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Una donna di 81 anni, Iole Bosio, è morta nell’incendio della sua abitazione nel centro di Napoli.
E’ accaduto intorno alle 7. I vigili del fuoco hanno domato subito le fiamme, che non si sono estese al resto della palazzina, ma l’anziana era già deceduta.
La donna, nata ad Agrigento ma residente da sempre a Napoli, viveva da sola nell’appartamento, un attico realizzato come sopraelevazione sul terrazzo di copertura dello stabile di via Enrico Pessina 73. Le cause del rogo, probabilmente accidentali, non sono ancora state accertate: indaga la Polizia di Stato. Molta paura nello stabile e nel centro di Napoli, dove solo quattro giorni fa si è sviluppato un altro rogo in una mansarda nello storico Palazzo Carafa di Maddaloni, a pochissima distanza dall’edificio di via Pessina dove oggi è morta l’anziana. In quella circostanza non ci sono state vittime.

Incendio in abitazione a Napoli, morta una anziana © ANSA

A Caltanissetta, nel reparto Rianimazione dell’ospedale “Sant’Elia”, è morto Samuele Piparo, 28 anni, di Agrigento, ricoverato dallo scorso 27 maggio quando ha subito gravissime ferite a seguito di un incidente stradale lungo la statale 190, cosiddetta “Delle zolfare”, tra Riesi e Sommatino, in provincia di Caltanissetta. Samuele Piparo, alla guida di una moto, si è scontrato con un’automobile. E’ stato trasportato con l’elisoccorso del 118 al “Sant’Elia”, dove i medici hanno tentato di strapparlo alla morte per 34 giorni.

Da lunedì al Nord qualche annuvolamento irregolare al mattino in pianura, locali piovaschi o brevi temporali sulle zone alpine nelle ore tardo-pomeridiane. Temperature stabili, massime tra 27 e 33. Al Centro condizioni di stabilità e bel tempo con cieli generalmente sereni o poco nuvolosi; poche nubi diurne sull’Appennino. Temperature in rialzo, massime tra 28 e 34. Al Sud stabile e soleggiato su tutte le regioni con cieli sereni, al più poco nuvolosi al pomeriggio sulla dorsale. Temperature in rialzo, massime tra 30 e 35 gradi.

MARTEDI’ 3 LUGLIO al Nord ancora un po’ instabile sulle zone alpine con nubi sterili al mattino e locali piovaschi o temporali nelle ore centrali, più sole altrove. Temperature stabili, massime tra 29 e 32. Al Centro in prevalenza sereno o poco nuvoloso, salvo temporanei addensamenti nelle ore centrali in Appennino con isolati rovesci. Temperature stabili, massime tra 28 e 33. Al Sud stabile e soleggiato su tutte le regioni con cieli sereni, al più poco nuvolosi al pomeriggio sulla dorsale. Temperature stabili, massime tra 29 e 33.

MERCOLEDI’ 4 LUGLIO al Nord irregolarmente nuvoloso sul Triveneto con locali piovaschi o temporali, più frequenti nelle ore centrali in trasferimento notturno verso ovest. Temperature in calo, massime tra 27 e 30. Al Centro in prevalenza poco nuvoloso, salvo variabilità diurna sull’Appennino con la formazione di qualche temporale di calore. Temperature in calo, massime tra 27 e 31. Al Sud in prevalenza stabile e soleggiato con qualche innocuo addensamento diurno in prossimità dell’Appennino. Temperature stabili, massime tra 28 e 32.

In definitiva, dunque, come rileva ilmeteo.it «l’alta pressione Caronte, chiamata così perché avrebbe dovuto portarci il caldo vero ovunque e traghettarci nel cuore dell’estate, ci ha ingannato, come nelle peggiori commedie infernali, risultando più debole del previsto ed è destinata a crollare completamente, segnale che qualcosa sta andando storto in questa estate 2018».

Sempre secondo ilmeteo.it, sull’Italia «da venerdì 6 assisteremo ad una definitiva spallata che butterà giù l’alta pressione, schiacciandola verso le regioni meridionali: l’instabilità temporalesca piena di grandine sarà diffusa dappertutto sulle regioni settentrionali, dal Piemonte alla riviera romagnola fino a Venezia e Trieste, con precipitazioni anche intense che in serata arriveranno ad interessare persino le Marche; le temperature caleranno specie al nord con Milano che passerà dai 30 ai 25 gradi, Torino in calo da 29 a 24, Bologna dai 32-34°C fino a 28 gradi.

