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A Favara, mercoledì prossimo, 12 settembre, si svolgerà in città, dalle ore 19:30 in poi, una fiaccolata per Gessica Lattuca, la donna di 27 anni, madre di quattro figli, di cui non vi è più traccia dallo scorso 12 agosto. L’iniziativa è stata promossa dal Clero e dal consiglio pastorale di Favara. Come annunciato da don Marco Damanti, la fiaccolata partirà da piazza Giarritella, luogo dove si è dissolta nel nulla Gessica. L’amministrazione comunale ha aderito alla manifestazione e invita tutta la cittadinanza a partecipare. Inoltre, la sindaca, Anna Alba, lancia un accorato appello affinchè chiunque sappia qualcosa, anche minimamente, lo segnali subito in forma anonima.

I consiglieri comunali di Agrigento, Gerlando Gibilaro e Marcella Carlisi, hanno depositato nell’ufficio di presidenza del Consiglio comunale una mozione sulla mancata costruzione della rete fognaria in viale Emporium e vie limitrofe. Gibilaro afferma: “Su segnalazione dei cittadini residenti ho effettuato dei sopralluoghi rilevando le criticità della zona, sprovvista di rete fognaria e con i residenti costretti a scaricare i reflui delle proprie abitazioni in fosse settiche ormai obsolete o mediante altre modalità non idonee e superate. Già da assessore ai lavori pubblici proposi un atto di indirizzo per la realizzazione degli allacci fognari. E in proposito si riunirono alla Provincia tutti i soggetti preposti a tale compito. L’Ato idrico si dichiarò pienamente disponibile anche economicamente per la costruzione delle opere. Da allora nessun adempimento da parte del Comune di Agrigento è stato posto in essere, violando i diritti del cittadino, anche a fronte di sentenze della Corte europea che condannano lo Stato Italiano per violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Peraltro, la realizzazione del collettore fognario di via Emporium, nonché il completamento della rete fognaria comunale, sono compresi e previsti nel piano d’ambito dell’Ato idrico”.

Ordine degli Ingegneri: “La demolizione sia ultima ratio, il territorio non può permettersi di perdere il viadotto Morandi”

