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Il 19 giugno è stato determinato negli uffici del Comune che, non esistendo professionalità interne da adibire esclusivamente al controllo dell’esecuzione del contratto di igiene pubblica (insomma gestione della spazzatura), c’è la necessità di rivolgersi ad una Ditta che si occupa di pianificazione ecosostenibile dei rifiuti. Nella determinazione si legge che l’incarico è stato, dunque, affidato ad una ditta che aveva presentato un’offerta, sua sponte dato che non ci sono indicazioni di richieste di preventivo.
Lo aveva proposto più volte l’ex assessore Fontana di prendere un Direttore per l’esecuzione del contratto esterno, ovvero un consulente che, per conto del Comune, valutasse e coordinasse il lavoro delle ditte che si occupano di igiene pubblica, segnalando agli uffici comunali inadempienze da tradurre in sanzioni per le ditte.
Adesso, praticamente un mese prima della fine del contratto, tale DEC è stato designato.
L’incarico, nella determinazione, è solo per un mese, ovvero l’amministrazione, ha reputato che ciò che gli uffici non sono riusciti a fare in anni può farlo un consulente in un mese di lavoro, stante ciò che dicono le carte dell’incarico conferito per la somma di 3500 € oltre cassa (4%) e IVA con affidamento diretto perché importo inferiore a 40mila €. Una resa dei conti finale con le ditte appaltanti?
Il 20 Luglio, nell’attesa dell’avvio del nuovo appalto gestito dalla SRR, è stata disposta la proroga di due mesi del contratto di igiene pubblica (comunque già prevista nel piano economico TARI che aveva stimato l’inizio del nuovo appalto per l’1 Ottobre). Ciò ha implicato anche la proroga di tutti i contratti accessori (ditte di trasporto, piattaforma di trasferenza e altro) e, si legge nella determinazione, che si conferma come Direttore per l’esecuzione del contratto il tecnico precedentemente nominato, che sarebbe la ditta esterna.
Non si sa ancora se con il nuovo appalto per la gestione dei rifiuti il Direttore per l’esecuzione del contratto dovrà essere della SRR o del Comune (o uno per entrambi).
Per diramare questa confusione è stato necessario inoltrare una interrogazione per il question time per conoscere quali vantaggi ha effettivamente portato il DEC esterno per il Comune, se l’incarico è stato prorogato per questi 2 mesi e cosa succederà all’avvento del nuovo appalto.
Sicuramente la risposta sarà tardiva dato che i tempi del Consiglio sono lunghi e l’amministrazione permalosamente poco collaborativa e pronta a smentire anche quanto dichiarato in Consiglio.
Tutti i cittadini sono alle prese con i ritardi nell’informazione comunale: aspettiamo da 21 giorni le modifiche all’ordinanza sindacale 99, quella che potenzialmente rende passibili di multa la maggioranza dei cittadini. E se il DEC esterno riscontrasse che tutti i problemi sono dovuti ad una deprecabile progettazione e informazione da parte dell’amministrazione?

Nella riunione della prima commissione consiliare di ieri il presidente Salvatore Borsellino e i componenti consiglieri presenti Marcella Carlisi, Giuseppe Picone e Alfonso Mirotta hanno discusso delle problematiche della mancanza di parcheggi disponibili per le due ruote nei pressi delle spiagge san leonine. Gli stalli previsti sono invasi dalla sabbia e i centauri devono posteggiare fra le auto in sosta, venendo sistematicamente multati.
La commissione invita l’amministrazione a provvedere ad una pulizia degli stalli destinati alla 2 ruote o a trovare altre soluzioni per non rendere sempre invivibile questa città ai propri cittadini.

La prima commissione consiliare Borsellino, Carlisi, Picone e Mirotta

Nel corso di un incontro tra l’assessore comunale all’Ambiente Nello Hamel e i rappresentanti regionali del consorzio Comieco (il consorzio che presiede al controllo della raccolta della carta e del cartone) sono stati valutati i dati relativi al primo semestre di raccolta differenziata del Comune di Agrigento. 

