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Auto non si ferma all’Alt – imposto dai carabinieri in via Palma – e scatta l’inseguimento, durante il quale chi era all’interno dell’abitacolo della vettura ha scaraventato fuori dal finestrino qualcosa. Un “malloppo” che è stato recuperato dai militari dell’Arma della compagnia di Licata e che conteneva una rivoltella di fabbricazione belga e un involucro con sei cartucce già esplose.

L’inseguimento, praticamente a perdifiato, s’è concluso con la pattuglia che è riuscita a bloccare la macchina e i due giovani che vi erano all’interno. Inevitabile, nonostante fossero stati già recuperati pistola e cartucce già esplose, la perquisizione, durante la quale è saltato fuori un coltello a serramanico. Un giovane, un maggiorenne, è stato arrestato in flagranza di reato, mentre il minorenne che era in sua compagnia è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minori di Palermo. I titoli di reato contestati sono: ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione abusiva di armi e porto ingiustificato di coltello.

I carabinieri della compagnia di Licata hanno accertato che la pistola era stata rubata a Delia, ecco perché s’è configurata la ricettazione. L’arma, nonostante sia provento di furto, verrà adesso sottoposta ad esami e accertamenti da parte degli specialisti dell’Arma. Resta da capire – e le indagini sono ancora apertissime – cosa ci facessero, da dove provenivano e dove si stessero recando, i due giovani con quell’arma e con le cartucce già esplose.

 

La Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha assolto dall’imputazione di omicidio, perché riconosciuto da diverse perizie incapace di intendere e di volere, Salvatore Italiano, 63 anni, di Ribera, imputato di avere, il 16 settembre del 2019, strangolato il concittadino Gaetano La Corte, 75 anni, all’interno di una struttura di accoglienza per soggetti affetti da disturbi mentali. L’assoluzione di Italiano è stata proposta anche dal pubblico ministero, Roberta Griffo. A carico dell’imputato è stata disposta la misura di sicurezza, ovvero il ricovero forzoso all’interno di una struttura specialistica per 4 anni.

A Palermo, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato in abbreviato a 5 anni di carcere, per scambio elettorale politico-mafioso, l’ex consigliere comunale di Licata, Giuseppe Scozzari. Scozzari si dimise dopo l’arresto, nel 2019. Da responsabile del servizio tecnico dell’ospedale di Licata, ed essendo influente funzionario dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, avrebbe garantito corsie preferenziali per l’accesso ai servizi a soggetti indicati dal capomafia di Licata Angelo Occhipinti, e si sarebbe impegnato in consiglio comunale a regolarizzare la posizione amministrativa di un terreno sequestrato di proprietà di un affiliato mafioso.

Con ricorso del 18 agosto 2020 le Associazioni Legambiente Sicilia, WWF Italia Onlus e LIPU hanno adito il TAR Sicilia – Palermo e impugnato il D.A. n. 80/GAB del 6 agosto 2020, con cui l’Assessorato Regionale per la Regione Siciliana all’Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, discostandosi parzialmente dalle indicazioni fornite da un parere reso dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha approvato il calendario venatorio 2020/2021.

Difendendo la legittimità del calendario per la stagione venatoria 2020/2021, l’UN.A.VE.S. (Unione Associazioni Venatorie Siciliane) si è costituita in giudizio assistita dagli Avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza del foro di Palermo.

Con Decreto n. 839/2020 il Presidente del TAR Sicilia, sede di Palermo ha respinto l’istanza cautelare monocratica proposta dalle Associazioni Ambientaliste, in considerazione della insindacabilità delle scelte tecnico – discrezionali afferenti alla regolazione dell’attività venatoria, nonché della natura consultiva e non vincolante del parere ISPRA.

Tuttavia, in occasione della successiva Camera di Consiglio del 24 settembre 2020 il Tar Sicilia – Palermo, Sezione II, con Ordinanza Cautelare n. 944/2020, pubblicata il 26 settembre 2020, ha sospeso l’efficacia del D.A. n. 80/GAB del 6 agosto 2020 e relativi allegati del decreto assessoriale, avente ad oggetto “Calendario Venatorio 2020/2021”, con il quale l’Assessore Regionale ha regolamentato i periodi e le specie dell’attività venatoria in Sicilia.