La demolizione sia ultima ratio, il territorio non può permettersi di perdere il viadotto “Morandi”
Le drammatiche immagini provenienti da Genova hanno, senza dubbio, scosso le coscienze e alimentato le fantasie, ma, preme evidenziarlo subito, tecnicamente, il viadotto crollato e quello agrigentino hanno in comune unicamente il genio dell’ing. Riccardo Morandi. Sono strutture realizzate con schemi statici differenti che probabilmente risentono però di problemi similari: l’invecchiamento e una insufficiente manutenzione.
Circa il viadotto Akragas 1, sebbene da un lato si possono condividere le osservazioni di merito circa lo stato di conservazione del manufatto, al netto di alcune pseudo verità scientifiche dall’altro non si possono condividere facili conclusioni circa l’inutilità o le precarietà dell’opera.
L’ipotesi di demolizione avanzata da taluni, ad oggi non ci sembra sia fondata su basi razionali e su adeguate considerazioni tecniche, economiche e sociali, per non parlare delle valutazioni sul valore anche culturale dell’opera.
È qui il caso di chiedersi: si sono adeguatamente valutate le conseguenze di una demolizione in termini di costo di demolizione, di smaltimento dei materiali e dell’impatto dello stesso sul territorio? Si sono stimati i costi di costruzione di una strada alternativa e della reale e concreta possibilità di realizzazione, tenuto conto dei vincoli gravanti sull’area? Si è valutato l’impatto in termini di qualità dei collegamenti sulla popolazione che un eventuale eliminazione del viadotto produrrebbe?
L’Ordine degli Ingegneri, vuole contribuire al dibattito aperto sul futuro dei viadotti Akragas, ma lo vuole fare sulla scorta di valutazioni tecnicamente rigorose, che coinvolgano certamente aspetti inerenti la sicurezza statica, la pubblica incolumità ma che non prescindano da valutazioni di carattere strategico, culturale, economico e sociale, ritenendo che solo una sintesi di questi aspetti potrà condurre ad una soluzione condivisa.
Questo Ordine sente il dovere morale e civico, pertanto, di dover tornare a ribadire, sotto il profilo squisitamente tecnico, che, ad oggi: IL VIADOTTO AKRAGAS E’ INSOSTITUIBILE!
non esistendo alcuna concreta ipotesi alternativa. Il rischio che si intravede nell’immediato è che l’opera rimanga chiusa a tempo indeterminato, abbandonata a sé stessa, facendo ripiombare la viabilità cittadina e provinciale ad oltre 50 anni fa, ma con i flussi di traffico di oggi – già pesantemente in crisi per le concomitanti criticità -. Può un Paese tecnologicamente avanzato come il nostro arrendersi di fronte alle problematiche tecniche di una manutenzione, per quanto complessa, o deve forse accettare la sfida di innalzare il livello dei servizi?
Alla luce di tali considerazioni questo Ordine ritiene, quindi, di dover consigliare, senza polemica, alla politica di fermarsi a riflettere se la pericolosa china che sembra abbia frettolosamente intrapreso sia realmente ciò di cui il territorio abbia bisogno. Sia chiaro che gli Ingegneri non sono pregiudizialmente contrario ad una ipotesi di demolizione se le condizioni di sicurezza del ponte non potranno essere garantite ai cittadini – nessun valore è barattabile dinnanzi alle vite umane – ma ad oggi non vi è alcuno studio che vada in questa direzione. Anzi, ribadiamo che l’esistenza di una progettualità esecutiva di recupero realizzata da Anas testimonia il contrario.
Importante è, certamente, ragionare delle “condizioni di salute” dei viadotti Akragas, come tassello di un puzzle più vasto che coinvolge tutte le opere infrastrutturali e il patrimonio delle Pubbliche Amministrazioni, (si pensi per esempio agli edifici scolastici), di cui devono essere garantiti sicurezza e fruibilità.
Circa la questione relativa all’impatto ambientale, recentemente tornata di strettissima attualità, osserviamo che ogni infrastruttura impatta sul territorio, seppure in diverso modo, e che pur non essendovi la sensibilità al tema che oggi noi possediamo all’epoca di realizzazione dei viadotti, questo si caratterizza per un utilizzo essenziale delle forme strutturali non solo rispetto ai viadotti attuali ma anche a quelli coevi alla realizzazione dell’opera, distinguendosi da queste per il minore impatto ambientale e paesaggistico, segno ulteriore del genio del Morandi e di una sua precisa scelta in questa direzione. Il tutto in un’area di sicuro valore archeologico, ma nella quale insistono civili abitazioni e opere pubbliche.
Interesse primario degli Ingegneri è, in conclusione, garantire che si tengano in opportuno conto le valutazioni ed evidenze tecniche prima di assumere una scelta tanto impattante sull’interesse collettivo, per le quali saremo giudicati dalle generazioni future assumendoci la responsabilità di avere saputo guardare al futuro o di averne avuto paura.

 

 

