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La Corte d’Appello di Palermo ha condannato a 6 anni di reclusione l’ex senatore e sottosegretario agli Interni, Antonio D’Alì, imputato di concorso esterno alla mafia perché avrebbe contributo al sostegno e al rafforzamento di Cosa nostra, offrendo a disposizione dei boss le proprie risorse economiche, e, successivamente, il proprio ruolo istituzionale di senatore della Repubblica e di sottosegretario di Stato. E poi: il politico trapanese, fin dai primi anni ’90, avrebbe intrattenuto rapporti con le cosche e con esponenti di spicco dell’organizzazione mafiosa come il superlatitante Matteo Messina Denaro, Vincenzo Virga e Francesco Pace, cercando l’appoggio elettorale delle “famiglie”, e svolgendo un ruolo fondamentale nella gestione degli appalti per importanti opere pubbliche. Si tratta del secondo processo d’Appello dopo l’annullamento della sentenza di assoluzione con rinvio da parte della Cassazione.

Nell’incontro avuto mercoledì 21 luglio alle 18 con Sua Eccellenza il Prefetto in considerazione della nostra richiesta dell’Unità di crisi per il servizio idrico e in risposta alle nostre preoccupazioni il Prefetto ci disse: “I Protagonisti sono altri, ma state tranquilli questa Prefettura non permetterà alcuna sospensione del servizio idrico.
L’acqua continuerà ad essere somministrata ai Cittadini!”.
Ci disse di essere pazienti ed aspettare l’incontro istituzionale di ieri presso la Regione.
Maria Rita Cocciufa, Prefetto di Agrigento, ha avuto ragione.
Il Presidente della Regione Sicilia, Musumeci, ha dato agli agrigentini la risposta che attendevano, IL SERVIZIO IDRICO CONTINUERÀ E SARÀ PUBBLICO. Con i 10 milioni di euro concessi, sono state accolte le istanze degli Onorevoli, dei Sindaci e delle Associazioni agrigentine, delle scriverti in particolare, che tanto si sono battute in nome dei Cittadini, per il ritorno della gestione pubblica del servizio idrico nella provincia di Agrigento.
Il 2 Agosto p.v., sarà la nuova alba della gestione idrica che dovrà essere efficace ed equa nel rispetto degli utenti che pagano il servizio.
Noi continueremo la nostra opera anche all’interno dell’AICA tramite la consulta delle Associazioni, prevista dallo statuto, la quale ci auguriamo venga istituita già nei prossimi giorni.
Occorre fare presto il countdown della nuova alba è iniziato facciamoci trovare pronti!

Sbloccati i fondi regionali per i progetti di assistenza rivolti agli studenti con disabilità delle scuole superiori della Sicilia.
È il risultato di un emendamento al Disegno di legge sull’inclusione presentato da Marianna Caronia e approvato ieri all’Assemblea Regionale Siciliana, che ha permesso di liberare 4 milioni di euro bloccati dopo l’impugnativa del governo nazionale.
Lo sblocco delle somme permetterà di programmare, già dalla prossima settimana, i servizi gestiti dalle Città metropolitane e dai Liberi Consorzi.
I servizi saranno erogati secondo parametri univoci e linee guida uniformi in tutta la Regione.
“Quest’anno finalmente ci si sta muovendo per tempo – dichiara la deputata regionale – e quindi speriamo che sia possibile far partire i servizi già all’inizio dell’anno scolastico. Sembra ovvio e scontato, ma purtroppo non è stato sempre in così tante volte in passato.
Un risultato importante da raggiungere con il coinvolgimento e la collaborazione di tutti per dare un servizio indispensabile agli studenti e alle loro famiglie.”

La Giunta Musumeci ha deliberato una somma pari a 10 milioni di euro per mettere soldi al fine di tamponare la crisi idrica che investe la provincia di Agrigento dopo il fallimento della Girgenti Acque, Hydortecne e con la gestione commissariale prefettizia che cessa il 2 di agosto.

