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Una bomba d’acqua si è abbattuta nel pomeriggio tra Scordia e Ramacca colpendo i centri agricoli della Piana di Catania. In particolare, a Ramacca la tromba d’aria ha scoperchiato il tetto di una casa di riposo che ospitava diversi anziani. Gli ospiti della struttura sono stati evacuati.

In ginocchio i centri agricoli di Scordia e Ramacca. Sono stati circa 30 gli interventi dei Vigili del Fuoco che, a vario titolo, hanno dovuto far fronte a tetti divelti, alberi abbattuti e allagamenti che, tra l’altro, hanno richiesto il coinvolgimento di squadre di sommozzatori. Maggiore attenzione è stata riposta nella casa di riposo di Ramacca, quando le raffiche di vento hanno scoperchiamo il tetto della struttura. Gli ospiti sono stati tratti prontamente in salvo e nessuno è rimasto ferito. Nello stesso centro urbano, la furia della tromba d’aria ha sollevato la pavimentazione di alcune strade.

A Scordia diverse persone sono state tratte in salvo. Una donna è rimasta intrappolata all’interno della sua auto e un anziano era riuscito a liberarsi salendo sul tetto della propria vettura. Altre persone si sono ritrovate in circostanze analoghe, intrappolati da vorticosi torrenti di acqua e fango. Danni si sono registrati anche nell’Acese.

Storia di sesso a pagamento e covid nel cuore della Sicilia. Una donna di origine peruviane, nota in quel di Modica come prostituta sarebbe risultata positiva al Covid-19 a Foligno in provincia di Perugia. Nella città del cioccolato in provincia di Ragusa a quanto si apprende, la 54enne avrebbe ricevuto su appuntamento diversi clienti, prima di mettersi in viaggio in direzione dell’Umbria. La vicenda è emerse nella scorse ore grazie al racconto del giornalsta Massimo Gramellini ne «Il Caffè» del 18 luglio. Secondo quanto raccontato dal cronista, i medici stanno ricostruendo tutti i movimenti della donna. Dopo aver preso l’autobus per Catania e il treno fino a Foligno, si è sentita male. La paziente, secondo quanto riferisce l’Usl Umbria 2, è stata quindi trasferita all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove ora si trova ricoverata nel reparto Malattie Infettive. A Foligno — chiarisce il direttore sanitario, Luca Sapori, tramite l’Usl Umbria 2 — non ci sono ricoveri di pazienti positivi, come confermato sul sito della Regione Umbria dedicato all’emergenza Covid.

L’azienda sanitaria provinciale avverte che se qualcuno a Modica «avesse il sospetto di essere venuto a contatto con la donna è obbligato a segnalarlo all’Asp di Ragusa per essere sottoposto a tutti gli accertamenti del caso al fine di evitare ulteriori e potenziali contagi».

Una richiesta che riguarda la salute, il disagio, non può essere trattata allo stesso modo di una pratica in sanatoria edilizia, di occupazione del suolo pubblico. Il contrario di ciò rappresenterebbe il fallimento di uno Stato che dice e scrive nella sua Carta D’Identità di essere sociale. Non chi vive un problema di salute deve cercare lo Stato, ma il contrario di ciò. E adesso vi racconto la mia paradossale storia.

Sono G.P.,il 24 ottobre del 2017 ho prodotto domanda al Comune di Favara per ottenere il Progetto Individuale di mio figlio disabile, previsto dall’art.14 della legge 328/2000.
Il 26 febbraio 2018 ho presentato la domanda per i benefici previsti dalla legge 112/2016 ( c.d. Legge Dopo di Noi). Ad oggi io e tutti gli altri interessati, non abbiamo avuto nessun documento valido in merito, prodotto dal Distretto Socio-Sanitario D1 di Agrigento, che per tre volte ha tentato di ottemperare alle richieste e per tre volte ha fallito.

La prima volta i genitori interessati, convocati presso l’ASL di Favara, si sono rifiutati di firmare uno pseudo progetto, in assenza della Unità di Valutazione Multidisciplinare. La seconda volta, il Distretto D1 di Agrigento ha inviato agli interessati ulteriori progetti, che non sono stati accettati dall’Assessorato alle Politiche Sociali di Palermo, che ha modificato la scheda-progetto, per venire incontro alle difficoltà della U.V.M., ( preciso che anche questa volta io non ho condiviso il progetto di vita di mio figlio). Per la terza volta il Distretto D1 ha inviato ai genitori un progetto di vita comprensivo del progetto Dopo di Noi, che nessun genitore dei disabili di Favara interessati ha condiviso.