Per l’effetto, il Giudice amministrativo ha disposto un fermo del prelievo venatorio del Coniglio, della Pavoncella e del Moriglione, oltre che limitato i periodi di caccia per Beccaccia e Volpe.

Pertanto, l’UN.A.VE.S., ancora una volta assistita dagli Avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, ha proposto appello cautelare innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa chiedendo l’annullamento e/o riforma della pronuncia cautelare resa dal TAR Sicilia.

In particolare, gli Avvocati Rubino e Valenza hanno messo in rilievo l’erroneità della pronuncia impugnata, contestando l’invasione della sfera di discrezionalità riservata all’Amministrazione, il difetto di istruttoria, l’illogicità, arbitrio e ingiustizia manifesti, l’assenza di un principio di prova e l’infondatezza del ricorso di primo grado.

Il 16 Dicembre si è svolta la Camera di Consiglio con partecipazione da remoto dei magistrati, ai sensi degli artt. 25 d.l. n. 137/2020 e 4 d.l. n. 28/2020.

Con Ordinanza Cautelare n. 816/2020 pubblicata in data 18 Dicembre il CGA ha accolto l’appello cautelare proposto dall’UN.A.VE.S. e ha riformato l’Ordinanza cautelare impugnata.

In particolare, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha ritenuto meritevole di tutela la questione della caccia al coniglio selvatico, sollevata unicamente dall’Unione Associazioni Venatorie Siciliane, assistita dagli avv.ti Rubino e Valenza e omessa da tutte le altre associazioni.

Il Collegio, ricalcando la tesi proposta dagli Avvocati Rubino e Valenza, ha asserito che “il parere dell’I.S.P.R.A. non contemplava, alcuno specifico vincolo che dalla Regione possa dirsi immotivatamente inosservato”.

Pertanto, la decisione resa dal CGA segna un’importante svolta in merito all’attività venatoria in Sicilia, offrendo una nuova interpretazione del parere ISPRA e sancendo il riconoscimento di margine di discrezionalità in capo all’Amministrazione regionale.

Apprende che la mamma è positiva al Covid-19 e, per la disperazione minaccia di lanciarsi dal tetto della sua abitazione. Protagonista un venticinquenne di San Biagio Platani.
Ad evitare il peggio l’intervento dei carabinieri della Stazione di San Biagio Platani, coordinati dal Comando compagnia di Cammarata.

Una volta scattato l’allarme e giunti sul posto, i militari dell’Arma, con delicatezza e con grande professionalità, hanno iniziato a parlare con il giovane, e alla fine l’opera di convincimento ha dato l’esito sperato.
Il giovane, molto provato dalla notizia della positività della madre, avrebbe voluto lanciarsi dal tetto di casa. Per fortuna, però, i carabinieri sono arrivati in tempo.

Le vacanze natalizie dal 24 dicembre al 6 gennaio. Le misure restrittive tra zona rossa e arancione. Tutte le istruzioni per l’uso.

