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Il sindaco Lillo Firetto ha registrato questa mattina all’anagrafe il figlio nato da una coppia omogenitoriale di Agrigento. Il primo cittadino ha firmato l’atto di riconoscimento del bambino partorito da una delle due giovani attraverso la tecnica della procreazione medicalmente assistita. 

Al termine della registrazione (che avviene per la prima volta nella Città dei Templi) la coppia omogenitoriale agrigentina ha ringraziato sindaco e impiegati comunali. «L’atto è stato registrato – afferma Firetto – nonostante il responsabile del servizio Anagrafe e Stato civile aveva manifestato la volontà di non dare seguito alla richiesta e gli uffici si erano rifiutati di registrare l’atto pubblico».

«È nostra preoccupazione – aggiunge il primo cittadino – assicurare una piena tutela dei bambini della nostra città, anche di quelli nati da genitori dello stesso sesso. Per tale ragione l’amministrazione ha ritenuto di dare seguito alla registrazione della nascita e al successivo riconoscimento di un bambino nato ad Agrigento, in questi giorni, da due donne. Nel farci carico di questa richiesta abbiamo espresso la volontà di non rivolgere lo sguardo dall’altra parte. Abbiamo scelto di affermare il preminente interesse del bambino, nei confronti del quale abbiamo sentito di dover dimostrare di saper andare oltre». 

«Al di là delle sensibilità di ciascuno, è un dato di fatto che un bambino che nasce acquisisce i propri diritti – afferma il sindaco Firetto – È un bambino atteso con amore e accolto con amore. Ora è accolto da tutta la città e Agrigento si adegua all’orientamento già seguito da alcuni anni da altre città italiane, in cui i diritti della persona sono difesi con fermezza e, quando necessario, anche con atti di coraggio»

L’Assessorato Regionale della Famiglia, con decreto del maggio 2018, nominava il sig. Giuseppe Termine, funzionario regionale, di 63 anni, di Cattolica Eraclea, commissario regionale presso l’Ipab “Pennisi Alessi Allegra e Fresta” di Acireale , per provvedere alla gestione ordinaria e straordinaria dell’Ente. Ma il precedente commissario, sig. Vincenzo Cordaro, proponeva un ricorso giurisdizionale davanti al Tar Sicilia, con il patrocinio dell’Avvocato Cirino Gallo, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, del decreto assessoriale di nomina del sig. Termine, lamentando un’asserita violazione e falsa applicazione dei principi di buon andamento ed imparzialità dell’Amministrazione, stante che il decreto di nomina del ricorrente prevedeva che lo stesso rimanesse in carica fino alla conclusione del procedimento di fusione con altra Ipab. Si è costituito in giudizio il controinteressato Giuseppe Termine, rappresentato e difeso dagli avvocati Girolamo rubino e Giuseppe Impiduglia, eccependo l’inammissibilità per carenza d’interesse,  e comunque l’infondatezza, del ricorso, avendo il ricorrente superato il termine massimo di durata dell’incarico commissariale presso la medesima Ipab, legislativamente fissato in un anno. Il Tar Sicilia, Palermo, Sezione Prima, Presidente il Dr. Calogero Ferlisi, Relatore il dr. Sebastiano Zafarana, condividendo le eccezioni formulate dagli avvocati Rubino e Impiduglia , ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata dal ricorrente, condannando quest’ultimo anche al pagamento delle spese giudiziali afferenti la fase cautelare. Pertanto, per effetto della pronunzia cautelare resa dal tar, il sig. Giuseppe Termine resterà in carica quale commissario regionale presso l’Ipab “Pennisi Alessi Allegra e Fresta” di Acireale mentre il ricorrente pagherà le spese giudiziali

Un’intera giornata per avere informazioni sul rischio sismico, sulle agevolazioni fiscali previste per chi fa interventi di ristrutturazione e adeguamento, e per chiedere un sopralluogo gratuito presso la propria abitazione per avere un primo parere sommario su eventuali situazioni che richiedono un approfondimento.

Sarà questo “Diamoci una scossa”, prima giornata nazionale della prevenzione sismica che farà tappa ad Agrigento domani, 30 settembre, in piazza Cavour a partire dalle 10 e fino alle 18. 

