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Padre e figlio favaresi, Salvatore Terranova e Lorenzo Terranova, assolti dalle accuse di calunnia, minaccia aggravata, violenza privata e lesioni aggravate. La Corte d’Appello, accogliendo il ricorso avanzato dagli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, ha dunque ribaltato il verdetto di primo grado del Tribunale di Agrigento che invece aveva condannato i due imputati rispettivamente alla pena di quattro mesi e un anno e due mesi.
Secondo l’accusa, Lorenzo Terranova dopo avere malmenato un operaio straniero, dallo stesso incaricato di raccogliere uva presso il proprio terreno, gli avrebbe impedito con violenza di recarsi dai Carabinieri di Castrofilippo. Inoltre, da qui la contestazione e la condanna per il reato di calunnia, per giustificare le lesioni personali cagionate all’operaio, lo avrebbe poi falsamente accusato di furto.

Il neo sindaco di Agrigento Franco Miccichè è impegnato nel giro di incontri istituzionali con le massime cariche dello Stato in città e provincia. Momenti tradizionali, utili a conoscersi dopo l’elezione di pochi giorni fa. Di buon mattino si è recato in Tribunale per incontrare il presidente Pietro Maria Falcone, successivamente si è recato in Prefettura per un incontro con la prefetto Maria Rita Cocciufa.

Il DPCM del 18 ottobre mette in profonda crisi il settore dei congressi e degli eventi. Con la decisione di sospendere i congressi rischia la chiusura un settore che genera un indotto di 64,7 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno (l’Italia rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore degli eventi e dei congressi) e che impiega 569 mila addetti.

 

Un settore trainante del turismo, che assicura l’occupazione alberghiera anche in bassa stagione, riveste un peso importantissimo per le città d’arte attualmente in crisi e promuove all’estero l’immagine dell’Italia, coinvolgendo tutta la filiera (alberghi, centri congressi, agenzie organizzatrici, aziende di trasporti, società di catering e di servizi tecnici) e l’intera destinazione (ristoranti, taxi, musei, shopping, etc.)

Congressi e convegni sono volano di produttività e formazione e sono uno strumento decisivo per espandere le esportazioni delle imprese italiane.

 

È fondamentale sottolineare che il settore dei congressi e degli eventi è estremamente professionalizzato e sicuro: i centri congressi, gli alberghi e tutta la filiera connessa all’organizzazione dei congressi hanno investito in sistemi di sanificazione, si sono dotati e applicano protocolli di sicurezza ancora più rigidi di quelli stabiliti nelle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Prevedere poi che in una location sia possibile svolgere attività di spettacolo, fieristica, o una manifestazione sportiva in presenza di pubblico  ma non un’attività “convegnistica” appare incomprensibile e certamente discriminatorio nei confronti dei soli organizzatori congressuali e di eventi.

 

La chiusura dei congressi mette in definitivo lockdown un settore che oggi ha già cancellato più della metà degli eventi previsti per il 2020 e che, privato della possibilità di programmazione, non ha nessuna possibilità di lavorare anche nel 2021.

Un congresso, un convegno o qualsiasi altra tipologia di evento pubblico o privato richiede mesi se non anni di programmazione.

 

I firmatari:

ADMEI – Association of Destination Management Executives International, Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Alleanza Cooperative Italiane, Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza in Italia, Associazione Nazionale Banqueting e Catering, Assoturismo, Astoi Confindustria Viaggi, Club degli Eventi e della Live Communication, Confturismo – Confcommercio, Convention Bureau Italia, Federalberghi, Federcongressi&eventi, Federturismo, Fiavet, ICCA Italian Committe, MPI- Meeting Professionals Internationals Italia Chapter e SITE – Society for Incentive Travel Excellence – Italy Chapter.