Siamo al quarto tentativo affidato alla stessa Commissione, e, intanto, i disabili aspettano che avvenga il miracolo, mentre le loro condizioni si aggravano per i mancati interventi dovuti.
Il mio ottimismo mi porta a pensare ad un immediato intervento sulla questione sollevata, da parte del Distretto e anche di diverse Istituzioni, compreso il Comune di Favara.

Arrestato ieri dalla Polizia R.A., nato a Licata classe 81, pregiudicato, in esecuzione del provvedimento di carcerazione emesso
dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento in data 17.07.2020, con il quale si dispone la carcerazione del condannato per l’espiazione della pena di anni 2, mesi 4 e gg. 20 di reclusione, per il reato di maltrattamento in famiglia. L’arrestato, dopo le formalità di rito, veniva tradotto presso la Casa Circondariale di Gela.

Nella tarda serata del 12 luglio scorso, la Polizia di Stato nel corso di un’attività di Polizia rivolta alla prevenzione ed alla repressione dei reati, interveniva presso un locale della centrale Piazza Sant’Angelo di Licata, poiché era stato segnalato un ragazzo di colore che armato di pistola aveva minacciato gli avventori del bar. Gli uomini del Commissariato di Licata, giunti sul posto, contattati i clienti apprendevano che, un uomo di colore richiedeva con insistenza una sigaretta e, che al rifiuto, l’uomo sfoderava dai pantaloni una pistola e sottraeva un apparecchio telefonico Huawei modello P Smart 2019 dandosi a precipitosa fuga.
Le attive indagini avviate immediatamente dal personale del Commissariato di Licata consentivano di rintracciare l’autore del reato e accertare che si trattava di una pistola giocattolo priva di tappo rosso che alla richiesta degli operatori veniva consegnata spontaneamente.
Da accertamenti esperiti, anche attraverso il riconoscimento fotografico, si risaliva ad un extracomunitario di trentadue anni che è stato denunciato.

“È una campagna di odio e violenza quella che si staglia nell’immagine funesta che ritrae il presidente Musumeci con la testa grondante di sangue. Davvero incredibile! I Cinquestelle e i loro adepti ancora una volta mostrano la vera natura del loro movimento che in questi anni è cresciuto nell’humus del rancore, dell’odio sociale, dell’aggressione virulenta. Presentare una campagna per la mozione di sfiducia con un’icona che si rifà all’ecce homo, è quasi blafemo. Non abbiamo mai visto niente di più schifoso se non per mano delle brigate rosse che hanno trucidato uomini di stato come Aldo Moro e giuristi come Marco Biagi. Se non conoscessimo Nuccio Di Paola, il deputato che si è vantato di questa scelta così scellerata, ci preoccuperemmo per il significato che tale immagine assume, ma sapendo chi è Di Paola ci viene da ridere, anche se amaramente. Solidarietà piena al presidente della regione”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regio siciliana, in una nota condivisa da tutti i deputati regionali e dal coordinatore siciliano Decio Terrana.

Agrigento è stata premiata dalla Presidenza della Regione come Comune virtuoso che ha raggiunto la più alta percentuale di raccolta differenziata tra tutti i Comuni capoluogo di provincia, siciliani. Arriverà anche la seconda premialità, che consisterà nell’erogazione di un contributo di qualche centinaia di migliaia di euro per avere superato nel 2019 la percentuale del 65 per cento, (oggi si è arrivati quasi al 74 per cento). Si tratta di un grande traguardo realizzato attraverso la collaborazione dei cittadini, il lavoro degli operai e l’impegno quotidiano dell’assessore e del sindaco che giorno per giorno approntano e risolvono i problemi del Sistema di raccolta molto complesso. Le premialità in denaro che saranno erogate ad Agrigento verranno utilizzate per diminuire le bollette e migliorare i servizi. Ora tutte le energie saranno concentrate nella soluzione del problema dello scerbamento e nella pulizia delle strade urbane, utilizzando anche una serie di risorse umane aggiuntive senza nessun costo od onere per il Comune di Agrigento.L’assessore all’ecologia e ambiente, Nello Hamel manifesta la sua soddisfazione ed evidenzia che il riconoscimento ricevuto appartiene a tutti i cittadini di Agrigento che hanno dimostrato un significativo livello di partecipazione al sistema della raccolta differenziata ormai diventata uno degli indici più rilevanti del livello di civiltà di una comunità locale.

