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Gli attuali contagiati in provincia di Agrigento sono scesi a 8. C’è, nel report odierno diramato dall’Asp di Agrigento, un guarito ad Agrigento. Il capoluogo della nostra provincia conta oggi un solo malato.

Le persone complessivamente guarite, dall’inizio della pandemia, sono 103 a fronte di 125 contagiati nel corso della emergenza sanitaria.  I tamponi effettuati fino ad oggi sono 8.754, restano in ospedale ancora 2 soggetti. In quarantena restano in 5.

Così la situazione nei vari Comuni agrigentini:

COMUNE STORICO POSITIVI GUARITI DECEDUTI ATTUALI CONTAGI
AGRIGENTO 13 10 2 1
ARAGONA 1 1 0
CALTABELLOTTA 1 1 0
CAMASTRA 1 1 0
CAMPOBELLO DI LICATA 5 5 0
CANICATTI’ 7 6 1
CASTELTERMINI 4 1 1 2
FAVARA 5 4 1 0
LAMPEDUSA E LINOSA 1
LICATA 9 8 1 0
MENFI 12 11 1 0
MONTALLEGRO 1 1 0
NARO 1 1 0
PALMA DI MONTECHIARO 9 8 1 0
PORTO EMPEDOCLE 6 5 1
RAFFADALI 3 3 0
RAVANUSA 4 4 0
REALMONTE 2 1 1
RIBERA 8 7 1 0
SANTA MARGHERITA 4 3 1 0
SCIACCA 26 20 4 2
SICULIANA 2 2 0
TOTALE PROVINCIA 125 103 13 8

Stamattina, nell’ambito della campagna “Insieme per la solidarietà”, il Consiglio Periferico di ASSOARMA di Palermo, in collaborazione con il Comando militare dell’Esercito in Sicilia e la Protezione civile regionale, ha organizzato una distribuzione di mascherine e generi di conforto nella città di Agrigento.

Volontari dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, guidati dai rispettivi presidenti Andrea De Castro e Carmelo Fenech, dell’Associazione paracadutisti con Girolamo Tuttolomondo, insieme con i militari del 46° reggimento trasmissioni di Palermo, nonché rappresentanti del Centro di Aiuto alla Vita di Agrigento Opera don Guanella con la presidente Benedetta Dominici e della Caritas della parrocchia della Madonna della Divina Provvidenza, hanno donato generi di conforto reperiti dalle suddette associazioni d’arma e da Assoarma grazie alla disponibilità del Banco Alimentare. Sono stati confezionati 250 sacchetti contenenti pasta, zucchero, latte, pomodori pelati, biscotti, oltre alle ormai classiche mascherine donate dal Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza della Regione Siciliana e alle barrette di cioccolato create per l’occasione dal Consorzio di tutela del cioccolato di Modica IGP in collaborazione col Centro Siciliano Sturzo.

La distribuzione è avvenuta nello spazio esterno antistante la chiesa della Madonna della Divina Provvidenza alle famiglie bisognose assistite dal Cav Opera don Guanella e dalla parrocchia ospitante.

Un uomo di 56 anni è morto a Licata travolto dal trattore mentre era intento ad arare proprio il terreno. Si tratta di Pietro Infusino di Licata, alle prese con la sistemazione del terreno in vista della semina.

Non ancora chiare le dinamiche dell’incidente ed il perchè il trattore si sia ribaltato uccidendo il suo autista.

La tragedia si è compiuta in contrada Poggio Cuti, sulla strada provinciale San Michele che da Licata porta alla zona balneare di Mollarella. Scattato l’allarme, sul posto si sono portati i soccorritori. Per l’uomo però non c’è stato niente da fare.

Con due procedure avviate nel 1998 e nel 2000, il Comune di Palma di Montechiaro avviava l’espropriazione di taluni terreni di proprietà dei sig.ri C.F., C.C., C.M., C.R., parte dei quali destinati per la realizzazione di “un programma costruttivo di n. 25 alloggi, centro sociale e urbanizzazione nell’ambito del contratto di quartiere per la riqualificazione dell’area urbana Calvario Pizzillo”.