Dieci giorni in zona rossa e 4 in zona arancione, coprifuoco che resta alle 22 e massimo due persone non conviventi che si possono aggiungere al cenone. Dunque, sono complessivamente 10 i giorni in cui sarà estesa a tutta Italia la zona rossa: 24-25-26-27 e 31 dicembre, 1-2-3-5 e 6 gennaio. In tutto il paese valgono dunque le regole finora adottate nelle regioni rosse: sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita sia tra le regioni sia tra comuni e all’interno degli stessi salvo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. E’ sempre possibile rientrare alla propria abitazione o domicilio. Sono inoltre chiuse le attività commerciali al dettaglio – ad eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacie, edicole e tabacchi – e chiusi anche i bar, i ristoranti, le gelaterie, le pasticcerie e i pub, che possono effettuare solo la consegna a domicilio e, fino alle 22, l’asporto. E’ invece consentito svolgere sia attività motoria individualmente e in prossimità della propria abitazione purché nel rispetto della distanza di almeno un metro e con l’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione, sia attività sportiva, ma anche questa solo in forma individuale ed esclusivamente all’aperto. L’Italia sarà invece tutta arancione nei giorni lavorativi all’interno delle due settimane delle vacanze natalizie: il 28, 29 e 30 dicembre e il 4 gennaio. Rispetto alla zona rossa, due sono le differenze principali: sono aperti i negozi ed è sempre consentito lo spostamento all’interno del proprio comune di residenza. Il decreto introduce però una norma a favore dei piccoli comuni: sono infatti consentiti gli spostamenti dai paesi con una popolazione non superiore a 5mila abitanti per una distanza di massimo 30 chilometri con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Infine, per tutto il periodo delle festività natalizie il governo ha introdotto una deroga ai divieti, che sarà quindi valida sia nelle giornate in cui l’Italia sarà ‘rossa’ sia in quelle in cui sarà ‘arancione’ ed è quella per consentire comunque ai parenti più stretti di vedersi per il cenone. Lo spostamento verso le abitazioni private è consentito una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le 5 e le 22, verso una sola abitazione ubicata nella medesima regione e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di 14 anni sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.

Altro prestigioso riconoscimento internazionale per il pittore agrigentino Gerlando Meli, appena inserito nell’Enciclopedia Mondiale dell’arte Elitè, edita dal 1974 dalla casa editrice Elitè di Varese. Nell’Enciclopedia sono inseriti tra gli altri: Picasso, Vangogh, Dalì, De Chirico e altri artisti storici. L’inserimento di Meli è scaturito al termine di una lunga e attenta valutazione da parte della commissione selettiva attraverso l’analisi di mostre e concorsi nazionali e internazionali e la valutazione di premi e prestigiosi riconoscimenti in Italia e all’estero e recensioni su cataloghi e riviste d’arte specializzate. Nella pagina dedicata a Gerlando Meli vi è la foto dell’artista con la moglie mentre dona una sua opera a Gianni Morandi.

731 i nuovi casi di Covid registrati in Sicilia nelle ultime 24 ore su 8.109 tamponi eseguiti.

I decessi sono 22, che portano il totale a 2.109.

Con i nuovi casi sono 33.865 gli attuali positivi, con un decremento di 823 casi rispetto a ieri. Di questi sono ricoverati 1.273 pazienti, 37 in meno rispetto al dato complessivo di ieri; 1.091 dei quali in regime ordinario 40 in meno rispetto a ieri; 182 in terapia intensiva 3 in più rispetto a ieri. In isolamento domiciliare 32.592. I guariti sono 1.532.

I nuovi casi divisi per provincie:

Catania 356 positivi,

Palermo 116,

Messina 89,

Ragusa 41,

Trapani 29,

Siracusa 41,

Agrigento 27,

Caltanissetta 15,

Enna 17.

Il Gup del tribunale di Palermo, Paolo Magro, ha condannato a 5 anni di reclusione, per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, Giuseppe Scozzari, 48 anni, consigliere comunale di Licata fino al 13 luglio del 2019, quando, all’indomani dell’arresto nell’operazione antimafia “Assedio”, si dimise. Scozzari, secondo quanto ha accertato il processo, concluso con una pena superiore a quella chiesta dal pm Claudio Camilleri (4 anni e 8 mesi), aveva stretto un patto con il boss del paese Angelo Occhipinti.

L’imputato, in particolare, avrebbe, “nell’esercizio delle sue funzioni di responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata, ed essendo influente funzionario dell’Asp di Agrigento, garantito corsie preferenziali per l’accesso ai servizi dell’Asp a soggetti indicati dal capomafia Angelo Occhipinti”. Nell’esercizio delle funzioni di consigliere comunale di Licata, invece, avrebbe “messo a disposizione il proprio peso politico all’interno del Comune al fine di fare ottenere al capomafia Occhipinti ed a Raimondo Semprevivo (suo cognato) la regolarizzazione amministrativa di un’area sottoposta a sequestro penale”.

