Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 530)

Con bando ritualmente pubblicato l’Assessorato Regionale dell’Agricoltura indiceva una
selezione per l’erogazione di contributi per il sostegno ad investimenti in favore della
trasformazione e/o commercializzazione dei prodotti agricoli. La società Parlapiano Fruit, con sede in Ribera, partecipava alla procedura di cui sopra
presentando una domanda di contributo che veniva collocata, inizialmente, tra quelle
ammissibili ma non finanziabili per mancata capienza delle risorse disponibili.
A seguito di scorrimento della graduatoria, la domanda presentata dalla società riberese
veniva collocata tra le istanze finanziabili.
Successivamente, la società riberese riceveva una comunicazione di avvio del
procedimento di archiviazione dell’istanza, in ragione dell’asserita omessa presentazione
della documentazione attestante la cantierabilità del progetto nel termine di novanta
giorni dalla data di pubblicazione della graduatoria provvisoria.
Nonostante i chiarimenti forniti dalla società, l’Assessorato confermava l’archiviazione
della pratica, in ragione dell’asserita mancata presentazione della documentazione
afferente la cantierabilità del progetto entro i termini prescritti.
A questo punto la società riberese proponeva un ricorso davanti al TAR Sicilia, con il
patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, per l’annullamento, previa
sospensione, del provvedimento di archiviazione dell’istanza di finanziamento,
lamentando molteplici profili di illegittimità.
Il TAR Sicilia, Palermo, Sezione Prima, condividendo le tesi difensive degli Avvocati Rubino
e Alfieri, accoglieva, con Ordinanza n. 238/2019, la richiesta di sospensione
dell’esecuzione del provvedimento impugnato, disponendo l’ammissione con riserva della
società ricorrente alla procedura selettiva.
Tuttavia, l’Amministrazione non dava esecuzione alla sopracitata Ordinanza, considerato
che non procedeva ad includere l’istanza della Parlapiano Fruit nell’apposito elenco delle
pratiche ammissibili e cantierabili.
Pertanto, la Parlapiano Fruit, assistita dagli avvocati Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, ha
chiesto al Giudice Amministrativo, con apposita istanza ai sensi dell’art. 59 del Codice del processo amministrativo, di ordinare all’Amministrazione regionale di procedere
all’esecuzione del predetto provvedimento cautelare entro un congruo termine.
Con la medesima istanza, gli avvocati Rubino e Alfieri hanno chiesto la nomina di un
Commissario ad Acta nell’ipotesi in cui l’Amministrazione regionale non avesse
ottemperato entro il termine fissato dal Giudice.
Con Ordinanza del 23.09.2019, il T.a.r. Palermo ha accolto l’istanza presentata dalla
Parlapiano Fruit, ordinando all’Amministrazione regionale di dare esecuzione al
provvedimento cautelare, concludendo l’istruttoria prevista per l’ammissione dell’istanza
della società nell’elenco delle pratiche ammissibili e cantierabili entro il termine di 20
giorni.
Inoltre, con lo stesso provvedimento, il Tar Palermo ha nominato quale Commissario ad
Acta il Segretario Generale della Presidenza della Regione siciliana, il quale provvederà a
dare esecuzione all’Ordinanza Cautelare, nell’ipotesi di ulteriore inerzia da parte
dell’Assessorato all’Agricoltura.

Ad Agrigento, all’ospedale “San Giovanni di Dio”, lavora dal 2003, come infermiere nel reparto di Chirurgia vascolare, Luigi Giuliana, 47 anni, di Aragona. Ed è anche un campione europeo di fondo. Infatti, il fondista ha letteralmente sbancato i 3.000 siepi nella categoria M45 ai campionati europei Master su pista che si sono disputati a Jesolo. Luigi Giuliana, che vanta primati personali, tra gli altri, di 1h06’42” in mezza maratona, 2h29’1” in maratona, 3’58” sui 1500, 14’51” sui 5000 e 9’06” sui 3000 siepi, adesso sulla pista di Caorle ha vinto con merito i 3000 siepi in 10’24”. Luigi Giuliana è tesserato per la Asd Amatori Aragona.