“ Abbiamo riscontrato – dichiara l’assessore Hamel – una consistente crescita del quantitativo della raccolta di carta e cartone e nello stesso tempo la necessità di migliorare i livelli qualitativi dei conferimenti relativi alla raccolta della carta presso i cittadini e altre utenze quali le strutture turistiche, gli uffici pubblici e le grandi comunità mentre il livello qualitativo del cartone risulta ottimale”.
Ecco alcuni dati forniti dal Comieco: la raccolta mensile della carta è passata da 80 tonnellate del mese di febbraio a 140 del mese di giugno. Il cartone invece è passato da 50 tonnellate a 95 negli stessi mesi.
“La proiezione per il 2018 – continua l’assessore all’Ambiente – vede il Comune di Agrigento attestarsi su un obiettivo pro-capite di 41 chili per abitante rispetto ai 14 chili del 2017.L’Amministrazione comunale ha quindi deciso di avviare una fase di controllo rigoroso sui conferimenti di carta da parte dei cittadini e delle grandi utenze e nello stesso tempo, per ovviare al problema legato alla qualità, di attivare le procedure di selezione in piattaforma per fare ritornare il prodotto in prima fascia. Si tratta di una soluzione transitoria che determina un costo aggiuntivo per eliminare il quale, i cittadini dovranno collaborare attivamente conferendo la carta in modo corretto”.

La Polizia confisca beni per oltre 2 milioni e 200mila euro a Daniele Rampello, di Raffadali, imputato nell’ambito dell’inchiesta “La carica delle 104”. I dettagli.

Daniele Rampello

A Raffadali lo scorso 28 giugno i poliziotti della Divisione anticrimine e Misure di Prevenzione della Questura di Agrigento, coordinati dalla dirigente Angela Spatola, su proposta del Questore, Maurizio Auriemma, hanno eseguito un provvedimento, emesso dal Tribunale di Palermo di sequestro di beni, finalizzato alla confisca, per oltre 1 milione e 500mila euro, a carico di Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 54 anni, di Raffadali, ex consigliere provinciale e già inquisito nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Demetra” per truffe a danno di Inps e Inail. Adesso, la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, ancora su proposta del Questore Auriemma, ha emesso un provvedimento di confisca di beni per oltre 2 milioni e 200mila euro a carico di Daniele Rampello, 51 anni, anche lui di Raffadali, già condannato dalla Corte d’Appello di Palermo con sentenza irrevocabile per il reato di usura, e attualmente imputato di associazione per delinquere a fine di corruzione, falso e truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “La carica delle 104”, sostenuta dalla Digos agrigentina. Le indagini e l’esecuzione della confisca sono state altrettanto compiute dalla stessa Divisione anticrimine e Misure di prevenzione della Questura, sigillando numerosi immobili, vetture, rapporti finanziari e impianti di produzione di energia rinnovabile di proprietà o nella disponibilità di Daniele Rampello, che, secondo quanto emerso dalle indagini sulle false 104 nell’Agrigentino, sarebbe stato il primo anello di collegamento tra medici, impiegati infedeli e beneficiari della 104 pur non avendone diritto.

Daniele Rampello

“Tramite tale lucrosa attività, con pagamenti solo in contanti, Rampello – secondo Polizia e Procura di Agrigento – sarebbe riuscito a costruirsi un vero e proprio impero economico nonostante fosse pensionato già a 40 anni di età”. In particolare, Daniele Rampello ha costruito a Raffadali una villa dotata di tutti i confort, compresa una piscina coperta, circondata da costose palme lungo il viale d’ingresso, muri di cinta e di sostegno tutti ricoperti in pietra e mosaici, una costosa pavimentazione in cemento stampato, e il tutto con un efficiente impianto di video-sorveglianza.