«Il Sud Italia e le regioni centrali resteranno ancora a guardare, sperando in un po’ di refrigerio atteso infine anche qui nel corso del weekend del 7 e 8 Luglio quando temporali e grandinate porteranno subbuglio un po’ ovunque su tutte le regioni, per la rabbia di chi voleva il caldo e per la gioia dei più sensibili».

Nelle provincie di Caltanissetta e di Enna è iniziata la conta dei danni causati dalle piogge dei giorni scorsi: distrutte strade poderali, interpoderali e comunali, terreni che hanno cambiato conformazione a causa di ampi fronti di smottamento, raccolti cancellati, corsi d’acqua ingrossati e fuoriusciti dal proprio alveo. 

I funzionari della Coldiretti stanno effettuando sopralluoghi per comprendere l’ammontare delle perdite. “Anche in provincia di Enna diffusi danneggiamenti nelle aree del capoluogo e dei comuni vicini. Ma la conta è solo all’inizio. Oltre quelli diretti alle coltivazioni, sono andati distrutti interi pezzi di manti stradali per cui se non verranno ripristinati rapidamente – afferma la Coldiretti – gli imprenditori non potranno accedere ai propri fondi per salvare il salvabile. Colpite anche alcune produzioni frutticole, con notevole cascola derivante dalla forte pioggia e dai venti. E’ un’annata che non fa presagire nulla di positivo non solo per il maltempo ma anche per i prezzi alla produzione che rimangono bassi”.

Tutti al mare o quasi.


Ancora sono poche le spiagge che in Sicilia sono attrezzate per l’accesso ai cani

Perché se in spiaggia si va in compagnia di Fido trovare un angolo di litorale a misura di quattro zampe può essere davvero un’impresa. Soprattutto se la tintarella è made in Sicily. Nell’Isola, infatti, le spiagge attrezzate ad accogliere gli amici pelosi non sono molte. Una decina se ci si affida a una ricerca in rete, salvo poi scoprire, telefono alla mano, numeri disattivi e siti internet inesistenti. “La Sicilia è in forte ritardo – dice all’Adnkronos Cetty Tripoli, responsabile regionale dell’Aidaa -. Nonostante una legge regionale del 2005 sul riordino del demanio marittimo preveda la creazione di spazi per l’accesso degli animali d’affezione i Comuni costieri non si sono adeguati, restando inadempienti alle prescrizioni”. Tredici anni durante i quali sono fioccate, al contrario, le multe per i proprietari dei cani, a causa del moltiplicarsi di ordinanze di divieto di balneazione. “Alcuni lidi hanno riservato degli spazi per l’ingresso dei bagnanti con animali al seguito – spiega Tripoli -, ma ogni Comune dovrebbe destinare un’area della spiaggia libera agli amici a quattro zampe”. I motivi del ritardo? “Il turismo pet friendly è un segmento importante dell’intero settore, un mercato che cresce di anno in anno – prosegue -. Un terzo delle coste italiane si trova nell’Isola che avrebbe dovuto avere un ruolo da protagonista, invece è fanalino di coda. Il Veneto con i suoi otto comuni costieri, al contrario, è una regione virtuosa”. A Lipari spiagge libere accessibili e a Messina un lido 100% pet friendly.

È possibile già adesso ridurre del 20% il conferimento in discarica dei comuni siciliani con il trattamento dell’indifferenziato residuale”. Lo ha detto il presidente di Assopirec, Gaetano Rubino, l’Associazione che raggruppa numerose piattaforme di recupero presenti in Sicilia, che ieri ha incontrato il dirigente dell’Ufficio speciale riduzione dei consumi ed efficientamento energia della Regione Siciliana, Salvatore Cocina.

“Si tratta di una parte consistente di scarti – spiega – contenente plastiche e metalli nobili, che oggi finiscono dritti in discarica e che invece potrebbero essere recuperati dalle piattaforme, mentre la parte restante verrebbe trattata come rifiuto speciale”.