Del provvedimento di Giunta ci riferisce il deputato Margherita La Rocca Ruvolo che ha avuto assicurazione dall’assessore regionale alle Autonomie, Marco Zambuto. La somma è stata prelevata dal fondo autonomie.

Dunque, adesso è la volta dell’Assemblea regionale che deve approvare un apposito provvedimento per sbloccare la situazione gravissima che attanaglia la nostra provincia.

“In relazione ad un video su youtube realizzato dall’avvocato Giuseppe Arnone attraverso il quale rivolge gravi espressioni nei confronti della Procura della Repubblica di Agrigento, dichiaro quanto segue: In relazione al video pubblicato da Giuseppe Arnone sul proprio canale youtube in data 12 luglio in relazione alla vicenda Girgenti Acque, intendo pubblicamente stigmatizzare le farneticazioni profferite nei confronti della Procura della Repubblica di Agrigento da Giuseppe Arnone, che attraverso l’utilizzo di gravissime espressioni ha offeso l’operato di illustri esponenti della magistratura della quale nutro grande rispetto e continuo a riporre grande fiducia”.

Lo scrive in una nota l’ex presidente di Girgenti Acque Marco Campione.

A Favara si vivono momenti drammatici. Questa mattina un nostro operatore si è recato a Favara per comprendere da vicino a che punto è la situazione relativamente alla raccolte dei rifiuti che hanno infestato una intera comunità.

Le foto sono emblematiche e parlano da sole. La pervicacia dei dipendenti della Rti, capofila Iseda, continua imperterrita a fare i comodi propri nonostante una serie di raccomandazioni da parte dell’Asp, del Comune e di una ordinanza contingente ed immediata. Ma loro se ne fregano, vanno avanti a rilento, molto a rilento, e adesso non sappiamo cosa accadrà in vista del fatto che domani Favara diventerà un Comune a zona rossa per via del Covid 19.

Non è possibile che comandano quattro operai e nessuna dica loro nulla. C’è a repentaglio la salute pubblica. E nemmeno l’avvocato Stefano Catuara, legale non sappiamo di cosa e di chi ma sempre presente nelle riunioni della Rti, riesce a convincere gli operatori ecologici che in questa momento, invece di cazzeggiare con la salute dei cittadini favaresi, dovrebbero rimboccarsi le maniche per portare a termine un servizio che al contribuente costa migliaia e migliaia di euro l’anno. Le foto. scattate questa mattina, sono state effettuate nelle vie principali di Favara.

Tutti tranquilli, tutti sereni, ditte comprese. Invece di intimare loro di svolgere il servizio pubblico che gli spetta grazie ai milioncini di cui sopra, le ditte fanno gli gnorri. Da non sottovalutare che gli operatori ecologici svolgono una astensione arbitraria ormai da diverse settimane.

E dobbiamo vedere cosa accadrà fra pochi giorni quando gli operatori ecologici dovranno prendere il loro sacrosanto stipendio.

Dovranno prendere…

 

Hanno scritto una lettera al Prefetto, Maria Rita Cocciufa, vista la perdurante e grave situazione che si è venuta a creare attorno alla vicenda Girgenti Acque. Ecco il testo per chiedere un incontro:
“Eccellenza, a seguito dei fatti riguardanti il fallimento di Girgenti Acque e la conseguente crisi del servizio idrico che sta investendo l’intera provincia, la presente per chiedere un incontro di confronto sulla tematica. Con l’obiettivo principale di rassicurare il tessuto imprenditoriale della provincia agrigentina durante questo già difficile momento di ripartenza, si chiede di valutare la costituzione di un tavolo tecnico tra le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative e le Istituzioni, al fine di scongiurare un’involuzione del sistema di distribuzione già precario precedentemente il momento attuale”.