La piscina coperta nella villa di Rampello a Raffadali

 Ha inoltre costruito una villetta a Giallonardo, in territorio di Realmonte, con un terrapieno elevato almeno 5 metri, così da potergli permettere di vedere il mare che, altrimenti, gli sarebbe stato nascosto. Poi ha acquistato un appartamento a Sa Marinedda, in territorio di Olbia, in uno dei posti più incantevoli della Sardegna. E poi ha comprato in contanti un immobile ad Agrigento, in contrada Baracca, che ha trasformato in 6 mini appartamenti e numerosi altri magazzini, tutti affittati al fine di trarne ulteriore profitto. E poi ha costruito 3 impianti fotovoltaici, a Raffadali, ad Agrigento e ad Aragona, per complessivi 38 chilowatt, inseguendo gli incentivi statali per le energie rinnovabili. Sono stati sottoposti a sequestro anche 6 conti correnti, 4 polizze assicurative, 2 fondi d’investimento ed altre 6 forme di investimento finanziario. E poi 3 autovetture, una motocicletta e un quad.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Le dichiarazione del direttore regionale di Legambiente Claudia Casa rese ieri sul fallimento della raccolta differenziata ad Agrigento suscitano alcune perplessità e necessitano alcune riflessioni.

Di certo, su un fatto siamo d’accordo con la Casa: la raccolta differenziata nella Città dei Templi è fallita. Su questo non ci piove.

Se la Casa, però, continua a puntare il dito solo ed esclusivamente su 120 operai delle ditte incaricate a svolgere il servizio, a suo modo di vedere non reso alla perfezione, commette un grave errore.

“Non si può sparare nel mucchio – come sostengono Giuseppe Di Rosa e il segretario regionale della Cgil Funzione Pubblica Alfonso Buscemi – e colpire onesti lavoratori che ogni mattina svolgono il loro lavoro fra tante difficoltà”.

E di questo anche noi siamo fortemente convinti. La caccia all’uomo, generalizzando magari fatti sporadici, è una lotta miserina. Indicare i responsabili e denunciarli (se questi ci sono mai stati) agli organi preposti sarebbe stato più opportuno.

Certo, Claudia Casa si guarda bene dal nominare il suo vecchio capo regionale di Legambiente Mimmo Fontana, a nostro modo di vedere, principale responsabile sulla disfatta agrigentina in merito alla differenziata.

Già assessore alla Ecologia, Fontana ha portato avanti per almeno un anno il progetto differenziata, nuovo per gli agrigentini. Chiaro che le difficoltà dovevano essere previste, nessuno è perfetto, ma continuare in modo imperterrito a puntare il disto solo sugli operai è un fatto assolutamente disgustoso.

Fontana ha fallito la gestione. Anzi non l’ha nemmeno iniziata perché qualche giorno prima ha deciso “per motivi personali” di abbandonare la nave proprio quando questa stava lasciando il porto per navigare in un mare in tempesta.

Su Fontana muta come un pesce. La Casa ha individuato i responsabili solo negli operatori ecologici.

La direttrice di Legambiente parla, invece, della “piattaforma di riferimento” (appartenente alla Ecoface), sita nei pressi di Ravanusa. In quel luogo, secondo la Casa, avviene ciò che dovrebbe essere svolto a monte, e cioè quella dovuta separazione dei rifiuti che, in questo caso, avrebbe un proprio costo a carico degli utenti agrigentini che “per colpa degli operatori ecologici” che non fanno rispettare questo processo preliminare.

“Poveretti” quei lavoratori della Ecoface che sono costretti a svolgere un lavoro in più a causa delle disfunzioni (secondo la Casa) che avvengono ad Agrigento.

Quella Ecoface che dovrebbe conoscere a fondo il problema in quanto se ne è discusso in un forum tenutosi nel maggio scorso ad Agrigento organizzato da Legambiente e sponsorizzato, fra gli altri, anche dalla stessa Ecoface.

Ad Agrigento, nella zona industriale, nell’inestricabile triangolo di confini tra Agrigento, Favara ed Aragona, un incendio è divampato, durante l’orario di lavoro e con il personale in attività, all’interno dello stabilimento dell’impresa “Alta marea”, che si occupa di conservazione di prodotti ittici. Sul posto sono subito intervenute diverse squadre dei Vigili del fuoco del comando provinciale di Agrigento. Le fiamme hanno imperversato in particolare in un magazzino contenente cartoni e plastiche. Indagini sono in corso. I titolari dell’impresa ribadiscono che si è trattato di un incidente.

