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All’esito dello screening su tutto il personale giudiziario che ha dato esito negativo, il presidente del Tribunale, Pietro Falcone, ha dichiarato, con decorrenza immediata, la cessazione di efficacia del provvedimento adottato in via di urgenza lo scorso 15 giugno.

Pertanto, fermi i provvedimenti di differimento delle udienze già adottati, torna alla normalità l’attività giudiziaria e l’operatività dei servizi di cancelleria nelle modalità precedenti al suddetto provvedimento.

Esteso per circa sette ettari a sud della Rupe Atenea e a poca distanza dal cuore della Valle dei Templi vicino al Cimitero monumentale, il Giardino Botanico che appartiene al Libero Consorzio di Agrigento sarà recuperato e adeguato ad accogliere iniziative culturali.
“Si tratta di intervenire su un vero e proprio “museo a cielo aperto”, a molti sconosciuto, che racchiude al suo interno anche diverse testimonianze archeologiche quali ipogei, caverne visitabili e testimonianze fossili. L’intervento di messa in sicurezza e riqualificazione del Giardino Botanico – sottolinea l’assessore dei beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà – consente di recuperare e rileggere uno spazio dalla bellezza suggestiva, per destinarlo anche a iniziative culturali, rendendo maggiormente fruibili i vialetti interni, dove si trovano varie specie arboree, classificate e illustrate grazie a un’apposita segnaletica”.
L’intervento, che sarà realizzato con fondi POC 2014/2020 per 500 mila euro, riguarda un’area che si snoda tra 5 ettari di superficie coltivata e 2 ettari di edifici e percorsi ad uso turistico-culturale; un vero e proprio scrigno dove si trovano circa 20mila piante di oltre 300 colture ed essenze di macchia mediterranea.
L’area del Giardino Botanico, denominata “Cava Belvedere” è caratterizzata da una componente calcarenitica-sabbiosa della “Formazione di Agrigento”.
Il progetto mira a rendere gli spazi visitabili in sicurezza con interventi tecnici che consentono il recupero ambientale dell’intera zona, attraverso un risanamento del costone roccioso che riporterà in luce l’aspetto naturale della balza calcarenitica.

Il cantiere di scavo sul sito del teatro ellenistico della Valle dei Templi di Agrigento, registra importanti ritrovamenti che fanno pensare ad un complesso variegato di edifici che sorgevano attorno al teatro vero e proprio, ma soprattutto ad un uso costante del sito anche in epoca tardoantica.

Grazie alla sinergia tra Parco archeologico e l’Università di Catania, lo staff di archeologi ha lavorato su diversi fronti: è stato aperto un saggio di oltre 300 metri quadri  in direzione est -ovest  dove, sono stati scoperti numerosi sedili, purtroppo ancora in parte crollati, ed altri importanti blocchi architettonici, tra cui un capitello dorico. Nella parte centrale dello scavo, è stata individuata una calcara (fornace) a fiamma bassa che fa pensare che questa zona sia stata abitata anche in età tardoantica; tra i reperti raccolti, un frammento molto interessante di epigrafe in marmo, destinata ad essere ridotta in calce.

I lavori proseguono anche in altri settori del teatro: nell’angolo sudoccidentale, nell’area della  parodos (l’entrata laterale del coro), è emerso un imponente edificio di probabile età tardoantica con un pavimento a lastroni calcarei, sotto cui i sondaggi accertano tracce del II secolo dopo Cristo: la funzione non è ancora chiara, ma sembra appoggiarsi alle strutture del teatro, probabilmente quando quest’ultimo aveva già perso la sua funzione.

Gli interessanti ritrovamenti di queste settimane confermano l’importanza dell’avere finalmente ripreso gli scavi archeologici nell’area del Teatro ellenistico – interviene l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Alberto Samonà – . Il Governo regionale sta puntando molto sulla ripresa dei cantieri in tutta la Sicilia e la risposta che arriva in termini di scoperte, di rinnovato entusiasmo e di collaborazioni con università e altre istituzioni scientifiche, dà la misura di quella che ho definito come la “primavera dell’archeologia”. Conoscendo ancora di più il nostro passato, la nostra storia, possiamo rafforzare un’offerta culturale ampia che pone al centro la Sicilia, con la sua identità unica al mondo; e luoghi, come il Teatro dell’antica Akragas, da far conoscere a tutti”.

Il teatro sta comunque pian piano affiorando, in questi giorni si sta pulendo il banco roccioso per poter comprendere l’andamento dell’antica cavea. Nella summa cavea continuano ad venire alla luce nuove strutture, in particolare due absidi di un grande edificio ancora tutto da interpretare. Nelle precedenti campagne di scavo erano stati ritrovati due bolli episcopali che fanno ben sperare e spingono gli archeologi a proseguire le indagini in quest’area. Altri importanti ritrovamenti sono stati fatti nell’area esterna ad ovest del teatro, dove si trova un imponente sistema di terrazzamento e di gestione delle acque relativi alla città di età classica. La nuova campagna di scavo finanziata dal Parco archeologico mira al recupero dell’edificio monumentale, che, affacciandosi sul palcoscenico naturale della collina dei templi, costituiva l’ingresso scenografico all’area pubblica della città ellenistico-romana.