Tuttavia, le suddette procedure ablatorie non venivano definite con validi decreti di esproprio ed allora i proprietari dei terreni interessati, difesi dall’Avv. Girolamo Rubino, con due distinti ricorsi, agivano in giudizio per la restituzione dei terreni interessati, previa rimessione in pristino dello stato dei luoghi ovvero, in via sussidiaria, per la condanna del Comune al risarcimento del danno per un importo pari al valore venale dei beni.

Il Tar Sicilia – Palermo, in accoglimento dei ricorsi proposti dai legittimi proprietari, condannava il Comune di Palma di Montechiaro a liquidare il valore venale del bene aumentato del 10% a titolo di forfettario ristoro per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale arrecato nel caso in cui l’Amministrazione comunale avesse optato per l’acquisizione del fondo al patrimonio comunale.

Nel caso di specie, tuttavia, una parte dei terreni interessati erano stati occupati per la realizzazione di “un programma costruttivo di n. 25 alloggi,centro sociale e urbanizzazione nell’ambito del contratto di quartiere per la riqualificazione dell’area urbana Calvario Pizzillo” e, dunque, per finalità di edilizia residenziale pubblica.

A tal proposito, l’art. 42 bis, comma 5, del D.P.R. n. 327/2001 riconosce un indennizzo per il pregiudizio non patrimoniale “pari al venti per cento del valore venale del bene” espropriato nel caso in cui il terreno sia stato utilizzato “per finalità di edilizia residenziale pubblica, agevolata o convenzionata, ovvero quando si tratta di terreno destinato a essere attribuito per finalità di interessepubblico in uso speciale a soggetti privati”.

Pertanto, i sig.ri C.F., C.C., C.M., C.R., assistiti sempre dall’Avv. Girolamo Rubino, impugnavano le superiori pronunce rese in primo grado dal T.A.R. Palermo, nella parte in cui avevano erroneamente determinato il ristoro forfettario per il pregiudizio arrecato nella misura del 10%, anziché del 20%, come previsto dal citato art. 42 bis,comma 5, del D.P.R. n. 327/2001.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, condividendo le difese dell’Avv. Rubino, in riforma delle sentenze appellate, riconosceva nella misura del 20% il ristoro previsto per il danno arrecato con riguardo alle particelle di terreno utilizzate per finalità di edilizia residenziale pubblica.

Tuttavia, l’Amministrazione Comunale non provvedeva a liquidare le somme così come individuate dal C.G.A.

A questo punto, i legittimi proprietari dei terreni espropriati, difesi dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Daniele Piazza, agivano in giudizio questa volta per ottenere l’esecuzione dei giudicati formatisi sulle pronunce rese dal C.G.A.

Inoltre, con entrambi i ricorsi, gli avvocati Rubino e Piazza chiedevano la nomina di un Commissario ad Acta nell’ipotesi di mancata ottemperanza delle sentenze entro il termine fissato dal Giudice.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, in accoglimento dei ricorsi presentati, ha ordinato al Comune di Palma di Montechiaro di ottemperare ai giudicati, provvedendo a rideterminare nella misura del 20% il ristoro previsto ai sensi del richiamato art. 42 bis, comma 5 del D.P.R. n. 327/2001, con riferimento alle particelle di terreno utilizzate per finalità di edilizia residenziale pubblica ed a liquidare le relative somme, entro il termine di 60 giorni dalla loro comunicazione.

Con lo stesso provvedimento, inoltre, il C.G.A. ha nominato, quale Commissario ad
Acta, il Dirigente generale dell’Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica per l’esecuzione dei due giudicati nell’ipotesi di ulteriore inerzia da parte dell’Amministrazione Comunale, a sua volta condannata, per entrambi i giudizi, al pagamento delle spese processuali, liquidate in complessivi 3.000,00 euro.