Dove non arriva, a volte, la scienza (per motivi assolutamente strutturali), scende in campo la professionalità, l’esperienza e perché no, anche il coraggio

Dott Caramanno www.sicilia24h.it

Di fatto, il primario di Cardiologia dell’ospedale di Agrigento dott. Giuseppe Caramanno fra i più quotati emodinamisti del Mezzogiorno, apre nuovi scenari su quella che viene considerata una delle principali cause di morte: l’ictus ischemico cerebrale.

 

L’intervento è stato effettuato nei giorni scorsi all’Ospedale di Agrigento dall’equipe di Cardiologia interventistica, diretta proprio dal dott. Caramanno. Per certi versi rivoluzionario, l’intervento rappresenta una chance in più, una speranza in più per i pazienti che vengono colpiti da ictus, malattia, questa, che spesse volte è mortale oppure costringe a conseguenze invalidanti permanenti molto gravi.

Pur senza materiale dedicato si è deciso di procedere al trattamento con angioplastica cerebrale su un paziente affetto da ictus ischemico con emiplegia sinistra e disturbi della parola; l’intervento durato circa mezz’ora è consistito nella riapertura dell’arteria cerebrale media chiusa acutamente,con risultato ottimale,ripristino della parola e della motilità degli arti superiore ed inferiore sinistri.
“La rapida rimozione del coagulo dal circolo cerebrale, mediante l’uso di piccoli cateteri – spiega Giuseppe Caramanno – ha permesso di evitare la comparsa di deficit neurologici permanenti, rappresentando la tecnica più efficace nel trattamento dell’ictus ischemico”.
Tra la condanna del paziente alla sedia a rotelle per il resto dei suoi giorni e un minimo rischio legato alla procedura interventistica, il dott. Caramanno d’accordo con i parenti, ha deciso per l’intervento che è stato eseguito per la prima volta assoluta ad Agrigento e tra i pochissimi eseguiti da cardiologi nel mondo, essendo di competenza esclusiva dei neuroradiologi interventisti, figure professionali carenti negli ospedali del territorio nazionale
“L’ictus ischemico, causato dall’improvvisa chiusura di un vaso cerebrale per la presenza di un trombo o di un embolo – dichiara il primario -, rappresenta in Italia la terza causa di morte e la prima causa assoluta di disabilità. Riconoscere i sintomi dell’ictus e curarlo in tempo (entro 4 – 6 ore dall’insorgenza), ma i benefici possono essere estesi anche entro 24 ore in alcuni pazienti, può evitare danni permanenti quali paralisi, perdita della vista e della parola o anche morte del paziente. A oggi il trattamento di questa malattia è effettuato nelle Stroke Unit mediante due procedure: la somministrazione di farmaci fibrinolitici per via endovenosa (con una efficacia pari al 50%) in grado di sciogliere il trombo e la rimozione meccanica del trombo per via intrarteriosa (con una efficacia di oltre l’90%) mediante tecniche innovative di radiologia interventistica.
In sintesi vi sono delle analogie con l’infarto miocardico dovuto anch’esso ad una occlusione acuta di arteria che porta il sangue al cuore, per cui in ambedue le patologie il tempo d’intervento è cruciale e cioè prima si interviene e maggiori sono le possibilità di sopravvivenza e di salvataggio del tessuto miocardico o cerebrale.
E se lo slogan “ il tempo è muscolo” è valido per l’infarto, il tempo è cervello”
è anch’esso valido per l’ictus, e la modalità di riapertura più efficace dell’arteria occlusa è rappresentata dalla terapia meccanica e cioè con un catetere ci si spinge fino a livello cerebrale in prossimità dell’occlusione dell’arteria e si aspira il materiale trombotico, ripristinando in tal modo il flusso sanguigno.
Si precisa che in Italia solo il 2-3% degli ictus viene trattato meccanicamente ed esclusivamente dai neuroradiologi interventisti e quasi mai dai cardiologi interventisti per cui l’intervento eseguito ad Agrigento può aprire strade nuove e colmare un vuoto nel nostro territorio dove appunto manca la figura del neuroradiogo interventista ed infatti da qualche anno il trattamento meccanico dell’ictus è diventato un argomento di rilievo nei congressi internazionali di cardiologia interventistica discutendo sulla necessità di coinvolgimento dei cardiologi e su come sfruttare al meglio la disponibilità territoriale delle emodinamiche e l’esperienza dei cardiologi interventisti.
I cardiologi di Agrigento hanno dimostrato che, anche con poche risorse a disposizione, si possono fare grandi cose in termini di salute e sicuramente potrebbero fare da battistrada i per gli emodinamisti che si vorranno cimentare con questa tecnica di salvataggio del cervello nei territori dove l’angioplastica cerebrale non viene effettuata.
Se questo intervento avrà un seguito dipenderà principalmente dalla collaborazione della neurologia a cui afferiscono i pazienti con ictus e dal supporto dei vertici dell’ospedale di Agrigento, in termini di aumento delle risorse umane, evitando in tal modo la sedia a rotelle a centinaia di persone”.

