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La scomparsa di Giulia Maria Crespi, fondatrice e Presidente Onoraria del FAI – Fondo Ambiente Italiano segna un momento cruciale nella storia della Fondazione, e vena di infinita tristezza l’animo del Consiglio di Amministrazione, del Comitato dei Garanti, della struttura operativa e delle Delegazioni del FAI che a lei con unanime riconoscenza dedicano il più commosso tributo. La chiarezza del suo insegnamento, il solco tracciato, lo stile e l’entusiasmo infuso in qualsiasi cosa facesse indicano senza incertezze la strada che il FAI è chiamato a seguire per il Bene del Paese, fissata nella missione che lei stessa contribuì a definire.

Le idee, le emozioni, lo stile e i fatti che hanno segnato la lunga e operosa vita di Giulia Maria Crespi sono contenuti nella sua autobiografia Il mio filo rosso pubblicata da Einaudi nel 2015.

Dopo aver fondato il FAI nel 1975 con Renato Bazzoni, Segretario Generale fino al 1996, ne è stata fino all’ultimo l’anima ispiratrice pur essendo stata affiancata, prima come Presidente fino al 2009 e poi come Presidente Onoraria fino a oggi, da figure via via divenute fondamentali nello sviluppo della Fondazione, come, dal 1985, Marco Magnifico oggi Vicepresidente Esecutivo, da Ilaria Borletti Buitoni Presidente dal 2010 al 2013, da Angelo Maramai Direttore Generale dal 2009 e infine da Andrea Carandini, Presidente dal 2013, oltreché da una struttura operativa e di volontariato che ha ormai raggiunto, per dimensioni e professionalità, il livello di una grande impresa culturale no-profit nazionale.

Essendo stata educata secondo i sani e severi principi della borghesia lombarda in base ai quali «chi ha avuto molto, deve dare molto», frase che Giulia Maria amava ripetere, conosceva, apprezzava e stimolava – da sempre praticandolo in prima persona – il ruolo che il volontariato svolge nella Società civile, sostenendo e incoraggiando l’importante azione che le Delegazioni del FAI hanno svolto e svolgono, a fianco della struttura operativa, per la maturazione e la crescita della Fondazione.

Pur essendo di carattere forte e imperativo Giulia Maria Crespi ha sempre fortissimamente creduto nel lavoro di squadra come unica possibilità per ottenere risultati seri e duraturi.

Una creatività inesauribile, una riluttanza per i compromessi, una passione per il dialogo, una singolare unità di ideali e concretezza, una noncuranza per le difficoltà – tanto più stimolanti quanto ardue – e una mai incrinata perseveranza ne hanno fatto una figura impegnativa per chiunque avesse a che fare con lei, ma al tempo stesso un esempio inimitabile e senza sfumature di ideali civici e di passione per la vita, per la cultura e per l’ambiente.

La cura e la salute della Terra come fondamento per la salute dell’Uomo, lo strenuo impegno per una agricoltura senza veleni, insegnata e praticata nella sua grande azienda agricola della Zelata sulle rive del Ticino (è stata tra i fondatori dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica) e la passione per la tutela dell’Ambiente, inteso nel suo inscindibile legame con la Storia, sono stati i temi che, insieme alla grande attenzione per il mondo della scuola, hanno guidato la sua attività, come sempre instancabile e generosa, nell’ultimo decennio della sua vita.

«Il FAI soffre per la scomparsa della fondatrice Giulia Maria Crespi. Rassicurata dallo sviluppo della Fondazione in tema di beni gestiti, paesaggio e patrimonio, si era riservata la delega per l’Ambiente, preoccupata per la salute della natura e dell’uomo. Il FAI ha tradotto le sue indicazioni in pratiche virtuose nei Beni e nell’educazione al costume della sostenibilità e sempre avvertirà ai suoi fianchi questo suo ultimo sprone».

”Niente sangue e nessuna campagna di istigazione all’odio, cosa che è lontanissima dalla nostre corde e dal nostro sentire e che condanniamo senza se e senza  ma. Sono semmai gli inaccettabili  e offensivi commenti degli assessori di Musumeci che non lasciano spazio a nessuna immaginazione e istigano all’odio, tant’é che  dopo le loro frasi,  la pagina fb del nostro collega Di Paola è stata fatta bersaglio di numerose minacce, delle quali in precedenza non c’era la minima traccia, nonostante la locandina fosse presente da  diverse ore sui social”.

