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Su “Il Messaggero” il giornalista e scrittore agrigentino, Matteo Collura, ha pubblicato un articolo che traccia le evidenti similitudini tra i casi dei ponti “Morandi” a Genova e ad Agrigento. Ad Agrigento, in particolare, Collura si sofferma sull’accozzaglia di palazzi sorti senza alcun criterio urbanistico nello stesso periodo di tempo in cui, in mancanza di altrettanto criterio di ragionevolezza, fu costruito il viadotto “Morandi”. Secondo Matteo Collura, a parziale rimedio del disastro provocato non vi è che la demolizione del ponte.

Il docente universitario e sociologo agrigentino, Francesco Pira, che ha appena pubblicato il libro “Giornalismi”, sul fenomeno della false notizie, le fake news , interviene a seguito di un caso eclatante di falsa notizia, una lettera mai scritta dal padre di Marta Danisi, la ragazza di Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, vittima del crollo del ponte Morandi a Genova. La falsa lettera del padre della giovane infermiera ospedaliera è stata pubblicata sui sociale ed è stata condivisa da migliaia di persone.

Musumeci convoca un tavolo di monitoraggio sullo stato di salute delle autostrade in Sicilia. A breve sarà battezzata la nuova società “Sicilia Mobilità”.

Monitoraggio: è la parola d’ordine. Adesso che è crollato il ponte “Morandi” a Genova e sono morte più di 40 persone. E quindi si convocano i tavoli per monitorare, come se finora non si fosse monitorato alcunché. Servono oltre una quarantina di morti affinchè si monitori? Nell’Italia e nella Sicilia del 2018 la risposta è sì. Infatti, il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha convocato per venerdì prossimo, 31 agosto, i vertici di Anas, Cas, della Protezione civile e i signori dirigenti dell’assessorato regionale alle Infrastrutture per una riunione operativa sullo stato di salute dei ponti, delle autostrade e della viabilità secondaria in Sicilia. E Musumeci conferma quanto premesso e spiega: “I fatti di Genova ci impongono di effettuare un monitoraggio per avere ben chiara la situazione in Sicilia. Già a febbraio avevo pensato di avviare questa campagna per la sicurezza dei trasporti in Sicilia”. Il governo regionale ha già inviato una lettera a tutte le concessionarie delle autostrade nell’isola: entro 15 giorni presentino una relazione sulle condizioni di sicurezza di ciò che gestiscono in concessione. Nel frattempo lo stesso Musumeci annuncia il pensionamento del Cas, che è il Consorzio autostrade siciliane e che attualmente gestisce la Palermo-Messina, la Messina-Catania e la Siracusa-Gela per complessivi 389 chilometri di autostrada. E il presidente prospetta: “Il Cas chiuderà entro l’anno. Questa esperienza sembra essere conclusa e c’è l’intesa con l’assessore alle Infrastrutture e l’intero governo affinché si definisca la questione in questo senso. C’è l’Anas interessata alla successione”. In verità, il piano per liquidare il Consorzio autostrade e assorbirlo nell’Anas è stato già definito: a settembre sarà quantificato il valore del Cas tra entrate e debiti, poi il Consorzio Cas, che è un ente regionale, sarà trasformato in Spa, in società per azioni, e poi, con la ri-capitalizzazione, entrerà l’Anas con il 50,1 per cento delle azioni della nuova società, il cui nome sarà “Sicilia Mobilità”. E la Regione manterrà il 49,9 per cento. La “Sicilia Mobilità” gestirà tutta la rete autostradale siciliana. Secondo l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, la spesa per la manutenzione ordinaria di tutte le autostrade siciliane costerebbe 60 milioni di euro all’anno. E non sono tanti: infatti, la sola Messina- Catania incassa 55 milioni di euro di pedaggi all’anno.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)