Adesso la palla passa alla Sanità siciliana e all’Asp di Agrigento. Il caso del dott. Caramanno è emblematico; ha eseguito un intervento non certo con tutti gli strumenti necessari e idonei. E nonostante ciò, caro assessore regionale Ruggero Razza e caro Direttore Generale Asp di Agrigento Gervasio Venuti, è stata salvata una vita.

Come dire che il primario agrigentino ha vinto un gran premio di Formula Uno con una 127 Special a dispetto di Vettel e Hamilton che guidavano una Ferrari e una Mercedes.

Aiutati che Dio ti aiuta. Cerchiamo di mettere nelle condizioni il genio Caramanno di guidare almeno una Red Bull, dotiamolo di ali.

Nella vita si perde e si vince. Quando, però, perdi con la morte, l’insuccesso e la sconfitta sono di tutti. Soprattutto se la causa è determinata dalla mancanza di materia prima, necessaria, vitale. Uno stend o un catetere adatto messo al posto giusto nel momento giusto rappresenta non solo la vittoria di Caramanno, ma di tutti.

 

 

Mareamico, pericolo segnalato da Capitaneria ma nessun divieto

Sulla spiaggia di San Leone, ad Agrigento, “un lungo tratto del viale delle dune sembra un luogo appena bombardato”, dice l’associazione Mareamico. L’erosione costiera ha portato in superficie i resti di un vecchio chiosco.
    Il tratto è stato interdetto alla balneazione dalla Capitaneria di porto “ma non vi è traccia – sottolinea l’associazione – dei divieti in loco e quindi, inconsapevolmente, chiunque può fare il bagno lì e rischiare la vita. La zona è estremamente degradata ed è pericolosissima. E’ necessario intervenire immediatamente”.

 
 

   

Quante bugie! Bisogna sapere leggere, il Tar promuove l’ordinanza (4rf) sui rifiuti di Musumeci! 
Il tribunale amministrativo conferma e legittima tutta la linea dettata dal Presidente, abolendo solamente la decadenza degli organi comunali “per evitare una situazione di conflitto istituzionale che potrebbe pregiudicare il raggiungimento di quegli stessi obiettivi ragionevolmente e legittimamente perseguiti dall’ordinanza”, mantenendo però il diritto al commissariamento. È dunque confermata la fermezza di Musumeci nei confronti dei Comuni inadempienti sul tema dei rifiuti; per troppo tempo ha regnato l’immobilismo, per troppo tempo questa terra è rimasta nella palude, finalmente grazie al decisionismo del Presidente Musumeci si danno regole certe che tutti devono rispettare. A noi non servono gli spot, noi miriamo alla normalità, dove per normalità significa dare ai siciliani a fronte dei doveri, gli stessi diritti che hanno i cittadini in tutta Italia.