Fact checking sul viadotto “Morandi”
È qui il caso sinteticamente di tornare su alcuni temi sventolati in questi giorni come prove della necessità quasi impellente di demolire l’opera.
1) Il viadotto è irrecuperabile e pericoloso perché le pile hanno evidenti problemi strutturali e il calcestruzzo si sgretola.
FALSO. Nessuna indagine, per quanto noto, ha evidenziato deficienze strutturali irreparabili delle pile, sulle quali comunque vanno evidentemente eseguite opere di risanamento e di ripristino del copri ferro, come, con le dovute proporzioni, vengono eseguite nella pratica ordinaria su tutte le strutture in C.A. per esempio i fabbricati per civile abitazione. La stessa ANAS ha già predisposto un intervento esecutivo di recupero, a testimonianza della fattibilità tecnica, anche nei confronti degli impalcati, con le stesse tecniche attualmente utilizzate sui tratti autostradali della A19 (Palermo- Catania).
2) Trenta milioni di euro per ristrutturare il viadotto sono troppi: molto più economicamente conveniente abbatterlo.
FALSO. Parte cospicua dei 30 milioni sono presumibilmente destinati all’adeguamento delle barriere stradali, delle opere di regimentazione idraulica e del ripristino della pavimentazione stradale. Solo una parte è destinata al risanamento/adeguamento strutturale. In ogni caso tutte le opere andrebbero manutenute programmandone gli interventi nell’arco della vita utile, pertanto i 30 milioni vanno ripartiti per l’intero periodo di esercizio. L’eventuale decostruzione, lo smaltimento dei materiali, la bonifica del sito e la contestuale realizzazione di una viabilità alternativa (su cui lo stesso Ente manifesta una certa “incertezza nei tempi di approvazione”) avrebbe costi quantomeno comparabili, ma con una interruzione del servizio molto maggiore. Stiamo correndo invece il rischio di portare Anas a decidere di non stanziare più il fondi per la manutenzione (dicono loro, risolutiva) del viadotto, perdendo di fatto 30 milioni di euro per la provincia.
3) E’ inutile fare la manutenzione perché tra pochi anni il viadotto sarebbe nuovamente pericoloso.
Falso. Già oggi, le nuove opere vengono progettate, in termini di durabilità e azioni agenti (comprese quelle impreviste) in funzione della vita utile, che per le opere strategiche è fissata in non meno di 100 anni. L’intervento manutentivo e di adeguamento predisposto dall’ANAS avrà ovviamente fissato una vita residua dell’opera e calibrato l’intervento su questa, che sicuramente non è di “pochi anni”.
4) Esistono valide alternative al viadotto.
FALSO. Sebbene sia già chiaro che non vi è un’alternativa di pari valore ed efficienza, è stata la stessa Anas, nel valutare l’ipotesi demolizione, a precisare che ogni percorso diverso dall’esistente non potrà che ricalcare quasi del tutto le strade secondarie già esistenti, con un prolungamento dei tempi di percorrenza. Nessun nuovo tracciato a raso potrà mai essere approvato per i vincoli gravanti. Le alternative si riassumono quindi in un potenziamento della viabilità esistente, ma queste non sono in alcun modo sovrapponibili all’esistente né tantomeno valide, privando la città di un fondamentale accesso a Sud con il dirottamento del traffico a Nord sul già congestionati Quadrivio Spinasanta, Via Imera e Piazzale Rosselli (ironicamente anch’essi serviti da viadotti), o peggio sulla viabilità interna alla Valle che si vorrebbero addirittura a traffico limitato. L’alternativa di fatto sarebbe rappresentata dal ritorno alla viabilità di 50 anni fa. Infine, ricordiamo che oltre al citato collegamento della città di Agrigento con alcune sue importanti Frazioni, il viadotto assicura il collegamento tra la città e la parte occidentale della provincia, si è pensato a come possa essere garantito un tale servizio?