“In questo modo – aggiunge – si ridurrebbero sia i volumi e quindi i costi di smaltimento, sia quelli del trasporto. I comuni, infatti, potrebbero conferire l’indifferenziato residuale non più nelle quattro discariche dell’Isola, spesso distanti centinaia di chilometri, ma in una delle 40 piattaforme presenti sul territorio regionale a loro più vicine”.

“Per rendere ancora più efficiente il sistema – aggiunge Rubino – abbiamo chiesto al dottore Cocina di velocizzare l’iter delle istanze di autorizzazione per l’apertura di nuovi impianti e l’ampliamento di quelli esistenti. Sono decine le pratiche presentate che una volta evase potrebbero incrementare la capacità di trattamento dei rifiuti e la produttività delle piattaforme”.

Ancora sanzioni elevate ad incivili da parte della speciale Squadra di Vigilanza Ambientale della Polizia Locale di Agrigento che nei pressi di Fontanelle ha intercettato un camion dal quale sono stati scaricati e abbandonati in una discarica, sacchi della spazzatura. Grazie ad una telecamera a lunga gittata, che ha ripreso tutte le mosse del camionista, i Vigili Urbani sono riusciti a risalire al proprietario del mezzo che è stato pesantemente sanzionato. Gli Atti sono poi anche stati trasmessi all’Autorità Giudiziaria e il trasgressore ora rischia il sequestro del mezzo per l’ipotesi di reato di inquinamento ambientale. La vigilanza ambientale effettuata dal Comando della Polizia Locale prosegue ormai ininterrotamente non solo con appostamenti e l’utilizzo di telecamere ma anche con travestimenti e sorveglianza a distanza di alcuni siti dove abitualmente alcuni incivili vanno a depositare i rifiuti incuranti delle norme sulla differenziata e contribuendo ad aumentare il degrado. In allegato il video-filmato del camionista sorpreso a scaricare sacchi della spazzatura nei pressi di Fontanelle.

Marco Ferrara, di Porto Empedocle, è deceduto dopo avere sbattuto contro un muretto sulla strada che collega Porta Aurea con San Leone

È morto poche ore dopo avere festeggiato il suo compleanno. Il trentasettesimo. Marco Ferrera, impiegato assicurativo di Porto Empedocle si è schiantato in moto contro un muretto in via Luca Crescente, sulla strada che collega Porta Aurea con San Leone, ad Agrigento. Erano le 4,30 circa. In sella alla sua Bmw R1250 si è schiantato dopo aver perso il controllo della sua moto di grossa cilindrata. È morto sul colpo. A Porto Empedocle era molto conosciuto per i suoi trascorsi come centrocampista ed ex capitano della squadra di calcio locale. Sono in corso le indagini della Polstrada di Agrigento per ricostruire la dinamica dell’incidente. Ferrara stava rientrando a casa dopo avere festeggiato assieme agli amici in un pub della movida agrigentina. 

 

Dal viaggio a piedi nudi alla “maschiata”, ad Agrigento la festa di San Calogero entra nel vivo

 
 
Culto, tradizioni, fede, devozione, intrattenimento. Tutto questo è la festa di San Calogero ad Agrigento dove i fedeli sono pronti a vivere la prima domenica relativa alle celebrazioni in onore del Santo.

 

Alle 12 inizia la processione del Santo, portato in spalla dai più devoti per le vie della città. Il corteo partirà da via Atenea fino a porta Addolorata.

Qui alle 18 la statua sarà posta su un carro trionfale. Alle 20.30 nuova processione fino al viale della Vittoria. Si concluderà con “a maschiata di San Calò” e la fiaccolata.

Programma questo che si ripeterà anche domenica prossima.

Per il 5 luglio, invece, è confermata la realizzazione di una mega torta offerta davanti al Santuario.

Patrono di Naro, San Calogero è compatrono di Agrigento venerato più di San Gerlando. 