Il direttore della Valle dei Templi Roberto Sciarratta, che dirige i lavori, insieme alle archeologhe del Parco, Valentina CaminneciMaria Concetta ParelloMaria Serena Rizzo, sottolinea la grande importanza dei ritrovamenti“Stiamo indagare la parte centrale e meridionale del teatro, sperando che l’interramento abbia mantenuto le strutture in un migliore stato di conservazione. E queste scoperte ci fanno ben sperare in una futura lettura il più possibile precisa dell’intera area”, spiega. Si tratta comunque di un cantiere “aperto”, il pubblico può assistere a frequenti visite guidate con le archeologhe che permettono di approfondire il lavoro del cantiere.

IL TEATRO ELLENISTICO DELLA VALLE DEI TEMPLI

E’ stato uno dei grandi rebus degli archeologi che si sono interrogati a lungo e avevano avviato numerose campagne di scavo per individuare il luogo dove il monaco domenicano Tommaso Fazello a metà Cinquecento, asseriva di aver visto  i resti appena riconoscibili delle fondazioni di un imponente edificio teatrale, un tempo altissimo, non lontano dalla chiesa di San Nicola. Soltanto nell’estate del 2016 il  team di ricercatori composto dalle archeologhe del Parco della Valle dei Templi, del Politecnico di Bari e dell’Università di Catania, riesce ad identificare il sito, dopo un’accurata rilettura complessiva dell’urbanistica e della città antica. La prima ad essere individuata è la summa cavea (la parte più alta dell’anfiteatro in cui prendeva posto la plebe, mentre senatori e ceti equestri sedevano rispettivamente nell’ima cavea rivestita in marmo e nella media cavea), quasi del tutto distrutta. Via via che andavano avanti gli scavi, è emerso un sistema di camere cieche e contigue a forma trapezoidale, che seguivano il muro curvo e sostenevano la gradinata. Al centro, sempre all’altezza della summa cavea, uno stretto passaggio collegava l’agorà al teatro, che sfruttava l’andamento del terreno. I saggi hanno portato alla luce una parte dei gradini dell’anfiteatro, e il muro di contenimento della cavea, oggi si sta indagando la parte centrale e meridionale dello spazio, la situazione del koilon (la gradinata), e dell’orchestra rispetto alla scena.

Il team di archeologi del Parco Valle dei Templi aveva comunque già appurato due distinte fasi del teatro di Agrigento: una più antica tra il IV-III a.C., con un edificio più piccolo (circa 70 m di diametro), che sarebbe stato ampliato nella seconda fase, intorno al II secolo a.C., alla fine della seconda guerra punica.

Ad Agrigento un uomo di 30 anni è stato denunciato dai poliziotti della Squadra Volanti per l’ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia. Lui, in un’abitazione al Villaggio Mosè, al culmine dell’ennesima lite, avrebbe aggredito la madre afferrandola per il collo. Lei, soccorsa dalla Polizia allarmata da diverse segnalazioni, è stata trasportata in codice rosso in ospedale per lividi ed escoriazioni.

Ieri sono sbarcati al molo Favaloro, 40 migranti di varia nazionalità e tra loro, un ragazzo egiziano, di soli 15 anni, che indossava una maglia molto simile a quella della polizia, acquistata dallo stesso in in mercatino a Tripoli.

Il ragazzo ha poi raccontato agli uomini della capitaneria di porto di Lampedusa, di essere partito a maggio da Fayoum, in Egitto, dove aveva lasciato la sua famiglia, i suoi genitori e sei fratelli. Aveva poi raggiunto la Libia e da lì si era imbarcato affrontando un viaggio difficile e pericoloso per raggiungere l’Italia e realizzare il suo sogno, ossia trovare lavoro tra cui fare il poliziotto, ed è per questo che i suoi soldi li aveva spesi per comperare quella maglietta.

 

 

In seguito all’istanza avanzata dal comune di Licata, rappresentato dall’avvocato Santo Lucia, i cinquanta box dell’area portuale posti sotto sequestro nel maggio scorso dalla Capitaneria di Porto, sono stati dissequestrati.

Il provvedimento riguarda nello specifico gli attrezzi e le reti custodite all’interno dei box e che, secondo l’accusa, sarebbero oggetto del reato. Venendo meno l’esigenza cautelare, di conseguenza, anche i box non sono più sotto sequestro.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Antonella Pandolfi, riguarda le presunte concessioni demaniali scadute e mai rinnovate. I box erano nella disponibilità del comune che li assegnava a pescatori e imprenditori ittici che ne facevano richiesta

L’ex pm di Marsala Maria Angioni, che indagò sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, la bambina sparita l’1 settembre del 2004 a Mazara del Vallo, è indagata per false dichiarazioni a pubblico ministero dalla Procura di Marsala. La donna, ora giudice del lavoro a Sassari, ha ricevuto un invito a comparire e l’informazione di garanzia, ed oggi è stata interrogata.

