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A Palermo, in salita Santa Caterina, nei pressi di piazza Pretoria, è stato affisso un manifesto che ritrae i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino crocifissi. Ed è stato scritto “San Giovanni Martire e San Paolo Martire”. Ignoto è l’autore dell’iniziativa. Sul manifesto compare però una firma in rosso in basso a destra: Al Fayed. Si tratta del probabile nome d’arte di colui che ideato tale manifesto.

I dirigenti della Cisl Fisascat di Agrigento, Bellomo e Castronovo, denunciano che i lavoratori impiegati nei servizi di pulizia e di custodia degli uffici del Tribunale di Agrigento non hanno ancora ricevuto gli stipendi di luglio, agosto, settembre, ottobre e 14esima. La Cisl Fisascat si è rivolta alla società Manitalidea, alle cui dipendenze sono i lavoratori, al presidente del Tribunale, Falcone, e al Prefetto, Caputo. Hanno dichiarato lo stato di agitazione e, in mancanza di riscontri, si asterranno dal lavoro, con uno sciopero, il prossimo 11 novembre .

A Cammarata commozione e cordoglio in occasione dei funerali del comandante della Polizia Municipale di Cammarata, Enzo Traina, 61 anni, morto improvvisamente domenica scorsa a causa di un infarto. Il rito funebre è stato celebrato nella Chiesa Madre di San Giovanni Gemini gremita di gente, con le autorità civili e militari locali, e una folta rappresentanza delle Polizie municipali di diversi Comuni. Il sindaco di Cammarata, Vincenzo Giambrone, ha scritto su facebook: “Le Comunità di Cammarata e San Giovanni sono ancora sconvolte per la perdita di una persona molto conosciuta ed apprezzata per il ruolo che ricopriva e, principalmente, per il suo carattere amichevole e disponibile con tutti. Enzo Traina è stato un Dirigente zelante, sempre attento, disponibile e attivo collaboratore: un uomo che, nonostante il delicato ruolo di Comandante della Polizia Municipale, è stato sempre pronto a porgere la mano al cittadino in difficoltà”.

A Favara i Carabinieri hanno denunciato un uomo di 56 anni perché ha costruito un immobile di due piani senza alcuna autorizzazione. Si tratta di un impiegato, residente a Favara. Nel corso di appositi controlli volti a contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, disposti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, i militari hanno scovato una costruzione in cemento armato, di due piani e con una superficie totale di 240 metri quadrati che il favarese ha costruito in un terreno di circa 5000 metri quadrati, di sua proprietà, nella periferia del Comune di Favara. I lavori di movimento terra ed edili sono stati compiuti senza alcuna autorizzazione. L’immobile e i mezzi utilizzati per la costruzione sono stati sequestrati dai Carabinieri. Analoghi controlli proseguiranno anche nelle prossime settimane.

Il coordinatore ad Agrigento di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, Pompeo Sarcuto, ritiene opportuno che siano intensificati i controlli da parte delle forze dell’ordine in occasione del fine settimana nei luoghi della movida in città. Sarcuto afferma: “Lo scorso fine settimana, in via Atenea diverse risse tra giovani, spesso ubriachi, hanno ingenerato paura tra i passanti e tra coloro che si trovavano nei locali, e nelle vie adiacenti, per divertirsi e passare una serata tranquilla in compagnia. Oltre ad un maggiore senso di responsabilità da parte di tutti i ragazzi, sarebbe necessario un rafforzamento del pattugliamento e dei controlli delle forze dell’ordine, in modo da prevenire fatti violenti e garantire sicurezza nelle vie del centro cittadino, cuore della movida e del divertimento agrigentino, e dove, in particolar modo nelle ore notturne del fine settimana, vi è un grande afflusso di giovani e di famiglie”.