Lo affermano i deputati del M5S all’ARS in relazione alle polemiche suscitate dalla locandina postata sulla propria pagina fb dal deputato Nuccio Di Paola per promuovere la mozione di sfiducia al governo Musumeci, visto da tantissimi siciliani come un incubo.

”A  gridare allo scandalo – continuano i deputati – sono gli stessi che ci paragonano al cancro (l’assessore Armao), gli stessi che postano l’immagine di Conte in manette (l’assessore Messina), gli stessi che dicono che il M5S è come l’AIDS (Miccichè), gli stessi che hanno in giunta un ex massone e post fascista (l’assessore Samonà), gli stessi che accusano l’opposizione di ‘cretinismo’ e definiscono ‘poveretti’ e disonesti chi li critica (Musumeci).  Frasi per le quali mai nessuno si è scusato”.

 “Nella locandina – precisano  i deputati – c’era il rosso perché meglio  si addiceva al tema, può non piacere, ma sicuramente non era sangue. Se qualcuno avesse avuto occasione di avere in mano il volantino, girandolo avrebbe avuto modo di constatare, senza alcun dubbio, che era vernice.  Ci dispiace questo tentativo  di strumentalizzazione.  In aula dimostreremo, con carte alla mano, l’incapacità di questo governo”.

“Di certo – concludono  i deputati – c’è che finalmente Musumeci e i suoi assessori , che su tantissimi  temi da noi sollevati nel corso di questa infausta e improduttiva legislatura sono stati silenti, hanno ritrovato di colpo e al’unisono la voce. Peccato, ci avrebbe fatto piacere sentirla per altre e ben più importanti  vicende, come per le poesie inneggianti al nazismo  del neo assessore Samonà, per gli arresti di Candela e Damiani, nominati dal governo Musumeci,  o, andando più indietro, per le pesantissime  vicende giudiziarie del presidente della commissione Bilancio dell’Ars, sui cui nessuno ha mai proferito parola”.

“Era il 19 luglio 1966. Mille e duecento famiglie persero la casa, ottomila i senza tetto. Edifici sbriciolati come pasta frolla, miliardi di lire di danni. Erano gli anni del sacco edilizio, dei grattacieli, degli abusi e delle sanatorie che guastarono per sempre lo skyline della città storica nascondendone per sempre il fascino e la bellezza. Quel giorno un uomo, alle 7 del mattino, con altruismo, solidarietà, senso di comunità e appartenenza, Ciccio Farruggia, anziché fuggire ai primi segni della frana, diede l’allarme e impresse un corso diverso alla storia.  Tutti salvi. La città avviò un radicale cambio di passo ma ancora oggi, quell’enorme scempio edilizio ci ricorda quanto la stoltezza, la scelleratezza, la speculazione di una politica corrotta siano in grado di seminare danni. Da un lato le orribili scelte, dall’altro la bellezza delle azioni. Agrigento sceglie sempre da che parte stare e noi vogliamo stare ancora dalla parte di chi compie il proprio dovere al servizio della comunità, per la città e per le belle azioni”.

L’ANCI Sicilia  invita tutti i Sindaci siciliani ad esporre le bandiere a mezz’asta e ad osservare un minuto di silenzio alle 17.58 in occasione del 28esimo anniversario della strage di via D’Amelio.

“Nel giorno del ricordo della strage di via D’Amelio a Palermo in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e  gli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina ciascuno di noi è chiamato a  dare il proprio contributo nel coltivarne  la memoria e nell’affermare con il proprio impegno quotidiano la cultura della trasparenza e della  legalità”.  – ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia

Grottesca vicenda nel centro storico di Agrigento. Un ventenne del Gambia ha telefonato alla polizia perché qualcuno ha mandato in frantumi tutti i vetri della sua abitazione. Il giovane però è stato denunciato per furto aggravato. Quando i poliziotti della sezione Volanti sono arrivati nel “cuore” di Agrigento, subito dopo aver fatto la constatazione del danneggiamento, si sono accorti che in quella casa c’era un grossolano allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica. Nonostante il contatore fosse staccato, in casa c’era la tv accesa e un caricabatterie di un telefonino in perfetta funzione. L’ipotesi di reato è comunque furto aggravato di energia elettrica.