La Angioni, nelle ultime settimane protagonista di continue e sorprendenti dichiarazioni ai media, aveva rilevato tentativi di depistaggio, connivenze e falle gravissime nell’inchiesta sulla scomparsa della bambina che lei aveva condotto 17 anni fa. A seguito delle sue dichiarazioni alla stampa, nei giorni scorsi è stata sentita come testimone dai magistrati della Procura di Marsala ai quali, durante sommarie informazioni, avrebbe confermato le accuse lanciate in tv.

Ma le circostanze riferite dall’ex pm, diventate oggetto di indagini dei colleghi marsalesi, non hanno trovato riscontro e da qui la incriminazione per false dichiarazioni a pm. Nel corso del lungo interrogatorio di oggi la donna avrebbe confermato le sue idee in merito alla questione Denise.

Anche Piera Maggio, la madre di Denise Pipitone, che cerca incessantemente la figlia da 17 anni, si era sfogata a “Chi l’ha visto?” invitando alla cautela: “Cerchiamo di non fare allarmismi perché non è bello sentirmi dire che Denise è mamma e io sarei nonna“.

“Prima di segnalare ed esporsi alla tv in modo così plateale – ha continuato Piera Maggio – chiediamo accertamenti. Bisogna valutare prima se siamo sulla strada giusta, altrimenti creiamo confusione. Saltare dalla sedia così non è tanto bello”.

 

Brutto incidente stradale avvenuto oggi sulla Catania-Siracusa, in direzione Siracusa, tra gli svincoli di Sortino e Melilli, nel quale è morta una persona di 40 anni di Augusta Giovanni Rizzo e altre due sono rimaste ferite in maniera non grave, la moglie di 36 anni e la figlia di 7 ricoverate in ospedale con prognosi di 5 e  10 giorni.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia stradale, che ha constatato secondo una prima ricostruzione che la macchina di Rizzo era ferma sulla corsia d’emergenza per un guasto quando un autocarro gli sarebbe finito addosso, ma sembrerebbe che la vittima in quel momento fosse fuori dal mezzo. Ma è tutto ancora da verificare

 

Sono 133 i nuovi positivi al Covid19 registrati nelle ultime 24 ore (ieri erano 85) su 13.310 tamponi processati, con una incidenza che risale allo 1,0%. La Sicilia è al primo posto in Italia per numero di contagi giornalieri. Le vittime sono 7 e il totale dei morti è 5.945. Il numero degli attuali positivi è di 5.209 con una diminuzione di 300 casi. I guariti sono 426. Negli ospedali i ricoverati sono 251, 11 in meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 25, esattamente come nel bollettino di ieri.

I nuovi casi per province:

Catania 39; Trapani 21; Agrigento 17; Siracusa 14; Enna 14; Caltanissetta 12; Messina 6; Palermo 5; Ragusa 5.

Raggiungere i cittadini più anziani e fragili non ancora vaccinati ovunque si trovino, anche nelle aree più isolate. Con questo obiettivo prosegue la campagna vaccinale in Sicilia con il supporto dell’Esercito.
Su input del Commissario straordinario all’emergenza Covid, generale Francesco Figliuolo, a seguito di una riunione operativa col presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, si trovano sull’Isola i primi presidi vaccinali mobili, che stanno svolgendo un’attività di grande importanza sociale e umanitaria: la campagna d’immunizzazione nelle aree isolate – ossia nei paesi più difficilmente raggiungibili e dotati di presidi sanitari insufficienti – e a domicilio, raggiungendo una fascia di popolazione che molto difficilmente avrebbe accettato o semplicemente avuto l’opportunità di vaccinarsi a fronte di spostamenti, spesso difficoltosi, dal proprio domicilio. Infatti, l’obiettivo primario dello sforzo delle istituzioni condotto in Sicilia in questi giorni è la vaccinazione di over 60 e soggetti fragili, ossia delle fasce di popolazione considerate a maggior rischio di contagio, nelle aree più remote e montuose.

Vaccinazione ‘a domicilio’ in 25 piazze distanti dai centri vaccinali
L’efficace sinergia con l’assessorato regionale della Salute, la Protezione civile e le strutture sanitarie locali, ha consentito, dunque, di dare avvio all’operazione “Over-60 Sicily Tour”, uno sforzo logistico e organizzativo che prevede l’invio di un complesso sanitario in 25 “punti sensibili”, ossia piazze in Comuni distanti da presidi vaccinali e che registrano basse percentuali di soggetti fragili immunizzati. L’attività è frutto di capillare pianificazione e attento monitoraggio condotti dal Comando Militare dell’Esercito in Sicilia, interlocutore ed elemento di coordinamento con le autorità locali per conto della Struttura commissariale nazionale.