Avrebbe preteso una tangente di 15 mila euro per garantire i lavori di una impresa. Un funzionario pubblico di Agrigento, Enzo Caruso, in servizio in passato al Genio Civile di Caltanissetta, è stato arrestato questa mattina dai Carabinieri della città nissena.

L’accusa nei suoi confronti è la concussione nei confronti di una impresa vincitrice di un appalto del quale, il funzionario, era il direttore dei lavori.

E’ stato il titolare dell’impresa a denunciare il funzionario dopo le pressioni che questo ultimo avrebbe fatto per garantire la continuità dei lavori. Subito sono scattate le indagini del Carabinieri, coordinati dalla Procura di Caltanissetta.

Stamattina l’arresto, ai domiciliari.

 

 

 

In un’intervista a Fanpage.it i genitori dei cuginetti uccisi l’11 luglio dell’anno scorso, raccontano la profonda delusione per la sentenza del giudice.

“Non è stata data neanche la pena massima – ha detto Valentina, madre di Simone – a questo punto io mi chiedo: “Ma i giudici da quale parte stanno?”

“Hanno ucciso di nuovo i bambini – ha detto Tony D’Antonio, padre di Simone – perché non si può accettare una condanna a 9 anni. Nella sentenza prima il pm dà dieci anni e il giudice conferma nove anni. È assurdo – aggiunge Tony – gli abbassa ancora la pena. Continua – L’hanno fatto passare per omicidio stradale ma non è omicidio stradale è una strage vera e propria non riesco a capire in Italia perché succedono queste cose in questo tipo di processi.”

“Per avere ulteriormente fiducia della giustizia e della legge, ormai persa del tutto, basterebbe riaprire il caso e riammettere la pena di 18 anni, solo così possiamo avere la forza di poter andare avanti. “

Un’antica ancora di piombo di epoca ellenistico-romana del IV-III secolo avanti Cristo è stata recuperata, nei giorni scorsi, nei fondali di San Vito Lo Capo, nel Trapanese, grazie alla Soprintendenza del mare della Regione Siciliana. L’ancora di piccole dimensioni, a ceppo fisso, con cassetta quadrangolare e perno centrale, presenta una decorazione a rilievo di delfino su uno dei due bracci. L’immagine del mammifero è associata ad Afrodite Euploia ed è uno dei simboli marini più benauguranti per la navigazione.

«Ancora una volta, dai nostri fondali – sottolinea il governatore Nello Musumeci – emergono importanti reperti delle civiltà più lontane. Fin dall’antichità, le città sorte sulle sponde del Mediterraneo hanno intrecciato la loro vita, la loro storia e i loro commerci con la Sicilia. L’unicità del nostro patrimonio archeologico è una risorsa importantissima. Il nostro compito e la nostra responsabilità è riportare alla luce queste queste testimonianze, tutelarle e valorizzarle, rendendole fruibili al mondo intero».

A segnalare la presenza dell’ancora, e la necessità di metterla in sicurezza, era stato il gestore di un diving della zona, Marcello Basile. La Soprintendenza del mare ha organizzato le operazioni di recupero, coinvolgendo il Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza (con il quale esiste un Protocollo di intesa per le attività di ricerca e tutela dei reperti archeologici sommersi). L’operazione è stata effettuata in collaborazione con la Sezione navale di Trapani. Il reperto è stato recuperato a una profondità di 19 metri e l’ancora è stata portata a Palermo, nella sede degli uffici della Soprintendenza al Roosvelt.

«I nostri fondali e il nostro mare – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Alberto Samonà – continuano a rivelarsi un inesauribile serbatoio di memoria. Grazie alla sensibilità dei privati che vivono quotidianamente il mare e all’azione di collaborazione fra la Soprintendenza e la Guardia di Finanza, è stato possibile recuperare questo reperto di eccezionale valore storico e culturale. Questo ritrovamento ci inorgoglisce e ci ricorda che essere depositari di una ricchezza così grande, qual è il nostro patrimonio storico-culturale, vuol dire innanzitutto custodirlo, tutelarlo e valorizzarlo».