Ieri sera è stato inviato lo schema di ordinanza sindacale alla Prefettura, per come previsto dal TUEL. In nottata è arrivata una nota dal Palazzo del Governo con la quale si comunicava che “si fa riserva di esaminarne il contenuto ai fini della conformità ai presupposti normativi di cui all’art. 54 D.Lgs. n. 267/2000 e di fornire successivo riscontro”.
“Non avendo ricevuto altre notizie in merito ho provveduto qualche ora fa all’adozione e pubblicazione dell’ordinanza n. 220 del 18/07/2020, con la quale tutelo la mia comunità. L’hotspot di Bisconte è collocato nel posto sbagliato, oltre a essere abusivo ed a rappresentare un pericolo per la pubblica e privata incolumità. Se dopo il termine previsto dall’ordinanza per la demolizione di tale obbrobrio, nulla cambierà, denuncerò tutti per omissione e abuso, dal Ministro Lamorgese a scendere”. Lo afferma il Sindaco di Messina, Cateno De Luca a seguito della pubblicazione dell’ordinanza sindacale che dispone la chiusura dell’hotspot nell’ex Caserma Gasparro.
Tale decisione, giunta a seguito dei fatti di qualche giorno fa, in cui diversi migranti, sfuggendo al controllo delle autorità hanno fatto perdere le proprie tracce, oltre a fissare un termine ultimo di 5 giorni per la dismissione dell’hotspot, ordina alle Autorità amministrative competenti di dare esecuzione all’ordinanza. Inoltre, impone ai Dipartimenti comunali di procedere alle verifiche sull’abusivismo della struttura in questione, la quale è priva della conformità urbanistica necessaria.

“L’ordinanza entrerà in vigore alle ore 00.01 del 25 luglio prossimo – conclude il primo cittadino. – La mancata osservanza degli obblighi, comporterà le conseguenze sanzionatorie previste dall’art. 650 del Codice Penale, se il fatto non costituisce addirittura reati più gravi. Io nel mio territorio rappresento la massima autorità amministrativa e sanitaria e ciò vale anche per i soggetti che dimorano temporaneamente presso l’hotspot. Esigo di conseguenza che si rispetti quanto disposto”.

Il Sindaco di Naro Maria Grazia Brandara ha chiesto al Sindaco del Comune di Castelbuono Mario Cicero di aderire alla “Rete Cultura e Tradizione dei Castelli”.
Il Comune di Castelbuono, rappresenta l’Ente capofila del progetto. Ogni Comune partecipante, ospita, ovviamente, un’imponente fortezza medievale, che rappresenta una delle suggestive tappe, di questo affascinante itinerario. Lo scopo dell’associazione è la valorizzazione economica del patrimonio artistico e delle risorse culturali della Sicilia, attraverso una rete fra i Comuni aderenti per promuovere, insieme, un progetto culturale di manifestazioni medievali, offrendo il proprio territorio, e tutte le risorse che vi appartengono, come bene di uso turistico.
“Ho subito scritto al mio omologo di Castelbuono – dichiara il sindaco Brandara – per aderire a questo meraviglioso progetto che renderà ancora più importante il Castello Chiaramontano di Naro che già negli anni passati è stato protagonista di diverse manifestazioni culturali.
Lo stesso, nel 1912, è stato dichiarato monumento nazionale e nei prossimi giorni inizieranno i lavori di riqualificazione dello spazio antistante che lo renderanno ancor più caratteristico”

“Domenica 19 luglio, saranno trascorsi 28 anni da quando in via D’Amelio furono uccisi Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli ed Eddie Walter Cosina. Quest’anno, per colpa del coronavirus – o forse grazie al coronavirus – molti eventi non avranno luogo fisicamente nei soliti posti dove da anni assistiamo a sterili passarelle politiche e alle comparsate di taluni paladini di un’antimafia parolaia e di facciata, alcuni dei quali di recente finiti nelle cronache dei giornali per attività illecite”.

Così, Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari vittime di mafia dell’associazione ‘I cittadini contro le mafie e la corruzione’.