Ottime notizie per la frazione di Monserrato e, in particolare, per la via Favignana e il suo costone franante. L’Assessorato regionale Territorio e Ambiente ha disposto il finanziamento di 4 milioni e 200mila euro per gli interventi di consolidamento del costone. Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, nel dettagli spiega: “Siamo pronti ad avviare immediatamente tutte le procedure necessarie per avviare il cantiere. E’ un lavoro che abbiamo avviato già nel 2017 con la progettazione e il reperimento dei relativi finanziamenti, e che ora ha avuto esito positivo. Per noi è un grande sollievo sapere che potremo archiviare presto anche questo capitolo. Risale al 2006 il verbale del Genio Civile con cui è stata dichiarata la somma urgenza per il dissesto in atto in via Favignana. Nel 2010 fu anche realizzato un progetto per il consolidamento che però non trovò la relativa copertura finanziaria. Quattro anni si erano perduti inutilmente. L’Amministrazione Firetto si è attivata sin dal suo insediamento e nel luglio del 2017 è stata nelle condizioni di rispondere prontamente a un avviso della Regione Siciliana che riguardava interventi di messa in sicurezza in aree a rischio idrogeologico. Nel febbraio del 2018, in considerazione del protrarsi della situazione di instabilità, a tutela in particolare di alcune famiglie residenti in un edificio a ridosso del costone, è stato necessario emettere un’ordinanza di sgombero, successivamente revocata a seguito di ulteriore sopralluogo della Protezione Civile. E’ stato invece disposto un continuo monitoraggio attraverso strumentazioni idonee. Il progetto di via Favignana è stato valutato positivamente dalla Regione ma, al fine di garantirsi in tempi certi l’erogazione del finanziamento con un migliore posizionamento in graduatoria, contestualmente qualche mese addietro l’amministrazione comunale ha chiesto agli uffici di attivarsi per una richiesta di riesame dei punteggi ottenuti dal progetto in fase di valutazione. L’istanza è stata accolta e questo ha consentito di guadagnare 10 punti in graduatoria che mettono al sicuro l’avvio delle opere senza ulteriori indugi”.

I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata, nell’ambito di specifici servizi di controllo del territorio e, in particolare, contro il commercio abusivo e di marchi contraffatti, hanno denunciato in stato di libertà due cittadini senegalesi. La pattuglia dei Carabinieri si è imbattuta in alcune bancarelle abusive in pieno centro con in vendita merce contraffatta. Nel sequestro, effettuato dai militari dell’Arma, sono comprese: 172 paia di scarpe, 31 jeans e 27 maglie e camicie. Tutti i prodotti riproducono articoli completi di loghi delle migliori marche esistenti sul mercato. I carabinieri hanno sequestrato anche 347 cd e dvd pirata. La stima del valore della merce sequestrata si attesta su circa 7000 euro.

A causa di un incidente, il traffico sulla strada statale 115 “Sud Occidentale Sicula” è provvisoriamente regolamentato in regime di senso unico alternato in prossimità della galleria Magone, tra Agrigento e Ribera.

Per cause in corso di accertamento, un autoarticolato e un trattore che viaggiavano in direzione Sciacca sono entrati in collisione e l’autista del trattore è deceduto.

Sul posto è presente il personale di Anas per il ripristino della normale circolazione nel più breve tempo possibile.

 

L’assessorato regionale alle Politiche sciali trasferirà 5 milioni di euro alle ex Province per garantire il servizio di assistenza agli alunni disabili nelle scuole medie superiori. L’assessore Antonio Scavone annuncia: “Sono somme che si aggiungono al finanziamento di 19 milioni già concesso e trasferito per il 2019. Con questa prima integrazione consentiamo, nell’immediato, la continuazione del servizio, ma a breve è già in programma un ulteriore trasferimento di risorse per garantire il servizio fino a dicembre prossimo”. La ripartizione dei 5 milioni è stata effettuata sulla base del fabbisogno rappresentato dalle Province. In particolare: 400 mila euro all’ex provincia di Messina, 350 a Palermo, 180 a Enna, 140 a Siracusa, 770 a Caltanissetta, 970 a Catania, 1 milione e 150 mila a Trapani, 650 ad Agrigento e infine 380 a Ragusa.

Per Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, boss mafioso di primo spessore, catturato dopo 10 anni di latitanza a Marsiglia, gli esami non sono mai finiti.