L’evento, promosso e patrocinato da Inarcassa, a cui aderiscono gli Ordini professionali degli Architetti e degli Ingegneri, con il supporto della Protezione civile regionale e il patrocinio del Comune di Agrigento, vedrà la presenza, in piazza Cavour, di architetti e ingegneri esperti in materia che, con la loro professionalità e competenza tecnica, saranno a disposizione dei cittadini per spiegare in modo chiaro il rischio sismico, le variabili che possono incidere sulla sicurezza di un edificio (ovvero le modalità costruttive, l’area di costruzione, la normativa esistente al momento della costruzione) e le agevolazioni finanziarie oggi a disposizione per migliorare la sicurezza della propria abitazione (come il Sismabonus e l’Eco Bonus).

Ai cittadini, ma anche ai professionisti, sarà distribuito del materiale informativo, e, sempre durante la giornata, sarà possibile prenotare un sopralluogo gratuito da parte di tecnici qualificati che potranno fornire delle primarie informazioni sulle condizioni di un immobile, individuando quindi eventualmente la necessità di successivi approfondimenti.

Un’importante opportunità per aumentare il livello di sicurezza delle nostre città, in un territorio che è cresciuto urbanisticamente quasi senza tener conto del rischio sismico e caratterizzato da un patrimonio immobiliare ormai vecchio e spesso privo della dovuta manutenzione.

 
Ritorniamo a parlare della situazione economica e finanziaria del Comune di Licata e non possiamo non far riferimento alla politica economica che sta attuando l’Amm.ne Comunale per ripianare i debiti fuori bilancio contratti dall’ente con fornitori, impiegati, tesoreria ecc.. E’ una politica economica del non contenimento della spesa ma, anzi, della maggior spesa!
E per dimostrare quanto asserito dall’ADIC, faremo riferimento ad alcuni atti compiuti dall’Amm.ne COmunale che avvalorano quanto detto sopra.
Il Comune di  Licata ha aderito al consorzio dei comuni interessati all’appalto da 89 milioni di euro riguardanti il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Per chiarire ai cittadini dove sta la maggiore spesa, bisogna dire che il 4/9/2018 il Consiglio Comunale ha approvato le tariffe TARI per l’anno 2018 facendo propria la delibera di C.C. n. 25 del 29.03.2018, adottata dalla signora Brandara,  con cui erano state aumentate le tariffe TARI ( infatti il costo del servizio è balzato da €. 6.200.000 ad €. 7.200.000 annue). La suddetta adesione al consorzio dei nove Comuni comporterà un ulteriore aumento dei costi e quindi una maggiore spesa per il servizio (a carico dei cittadini licatesi).
Il ricorso all’anticipazione di tesoreria è anch’essa una politica di maggiore spesa. Ed infatti, gli interessi passivi che il Comune paga alla Cassa Rurale S.Francesco  sono esorbitanti ( si parla di 140 mila euro circa per il 2018).
Questa è una politica di spesa, non di contenimento, come ben sa l’assessore al bilancio il quale asserisce di essere un professionista esperto prestato alla politica ( v. articolo pubblicato su “QUI LICATA” il 15 agosto 2018,  http://www.quilicata.it/conti-del-comune-lassessore-raneri-replica-ai-cinque-stelli-abbiamo-ereditato-il-dissesto/).
Il decollo della gestione “in house” del servizio di riscossione dei tributi locali comporterebbe per il Comune di LIcata un risparmio di circa due milioni di euro l’anno, con conseguente diminuzione dell’evasione fiscale ( che oggi pare sia del 55%) da parte dei cittadini.
Ancora una volta chiediamo: quali sono gli ostacoli che si frappongono al decollo della gestione “in house” del servizio di riscossione tributi locali? Perchè il Comune di Licata non cita in giudizio la Municipia S.p.A. per danno erariale, considerato che quest’ultima società ha riscosso in ritardo le annualità Tarsu /Tari 2011 e 2012 facendole cadere in prescrizione? Numerosi sono stati infatti i licatesi che hanno impugnato per prescrizione  le cartelle inviate dalla Municipia S.p.A..
Detto questo non possiamo non parlare dell’ammontare dei debiti fuori bilancio (che secondo alcune voci oscillano dai 40 agli 80 milioni di euro circa). A quanto pare, conoscere la cifra esatta dell’ammontare di tali debiti è impossibile, quasi ci fosse un segreto non di Stato ma Comunale!
Per tali motivi a nostro avviso la Corte dei Conti dovrebbe attivarsi d’ufficio per avviare nei confronti del Comune di Licata la procedura di dissesto finanziario (un po come è successo con il Comune di Catania).
Al di la delle iniziative della Corte dei Conti, però, dovrebbe essere la stessa Amministrazione Comunale, caro Assessore al Bilancio, a dichiarare il dissesto finanziario, perché non si può continuare con una politica di vessazione dei cittadini licatesi! Senza la dichiarazione di dissesto il Comune di Licata non riuscirà mai a risollevare le proprie sorti! Quel che più ci dispiace, però è il silenzio assordante dei mezzi d’informazione su questi temi, come se tutto fosse nella normalità mentre sappiamo tutti che non è cosi. 
Ci auspichiamo una maggiore informazione ai licatesi affinché si rendano conto della reale situazione economico-finanziaria in cui versa il Comune e delle scelte politiche di aumento della spesa che vessano ulteriormente i cittadini di Licata.
Per finire diciamo che siamo in attesa che il Sindaco e l’Ass.re al bilancio facciano pubblicare sul sito del comune il business-plane riguardante l’appalto del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani per conoscere finalmente il costo del servizio.