 Il Dr. M.B. di36 anni , dottore di ricerca ed ex assegnista di ricerca in Linguistica Italiana aveva partecipato alla procedura selettiva finalizzata alla copertura di un posto di ricercatore a tempo indeterminato presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche; la Commissione dichiarava vincitore il Dr. V.P. di 51 anni, di Gangi, ed il Rettore dell’Università di Palermo con proprio decreto approvava gli atti della procedura concorsuale. Avverso tali atti proponeva un ricorso giurisdizionale con istanza di sospensione davanti al TAR Sicilia, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza,  il Dr. M.B., lamentando una serie di vizi di legittimità; in particolare lamentando tra l’altro l’erronea attività di determinazione dei criteri di attribuzione dei punteggi, con attribuzione di un punteggio di proporzioni smodate al vincitore ed una valutazione minima ai titoli ed alle pubblicazioni del ricorrente, e l’incompatibilità di uno  dei componenti della commissione esaminatrice, atteso   il rapporto di frequentazione e di collaborazione scientifica con il vincitore. Il TAR Sicilia,  Palermo, Sezione Prima, condividendo le censure formulate dagli Avvocati Rubino e Valenza, accoglieva l’istanza cautelare avanzata dai difensori del ricorrente e, per l’effetto, sospendeva l’efficacia dei provvedimenti impugnati; ma il vincitore del concorso, Dr. V.P., assistito dall’Avv. Prof. Salvatore Pensabene Lionti, proponeva un appello cautelare davanti al CGA per la riforma dell’ordinanza cautelare resa dal TAR , lamentandone l’asserita erroneità sotto molteplici profili. Si costituiva in giudizio anche davanti al CGA il Dr. M.B., assistito dall’Avvocato Girolamo Rubino, per chiedere il rigetto dell’appello cautelare ex adverso proposto e la conferma dell’ ordinanza cautelare resa dal TAR. Il CGA, condividendo le tesi difensive dell’Avvocato Rubino, ha respinto l’appello cautelare proposto dal vincitore della procedura selettiva, confermando l’ordinanza cautelare resa dal TAR;  pertanto adesso la partita si sposta davanti al TAR, che deciderà nel  merito il ricorso alla seconda udienza pubblica del mese di marzo 2019 , statuendo sulla richiesta di annullamento della procedura selettiva     

Il piano di riqualificazione e riconversione industriale di Gela adesso ha tutti i crismi dell’ufficialità: con l’ok definitivo da parte della giunta Musumeci, passa nella fase attuativa che verrà gestita da Invitalia. Il progetto – che vede impegnati i ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, l’Anpal, insieme alla Regione, al Libero Consorzio di Caltanissetta e al comune di Gela – prevede interventi per la promozione di iniziative imprenditoriali in grado di sostenere l’economia locale e tracciare traiettorie di sviluppo sostenibile e un’azione di promozione di servizi e misure di politica attiva finalizzata alla riqualificazione e al reimpiego dei lavoratori del bacino. L’impegno finanziario ammonta complessivamente a 25 milioni di euro che provengono dal Pon imprese e competività e dal piano di azione coesione 2014-2020.

Gela, petrolchimico, spiaggia e cittadina. ANSA/FRANCO INFURNA

Pulizia straordinaria ieri da parte degli operai dell’Iseda dell’intera zona dello stadio Esseneto di Agrigento.
L’azienda ha infatti raccolto l’appello dei cittadini residenti del popoloso quartiere, che nei giorni scorsi avevano provveduto a ripulire l’intera area che va dal Don Guanella allo stadio Esseneto dai rifiuti che in questi giorni si sono accumulati nella zona a causa dell’abbandono indiscriminato di spazzatura fuori dai mastelli e dagli orari e modalità consentiti dalle disposizioni in atto vigenti.
Gli operai Iseda hanno ripulito la zona anche dai sacchi che i residenti hanno riempito di foglie e sterpaglie.

Una porzione del costone di Zingarello, spiaggia di Agrigento, è crollato sull’arenile e i bagnanti che si trovavano nella zona non hanno potuto far altro che scappare. Sul posto, sono già giunte le pattuglie della polizia di Stato e i vigili del fuoco.

I pompieri hanno chiesto l’immediato intervento dei loro escavatori. A Zingarello anche la Capitaneria di porto di Porto Empedocle e, in via precauzionale, un elicottero del 118.

Non è la prima volta che avvengono crolli di questo genere e la zona risulta vietata alla balneazione proprio per questo motivo. Secondo l’associazione Mareamico «durante il crollo una persona passava da lì e si è salvata per miracolo».