Recentemente, era il 23 maggio scorso, è stato sottoposto ad ispezione corporale su ordine del pubblico ministero della Dda di PalermoClaudio Camilleri e del territorialmente competente pubblico ministero, Francesca Dessì, all’interno del carcere di massima sicurezza di Novara dove Falsone è recluso al 41 bis. L’ispezione è stata effettuata dal medico in servizio nel locale carcere piemontese, Barbara Vallò che ha risposto ai quesiti posti dai pubblici ministeri, ossia se il corpo di Falsone presentasse ferite da arma da fuoco.

Il medico ha sciolto ogni dubbio relazionando in questo modo: “Si è esaminato l’indagato, Giuseppe Falsone in qualità di responsabile di presidio sanità penitenziaria e da me conosciuto In quanto detenuto presso il  reparto 41 bis della casa circondariale di Novara  come da decreto di ispezione personale in ordine al p.p. 18028/2018 Rgnr. Dall’esame obiettivo svolto nei locali dell’infermeria si è proceduto ad effettuare l’ispezione richiesta al fine di rilevare la presenza di cicatrici provocate da arma da fuoco. L’ispezione si è svolta facendo sdraiare il soggetto sul lettino, ispezionando dapprima gli arti inferiori e successivamente le altre parti del corpo con particolare attenzione alle zone pilifere ed al cuoio capelluto. Si è osservata la sola presenza di cicatrici posteriormente alla regione auricolare bilaterale da attribuirsi ipoteticamente ad un intervento di chirurgia plastica. Non si è osservata  alcuna  lesione riconducibile  ad esiti riconducibili ad arma da fuoco. Si dà atto che l’indagato si è sottoposto all’ispezione senza opporre alcuna resistenza e non ha rilasciato dichiarazioni”.

Dunque, nessuna ferita da arma da fuoco, semmai conferma (ma non era oggetto dell’indagine) del ricorso da parte di Falsone alla chirurgia estetica nel tentativo di cambiare sembianze per sottrarsi alla cattura.

L’esito della ispezione medica rende ancora più complicata la vicenda giudiziaria che fa riferimento al procedimento penale che l’ha determinata.

Falsone viene contestato, tra le altre cose, il reato di rapina aggravata di un fuoristrada Toyota Land cruiser. Era l’uno giugno 2008. Gli atti sinora disponibili non sono esaurienti.

Si fa riferimento alla rapina subita a Ribera l’uno giugno di 21 anni fa da un’automobilista. Ed evidentemente, ma non si hanno ulteriori particolari, i pubblici ministeri hanno notizia di una sparatoria che avrebbe provocato il ferimento di Falsone.

Circostanza questa che viene smentita categoricamente dall’esito dell’ispezione corporale.

Dunque, si ha un dato certo, la rapina, da inserire in un contesto più ampio che ha poi originato il fatto di sangue. Insomma, se gli inquirenti dall’ispezione medica speravano di trovare risposte per i loro dubbi ciò non è avvenuto.

Restano fermi alcuni punti certi: la rapina subita dall’automobilista che ha un nome e un cognome e una data; il fatto che in quegli anni Falsone fosse latitante a Ribera e nelle zone vicine, favorito in ciò dai componenti del clan mafioso dei Capizzi; le testimonianze del pentito Giuseppe Sardino che aveva in carico la latitanza dell’ex primula rossa campobellese e che incontrò ripetute volte proprio a Ribera. Questi, dunque, i dati certi. Restano da esaminare i dati incerti: ossia ulteriori rivelazioni di collaboratori di giustizia noti e meno noti.

Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi.

 

I giudici della Corte d’Appello, riformando la sentenza del Tribunale del Lavoro di Agrigento, ha disposto il reintegro immediato di Maurizio Guercio, 61 anni di Agrigento, dipendente dell’Istituto autonomo case popolari della Città dei Templi.

Guercio,  funzionario addetto all’elaborazione delle buste paga, avrebbe intascato 125 mila euro gonfiando i suoi stipendi attraverso falsificazione dei prospetti delle stesse buste paga. Per questo motivo fu arrestato nel 2014.

Nel luglio scorso, dopo la condanna a 2 anni e 10 mesi ed il licenziamento, i giudici della Corte di Cassazione hanno “ripassato” la palla ai colleghi dell’Appello riqualificando il reato in truffa e non peculato dichiarando prescritte le condotte fino al 2012.

La pena dovrà essere, dunque, rideterminata in un nuovo processo.