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“Il sequestro preventivo dell’impianto di compostaggio di Joppolo Giancaxio impone al Governo regionale di chiarire una volta per tutte quali sono le regole per fare correttamente impresa nel delicato settore della gestione del ciclo integrato dei rifiuti, senza arrecare danno all’ambiente ed alla salute dei cittadini”. Dichiarazione di Claudia Casa, direttore di Legambiente Sicilia

“A distanza di oltre 3 anni dal primo esposto-denuncia di Legambiente Sicilia relativo a questa vicenda e dopo innumerevoli interventi pubblici si è finalmente arrivati al dunque.
Pronunciamo questo “finalmente” con più amarezza che soddisfazione, fieri certamente di averci messo la faccia e di avere sostenuto la battaglia condotta dai cittadini joppolesi residenti nelle contrade Manicalunga e Realturco, ma al contempo amareggiati e preoccupati perché, oltre al grave danno ambientale, prospettato dalle indagini poste a base del sequestro, non ci sfuggono le ricadute negative che questa vicenda produrrà nell’immaginario collettivo, avvalorando paure e portando all’errata conclusione che il trattamento dei rifiuti, in special modo di quelli organici, generi inevitabilmente inquinamento ambientale e conseguenze nefaste per la salute.
Ribadiamo con forza che gli impianti di compostaggio sono essenziali per una corretta gestione integrata dei rifiuti solidi urbani, tenuto conto che ad essi va conferita la frazione umida che nelle nostre case produciamo in maniera molto consistente. La Sicilia, ad oggi, sconta un pauroso deficit impiantistico al quale occorre porre rimedio nei tempi più rapidi, dotandosi innanzitutto proprio di impianti di compostaggio. Siamo consapevoli che leggere notizie di sequestri operati dalla magistratura inquirente motivati dal “deposito incontrollato di rifiuti e dalla immissione degli stessi nelle acque superficiali… con deterioramento significativo e misurabile delle acque, dei terreni e di tutto l’ecosistema” non potrà che accrescere la paura e produrre il cosiddetto effetto Nimby (ovunque ma non nel mio giardino), provocando perplessità e rallentamenti sulla strada del progresso necessario a far uscire la Sicilia dall’emergenza rifiuti.
Ed è in ragione di ciò che chiederemo al Governo regionale di fissare regole ben precise che favoriscano decisamente l’implementazione del numero degli impianti per il trattamento dei rifiuti organici imponendo regole severe e controlli affinché gli imprenditori. di questo delicatissimo settore, operino nel rispetto assoluto dei presìdi ambientali in cui insistono gli stabilimenti come pure delle regole riguardanti le lavorazioni, in particolare per ciò che riguarda i tempi di maturazione del prodotto su cui andranno imposti severi controlli anche a valle, che dovranno cioè interessare anche i luoghi di utilizzo del compost – cioè i terreni fatti oggetto di spandimento – come pure la qualità in termini di salubrità delle produzioni agricole”.

La Ditta Oliveri Antonina & c. presentava all’Ufficio tecnico del Comune di Sciacca un progetto di ristrutturazione edilizia con parziale demolizione e ricostruzione di un fabbricato ubicato tra la via C.Colombo ed il vicolo 1° Stretto caricatore ; il suddetto progetto otteneva il rilascio della concessione edilizia nel 2009. La ditta Oliveri conseguiva due proroghe del termine di validità della concessione edilizia; nelle more, la ditta Malofra con sede in Sciacca, in persona del legale rappresentante Sig. Marco Maglienti , acquistava la proprietà degli immobili oggetto della concessione edilizia già rilasciata  e subentrava in tutti i rapporti facenti capo alla ditta Oliveri Antonina & c. Nel 2017 i lavori venivano sospesi nelle more di un sopralluogo tecnico condizionando la ripresa allo svolgimento di dettagliate operazioni peritali al fine di verificare le refluenze della realizzazione di una paratia sulle proprietà private adiacenti l’intervento. Permanendo la sospensione dei lavori nel mese di ottobre del 2017 la ditta Malofra richiedeva al Comune di Sciacca un differimento del termine di ultimazione dei lavori, che avrebbe dovuto corrispondere a tutta la durata della sospensione dei lavori. Senonchè la citata richiesta di differimento del termine di ultimazione dei lavori veniva ritenuta non ammissibile dal Comune di Sciacca, con invito alla presentazione di un nuovo titolo abilitativo nel rispetto della normativa in vigore al momento della presentazione. Avverso tale provvedimento la ditta Malofra proponeva un ricorso giurisdizionale, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Antonino Turturici, lamentando la mancata considerazione del periodo di sospensione dei lavori disposta per iniziativa dell’Amministrazione, per la durata complessiva di ben 179 giorni. Si è costituito in giudizio il Comune di Sciacca, in persona del Sindaco pro tempore, per chiedere il rigetto del ricorso, previa reiezione della richiesta cautelare di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, condividendo le tesi difensive degli avvocati Rubino e Turturici, ha accolto la richiesta cautelare di sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti impugnati, condannando anche il comune di sciacca al pagamento delle spese giudiziali inerenti la fase cautelare. Pertanto, per effetto dell’ordinanza cautelare resa dal CGA, potranno riprendere i lavori di ristrutturazione edilizia del fabbricato esistente in Sciacca, ubicato tra la Via C. Colombo ed il vicolo 1° Stretto scaricatore, mentre il Comune di Sciacca pagherà le spese giudiziali. 

