organizzazioni sindacali di categoria. Inoltre, ricordiamo che, ad oggi,  la RTI vanta un importante credito nei confronti del Comune di Canicattì e che si compone del 90 per cento della fattura del mese di ottobre 2018 e il 100 per cento di quelle di aprile e maggio. A fronte di questo, i lavoratori devono ricevere saldo del mese di aprile di  maggio andato in maturazione la scorsa settimana. Ad ogni modo – conclude Mirabile – come già comunicato ai sindacati al ricevimento del pagamento da parte del Comune provvederemo subito al pagamento di una mensilità ai lavoratori. Rimaniamo infine a disposizione, in caso di un Tavolo con la Prefettura, di fornire ogni spiegazione e chiarimento relativamente alla vertenza”.

La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Porto Empedocle rende noto che in data di ieri, personale militare dipendente ha apposto i sigilli alle opere realizzate abusivamente nell’ambito della struttura destinata a Stazione rifornimento carburanti, Bar e Ristorante, sita presso la banchina Nord del porticciolo turistico di San Leone (Comune di Agrigento).

In particolare, la P.G. operante ha dato esecuzione al Decreto di Sequestro Preventivo emesso dal Pubblico Ministero, dott.ssa Paola Vetro, delle opere e delle varianti realizzate sul pubblico demanio marittimo in difformità all’esistente titolo concessorio, consistenti nel cambio di destinazione d’uso di una porzione di suolo inizialmente destinata ad autolavaggio e trasformata in area giardino/lounge bar, nell’occupazione abusiva dell’adiacente struttura comunale (vasca idrica) dove è stata realizzata una zona dove sono stati sistemati dei tavoli e la recinzione con parapetti in vetro, realizzazione di una scala a chiocciola che conduce ad piano rialzato (non calpestabile) attrezzato a terrazza estiva con il posizionamento di tavoli, parapetti in vetro e piano bar, realizzazione abusiva di una struttura prefabbricata destinata a servizi igienici, ampliamento non autorizzato della sala ristorante e del bar tramite realizzazione di pergotende e strutture laterali in vetro-alluminio, variazioni di livello di parti della superficie demaniale marittima assentita in concessione. L’attività investigativa, che ha avuto come risultato l’applicazione di tale misura cautelare, trae spunto dall’attività di polizia demaniale programmata nell’ambito di giurisdizione dalla Capitaneria di Porto-Guardia Costiera, guidata dal Comandante Capitano di Fregata Gennaro Fusco, con il preciso obiettivo di contrastare gli abusi perpetrati a danno del pubblico demanio marittimo, proseguita d’intesa con il Procuratore Aggiunto –                    Dott. Salvatore Vella – della Procura della Repubblica di Agrigento diretta dal dott. Luigi Patronaggio, con accertamenti tecnici sui luoghi e verifiche documentali con l’ausilio del personale dell’Ufficio Tecnico del Comune di Agrigento.

Il magistrato di sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, in ragione del rispetto delle prescrizioni imposte, ha concesso il beneficio della liberazione anticipata di 45 giorni all’ex assessore regionale ed ex sindaco di Canicattì, Vincenzo Lo Giudice. Lo Giudice, 79 anni, difeso dall’avvocato Calogero Lo Giudice, è stato condannato a 8 mesi di reclusione domiciliare, con sentenza definitiva in Cassazione, per violazione della misura della sorveglianza speciale. Il 28 luglio 2013, a Canicattì è stata convocata una seduta straordinaria del Consiglio comunale per festeggiare il centesimo compleanno dell’arciprete monsignor Vincenzo Restivo. La seduta però non si svolse, e le Forze dell’ordine inviarono una relazione di servizio all’ Autorità giudiziaria a causa della presenza in aula, tra il pubblico, di alcuni esponenti politici pregiudicati tra cui l’ex assessore regionale dell’Udc, Vincenzo Lo Giudice. A Lo Giudice, interdetto dai pubblici uffici con obbligo di dimora a Canicattì per 5 anni, sarebbe stato vietato anche partecipare a manifestazioni pubbliche e incontrare altri pregiudicati. Ecco il perché della successiva condanna, adesso ridotta con conseguente restituzione della libertà.

Ad Agrigento oggi al cimitero di Bonamorone si è svolta una cerimonia commemorativa del mecenate inglese, archeologo e commendatore al merito del Regno d’Italia, Alexander Hardcastle, in occasione dell’anniversario della morte. L’iniziativa è organizzata dal Cepasa, il Centro di promozione azione sociale, presieduto da Paolo Cilona, che afferma: “Non dobbiamo dimenticare chi diede tanto al territorio di Agrigento, spronandoci ad amare sempre più la Valle dei Templi. Abbiamo deposto un mazzo di fiori sulla tomba di Hardcastle e Giuseppina Mira ha letto una sua poesia dedicata alla generosità del grande archeologo che tutelò la nostra magnifica Valle dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità”.

Venerdì prossimo, 28 giugno, ricorrono 152 anni dalla nascita di Luigi Pirandello, e per il terzo anno è stata organizzata una manifestazione commemorativa nei pressi della casa natale di Pirandello, al Kaos, alle ore 3:15 prima dell’alba, quando è nato Pirandello “cadendo come una lucciola”. L’iniziativa è organizzata dal Pirandello Stable Festival di Mario Gaziano, dal Cepasa di Paolo Cilona, dal Parco Letterario Pirandello di Dino Barone, in collaborazione con l’associazione “Dante Alighieri” Comitato di Agrigento, e con l’associazione culturale “Il Cerchio”. Sarà acceso il Tripode della Memoria ai piedi della casa natale di Piradello, e poi artisti, musicisti, poeti, scrittori e intellettuali omaggeranno la memoria di Pirandello. Ciascuno dei partecipanti avrà modo di recitare, leggere o comunicare la propria testimonianza, tra recitazione, letture, musiche, e canti. Poi sarà apposta una targa commemorativa. La regia televisiva è del filmaker Diego Romeo. La partecipazione è libera per artisti e pubblico.

Ad Agrigento, grazie alle telecamere di video-sorveglianza, sono stati identificati e denunciati alla Procura cinque giovani provenienti dalla Spagna che domenica scorsa, al mattino, intorno alle ore 6:30, hanno danneggiato alcuni vasi ornamentali in via Celauro, nel centro storico, posti da un ristoratore agrigentino, assistito dall’avvocato Marco Patti. Il legale intende rivolgersi alla Spagna con una lettera di proteste ed una richiesta di risarcimento danni.

Ad Agrigento al palazzo di giustizia il giudice monocratico Manfredi Coffari ha inflitto 1 anno di reclusione a Mario Rizzo, 32 anni, di Favara, perché il 20 gennaio del 2016, ad un controllo dei Carabinieri, rese le generalità di suo fratello nel tentativo, invano, di sfuggire alla propria identificazione essendo sottoposto ad una misura preventiva che gli avrebbe impedito di uscire da casa. I militari lo hanno denunciato alla Procura della Repubblica per il reato di false generalità e violazione della misura preventiva.