Al di là delle sensibilità di ciascuno, è un dato di fatto che un bambino che nasce acquisisce i propri diritti. È un bambino atteso con amore e accolto con amore. Ora è accolto da tutta la città e Agrigento si adegua all’orientamento già seguito da alcuni anni da altre città italiane, in cui i diritti della persona sono difesi con fermezza e, quando necessario, anche con atti di coraggio”. Lo ha detto il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto a margine della registrazione all’Ufficio Anagrafe di Agrigento, del primo caso di bimbo  di coppia omogenitoriale.

La Corte d’Appello di Palermo, in funzione di giudice del lavoro, ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Agrigento che ha imposto al Comune di Ravanusa l’assunzione nel ruolo dei propri dipendenti di una lavoratrice già alle dipendenze dell’Ipab San Vincenzo. L’Ipab è stato estinto e con Decreto del Presidente della Regione siciliana i dipendenti furono trasferiti al Comune di Ravanusa, che tuttavia non ha applicato il decreto, costringendo la lavoratrice, assistita dall’avvocato Lillo Massimiliano Musso, a rivolgersi al Giudice del Lavoro, che ha condiviso le sue ragioni. Dopo la sentenza di primo grado, il Comune ha proposto Appello. Adesso la Corte d’Appello ha pronunciato sentenza con lettura del dispositivo confermando le ragioni della lavoratrice, difesa anche in grado d’Appello dall’avvocato Musso, e che continuerà a prestare servizio presso il Comune di Ravanusa.

Giovanni D’Angelo è stato per lunghi anni Dirigente di questa nostra Organizzazione, ricoprendo importanti incarichi di categoria e confederali; è stato un indimenticato Direttore Provinciale dell’INCA, il Patronato della CGIL, Presidente dell’INPS di Agrigento; era componente la Segreteria Provinciale del Sindacato Pensionati della CGIL.

E’ stato Amministratore Locale, Sindaco di Ravanusa, la sua città natale; Consigliere provinciale e Vice Presidente della Provincia Regionale di Agrigento.

Una persona onesta, un grande lavoratore, un punto di riferimento della Sinistra Agrigentina.

Eretico, mai allineato, con una sua visione del mondo che difendeva con orgoglio, combattivo.

Una persona garbata, elegante e mite. Avrebbe sicuramente, in ragione della sua preparazione e delle sue capacità, meritato di più dalla politica e dal Suo Sindacato, la CGIL che non lo dimenticherà.

Muore nel giorno del 112° “compleanno” della CGIL, parte di quella storia, nella nostra provincia, l’ha scritta Lui: con le lacrime agli occhi e col cuore gonfio di dolore, glielo riconosciamo e promettiamo a Lui ed alla Sua Famiglia, cui ci stringiamo commossi, che non dimenticheremo il suo impegno.

 

“I pilastri che reggono le campate sono oramai privi di copri di ferro, presentano armature metalliche scoperte e fortemente ossidate. Le sezioni reagenti di tali elementi presentano una vistosa riduzione di dimensioni.” Questo è quello che ci dicono i nostri tecnici. Ma per essere più chiari vi mostriamo l’ammaloramento dei pilastri del ponte in località Caos, in Agrigento, nel tratto stradale della SS 640. Ad occhio nudo si vedono delle tavole di legno, del ferro arrugginito, del cemento decisamente sfaldato e della schiuma di poliuretano piazzata li per bloccare tutto. Il compito di Mareamico, da sempre con un occhio vigile sul territorio, è segnalare, e lo facciamo mettendo a corredo delle immagini. Ma questa volta non solo denunciamo agli organi di stampa quanto abbiamo documentato, ma per evitare ogni allarmismo e comprendere, com’è opportuno che sia, lo stato di salute del viadotto abbiamo inviato quanto in nostro possesso al Prefetto di Agrigento, persona vigile, arbitro imparziale che sicuramente impegnerà l’Anas a valutare eventuali pericoli e disporre se necessario degli interventi.