 

    Domenica 13 maggio sarà possibile acquistarla

 

L’Associazione ltaliana per la Ricerca sul Cancro, in occasione della Festa della Mamma, rinnova il suo impegno per la salute delle donne colorando migliaia di città e piccoli centri con l’Azalea della Ricerca, pianta che da più di trent’anni contribuisce a migliorare lo prevenzione e la cura dei tumori femminili. L’appuntamento è per domenica 13 maggio in 3.700 piazze di tutta Italia dove sarà possibile acquistare l’Azalea della Ricerca. Questo fiore, simbolo della salute femminile, ha permesso ad AIRC, solo negli ultimi 5 anni, di investire oltre 64 milioni di euro per sostenere 498 progetti di ricerca e 126 borse di studio per studi sulla prevenzione, diagnosi e cura dei tumori femminili.
    Più di 20 mila volontari AIRC saranno nelle piazze delle città anche quest’anno per distribuire 580.000 coloratissime azalee. A fronte di una donazione di 15 euro, insieme alla piantina verrà consegnata una speciale Guida interamente dedicata alla salute con indicazioni pratiche degli esperti sui percorsi di prevenzione e diagnosi precoce.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato il provvedimento che impone il regime carcerario del 41 bis a carico di Giuseppe Nugara, 53 anni, di San Biagio Platani, impiegato alla Diga Castello, presunto capomafia di San Biagio Platani, arrestato dai Carabinieri lo scorso 22 gennaio nell’ambito della maxi inchiesta antimafia cosiddetta “Montagna”. Nel provvedimento, frutto delle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, tra l’altro si legge: “Giuseppe Nugara ha un ruolo apicale in Cosa Nostra e la semplice detenzione non può aver fatto venire meno la capacità di comunicare con persone organiche al sodalizio che si trovano fuori dal carcere. Nugara è una persona di elevata pericolosità sociale che ha mostrato capacità nel tenersi in contatto con esponenti politici”. 

Ad Agrigento un albergatore di cinquant’anni è stato denunciato in stato di libertà, dalla Procura della Repubblica, per non aver effettuato comunicazione dei nominativi degli ospiti presso la propria struttura recettiva . I dipendenti dell’hotel costretti a rivolgersi al 113 per evitare che un alterco tra gli ospiti degenerasse chiamarono gli agenti della sezione volanti della questura della città dei templi per sedare la situazione della stanza di un hotel. L’uomo dovrà rispondere dell’ipotesi del reato di omissione di comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza. L’albergatore ha dichiarato di aver avuto dei problemi telematici che avrebbero reso impossibile l’adempimento all’obbligo. 

Anche i soci del Lions Club Agrigento host, presieduto da Antonio Calamita, hanno voluto lasciare un segno nel luogo dal quale, il 9 maggio 1993, san Giovanni Paolo II celebrò la santa messa, pronunziando, a conclusione, il famoso discorso di condanna della mafia e di invito alla conversione ai mafiosi.

Si è proceduto infatti, con un intervento senza alcun impatto ambientale, ad illuminare in maniera permanente l’artistica Croce in ferro che è stata eretta a Piano San Gregorio in ricordo di tale avvenimento.

“Per la verità – dice Antonio Calamita – questa è un’area che come Lions abbiamo ‘adottato’ già dal 2004, avendo cura che venisse mantenuta in maniera dignitosa. Adesso, con l’installazione di due pannelli e due fari a led, abbiamo provveduto a valorizzare ulteriormente questo segno che potrà ricordare, anche nelle ore serali, l’importanza dell’evento.”

Smaltimento illecito e dannoso dei rifiuti: la Digos sequestra l’impianto di compostaggio a Joppolo Giancaxio. L’inchiesta coordinata dalla Procura.

E’ una contesa risalente nel tempo: l’impianto di compostaggio a Joppolo Giancaxio è inquinante oppure no? E poi, le emissioni sono talmente tali da giustificare la contrarietà dei residenti, soprattutto delle contrade “Manicalunga” e “Realturco”, che più volte hanno manifestato apprensione e rabbia pubblicamente, in piazza e al Municipio, sostenuti da Legambiente, che ha interessato altrettante volte gli organi competenti della Regione Siciliana?

Adesso si profila una svolta: i poliziotti della Digos di Agrigento, capitanati da Patrizia Pagano, hanno sequestrato l’impianto di compostaggio dell’impresa “Giglione Servizi Ecologici”. E’ stato eseguito un decreto di sequestro preventivo firmato dalla Procura della Repubblica e controfirmato dal Tribunale di Agrigento. E perché? Perché lo scorso 30 gennaio, gli stessi poliziotti della Digos, insieme a tecnici dell’Arpa Protezione ambiente, hanno compiuto una perquisizione nell’impianto di compostaggio. E poi hanno relazionato così: “Abbiamo riscontrato gravi irregolarità nel processo di compostaggio, violazioni della normativa sullo smaltimento dei rifiuti con conseguente deterioramento delle acque, dei terreni e dell’ecosistema circostante, con l’aggravante della continuazione del reato”.

Ecco perché ai titolari dell’impianto e al procuratore generale dell’impresa sono contestati i reati di avere depositato in modo incontrollato i rifiuti e di averli immessi nelle acque superficiali, smaltendo i rifiuti illecitamente e provocando un deterioramento significativo e misurabile delle acque, dei terreni e di tutto l’ecosistema relativo all’impianto di compostaggio. Già il 20 marzo del 2016 la Polizia provinciale di Agrigento e l’Arpa protezione ambiente sequestrarono lo stesso impianto allorchè su di un’area di circa 2.500 metri quadrati sarebbero stati depositati diversi cumuli di prodotto compostato senza le necessarie autorizzazioni, e ciò per complessivi 2.500 metri cubi. Anche allora il titolare del centro di compostaggio è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento con obbligo di provvedere a proprie spese alla bonifica dell’area e al trasporto del compost in altra area autorizzata.

A.R. (teleacras) 

A video frame provided by Italian Police 

Viveva a Trapani, voleva portare figlio a combattere il jihad