La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha convalidato l’arresto in carcere di VA e VA, sono per entrambi le iniziali del nome, di 53 e 52 anni, i due coniugi arrestati a Naro perché, nella qualità di tutori, avrebbero legato al letto con una catena il nipote di 33 anni disabile psichico. La giudice Turco nel motivare il provvedimento ha scritto: “Hanno agito con insensibilità e crudeltà nei confronti di un giovane disabile, mostrando di essere privi del più elementare senso di pietà nei suoi confronti”. I due indagati, difesi dall’avvocato Alba Raguccia, nel corso dell’interrogatorio di garanzia si sono manifestati dispiaciuti e affranti di quanto accaduto, e hanno spiegato di avere legato il nipote perché spesso si è allontanato da casa, e poi è stato ritrovato, molti giorni dopo, in Calabria e in Campania, con l’interessamento anche della trasmissione Rai “Chi l’ha visto”. Il disabile già nel 2014 e nel 2015 si è recato dai Carabinieri lamentando di subire violenze da parte degli zii, tanto da volere andare ad abitare altrove.

Il Tribunale di Agrigento, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato ha scarcerato Gerlando Massimino, 26 anni, di Agrigento, e gli ha concesso gli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico. E ciò in ragione dell’affievolimento delle esigenze cautelari, del corretto comportamento, della giovane età, dell’esistenza di un unico precedente a carico dell’inquisito e dell’inizio del processo. Gerlando Massimino è stato arrestato insieme allo zio Antonio Massimino il 5 febbraio scorso, per detenzione illegale di armi e munizioni. La pubblico ministero Gloria Andreoli si è espressa contro la concessione dei domiciliari ritenendo che il solo decorso del tempo non è sufficiente per ritenere cessate le esigenze cautelari.

Le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione hanno definitivamente rimosso dall’ordine giudiziario Silvana Saguto, l’ex presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, travolta dallo scandalo sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia esploso nel 2015 perché avrebbe usato la sua posizione di magistrato per conseguire vantaggi ingiusti. La Cassazione ha ritenuto legittima la rimozione dall’ordine giudiziario inflitta nel 2018 dal Consiglio superiore della magistratura contro cui la Saguto ha proposto ricorso. La Cassazione ha ritenuto in parte “inammissibile” e in parte “infondato” il ricorso di Silvana Saguto.

Non è certo un bel momento per il Movimento 5Stelle. Dopo il disastro politico, il cui consenso elettorale è in continuo decadimento, una nuova bufera giudiziaria si abbatte sui discepoli del comico Beppe Grillo.

La Procura della Repubblica di Palermo, infatti, nella persona del pm Claudia Ferrari, nell’ambito del processo “Firme False” ha chiesto la condanna di 14 imputati.

I 14 soggetti sono tutti, ex, appartenenti al Movimento Cinque Stelle che nelle elezioni comunali del 2012, per un errore, a loro dire invalidante, avevano ricopiato nella notte del 03 aprile migliaia di firme. Le stesse firme, apocrife, furono successivamente autenticate da un pubblico ufficiale compiacente.

La richiesta di condanna è stata avanzata per (ex) esponenti ed (ex) attivisti. Le pene richieste sono ricomprese tra un anno e sei mesi e due anni e tre mesi di reclusione. Il reato di cui devono rispondere è falso ideologico commesso da privato in atto pubblico e violazione della Legge regionale in materia di elezioni negli enti locali.

Sotto inchiesta sono finiti: Claudia Mannino (ex deputato nazionale – pena richiesta 2 anni), Giulia Di Vita (ex deputato nazionale – pena richiesta 2 anni), Riccardo Nuti (ex deputato nazionale ed ex candidato sindaco del comune di Palermo – pena richiesta 2 anni), Claudia La Rocca (ex deputato all’ARS – pena richiesta 1 anni e 6 mesi), Giorgio Ciaccio (ex deputato all’ARS – pena richiesta 2 anni), Samanta Busalacchi (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Pietro Salvino (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Riccardo Ricciardi (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Giuseppe Ippolito (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Stefano Paradiso (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Toni Ferrara (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni),  Alice Pantaleone (ex attivista del M5S – pena richiesta 2 anni), Francesco Menallo (ex esponente del M5S – pena richiesta 2 anni e 3 mesi), Giovanni Scarpello (cancelliere del tribunale di Palermo che autentico le firme – pena richiesta 2 anni e 3 mesi).

Secondo una prima ricostruzione Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, confermarono spontaneamente agli inquirenti, che stavano eseguendo le indagini, di aver falsificato delle firme per la presentazione delle candidature.

Giulia Di Vita, Claudia Mannino e Riccardo Nuti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, rifiutandosi anche di lasciare un saggio grafico per effettuare una comparazione calligrafica.