«L’operazione di recupero – aggiunge il soprintendente del Mare Valeria Li Vigni – ha testimoniato una forte attenzione da parte dei diving che potremmo definire le nostre ‘sentinelle della cultura’ che, oltre ad avere un ruolo didattico e ricreativo rivolto agli appassionati dei fondali marini, svolgono una funzione di tutela di quei reperti che costituiscono motivo di attrazione e valorizzazione alla visita. L’esigenza di prelevare l’ancora è stata dettata dai tentativi di depredazione che erano stati segnalati e quindi dall’esigenza di salvaguardare una testimonianza della nostra storia».

Doveva essere un normale controllo e per alcuni poliziotti del Commissariato di Palma di Montechiaro è diventato un vero e proprio incubo.

I poliziotti avevano individuato un gruppo di giovani ed hanno deciso di effettuare un controllo di routine. Quando hanno chiesto i documenti di riconoscimento ad una 19enne, G.I. quest’ultima è andata in escandescenze ed ha cominciato ad aggredire a calci e pugni le Forze dell’Ordine.

Immediatamente è stata bloccata, ma tanto non è servito ad evitare che i poliziotti incassassero dei pugni ed anche qualche morso. Portati in ospedale i medici hanno stabilito per i due una prognosi di sette giorni ciascuno.

La irascibile giovane è stata posta agli arresti domiciliari.

“Le sentenze non si commentano ma si eseguono. ‘Dura lex, sed lex’. Piuttosto la responsabilità è di chi ha voluto tipizzare l’omicidio stradale e l’ammisione automatica al rito abbreviato. La vera giustizia Alessio e Simone la troveranno in Paradiso”.

Lo dice il Commissario straordinario del Comune di Vittoria Filippo Dispenza, a margine della sentenza del Gup del Tribunale di Ragusa di condanna a 9 anni per Rosario Greco, autore del duplice omicidio stradale in cui persero la vita i due cuginetti di Vittoria, Alessio e Simone D’Antonio. Il comune di Vittoria si è costituito parte civile nel processo contro Rosario Greco chiedendo la modifica del capo d’imputazione in ‘omicidio volontario sorretto da dolo eventuale’ e un risarcimento esemplare di un milione di euro. Il Gup ha deciso che il risarcimento del comune di Vittoria avverrà in separata sede con un nuovo giudizio civile.

(ANSA).

Il Gup di Ragusa, Ivano Infarinato, ha condannato a nove anni di carcere Rosario Greco, l’uomo che l’11 luglio dell’anno scorso, alla guida del suo Suv, travolse e uccise i due cuginetti Alessio e Simone D’Alessio, mentre giocavano davanti all’uscio di casa. Il pm Fabio D’Anna aveva chiesto 10 anni. A Greco è stata pure confiscata l’auto. Il risarcimento per il comune di Vittoria che si era costituito parte civile invece avverrà in separata sede con un nuovo giudizio civile. Rosario Greco al momento della sentenza non era in aula, dove erano presenti invece i genitori dei due bambini Alessio e Simone D’Antonio e gli zii. L’imputato era accusato di omicidio stradale plurimo aggravato dall’alterazione psicofisica dovuta all’utilizzo di sostanze alcoliche e stupefacenti e nell’udienza dello scorso 19 maggio il pm Fabio D’Anna aveva chiesto la sua condanna a 10 anni.

“Il giudice ha fatto un ulteriore sconto rispetto alla richiesta del pm. Non sono queste le pene che si applicano ad un criminale. Ci saremmo aspettati una condanna più severa”.

Così Tony D’Antonio, padre di Simone, ha commentato la sentenza del Gup.

(ANSA)