“Non avrei partecipato comunque ad alcun evento commemorativo della strage, che vide unico sopravvissuto l’agente Antonio Vullo, e quest’anno in particolare, vista l’indifferenza che noi, la cosiddetta ‘società civile’, stiamo dimostrando rispetto le responsabilità e i depistaggi che emergono dal processo in corso a Caltanissetta, nel quale è imputato Matteo Messina Denaro perché considerato tra i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

Ho sperato – continua Giuseppe Ciminnisi – che l’attività svolta dalla Procura di Caltanissetta ci portasse a prendere atto degli errori che abbiamo commesso nel concedere fiducia a falsi paladini della giustizia e a quanti su questi tragici eventi hanno fatto brillanti carriere. L’ho sperato invano, purtroppo non sempre, e non per tutti, è facile ammettere i propri errori. Ma i depistaggi non si fanno da soli, non possiamo accusare solo qualche falso pentito senza pensare a una regia occulta che ne ha tirato le fila. I nostri errori, e il nostro attuale silenzio, sono altrettanto colpevoli.

Sono figlio di una vittima innocente di mafia, così come i tanti che rappresento all’interno dell’associazione alla quale appartengo, hanno pagato con la vita dei loro cari un orrendo tributo alla cancrena mafiosa che affligge la nostra regione.

Forse per questo motivo, più che ad altri, mi addolora assistere all’ipocrisia e all’inconcludenza con la quale si partecipa a molti incontri e dolorose commemorazioni. In questo momento, avremmo dovuto chiedere tutti insieme che venga fatta piena luce sui misteri che riguardano le stragi del ’92, anziché far finta di non accorgerci di nulla.

Da parte mia, e di quanti si sentono da me rappresentati, voglio testimoniare piena fiducia nel lavoro della Procura di Caltanissetta, con la speranza di poter un giorno ricordare l’anniversario della data in cui ebbero Giustizia i Giudici Falcone e Borsellino, la moglie di Falcone e i componenti delle loro scorte, barbaramente trucidati dalla vile mano assassina di “cosa nostra”.

Fino a quel giorno, non prenderò più parte a eventi commemorativi delle due stragi.

Oggi pomeriggio è stata emanata l’ordinanza del Sindaco di Messina, Cateno De Luca, con la quale si stabiliscono i termini per la chiusura dell’hotspot di Bisconte, attualmente presente nell’ex Caserma Gasparro. La disposizione amministrativa prevede lo sgombero dell’area in questione entro i prossimi 5 giorni. In seguito la struttura sarà soggetta a demolizione.

“Non potevo fare altrimenti, si tratta di un centro abusivo, non a norma sotto il profilo igienico-sanitario. Dalle relazioni tecniche degli uffici comunali è emerso che non esiste nessuna concessione per adibire l’area a centro per identificare e registrare i migranti. Essendo ad ogni modo una sistemazione temporanea, doveva essere dismessa dopo due anni, nel settembre del 2019. Non possiamo tollerare l’abusivismo di Stato. Io sono il garante della comunità che amministro e sono chiamato a tutelare la salute e l’ordine pubblico. Cosí come contrastiamo gli eccessi della movida, non possiamo chiudere gli occhi di fronte a 24 migranti in fuga ed ai rischi conseguenti. Per tale motivo ho chiesto al Viminale di spostare l’hotspot altrove, smettendola di considerarci l’ultima ruota del carro”. Così afferma il Sindaco di Messina, Cateno De Luca.

“Darò un tempo limite di 5 giorni – conclude il primo cittadino – per sgomberare il Centro ed evitare che ci siano altri elementi che mettano in pericolo la pubblica incolumità. Non esistono le condizioni a garanzia della sicurezza. La fuga nella notte di mercoledì è la testimonianza più eclatante: 24 migranti a piede libero sfuggiti al controllo della legge. È pertanto chiaro ed evidente che non si possono accogliere migranti in tale struttura, perché in questo modo certamente non li aiutiamo. La fase dell’emergenza Covid-19 che stiamo vivendo, impone di non abbassare la guardia: non possiamo subire passivamente scelte che mettono a repentaglio l’incolumità dei nostri cittadini. Avverto già da ora il Ministro Lamorgese che se il Governo starà a guardare, senza muovere un dito, si aprirà la fase dello scontro istituzionale, mi sono stancato di dover subire scelte che danneggiano la mia gente”.