Note storiche 

I viadotti Akragas 1e Akragas 2 costruiti, su progetto dell’Ing. Riccardo Morandi, tra la seconda meta degli anni 60 e il primo anni 70 del secolo scorso, avevano lo scopo di collegare le frazioni di Villaseta e Monserrato con la città di Agrigento. Dal punto di vista costruttivo l’impalcato di entrambi i viadotti è formato da una successione di campate in semplice appoggio su pile in calcestruzzo armato dotate di opportuni elementi a sbalzo, i cosiddetti Cantiliver. Le travi dell’impalcato sono state realizzate in calcestruzzo armato precompresso del tipo a cavi scorrevoli, tecnologia questa, come ampiamente descritto in letteratura tecnica, che ha denotato nel tempo una diffusa vulnerabilità al degrado, e ciò tanto più quanto più l’ambiente risulti aggressivo.
Oggi, i due viadotti, dopo poco più di mezzo secolo di servizio, senza mai essere stati sottoposti a lavori di manutenzione, mostrano i segni evidenti di un degrado diffuso dei materiali e delle componenti strutturali, circostanze queste che hanno costretto già nel 2015, a seguito di una campagna di indagini condotta da ANAS, ad una breve chiusura del solo Akragas 1, in attesa che si completassero le verifiche numeriche del caso; successivamente, il viadotto fu riaperto, per poi essere chiuso definitivamente nel 2017, a seguito di diverse segnalazioni con cui si evidenziava il notevole degrado delle calcestruzzo e delle barre d’armatura delle pile, senza che fosse stata condotta una accurata valutazione sperimentale riguardante tanto le pile quanto, e soprattutto, gli impalcati: ricordiamo infatti che i crolli dei viadotti registrati in questi ultimi anni, sono stati quasi sempre imputabili al collasso delle travi o di porzioni di impalcato.
Gli ultimi tragici eventi di Genova, del resto, hanno imposto, con forza, all’attenzione dell’Opinione Pubblica come sia indispensabile tenere sotto sorveglianza i ponti ed i viadotti della rete viaria Nazionale con tecniche sperimentali finalizzate al controllo e al monitoraggio continuo delle strutture, con tecniche, cioè, capaci di fornire informazioni fondamentali per la valutazione della sicurezza e garantire la pubblica incolumità, nonché alla programmazione tempestiva degli interventi manutentivi a cui devono essere destinate risorse certe e cospicue.
Gli stessi eventi, in tutta la loro sconvolgente drammaticità, tuttavia hanno rischiato di offuscare la figura del Progettista; come Ordine degli Ingegneri, non possiamo non ricordare che l’Ing. Riccardo Morandi sia stato uno dei massimi esperti mondiali di strutture in calcestruzzo armato ordinario e precompresso, Egli ha compendiato una produzione progettuale straordinariamente vasta per numero e per varietà dei temi trattati, con una altrettanto vasta produzione di studi sulla tecnologia, sulla tecnica e sulla sperimentazione di strutture. Basta scorrerne la biografia per rimanere sbalorditi dalla sua produzione e dal numero di riconoscimenti a livello internazionale.
Il viadotto Akragas costituisce un’opera che merita attenzione e che deve essere inquadrata nel percorso filosofico dell’opera del Morandi, infatti, come è stato osservato dal Boaga, per altra opera avente caratteristiche costruttive riconducibile a questa, al di la della semplicità dello schema statico, non può sfuggire, il tentativo, per altro riuscito, di proporre una nuova idea di architettura strutturale delle pile, non più viste come semplici sostegni dell’impalcato, e quindi relegati ad un ruolo secondario, ma invece come elemento caratterizzante su cui si concentra una attenzione mai prima riscontrata.
Queste preliminari osservazioni, devono, secondo il nostro parere, essere tenute presenti da parte degli Enti che dovranno assumere le scelte. Essi, cioè, non potranno prescindere, nelle valutazioni strategiche, dall’intrinseco valore dell’opera sia sotto il profilo funzionale che sotto quello di capolavoro di Ingegneria Strutturale, unitamente alle considerazioni più avanti esposte e riguardanti gli aspetti tecnico, economico, procedurali oggi impropriamente utilizzati da chi, per svariati motivi, vuole procedere alla demolizione dell’opera.

 “E’ assolutamente impensabile che Agrigento continui a ricevere proclami su chiusure di strade per renderle ciclabili che nulla hanno a che vedere con la fruibilità della città da parte dei suoi abitanti. Agrigento appartiene ai suoi cittadini”.

Lo afferma Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento, riferendosi alla paventata chiusura al traffico veicolare di via Passeggiata Archeologica e viale Enrico La Loggia.

Il progetto – prosegue Cimino –di chiudere viale La Loggia, utilizzando un concorso di idee, per trasformarlo in pista ciclabile e area pedonale, è irrealizzabile. La chiusura al traffico veicolare, di fatto, congestionerebbe la circolazione stradale urbana senza pensare che, attualmente, la città è isolata dal resto della provincia.Così come è impensabile ed inattuabile, pedonalizzare via Passeggiata Archeologica. Ci siamo opposti, già negli anni precedenti, a questi progetti e continueremo a farlo perché il rischio è di isolare la città dai suoi quartieri satelliti. E questo, è un processo inverso rispetto all’avvicinamento dei quartieri satelliti e della Valle dei Templi alla città.Agrigento appartieneai suoi cittadini. Invece di pensare a chiudere le strade, occorre intervenire per il ripristino di tutte le strade carrabili urbane. Gli Architetti di Agrigento, lo chiedono con forza. Inoltre, siamo contrari all’utilizzo deiconcorsi di idee che servono solo a far lavorare inutilmente i colleghi senza poi ricevere l’incarico di progettazione”.

