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È accaduto a Villaggio Mosè dove un agrigentino di 43 anni residente a Porto Empedocle,  con la sua Fiat Bravo è andato a sbattere contro un’auto in sosta, rischiando di travolgere alcune persone. Poi avrebbe  tentato la fuga, andando via ad alta velocità, rischiando di causare un altro incidente, ma alla fine dopo un inseguimento, è stato fermato dalla Polizia.

L’uomo, una volta fermato, è stato trovato in possesso di un coltello, e quindi arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere.

Questa mattina si terrà l’udienza di convalida dell’arresto davanti al Gip

Incidenti stradali nell’Agrigentino, senza conseguenze gravi o letali: ad Agrigento città, al Villaggio Mosè, in Via dei fiumi, una ragazza, alla guida di una Lancia Y, con a bordo due amici, si è schiantata contro un muro. E’ stata soccorsa in ospedale con un’ambulanza. A Sciacca, in corso Vittorio Emanuele, un anziano, intento ad attraversare la strada, è stato investito da uno scooter con in sella due ragazze, che hanno subito prestato soccorso. Anche lui è stato condotto in ospedale con un’ambulanza. Diagnosi: trauma cranico e ferite al volto.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, a conclusione del giudizio abbreviato, e quindi concedendo lo sconto di pena di un terzo, ha inflitto 4 anni e 6 mesi di reclusione ad un uomo di Porto Empedocle di 42 anni, G B sono le iniziali del nome, imputato di avere aggredito e picchiato violentemente la moglie, “colpevole” (tra virgolette) di avere scoperto una relazione extraconiugale di lui con una donna non residente in Sicilia. Lei ha denunciato quanto accaduto, e poi, tramite l’avvocato Graziella Vella, si è costituita parte civile in giudizio, insieme ai figli, ottenendo il riconoscimento del danno.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Antonio Cucinella, ha rinviato a giudizio sette imputati di, a vario titolo, furti, ricettazione e spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Natale e Michelangelo Catalano, 53 e 49 anni, Andrei e Iosif Silion, 33 e 22 anni, Albertu Alexandru Condrea, 25 anni, Sandro Andreatto, 26 anni, e Giangregory Volpe, 37 anni. Le relative indagini sono state condotte dai Carabinieri della Tenenza di Ribera, e risalgono al 2016.

Il medico anestesista agrigentino, Aldo Piscopo, dopo essere stato assolto, “perché il fatto non sussiste”, dal Tribunale di Agrigento a conclusione del giudizio abbreviato, con sentenza di assoluzione confermata anche in Corte d’Appello, adesso è stato assolto, con sentenza definitiva, anche dalla Cassazione, dall’imputazione di omicidio colposo. L’ipotesi di reato risale al 2013 quando una donna di Licata fu sottoposta ad un intervento chirurgico nella clinica “Sant’Anna” ad Agrigento. Nel corso dell’operazione insorsero delle complicanze, e lei fu trasferita all’ospedale “Civico” di Palermo dove morì.

La questione vaccini anti-covid e allattamento materno: gli ultimi approfondimenti scientifici confermano che i vaccini non passano nel latte materno, ma gli anticorpi materni indotti dal vaccino sì, e questo lascia sperare che i neonati allattati al seno possano avere un certo livello di protezione. In proposito all’argomento oggi, sabato 10 luglio, al termine del Videogiornale di Teleacras, è in onda un’intervista speciale al medico pediatra agrigentino, Giuseppe Gueli.

E’ stato condannato a 16 anni di reclusione, in via definitiva, per omicidio Marco Gennaro, 24 anni, siracusano, accusato del delitto di Giuseppe Scarso, un pensionato di 81 anni, prima picchiato e poi dato alle fiamme nella notte tra il primo ed il due di ottobre del 2016 nella sua abitazione, al ronco II di via Grottasanta per poi morire in ospedale, a Catania.

La  Corte di Cassazione ha confermato la sentenza dei giudici della Corte di Appello di Catania nei confronti del giovane (difeso dall’avvocato Aldo Ganci) che è stato trasferito in cella, nel penitenziario di Ragusa.

Si chiude per lui questa drammatica vicenda, che sta per concludersi anche per l’altro imputato, Andrea Tranchina, amico del 24enne, che ha intrapreso un percorso giudiziario diverso. In Appello ha già rimediato una condanna pari a 17 anni di reclusione. Secondo quanto emerso nelle indagini degli agenti della Squadra mobile di Siracusa, i due ragazzi si recarono in casa dell’anziano ma, come testimoniato da Gennaro, sarebbe stato Tranchina a versare del liquido infiammabile sul corpo del pensionato per poi innescare le fiamme.