Non è la prima volta che si verificano episodi di questo genere in quel tratto di costa agrigentina. Secondo l’associazione Mareamico “una persona, che era appena passata da lì, si è salvata per miracolo”

 

La Seap Pallavolo Aragona comunica che la Croce Rossa Italiana –  sezione di Agrigento, sarà partner sociale per la stagione sportiva 2018/2019. L’accordo è stato siglato tra il presidente della Croce Rossa Italiana – sezione di Agrigento, dott. Angelo Vita e il presidente della Seap Pallavolo Aragona, Nino Di Giacomo. La partnership tra le due associazioni agrigentine ha diversi obiettivi ed in particolare quello di una raccolta fondi a favore della Croce Rossa per l’acquisto di attrezzature sanitarie. La Croce Rossa, inoltre,  garantirà l’assistenza sanitaria in tutte le partite casalinghe, al palasport “Pippo Nicosia” di Agrigento, della squadra femminile che disputa il campionato di serie B2 con la presenza di un’ambulanza munita del defibrillatore e personale sanitario specializzato. Altre iniziative di carattere sociale per promuovere la cultura del “Fair play” saranno presentate nel corso della stagione che sta per iniziare. 

Lo stupefacente era ancora in fase di essiccazione e si trovava in un immobile abbandonato. A partecipare al sequestro anche i militari della locale struttura territorialeTrecento piante di marijuana in fase di essiccazione sono state trovate dallo Squadrone Cacciatori di Sicilia e dai carabinieri di Gela in una delle contrade della  città del golfo. La droga si trovava all’interno di un casolare abbandonato. Le piante di circa due metri d’altezza erano ammassate in un angolo. Lo stupefacente avrebbe fruttato circa 80mila euro.

Lucio Schembari da otto anni vive nel Sol Levante, insieme alla moglie e ai figli. Una partenza per amore ma anche causata da una terra che ostacola la realizzazione personale. Le radici, però, sono rimaste: «Mi piacerebbe tornare e aprire un’azienda»

Cosa ci fa dell’olio d’oliva dei Monti Iblei in un’insalata a base di daikon? E cosa verrebbe fuori se nei dorayaki trovasse posto il cioccolato di Modica? Per non parlare della possibilità di mettere del caciocavallo tra gli ingredienti di un okonomiyaki. Questi quesiti di ispirazione fusion nascono dalla scommessa di LucioSchembari, 33enne originario di Chiaramonte Gulfi, che otto anni fa ha deciso di volare in Giappone, portandosi dietro un pezzo di Sicilia diventato via via sempre più grande e saporito. Residente in un piccolo villaggio situato sull’altopiano di Hiruzen, nella prefettura di Okayama, Schembari vive con la moglie – una giapponese conosciuta in Sicilia, dove era arrivata per studiare – e i due figli Vito e Dario, di sette e tre anni. È da qui che ogni giorno si sposta per andare in giro per il Paese del Sol Levante alla ricerca di nuovi clienti a cui fare conoscere i prodotti enogastronomici della terra d’origine. «Sono tutte materie che seleziono personalmente quando torno in Sicilia – racconta a MeridioNews -. Ci sono anche le acciughe e il tonno sott’olio, e di recente sto iniziando con il pistacchio di Bronte e le mandorle di Avola». 

Lo stand di Oliva Sicula in una fiera a Nagoya

L’idea di diventare un commerciante di sicilianità è cresciuta piano piano. «Per un periodo l’ho accompagnata alla gestione della locanda aperta dai familiari di mia moglie. I nostri ospiti avevano modo di assaggiare i prodotti che facevo spedire dalla Sicilia e che andavo io stesso a prendere in aeroporto o al porto – continua il 33enne -. Poi quando abbiamo deciso di chiudere la cucina, in concomitanza della nascita del secondo figlio, ho iniziato a dedicarmi esclusivamente alla vendita. Soprattutto dell’olio, che resta il nostro prodotto di punta e che commercializzo con il marchio Oliva Sicula». Nonostante oggi la rete di clienti vada dai ristoratori specializzati e dalle catene, presenti nelle grandi metropoli come Osaka, ai mercatini nei parchi e ai punti vendita della provincia giapponese, la strada per inserirsi nel mercato orientale non è stata facile. «Un po’ per la propensione dei giapponesi a preferire le proposte dei connazionali e un po’ perché spesso hanno una conoscenza limitata dei prodotti e del loro uso – spiega Schembari -. Una delle più grandi difficoltà è far capire che lo standard di qualità dei nostri prodotti è alto. Per il giapponese medio, infatti, le parole miele, olio di oliva, salsa di pomodoro, formaggio vanno associati a prodotti industriali anonimi e privi di qualsiasi elemento organolettico e nutrizionale degno di nota. Ciò anche a causa – sottolinea il 33enne – dell’invasione, circa 40 anni fa, di prodotti occidentali di scarsa qualità». Resistenze che però giorno dopo giorno hanno iniziato a cedere. «Con il passare del tempo i miei clienti hanno imparato a fidarsi di me e di ciò che commercializzo, apprezzando l’impegno che ci metto».