La paventata chiusura delle due importanti arterie, non è l’unico argomento di interesse sulla viabilità.

Dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, l’onda emozionale e la paura hanno fatto sì che diventasse pressante l’abbattimento del nostro ponte Morandi – dichiara Alfonso Cimino – Ora, è necessario comprendere, a prescindere da quale siano le risultanze delle riunioni in programma tra il Comune e gli enti preposti, che il Ponte può essere abbattuto soltanto se, attraverso opportune indagini e diagnosi, si accerta effettivamente lanon appropriatezza di interventi di manutenzione straordinaria. Viceversa, non possiamo pensare di abbattere il Ponte se, attraverso interventi di manutenzione straordinaria, questo può essere ancora utilizzato. La demolizione ha, forse, un costo superiore alla manutenzione straordinaria e, tra l’altro, non potremmo mai riportare il paesaggio così come era prima della sua realizzazione, il danno ambientale è stato già commesso e non potrà essere recuperato. L’eventuale abbattimento del ponte Morandi, deve dipendere da valutazioni tecniche e non sentimentali. Per quanto riguarda le infrastrutture, occorre un progetto generale, non singole idee e proclami che poco si legano con una pianificazione urbanistica e di rigenerazione della nostra città. Il ruolo della pianificazione urbana è quello di far stare bene i propri cittadini e rendere vivibile e fruibile la propria città. Oggi, seguiamo onde emozionali che ci allontanano dai veri problemi di Agrigento partendo dal ripavimentare le strade, dal decoro urbano, dal ricongiungere la Valle dei Templi a tutta la città e ai suoi cittadini, rigenerare il centro storico partendo dalla via Atenea come luogo naturale e commerciale della nostra città, ripensare al fronte a mare di San Leone e tante altre emergenze che riteniamo siano state per troppo tempo dimenticate a scapito dei cittadini”.

 

Finalmente terminato l’iter che vedrà consegnati i 16 alloggi popolari comunali di via Sofocle ai legittimi assegnatari.
Questi alloggi erano stati costruiti quasi 15 anni fa, ma non erano stati completati, per cui l’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Cremona, si è premurata di ottenere un finanziamento di 492 mila euro per il recupero e la razionalizzazione degli alloggi.
Grazie a tale finanziamento, l’UTC , diretto dall’Ing. Francesco Puma, è riuscito a completare gli alloggi con gli infissi e gli impianti mancanti, sistemandoli pure all’esterno con l’adeguamento della strada d’accesso e il consolidamento del muro di sostegno.
Da parte sua, l’Ufficio Comunale Demanio e Patrimonio, diretto dal geom. Lillo Terranova, ha provveduto alla verifica e all’aggiornamento della graduatoria per l’assegnazione degli alloggi, tanto che adesso è tutto pronto per la consegna.
A breve, infatti, i legittimi assegnatari provvederanno in loco alla scelta dell’alloggio spettante, secondo l’ordine di graduatoria.
Nella mattinata di sabato prossimo,8 settembre, invece, alla presenza delle autorità provinciali dello Stato, delle autorità comunali e dei legittimi assegnatari, verrà tagliato il nastro, mentre l’arcivescovo Francesco Montenegro presiederà la cerimonia di inaugurazione degli alloggi.

DICHIARAZIONE DEL SINDACO:

“Dopo alterne vicende che si sono susseguite per circa 15 anni, abbiamo messo la parola fine
alla telenovela dei 16 alloggi popolari. Abbiamo progettato, abbiamo chiesto e ottenuto l finanziamento, abbiamo espletato le procedure relative alla graduatoria definitiva e abbiamo financo realizzato l’attribuzione di un’utile pertinenza, nello scantinato, per ciascun alloggio.