Al di là delle speculazioni politiche e della facile retorica, il fenomeno migratorio è una realtà che ha visto il nostro Paese conoscere sia l’aspetto dell’emigrazione che quello dell’immigrazione durante il susseguirsi delle epoche storiche.  L’Italia, in passato interessata dal più grande esodo migratorio in epoca moderna, negli ultimi decenni è diventata luogo di immigrazione per migliaia di persone, per lo più provenienti dal continente africano, che per cause politiche o economiche hanno dovuto lasciare il paese d’origine.

La Sicilia per una questione di carattere geografico, rappresenta la prima frontiera d’accesso all’Europa e la provincia di Agrigento non è avulsa da questo contesto, anzi, tutt’altro.

È il confine più interessato da un flusso migratorio che oggi ci impone di pensare a un’integrazione che non avvenga soltanto per via legislativa, ma che tenga conto del delicato rapporto del territorio con i migranti, senza causare processi di deculturazione di questi,  nel rispetto del bilanciamento tra i diritti di chi viene accolto e quelli di chi accoglie.  Il Sindacato Generale di Base, nato da esperienze provenienti da diverse realtà attente alle tematiche sociali e del lavoro, ha ritenuto dunque necessario dotarsi di un proprio “Ufficio Speciale  Immigrazione ”, affidandone la responsabilità a chi ben conosce le problematiche legate alle condizioni di lavoro e di vita delle migliaia di immigrati presenti nella nostra provincia.

Mahamadou Yattara, originario della Costa d’Avorio, residente ad Agrigento da sette anni, è il nuovo responsabile del neo nato USI, e grazie all’esperienza maturata nel corso di questi anni, saprà essere punto di riferimento per quanti hanno necessità di informazioni per l’esercizio dei propri diritti civili e sociali, per il conseguimento di prestazioni previdenziali, sanitarie e socio-assistenziali e di assistenza alle procedure di rilascio e rinnovo di permessi e carte di soggiorno e di nulla osta al ricongiungimento familiare, svolgendo attività di collaborazione e supporto alle istituzioni in materia di mercato del lavoro, contrasto alla tratta e allo sfruttamento degli esseri umani e favorendo il processo di integrazione dei cittadini stranieri.

Aldo Mucci, Responsabile della Federazione di Agrigento e componente del Direttivo Regionale SGB, augura buon lavoro a Yattara a nome di tutto il Sindacato Generale di Base.

“Abbiamo ascoltato con profondo sconcerto le parole del Governatore Nello Musumeci contro i dipendenti regionali: accuse ingiuste, immotivate e offensive per tutti i lavoratori che ogni giorno svolgono il proprio dovere con abnegazione, anche in condizioni difficili.

Evidentemente Musumeci è in difficoltà e prova a coprire i fallimenti del suo Governo puntando il dito contro l’anello più debole della catena, contro quei dipendenti che in piena pandemia hanno comunque lavorato e sono rientrati in servizio, nonostante la carenza dei dispositivi di sicurezza. Se la macchina non funziona non è colpa dei dipendenti, ma di chi politicamente ne è a capo.

Adesso basta, la misura è colma: valuteremo con i nostri legali se sussistono gli estremi per una querela, tutelando i lavoratori in ogni sede”.

Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Cisal,commentando le parole pronunciate dal Governatore Musumeci ieri a
Catania.

Una bomba d’acqua si è abbattuta nel pomeriggio tra Scordia e Ramacca colpendo i centri agricoli della Piana di Catania. In particolare, a Ramacca la tromba d’aria ha scoperchiato il tetto di una casa di riposo che ospitava diversi anziani. Gli ospiti della struttura sono stati evacuati.

In ginocchio i centri agricoli di Scordia e Ramacca. Sono stati circa 30 gli interventi dei Vigili del Fuoco che, a vario titolo, hanno dovuto far fronte a tetti divelti, alberi abbattuti e allagamenti che, tra l’altro, hanno richiesto il coinvolgimento di squadre di sommozzatori. Maggiore attenzione è stata riposta nella casa di riposo di Ramacca, quando le raffiche di vento hanno scoperchiamo il tetto della struttura. Gli ospiti sono stati tratti prontamente in salvo e nessuno è rimasto ferito. Nello stesso centro urbano, la furia della tromba d’aria ha sollevato la pavimentazione di alcune strade.