A preso il via ieri il processo, scaturito dall’inchiesta “Diplomat”, su un giro di diplomi, che sarebbero stati consegnati senza lezioni ed esami, e con la falsificazione dell’attività didattica, dietro il pagamento di una somma in denaro. Le scuole paritarie al centro dell’inchiesta: “Pirandello” di Canicattì e Licata, “Volta” di Canicattì, e “San Marco” di Acireale. La Procura della Repubblica di Agrigento chiesto il rinvio a giudizio di 102 persone, fra insegnanti, personale amministrativo e soci di quattro scuole paritarie (3 delle quali in provincia di Agrigento). L’udienza, tenutasi per la prima volta dopo anni nella grande aula intitolata al giudice Rosario Livatino, è stata rinviata al prossimo 20 novembre
Nel mirino delle Fiamme gialle sono finiti gli anni 2015/2016 e quello successivo. Sequestrati 22 diplomi di scuola superiore, che sarebbero stati irregolarmente conseguiti, nell’anno scolastico 2014/2015, da altrettanti studenti. Le accuse contestate dal procuratore capo Luigi Patronaggio, e dal sostituto procuratore Paola Vetro, titolare dell’inchiesta, e che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono a vario titolo di associazione a delinquere, falso e abuso di ufficio. Tra gli indagati, e ritenuto il promotore dell’associazione l’ex deputato regionale, Gaetano Cani, di Canicattì, al quale, negli anni scorsi, vennero sequestrati 300mila euro in contanti, nascosti in una scatola di scarpe.
Nella lista degli indagati, anche tre istituti in qualità di persone giuridiche: “Mondo Scuola Srl” di Licata; “Ge.Is. Gest. Ist. Scol. Srl” di Canicattì, e “Centro di istruzione Gabriele D’Annunzio” di Ispica.

“Non era imputabile al momento della commissione del fatto”. Con questa motivazione il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Alfonso Pinto, ha assolto dall’accusa di stalking, il quarantatreenne Francesco Randisi, di Raffadali. Al verdetto si è arrivati dopo che una perizia psichiatrica, eseguita dal medico Cristina Camilleri, ha confermato la sua totale incapacità di intendere e volere.
Il quarantenne, che è stato difeso dall’avvocato Fabio Inglima Modica era accusato di avere perseguitato una vicina di casa fra il 2014 e il 2017. In particolare, secondo quanto denunciò la presunta vittima, deceduta prima della conclusione del processo (il marito si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Davide Santamaria), l’avrebbe ripetutamente pedinata per strada e negli altri luoghi che frequentava, l’avrebbe tartassata con telefonate anonime, anche in orari notturni. In diverse circostanze, inoltre, le avrebbe fatto trovare, a scopo provocatorio, una rosa davanti al portone dell’abitazione. Da ricordare come nel frattempo la vittima dei presunti episodi sia deceduta per altri motivi.

Rinviato a giudizio per avere picchiato suo figlio di 5 anni  reo di avere perduto il telefono cellulare. L’imputato sarà processato, a partire dal 7 gennaio, davanti al giudice monocratico Micaela Raimondo, dopo l’incidente probatorio durante il quale il bambino,  dopo un’iniziale titubanza, ha confermato le accuse.

L’episodio risale all’estate del 2018. Il piccolo era stato affidato per un periodo al padre.
Il piccolo, che doveva ancora compiere 5 anni, riferì di essere stato preso a pugni, calci e schiaffi dal padre. Il bimbo venne portato in ospedale per essere medicato. La madre ha presentato una denuncia consegnando anche un dossier fotografico delle lesioni riportate dal figlio. L’uomo, che ha nominato come difensore l’avvocato Calogero Meli, ha sempre negato di averlo picchiato

Giovanni Vaccaro, 66 anni, di Palma di Montechiaro, funzionario della Prefettura,  è stato assolto dall’accusa di abuso di ufficio e accultamento di atti pubblici . I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, lo hanno assolto perché “il fatto non sussiste”.

A Vaccaro, si contestava di avere insabbiato una procedura amministrativa, legata al ritiro della patente al noto imprenditore Massimo Campione.
Nel processo era imputato, con le stesse accuse, pure un altro funzionario, deceduto prima del verdetto. Quella pratica, che aveva portato al ritiro della patente di guida nei confronti di Campione, da parte della polizia stradale di Canicattì, secondo la Procura, era stata vanificata dai due funzionari della Prefettura che, prima avrebbero fatto finire tutti i documenti in un armadio, senza neppure dare atto dell’acquisizione attraverso il protocollo, e poi gliel’avrebbero restituita con una semplice richiesta verbale.
I due funzionari, difesi dagli avvocati Olindo Di Francesco e Giuseppe Giglione, avevano dato la loro versione dei fatti sostenendo, in sostanza, che si era trattato di un semplice disguido, che la carpetta era finita in un armadio per un inconveniente e che, quando Massimo Campione, il 26 gennaio del 2016, si presentò per chiedere informazioni, era già trascorso il termine per qualsiasi tipo di iniziativa e fu necessario resti