Gli aventi diritto vedono oggi coronate, dopo tanti e lunghi anni, le loro aspettative. E per ciò non posso che esprimere la soddisfazione mia personale, dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità locale”.

 

La consigliere comunale di Agrigento, Nuccia Palermo, ha aderito alla Lega. L’adesione formale, dopo un incontro con Matteo Salvini sui contenuti programmatici per rilanciare il territorio, è avvenuta in presenza del commissario del partito in Sicilia, il sottosegretario all’Interno e senatore della Repubblica, Stefano Candiani, che, nella circostanza, ha espresso “particolare soddisfazione per l’impegno che la Palermo ha profuso sul territorio in questi tre anni di mandato”. Nuccia Palermo, 34 anni, da sempre molto vicina all’associazionismo ed al volontariato, è figlia della compianta Silvana Gatto, commerciante per tanti anni in prima linea nella lotta contro il fenomeno dell’usura e del racket.

https://youtu.be/frvFBz0Wpgw

 

 

Viadotto Akragas: giovedì incontro con i responsabili dell’Anas. Dichiarazione del presidente della II^ commissione consiliare Giacalone.

 

 

I consiglieri comunali facenti parte della seconda commissione consiliare “lavori pubblici e urbanistica” Giacalone, Licata, Gibilaro e Monella sono intervenuti sulla questione della chiusura al transito veicolare del secondo tratto del viadotto “Akragas”. La commissione ha invitato, con una nota dello scorso 30 agosto, i rappresentanti dell’ANAS ad un incontro che si terrà giovedì prossimo presso i locali della presidenza comunale con all’ordine del giorno i problemi inerenti la chiusura del viadotto con le consequenziali ripercussioni sulla viabilità cittadina. L’incontro servirà anche per un analisi sulla situazione attuale del viadotto “Akragas” e sulle ipotesi di soluzioni allo studio e relativi tempi di realizzazione.

Sulla questione il presidente Giacalone così si è espresso:
“Cerchiamo chiarezza sul viadotto Akragas, ponte “Morandi” per gli agrigentini, e la cerchiamo principalmente da chi ha competenza nella sua manutenzione e per il suo ripristino. Il ruolo del consiglio comunale deve essere da collante tra la città e gli enti che si occupano dell’amministrazione del territorio per questo la commissione che presiedo ha voluto invitare ufficialmente i vertici dell’Anas per sapere quali soluzioni sono allo studio ed i tempi di ripristino di una strada che è divenuta vitale per la città, convocando una commissione ad hoc per il giorno 6 settembre alle ore 10.30 presso i locali della presidenza del consiglio comunale di Agrigento. Troppi silenzi da parte dell’amministrazione e troppe voci discordanti sul futuro del viadotto “Morandi “ per cui riteniamo fare servizio utile alla città facendo conoscere ai cittadini quali siano le reali intenzioni dell’Anas che ad oggi non sembrano andare in unica direzione, e cioè se hanno realmente intenzione di ripristinarlo o meno. La seconda commissione presieduta dal consigliere Giacalone e tutti i suoi componenti Gerlando Gibilaro, Enzo Licata e Rita Monella auspicano, nel rispetto della città, la presenza dei dirigenti dell’Anas e che questi si presentino con idee chiare e progetti cantierabili”

 

 

 

 