A Scordia diverse persone sono state tratte in salvo. Una donna è rimasta intrappolata all’interno della sua auto e un anziano era riuscito a liberarsi salendo sul tetto della propria vettura. Altre persone si sono ritrovate in circostanze analoghe, intrappolati da vorticosi torrenti di acqua e fango. Danni si sono registrati anche nell’Acese.

Storia di sesso a pagamento e covid nel cuore della Sicilia. Una donna di origine peruviane, nota in quel di Modica come prostituta sarebbe risultata positiva al Covid-19 a Foligno in provincia di Perugia. Nella città del cioccolato in provincia di Ragusa a quanto si apprende, la 54enne avrebbe ricevuto su appuntamento diversi clienti, prima di mettersi in viaggio in direzione dell’Umbria. La vicenda è emerse nella scorse ore grazie al racconto del giornalsta Massimo Gramellini ne «Il Caffè» del 18 luglio. Secondo quanto raccontato dal cronista, i medici stanno ricostruendo tutti i movimenti della donna. Dopo aver preso l’autobus per Catania e il treno fino a Foligno, si è sentita male. La paziente, secondo quanto riferisce l’Usl Umbria 2, è stata quindi trasferita all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove ora si trova ricoverata nel reparto Malattie Infettive. A Foligno — chiarisce il direttore sanitario, Luca Sapori, tramite l’Usl Umbria 2 — non ci sono ricoveri di pazienti positivi, come confermato sul sito della Regione Umbria dedicato all’emergenza Covid.

L’azienda sanitaria provinciale avverte che se qualcuno a Modica «avesse il sospetto di essere venuto a contatto con la donna è obbligato a segnalarlo all’Asp di Ragusa per essere sottoposto a tutti gli accertamenti del caso al fine di evitare ulteriori e potenziali contagi».

Una richiesta che riguarda la salute, il disagio, non può essere trattata allo stesso modo di una pratica in sanatoria edilizia, di occupazione del suolo pubblico. Il contrario di ciò rappresenterebbe il fallimento di uno Stato che dice e scrive nella sua Carta D’Identità di essere sociale. Non chi vive un problema di salute deve cercare lo Stato, ma il contrario di ciò. E adesso vi racconto la mia paradossale storia.

Sono G.P.,il 24 ottobre del 2017 ho prodotto domanda al Comune di Favara per ottenere il Progetto Individuale di mio figlio disabile, previsto dall’art.14 della legge 328/2000.
Il 26 febbraio 2018 ho presentato la domanda per i benefici previsti dalla legge 112/2016 ( c.d. Legge Dopo di Noi). Ad oggi io e tutti gli altri interessati, non abbiamo avuto nessun documento valido in merito, prodotto dal Distretto Socio-Sanitario D1 di Agrigento, che per tre volte ha tentato di ottemperare alle richieste e per tre volte ha fallito.

La prima volta i genitori interessati, convocati presso l’ASL di Favara, si sono rifiutati di firmare uno pseudo progetto, in assenza della Unità di Valutazione Multidisciplinare. La seconda volta, il Distretto D1 di Agrigento ha inviato agli interessati ulteriori progetti, che non sono stati accettati dall’Assessorato alle Politiche Sociali di Palermo, che ha modificato la scheda-progetto, per venire incontro alle difficoltà della U.V.M., ( preciso che anche questa volta io non ho condiviso il progetto di vita di mio figlio). Per la terza volta il Distretto D1 ha inviato ai genitori un progetto di vita comprensivo del progetto Dopo di Noi, che nessun genitore dei disabili di Favara interessati ha condiviso.

Siamo al quarto tentativo affidato alla stessa Commissione, e, intanto, i disabili aspettano che avvenga il miracolo, mentre le loro condizioni si aggravano per i mancati interventi dovuti.
Il mio ottimismo mi porta a pensare ad un immediato intervento sulla questione sollevata, da parte del Distretto e anche di diverse Istituzioni, compreso il Comune di Favara.