Circa diecimila chilometri più a ovest, i problemi da affrontare sono diversi ma altrettanto importanti. «Per me è fondamentale il rapporto con i produttori in Sicilia, capire le loro difficoltà e aspettative ma, al tempo stesso, comunicare loro le esigenze che il mercato giapponese ha – racconta Schembari -. Parliamo di realtà diametralmente opposte, anche culturalmente, ma per fortuna lavoro soprattutto con persone a cui sono legato da tanto tempo e con cui c’è un’ottima sintonia». Tra gli aspetti che segnano una distanza tra Sicilia e Giappone c’è l’attenzione per il confezionamento dei prodotti. «In Sicilia quasi tutte le aziende danno un’importanza marginale al packaging a differenza di quanto accade con le tecniche e la passione applicate nelle fasi produttive. In Giappone, invece, il modo in cui un prodotto viene presentato è essenziale: un packaging curato, facile da usare, agli occhi del cliente giapponese è dimostrazione di professionale, e ciò influenza le scelte dei consumatori anche a discapito del valore del prodotto. Un esempio? I giapponesi si lamentano sempre quando ci sono imperfezioni nelle etichette. Nel caso delle bottiglie d’olio, si aspettano ci sia un’illustrazione che spieghi chiaramente come aprire e usare la bottiglia senza macchiare la stessa etichetta».

Ma quello con la Sicilia resta un legame che va oltre gli interessi professionali. «Quando sono partito ho lasciato una terra che non mi stimolava, anche se poi ho capito che il problema principale era nel mio atteggiamento, nel modo che avevo di affrontare i problemi – ammette -. Per me, comunque, rimane il luogo perfetto dove rilassarmi, un luogo dove le relazioni vengono prima di tutto. In Giappone, invece, le persone non sono abituate a socializzare con chi non appartiene alla propria cerchia. È impensabile iniziare una discussione con qualcuno per strada». Al contempo, però, non mancano gli aspetti che i siciliani potrebbero acquisire dalla cultura giapponese. «Innanzitutto la pazienza, l’umiltà e il non auto-commiserarsi, cercando invece di fare qualcosa per migliorare la propria situazione, ma soprattutto – sottolinea Schembari – la capacità di ascolto. Ricordo che, le prime volte che ritornavo dal Giappone, dicevo a tutti i siciliani che i giapponesi sanno leggerti nel pensiero. In Sicilia invece la gente ha una bassissima capacità di ascolto e di attenzione verso i bisogni del prossimo, questo non fa che peggiorare la comunicazione e si riflette anche nel sociale. Basti pensare al poco rispetto per gli spazi pubblici, mentre magari si ha una cura maniacale della propria casa. In Giappone, invece, gli spazi pubblici sono ordinatissimi e le case piccole e disordinate».

Quando si parla di futuro, Schembari non si sbilancia, anche se nel cassetto un sogno c’è. «Mi piacerebbe trovare dei solidi collaboratori in Giappone a cui delegare alcuni aspetti del mio lavoro, così da premettermi di tornare in Sicilia almeno quattro mesi l’anno – rivela -. Ciò mi permetterebbe di restare più vicino ai produttori e conoscere ancora meglio ciò che dovrò presentare ai clienti. Soprattutto mi darebbe la possibilità di fare stare i miei figli il più possibile con i nonni e a contatto con la terra dove sono cresciuto». Riuscire a ritornare in pianta stabile nell’Isola? «Non so, sicuramente la prospettiva di tornare mi alletta ma per ora ho investito troppo in Giappone per abbandonare tutto. Tuttavia non escludo nulla anche perché – conclude il 33enne – ho sempre pensato che se riesco a vendere stabilente i miei prodotti in un mercato complesso come quello giapponese, potrei farcela anche con altri mercati esteri, magari partendo proprio da un investimento in un azienda in Sicilia».