Come si ricorderà, con Decreto del 1 aprile 2021, l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, on.le Salvatore Cordaro, aveva approvato la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) sul progetto della ditta “Catanzaro Costruzioni S.r.l.” per la realizzazione di un impianto integrato di rifiuti ricadente nel territorio del Comune di Montallegro.

Il Decreto, propedeutico per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), avrebbe consentito alla ditta “Catanzaro Costruzioni s.r.l.” di realizzare il nuovo impianto in adiacenza alla nota discarica di rifiuti sita tra i territori di Montallegro e Siculiana, in provincia di Agrigento.

Avverso il provvedimento di VIA la Pro Loco di Montallegro, presieduta da Giosuè Scalia, ha presentato ricorso al TAR Palermo, con il patrocinio degli avvocati Santo Botta e Teodoro Caldarone.

In particolare, i legali della Pro Loco hanno denunciato numerose violazioni di legge, tra le quali l’inosservanza delle garanzie procedimentali, il mancato rispetto della prescritta distanza tra l’area del progetto e il centro abitato, la mancata valutazione della sussistenza di vincoli paesaggistici insuperabili che insistono sulla fascia di territorio interessata dal progetto, nonché l’effetto cumulo con la discarica in essere ed il conseguente impatto ambientale.

Inoltre, gli avvocati Botta e Caldarone hanno formulato una istanza cautelare richiedendo al Tribunale amministrativo regionale di voler adottare le misure cautelari più idonee ad assicurare interinalmente gli effetti della decisione del ricorso, anche in vista della riunione decisoria della conferenza di servizi per il PAUR, dapprima convocata per il 29 giugno, poi da ultimo aggiornata al 26 luglio.

Al termine della fase cautelare, il TAR Palermo, sezione I, presidente dott. Ferlisi, relatore dott. Zafarana, in accoglimento della domanda cautelare formulata dai legali della ricorrente, ha ritenuto le esigenze della Pro Loco apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio, fissando la discussione del merito per il 14 dicembre 2021.

Oggi è un giorno importante – afferma il presidente della Pro Loco, Giosuè Scalia – . E’ il primo passo di un cammino intrapreso solo qualche mese fa. Ringrazio il TAR per la decisione assunta, gli avvocati Botta e Caldarone per il lavoro sin qui svolto, i tecnici che ci hanno collaborato, Ing. Nino Gambino ed Arch. Giuseppe Cuffaro, i soci dell’associazione e tutti coloro che ci hanno sostenuto. Noi non arretreremo perché la battaglia per la tutela dell’ambiente a Montallegro non si ferma qui!”

Non appare evidente la connessione che collega un procedimento che ha portato condanne per corruzione utilizzando intercettazioni disposte inizialmente per altri reati. E’ questa la principale motivazione alla base dell’annullamento (senza rinvio) delle due condanne a carico del maresciallo dei carabinieri Antonio Arnese e all’avvocato Ignazio Valenza, prosciolti dalla Corte di Cassazione lo scorso maggio. La vicenda sarebbe potuto essere affrontata in un altro processo d’Appello ma i reati contestati – che risalgono a circa dieci anni addietro – sono caduti in prescrizione.

Sono otto le pagine con cui il giudice estensore della sentenza della Cassazione, Benedetto Paternò Raddusa, motiva l’annullamento delle condanne. La vicenda ruota intorno all’istituto di formazione Ecap di cui l’avvocato Valenza era presidente. Secondo l’accusa quest’ultimo, in cambio dell’assunzione della moglie del carabiniere all’istituto assistenziale Casa Amica – presieduto sempre da Valenza – avrebbe ottenuto da Arnese un controllo “morbido”. La difesa – rappresentata dagli avvocati Antonino Gaziano, Daniela Posante e Giuliano Dominici – aveva invece sostenuto che non vi fosse alcun collegamento fra l’assunzione della donna e il controllo ispettivo.