Ecco il video: https://youtu.be/MoIulk_98g0

(per informazioni 335/5959740)

E’sceso in campo lui, in prima persona. E’ il capo della Procura della Repubblica di Agrigento, dott. Luigi Patronaggio, il quale ha avanzato la richiesta di revoca dell’affidamento dei servizi sociali (in prova) e conseguente cattura dell’ex ambientalista e avvocato Giuseppe Arnone, attualmente affidato ai servizi sociali (non da detenuto) per scontare tre anni e mezzo di carcere in quanto condannato con più sentenze definitive per due episodi di violenza privata ed uno per calunnia.

Secondo il Procuratore Capo Patronaggio, Arnone si sarebbe reso responsabile di violazioni agli obblighi imposti dal Tribunale di Sorveglianza che nel marzo scorso e poi a giugno aveva consentito ad Arnone le tre condanne senza detenzione.

Per Patronaggio “Arnone ha ripreso la sua attività diffamatoria celandosi dietro nuovi profili e usando lo schermo della collega di studio (nonché suo difensore di fiducia) Daniela Principato. Tale condotta, caratterizzata dalla callidità è segno di mancato ravvedimento e palese violazione del trattamento rieducativo impostogli”.

In favore ed in soccorso di Giuseppe Arnone  e contro Patronaggio è intervenuto il critico Vittorio Sgarbi.

Nulla di nuovo sotto il sole. Ci saremmo meravigliati se fosse accaduto il contrario…


 

La Uil di Agrigento interviene dopo le ultime polemiche che hanno interessato il Comune di Agrigento e il Governo nazionale sul bando periferie . Riteniamo altamente offensive le ulteriori polemiche su recensioni relative al modo di operare di imprenditori  turistici agrigentine soprattutto per chi opera nel territorio con considerazioni che non rispecchiano la realtà.

“Non possiamo non sottolineare che c’è delusione sul fatto che il bando periferie si sia bloccato. Si trattava di un’occasione di sviluppo concreta per rimettere in moto l’economia locale e far ripartire gli investimenti con opere di riqualificazione urbana dal centro storico alle periferie dopo 40 anni di immobilismo. Il tutto sembra per una serie di incongruenze da parte del governo che sta penalizzando la città di Agrigento, che ha bisogno di investimenti come il pane, e per questo la Uil rimane ferma che la soluzione politica ai finanziamenti deve essere trovata dal governo. Infatti il congelamento con il milleproroghe non può essere accettato, anche perché le convenzioni con i 330 comuni e il visto della corte dei conti erano i passaggi decisivi per sbloccare i 33 milioni di investimenti che per Agrigento significano sviluppo, occupazione, economia miglioria generale di una città che stenta a crescere. Non si può tergiversare o eventualmente spostare i fondi per altre operazioni che non hanno nulla a che vedere con il bando in essere, ed anche eventualmente i vizi di costituzionalità possono essere superati se si innesta quel meccanismo di mutuo soccorso tra Governo ed enti locali che negli ultimi anni è mancato.

Si è creato una frattura a prescindere dai governi in carica con i Sindaci che non ha guardato allo sviluppo delle comunità ma solo ai tagli dei trasferimenti e ha aggravato la situazione finanziaria dei comuni oggi in gran parte a rischio default e con pochissimi investimenti sul territorio e facendo leva sull’innalzamento dei tributi locali per tamponare la spesa corrente.

Da questo schema si può uscire se realmente si guarda ai territori e alle loro esigenze spingendo  a progetti di sviluppo sano, tant’è vero che questo progetto ha impiegato un iter lunghissimo per arrivare a conclusione e adesso si congelano i fondi al 2020. Questo modo di operare va cambiato,non possiamo più tirare alle lunghe e Agrigento e tutte le città del sud che sono in ginocchio non possono rimanere la periferia dello stivale. Si deve cambiare atteggiamento e l’azione di governo deve essere d’ausilio ai territori non di contrapposizione, così si esasperano i toni e si crea insicurezza e scarso senso verso le Istituzioni .