La riorganizzazione del personale della Regione Siciliana è stata al centro di una riunione convocata dal governatore Nello Musumeci a Palazzo Orleans. All’incontro, durato oltre tre ore, erano presenti l’assessore alla Funzione pubblica Bernardette Grasso, il segretario generale e il capo di gabinetto della presidenza Maria Mattarella e Vitalba Vaccaro, i dirigenti generali dei dipartimenti della Funzione pubblica Carmen Madonia, dell’Agricoltura Dario Cartabellotta, dei Beni culturali Sergio Alessandro, il capo dell’Ufficio legislativo e legale Giovanni Bologna e il presidente dell’Aran Sicilia, Accursio Gallo.
Al termine dell’incontro è stato emesso un comunicato nel quale si sottolinea che «il governo regionale, in coerenza con la direttiva già emanata dopo il suo insediamento nel 2018, esaurita la fase del rinnovo contrattuale del comparto, intende procedere con la riclassificazione del personale dipendente. Dopo avere reperito le necessarie risorse finanziarie, è stato avviato il percorso che tende a premiare il merito, consentendo così un adeguato utilizzo dei dipendenti in ragione del proprio titolo di studio e delle professionalità acquisite. E’ stato concordato – conclude il comunicato – che il percorso sarà determinato attraverso un confronto – che si spera senza pregiudizio – con le organizzazioni sindacali, oltre che con l’Aran e le istituzioni competenti».
«Passiamo – ha detto Musumeci – dalla denuncia alla proposta, che punta a fare spazio alla meritocrazia e alla redistribuzione del personale, ponendo fine a uffici con esubero di dipendenti che saranno, invece, destinati ad attività e strutture assai carenti di risorse umane. Entro qualche mese contiamo di definire il percorso e concretizzare gli obiettivi».

Il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci è intervenuto ieri sera a Tgcom24. Alla domanda se già si pensa a bloccare gli ingressi in Sicilia dalle altre regioni, ha risposto che non lo può escludere assolutamente.

“E’ chiaro – ha detto – che un provvedimento del genere andrebbe concordato con il Governo centrale”. “In un tessuto economico come quello siciliano – ha detto – ogni attività che può lavorare costituisce un grande sostegno che si dà all’economia ma se dovesse essere necessario, non ci penseremo due volte a chiudere le attività, sperando che il governo centrale possa consentire loro di potere superare questo periodo”.

Musumeci nel suo intervento non esclude anche il coprifuoco sulla scia di quanto già deciso da Lombardia, Lazio e Campania. «Non siamo ancora all’ora X, vedremo».

“Uno straordinario risultato destinato a dare spunti per nuove ipotesi investigative”. Così Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia dell’Associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’, commenta a caldo la sentenza emessa ieri dalla Corte d’Assise di Caltanissetta che ha visto condannato all’ergastolo il boss latitante Matteo Messina Denaro, accusato di essere tra i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

“Il lungo difficile  lavoro della Procura nissena, rappresenta un importante traguardo raggiunto, non soltanto per la condanna di un sanguinario boss stragista, purtroppo ancora latitante, ma anche perché aiuta far chiarezza su uno dei periodi più bui della storia del nostro Paese. Per decenni il latitante Matteo Messina Denaro – e quanti come lui coinvolti negli incontri prodromici alla realizzazione delle stragi – ha potuto contare sulle attività poste in essere da chi aveva interesse a depistare le indagini perché non si arrivasse ai responsabili degli attentati, coprendo così quelle che oggi appaiono essere le vere cause che portarono all’uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Da familiare di vittima innocente di mafia, aggiungo che l’attività della procura nissena e il risultato raggiunto sono di grande conforto per chi ha pagato con la vita di un familiare la crudeltà e la viltà dei mafiosi. Per questo – conclude Giuseppe Ciminnisi – sento il bisogno, a nome mio e di quanti altri rappresento, di porgere un sentito ringraziamento ai magistrati di Caltanissetta, in particolar modo al procuratore Gabriele Paci, che con il loro lavoro e il loro sacrificio mantengono in vita la speranza che si possa arrivare ad accertare quella verità che per decenni è stata artatamente tenuta ben nascosta. A cominciare dai mandanti esterni delle stragi, che è necessario individuare per comprenderne la genesi che – così come dichiarato dall’avvocato Fabio Trizzino, difensore dei figli del giudice Borsellino – potrebbe essere ricondotta nell’interesse che il giudice Borsellino aveva mostrato nei confronti dell’intreccio mafia e appalti.