“E’ assolutamente impensabile che Agrigento continui a ricevere proclami su chiusure di strade per renderle ciclabili che nulla hanno a che vedere con la fruibilità della città da parte dei suoi abitanti. Agrigento appartiene ai suoi cittadini”.
Lo afferma Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento, riferendosi alla paventata chiusura al traffico veicolare di via Passeggiata Archeologica e viale Enrico La Loggia.
“Il progetto – prosegue Cimino – di chiudere viale La Loggia, utilizzando un concorso di idee, per trasformarlo in pista ciclabile e area pedonale, è irrealizzabile. La chiusura al traffico veicolare, di fatto, congestionerebbe la circolazione stradale urbana senza pensare che, attualmente, la città è isolata dal resto della provincia. Così come è impensabile ed inattuabile, pedonalizzare via Passeggiata Archeologica. Ci siamo opposti, già negli anni precedenti, a questi progetti e continueremo a farlo perché il rischio è di isolare la città dai suoi quartieri satelliti. E questo, è un processo inverso rispetto all’avvicinamento dei quartieri satelliti e della Valle dei Templi alla città. Agrigento appartiene ai suoi cittadini. Invece di pensare a chiudere le strade, occorre intervenire per il ripristino di tutte le strade carrabili urbane. Gli Architetti di Agrigento, lo chiedono con forza. Inoltre, siamo contrari all’utilizzo dei concorsi di idee che servono solo a far lavorare inutilmente i colleghi senza poi ricevere l’incarico di progettazione”.
La paventata chiusura delle due importanti arterie, non è l’unico argomento di interesse sulla viabilità.
“Dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, l’onda emozionale e la paura hanno fatto sì che diventasse pressante l’abbattimento del nostro ponte Morandi – dichiara Alfonso Cimino – Ora, è necessario comprendere, a prescindere da quale siano le risultanze delle riunioni in programma tra il Comune e gli enti preposti, che il Ponte può essere abbattuto soltanto se, attraverso opportune indagini e diagnosi, si accerta effettivamente la non appropriatezza di interventi di manutenzione straordinaria. Viceversa, non possiamo pensare di abbattere il Ponte se, attraverso interventi di manutenzione straordinaria, questo può essere ancora utilizzato. La demolizione ha, forse, un costo superiore alla manutenzione straordinaria e, tra l’altro, non potremmo mai riportare il paesaggio così come era prima della sua realizzazione, il danno ambientale è stato già commesso e non potrà essere recuperato. L’eventuale abbattimento del ponte Morandi, deve dipendere da valutazioni tecniche e non sentimentali. Per quanto riguarda le infrastrutture, occorre un progetto generale, non singole idee e proclami che poco si legano con una pianificazione urbanistica e di rigenerazione della nostra città. Il ruolo della pianificazione urbana è quello di far stare bene i propri cittadini e rendere vivibile e fruibile la propria città. Oggi, seguiamo onde emozionali che ci allontanano dai veri problemi di Agrigento partendo dal ripavimentare le strade, dal decoro urbano, dal ricongiungere la Valle dei Templi a tutta la città e ai suoi cittadini, rigenerare il centro storico partendo dalla via Atenea come luogo naturale e commerciale della nostra città, ripensare al fronte a mare di San Leone e tante altre emergenze che riteniamo siano state per troppo tempo dimenticate a scapito dei cittadini”.

Modificati i requisiti degli operatori aventi specifiche competenze nel campo dell’handicap

 

Pubblicata l’integrazione relativa ai requisiti in possesso degli operatori aventi specifiche competenze nel campo dell’handicap che lavorano negli Enti, già iscritti all’albo regionale, autorizzati allo svolgimento dei servizi in favore dei portatori di handicap.
Gli operatori per le attività di assistenza all’autonomia (cat. C3/D1 C.C.N.L., Cooperative del settore socio-sanitario ed assistenziale-educativo in vigore) devono possedere almeno i seguenti titoli di studio: Laurea triennale in: Scienze dell’Educazione e della Formazione, Scienze della Formazione Primaria, Scienze e Tecniche Psicologiche, Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, Terapia della Neuro-psicomotricità dell’età evolutiva, Logopedia, ovvero diplomi di laurea equipollenti.
In alternativa devono possedere il Diploma di Scuola Secondaria di II grado, unitamente al titolo specifico di Assistente all’Autonomia e Comunicazione, conseguito al termine di un corso di formazione professionale biennale o di almeno 900 ore di lezione, riconosciuto valido dall’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale, accompagnato da una esperienza professionale certificata, almeno triennale, con disabili neuro-psico-motori maturata a seguito di attività svolta presso enti pubblici.
L’aggiornamento del registro è finalizzato a determinare gli enti del privato sociale autorizzati allo svolgimento dei servizi in favore degli alunni con disabilità, iscritti nelle scuole secondarie di II grado, secondo il sistema cosiddetto dell’accreditamento.