San Calogero La festa PH ElisaCarlisi WWW.SICILIA24H.IT

 
 
 
 
 
 
Di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale Francesco Montenegro
Oggi domenica 1 luglio 2018,  in occasione del Pontificale per la festa di S. Calogero nel Santuario S. Calogero di Agrigento. 
______In questo giorno di festa per la nostra città, abbiamo ascoltato(il riferimento è alle letture della Messa n.d.r.) che “Dio ha creato tutto per la vita”, cioè che siamo creati per il bene, la verità, la bellezza, la giustizia, la solidarietà, l’amore. Prendiamolo come augurio da parte di Dio ma anche come suo desiderio di sentire nemica la cultura di morte oggi così diffusa. 
Cosa vuol dire cultura della morte? Se pensiamo in grande – al mondo – vuol dire un’economia che sacrifica i più deboli, il benessere che scarta chi è considerato un peso sociale, i consumi che avvelenano tutto: mari, aria, cibi, e soprattutto il cuore dell’uomo. Credere nel Dio della vita significa rifiutare queste complicità.
S. Calogero, uomo di Dio e misericordioso verso gli ultimi della società, ci fa ricordare le parole di Gesù: “Ecco un Israelita in cui non c’è falsità”. Noi pensiamo che basta pregare e andare in Chiesa per essere buoni cristiani. Infatti, oggi, festa per la nostra città siamo qui presenti. E questo è bello. Ma essere credenti significa impegnarsi per una società e città più giusta, scegliere la trasparenza, la legalità, l’onestà, l’attenzione per i poveri e gli immigrati, offrire rispetto e amicizia a chi è disprezzato ed emarginato. Dio non accetta che ci diciamo suoi amici ma non amici dei suoi amici (i poveri). Non considerarli è voltare le spalle a Lui. Ciò avviene forse perché abbiamo trasferito nella religione, ciò che viviamo nella vita di ogni giorno: il formalismo, l’esteriorità, l’apparenza. Non possiamo tenere a pareggio i conti con Dio solo perché rispettiamo le norme religiose, Lui ha detto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me”.
Viviamo in una società che ci sta mettendo l’uno contro l’altro come concorrenti diffidenti e ci fa sentire stranieri l’uno all’altro; società segnata da un individualismo (ognuno per sé) pericoloso in cui contano il potere, il denaro e il piacere; una società che pur definendosi “cristiana” non sempre reagisce dinanzi alla diffusione della cultura della morte! Un esempio? Pensiamo al modo di fare politica oggi e a quanto sta avvenendo riguardo ai migranti. Ci diciamo credenti, eppure sbattiamo con disprezzo la porta in faccia a chi non ci piace, non pensando che la sbattiamo in faccia a Lui, nonostante all’altare mangiamo il suo pane e lo chiamiamo padre. È una civiltà, ma purtroppo anche una religione (ma si può chiamare religione, se è così?) che disconosce i diritti degli uomini, che fabbrica i poveri, e poi non li vuole perché danno fastidio, e li lascia morire. Convinciamoci, Gesù non è solo dalla nostra parte, anzi certamente è uno di loro. Egli ci dice che credere significa assomigliare al Padre nel praticare l’amore. La fede richiede sempre coraggio. I migranti, i poveri sono un termometro per la nostra fede. Non accoglierli, soprattutto chiudendo loro il cuore, è non credere in Dio. E’ Gesù a venire da noi su un barcone, è lui nell’uomo o nel bambino che muore annegato, è Gesù che rovista nei cassonetti per trovare un po’ di cibo. Sì, è lo stesso Gesù che è presente nell’Eucaristia. Un migrante alla fine del suo lungo viaggio, dopo aver subito violenze e visto sabbia, lacrime, paura, cadaveri … esclamò nel mattino in cui fu salvato: “Nulla è più bello al mondo del sorgere del sole”. Il sole illumina i volti di tutti gli uomini, non solo i nostri. Ogni migrante è una storia e una vita che, ci piaccia o no, s’intreccia con le nostra. I poveri e i migranti hanno un nome come noi, sognano come noi, sono pieni di paure come noi, sperano come noi, vogliono una famiglia come noi, – un minorenne mi ha detto che ciò che gli manca è la carezza della mamma – credono in qualcosa o in qualcuno come noi, osano come o più di noi, desiderano essere trattati come noi. Anche per loro, e non solo per noi, Gesù e si è lasciato inchiodare sulla croce. Lasciamoci scuotere la coscienza dal fatto che tanti bambini, uomini, donne, perdano la vita in mare. Fu un immigrato, il centurione romano, a riconoscere nel crocifisso il Figlio di Dio. Un detto ebraico dice: chi salva un solo uomo, salva il mondo intero.
Papa Francesco dice: “Dobbiamo carezzare le piaghe di Gesù, dobbiamo curare le piaghe di Gesù con tenerezza, dobbiamo baciare le piaghe di Gesù, e questo letteralmente. Pensiamo, cosa è successo a San Francesco, quando ha abbracciato il lebbroso? Lo stesso che a Tommaso: la sua vita è cambiata!”.
La parola di Dio ci mette in guardia dall’essere ipocriti. Gli ipocriti al tempo di Gesù erano coloro che si mettevano la maschera per recitare. Corriamo il pericolo di essere ipocriti quando stacchiamo la preghiera dalla vita; quando mettiamo la maschera dei buoni e poi, quando accadono le tragedie, sempre più frequenti, ci giriamo dall’altra parte, come se la cosa non ci interessasse, semmai recitiamo qualche preghiera per acquietare la nostra coscienza; quando a ciò che diciamo con le parole (quante volte abbiamo detto di loro: poveretti) non facciamo corrispondere le azioni; quando preghiamo per il mondo e ci dimentichiamo che a Dio interessa l’uomo vivente; quando anziché essere benevoli verso chi sofferenze, diamo giudizi sommari, dimenticando che quella povera gente ha un unico desiderio: poter vivere. Ma non è lo stesso desiderio dei nostri familiari che sono partiti e partono emigranti in altre terre? Se li dovessero trattare alla stessa maniera, cosa penseremmo e diremmo …
Nel Vangelo c’è una frase molto forte: “…a questa generazione sarà chiesto conto del sangue di tutti i profeti”. Non possiamo fare come Caino che si scusò dinanzi a Dio dicendo di non esserne il custode. Non sono solo il coltello o la pistola a uccidere, ma anche l’ipocrisia, il buonismo, il silenzio e l’indifferenza. È vero che non possiamo risolvere noi problemi complessi come quelli dell’immigrazione e della povertà ma come cristiani abbiamo il dovere della compassione, uno dei nomi più belli della carità. La stessa compassione di s. Calogero che curò gli appestati di allora. C’è un salmo che raccoglie tutti i gridi di disperazione degli uomini: «Dal profondo a te grido, o Signore, Signore ascolta la mia voce»; è un grido che non è mai cessato. Se il Signore lo ascolta noi, che siamo la sua chiesa, non possiamo restare sordi al grido di dolore di tanti suoi figli. Il cristiano che crede dà una mano a Dio, Lo rende presente là dove tutto è più buio. Se Lo preghiamo: “Signore ferma le guerre!”, Lui ci risponde: “Diventa tu costruttore di pace”; se gli chiediamo: “Aiuta quel povero, quell’immigrato” risponde: “diventa tu la mia consolazione per lui”. Paolo VI diceva: “Cristiano, sii cosciente; cristiano, sii coerente; cristiano, sii fedele; cristiano, sii forte; in una parola: cristiano, sii cristiano”.
Al Signore chiediamo che ci converta il cuore per poter rispondere nella maniera più giusta alle tragedie di questo nostro tempo. Sorretti da Lui, fissando S. Calogero, l’uomo venuto da lontano e dalla pelle nera (la sua pelle scura non ci dà fastidio come quella che sale sui barconi, chi sa perché?), restiamo fedeli alla Parola di Dio e del Papa e cerchiamo di leggere la storia, questa triste storia di oggi, con gli occhi di Dio. Ci accorgeremo che è Dio a venire verso di noi e passare tra noi, e ci chiede di essere accolto. Non vi pare che è tempo ormai, dopo 2000 anni di cristianesimo, che Giuseppe e Maria trovino un posto dove far nascere Gesù e una culla dove poggiarlo, e non buttarlo in fondo al mare perché morto di freddo? Se ancora accade non siamo diversi da quanti allora rifiutarono un letto a una donna che doveva partorire! Ma quanti Gesù devono nascere ancora e morire annegati nel mare?
S. Calogero prega per noi!