Furono le immagini delle telecamere di sicurezza di un distributore di benzina, in via Grottasanta, nella zona nord di Siracusa, a dare i primi indizi alle forze dell’ordine, che incontrarono molte difficoltà per risalire all’identità degli indagati in quanto incensurati, per nulla noti alle forze dell’ordine.

La svolta arrivò nella giornata di sabato 17 dicembre, quando al palazzo della Questura di Siracusa si presentò un amico di Tranchina e Gennaro: nel corso della sua deposizione svelò quel disegno ai danni del pensionato, già bersaglio di altri ragazzini di quartiere. Per gli inquirenti, ad intrufolarsi nella casa del pensionato sarebbero stati Gennaro e Tranchina ma sarebbe stato quest’ultimo a gettare del liquido infiammabile e a dare fuoco all’anziano.

Nasce “AICA – azienda idrica dei comuni agrigentini”, l’azienda consortile che rileverà la gestione del servizio idrico nella provincia di Agrigento. Dopo la scelta dei componenti del Cda questa mattina sono stati eletti il presidente e il vicepresidente dell’assemblea dei Sindaci: rispettivamente il sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza e il sindaco di Naro Maria Grazia Brandara.

33 i comuni che hanno aderito su un totale di 43 della provincia. Restano al momento fuori i comuni montani che probabilmente avranno una gestione autonoma. Il personale proveniente della gestione commisariale di Girgenti Acque e Hydortecne verrà tutto ricollocato per impegno dei Sindaci che compongono l’assemblea della nuova “AICA”.

In merito all’operazione Waterloo, sono stati resi noti alcuni provvedimenti del Tribunale del Riesame.

Procura della Repubblica di Agrigento, ha ribadito  la conferma del provvedimento restrittivo, mentre gli avvocati degli arrestati hanno chiesto la scarcerazione di tutti gli imputati e l’annullamento del provvedimento di cattura.

I giudici hanno poi deciso la scarcerazione di Marco Campione, 58 anni, ex dominus di Girgenti Acque, arrestato pochi giorni fa, personaggio chiave della maxi inchiesta “Waterloo” nell’ambito della quale è accusato di avere messo in piedi un sistema di corruzione a tutti livelli.

In mattinata i suoi difensori, gli avvocati Lillo Fiorello e Omar Giampaolo Mohamed Ahmed, avevano chiesto ai giudici di annullare l’ordinanza cautelare in carcere sostenendo che non era stata messa in piedi alcuna associazione e che il “sistema Campione” ipotizzato dalla Procura di Agrigento – secondo cui l’imprenditore aveva asservito politici, imprenditori, uomini delle istituzioni, forze dell’ordine e professionisti – non esisteva. Poche ore dopo è arrivato il dispositivo del tribunale del riesame che lo ha scarcerato annullando l’ordinanza cautelare emessa dal gip Francesco Provenzano. Le motivazione tra 45 giorni.

Analoga decisione per altri due indagati, Piero Angelo Cutaia, 51 anni, direttore amministrativo dell’ex gestore del servizio idrico integrato di Agrigento, che si trovava ai domiciliari, e di Calogero Patti, 53 anni, dipendente della oramai ex Girgenti Acque, anch’egli ai domiciliari fino alla decisione del tribunale del Riesame.

Si attendono ancora le decisioni del Riesame per gli altri coinvolti nell’operazione Waterloo, ossia Giandomenico Ponzo, direttore generale di Girgenti Acque, e di Piero Arnone, ex amministratore delegato di Hydortecne.

La situazione era divenuta insostenibile. Nelle ultime ore gli animi di tutti i registi di questa drammatica vicenda si erano surriscaldati, a cominciare da Anna Alba che ha anche minacciato le dimissioni.

Lo stesso sindaco, in buona sostanza, ha garantito per lunedi prossimo il pagamento di una fattura che prevede uno stipendio e la quattordicesima mensilità.

Questa soluzione, però, non ha assolutamente soddisfatto gli operatori ecologici di Favara i quali, al posto della quattordicesima pretendono il secondo stipendio. Dunque per loro la protesta continua fino ad oltranza in attesa di buone nuove.

Nel frattempo, per ottemperare all’articolo 191, l’Rti messa ormai alle strette da ordinanze sindacali e situazioni pericolose dal punto di vista igienico sanitarie emanate dall’Asp, ha provveduto a far ripartire la raccolta con altri operatori ecologici non appartenenti al comparto di Favara.

Dunque, se nel frattempo si risolve una situazione assai pericolosa, di contro permane lo stato di agitazione degli operatori ecologici di Favara che non hanno nessuna intenzione di mollare la preda.