“Uno scambio di favori – aveva sottolineato il pm – che gli ha consentito, nel giugno del 2018, di essere eletto, nelle file di una lista civica, grazie al sostegno elettorale del boss che gli fece da sponsor”.

Rapina ad un distributore di carburante lungo la statale 122, l’inseguimento da parte della pattuglia della polizia che è stata anche speronata e uno degli agenti è rimasto ferito, il rintraccio di uno dei due malviventi e l’arresto. E poi ancora le ricerche del complice che è stato ritrovato in una casa del centro storico e che ha tentato la fuga sui tetti. Scene degne di un film d’azione quelle che hanno portato – ad opera dei poliziotti del commissariato di Canicattì, che è coordinato dal vice questore Cesare Castelli, – all’arresto di Alessio Taibbi di 27 anni e al fermo di polizia giudiziaria (poiché la flagranza era già trascorsa) di Gian Piero Lo Giudice. Entrambi sono stati ritenuti responsabili in concorso di duplice rapina aggravata, danneggiamento aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Ma non è finita, perché adesso – i poliziotti – stanno cercando di comprendere se si tratta degli autori di altre rapine messe a segno ai danni dei distributori di carburante della stessa Canicattì, ma anche di Licata, Ravanusa e Campobello di Licata.

I poliziotti del commissariato di Canicattì, dopo aver ricevuto la segnalazione di una rapina commessa da due giovani con il volto coperto e uno armato di pistola, si sono immediatamente precipitati al distributore di carburante della statale 122. Per raggiungere rapidamente l’obiettivo, gli agenti hanno fatto un percorso alternativo alla statale 122, un percorso noto perché appunto utilizzato, quale via di fuga, dagli autori di altre rapine. Una intuizione geniale perché in una strada sterrata della contrada Vecchia Dama, i poliziotti sono riusciti ad intercettare un furgone di colore bianco, con cui i rapinatori si erano allontanati subito dopo la rapina. La volante ha provato a sbarrare la strada ai due, ma la macchina della polizia è stata speronata ad alta velocità. Uno degli agenti è anche rimasto ferito. “I poliziotti, in questa situazione, hanno riconosciuto perfettamente il conducente del veicolo in Gian Piero Lo Giudice e sono riusciti ad annotare la targa che acclarava la proprietà del veicolo” – ha ufficializzato stamani la Questura di Agrigento .

Nonostante la macchina malconcia, i poliziotti hanno continuato l’inseguimento del furgone per le vie rurali della contrada, raggiungendo il furgone che era stato, nel frattempo, abbandonato dai presunti malviventi. “I rapinatori non potendo proseguire con il furgone – ricostruisce ancora la Questura – hanno rapinato dell’auto un anziano che si trovava in zona, anziano che ha riportato lesioni traumatiche”. Anche questa macchina è stata però abbandonata, pochi metri dopo. Gli agenti, quelli del commissariato di Canicattì e quelli della Squadra Mobile della Questura, giunti sul posto, hanno inseguito uno dei due uomini visti scappare lungo le campagne circostanti. Nonostante si fosse nascosto nei pressi di un casolare di campagna, Taibbi è stato ritrovato e arrestato.

Sono proseguite dunque le ricerche del secondo uomo e nel tardo pomeriggio, in una casa abbandonata del centro storico, Lo Giudice è stato rintracciato e bloccato mentre tentava la fuga tra i tetti delle case circostanti. L’uomo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.

I poliziotti del commissariato e quelli della Squadra Mobile hanno ritrovato la pistola, risultata a salve del tipo semi automatica, priva del tappo rosso, utilizzata per commettere la rapina, “mentre addosso ad Alessio Taibbi – ha ufficializzato la Questura di Agrigento – abilmente occultata, veniva recuperata la somma di 195 euro in denaro contante, ritenuto una parte del provento della rapina al distributore di carburanti”. I due, su disposizione del sostituto procuratore di turno che ha coordinato l’attività investigativa, sono stati portati alla casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento.